Benvenuto!

Io!Ho sempre voluto tenere un diario con le relazioni delle uscite e delle esperienze in ambito speleologico.

Con questo blog posso avere il mio diario ed inoltre condividere le esperienze che faccio.

Sono circa 5 anni che racconto le mie avventure. Spero vi stiano piacendo. Nel caso ne aveste voglia, e’ sempre apprezzato lasciare un commento!

Cosa trovate nel blog? Le relazioni delle gite del fine settimana. Ogni tanto mi spingo a recensire qualche ristorante. Cerco di condire le parole con tutte le immagini che posso.

Ho inserito un paio di sezioni dedicate ai ricordi. Nella prima ho riportato le relazioni delle spedizioni speleologiche a cui ho partecipato. Nella seconda ho iniziato ad inserire immagini di uscite, fatte nel passato, che ritrovo curiosando tra i mucchi di foto che ho salvate sul pc (il piu’ delle volte sotto l’illuminante titolo “varie”!).

Buona lettura e di nuovo benvenuto!
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Grotta Doli – 28/05/2017

A grotta Doli con Maurizio e Valerio.

Alle 10 sono al bar di Monte Livata. Telefono a Maurizio, e’ a casa e non ha voglia di raggiungermi al bar. Rimaniamo d’accordo che andro’ io a casa sua a prendere il caffe’. Prima pero’ faccio un giro all’alimentari per procurarmi delle cibarie e tanta acqua. Mentre Maurizio ed io sorbiamo il buon caffe’ che ha preparato, ci arriva il messaggio di Valerio: “Saro’ li da voi tra un’ora e mezza”. Un’ora e mezza di attesa a far nulla? La cosa ci garba assai poco. Rispondiamo al suo messaggio scrivendogli che noi intanto ci avviamo alla grotta, ci troveremo la’. Detto fatto, iniziamo a prepararci. In capo ad una mezz’ora siamo davanti alla grotta.Maurizio compie la sua trasformazione finale da montanaro a speleologo……quando indossa la maschera modello “Dorellik, siamo ufficialmente pronti a partire.
Ecco l’ingresso della grotta.
Mentre entro noto una piantina fiorita che mi incuriosisce. Maurizio, che conosce tutti i nomi delle piante che abbiamo incontrato cammin facendo, mi dice essere una varieta’ di orchidea. Mi sbrigo a fotografarla in tutta la sua bellezza. Nella saletta iniziale mi fermo ad attendere il mio compare, ne approfitto per una foto senza che vi compaia lui.
Faccio per scendere il pozzetto successivo non appena Maurizio fa il suo ingresso nella saletta. Mi fermo quando sento dei rumori venire dall’esterno. E’ arrivato anche Valerio. Con Maurizio decidiamo che ci fermeremo ad attenderlo nella saletta concrezionata.
Nel frattempo, come in tutte le soste, ne approfitto per fare qualche foto. Ecco Maurizio, oggi sara’ la mia vittima e protagonista quasi unico delle foto. Eccolo in posa da esploratore. Fatte le foto decidiamo di spostarci poco piu’ avanti, dove e’ piu’ asciutto e si puo’ anche stare in piedi. Ci fermiamo ai bordi del pozzo. Ora affacciandosi sul pozzo si nota un traverso che le volte scorse non c’era, e’ la nuova possibile prosecuzione di cui ci parlava Valerio alcuni giorni fa. Ed ecco finalmente Valerio che fa la sua apparizione. Ora possiamo proseguire. Naturalmente ci fermiamo per i saluti e qualche chiacchiera. Valerio ci racconta con piu’ precisione del nuovo traverso e della possibile prosecuzione. Oggi pero’ non la visiteremo perche’ ha dei lavori da fare lungo il percorso verso il fondo del pozzo parallelo. Lui li chiama “log” ma in pratica deve prendere dati sull’andamento degli strati e dei frammenti di roccia che vuole usare nella sua tesi di laurea. Gli accenno ad un punto interessante che si vede affacciandosi a bordo pozzo sulla a sinistra. L’ho notato poco prima del suo arrivo. Mi conferma che non e’ ancora stato visto. Decidiamo che vale la pena darci un occhio. Maurizio recupera la corda dallo zaino e attrezziamo la partenza. Valerio parte. Una robusta stalagmite sembra fare al caso suo come armo naturale. Preparo svelto un anello di corda e lo passo a Valerio che lo sistema. Gia’ cosi’, allungandosi verso la possibile prosecuzione, riesce a sbirciare oltre…purtroppo e’ una delusione, dopo la curva c’e’ solo solida roccia. Forse in alto c’e’ un arrivo, ma non sembra interessante e nemmeno umanamente praticabile. Valerio ritorna dove siamo Maurizio ed io mentre finisce di raccontare quel che ha visto. Sono un poco deluso, mi aspettavo qualcosa di meglio. Valerio mi invita ad andare a vedere con i miei occhi e visto che la curiosita’ mi e’ rimasta, mi decido e vado. Arrivato in fondo al traverso improvvisato, mi allungo e guardo. In effetti e’ come lo ha descritto Valerio. Chiude senza speranza. Rientro alla base disarmando il traversetto. Ora possiamo proseguire la discesa.
Vado avanti io. Dopo di me scende Maurizio. Buon ultimo scendera’ Valerio per fare i suoi “log”. Dal fondo del pozzo cerco di riprendere la discesa di Maurizio. Ne scatto alcune cercando di illuminare il pozzo meglio che posso mentre il buon Maurizio prosegue la sua discesa.  Arrivato Maurizio aspettiamo con pazienza la discesa di Valerio che si preannuncia lenta ed inframezzata da frequenti soste, condite da allegri smartellamenti e caduta di sassetti vari. Noi ci mettiamo comodi al riparo, sia dai sassetti che dallo stillicidio. Eccolo finalmente arrivato. Con Maurizio passano una buona mezz’ora a leccare sassi commentandone la maggiore o minore “allapposità”. Io seguo con interesse tutto il procedimento ed alla fine vengo anche coinvolto. Valerio cerca e stacca a martellate un pezzo di calcare “buono” e me lo cede per “l’assaggio”. Mi passa poi un’altro pezzo di roccia per sentire la differenza. In effetti il secondo pezzo di roccia lascia sulla lingua una sorta di “sabbietta” che il calcare non lascia.  Dopo questa rapida quanto interessante lezione pratica su come saggiare, ed assaggiare le rocce, decidiamo di proseguire. C’e’ da passare la strettoia e questa sara’ la prima volta che Maurizio si cimenta con essa.
Il passaggio, come gli spieghiamo, non e’ cosi’ difficile come sembra a vederlo. Riprendiamo la formazione di marcia. Di nuovo vado avanti io, quindi Maurizio ed ultimo Valerio che deve continuare i suoi log. Scivolo nella prima parte verticale strettoia fino a restare in piedi. Mando poi avanti le gambe restando seduto. Mi poggio su un fianco pronto a tirarmi avanti. Ripeto il procedimento per mostrarlo meglio a Maurizio poi proseguo. Mi tiro avanti circa un metro e sono gia’ alla partenza del pozzo successivo. Maurizio mi segue senza difficolta’. Inizio a scendere il pozzo per fargli spazio. Mi fermo subito sotto per fare qualche foto. La prima e’ verso l’alto sfruttando la luce di Maurizio.    Il pozzo continua sotto di me, pero’ non arriveremo al fondo, la nostra destinazione prevede di traversare lungo la parete di sinistra fino ad arrivare ad un finestrone dove infilarsi. Arrivo al finestrone, urlo la libera ed inizio con le foto. Ecco Maurizio, sia in versione “ombrosa”…. ….che in posa piu’ luminosa. Luminoso si, ma ora si esagera! Eccolo mentre e’ impegnato con la traversata aerea. Arriva sano e salvo nella piccola sala dove lo attendo.  Come sempre dobbiamo aspettare Valerio. Maurizio si gode il suo sigaro, per fortuna l’aria circola in maniera che il “profumo” del toscanello non arrivi fino a me.
Valerio inizia a rumoreggiare sopra di noi, ci mettiamo in finestra ad osservare il suo arrivo. Le simpatiche forme che si trovano spesso sulle pareti della grotta.  Valerio, scendendo, rimane incuriosito da una spaccatura nostra dirimpettaia e decide di darci un occhio. E’ abbastanza fuori dalla verticale della grotta, quindi deve faticare un poco per raggiungere la spaccatura e rimanerci. Ad un primo esame sembra interessante ma per vedere bene c’e’ da sistemarsi meglio ed allargare un pelino. Scende da noi per recuperare il materiale necessario.  Il solerte Maurizio gli passa trapano, martello ed altri accessori. E Valerio torna alla spaccatura per finire il lavoro.  Sul piu’ bello il cordino del martello si scioglie quindi deve scendere a recuperarlo. Piccoli inconvenienti.   Mentre Valerio si scalmana con la spaccatura, noi iniziamo a sentire freddo. Quando decreta che non ci sono prosecuzioni possibili da quel lato, il buon Maurizio raccoglie le sue cose ed inizia a scendere il pozzo successivo. E’ la prima volta che scende qua ed e’ curioso di vedere come prosegue la grotta.   Mi affaccio anche io per documentare la sua discesa. Nel frattempo Valerio disarma l’attacco messo per aiutarsi nel passaggio ed inizia a raggiungermi.  Ritorno da Maurizio. E’ al frazionamento intermedio e urla la libera per il primo tratto. Lo seguo svelto, ora come ora anche a me non dispiace riprendere un poco il movimento. Al frazionamento avverto a mia volta Valerio che puo’ impegnare la corda. Arriva in un lampo. In fondo al pozzo ci attende un’altra piccola strettoia. Anche questa e’ poco piu’ di una formalita’, la spieghiamo a Maurizio prima di passarla.  La passiamo tutti velocemente, e’ veramente semplice e breve. Subito dopo siamo in un tratto di grotta in cui il “soffitto” si perde nel buio. Nemmeno le nostre moderne e potentissime lampade riescono a raggiungere la fine del buio che abbiamo sopra. E’ stata fatta una risalita, la corda che penzola dall’alto lo testimonia, ma c’e’ ancora da lavorarci. Oggi pero’ non lo faremo. Siamo qua per lavorare ad una spaccatura laterale, il “faglione” la chiama Valerio. Ci mettiamo comodi, sistemiamo i materiali che ci servono ed iniziamo a lavorarci. Durante il lavoro lascio a riposare la fotocamera, la riprendo verso la fine approfittando subito per un bel selfie di gruppo. Il nostro lavoro ci permette di avanzare un poco ed aggirare il solito ostacolo che prima non permetteva di vedere avanti. Al momento di tornare verso casa rientro nel cunicolo per fare una foto. Devo dire che purtroppo il guardare avanti non permette facili entusiasmi ma Valerio e’ fiducioso e gia’ pensa alla prossima sessione di scavi per andare a sbirciare ancora piu’ avanti.  Riprendiamo le nostre cose, ricomponiamo gli zaini, indossiamo gli imbraghi e ripartiamo. La strettoia e’ oramai una cosa da nulla. Valerio ha un appuntamento e deve uscire prima possibile. Lo lasciamo andare per primo ed in un lampo scompare alla nostra vista. Dopo Valerio salgo io  e poi aspetto il buon Maurizio, che non si fa attendere. Il pozzo successivo e’ quello che prelude alla strettoia “seria”. Lo salgo e poi aspetto di nuovo Maurizio approfittando della sua luce  per fare una foto al pozzo. Quando Maurizio mi raggiunge mi infilo nella strettoia e la passo con il solito contorno di sbuffi e sospiri con cui condisco le mie fatiche. Torno un attimo indietro per recuperare lo zaino di Maurizio poi mi metto comodo per riprendere nei dettagli il suo passaggio. Eccolo alla partenza. Poche strusciate ed e’ gia’ a meta’ strada. Ora deve solo trovare gli appigli per mettersi seduto e poi potra’ tirarsi su in piedi ed uscire vittorioso.  E’ fatta! Mentre riprende fiato utilizzo la sua mano come riferimento per fotografare quelli che sembrano scallops. Dopo il meritato momento di riposo, riprendiamo la salita. La cosa bella e’ che manca solo un pozzo per essere praticamente fuori, il butto e’ che e’ il pozzo piu’ lungo! Parto di nuovo per primo e pedalando pedalando arrivo in cima.   Mentre aspetto Maurizio mi metto a sistemare la corda che abbiamo usato per il traverso infruttuoso, sistemo tutto nello zaino e poi cerco un posto comodo, e possibilmente asciutto dove aspettare. Trovo da sedermi comodo, ma sull’asciutto c’e’ molto da ridire. Mi consolo cercando di scattare qualche foto.  Ecco finalmente la luce del mio amico che fa capolino. Ed ecco Maurizio in tutta la sua magnificenza! Visto che non ho altro da fare imperverso su di lui con abbondanti foto. Ecco l’arrivo al frazionamento che conclude la lunga salita. Mi sposto dal bordo del pozzo per dare modo a Maurizio di raggiungermi. Quando siamo insieme rivolgo le mie attenzioni alla concrezioni in attesa che Maurizio riprenda fiato. Una traslucida attira in particolare la mia attenzione. Maurizio e’ pronto a rimettersi in cammino. Facciamo svelti gli ultimi metri che ci separano dall’uscita. Fuori e’ ancora giorno, non fa caldo e nemmeno freddo.   Ecco il nostro prode esploratore, nonche’ mia vittima designata per le foto di questa uscita, mentre torna alla luce.  Una ultima sistemata alle nostre cose e siamo pronti per tornare verso casa. Arriviamo che la sera inizia a scendere. …e mentre ci cambiamo diventa decisamente buio. Impacchetto alla meno peggio tutte le cose infangate che portero’ a casa per la gioia di Betti e poi saluto  Maurizio lasciandolo a sistemare la sue.Una nuova divertente uscita in questa grotta che speriamo non smetta di regalarci sorprese. Alla prossima.

 

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1° corso GSCO – Festa di fine corso -20/05/2017

Festa per la fine del primo corso GSCO.

Per chiudere degnamente il primo corso del GSCO andiamo tutti insieme a cena. Eccoci al ristorante vicino Orvieto che ci ospita. Dopo qualche chiacchiera iniziamo a prendere posto a tavola. Siamo apparecchiati fuori dal ristorante, sotto un gazebo. L’aria e’ frizzante ma siamo venuti ben coperti e la cosa non ci spaventa. La cena si svolge tranquillamente chiassosa. La compagnia e’ ottima, il cibo e’ buono ed abbondante, il vino onesto. Cosa si potrebbe volere di piu’?  Dopo cena, oramai si e’ fatto tardi ed il locale si e’ svuotato, ci spostiamo dentro per la “cerimonia” di fine corso. Mi aggiro per la sala scattando foto. Siamo tutti in attesa per piu’ motivi. In programma c’e’ la consegna degli attestati agli allievi del corso ed il festeggiamento a sorpresa del compleanno di Simone. Auguri Simone! Filippo, con l’aiuto di altri, porta dentro un “coso”. Scopriamo cosi’ che ha costruito una strettoia. Ne scopriremo lo scopo a breve. Osserviamo l’oggetto misterioso con molta curiosita’ battezzandolo subito “strettoiometro”. E’ Giorgio a spiegarci che gli allievi quando fanno il corso presso il loro gruppo, per ritirare l’attestato, devono superare almeno una prova di coraggio. Il passaggio della strettoia sara’ la prova per gli allievi del nostro corso. Mentre Giorgio recupera gli attestati noi continuiamo a studiare il manufatto di Filippo.
Mmm, a vederlo sembra ben stretto. Non resisto, devo provarlo. Mi infilo dentro e scopro che ci passo a stento. Per fortuna le pareti della strettoia sono un poco cedevoli e con un deciso strattone riesco a passare. Un selfie con Riccardo suggella l’impresa. Intanto ci viene presentata la torta dedicata al corso. Bella davvero. Passiamo ai ricchi premi e cotillons! Come prima cosa consegniamo una targa ricordo a Giorgio per essere stato il primo direttore del corso del primo corso GSCO.  Passiamo ora alla consegna degli attestati. Giorgio ci spiega, l’allievo non verra’ nominato esplicitamente ma verra’ chiamato declamando un paio di versi scritti appositamente per lui. Il primo ad essere chiamato, o meglio a riconoscersi nei versi declamati da Giorgio, e’ Andrea. Eccolo mentre si appresta al passaggio della strettoia. L’uscita e’ troppo veloce perche’ la fotocamera ce la faccia ad immortalarlo.  Ecco la consegna dell’attestato. Ecco la targa di Giorgio. E poi la volta di Gianni. Il suo passaggio della strettoia e’ troppo veloce, sono riuscito ad ottenere solo delle ombre. E’ poi la volta di Barbara. Anche lei passa la strettoia come un soffio. Decido di riattivare il flash della fotocamera nella speranza di catturare il passaggio degli altri corsari.Un attimo di panico! Mentre Barbara mostra orgogliosamente il suo attestato a Fabio, lui lo prende e lo strappa dicendole che secondo lui non se lo e’ veramente meritato. La cocente delusione si disegna sulla faccia di Barbara insieme al nostro sconcerto. Un attimo prima che lo sconforto sommerga Barbara c’e’ il lieto fine. Era solo uno scherzo! L’attestato che Giorgio le ha consegnato era solo una copia. L’attestato “buono” rientra in possesso di Barbara che ritrova il sorriso ma non permette piu’ a nessuno di toccarlo…come si dice: “una volta va bene, ma due no!”. Meglio col flash. Ecco Federica mentre completa la strettoia…che per lei e’ affatto una strettoia, infatti nemmeno deve ruotare su un fianco per passare. Eccola mentre viene giustamente premiata. E’ il momento di Sabrina. Lei e’ “sorella d’arte” quindi il passaggio della strettoia ce l’ha nel sangue. Eccola mentre ritira l’attestato. E’ il momento di Stefania. Lei vorrebbe uno sconto e propone di lasciarle passare la strettoia da fuori. Ma la sua mozione viene rifiutata all’unanimita’  Eccola, inizia a passare mentre noi, il pubblico, facciamo il tifo e la incoraggiamo con urla, fischi e canti. Una mano amica arriva a darle conforto negli ultimi centimetri di sofferenza. Alla fine eccola tornata alla luce. Quasi una rinascita.Mentre riceve il meritatissimo attestato sfoggia uno sguardo a dire…guai a chi lo tocca. Ora tocca ad Antonella. Anche se la sua tecnica lascia un poco a desiderare, il fisico la aiuta. Pian pianino ne esce vittoriosa. Eccola, anche questa e’ andata. W Antonella. Ora puo’ ritirare l’attestato con un bel sorriso soddisfatto. E’ il momento di Roberto. Prima di affrontare il cimento, poiche’ oltre ad essere un allievo del corso e’ anche il presidente della sottosezione CAI di Orvieto, viene esortato a furor di popolo a dire qualche parola per celebrare il primo corso GSCO. Lui non si lascia pregare e noi lo ascoltiamo con piacere. Eccolo mentre passa trionfalmente la strettoia. Il ritiro dell’attestato e’ una piccola soddisfazione anche per lui. Arrivano i regali. Ci sono quelli per il compleanno di Simone, gli abbiamo fatto una sorpresa complottando alle sue spalle per tutta la settimana passata. Sempre a sorpresa, scopriamo che c’e’ un regalino anche per noi istruttori dello GSCO.  Gli allievi del corso ci hanno regalato una bellissima maglietta. La indossiamo subito e facciamo una foto per manifestare il nostro apprezzamento. Grazie. Altra dolce sorpresa per Simone. Di certo non poteva mancare la torta con le candeline per lui. Altrimenti che compleanno sarebbe? Simone scarta i regali. Un buono per un’anca nuova per quando avra’ finito di consumare la sua! Filippo gli porge la busta con i regali seri. Il pantin e’ sicuramente apprezzato. C’e’ poi un cordino in kevlar che puo’ sempre essere utile. Qualche moschettone completa il tutto.  Barbara si e’ completamente ripresa dalla brutta avventura dell’attestato stracciato. Ultime battute mentre prendiamo il caffe’ e l’ammazzacaffe’. Lo “strettoiometro” vien riportato sul furgoncino di Filippo. Ha fatto la sua parte, ora potra’ riposare fino al prossimo corso.Tra una risate ed una chiacchiera si e’ fatto veramente tardi. I camerieri hanno smesso di sorriderci gia’ da un po’. Ci accorgiamo solo adesso dell’ora tarda e rimediamo prendendo velocemente commiato. Il ritorno a Roma e’ lungo ma senza particolari emozioni. Alla fine riesco a poggiare la testa sul cuscino alle 3 del mattino, il risveglio domattina non sara’ facile ma ne e’ valsa la pena. Alla prossima.

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1° corso GSCO – Grotta del Chiocchio – 14/05/2017

Seconda uscita in grotta per il primo corso GSCO. Stavolta i nostri intrepidi amici dovranno cimentarsi con le insidie ipogee della Grotta del Chiocchio.

Altra uscita, altra alzataccia, ma stiamo quasi facendoci l’abitudine.Eccoci tutti al bar “fico” di Orvieto pronti per partire (preciso, il vero bar “fico” sarebbe quello di Simone ma visto che la domenica giustamente chiude per poter venire in grotta, il bar supplente e’ quello dove ci incontriamo). Un rapido spostamento ci porta a Terni Est, al bar che da sempre e’ il punto d’incontro per chi si avventura al Chiocchio. Qua ci raduniamo con gli amici del Gruppo CAI Pipistrelli di Terni che ci stanno dando una mano. Dopo una rapida seconda colazione si riparte con destinazione grotta. Dobbiamo inerpicarci parecchio ma alla fine arriviamo allo spiazzo dove si parcheggia. Troviamo gia’ altre macchine, sono di speleologi che sono entrati stamane sul presto per andare al fondo del Chiocchio. Ci prepariamo svelti. Ecco Sabrina, pronta e sorridente. Federica non vuole essere da meno. E anche Barbara non scherza. Si parte. Anche Giulio fa la sua parte in quanto a sorrisi.Dopo pochi metri di strada, prendiamo il sentiero in discesa che ci portera’ alla grotta. Eccoci davanti all’ingresso. Gli ultimi aggiustamenti alla attrezzatura prima di entrare. Ecco l’ingresso della grotta. Si inizia a scendere con cautela, il fondo dello scivolo iniziale e’ scivolosissimo. Dall’ingresso traversiamo fino alla parete opposta dove e’ stato attrezzato un traverso con il cavo d’acciaio. Si forma subito una discreta fila nei pressi del cavo. L’ultimo tratto del traverso e’ il piu’ ripido e richiede attenzione. C’e’ una strettoia larga, ci fermiamo ad aspettare il nostro turno. Giulio si mette comodo e ne approfitta per schiacciare un pisolino. Arriva il mio turno scendo e passo la strettoia.  Segue un tratto da fare a ginocchioni ed alla fine un saltino che passiamo in scioltezza. Ci sono 2 corde cosi’ possiamo scendere ogni istruttore col proprio allievo, si puo’ farlo anche perche’ oggi siamo quasi in rapporto uno ad uno. Sotto inizia ad esserci affollamento, c’e’ una sala che prelude al primo vero pozzo, quello della Cascata Bianca. Barbara non vede l’ora. Nelle vicinanze del pozzo ferve l’attivita’. Stefania e’ seria ed attenta. Intanto dal saltino continuano ad arrivare coppie istruttore-allievo. Facciamo pazientemente la fila in attesa del nostro turno. Ancora arrivi dall’alto, ma quanti siamo!  Parte Giulio, dopo sara’ il mio turno. Sono giu’. Ecco il pozzo della Cascata Bianca. E questa, indicata da Alessandro, e’ la Cascata Bianca. Mentre il gruppo continua a scendere il pozzo noi ci avviamo lungo il ripido scivolo che ci si presenta davanti. Alla fine dello scivolo scivoloso ci attende il pozzo del Panino. Eccolo. Scendiamo anche questo. Un attimo di relax tra una fatica e l’altra. Arriviamo ai Novelli, mi piazzo sopra alla partenza della seconda corda, quella senza frazionamenti e, mentre aspetto gli allievi, mi dedico alle foto.  Ancora un’altra non guasta. Al pozzo successivo arrivo in tempo per riprendere la discesa di Sabrina. Stavolta e’ troppo impegnata per farmi un sorriso. Andata, senza problemi.Mentre attendo il mio turno, mi giro a riprendere dal basso il pozzo appena sceso. Questo e’ il terrazzino a meta’ pozzo dove c’e’ il frazionamento. Scende Barbara… …e appena arrivata, riparte, un fulmine questa ragazza! E’ il momento di Stefania l’impavida. Scendiamo assieme. Si arriva al terrazzino che prelude al resto del pozzo. Qua Barbara e Stefania guardano di cosa si tratta ma poi, per non rischiare di essere tradite dalla stanchezza sulla via del ritorno, iniziano a tornare indietro. Infatti in fondo al pozzo che hanno visto appena la nostra gita sara’ terminata e tutti quanti prenderemo per l’uscita. Aiuto anche io Stefania e Barbara a risalire e poi scendo a raggiungere gli altri. Li trovo che banchettano e mi unisco con gioia a loro. Alcuni, tra cui Giulio, Gianni ed Andrea, sono andati a dare uno sguardo al pozzo successivo. Sono quelli del gruppo che hanno energie in abbondanza. Noi, dopo lo spuntino, iniziamo a risalire. Chi e’ sotto guarda cercando di immaginare quanto possa essere faticoso. Al terrazzino mi trovo con Alessandro, fresco come una rosa.Piccola piscina pensile per dolicopode!
Ecco Simone. Anche stavolta ci siamo visti poco, ne approfitto subito per una foto. Al pozzo successivo trovo Giorgio, e’ scatenatissimo, sale, scende, da’ istruzioni agli allievi, indica agli istruttori cosa fare. Alla fine di una raffica di disposizioni, io mi trovo sul terrazzino a meta’ pozzo a fare assistenza al frazionamento mentre Giorgio risale il pozzo in arrampicata con la stessa naturalezza con cui io salgo le scale di casa. Alessandro intanto attende il suo turno per passare il frazionamento e proseguire.Passa Alessandro ed arriva Gianni.
Lascio il posto a Simone e salgo sulla corda non frazionata. Mi fermo ad aspettare chi volesse salire su questa corda. Arriva Andrea, ma poi non ci sono altri arditi, quindi proseguiamo. Riprendiamo la salita fino alla deviazione per i laghetti pensili. Alcuni sono andati a visitarli. Andrei pure io ma il gruppetto che e’ andato e’ quasi di ritorno. inoltre vedo che la discesa e’ macchinosa per i nostri pur bravi allievi, non vorrei rallentare il gruppo, quindi per questa volta rinuncio, ci sara’ occasione. I 2 fratellini in un momento di relax. Eccoci di nuovo alla cascata bianca. La risalgo tra i primi. Ora e’ il momento di Federica. Eccola, alza gli occhi al cielo per una prece prima di uscire dal pozzo. Siamo di nuovo in placida attesa alla saletta prima del saltino. Ed ecco il saltino. Lo passiamo indenni anche in salita e proseguiamo per il tratto basso che segue.  Punto di sosta. Uno degli ultimi saltini, oramai siamo quasi fuori. Foto ricordo. Barbara modello pantera rosa. Si vede l’uscita! E quindi uscimmo a riveder le stelle. Veramente c’e’ il sole, pero’ la citazione mi garba assai. Sorrisi misti. Barbara sorride, ma sotto i baffi che non ha, viene una cosa strana ma sono sicuro che volesse essere un sorriso. Giulio e Gianni! Un duo d’eccezione all’uscita, Alessandro e Giorgio. Torniamo svelti alle macchine per cambiarci. Foto di gruppo modello: “indovina chi manca”! Riprendiamo il cambio abiti. Quando sono pronto riprendo il mio reportage iniziando da Alessandro. Quindi passo ad Antonella e Federica.  Eccole!Si procede alla conta del materiale sociale e poi si puo’ inzeppare le macchine con gli zaini.  Qualche minuto di relax. Andrea modello boss. Stefania ci regala un bel sorriso mentre Giorgio fa uno spuntino.Riprese le macchine, facciamo una sosta in una pizzeria per rifocillarci e scambiare qualche chiacchiera sulla giornata appena trascorsa.Benone direi. Il ritorno ve lo risparmio, per fortuna nessuna brutta notizia ci accompagna tornando verso casa. Alla prossima.

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VII Convegno FSL – Spelunca Docet – 07/05/2017

Convegno della Federazione Speleologica del Lazio presso la ex-Cartiera sull’Appia Antica.

Nel corso di tutto questo anno ho vissuto di riflesso l’immane impegno profuso da alcuni eroici amici per organizzare questo convegno. Ora, finalmente ci siamo.

La mattina di venerdi’ c’e’ stata la parte del convegno dedicata alle scuole a cui purtroppo non riesco a partecipare.

Il sabato mattina sono presente tra il pubblico in tempo per l’inizio degli interventi. Paolo, il Presidente FSL, fa gli onori di casa e dichiara aperta la giornata di convegno. Dopo Paolo prende la parola Valeria, oggi sara’ la moderatrice, ci informa che sara’ inflessibile con i relatori per il rispetto dei tempi e ci mostra anche la campanella il cui suono argentino decretera’ il termine improrogabile dell’intervento. Qualche parola da parte del nostro ospite, la responsabile del parco della ex-Cartiera dell’Appia antica. I saluti portati da Vincenzo, il presidente SSI. Fabio e’ il primo relatore e presenta un filmato ideato e realizzato da ex-corsiste dell’ultimo corso SCR. Eccole! Il video e’ molto piacevole ma non posso proporvelo, spero avrete occasione di vederlo per altre vie. Gli interventi si susseguono interessantissimi nel corso della mattinata.Facciamo pausa pranzo. Per favorire la digestione c’e’ una interessante dimostrazione all’aperto del CNSAS.  Dopo riprendono gli interventi in sala. Durante una passeggiata con Luna, riprendo alcuni dei macchinari che in origine animavano i locali  della cartiera che oggi ci ospitano. Dopo la passeggiata rientro, in tempo per ascoltare l’intervento di Mario su Gorga. Gabriele presenta il video di Corrado girato presso la grotta turistica Beatrice Cenci. Lo ha mandato per ovviare alla sua mancata presenza a causa di un imprevisto. Gianni presenta una relazione sui corsi di speleologia del Lazio, dalle origini ad oggi.Fabio conclude l’intervento sui corsi con una dotta concione sulla statistica.
Claudio, nelle vesti di responsabile della Scuola di Speleologia della Federazione Speleologica del Lazio presenta la scuola ed i suoi intenti.  Lo Speleo Club Arcinazzo ci illustra le recenti scoperte ed esplorazioni fatte sul territorio. A fine serata non si poteva far altro che concludere degnamente con una bella cena. Il giorno dopo, la domenica, ci ritroviamo di nuovo tutti nella sala convegni per riprendere a seguire i tanti interventi previsti.  Federica oggi e’ nella zona “sala regia” per dare supporto. Il pubblico arriva, ma senza fretta. Gianluca e Tarcisio per oggi hanno interrotto le esplorazioni a Campo Catino per venire a seguire il convegno. Maria e Gianni…e non dico altro! Il moderatore di oggi, Marco. Iniziano gli interventi. Paolo essendo il “padrone di casa” fa anche oggi una breve introduzione alla giornata. Un intervento tra lo scientifico ed il fantasy, si parla del connubio tra grotte e draghi. Ecco Gabriele, insieme a tanti altri e’ al lavoro da un anno per organizzare al meglio al convegno. Ora che siamo alle battute conclusive inizia ad essere un poco piu’ rilassato. Simona ci racconta delle grotte di Cesi. Un interessante intervento sulla etimologia di alcune parole utilizzate per chiamare le grotte. Un altro intervento di Gianni su un antico documento che parla di un censimento delle grotte della provincia di Roma. Arriva il momento di Nerone. Il suo intervento in sublacense e’ atteso da tutti. Nerone, come al solito, non ci delude. Il suo intervento e’ serio nei contenuti ma esilarante nella esposizione. Dopo la parentesi allegra si passa alle esplorazioni all’estero. Claudia e Filippo ci parlano della loro esperienza di esplorazione di una grotta in Romania. Claudia vorrebbe fare da spalla silenziosa ma alla fine qualche domanda tocca anche a lei. Dopo un inizio incerto pero’ se la cava benissimo. Le emozioni che puo’ dare inoltrarsi in una grotta raccontate da un non speleologo.  Un intervento congiunto di Maria e Cristiano sull’utilizzo dell’uomo di grotta Pila. Ecco Cristiano mentre fa il suo intervento.Ancora un ultimo intervento. Sulle grotte dei monti Aurunci. Siamo alfin giunti al termine del convegno. Arriva il momento dei saluti e dei ringraziamenti. Prende di nuovo la parola Paolo. Mano mano vengono chiamati sul palco tutti coloro che hanno contribuito in qualche misura alla riuscita del convegno. Il pubblico, ovvero noi, non lesina sugli applausi. Ancora qualche parola per le ultime informazioni prima di chiudere questo riuscitissimo convegno.

Due giornate intense ed interessanti, veramente buono il livello complessivo di tutti gli interventi. Complimenti vivissimi ai relatori e di nuovo agli eroici organizzatori. Alla prossima.

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1° corso GSCO – Grotta di Cittareale – 30/04/2017

Siamo alla seconda uscita del primo corso GSCO. La prima grotta per i nostri corsari sara’ Cittareale…

Anche questa volta Betta, io e Luna siamo arrivati sabato ad Orvieto e spendiamo la giornata a riposare e passeggiare. La mattina dopo ci si vede al Food village ad un orario quasi scandaloso. Si, perche’ le 6 del mattino di domenica e’ una di quelle ore che dovrebbero essere rigorosamente dedicate al sonno. Ed invece noi eccoci tutti qua, pronti e quasi allegri. Anche stavolta facciamo tappa ad Orte a prelevare Alessandro e poi proseguiamo. Vicino alle Terme di Cotilia facciamo sosta ad un bar lungo la strada e ci ricongiungiamo col gruppetto montebuonese, Giulio e Gianni. Filippo e Roberto solo al pensiero di un altro caffe’ iniziano a fare facce strane. Foto quasi di gruppo. La Sabrina e’ tagliata a meta’ e manca Alessandro, pero’ rende l’idea del gruppo. Si riparte. Dopo qualche dubbio circa la retta via arriviamo al pratone dove si lasciano le macchine. Ho fatto la grotta di Cittareale almeno 25 anni fa ed il pratone e’ l’unica cosa che ricordo. Il campo speleo che gli amici di Terni stanno facendo in questi giorni e’ proprio di fronte a noi, dal lato opposto di un fosso. Iniziamo a cambiarci qua poiche’ il campo e’ ancora immerso in una gelida ombra mentre alle macchine c’e’ un bel sole che stempera, anzi rende gradevole, l’aria frizzante del mattino. Quasi pronti. Zaini in spalla e via andare. Arriviamo al campo giusto in tempo per cogliere anche qua il primo sole.  Ci mettiamo comodi in attesa di organizzare l’uscita. Una foto con Riccardo ci sta tutta. Il caldo sta iniziando a fare colpo su di me, gia’ sudo copiosamente. Giorgio indica Simone e Riccardo come primo gruppo, quello che andra’ ad armare. Io li seguo senza dare troppa pubblicita’ alla cosa. Devo trovare un posticino tranquillo per andare…in bagno ed il bosco dove sono diretti loro mi sembra piu’ indicato dello spazio aperto dove sono le tende! Al campo intanto si organizzano le altre squadre. Oggi saranno molti i gruppi, oltre al nostro, ad entrare in grotta.Iniziamo a salire. Devo dire che la salita l’avevo completamente rimossa. Per fortuna quasi subito entriamo nell’ombra degli alberi e la temperatura cala bruscamente. Eccoci all’ingresso, anche questo l’avevo completamente rimosso.  Saluto i miei amici e vado in perlustrazione alla ricerca di un angolino riparato confacente ai miei bisogni. Quando torno all’ingresso, trovo che il nostro gruppo e’ gia’ sul posto. I veterani della grotta. Oggi saranno con noi per darci una mano. Giorgio termina di prepararsi, nel frattempo spiega a tutti la grotta e organizza l’entrata. Simone e Roberto vicini all’ingresso. Scendono Filippo e Giorgio. Filippo andra’ avanti ad armare con Riccardo, Giorgio si fermera’ alla base del pozzo iniziale. Scendono poi anche i nostri 2 veterani ed infine Simone che si attesta al frazionamento. Io sono all’ingresso e ne approfitto subito per rubare una foto di gruppo. Provo anche a dire di spegnere le luci del casco e riaccenderle solo prima di entrare ma la mia sollecitazione al sano risparmio energetico non raccoglie troppi consensi.  Iniziamo a far scendere i nostri eroici corsari. Arriva un gruppetto di persone. Non hanno fretta e devono terminare di prepararsi ma tra poco dovremo sospendere le operazioni per farli passare. Intanto ecco la discesa di Andrea. Al frazionamento lo lascio nelle capaci mani di Simone. I ragazzi del gruppo hanno terminato i preparativi. Facciamo loro posto per farli scendere.   Ahi! arriva anche un altro piccolo gruppo, i nostri tempi di ingresso si allungheranno ulteriormente.  La lunga sosta al fresco ha raffreddato i miei bollenti spiriti. Inizio a sentire freddo, approfitto della sosta per aggiungere un’altra maglietta a quella indossata inizialmente. Ora va molto meglio. Nel frattempo anche il secondo gruppetto si e’ fatto avanti per entrare.  L’attesa si e’ fatta lunga, il fervore iniziale e’ quasi spento, si iniziano a cercare posizioni comode ove stazionare. Arriva un altro gruppo. Per fortuna sono escursionisti che hanno fatto una deviazione per venire a curiosare. Pero’ infine le luci le hanno spente! Riprendiamo le operazioni. Parte Federica. Poi e’ il momento della splendida splendente Sabrina. E quindi e’ il turno di Barbara. Eccola mentre si avvia al frazionamento dove trovera’ Simone. Arrivata. Ed ora e’ il momento di Gianni. Vai! Anche a lui una foto al frazionamento con Simone. Buon ultimo scende Alessandro. C’e’ piu’ nessuno? Ah si, ci sono io! Eccomi che scendo a raggiungere Simone. Mi fermo al frazionamento e attendo che Simone scenda, poi vado anche io. La base del pozzo e’ quasi circolare, larga poco piu’ di 2 metri. Da un lato se ne esce per scendere in disarrampicata un paio di metri. Si arriva in un ambiente dove in fondo si annida lo spauracchio della grotta, la temutissima strettoia. Davanti a me c’e’ ancora una bella fila in attesa di cimentarsi con lei. Qualcuno, forse Federica, ce l’ha appena fatta. La fortunata a provare subito dopo e’ Barbara. Scavalco la fila e mi avvicino per immortalare le sue fatiche. Ecco gli ultimi 3 eroi, Gianni, Roberto ed Alessandro. Simone mentre termina di dare indicazioni a Barbara. Quando arriva il momento di Alessandro ci troviamo a fronteggiare un problema inatteso. Nonostante l’impegno profuso ed i molti tentativi, il Buon Alessandro deve darla vinta alla strettoia. Dopo un ultimo, strenuo quanto infruttuoso sforzo per vincere la dannata, Alessandro si da’ per vinto e decide di voler riguadagnare l’uscita. D’accordo con Giorgio mi occupo io di accompagnarlo. Eccoci quindi di nuovo fuori a goderci il sole. Lascio Alessandro pronto a dirigersi verso il campo mentre io riprendo la discesa del primo pozzo. Sceso il pozzo arrivo alla strettoia. Ora c’e’ nessuno. Salgo. La strettoia e’ stretta, ma nemmeno tanto, un paio di sbuffi ed altrettanti sospiri e sono passato. C’e’ un’altra corda, segno che devo continuare a salire, Giorgio mi ha lasciato dicendo: “segui la corda, ci raggiungerai in breve tempo”. In cima a questo altro pozzetto c’e’ un bivio. A destra c’e’ un passaggio largo da dove arriva aria fresca, a sinistra c’e’ un passaggio stretto e scomodo. Corde da seguire non ce ne sono ed inoltre mi sembra di aver sentito nominare un’altra strettoia fetida. Decido quindi di tentare la strettoia. Il passaggio si rivela alquanto arduo. Gia’ a meta’ capisco che non sarebbe stato opportuno far passare i nostri corsisti per un posto del genere. Arrivo quindi alla conclusione che di qua non sono passati, la strada larga ed arieggiata che ho disdegnato era quella giusta. Visto che oramai la fatica l’ho fatta, termino il passaggio per vedere come continua. Che sudata! Mentre riprendo fiato mi guardo attorno. Continua a budello stretto ma percorribile per altri 2 metri poi non vedo oltre. Considero esaurita la mia curiosita’. Per passare a ritroso mi sgancio il croll dal delta. Scivolo via con molta piu’ facilita’. Una volta fuori mi ricompongo e bevo un goccio d’acqua, o meglio di sbobba (per i curiosi, e’ un mix 2/3 d’acqua ed 1/3 di un integratore di sali minerali). Salgo il metro che mi separa da un finestrone e poi ritrovo le corde. Ora sono traversi. Alla fine dei traversi sento qualche rumore. Non e’ il gruppo, e’ solo Simone che si e’ attardato  un poco.   Lo raggiungo ed andiamo assieme fino al pozzo successivo. Nel frattempo mi aggiorna su quanto successo in mia assenza ed io gli racconto di Alessandro. I nostri allievi al momento pare se la stiano cavando alla grande. Scendiamo a raggiungerli. Foto ricordo per Simone. Al pozzo successivo troviamo Roberto ad attendere. E’ in raccoglimento mistico. Simone ed io ci aspettiamo che da un momento all’altro inizi a levitare. Purtroppo deve interrompere la meditazione quando arriva il suo turno per scendere.Passiamo un pozzo con discesa, frazionamento e risalita. credo sia chiamato “yoyo”. Oramai siamo in vista del resto del gruppo. Siamo in un lungo meandro intervallato da piccoli salti. Giulio in placida attesa. Siamo davanti ad un traverso un poco esposto.La prode Barbara e’ impegnata con il non facile traverso.Lo ha quasi passato. Avanzo per curiosare. Chi si rivede? Ciao Riccardo! Dall’altra parte e’ sempre paziente attesa. Giulio oggi sfoggia la carburo, ogni volta che la vedo mi prende un poco di nostalgia…ma poi la puzza mi riporta ai giorni nostri. Barbara ha terminato il passaggio. Possiamo andare anche noi. Quando arriviamo alla saletta successiva, veramente e’ piu’ una parte larga e comoda del meandro, troviamo tutto il resto del gruppo in pausa pranzo. Faccio una rapida panoramica di chi mi capita sotto tiro. Federica, e’ venuto a fuoco solo il sorriso, ma direi che basta ed avanza.  Gianni, pensieroso. Forse non ricorda dove ha messo i panini. Andrea non ci crede, a cosa non si sa, pero’ non ci crede. Per almeno mezz’ora rimaniamo a fare salotto comodamente seduti. Filippo e Giorgio hanno portato il necessario per fare il caffe’ ed il the. Un buon sorso di una bevanda calda non fa mai male. Dopo essermi rifocillato penso al resto. Ho sudato parecchio e sono bagnato addosso. Visto che di tempo ne abbiamo, approfitto per spogliarmi ed indossare delle magliette asciutte. Dopo la macchinosa operazione, ora si che potrei godermi al meglio il resto della sosta. Purtroppo il cambio abiti mi ha rubato quasi tutto il tempo. Si riparte per tornare indietro. Pausa dopo il traverso.Proseguiamo. Avanti a me c’e’ Federica.  Ancora meandro. Siamo arrivati allo yoyo. Il passaggio di questo punto non e’ semplicissimo quindi impieghiamo del tempo. Provvidenziale per me e’ stato il cambio dei vestiti. Paziente attesa del proprio turno. Giulio e’ ultimo e provvede al disarmo. Passa Barbara, poi sara’ la volta di Federica. Giorgio passa con Federica per assisterla al frazionamento dove si risale. Tra poco tocchera’ a Gianni. …Essendo rimasto solo io come istruttore alla partenza del pozzo, devo darmi da fare e riporre la fotocamera per un buon tratto. Dopo il passaggio dello yoyo ne approfitto per dare una mano a Giulio nel disarmare. Oramai siamo ai passaggi conclusivi ed i nostri eroici corsari vanno spediti come dei veterani. Andrea si prende anche il suo tempo per scattare foto ricordo della simpatica gita ipogea. L’ultimo tratto lo faccio con 2 zaini, uno il mio e l’altro con la corda che ho recuperato. Fortuna che il tragitto e’ corto e semplice. Mentre sono quasi in vista della strettoia verticale sento salutare. Abbiamo incrociato un gruppo entrato da poco. Tra loro riconosco la voce di Giuseppe ma non faccio a tempo a salutarlo. Stanno andando al vecchio fondo ed hanno preso un altra via rispetto a quella dove sono io. Peccato, penso, lo salutero’ la prossima volta. Raggiungo il mio gruppo alla base del pozzo d’uscita. A noi pian pianino si aggiungono altri amici, proprio quelli che abbiamo incontrato all’andata. Da bravi amici di grotta facciamo un poco per uno a risalire ingannando l’attesa con qualche chiacchiera. Quando e’ il mio turno salgo il piu’ svelto possibile. Fuori trovo ad aspettarmi Simone e Giulio. Scendiamo assieme. A meta’ strada facciamo anche una foto artistica con Giulio che passa una Simon-strettoia…sperando non ci sia stillicidio! Eccoci in vista del campo. Appena arrivo trovo alcuni amici del GSCAI Roma. Hanno ancora lo zaino in spalla. Sono appena giunti a destinazione e devono decidere dove piantare le tende. Intanto il campo si anima, iniziano i preparativi per la cena. I nostri si rifocillano. Ce l’abbiamo fatta anche stavolta! L’aria e’ sempre fresca da queste parti, non per niente siamo abbondantemente sopra i mille metri. Decidiamo che e’ l’ora di andarci a cambiare.Arrivati alle macchine procediamo col cambiarci senza ulteriori indugi. Con i vestiti asciutti e’ un’altra cosa. Ora che si fa? Siamo tutti alle macchine, qualche saluto al campo l’abbiamo fatto. La strada da fare per tornare a casa e’ tanta. Tutte queste considerazioni ci fanno propendere per una rapida partenza.  Mettiamo subito in atto i nostri propositi. Strada facendo ci arriva una cattiva notizia. Una ragazza e’ caduta in grotta e si e’ fatta male. Stanno partendo ora i soccorsi. La ragazza, pare sia Katia, era col gruppo che abbiamo incrociato in uscita, quello dove c’era anche Giuseppe. Seguiamo con apprensione il susseguirsi degli aggiornamenti. Per fortuna sembra che l’infortunata non sia in condizioni critiche. Incrociamo le dita per lei.Durante il viaggio di ritorno ci arriva la conferma che si tratta proprio di Katia. Arrivano anche notizie confortanti sul suo stato di salute. Il soccorso si e’ mobilitato ed il recupero iniziera’ a breve.

La mattina dopo apprendiamo con sollievo che Katia e’ uscita ed e’ stata portata in ospedale per le cure necessarie. Approfitto per fare i complimenti al CNSAS tutto ed i migliori auguri di pronta guarigione a Katia. Oggi, in special modo per lei, alla prossima!

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1° corso GSCO – Palestra – 23/04/2017

Prima uscita del primo corso GSCO Palestra Madonna dello scoglio nei pressi della cascata delle Marmore.

E cosi’ ci siamo. E’ iniziato il primo corso del Gruppo Speleologico CAI Orvieto. Oggi ci sara’ la prima uscita. Andremo in palestra di roccia per imparare l’utilizzo della attrezzatura speleo. Per l’occasione Betta, io e Luna siamo venuti a passare il fine settimana ad Orvieto.

Ed e’ ad Orvieto che mi alzo all’alba di domenica e mi avventuro con Luna per la solita passeggiata. E’ sempre particolare vedere la strada principale di Orvieto cosi’ deserta. Passano a prendermi sotto casa Sabrina e Simone. Insieme andiamo all’appuntamento al Food Village, il bar che in quel di Orvieto puo’ meritarsi l’appellativo di bar “fico”. Dopo una rapida ma sostanziosa colazione ci avviamo, ne abbiamo di strada da fare per arrivare alle Marmore. Facciamo sosta ad un bar vicini alla meta dove incontriamo gli amici del gruppo CAI i Pipistrelli di Terni che ci danno una mano per il corso. Tra loro c’e’ Giorgio che si e’ preso l’onere di essere il direttore del nostro primo corso.

L’ultimo tratto di strada e’ di sterrata e sembra lunghissimo ma alla fine possiamo tutti parcheggiare in un ampio spiazzo sopra la palestra. Prima tappa, la distribuzione delle attrezzature.  Dopo facciamo la vestizione e poi finalmente ci avviamo per scendere alle pareti dove troveremo il resto della banda. Sono dei volenterosi arrivati prima per attrezzare le via dove ci eserciteremo. Eccoci in vista delle pareti. L’attivita’ ferve ancora ma molte vie sono pronte ed aspettano solo noi. Pian pianino il gruppo discente si forma e si addensa vicino alle pareti. Tutte le vie sono armate doppie per poter seguire i nostri aspiranti speleo. Roberto ed Alessandro ne approfittano subito per una foto ricordo. Giorgio sistema una corda su un albero comodo ed inizia lo spiegone sull’utilizzo degli attrezzi. Lo ascoltiamo tutti con attenzione. Dopo le spiegazioni si passa alla pratica. Tutti provano il montaggio del discensore e la chiave di blocco. Sento quasi freddo, faccio una rapida salita e discesa per scaldarmi. Si passa agli attrezzi per salire. E’ ancora Giorgio a spiegare. Tutti gli si fanno intorno per ascoltare le nuove nozioni. Le spiegazioni sono terminate, ancora qualche raccomandazione. Ora si deve passare alla pratica. Ci sparpagliamo dividendoci tra tutte le corde disponibili. Ogni istruttore si accaparra una vittima da tartassare, un paio di corde e poi via alle esercitazioni.  Eccoci impegnati. Federica sfoggia un bel sorriso nonostante l’impegno. Vi lascio alle foto senza interferire troppo con i commenti. Verso meta’ mattinata Giorgio organizza una rapida spiegazione di alcuni concetti che intende fissare meglio.   Si riprende con le esercitazioni. Barbara si appresta a salire. Intanto c’e’ chi si mette all’ombra e si prende un attimo di riposo per pranzare. Le pareti sono sempre impegnate. I nostri allievi sono infaticabili. Nuova sessione di spiegazioni di Giorgio su alcune manovre su corda buone da conoscere, inversione di direzione, passaggio del nodo e altre. Facciamo ancora un poco di esercizi poi Giorgio ci raccoglie tutti per un briefing in cui riassume la giornata e quel che abbiamo imparato. Per gli allievi manca solo un piccolo cimento, il traverso. Ne abbiamo armato uno abbastanza semplice di lato alle vie. Mentre la maggioranza del gruppo si sposta al nuovo impegno alcuni di noi rimangono per iniziare a disarmare le corde. Abbiamo quasi terminato quando il gruppo torna verso di noi. Giorgio ha deciso di voler vedere come risale ogni singolo allievo. Ci tocca rimontare un paio delle vie appena smontate. Terminata la sistemazione delle vie ci sistemiamo ai frazionamenti per aiutare gli allievi che passano. Io sono in cima, all’uscita. Filippo e’ subito sotto di me, Simone e’ poco piu’ sotto e Giorgio e’ alla partenza. Ecco i primi arrivati, Stefania, Gianni ed Andrea. Arriva vittoriosa anche Sabrina. E’ poi la volta di Federica. E quindi di Alessandro. Fa capolino Barbara. Riesce ancora a sorridere, quindi tutto bene. Frazionamento, ti conosco e non ti temo. Si riparte. Ultimo sforzo, sei quasi arrivata! Terminato quest ultimo cimento possiamo riprendere lo smontaggio delle corde. La giornata si puo’ considerare conclusa. Si rientra alle macchine, stanchi ma felici. Dopo tanto impegno uno spuntino e’ proprio quel che ci vuole. Per fortuna Stefania ed Andrea hanno portato cibarie per tutti. Banchettiamo in allegria.Dopo lo spuntino rimangono solo i saluti ed i ringraziamenti a Giorgio ed ai ragazzi del suo gruppo per l’impegno profuso. Ci salutiamo e saliamo in macchina per percorrere la lunga strada che ci portera’ di nuovo a casa. Un giornata impegnativa ma divertente. Un ottimo inizio di corso. Alla prossima.

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Ricognizione Camporotondo – 17/04/2017

In ricognizione a pasquetta dalle parti di Camporotondo con Maria, Gianni, io e Luna. Visto il “locale” Pozzo della neve. Scordata a casa la fotocamera, quindi solo una foto presa col cellulare.

Siamo in quel di Tagliacozzo a passare le vacanze di Pasqua. Dopo aver adeguatamente festeggiato siamo desiderosi di muoverci un poco. Gianni propone una passeggiata dalle parti di Camporotondo a rivedere alcune grotte. Subito aderiamo alla sua proposta, Luna addirittura ulula dalla felicita’! Lasciamo la macchina in fondo all’abitato di Camporotondo, dove la strada asfaltata diventa sterrata. La nostra passeggiata inizia da qua. Facciamo un tratto di strada in piano e poi ci inoltriamo nel bosco. La strada prosegue in lieve salita, appena percettibile. Quando la strada inizia a salire notiamo qualcosa di interessante nel canalone alla nostra destra. Andiamo a vedere. C’e’ una recinzione.Ecco la grotta! Gianni decreta che si tratta del Pozzo della Neve. Facciamo un giro intorno, scatto una foto ricordo, Gianni prende il punto GPS della grotta e poi proseguiamo.

L’intenzione sarebbe quella di trovare anche un’altra grotta indicata nelle vicinanze. Continuiamo per circa un’ora a seguire la strada, ora in decisa salita. L’attento scrutare nei dintorni non ci porta a nuove scoperte. Arriviamo in un punto, una sella, dove la strada prende a scendere. Facciamo pausa valutando il da farsi. Luna e’ l’unica che vorrebbe proseguire. E’ in minoranza, quindi e’ deciso, si torna indietro. Gianni consulta la mappa e ci dice che proprio da questo punto e’ indicata la partenza di un sentiero che permette di fare un percorso ad anello. Lo imbocchiamo senza dubbi od esitazioni. Il sentiero ci evita tutti i tornanti che faceva la strada ed il ritorno si rivela velocissimo. Facciamo una breve sosta per farci qualche foto (solo Maria in realta’!) dentro un enorme tronco cavo poi riprendiamo il cammino. Pochi minuti e siamo di nuovo alla macchina.

Una uscita breve ma sentita e molto utile per smaltire poco poco il tanto cibo gustato per Pasqua.

Alla prossima.

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Inferniglio, Cavorso ed Arcinazzo- 08/04/2017

Con Gabriele a fare qualche giro per i Simbruini. Prima all’Inferniglio con Isabella, Domenico e Mario per accompagnare all’Inferniglio alcuni soci del CAI Tivoli. Quindi al Cavorso a far visita a Nerone ed Elia. Ed infine ad Arcinazzo per 4 chiacchiere sulle grotte locali con Mimmo.

La mattina verso le 9 Gabriele passa a prendermi. All’uscita dell’autostrada facciamo sosta per una veloce colazione poi proseguiamo per Subiaco dove facciamo un’altra sosta per prendere il canotto in sede. Equipaggiati di tutto il necessario andiamo all’appuntamento davanti alla villa di Nerone, no, non il nostro, si tratta dell’imperatore romano! Qui incontriamo tutto il resto del gruppo. Un rapido saluto e ripartiamo. Allo spiazzo vicino la grotta facciamo campo base per prepararci. Prima di indossare la muta vado a fare un giro verso l’Aniene che scorre poco sotto di noi. Bei posti, non c’e’ che dire. Peccato non aver portato la muta completa, altrimenti un tuffo lo avrei fatto volentieri. Andiamo a cambiarci, va…Alle macchine ferve l’attivita’. Quando siamo tutti cambiati Gabriele si incarica del briefing ovvero dello spiegone prima della grotta. Nel frattempo inizio a rendermi utile portando il canotto vicino all’ingresso. Torno in tempo per il termine del briefing, ci avviamo tutti verso la grotta. Con rapidita’ ed efficienza il canotto viene gonfiato a dovere. Ultimi preparativi. E poi via. Stiamo entrando in grotta. Poco prima di entrare ci si avvicina una gitante solitaria, e’ venuta a visitare l’ingresso della grotta ed e’ incuriosita dai nostri preparativi. Visto che stiamo entrando le chiedo se vuole sbirciare dentro anche lei per il primo tratto. Acconsente. Le mostriamo il lago mentre il gruppo si addentra. Fatto il mio dover di ospite, la lascio alle cure di Domenico che oggi non entrera’ in grotta per un fastidioso mal di schiena. Sapremo poi da lui di aver avuto una presenza internazionale poiche’ la ragazza e’ brasiliana.  Al laghetto ci distribuiamo i compiti, Gabriele, l’unico con la muta intera, sara’ il motore del canotto. Io saro’ all’arrivo per far sbarcare i nostri amici. Mentre Gabriele completa i preparativi, io attraverso svelto camminando sulle tavole semi-sommerse. Rispetto alla scorsa visita il livello dell’acqua e’ calato di almeno un palmo, ci si bagna fino a meta’ polpaccio. Presa posizione, diamo inizio al traghettamento. Il canotto e’ ampio e con 2 viaggi terminiamo. Terminato il primo trasbordo, Isabella, che ne faceva parte, va un poco avanti per tenere a bada i neo-esploratori che scalpitano. Arriva la seconda “ondata”. Gabriele guida il canotto con destrezza. Ora sta facendo le manovre per ormeggiare e far sbarcare tutti in sicurezza.. Fatta la salita con l’aiuto della corda, ci assiepiamo di fronte all’ostacolo successivo, un breve laghetto facilmente passabile con qualche contorsionismo. Gabriele si rituffa in acqua per dare assistenza durante il passaggio. Io sorpasso tutti per andare a fare accoglienza dall’altra parte. Ne approfitto per una foto al laghetto che stiamo per passare. Ecco il passaggio del contorsionismo. Nell’attesa che passino tutti facciamo sosta in ordine sparso. Riformiamo il gruppo per uno spiegone da parte di Gabriele. Mentre Gabriele spiega mi apparto un attimo per recuperare il cavalletto ed applicarlo alla fotocamera. Litigo poi con lei per ritrovare l’impostazione con tempi lunghi che mi serve. Quando il gruppo e’ quasi pronto a ripartire, sono pronto anche io. Faccio una foto di prova  ai laghetti appena passati poi rientro nei ranghi, chiudero’ la fila scattando foto. Gabriele ha quasi terminato di parlare di stalattiti e stalagmiti. Ripartiamo. Il tratto da percorrere non e’ lungo, pero’ e’ interessante e divertente per chi e’ alle prime esperienze. Passiamo accanto ad un altro laghetto poco profondo. Aspetto che passino tutti per tentare di nuovo una foto. Provo a scattarne alcune con il gruppo, pero’ i tempi lunghi ed il movimento non si conciliano affatto. Colleziono un sacco di “fantasmi”.  Questa e’ capitata in un momento di sosta, quasi buona. Anche questa potrebbe essere peggio. Ci fermiamo di nuovo tutti quanti, e’ arrivato il momento di “vedere” il vero buio. Spegniamo tutte le luci ed osserviamo un minuto di silenzio. E’ sempre affascinante e rilassante sentire la voce della grotta in questo buio inconcepibile all’esterno.  Finita anche la prova del grande buio riprendo a fare foto. Nel frattempo Gabriele termina il suo spiegone. Vado avanti a fare foto. Oramai siamo quasi al traverso. Anche oggi ci fermeremo dove inizia la corda. Ecco la corda del traverso. Faccio un salto a vedere in che stato sono gli attacchi del traverso. Non molto bene, devo dire. Aveva ragione Nerone nel dire che e’ il caso cambiarli. Riprendiamo la strada del ritorno. Io, che chiudo la fila, mi diletto a fare qualche foto. Qualcuna e’ venuta carina, ve le propongo senza troppe chiacchiere. Eccoci di nuovo in zona laghetto. Dobbiamo affrontare il passaggio scomodo e poi saremo al canotto.Questione di un paio di minuti ed eccoci in vista del canotto. E’ stato cosi’ gentile da aspettarci. Gabriele riprende il posto da “motore” del canotto immergendosi nell’acqua gelida ed iniziamo subito col primo viaggio. Mentre il canotto termina il suo viaggio ne approfitto per tentare alcune foto. Qua si vede bene il livello usuale dell’acqua. Fatto anche il secondo ed ultimo viaggio abbandono il presidio del molo di imbarco e traverso il lago usando la comoda passerella. Una rapida salita ci porta in vista dell’uscita. Prima di sgonfiare il canotto approfittiamo ancora di lui per una foto di gruppo. Per sicurezza ne facciamo anche un’altra, non facciamoci parlare dietro! Durante il breve tragitto di ritorno alle macchine proviamo a portare il canotto in piu’ persone ma a meta’ strada desistiamo, e’ meno complicato farlo da solo e poi non ha un peso proibitivo. Al campo base scendo direttamente all’Aniene per darmi una sciacquata. L’acqua sembra meno fredda rispetto alla volta scorsa. Un rapido cambio di abiti approfittando delle panchine poi ci mettiamo a prendere il sole gustandoci qualche chiacchiera. Isabella e Domenico prendono lezioni da Mario che insegna loro un esercizio per stirare la schiena. Una ultima tappa la facciamo alla vecchia mola, e’ la casetta proprio sotto di noi. Quello a sinistra, mi spiegano, e’ l’arco da cui usciva l’acqua canalizzata dopo aver mosso le pale del mulino. Questo e’ il vano in cui erano poste le pale del mulino. Pare fossero malridotte e che siano state definitivamente distrutte da ignoti vandali. Peccato. Il condotto di canalizzazione dell’acqua che alimentava la mola. Ora c’e’ una sorta di sbarramento. Visitata la mola, torniamo indietro. Sul ponte le nostre strade si dividono, il grosso del gruppo va a fare una passeggiata ricreativa per i sentieri lungo l’Aniene. Mario, Gabriele ed io, piu’ golosamente, riprendiamo le macchine per andare al ristorante di Valerio per salutarlo e gustare un buon piatto di fettuccine. Di questo lauto pasto non ho avuto cuore di fare foto, vi posso assicurare pero’ che e’ stato all’altezza delle aspettative. Dopo le fettuccine riprendiamo le macchine. La nostra meta e’ la grotta di Cavorso, in verita’ ha un nome piu’ complicato, ma non lo chiedete a me. Quando arrivo trovo un fervere di attivita’. Non ero mai capitato in un cantiere archeologico e rimango ad osservare a lungo un mucchio di giovani che lavorano stretti in pochi metri quadri. Ma quello lo conosco…e’ Elia! Anche lui e’ arruolato come archeologo?!? Non poteva mancare Nerone, anche lui dedito alla ricerca archeologica, chi lo avrebbe mai detto?Conosco anche l’archeo-professore a capo dello scavo, e’ simpatico e cordiale, ma non conoscendolo bene mi astengo dal fotografarlo. Vinta la titubanza iniziale gli chiedo permesso di entrare in zona scavi per dare uno sguardo. Uno dei ragazzi mi presta il suo casco per evitare che io possa farmi male in questo ambiente ostile. Peccato che il casco non abbia la luce. Intravedo la prosecuzione ma posso solo fare una foto col flash e tornarmene indietro…meglio cosi’, se dovessi inzaccherare i vestiti buoni potrei incorrere nelle ire di Betta! Uscendo faccio foto al cantiere ed al simpatico gruppo di giovani che vi lavora. Gabriele e Nerone sono persi in chiacchiere speleo-archeologiche. Purtroppo il tempo e’ tiranno e dobbiamo andare se non vogliamo dare buca all’ultimo appuntamento della giornata. Un saluto collettivo a tutto il simpatico gruppo archeologico e poi partiamo per le macchine. L’ultimo tratto di salita per Gabriele. Mario non e’ da meno. Eccoli insieme durante l’ultimo tratto di strada. Tanto per non perdere l’abitudine vado dalla parte opposta della strada dove c’e’ una spaccatura. E’ buio e si vede nulla, ci scatto una foto. Facciamo gli adeguati saluti con Mario poi prendiamo la strada per Arcinazzo. Nerone ha consigliato di proseguire dritti senza tornare indietro a Subiaco, e quindi di passare per gli Altipiani di Arcinazzo. Noi cosi’ facciamo. Eccoci infine alla piazza principale di Arcinazzo. Il nostro amico e’ gia’ qui che ci aspetta.  Ci propone di andare al bar per stare comodi e bere qualcosa. Sposo la sua proposta con entusiasmo, ho una sete da matti. Ecco Mimmo e Gabriele durante la chiacchierata sulle grotte del posto. Un incontro interessante e che magari potra’ avere qualche sviluppo in futuro. Ora pero’ si e’ fatto tardi, noi dobbiamo ancora fare un passaggio a Subiaco per posare il canotto in sede. Torniamo alle macchine, sempre chiacchierando di cose ipogee, e poi ci salutiamo. Eccoci infine a Subiaco. L’ultima tappa per portare a nanna il canotto.Quando si dice portare un canotto con eleganza.I muri che sovrastano l’ingresso della sede, sarebbero una buona palestra.
Ed ecco la sede. Il rientro e’ tranquillo, col sole che cala mano a mano che ci avviciniamo a Roma.Una giornata non molto impegnativa fisicamente ma indubbiamente variegata grazie alla verve organizzativa di Gabriele. Alla prossima.

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Ciaspole – 01/04/2017

Uscita alla grotta delle Ciaspole per fare il rilievo. Con Mirko, Fabrizio, Andrea, Francisco, Paolo, Nerone, Tarcisio, Gianluca ed io.

Stavolta sono solo a partire da Roma, quindi poco prima delle 8 prendo la macchina e vado. Alle 9.15 sono al solito bar. Parcheggio insieme a Fabrizio, arriviamo nello stesso momento. Dopo i saluti aspettiamo che ci raggiungano anche Tarcisio, Nerone e Gianluca e ce ne andiamo a fare colazione. Sentiamo Mirko per telefono, arriveranno in ritardo. Fabrizio ed io impieghiamo il tempo scendendo fino da Erzinio a prendere della pizza. Quando torniamo c’e’ ancora da attendere e ci uniamo agli altri che stanno seduti davanti al bar chiacchierando e prendendo il sole. Finalmente arriva anche Mirko col resto del gruppo. Altra salva di saluti con i nuovi arrivati, una puntata all’alimentari per le loro vettovaglie e poi finalmente possiamo partire. Prendiamo commiato da Gianluca che occupera’ la giornata con alcune grotte di recente scoperta in zona Campovano. Stavolta la neve non dovrebbe essere di intralcio, non piu’, saliremo quindi fino a Campo Catino per prendere la strada alta ed arrivare con le macchine molto vicino alla grotta. Come ci aspettavamo, la neve e’ quasi solo un ricordo. Dappertutto, tranne che in 2 punti della strada dove rischiamo di dover fare dietrofront. Sono salito in macchina con Fabrizio abbandonando la mia al parcheggio di Guarcino. E’ stata una ottima idea visto lo stato della strada. Fabrizio e’ indeciso sul punto dove fermarsi pero’ poi riconosce il posto ed accosta. L’arrivo degli altri ci conferma la giustezza della scelta. Iniziamo a prepararci. Ecco Tarcisio e Nerone, sono pronti a tutto, Nerone non perde tempo ed ammorba l’aria con il fumo della sua inseparabile pipa. Tutti pronti? Ok, chiudiamo le macchine ed andiamo. Mirko prende la testa del gruppo e si avvia deciso verso la grotta. Lo seguo. Sono davvero pochi metri, ho appena lasciato le macchine alle spalle e gia’ la vedo. Gli altri arrivano quasi subito. Eccoci tutti qua.La grotta. Non sembra piu’ asciutta della volta scorsa. Foto di gruppo, uno squadrone! Facciamo 2 squadre, Paolo, Mirko ed io andremo avanti a vedere cosa fare per andare avanti. Tornando indietro faremo il rilievo. Tarcisio, Nerone e Fabrizio si fermeranno a meta’ per allargare alcuni punti ancora ostici. Andrea e Francisco decideranno sul momento come muoversi. Scendendo tento qualche foto frettolosa ma senza risultati apprezzabili. Gli ambienti, se anche non sono comodissimi da percorrere, sono molto larghi quindi la mia fotocamera non ce la fa proprio a scattare foto con un senso compiuto senza una adeguata preparazione. Il massimo che riesco ad ottenere e’ un nero quasi indistinto. La strettoia dove i miei amici erano fermi la volta scorsa, alla mia prima discesa. Ora hanno passato il punto stretto e si puo’ proseguire. Aspetto che passi Mirko per capire come affrontare la strettoia. La sosta serve a poco perche’, quando arriva nella zona di interesse, e’ oramai scomparso alla vista. Dovro’ affidarmi ai sensi. Mi infilo a piedi in avanti e “brucheggio” per la decina di metri che mi separa dalla strettoia finale. Inizia il punto stretto. Mi devo mettere in diagonale col corpo per assecondare la roccia. Dietro di me sento Mirko che cerca di darmi indicazioni. Non mi sembra poi cosi’ stretto, procedo senza troppi affanni. Sono con i piedi fuori. Li poggio dopo un sasso e posso sfilarmi col resto del corpo. Fatto! La frattura riprende, inclinata a 45°, ampia quasi una decina di metri ed alta circa un metro. La scendiamo fino a quando e’ fisicamente percorribile poi vedo Mirko spostarsi di lato strisciando in un cunicolo con un letto di ghiaia fine e terra. Davanti a noi sento Paolo, e’ fermo nel punto dove inizia la zona nuova da vedere. Visto che siamo quasi arrivati, me la prendo comoda e impiego qualche minuto a togliere ghiaia e terra per allargare e facilitare il passaggio del cunicolo. Smetto quando sono soddisfatto. Mi sono gelato le mani facendo questo lavoro, intorno alle rocce che sposto c’e’ uno strato di brina bianca, lo osservo bene, e’ proprio ghiaccio! Quando raggiungo i miei amici comunico loro la cosa. Paolo ha con se un orologio multifunzione con la misurazione della temperatura. Ha rilevato 5° C. Ecco spiegato il ghiaccio. Naturalmente oltre al ghiaccio non manca lo stillicidio, infatti siamo gia’ tutti fradici. Tutti ben inzeppati nello stretto spazio davanti alla possibile prosecuzione facciamo il punto della situazione. Allora, davanti a noi c’e’ da scavare, sopra di noi c’e’ una piccola sala comoda come sala d’attesa. Deciso che si deve scavare ed in quale direzione, Mirko si impossessa della mazzetta ed inizia a lavorare assistito da Paolo. Io, per non essere di intralcio e per non restare fermo sotto lo stillicidio, me ne salgo alla saletta. Durante il lavoro ci raggiungono anche Andrea e Francisco ma, visti gli spazi ristretti ed il freddo intenso, dopo qualche minuto decidono di tornare indietro. Il lavoro prosegue, stavolta non vengo chiamato in causa per fare la mia parte quindi aspetto pazientemente nella saletta. Lo stare fermo mi procura un picco di freddo, inizio a tremare come una foglia. Mi faccio coraggio e prendo la decisione di cambiarmi. Stare a torso nudo con il perfido stillicidio che imperversa non e’ piacevole affatto, pero’ dopo, con un paio di magliette asciutte addosso la situazione migliora notevolmente. Una fatica ben ripagata. Come premio mi concedo un lauto spuntino a base di pizza ripiena di mortadella. Intanto arrivano aggiornamenti dalla zona scavo. Dopo il punto stretto iniziale, hanno raggiunto un punto leggermente piu’ largo. La speranza che il largo continuasse viene subito frustrata. Ci sara’ di nuovo da lavorare ma ora sono sfiniti dal freddo. Mi raggiungono nella saletta. Vediamo una possibile prosecuzione sopra di noi ed impieghiamo alcuni minuti per allargarla a suon di mazzettate. Alla fine e’ abbastanza larga perche’ Mirko si possa infilare. Il responso non e’ incoraggiante, stringe quasi subito e non sembra promettere altro. Mirko ne esce e facciamo consiglio per decidere il da farsi. Siamo tutti e 3 fradici e tremanti dal freddo. Stabiliamo che e’ il momento di levare le tende e fare ritorno. Fedele a quanto stabilito come programma, inizio a prendere il necessario per fare il rilievo. Prendo il mio fido cellulare, lo accendo, lo inserisco nella sua custodia ed inizio a “sditacchiare” su Topodroid per impostare il nuovo rilievo. Controllo il distox, verifico per scrupolo che lui e la bussola diano la stessa direzione e mi dichiaro pronto. Nel frattempo anche Mirko ha preso dallo zaino il suo distanziometro. Visivamente e’ identico al mio, pero’ non e’ ancora stato modificato a diventare Distox2 quindi non ha la bussola ed il bluetooth. Spiego queste differenze a Paolo e Mirko quindi decidiamo che faremo doppio rilievo, io col distox, Mirko alla “vecchia” con disto laser e bussola a parte. Paolo, armato di quaderno e matita,  segnera’ i punti dettati da Mirko e ci fara’ da segnaposto per la battuta successiva, avanti a noi. Iniziamo con tante buone intenzioni ma gia’ alla terza battuta ci dichiariamo sconfitti dal freddo. Tra tutti e tre sembriamo un concerto di nacchere! Alla fine, da un rilievo doppio, ci rassegniamo a tentare una semplice poligonale prendendo i punti col distox, senza scaricarli sul cellulare. Un salto nel vuoto insomma. Anche questa tecnica, notevolmente piu’ veloce, si rivela disagevole negli stretti e fangosi ambienti della grotta. Ogni tanto mi ritrovo a dovermi spalmare nel fango con somma gioia. Tanto per farla completa, nella lunga strettoia, quella dove eravamo fermi la volta scorsa, devo prendere il punto almeno una decina di volte perche’ il distox si rifiuta, dando con impertinenza e pertinacia un deplorevole errore “Info xxx”. Gli ultimi metri e’ un vero e proprio rivoltarmi nel fango gelido, un piacere unico. Quando esco per fortuna la temperatura esterna e’ piu’ che gradevole. Provo a fare qualche foto ma anche la fotocamera e’ provata dal bagno di fango, anche se l’ho tenuta al riparo dentro la tuta non e’ uscita indenne dalla prova. Tentativo di selfie.Le foto che seguono non sono opera mia ma del fido radiologo, Fabrizio. Questo e’ il nostro arrivo.

Un abbraccio di fango.Sulla macchina troviamo le tracce di una visita. E’ passata Anna con l’intenzione di seguirci in grotta ma ha avuto un problema (lascio scoprire a voi quale leggendo il suo simpatico biglietto) e ha dovuto abbandonare.

Una volta vestiti ed imbustato a dovere tutto il lordume fangoso possiamo ripartire alla volta di Campo Catino dove ci dirigiamo al bar. Dentro troviamo ad aspettarci il resto dei nostri amici, Anna e Gianluca compresi. Un rapido spuntino ed un aggiornamento su quanto fatto nel corso della giornata ci occupa per circa un’ora. Fatto quel che si deve Fabrizio ed io prendiamo commiato e ce ne scendiamo a Guarcino. Il solitario e tranquillo ritorno a Roma conclude la giornata, fredda fredda ma pur sempre interessante. Alla prossima.

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Inferniglio – 26/03/2017

La mattina a Tivoli a visitare la Voragine di MonteSpaccato ed il pomeriggio ad accompagnare all’Inferniglio un allegro gruppo di aspiranti attrici. Con Livia, Nerone, Maurizio, Giuseppe, Gabriele ed io.

Complice il blocco del traffico a Roma, siamo andati con la mia macchina che ha potuto cosi’ sfoggiare la sua “GPLlita’”! Siamo i “soliti” a partire da Roma, Gabriele, Giuseppe ed io. Come se non bastasse, oggi inizia anche l’ora legale. Noi pero’ la inganniamo dandoci appuntamento alle 10 a Tivoli, una cosa quasi comoda.

Il luogo di ritrovo e’ all’arco dove c’e’ il bivio per andare al Catillo, alla palestra di arrampicata. Ecco un trio formidabile, Giuseppe, Gabriele e Giancarlo. Quando siamo tutti ci spostiamo in massa al bar in piazza per un rinforzo di colazione. Mentre aspetto il cappuccino scatto una foto al panorama! Espletato il bisogno primario di cibo ci dirigiamo verso la nostra meta, la voragine di MonteSpaccato. Sono anni che ne sento parlare ed oggi sono contento perche’ mi togliero’ finalmente la curiosita’. Strada facendo inizio a dubitare di riuscirci. Siamo una bella fila di macchine con quella di Domenico in testa. Prima imbocchiamo la strada per Carsoli…e torniamo indietro. Un giretto per Tivoli ed imbocchiamo un’altra strada…ma nemmeno questa e’ giusta. Altro giretto per Tivoli poi imbocchiamo la strada per San Polo. Mi ricordavo vagamente l’associazione Voragine-SanPolo ma, conoscendomi, non osavo manifestare questo inconsueto sprazzo di memoria. Comunque alla fine quest ultima si rivela quella giusta. Sali, sali e sali ancora arriviamo quasi in cima dove parcheggiamo in un ampio spiazzo. Il panorama da qua e’ fantastico. Presi gli zaini ci avviamo. Strada facendo non posso esimermi dallo scattare foto a piu’ non posso. Procediamo lenti ma decisi. Io sono scarico perche’ ho deciso di non portare l’attrezzatura per non avere tentazioni. Noi, il gruppetto della mia macchina, abbiamo poco tempo, nel primo pomeriggio dobbiamo essere a Subiaco con tanto di pranzo fatto. Ci avviciniamo a quello che sembra un campo di atterraggio. Lo attraversiamo e passiamo oltre. Ora dobbiamo solo cercare la grotta. Domenico e’ fiducioso, si tratta di una spaccatura di 20 metri per 2, non possiamo non vederla. Iniziamo la ricerca sparpagliandoci ai 4 venti. Proviamo a seguire il sentiero, magari porta proprio alla grotta. Troviamo una spaccatura. Con Michela la osserviamo. Se e’ questa, le dimensioni che ha dato Domenico erano sovrastimate di molto. Questa sembra circa 8 metri per 2, ad essere generosi. L’ingresso non e’ promettente. Il resto del gruppo e’ ancora in cerca in ogni dove. Mentre siamo intenti nelle nostre considerazioni circa la spaccatura… …sentiamo chiamare da poco piu’ in basso. E’ Domenico, ha trovato la voragine vera ed unica! Lo raggiungiamo evitando di scivolare dentro alla impressionante spaccatura che ci si apre davanti quasi all’improvviso. Eccola finalmente! Pian pianino il gruppo si riforma vicino alla grotta. Nel frattempo io giro facendo foto. Iniziano le attivita’ d’armo. Per noi 3 pero’ si e’ fatto quasi tardi. Richiamo svelto all’ordine Gabriele e Giuseppe e dopo alcuni minuti di saluti riusciamo a partire per tornare alla macchina. La salita non e’ cosa da poco ma la affrontiamo impavidi. Eccoci infine allo spiazzo dove abbiamo lasciato la macchina. Un rapido spostamento ci porta fino a quel di Subiaco, al ristorante dei genitori di Valerio. Li abbiamo avvertiti che abbiamo fame ed i minuti contati. Facciamo affidamento su di loro per soddisfare la fame nel poco tempo a disposizione.  Non ci deludono! No, direi proprio di no! Fatto il pranzo, scendiamo a Subiaco alla piazza della ex-cartiera (non sapevo che a Subiaco ci fosse mai stata una cartiera, me lo spiega Nerone al suo arrivo). Dopo il caffe’ in piazza ci spostiamo al sole. Ci troviamo Livia e, dopo qualche minuto, arriva anche Maurizio. Maurizio, pensoso, al fontanile. Fa la sua porca figura. Quando arriva il gruppo da accompagnare ci muoviamo verso la grotta. Nerone ci dice che sono un gruppo di attrici o aspiranti tali che stanno frequentando un corso di recitazione. Sembra che l’acqua sia uno dei temi che devono approfondire durante il corso. Vengono all’Inferniglio appunto per un contatto inusuale con l’acqua. Gabriele versione Dorellik! Nerone che sfoggia con la consueta eleganza la sua mise versione molto casual. Arriviamo alla grotta e gia’ sono sudato fradicio. Entro subito all’ombra mentre Maurizio e Livia si apprestano a gonfiare il canotto. Il gruppo e’ tutto davanti alla grotta. Nerone si trasforma in perfetto cicerone e spiega cosa faremo oggi. Si entra. Il primo scivolo lo passiamo senza problemi. In riva al primo laghetto iniziamo il passaggio con il canotto. Ecco il laghetto. Nerone prosegue con l’intrattenimento verbale delle nostre ospiti. Come Nerone spiega loro, il canotto sara’ la cosa piu’ bagnata con cui entreranno in contatto oggi. Si dovranno rassegnare ad avere le terga bagnate zuppe per tutta la permanenza in grotta. A 2 per volta l’intero gruppo viene traghettato dalla parte opposta.  Io sono da questa parte a filare la corda, Giuseppe dall’altra parte la recupera e Gabriele, il piu’ impavido, nuota accanto al canotto. Un saluto prima di partire, non si sa mai! Dopo il primo laghetto proseguiamo camminando. Nerone intrattiene amabilmente il gruppo con varie soste di spiegazioni ed aneddoti. Non manca nemmeno la sosta con spegnimento delle luci per assaporare il “vero buio”. Arrivati al laghetto successivo ci sarebbe da passare un traverso su corda un poco impegnativo. Alcune ardimentose iniziano ad approcciarlo ma Nerone dichiara chiusa la gita per oggi. Meglio, cosi’ magari restera’ loro la curiosita’ di tornare in grotta. Visto che ho la muta e che sono arrivato sin qui vado avanti qualche metro sguazzando nell’acqua mentre il gruppo prende la via del ritorno.Quando torno sui miei passi trovo tutti al passaggio che preclude al primo laghetto, quello col canotto. Per essere alla prima esperienza se la cavano tutti bene. Eccoci in riva al laghetto, pronti per il traghettamento. Io inizio a traversare mentre Gabriele prende posto in acqua e Giuseppe si occupa dell’accoglienza.Anche il passaggio di ritorno si svolge tranquillamente e senza intoppi. Mano mano che scendono dal canotto indirizzo tutti all’uscita in maniera che evitino di prendere freddo. Eccoci fuori. Naturalmente, ora che siamo bagnati, non c’e’ piu’ il sole e tira un bel vento freddo. Un piacere togliersi la muta. Il gruppo e’ quasi pronto a ripartire. Lancio un saluto collettivo e vado a cambiarmi.Termina cosi’ una giornata interessante. Alla prossima.

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