Benvenuto!

Io!Ho sempre voluto tenere un diario con le relazioni delle uscite e delle esperienze in ambito speleologico.

Con questo blog posso avere il mio diario ed inoltre condividere le esperienze che faccio.

Ho iniziato ad agosto 2012 a raccontare le mie avventure ipogee. Spero vi stiano piacendo. Nel caso ne aveste voglia, e’ sempre apprezzato lasciare un commento!

Cosa trovate nel blog? Le relazioni delle gite del fine settimana. Ogni tanto mi spingo a recensire qualche ristorante. Cerco di condire le parole con tutte le immagini che posso.

Ho inserito un paio di sezioni dedicate ai ricordi. Nella prima ho riportato le relazioni delle spedizioni speleologiche a cui ho partecipato. Nella seconda ho iniziato ad inserire immagini di uscite, fatte nel passato, che ritrovo curiosando tra i mucchi di foto che ho salvate sul pc (il piu’ delle volte sotto l’illuminante titolo “varie”!).

Buona lettura e di nuovo benvenuto!
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Doppio Rum – 14/04/2019

Di nuovo a scavare a Doppio Rum, con Angelica, Giuseppe ed io.

Cambia la squadra ma la destinazione rimane la stessa, tutti a Doppio Rum a vedere di dare luce al prossimo passaggio. La mattina ci incontriamo al parcheggio alla Rustica, nominiamo Angelica pilota per la giornata e partiamo.

Io vado davanti a fare da copilota, Giuseppe dietro a guardarci le spalle.

Prima di tutto una bella colazione da Cicchetti, poi veloci al magazzino a prendere il necessario. Giuseppe ha lasciato tutto il suo armamentario nelle puglie quindi oggi andra’ con la tuta di Nerone e gli attrezzi di Gabriele.

Un’ultima pausa all’alimentari a Livata e poi siamo a Campo dell’Osso. Parcheggiamo esattamente, millimetro piu’, millimetro meno, dove si era parcheggiato Gabriele la volta scorsa. Iniziamo a prepararci avvolti da un freddo pungente.

A fine vestizione, foto di gruppo.

Si parte.

Pochi passi ed arriviamo alla piana con gli ultimi scampoli di neve.

Salitina finale, la affronto col fiatone perche’, come la volta scorsa, sono intento a sgranocchiare un pezzo di pizza.

Ed eccoci arrivati alla grotta. I miei amici non ricordano dove sia e non vedono il recinto che protegge l’ingresso. Faccio il “cattivo” e li faccio continuare dritti per qualche metro prima di imboccare per la grotta.

Me la cavo con qualche improperio borbottato mentre tornano indietro. Vado subito a recuperare la corda verde poi, per par condicio nei confronti di Valentina, Giuseppe si incarica di seguire Angelica mentre esegue i nodi attorno all’albero per fissare la corda.

Mentre loro “giocano” con corde e nodi, io accendo il DistoX e prendo alcuni punti. Andando a guardare il rilievo mi sono accorto che me ne mancano alcuni proprio all’ingresso.

Quel discolo di Giuseppe, per vendicarsi dello scherzo di poco prima, si impossessa della fotocamera e riempie la scheda di memoria con foto di me ed il fido DistoX.

Angelica termina con i nodi ed inizia ad entrare.

Anche io ho terminato con i rattoppi al rilievo e la seguo. Da appena dentro ricambio il favore a Giuseppe riprendendolo in attesa del suo turno.

Visto che la grotta e’ praticamente tutta una sola verticale, l’ordine d’ingresso lo manterremo fino in fondo. Per prima Angelica, poi io e quindi Giuseppe.

Angelica inizia la discesa del primo pozzo, io la seguo sull’altra corda.

Al terrazzino di fango aspettiamo Giuseppe.

Al suo arrivo Angelica riparte, passa il frazionamento ed arriva alla base del primo pozzo.

Il primo passaggio, comodo per Angelica, strettoia per me!

Aspetto che si sistemi prima di incastrarmi a mia volta.

Quando mi districo dal freddo abbraccio delle pareti di roccia, lei e’ quasi arrivata in fondo.

Seguono poi i due meandrini in discesa frutto del duro lavoro di scavo di tante persone.

Dall’alto seguo Angelica mentre affronta il primo.

Un vago moto di invidia mi prende quando vedo che lei passa quasi a spalle dritte dove io devo passare di lato ed evitare respiri ampi per non incastrarmi di torace

Come pensavo passa senza problemi…piccole strettoiste crescono. Inizia la discesa del pozzo successivo mentre io completo il mio campionario di sbuffi ed ansimi.

Ancora alla base del pozzo e via con il passaggio successivo, anche questo scavato con tanta fatica.

Arrivati all’attuale fondo, sistemiamo le nostre robe e poi facciamo uno spuntino in attesa che scenda Giuseppe con il materiale da scavo. Quando arriva e siamo tutti pronti diamo inizio ai lavori. Per primi scendiamo Angelica ed io. Le mostro il lavoro fatto la volta scorsa e le chiedo di infilarsi nello stretto per andare a vedere cosa c’e’ oltre e verificare se almeno lei riesce a scavare piu’ avanti. Acconsente e si insinua tra le pareti. Si affaccia dopo la curva e conferma la seconda curva vista da Valentina la volta scorsa. Per tornare indietro fatica un poco, cosa che ci convince a tornare indietro almeno di un metro e riprendere gli scavi da li’.

Continuiamo a lavorare di buona lena dandoci il cambio o per sopraggiunta stanchezza dello scavatore o per inizio di freddo “dell’attendente”.

In capo ad un paio, anche 3, ore qualche risultato inizia a vedersi, nulla di eclatante, pero’ ora almeno Angelica entra comodamente a vedere oltre.

Facciamo un primo tentativo di fare foto dopo la curva ma ancora e’ troppo stretto per poter operare in maniera ottimale.

Continuano i turni di scavo, Angelica durante il suo momento di pausa si prepara una sigaretta, ufficialmente per “vedere” se tira aria. Purtroppo deve rinunciare al suo piacevole esperimento scientifico perche’ ha dimenticato l’accendino. In compenso pero’ ha portato la GoPro, cosi’ tra una scavata e l’altra ci facciamo anche i video. Mentre sono io a riposare, Angelica e Giuseppe fanno un’altra prova fotografica.

Stavolta i risultati sono migliori, ecco le prime immagini di quel che c’e’ dopo la curva che ci impedisce il passaggio…in effetti c’e’ proprio un’altra curva.

Ora Angelica arriva senza sforzo dove all’inizio aveva faticato un poco. Visivamente non si nota una gran differenza, pero’ c’e’.

Ora almeno lei si affaccia comodamente per vedere oltre la curva. Di passarla non se ne parla ancora, ma ci arriveremo. Preso dalla curiosita’ mi infilo anche io a vedere, mi affaccio alla curva con la testa ed il collo stesi al massimo e riesco a togliermi la soddisfazione di vedere con i miei occhi cosa c’e’ oltre. Una piccola soddisfazione, ma e’ meglio di nulla. Ad essere sinceri anche Giuseppe ora si muove bene dentro la strettoia, ma anche per lui manca qualche centimetro per stare proprio comodo.

Ecco qua una Angelica contenta e completamente mimetizzata dal fango che le ha impregnato la tuta.

Il buon Giuseppe, l’unico cosi’ provvido da aver portato l’orologio, ci avverte che sono le 5 del pomeriggio, e’ una buona ora per uscire. Cediamo volentieri al piacevole pensiero di una buona cena. Mentre ci prepariamo a salire noto un particolare che prima mi era sfuggito. La circolazione dell’aria e’ cambiata. Quando siamo arrivati la grotta “tirava” l’aria verso dentro, ora la ributta fuori. Sara’ cambiata la temperatura fuori? Condivido la cosa con i miei amici ma anche loro non hanno ipotesi da fare in merito. Prendiamo nota mentalmente della cosa, finiamo di prepararci e partiamo. Stavolta e’ Giuseppe ad andare avanti, seguito da Angelica e quindi io a chiudere la fila. Giuseppe ci da’ la libera dopo aver salito l’intero pozzo, un P30 circa, contiamo quindi che lo rivedremo solo fuori.

Angelica ed io saliamo invece a distanza di un frazionamento. Come la volta scorsa con Valentina, anche con Angelica ci ritroviamo al terrazzino fangoso e usiamo le 2 vie per salire assieme.

E’ piacevole salire un pozzo facendo chiacchiera tra una pedalata e l’altra, si sente meno la fatica.

Nonostante il vapore che emano, riesco a fare una foto verso l’alto dove ancora filtra la luce del sole. Vista confortante.

Ancora una volta abbiamo dimenticato di regolare l’imbrago di Angelica. La nostra recidiva dimenticanza costa dei simpatici dolori alla nostra amica, per fortuna solo negli ultimi metri di pozzo.

Nell’ultimo tratto vado avanti per non intralciare Angelica e liberare svelto il passaggio per l’esterno. Pochi minuti e siamo tutti fuori.

Giuseppe e’ rimasto ad aspettarci perche’ la temperatura fuori e’ decisamente accettabile. Anche se con la mano tremula, decido che si e’ meritato una foto.

Appena riuniti, prendiamo il sentiero per tornare alla macchina, temperatura accettabile o no, siamo comunque bagnati fino alle ossa ed i vestiti asciutti sono una piacevole prospettiva.

Quando siamo tutti ritornati in sembianze umane e con vestiti caldi addosso, decidiamo di aver meritato una buona cena per suggellare la bella giornata. Saltiamo quindi in macchina e sulla strada del ritorno facciamo tappa a Marano per un piatto di pasta. Il ritorno e’ come al solito sonnacchioso e senza storia, la guida sicura della nostra pilota ci porta in un battibaleno fino a destinazione. Alla prossima.

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Doppio Rum – 07/04/2019

Alla Doppio Rum per fare il rilievo, con Valentina, Gabriele ed io.

Stavolta siamo una piccola squadra. La mattina Gabriele passa a prendermi poi andiamo al parcheggio Metro della Rustica a prendere Valentina. Alla Metro troviamo anche un simpatico gruppo di amici, primi tra tutti Rosa e Stefano. Molti non li conosco, ma li saluto comunque con allegria. Poi Gabriele mi spieghera’ che sono del gruppo Gullivert e stanno facendo una uscita di corso. Dopo aver completato la nostra squadra, partiamo decisi alla volta di Subiaco. La sosta “colazionatoria” da Cicchetti e’ oramai una abitudine gradita e consolidata. Quando riprendiamo la macchina per proseguire, facciamo il censimento di quel che ci serve per portare a termine il programma giornaliero. Concludiamo di avere gia’ tutto il necessario, possiamo evitare di passare al magazzino del gruppo. Tiriamo dritti su per Livata. Strada facendo telefono a Maurizio per sapere se ha voglia di unirsi a noi, purtroppo non riesco a parlarci. Gabriele propone di fare sosta all’ospedale per un saluto a Nerone. Accettiamo ben volentieri. Lo avvertiamo della visita e saliamo al suo reparto. Nerone in divisa da lavoro e’ uno spettacolo da non perdere, ho scordato in macchina la fida fotocamera, pero’ rimedio con il cellulare. Eccolo in tutto il suo splendore mentre iniziamo a salutarci per andare…dico cosi’ perche’ con Gabriele i saluti di commiato prendono sempre una porzione considerevole del tempo di una visita!Tra una sosta e l’altra, ne facciamo un’altra per le cibarie, finalmente arriviamo a destinazione. Il tempo non e’ dei migliori ed il cielo e’ grigio, ma ancora non piove. Iniziamo a prepararci.Foto sull’ultimo lembo innevato.Mentre camminiamo sbocconcello la pizza acquistata all’alimentari di Livata. E’ complicato masticare, camminare e chiacchierare in contemporanea, ma con qualche ansimo, ci riesco. Foto di gruppo con pizza modellata artisticamente ad ometto.Eccoci in vista della grotta.Gli ultimi metri, indico il caratteristico recinto neroniano a Valentina, lei e’ la prima volta che viene alla grotta.Eccoci all’ingresso. Ultime sistemazioni prima di entrare.Tra una foto e l’altra, io preparo l’attrezzatura per il rilievo mentre Valentina e Gabriele fanno esercizi coi nodi e sistemano la corda iniziale.Si parte. Sono quasi le 11.Entro prendendo i punti col DistoX. Per il primo tratto faro’ solo la poligonale perche’ a casa ho gia’ il vecchio rilievo fino al vecchio fondo, lo ha fatto Gabriele anni fa. Ci ammucchiamo tutti alla partenza del primo pozzo e partiamo per la discesa.Sfrutto biecamente i miei amici costringendoli ad indicarmi il punto per il caposaldo successivo.A meta’ pozzo, al terrazzino fangoso, ci raduniamo nuovamente.Gabriele parte per primo per la seconda parte del pozzo. Noi rimaniamo immobili per non tirargli dietro palle di fango misto a sassi.Dopo di lui parte Valentina. Io per ultimo a continuare il rilievo.Il pozzo successivo parte dopo un passaggio stretto ma breve, Gabriele si infila.Eccolo mentre scompare nella frattura.Arrivato alla corda, puo’ partire Valentina.Valentina si sistema comoda ed attende la libera da Gabriele. Quando parte pure lei, mi avvicino io, continuando a giocare col DistoX. I passaggi successivi sono quelli piu’ ostici, ogni pozzo e’ preceduto da un cunicolo allargato a viva forza in lunghi anni di lavoro, da tanti speleo, tra i quali Gabriele. Passarli con tutti gli ammennicoli da rilievo che ho appesi al collo mi richiede alcuni sbuffi e molti sospiri. Delle foto mi scordo proprio. Arriviamo cosi’ al “vecchio” fondo. L’esplorazione era ferma qua da ben 4 anni. L’ultimo tratto allargato e’ in corrispondenza alla base del vecchio fondo. Anche questo si presenta come un lavoro titanico. Il passaggio ricavato ci permette di accedere alla zona nuova. Da qua iniziamo il rilievo vero e proprio. Il nuovo pozzo e’ ampio e sembra proseguire anche verso l’alto. Scarica ancora un poco, i miei amici si tengono bene al riparo mentre scendo.Arrivo al terrazzo intermedio e rivedo i miei amici. Sono inzeppati in fondo al “nuovo”, speriamo temporaneo, fondo.Per sicurezza faccio un’altra foto, senza tener conto del fango sull’obiettivo, raccolto durante l’ultimo passaggio stretto.Eccoci ricongiunti.Vado avanti a prendere i punti fino a dove inizia la parte ancora da allargare. Fatto questo, chiudo il rilievo e ripongo l’attrezzatura. Nel frattempo Gabriele e Valentina fanno un veloce spuntino. Mi unisco a loro e poi iniziamo a lavorare per allargare. Praticamente ora, dopo l’ultima uscita di Nerone e Valerio, si puo’ andare avanti un altro paio di metri fino ad un ambiente un pelo piu’ largo dove ci si affaccia su un meandro, nel primissimo tratto largo non piu’ di un palmo. I cambi in zona lavori sono dettati dal freddo. Uno solo di noi puo’ stare avanti a scavare. Quando qualcuno di chi sta fermo inizia ad accusare il freddo, ci si scambia. L’uso di mazzetta e scalpello permette di recuperare velocemente una buona temperatura interna.Nelle uscite precedenti, le lunghe attese devono aver scatenato l’estro artistico di qualcuno, ne troviamo le prove in un pregevole manufatto appoggiato alla parete.Valentina al lavoro, vado a vedere come procede. Abbiamo deciso di utilizzare i sassi che togliamo da davanti a noi per creare degli scalini dietro che facilitino salita e discesa in zona lavori.Andiamo avanti parecchio alternandoci spesso. Il lavoro procede bene. Valentina ha il fisico adatto ad assumersi il ruolo di strettoista e quindi appena possibile la mandiamo a vedere cosa succede avanti.Non ci sono notizie ottime, Valentina riesce ad andare avanti un paio di metri poi il meandro, ritorna ad essere stretto un palmo. Dove restringe fa una curva a sinistra ad angolo retto e, come se non bastasse, un metro piu’ avanti ne fa un’altra ancora ad angolo retto ma a destra. La grotta non si concede mai facilmente, ma questa vuole proprio esagerare. Comunque di aria ce n’e’ e le difficolta’ non ci spaventano. Per oggi abbiamo fatto abbastanza, torneremo. Ci riuniamo alla base dell’ultimo pozzo per darci una sistemata e ricomporre gli zaini. Gabriele sembra avere la barba bionda, ma non vi lasciate ingannare, e’ il fango.Valentina inizia a salire. Io la seguo ad un frazionamento di distanza ogni volta che posso. Gabriele parte per ultimo, rimaniamo d’accordo che salendo recuperera’ una zappetta, l’abbiamo vista scendendo, e la usera’ sul terrazzino del primo pozzo per liberarlo da un poco di fango. La salita prosegue lenta ma regolare.Il pozzo nuovo non e’ proprio breve. Evito di guardare verso l’alto e di fare foto perche’ ogni tanto qualche sassetto arriva. Quando riesco a fare foto vengono cose nebbiose perche’ trasudo vapore come una locomotiva.Visti i scarsi risultati, rinuncio alle foto e ripongo la fotocamera. Nel salire ricordo di Marco, mi ha detto che il nostro amico comune, Filippo, usa risalire facendo 10 pedalate, una breve sosta, altre 10 pedalate, altra sosta, e cosi’ via. Filippo oramai si dedica a grotte da -1000 in giu’. Penso, magari e’ una buona tecnica, voglio provare. La adatto subito alle mie capacita’ dimezzando le pedalate a 5 ed allungando la breve sosta. A conti fatti di questa tecnica mi piace solo la parte della sosta, le pedalate erano e rimangono faticose.Tra ansimi, sbuffi e qualche imprecazione riesco a tenere dietro a Valentina, Gabriele ci segue ad un pozzo di distanza. Arrivati al primo pozzo, Valentina ed io saliamo fino al terrazzino fangoso e ci fermiamo ad aspettare Gabriele. Quando ci prende freddo mandiamo un paio di urla verso il nostro amico ma solo il silenzio ci fa da risposta, la cosa inizia a preoccuparci un poco. Alla fine il freddo vince, riprendiamo la salita. Da questo punto ci sono 2 corde quindi possiamo salire assieme. Nel partire faccio cadere un sasso di sotto, non mi preoccupo di urlare, l’ho fatto pochi secondi fa e nessuno ha risposto. Sentiamo il sasso arrivare alla base del pozzo facendo un discreto rumore. Lui, il sasso, riesce dove le urla avevano fallito. Una vocina viene dal basso, si sente un: “Ma e’ libera?!?”. Urliamo di si con sollievo e riprendiamo la salita facendo molta attenzione a non far cadere altri sassi. Fuori e’ notte, ma che ore sono? Forse abbiamo fatto piu’ tardi di quanto pensavamo. Oltre ad essere buio, fa un freddo cane. L’intenzione di aspettare l’arrivo di Gabriele svanisce come brina al sole. Ci incamminiamo verso la macchina. Siamo arrivati da pochi minuti quando vediamo arrivare una macchina. Con grande sorpresa vediamo che la macchina e’ occupata da Maurizio. Dopo i saluti, ci informa, tutti nel nostro gruppo erano preoccupati. Maurizio essendo in zona e’ venuto a controllare che fosse tutto a posto. Mi spiego la loro preoccupazione quando mi dice l’ora, sono le 9.30 passate!Valentina ed io tranquilliziamo Maurizio e, mentre lui avverte il resto del gruppo, finiamo di cambiarci. Nel frattempo di Gabriele nemmeno l’ombra. Maurizio decide di andare verso l’ingresso della grotta per vedere quando esce. Lo accompagno, pero’ prima devo cambiare le pile alle lampade. Ora, visto l’orario, capisco perche’ si sono scaricate entrambe.In corrispondenza della piana con l’ultimo scampolo di neve, vedo una luce nel bosco alla mia destra. E’ Gabriele! Ci riuniamo e torniamo assieme alla macchina.Provo a fare delle foto ai miei amici mentre camminano ma i risultati sono deludenti. Rimetto la fotocamera a riposare, per oggi ha fatto il suo lavoro.Alla macchina anche Gabriele si concede il dolce piacere di avere finalmente addosso dei vestiti asciutti. Maurizio si congeda contento di poter andare a riprendere il riposo interrotto. A noi resta altro che tornare senza fretta a Roma. Stavolta e’ troppo tardi per una sosta a Marano, le fettuccine saranno per un’altra volta, la prossima.

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Doppio Rum – 30/03/2019

Gita solitaria a Doppio Rum.

Sarei dovuto andare domenica con Gabriele a festeggiare il compleanno di Tarcisio. Questo prima che un impegno imprevisto mi costringesse a cambiare programma. Da un momento all’altro, la mattina di sabato, mi sono trovato col sabato libero e la domenica impegnata. Svelto mando un messaggio ai miei amici per avvertire che intendo unirmi al gruppo che va a Doppio Rum. In tutta fretta faccio lo zaino ed esco di casa carico di zaino e buste varie. Nei pressi di via Livorno faccio un simpatico incontro, mentre cammino sento dire alle mie spalle: “Si va in grotta?!?”. Chi ha parlato e’ un uomo sulla settantina, cosi’ a colpo d’occhio, ma ancora in forma. Al mio sguardo incuriosito si sbriga a spiegare, anche lui e’ stato speleologo, ma negli anni ’60. Scambiando qualche chiacchiera scopriamo che proveniamo entrambi dallo SCR. Vado di fretta, lo saluto augurandogli buona giornata e promettendo di salutargli Gianni…Peccato mi sia scordato di chiedere il suo nome!

Recuperata la macchina, mi dirigo decisamente verso la grotta. Naturalmente, solo o in compagnia non posso esimermi dal fare sosta da Cicchetti per una sostanziosa colazione di rinforzo. Tornando alla macchina ricevo un messaggio da Valerio che mi rovina la colazione. “Ero solo”, dice, “e quindi ho rinunciato ad andare”. Mi offro di passare a prenderlo ma non lo convinco. Ora sono io ad essere solo. Ci penso su almeno un decimo di secondo. Oramai ho fatto parecchia strada, mi interessa vedere questa grotta, mi rassegno e decido di proseguire andro’ a visitarla in solitaria. Scrivo al gruppo della mia intenzione e riparto. Strada facendo chiamo Maurizio, magari e’ a Livata, pero’ stavolta e’ rimasto a Roma causa influenza. Nulla da fare, intanto continuo a salire. All’alimentari di Livata faccio incetta di pizza. Allo spiazzo di Campo dell’Osso mi fermo al bar dove lavora Livia per salutarla approfittando anche per un caffe’. Sbrigato tutto quel che dovevo, vado a parcheggiare sotto un albero perche’ il sole oggi scotta parecchio.Mi cambio velocemente, chiudo la macchina e parto. La fotocamera fa di nuovo le bizze, ho fatto appena un paio di foto e gia’ indica che la batteria e’ scarica…brutto segno.Oramai la neve e’ quasi un ricordo. Pochi passi e sono all’ingresso della grotta.Non ho molto materiale d’armo con me, ho portato una corda e la sistemo alla meno peggio.Improvvisamente ricordo di essere solo, non ho nessun amico da martirizzare con le foto. Mi devo rassegnare e farmi un selfie. Il resto delle foto saranno nature morte!Tolgo la grata di protezione dall’ingresso. La volta scorsa sono arrivato fin qua.Scendo il primo metro e guardo verso l’alto. C’e’ una zolla di terra farcita di radici e sassi. Con un poco di pazienza tolgo i sassi che rischiano di cadere. Mi riprometto di consigliare a chi viene piu’ spesso una pulizia piu’ attenta alla prossima occasione.Dal primo frazionamento partono 3 corde, 2 rosse ed una verde. Una di quelle rosse e’ armata con un coniglio molto aperto, un’asola del coniglio sfrega contro la roccia e ne ha leggermente consumato la calza. Provo la verde ma e’ leggerissima, probabilmente,mi dico, e’ frazionata subito sotto. La mia scelta, per esclusione, finisce sulla seconda corda rossa. Inizio a scendere.Appena entro nel fuso del pozzo vedo delle belle radici che spuntano dalla roccia sul soffitto, fanno un bell’effetto.Sceso qualche metro scopro perche’ la corda verde era cosi’ leggera…termina li’! La cosa simpatica e’ che penzola senza nodo di fine corda. Deve essere un espediente per istigare al suicidio chi si avventura incautamente in grotte sconosciute. Non mi sembra una cosa ben fatta e mi riprometto di sistemarla al ritorno, intanto mi allungo verso la corda verde e riesco a farci un nodaccio.Al frazionamento successivo trovo la corda tutta arricciata.Non ho molto di meglio da fare oltre a visitare la grotta, quindi apro la maglia rapida e districo un poco la corda.Continuo a scendere, proprio un bel pozzo, non c’e’ che dire. Piu’ avanti si incontra un terrazzino di una metrata, pieno di terra e sassi. Questi formano uno scivolo e facilmente qualcosa la si tira giu’. Sarei tentato di darci una pulita ma non so cosa c’e’ sotto quindi desisto.Arrivo alla base del primo pozzo.Mi infilo nella finestra per il pozzo successivo. Le pareti sono decorate da concrezioni, in parte nuovamente consumate dall’acqua che cade dall’alto.Davanti a me, o dietro, dipende dai punti di vista, trovo una parete di sassi piu’ o meno tenuti assieme da non so cosa. Non e’ bellissimo a vedersi ma sembra stabile.Scendo il pozzo, ora diventa un poco stretto.Verso la fine pero’ allarga di nuovo. Inizio a trovare tracce di “cantieri” di scavo. C’e’ un cunicolo in discesa di almeno 3 metri dove si nota il gran lavoro fatto per poter proseguire.Proseguo. Lo scivolo e’ quasi comodo, a voler essere schizzinosi, l’uscita e’ un poco macchinosa. Visto pero’ il lavoro fatto, mi sembra un peccato veniale.Ci sono molti sassi dall’aspetto poco rassicurante ma per il momento non sembrano intenzionati a muoversi da dove sono.Alla base del terzo pozzo trovo un altro cunicolo in discesa. Anche qua ci sono resti di “cantiere di scavo”. Anche qua tanto di cappello per l’enorme lavoro fatto.Percorro il cunicolo e sbuco alla partenza di un ulteriore pozzo. Probabilmente e’ questo il pozzo nuovo di cui mi hanno parlato. Scendo a dare una occhiata.A meta’ pozzo la verticale si sposta di un paio di metri. In corrispondenza dello spostamento trovo una placchetta. Il nodo sulla corda gia’ c’e’, manca solo un moschettone. Ne sacrifico uno di quelli della longe, ne potro’ fare a meno per un poco.Continuo la discesa fino alla base del pozzo. Subito dopo la grotta sembra decisa a stringere di nuovo. Forse piu’ avanti uno smilzo riesce a passare. Il segno di uno spuntone di roccia fatto saltare via col martello me ne fanno convinto. Allora, penso, magari sono andati ancora piu’ avanti. Sono molto curioso di vedere cosa c’e’ dopo.Con pazienza e l’ausilio dell’unica mano abile, sposto qualche sasso. Riesco a liberare la visuale. Riesco addirittura a calarmi giu’ di un metro ma dopo stringe troppo, non potrei farcela. Forse con un martello potrei allargare, ma anche ad averlo non saprei come maneggiarlo con la mano sinistra fuori uso. Comunque lo scavo mi ha convinto che avevo valutato male, non credo che per di qua sia ancora sceso qualcuno. Lo faranno sicuramente alla prossima uscita. In caso chiedero’ a loro di descrivermi cosa c’e’ dopo e cosa provoca il rumore d’acqua che si sente appena dopo la prima curva.Riprendo fiato e tolgo un poco di fango dalla tuta. Sono riuscito ad infangarmi anche facendo nulla. Vorrei bere un goccio d’acqua ma ho lasciato lo zaino sopra a questo pozzo.Salgo, rifaccio il cunicolo condendo l’azione con sbuffi ed imprecazioni. Recupero lo zaino e bevo un lungo sorso d’acqua.La fotocamera inizia a dare segni di stanchezza, devo limitarmi con le foto. La metto al caldo nella tuta e continuo a salire gustandomi la grotta in questa versione inusuale, tutta per me. Chiedo un piccolo sforzo alla fotocamera solo all’ultimo pozzo, ma poi la spengo subito.Al tetto delle radici mi fermo a prendere respiro. Dopo mi sistemo comodo al frazionamento ed inizio a lavorarci per dare una sistemata. La corda verde la tiro su e la ammatasso legandola poi di lato. Per la corda rossa con la quale sono sceso posso fare poco, la lascio com’e’. A quella col coniglio scambio gli attacchi, metto l’anello che era a destra, a sinistra e ci metto la corda con un bocca di lupo. Recupero cosi’ una maglia rapida che utilizzo a destra per fare in modo che la corda non sfreghi sulla roccia. Al posto del bocca di lupo e’ necessario mettere una maglia rapida ma dovranno farlo i miei amici alla prossima occasione.Fatte le sistemazioni che mi ero ripromesso, esco. C’e’ un bel calduccio fuori. Disturbo nuovamente la fotocamera per riprendere il salotto composto da Gianluca la volta scorsa.Eccolo piu’ nel dettaglio. La fotocamera sembra essersi ripresa un poco, facile, ora che non mi serve quasi piu’!.Sistemo le mie robe e prendo la via del ritorno alla macchina.Ecco quel che rimane del superbo manto nevoso di un mese fa.Mi gusto il caldo del sole mentre cammino sorseggiando quel che resta dell’acqua.Arrivato.Fiorellino con pigna.Mi cambio senza fretta, sono le 15 passate, qualche ora di grotta alla fine sono riuscito a farla. Per concludere degnamente la giornata passo di nuovo a salutare Livia. Purtroppo e’ indaffaratissima e mi concede solo un saluto veloce ed una foto quasi rubata. Ci salutiamo augurandoci vicendevolmente di rivederci presto in grotta.Riprendo la macchina, non ho altro impegno ora che tornare a casa. Sono riuscito comunque a passare qualche ora serena in grotta, ho visitato finalmente Doppio Rum. A conti fatti posso dirmi soddisfatto. Alla prossima.

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Grotta di Monte Cucco – 24/03/2019

Una bella gita alla grotta di Monte Cucco con Angelica,Valentina, Gabriele, Chiara, Simone, Marika, Giulio, Marco, Sieva e Giuseppe.

Siamo in 4 a partire da Roma e siamo seriamente intenzionati a prendercela comoda e goderci il fine settimana. La gita in grotta la faremo domenica ma partiremo un giorno prima per visitare anche i dintorni della grotta. Il programma di massima per oggi e’ quello di arrivare a Sigillo, salire a Monte Cucco per visitare lo spiazzo dove partono i deltaplani, andare in Val di Ranco per un saluto al ristorante “Tobia”, scendere a valle per prendere posto all’Ostello del Volo dove dormiremo, fare una passeggiata in attesa dell’arrivo dei nostri amici di Orvieto per poi cenare tutti assieme prima di fare una meritata nanna.

Come dicevo, siamo in 4, Angelica, Valentina, Gabriele ed io. La mattina ci vediamo sotto casa mia. Per prima cosa, prima di partire, consegniamo a Valentina il regalo per il suo compleanno, tutte robe che possono piacere solo a degli speleo. Dopo i festeggiamenti, si parte senza ulteriori indugi.Nonostante il navigatore di Gabriele faccia di tutto per farci fare il giro del mondo, alla fine imbocchiamo la superstrada che va verso la giusta direzione.Finalmente, dopo aver passato buona parte dei paesi del viterbese, in meno di 3 ore, siamo in vista di Sigillo, la nostra meta.E’ quasi ora di pranzo. In paese facciamo una rapida sosta al supermercato per procurarci panini ed altre cibarie da consumare al Monte Cucco. In meno di un’ora riusciamo a fermarci al parcheggio in cima al monte.C’e’ un bellissimo sole ma non si riesce a goderne il tepore perche’ c’e’ anche un vento gelido e teso. Decidiamo di cercare un posto piu’ riparato per pranzare. Prima pero’ costringo i miei amici a subire le mie chiacchiere su quel che vedono tutto intorno. Approfitto biecamente del fatto che per tutti loro e’ la prima visita. Io invece posso vantare qualche esperienza in piu’ ed intendo sicuramente farne mostra. Per prima cosa mostro loro il pratone dove i deltaplani solitamente decollano. Oggi e’ desolatamente vuoto, quindi non li impressiona piu’ di tanto. Passo poi ad indicare il sentiero che porta alla grotta, quello che percorreremo domani.Girandomi verso destra indico la valle dove si snoda la forra di Rio Freddo.Prima di andare facciamo un rapido saluto alla signorina con le ali. Il vento ha presto raffreddato le mie smanie divulgatorie. Saliamo di nuovo in macchina per andare a cercare posti piu’ accoglienti.Andiamo in Val di Ranco. Purtroppo Tobia e’ ancora chiuso, aprira’ in aprile, quindi prendiamo posto in un prato vicino con tavoli da pic-nic e giochi vari.Qua il sole prevale sul vento, anche se quest’ultimo c’e’ sempre, e’ ottimo per stemperare il sole. Per prima cosa diamo allegramente fondo alle cibarie, poi le ragazze si fanno un giro in altalena. Qualche anno fa, forse anche piu’ di qualche, avrei fatto a gara con loro per andare per primo in altalena. Oggi mi limito a far loro le foto mentre si divertono. Sara’ un segno della vecchiaia incipiente?!?Non e’ di consolazione vedere che anche Gabriele si gusta il sole guardando le nostre amiche che si divertono senza avere alcuna intenzione di partecipare attivamente.Quando siamo ben satolli e ben giocati, approfitto della consueta spossatezza post-prandiale per tediare di nuovo i miei amici con gli aneddoti su Tobia, PantaSpeleo, PhantaSpeleo e tutto quel che ricordo su questi luoghi. Mi convinco a smettere quando li vedo “scapocciare”, col rischio di sbattere la testa contro il piano di legno del nostro tavolo. Riprendiamo la macchina per scendere all’Ostello del Volo. Purtroppo Alessandro, il simpatico ragazzo che gestisce l’ostello, e’ ancora via. Lo aspettiamo per un poco, poi decidiamo di fare 4 passi.Appena fuori l’ostello c’e’ una strada che a destra attraversa un piccolo centro abitato, siamo a Villa Scirca, e poi sembra andare verso una valle dall’aspetto simpatico, in fondo si intravede una costruzione, una captazione, forse.Andiamo. Dopo il centro abitato seguiamo una strada che costeggia un torrentello. Le pareti alla nostra destra sono di breccia conglomerata (i geologi perdonino la terminologia approssimativa!), Angelica e Valentina se le studiano con attenzione.La strada sterrata termina in una proprieta’ privata, una bella villa. O meglio, la strada continuerebbe pure, ma alcuni minacciosi cartelli ci vietano di proseguire. C’e’ un signore affacciato ad una terrazza della villa, chiediamo a lui permesso per passare ma ci risponde in maniera vaga di permessi della regione e di altre strade da fare. Ci rassegniamo godendoci i bei fiori che costeggiano il muro della villa e prendiamo la strada del ritorno. In ogni caso saremmo tornati indietro perche’, Valentina si e’ informata telefonicamente, sembra che Alessandro sia tornato e ci aspetta a braccia aperte.Sulla strada del ritorno facciamo una breve deviazione per scendere al torrente.Attraversiamo un ponte diroccato e siamo al livello dell’acqua.Ecco il nostro torrente.Gabriele impartisce ad Angelica una breve lezione di “torrentologia”.Qualche minuto e poi salutiamo il torrente. Ripartiamo e raggiungiamo l’ostello dove effettivamente troviamo Alessandro. Prendiamo possesso del nostro alloggio scaricando i bagagli che ci serviranno per la notte e poi ci rilassiamo facendo chiacchiera con Alessandro.Non sembra, quando ci si rilassa e si sta bene, succede, ma le ore passano ed inizia a scendere la sera. All’improvviso un losco figuro si palesa sull’uscio dell’ostello. Ma e’ Giulio! Lui e Marika arrivano da Montebuono ed hanno anticipato di poco i nostri amici orvietici.Alessandro e’ preoccupato, pensa…ma chi sto ospitando?!?Non abbiamo ancora terminato di salutare Marika e Giulio che arrivano in forze i nostri amici di Orvieto e dintorni. Io imperverso con la fotocamera per documentare l’arrivo. Becco per primi Sieva e Marco.Poi anche Chiara e Simone cadono nella mia rete fotografica.Cosa si fa, cosa non si fa? Decidiamo di fare un aperitivo. Saccheggiamo i frigo di Alessandro e lo coinvolgiamo nei brindisi che ne conseguono.Dopo i brindisi Simone sfoggia delle stampe con il rilievo delle grotta di Monte Cucco ed inizia a spiegarcela.Dall’aperitivo alla cena il passo e’ breve. Tutto buono, facciamo piazza pulita in poco tempo. A fine pasto ci scappa pure l’applauso alla cuoca, la dolce meta’ di Alessandro.Ci sono anche altri ospiti, li ingaggiamo come fotografi per avere un ricordo di tutto il nostro bel gruppo.Le chiacchiere del dopo cena prendono il posto dei piatti vuoti. Ma non duriamo a lungo, il viaggio e’ stato lungo e domani ci aspetta una giornata impegnativa. Tutti a letto.La mattina, chissa’ cosa mi dice la testa, mi sveglio alle 5 e mezza. Dopo le abluzioni mattutine ho ancora tanto tempo e giro per l’ostello invidiando quelli, tutti, che ancora dormono placidamente. Esco a fare un paio di foto ma sono in maglietta e fa troppo freddo per stare fuori.Finalmente arrivano le sospirate ore 7 e l’ostello prende vita. Facciamo colazione, sistemiamo i nostri bagagli nelle macchine e siamo pronti a partire per la nostra avventura ipogea. La foto di gruppo prima di andare e’ d’obbligo.Al parcheggio c’e’ ancora il vento di ieri, e’ rimasto ad aspettarci. Ci cambiamo svelti prima di ghiacciare.Nonostante le dita congelate ce la faccio a fare qualche foto.Siamo quasi tutti pronti. Solo Gabriele si attarda.Chiara scalpita per partire, vuole andare a salutare i cavalli che pascolano nei pressi del sentiero che dobbiamo prendere.Gabriele ha qualche problema con gli stivaletti che utilizza solitamente per andare in grotta. Stamane uno dei due fa i capricci e non vuole saperne di infilarsi.Aspetto qualche minuto dandogli consigli su come ovviare, cose gentili e confortanti tipo: “buttali quei cosi”, poi decido di lasciarlo in pace e mi avvio.Facciamo sosta foto vicino ai cavalli ma loro si curano per nulla di noi e continuano a fare i propri affari.Sembra che tutto il gruppo, Gabriele compreso, stia partendo. Bene.Simone ha preso il via ed e’ quasi all’imbocco del sentiero.Si inizia a salire.Il gruppo e’ sfilacciato ma ci siamo tutti, ognuno che procede alla propria velocita’.Il panorama tutto attorno a noi e’ una meraviglia.Ogni tanto una breve sosta per ricompattarci.Dai, siamo vicini…quasi.Io continuo a bearmi del paesaggio e scatto foto a raffica.Nell’ultimo tratto un incontro che non mi aspettavo, c’e’ ancora un poco di neve. Nulla di preoccupante, ma pensavo che con questo caldo non ce ne fosse piu’.Ecco Gabriele, non ha ancora risolto con lo stivaletto ma procede caparbiamente, deciso a prevalere su di lui anche a costo di zoppicare per tutta la grotta.Il tratto finale fino alla piattaforma che protegge l’ingresso e’ questione di pochi passi.Eccoci arrivati.Simone apre la botola ed entriamo.Dopo Simone salgo per fare assistenza a chi passa e, con l’occasione fare loro qualche foto.E cosi’ faccio con Angelica.Quindi con Valentina,e poi con Chiara. Mancano pochi amici, aspetto anche loro per non lasciarli senza foto.Ecco Marika.Sappiamo tutti quanto ami le foto, quindi gliene faccio una raffica.E lei mi ringrazia prontamente!Che volemo fa’?!?Saliamo dai!Anche con Gabriele esagero un po’.Rimane solo Giulio, non posso abbandonare proprio ora.Ecco anche il suo passaggio.Documentato nei particolari.Ora posso scendere anche io. Per fortuna nessuno riprende la mia goffaggine sbuffante.Iniziamo la discesa della scala. Di certo e’ comoda, ma lo zaino sulle spalle si incastra da tutte le parti costringendomi ad una posizione china molto scomoda.Dopo qualche sbuffo ed un paio di maledizioni in occasione di incastri dello zaino particolarmente ben riusciti, arriviamo alla base del pozzo di ingresso. Qua possiamo completare la vestizione. Con suo, e mio, gran sollievo, Gabriele riesce finalmente ad infilare lo stivale.

Naturalmente prima di partire costringo tutti a posare per una foto ricordo.Si parte. Che la nostra avventura nel buio abbia inizio!Ci disponiamo in una lunga fila che si snoda lungo il percorso delimitato da cavi d’acciaio nell’enorme sala Margherita.Non mi ricordavo una passeggiata cosi’ lunga, e anche le salite le avevo rimosse.Mi tengo in fondo alla fila e cerco di ottenere foto decenti, ma ambienti grandi, buio e persone in movimento non sono un connubio ottimale per le foto.E intanto si cammina su e giu’ per la grotta.In questa si capisce nulla, pero’ e’ carina.Si sale di nuovo, ma stavolta per una giusta causa, siamo arrivati alla deviazione che ci portera’ alle zone verticali della grotta.Scavalchiamo il cavo d’acciaio ed iniziamo la grotta vera e propria.Saliamo sulla destra lungo la parete di un gigantesco imbuto che porta ad un meandrino con pozze d’acqua alla base che a sua volta sbuca al pozzo Terni.Siamo in vista dell’ingresso del meandrino.Pian pianino la nostra coda si avvicina alla meta.All’ingresso del meandrino ci sono delle targhe,la piu’ grande c’e’ da quando ho conosciuto la grotta e non ricordo piu’ cosa commemori. Alla piu’ piccolina mi soffermo un attimo per rivolgere un pensiero al ragazzo che ha lasciato la vita in questa grotta. Partecipai al suo recupero negli ultimi anni della mia esperienza nel soccorso e ancora dopo tanti anni sento una punta di tristezza. Proseguiamo.  Per aiutarmi nel descrivere il giro che faremo, ho estratto un pezzo del rilievo dal sito del CENS. Praticamente dalla sala Margherita, in alto a destra arriveremo al pozzo Terni scendendolo fino al meandro che porta al pozzo Perugia. Poi andremo al Baratro, il salone Saracco  prendendo da qua la via del ritorno. Al ritorno, tanto per variare, arrivati in cima al pozzo Perugia continueremo a salire per il Birone per poi affrontare la galleria Laghetti fino a far ritorno al pozzo Terni e quindi alla sala Margherita.Nel primo tratto cerco di stare vicino ad Angelica. Lei ama particolarmente i meandri, in special modo quelli col fondo allagato. Pero’ devo dire che si impegna e, a forza di “frequentarli”, inizia ad essere piu’ sciolta. Il meandro, da passare con l’aiuto del cavo d’acciaio e’ anche un test per la mia mano “acciaccata”. Tutto sommato va bene, ho dolore nel stringerla, ma almeno riesco a tenere la presa sul cavo senza troppe difficolta’.Come mi aspettavo, il meandro viene passato da tutti senza problemi. Siamo finalmente affacciati sul pozzo Terni. Iniziamo a scenderlo.Tocca a me. Per sicurezza mentre scendo manovro la corda con tutte e 2 le mani. Mi fermo subito a fotografare chi ancora e’ rimasto ad aspettare.Sotto di me il pozzo e’ illuminato da chi scende, una simpatica vistaGiulio, serissimo durante la discesa.Termina il pozzo, inizia il cunicolo che ci portera’ al Perugia.C’e’ un bivio, mi accerto sulla direzione presa da chi e’ avanti e mi fermo ad aspettare il resto del gruppo. Arriva per primo Marco che si merita quindi una bella foto.Siamo arrivati nei pressi del prossimo pozzo, il Perugia. Siamo un poco ammucchiati, quale migliore occasione per una foto di gruppo!?!Il Perugia ha 2 vie, una a destra con un lungo tratto nel vuoto, una a sinistra con alcuni frazionamenti. Simone si posiziona alla partenza della via destra. Io vado su quella a sinistra.Parte Valentina, sceglie la via a destra, quella in libera, senza frazionamenti.In poco tempo sorpassa Simone e passa alla parte verticale del pozzo.Angelica la segue a ruota.Eccola che arriva da Simone.Intanto parte anche Marco.Lui sceglie la via dove sono io. Valentina e’ arrivata, urla la libera ed Angelica parte.Intanto si fanno sotto altri impavidi, Sieva e Chiara.Arriva la libera da Angelica. Parte Sieva.Sotto di noi inizia a formarsi un gruppetto.Dal mio lato intanto sono scesi quasi tutti, e’ appena passato Gabriele. Lo seguo ad un frazionamento di distanza. Intanto scatto qualche foto dall’altro lato, alla discesa di Chiara, assistita da Simone.Si scende!Sopra di me ora c’e’ Giulio, un altro che preferisce i frazionamenti all’attesa.Sono quasi arrivato. Ora e’ la volta di Simone.Eccoci tutti arrivati alla base del Perugia. E’ giusto l’ora di fare uno spuntino e quasi tutti vi si dedicano con impegno.Ecco le “mie” ragazze, sembrano contente della gita, ne sono felice.Anche Marco e’ contento, sprizza entusiasmo da tutti i pori, ma riesce a contenersi.Giuseppe si appresta al pasto.Anche Marika addenta qualcosa.Sgranocchio anche io qualche pezzo di cioccolata. Finito il frugale pasto, riprendiamo il cammino. C’e’ ancora  un tratto di galleria per arrivare al Baratro.Dopo il pranzo inizia la digestione, ce la prendiamo comoda fermandoci sovente a fare foto.Marco si presta da modello.Sieva e’ pensieroso, ha mangiato solo 5 dei 20 panini che si e’ portato ed e’ indeciso se addentarne altri. “Pero’ son piccoli”, mi dice. Anche se piccoli saranno sempre un paio di chili di buon cibo, complimenti!C’e’ anche un pipistrello. Facciamo svelti una foto e ce ne andiamo senza far troppo rumore.C’e’ ancora un bivio. Faccio come prima, mi accerto della direzione presa da chi e’ avanti e poi aspetto il resto del gruppo.Eccoci alla partenza del Baratro.C’e’ un po’ di fila quindi ho tempo per le foto.Natura morta concrezionata.Un trio da non perdere, Valentina, Marco e Gabriele.Ma andiamo avanti. C’e’ un traverso per arrivare alle vie per scendere. Ce ne sarebbero 2, ma una e’ armata con la corda da 10,5mm, il mio discensore si rifiuta caparbiamente di far scorrere quella corda. Approfitto volentieri della corda sostitutiva che e’ stata appositamente portata da Giulio e prontamente montata da Giuseppe.Si deve attendere un poco ma ora e’ tutto pronto. Simone si accoccola comodo tra le 2 vie ed assiste chi parte per la discesa. Visto che sono gia’ sulla seconda corda, ne approfitto per scendere con Valentina. Guardo sotto, niente da dire, e’ proprio un bel baratro!Arrivati alla base del Baratro, mi fermo per sbrigare un bisogno impellente. Nel frattempo sento Giuseppe che prosegue la discesa. Alcuni hanno deciso di fermarsi qua. Pero’ anche la volta scorsa sono arrivato “solo” in fondo al Baratro. Sapere cosa c’e’ dopo e non andare a dare una sbirciata sinceramente mi scoccia, farlo per 2 volte di seguito mi sembra una esagerazione. Cerco volontari per seguire Giuseppe. Ne trovo una in Valentina. Iniziamo a scendere.A meta’ del pozzo mi fermo. Giuseppe e’ sceso ancora e lo vedo sotto, nell’immensa sala Saracco.Aspetto che arrivi la mia socia, intanto le scatto foto varie, una senza luci.E poi una con le luci, forse meglio la seconda, ma anche la prima ha il suo fascino misterioso.Eccola che impegna il breve traverso che porta al terrazzino dove mi sono fermato.Subito dopo di lei arriva anche Giulio, non mi ero accorto stesse scendendo anche lui, silenzioso come un gatto a caccia.Eccolo arrivato anche lui, con la sigaretta in bocca come Mister No (e se non sapete chi sia, cercatevelo su internet!)Anche lui come noi rimane affascinato da questo immenso ambiente con tanti tanti arrivi che, anche se sono conosciuti, esplorati e rilevati, stuzzicano la fantasia di ogni speleologo degno di questo nome.Scenderei ancora, ma non voglio approfittare troppo delle mie forze, sono pur sempre con una mano a mezzo servizio, e di quelle della mia socia. Prendiamo la strada del ritorno. Nel frattempo chi era rimasto al fondo del Baratro ci urla che il gruppo ha iniziato la risalita. Ce la prendiamo comoda per non dover aspettare dopo.Alla base del Baratro infatti troviamo nessuno. Proseguiamo la risalita senza soste. Bene. In cima mi fermo ad aspettare i miei amici.Eccoli.Valentina arriva al traverso che porta fuori dal pozzo.Anche qua in cima troviamo nessuno, viaggiano veloci i nostri amici. Ci avviamo per raggiungerli.Giulio ci segue dopo qualche minuto, ha atteso Giuseppe per disarmare con lui la via aggiuntiva.Camminiamo. Lassu’, lontano si iniziano a vedere delle lucine. Siamo vicini al pozzo Perugia.Eccoci di nuovo tutti assieme.All’andata in molti hanno preferito la discesa nel vuoto perche piu’ suggestiva. Ora al ritorno viene decisamente preferita la via con i frazionamenti, piu’ rilassante. Io i frazionamenti li ho gia’ fatti all’andata, quindi salgo per l’altra via. Con la scusa di fare qualche foto mi fermo a meta’ a riprendere fiato. Sopra al Perugia facciamo la deviazione continuando a salire lungo il Birone. Ho Valentina avanti a me e continuo ad imperversare con le foto.Mentre aspetto che passi un frazionamento noto una nicchia veramente carina. Non me la lascio sfuggire.La galleria dei laghetti e’ divertente anche se con un paio di passaggi piu’ impegnativi. Gabriele usa una tecnica spartana, scende direttamente in acqua. Gli altri, me compreso, si improvvisano funamboli per non bagnarsi. L’ultimo passaggio “tosto” ci porta ad affacciarci al pozzo Terni. Uno spettacolare traverso ci fa scendere al meandro iniziale.La batteria della fotocamera e’ parecchio tempo che mostra segni di stanchezza. Non le importa che l’abbia usata il meno possibile e che abbia cercato di tenerla al calduccio dentro la tuta. Arrivati al Terni, mi mostra l’odiosa batteria rossa lampeggiante. Da allora smette di darmi retta e rimane desolatamente spenta.

Mi perdo cosi’ tutte le meravigliose foto del ritorno, soprattutto quelle all’esterno con un tramonto magnifico. A nulla servono preghiere e maledizioni. Rassegnatevi e cercate di immaginarle! Il ritorno, dopo saluti ed abbracci con i nostri amici orvietici, si svolge senza problemi. Per un poco seguiamo il navigatore di Gabriele ma quando decide di farci fare nuovamente il giro del mondo, lo abbandoniamo al suo destino e facciamo a modo nostro. Una bella gita con tanti amici, un paio di giornate veramente speciali, alla prossima.

 

 

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Grotta dei graffiti – 10/03/2019

Riunione in sede SZS con Angelica, Nerone, Tarcisio, Maurizio, Gianluca, Leandro,  Gabriele, Mario, Laura. Alla ricerca della grotta dei graffiti con Angelica, Gabriele, Mario, Laura, io e Luna.

La mattina Gabriele passa a prendermi, sistemiamo il telo per Luna sui sedili posteriori e partiamo. Dopo una sostanziosa colazione da Cicchetti arriviamo a Subiaco e troviamo Angelica ad attenderci.Le lascio subito la custodia di Luna, sono belle assieme e poi cosi’ non devo fare attenzione che Luna con uno strattone possa offendermi ulteriormente la mano offesa.In sede troviamo gia’ presenti i soci preminenti del gruppo, Nerone, ….…Tarcisio e….….Maurizio. Nell’attesa stanno “impuzzonendo” la sede con sigari e pipe.Il tempo di salutare ed accomodarci che arriva anche Gianluca. Porta con se’ una bella foto. L’area del piazzale di Campo Catino presa negli anni ’20, prima che piazzale e palazzine annesse venissero costruite.Inizia la riunione, si parla degli articoli da presentare al prossimo convegno. Elia passa a fare un saluto e scappa subito via.Luna ha subito capito che la faccenda andra’ per le lunghe e si mette comoda.Gli argomenti di cui parlare sono tanti ed interessanti, pero’ ogni tanto c’e’ bisogno di sgranchirsi le gambe. Ne approfitto per fare una foto ad un motto neroniano che mi piace molto.Abbiamo quasi terminato gli argomenti da trattare quando arrivano Mario e Laura. Gabriele riassume loro quanto detto finora.Trittico di teste lucide.Passa anche Leandro, si ferma pochi minuti, il tempo di pagare la quota associativa e mostrarsi in tutto lo splendore della sua nuova pettinatura, minimalista, direi!E’ quasi ora di pranzo quando la riunione viene dichiarata conclusa. Ci dividiamo in 2 gruppi, chi se ne torna a casa propria a mangiare, chi invece mangera’ qualcosa qua a Subiaco per poi andare a fare una passeggiata con intenti speleologici. Dopo i saluti, prendiamo ognuno la propria strada. Il nostro pranzo, io sono tra i passeggianti, si svolge in una vicina rosticceria. Mangio svelto perche’ c’e’ l’accesso vietato ai cani. Anche se gentilmente ci concedono di stare dentro, vicino alla porta, non posso stare col resto del gruppo, quindi mangio svelto e poi vado a fare un giro in attesa dei miei amici.Quando siamo nuovamente riuniti, facciamo una veloce sosta al bar per un caffe’ e partiamo per Anticoli Corrado. Andremo alla ricerca di una grotta con graffiti preistorici dove ha lavorato Angelica anni fa. Al bivio per Anticoli, Angelica lascia la sua macchina e viene nella nostra, io mi trasferisco dietro a far compagnia a Luna. Mario va avanti con la sua macchina ed al primo bivio gira a destra. Ci porta alla grotta che conosce lui, non e’ quella che cerchiamo, ma tutto fa. Fermiamo le macchine ed andiamo a visitarla.Stando attento alla famosa mano offesa, scendo giu’ anche io. Piu’ che una grotta sembra una galleria scavata.Ne ho la conferma quando in fondo troviamo un arco di mattoni. Andrei a vedere fin la’, pero’ il fondo diventa presto fangoso e devo rinunciare.All’uscita mi consolo con una foto al pungitopo.Riprendiamo le macchine ed andiamo avanti. La nostra supposizione e’ che questa strada porti anche alla grotta coi graffiti. Purtroppo dopo qualche centinaio di metri la macchina di Mario decide di averne abbastanza. Si ferma e dobbiamo fare una lunga e non banale retromarcia prima di poterci girare.Posteggiate le macchine, facciamo un brevissimo summit per decidere il da farsi. Non ci lasciamo scoraggiare ne’ distogliere, continueremo a piedi. Passeggiamo con gli occhi sempre attenti a buchi ed anfratti lungo la strada. Con Angelica troviamo una vasca, probabilmente una piccola sorgente oramai non piu’ attiva.Poco piu’ avanti quello che sembra l’arrivo di una forra. Visto che qua vicino c’e’ Rio Ponze, magari questa e’ la sorella minore.Qualche fiore, non guasta mai.Ma esageriamo, eccone altri.Ancora una curva ed arriviamo ad un caseggiato, sembra disabitato, pero’ mentre stiamo per passare oltre arrivano 2 robusti pastori maremmani a sbarrarci la strada abbaiando il loro disappunto per la nostra invasione. Per prudenza tengo Luna vicina a me e faccio marcia indietro. I miei amici mi seguono prontamente. Per fortuna i cani padroni di casa non ci seguono oltre i confini di loro competenza. Tiro un sospiro di sollievo e lascio Luna perche’ possa riprendere le proprie corse.Qua altre grotte non ne troveremo, mi consolo con i fiori.Senza fretta torniamo alle macchine ragionando su quale direzione prendere una volta raggiunte.Riprendiamo il cammino in macchina ma stavolta Gabriele prende la testa della nostra minuscola carovana. In qualche maniera lo guido fino alla strada per il Rio Ponze. La ricordo stranamente bene nonostante il tempo passato da quando lo visitai con Stefano. Faccio fermare le macchine nello stesso spiazzo dove mi fermai con Stefano e poi andiamo avanti a piedi. Faccio subito una sosta per mostrare ai miei amici l’arrivo della forra di Rio Ponze.Camminiamo allegramente e di buon passo fino ad un bivio. Gabriele ha il punto della grotta che cerchiamo e lo sta seguendo sul Gps, ci indica senza esitazione di andare a sinistra. Laura sorride con allegria, non e’ molto interessata alla ricerca della grotta ma la passeggiata le fa piacere.Gabriele oltre a tenere d’occhio il Gps, intrattiene Angelica con una breve lezione (meno di 2 ore) sugli archeo-mitrei anticolesi. Angelica sorride, quindi dopo tutto l’argomento e’ interessante.Arriviamo alla fine di un curvone a sinistra. Gabriele annuncia che secondo il Gps ci stiamo allontanando dall’ingresso. Proviamo ad infrattarci verso destra, in direzione della grotta, ma dopo pochi metri dobbiamo rinunciare. Siamo interdetti, Angelica ricorda che Nerone era arrivato con la macchina a 2 passi dalla grotta. Il Gps e la strada litigano tra loro. Rimaniamo a lungo a scrutare nei dintorni alla ricerca di un sentiero o altro passaggio. Mentre scruto anche io nei dintorni vedo davanti a me, un’altra strada. Mi viene un sospetto. Chiedo a Gabriele conferma della direzione. Siamo a 140 metri dalla grotta, proprio in direzione della strada che vedo in lontananza. Esterno i miei dubbi, forse la grotta si raggiunge tramite la strada ma prendendo, al bivio, a destra invece che a sinistra. Anche i miei amici convengono che la cosa e’ possibile. E’ deciso, torniamo indietro al bivio per prendere la strada a destra.A qualche metro dal bivio taglio per i boschi, Luna mi segue prontamente e con gioia, i miei amici un poco meno. Ora lo sento, siamo sulla strada giusta. Arriviamo ad un ponticello, la strada gira bruscamente a destra subito dopo.Dopo la curva trovo un sentiero sulla destra, proprio come ci ripete Angelica da piu’ di un’ora. Il sentiero sale un paio di metri e poi ecco finalmente la nostra grotta. Le dedico subito una foto.Chiamo i miei amici che erano sparpagliati nei dintorni. Mi raggiungono subito.Ci mettiamo subito a cercare con pazienza i graffiti. Angelica ci indica la zona in cui ci deve essere una figura di donna.Cerca e ricerca, questa donna graffita non salta fuori, usiamo la luce radente, come suggerito da Gabriele, passiamo la parete da palmo a palmo, ma nulla. Alla fine ci diamo per sconfitti. Occupiamo ancora qualche minuto per fare un rilievo abbozzato della grotta e poi torniamo alle macchine. Anche Luna sembra soddisfatta ed ora si concede di camminare tranquilla senza sfrecciare avanti e indietro. Alle macchine ci salutiamo direttamente con Laura e Mario. All’incrocio salutiamo anche Angelica che va a recuperare la propria macchina. Il ritorno e’ tranquillo nonostante siano le 6 del pomeriggio, un’ora un poco critica per tornare a Roma. Una bella giornata, adatta a Luna ed alla mia bistrattata mano. Alla prossima.

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Doppio Rum – 02/03/2019

Una ricognizione nei dintorni di Campo dell’Osso e poi alla grotta per assistere all’ingresso dei miei amici. Con Barbara, Angelica, Nerone, Tarcisio, Gianluca, Maurizio, Fabrizio, Valerio e Giulio.

Purtroppo la mano continua a darmi fastidio, anche questo fine settimana dovro’ accontentarmi di fare ricognizione. Luna e’ contentissima di questa situazione e gia’ da casa inizia ad ululare dalla felicita’ quando prendo lo zaino e le faccio segno di seguirmi. Strada facendo ci fermiamo come al solito a fare colazione da Cicchetti. Mentre attacco con decisione il caffellatte arrivano Barbara e Fabrizio, anche loro con intenzioni bellicose. Ci scambiamo saluti e ci diamo appuntamento davanti alla grotta Doppio Rum, oggi andranno a tentare il passaggio di una strettoia. Finita la colazione, riparto. Non mi fermo all’appuntamento con il resto del gruppo, vado direttamente su a Livata, dove faccio sosta per prendere un poco di cibarie. Arrivo al piazzale di Campo dell’Osso con largo anticipo quindi proseguo dritto per andare a dare uno sguardo a grotta Vale, fosse mai ci siano novita’. Parcheggio a bordo strada, lo spiazzo dove di solito fermiamo le macchine e’ pieno di neve, uno strato compatto di almeno 60cm. Mi allontano dalla macchina in direzione della grotta, faccio fatica a distinguere i luoghi, la neve ha modificato tutti i miei punti di riferimento. In compenso pero’ la neve e’ molto compatta e posso camminare facilmente anche senza ciaspole. Imbocco il canale giusto e dopo alcuni metri inizio a vedere le tracce dello steccato che abbiamo eretto a protezione dell’ingresso.Mi avvicino con curiosita’. Dello steccato sembra rimasto ben poco, e’ quasi completamente sommerso dalla neve.Il buco, quello che abbiamo, con speranza ed ottimismo, chiamato grotta Vale, in compenso e’ bello sgombro.Non mi sembra ci siano novita’ eclatanti, ma gia’ il fatto che dentro non ci sia quasi neve e’ una buona notizia.Saluto grotta Vale dandogli appuntamento a dopo il disgelo. riprendo la macchina e riparto…per fermarmi dalla parte opposta della strada. C’e’ una dolina con uno sprofondamento interessante, gli faccio una foto per ricordarmi di passare a salutare anche lui quando sara’ piu’ caldo.Ritorno al piazzale. Ora c’e’ qualche macchina in piu’, ma non molte. Ignorando Luna che scalpita, mi preparo con calma cercando di dimenticare nulla. Porto acqua per me e Luna, le ciaspole e, per esagerare, inzeppo nello zaino una sedia da campeggio. Come deciso, dopo la passeggiata ricognitiva, mi fermero’ nei pressi della grotta Doppio Rum a salutare i miei amici e a vederli entrare. La sedia potrebbe tornare utile. Zaino pronto, Luna prontissima, si parte. Prendiamo per la piana dove e’ tracciata la pista da sci di fondo. Come sempre, non faccio a tempo a fare il primo passo che alle mie spalle arriva la raccomandazione: “Non calpestare la pista da fondo!”. Proseguo senza voltarmi ma rispondo con un “certamente” che pare tranquillizzare i guardiapista. Per i primi metri devo tenere Luna ben vicina perche’ e’ eccitatissima e saltella a destra e sinistra come un canguro.Appena posso, devio dentro al bosco e lascio libera Luna. Lei non aspetta altro ed inaugura la passeggiata con un paio di corse sfrenate.Ci addentriamo in una zona poco frequentata dai fondisti. Finora ho camminato senza troppi problemi ma ora inizio ad affondare nella neve fino al ginocchio. I miei pantaloni di pile sono allegramente pieni di palline di ghiaccio, in compenso ora sudo copiosamente. Faccio sosta. Mi tolgo la giacca di pile ed indosso le ghette, che tengo nella sacca delle ciaspole. Visto che ci sono, bevo un goccio d’acqua e ne offro un po’ anche a Luna, non sembra interessata. Siamo in una zona con tante piccole alture, dei montarozzi, direi. Ricordando dove si apre l’ingresso  di Doppio Rum, decido di dar loro un’occhiata.Salgo e scendo piu’ volte senza notare possibili grotte. Pian pianino inizio a dirigermi verso Doppio Rum.Luna continua a sfrecciare avanti e indietro, ogni tanto si ferma incuriosita a vedere come sprofondo nella neve.Consulto il Gps, Doppio Rum e’ poco distante, tralascio la ricerca e mi dirigo alla grotta.Eccomi arrivato all’ingresso.  Dei miei amici nemmeno l’ombra.Saluto l’ingresso di Doppio Rum con un paio di foto.Non ho voglia di aspettare fermo, riprendo il cammino per chiudere il giro e andare incontro al gruppo dei miei amici.  Nemmeno il tempo di arrivare alla piana che Luna si immobilizza. Sente che arriva qualcuno.Continuo a camminare e faccio a tempo a traversare tutta la piana senza alberi prima di intravedere qualche figura umana.Luna gia’ sapeva da tempo che erano i nostri amici e vola a salutarli.Il primo a cadere vittima della mia fotocamera e’ Gianluca.Vedo poi Angelica, Maurizio col suo sigaro puzzolente e subito dietro l’intramontabile Tarcisio.Dietro c’e’ il resto del gruppo. Un rapido saluto a tutti e proseguiamo.Rifaccio all’indietro la strada appena percorsa facendo chiacchiera con chi posso. Luna non sa piu’ da che parte voltarsi.Siamo di nuovo all’ingresso. Ed ecco Angelica, pronta per esplorare.Nerone oggi si occupera’ della logistica ed inizia subito a sistemare il campo mentre Fabrizio e Valerio si preparano ad entrare.Anche con la mano dolorante, cerco di fare la mia parte andando a raccogliere legna.Luna mi segue per un tratto, poi quando capisce che non ho intenzione di allontanarmi, va a tenere compagnia ad Angelica.Come deciso, Fabrizio e Valerio entrano per primi, vogliono sistemare l’armo prima che entri il resto del gruppo. Gianluca e Nerone, come me, rimarranno fuori e prepareranno qualcosa di caldo per il ritorno dei nostri esploratori infreddoliti.Le operazioni di sistemazione dell’armo prendono parecchio tempo. Inganniamo l’attesa con chiacchiere varie su temi speleo.Arriva qualche urlo da dentro. Si puo’ partire. Giulio, che era di vedetta all’ingresso, entra. Maurizio prende il suo posto all’ascolto.Nerone intanto continua con i preparativi del campo.Aspettiamo…Nerone si prende una pausa per una fumata e venire vicino all’ingresso a controllare che tutto proceda.Angelica inganna l’attesa raccogliendo legna.Zitti, zitti. Da dentro si sente la libera. Si prosegue con questo laborioso ingresso.Nerone riprende con le sue faccende.E’ il momento di Maurizio.Ho tempo e null’altro da fare quindi lo bombardo di foto.Lancio un urlo a Luna che si affaccia al pozzo d’ingresso per andare a vedere dove stia scomparendo Maurizio.Barbara segue la discesa di Maurizio, lei sara’ la prossima.Angelica si rilassa in attesa del suo turno.Vai Barbara!Ciao ciao…Ok, arrivata alla partenza del pozzo.Visto che le corde sono 2, entra anche Angelica, per una romantica discesa doppia al femminile.Anche con lei scatto foto in quantita’.Documento quasi centimetro per centimetro questo avvincente ingresso.Tarcisio si era allontanato per faccende private, ma torna in tempo per il suo turno.Giusto il tempo di un saluto ad Angelica, prima che inizi la sua avventura ipogea.Anche Nerone si avvicina a controllare.Tarcisio sistema i sacchi, con la galanteria che lo contraddistingue, si e’ offerto di portare anche lo zaino di Angelica.Ora e’ pronto. Sara’ lui a chiudere il gruppo.Nerone, verificato che tutto procede per il meglio, torna alle sue incombenze.Ecco l’ingresso trionfale di Tarcisio.Ancora un’ultima foto e poi anche lui scompare.Ora ci siamo solo noi, Nerone,……,Gianluca ed io.Gianluca quando vede delle pietre non riesce a frenarsi, vorrebbe subito costruire un bel muro a secco. Riusciamo a fargli cambiare obiettivo e quindi sposta solo le pietre necessarie a fare dei sedili. Nerone prova il nuovo sedile.Ora che tutto il gruppo e’ entrato in grotta mi cala addosso un poco di malinconia. Nonostante la buona compagnia, posso farci nulla, avrei decisamente preferito essere in grotta. Mi trattengo ancora qualche minuto con i miei amici ma oramai ho il pensiero che viaggia verso casa. Tra l’altro stasera ho un impegno con Betta ed e’ meglio se torno presto. Saluto Nerone e Gianluca, pero’ mi prestano poca attenzione, sono impegnatissimi nello spostare alcuni metri cubi di roccia per farne sedili. Recupero le mie cose e mi avvio senza fretta alla macchina con Luna che mi segue sfrecciando avanti e indietro. In prossimita’ della strada la chiamo per rimetterle il guinzaglio ed andiamo assieme fino al parcheggio. Qualche minuto per rivestire panni asciutti e siamo di ritorno. Luna dormicchia soddisfatta mentre guido verso casa. Sinceramente non posso dire che questa giornata mi abbia lasciato soddisfatto, pero’ la prossima sara’ sicuramente migliore!

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Monte Sterparo – 24/02/2019

Alla ricerca di una possibile grotta segnalata tempo fa. Con Maurizio, io e Luna.

Ai primi di Dicembre, tramite Livia, abbiamo avuto la segnalazione di un buco soffiante sul monte Sterparo, vicino alla palestra di roccia a Tivoli, il Catillo. Questa segnalazione continuava a ritornarmi in mente, ma finora non avevo trovato spunto per andare. Stavolta e’ stata la domenica giusta. Ho una mano malandata da tenere a riposo ed in piu’ ho da tempo promesso a Luna una passeggiata. Propongo la gita al gruppo durante la settimana. Tra adesioni ed abbandoni, alla fine siamo solo Maurizio ed io, pochi ma buoni. Ci diamo appuntamento direttamente a Tivoli per domenica mattina alle 9. Ci troviamo al piccolo spiazzo dove parte la strada per la palestra di roccia. C’e’ un vento gelido che consiglierebbe di restare al coperto ma noi non ci lasciamo demoralizzare per cosi’ poco. Impostiamo i GPS e consultiamo le cartine che ho portato. Cosi’ a occhio dobbiamo andare un poco piu’ avanti con le macchine fino a dove parte la strada che porta ad un albergo. Dopo la fredda ma intensa consultazione, rimontiamo in macchina ed andiamo. Nello spiazzo di lato alla strada dove e’ l’albergo, troviamo da parcheggiare. Faccio un veloce cambio di scarpe,mi copro come se dovessi fare la traversata del Polo Nord e partiamo.La strada per l’albergo sembra la via piu’ comoda e breve, la imbocchiamo senza esitazioni.Intorno a noi una miriade di ulivi secolari, alcuni sono spettacolari, altri sono decisamente malconci.Ecco il famoso albergo. Non sembra frequentatissimo in questo periodo dell’anno.Proseguiamo oltre incontrando un piccolo intoppo, la strada e’ sbarrata da un cancello. Luna subito si infila in un pertugio indicandoci il giusto passaggio. Con un poco di fatica e qualche sbuffo passiamo anche noi dove e’ passata lei. Siamo sulla sterrata indicata come sentiero, probabilmente e’ questa che dovevamo prendere dall’inizio. Ci ripromettiamo, per il ritorno, di seguirla senza inventarci deviazioni.L’aria inizia a riscaldarsi, anche il vento gelido ora sembra essersi quietato. Faccio una sosta per togliere alcuni strati di vestiti e ne approfitto per fotografare alcuni fiori.Mentre Luna sfreccia felice avanti ed indietro lungo la strada, l’occhio allenato di Maurizio individua un fossile incastonato nella roccia che pavimenta la strada. Ci fermiamo ad ammirarlo.Strada facendo dei simpatici cartelli ci ricordano che siamo nella riserva naturale di Monte Catillo.Il panorama e’ bellissimo, come sempre.Arriviamo in cima al primo dei colli che abbiamo visto sulla cartina. Abbiamo di fronte un pratone dove hanno fatto sosta un folto gruppo di “mountanbikisti”. Da qua sembrano partire un certo numero di sentieri. Visto che la segnalazione parla del Monte Sterparo, decidiamo di seguire il sentiero con questo nome.Traversiamo il pratone andando in discesa verso destra.Dove la sterpaglia si infittisce incontriamo un sentiero che si inoltra sia a destra che a sinistra. Visto che il GPS ci dice che la grotta e’ verso sinistra, imbocchiamo il sentiero in quella direzione.Seguendo quello che sembra essere piu’ un sentiero tracciato dalle mucche, incontriamo un cippo con una corona stilizzata chissa’ cosa significa. Lo riporto nel caso ci fosse qualcuno appassionato nel riconoscimento di questi “cosi”.Dopo molti rovi, abilmente neutralizzati da Maurizio, arriviamo in una zona piu’ aperta. Ritroviamo anche un sentiero segnato. Ora diventa tutto piu’ semplice, anche il GPS sembra indicare che siamo sulla strada giusta.Cammina cammina, i nostri GPS mandano l’allego messaggio che indica che siamo arrivati. Ora dobbiamo “solo” trovare il buco della segnalazione. Per quanto possibile, data la scarsita’ di componenti del nostro odierno gruppo, ci sparpagliamo a cercare. Lo trova Maurizio, sul sentiero, a meno di 10 metri da dove i GPS hanno detto stop. Il buco e’ piccolo, pero’ butta fuori aria calda ed umida. L’unico problema e’ che si apre nella roccia viva, non c’e’ modo di scavare per allargarlo.Dopo aver verificato che il buco e’ proprio questo, e costatato che poco possiamo fare per allargarlo, diamo un’occhiata nei dintorni per vedere se abbiamo qualche altra possibilita’.L’unico punto che sembra dare qualche speranza e’ una piccola depressione subito dietro il nostro buco. Sembra riempito con terra e sassi. Ci attrezziamo per lo scavo ed iniziamo ad operare. Inizio io, poi, vista la mano malconcia, lascio il posto a Maurizio. Purtroppo i nostri sforzi non vengono ricompensati. Scendiamo una quarantina di centimetri ma poi incontriamo solo solida roccia. Dobbiamo desistere. Questo buco non e’ per noi. Riempiamo lo scavo con dei sassi e riponiamo le “pive” nel sacco.Mi consolo fotografando qualche fiore mentre torniamo indietro.Dopo aver fatto le dovute considerazioni abbiamo deciso di aver percorso il sentiero per la strada provinciale verso Marcellina, uno dei sentieri indicati dai cartelli al pratone. Per il ritorno seguiremo il percorso segnato del sentiero.Incontriamo un vascone. E’ desolatamente asciutto e parecchio sgretolato. Maurizio ipotizza che probabilmente raccoglieva acqua piovana. Appoggio incondizionatamente la sua ipotesi, di migliori non ne ho.Ancora un fiorellino, il nostro cammino ne e’ allegramente disseminato.Arriviamo ad un cancello. La strada procede dritta ma un simpatico cartello indica “Sentiero” puntando a sinistra subito dopo il cancello. Decidiamo di seguire il sentiero.Come sospettavamo il sentiero e la strada convergono e terminano entrambi al pratone. Vabbe’ ora lo sappiamo e siamo piu’ contenti. Prendiamo la strada che ci portera’ alle macchine.Il panorama di Tivoli fa da sfondo alla nostra ritirata.Luna continua il suo andirivieni instancabile. A lei il fatto che la grotta segnalata ed a lungo sognata non esiste, non la tocca minimamente.Continuiamo la discesa, ogni tanto incontriamo i cartelli della riserva.Oggi sono con la fotocamera da “esterno”, mostro a Maurizio il suo zoom inquadrando prima Tivoli a grandezza “naturale”……e poi con lo zoom al massimo. Un bell’effetto.Eccoci ritornati all’albergo. Teniamo fede ai nostri propositi e tiriamo dritto.Una rustica edicola.Il vento di questi giorni ha causato qualche guaio anche qua.Un minuscolo buco lungo la strada, sembra essere nella terra, probabilmente una tana.Quasi arrivati alle macchine, incontriamo un muro con un paio di gallerie semi-sommerse.Chissa’ dove portano, magari a Gabriele interessano.Un ultimo cancello e siamo alle macchine.Ecco il cartello di benvenuto, proprio accanto alle macchine.Una bella passeggiata, anche se speleologicamente infruttuosa. Fa nulla, ci siamo divagati, Luna si e’ divertita e questo e’ gia’ abbastanza. Ci cambiamo, un saluto a Maurizio e prendiamo la strada di casa. Alla prossima.

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Piccola Creta – 17/02/2019

Una bagnatissima gita a Piccola Creata con Gabriele, Valentina, Giuseppe, Barbara. Con visita di Nerone, Fabrizio e Valerio.

Stavolta andiamo con la mia macchina. Questo inverno mi sono dotato di gomme termiche e se c’e’ neve sulla strada per arrivare alla grotta, potrebbero tornare utili.  Come da  “legge di Murphy”, la strada e’ pulitissima e, oltre ad aver preso la macchina, devo sorbirmi anche gli sfotto’ dei miei amici circa il mio acquisto utile e lungimirante! Il solito spiazzo e’ invaso dalla neve (quella tolta dalla strada) e dalle macchine di Nerone e Valerio. Stamane sono andati a Pozzo Doli ad accompagnare la squadra CNSAS Abruzzese per una esercitazione e poi son venuti qua per farci un saluto. Tra poco noi andremo in grotta, Nerone a lavoro e Valerio a sciare. 
Ecco Nerone con la sua inseparabile, quanto puzzolente, pipa.Iniziamo a cambiarci, di freddo ce n’e’, ma il bel sole aiuta.Arriva un’altra macchina…E’ quella di Fabrizio  e Barbara.Mentre noi continuiamo i preparativi, Nerone e Fabrizio parlano allegramente di cose speleo.Eccomi, selfie con Valerio.Siamo quasi pronti. La squadra odierna sara’ formata da Valentina, Barbara, Giuseppe, Gabriele ed io. Fabrizio e’ reduce dall’influenza e preferisce andare in giro a fare una ricognizione nei dintorni. In verita’ anche io sono malconcio, sciando mi son fatto male alla mano sinistra.Essendo io mancino faro’ fatica, pero’ penso di riuscire a cavarmela.Ultimi saluti e si parte.Ecco l’ingresso della nostra grotta.  Mannaggia! Manca la  corda per il  saltino  d’ingresso. Rimediamo alla meno peggio con un paio di cordini gentilmente offerti da Barbara.Scendo per primo facendomi letteralmente tallonare da Valentina perche’ veda dove sono gli appoggi per i piedi. In fondo al saltino c’e’ un bel cono di neve ad attenderci.eCome gia’ altre volte troviamo pure qualche stalagmite di ghiaccio.Aspettando che scendano gli altri approfitto per varie foto. Inizia a scendere Giuseppe mandandoci addosso una quantita’ di terra. Svelti ci spostiamo nella saletta sotto, quella dove inizia il primo pozzo. Un inciso, non mi ricordo se abbiamo dato un nome a questo pozzo, mi pare di no. Quasi quasi lo battezzerei “Pozzo dei ruvesi”. Ma torniamo a noi, il pozzo ha l’ingresso ostruito da sassi. Sono qua da tempo perche’ sono anche decorati da stalagmiti di ghiaccio, pero’ provengono da fuori e probabilmente qualcuno si e’ divertito a tirarceli. Bah!Provo a spostarli da solo, ma sono grandi e pesanti, con la sola mano destra non riesco a sollevarli. Avverto Giuseppe di raggiungermi per affibbiargli il lavoro e nel frattempo mi dedico alle foro naturalistiche.Giuseppe sgombera il campo dalle pietre con eleganza e senza fatica. Nel frattempo sono scesi anche Barbara e Gabriele, si inizia a stare strettini. Grazie al buon lavoro di Giuseppe, possiamo ripartire. Vado di nuovo avanti io facendomi seguire da Valentina, alla sua prima visita a questa grotta.Mi fermo alla base del Pozzo dei ruvesi ed aspetto Valentina. Qua l’effetto del gelo esterno gia’ e’ terminato, l’acqua di stillicidio inizia il suo incessante lavoro per inzupparci a dovere.Arriva anche Valentina, la annoio con qualche chiacchiera su questa zona iniziale della grotta poi lancio un urlo verso i nostri amici per vedere come procede. Sembra tutto a posto. Li avverto che noi andremo avanti e che tendenzialmente ci rivedremo alla base del primo P50. Scendo il saltino successivo ed aspetto Valentina continuando imperterrito ad inondandola di foto e parole varie.Eccola che arriva.Le illustro i semplici passaggi successivi che ci porteranno alla partenza del P25. Andiamo avanti. Al P25 glielo racconto e poi mi infilo dentro al punto stretto iniziale mostrandole dove e’ piu’ comodo passare. Passo lo stretto e mi metto comodo sul terrazzino ad aspettarla.Appena siamo insieme sul terrazzino le lascio il posto comodo e scendo fino al primo frazionamento. Mentre la aspetto mi dedico a qualche foto a questi fantastici reticolati che decorano le pareti.Eccola che arriva al primo frazionamento. E’ molto presa dalla discesa e quasi non si accorge dei ripetuti scatti.Come avevo gia’ fatto con la nostra archeo-amica Angelica, nella seconda parte del pozzo, mando lei per prima. E’ vagamente preoccupata, ma non si tira indietro.Siamo alla base del P25. Sotto di noi parte il primo P50. Nel breve passaggio orizzontale che porta alla partenza del  P50, si deve fare molta attenzione, si rischia di tirare giu’ sassi. Le spiego la cosa  passiamo con la delicatezza del caso. Oramai abbiamo “rotto il ghiaccio”, a proposito, qua lo stillicidio e’ diventato veramente insistente, indelicato direi. Come dicevo, oramai Valentina ha sperimentato il brivido dell’andare per prima. Perche’ non ripetere l’esperienza? Il fatto che anche Angelica abbia fatto questa elettrizzante esperienza penso sia d’aiuto. Fatto sta che parte convinta e decisa per la discesa. Complice l’emozione di essere nel vuoto, il primo frazionamento prende del tempo. Alla fine pero’ ne esce vittoriosa ed ancora piu’ decisa. Eccola che parte. Rimaniamo d’accordo che mi aspettera’ al primo frazionamento che incontra.Io rimango sopra ad attendere la libera ed a farle una sequenza infinita di foto.Mentre Valentina scende gustandosi il pozzo, sento rumoreggiare da sopra. Urlo per chiedere chi sia.E’ Giuseppe! Lo avverto di raggiungermi facendo la massima attenzione a non far cadere sassi. Lo aiuto a passare gli zaini e poi lo ricompenso con una foto. Nel frattempo arriva la libera da Valentina. Saluto Giuseppe raccomandandomi che fermi il passaggio di Barbara e Gabriele fino alla nostra libera. Scendo.Il primo tratto di pozzo e’ ben bagnato. Dopo il deviatore la situazione stillicidio migliora, ma di poco. Al frazionamento trovo una Valentina in versione pulcino bagnato. Qua non si tratta piu’ di stillicidio ma di una vera e propria doccia fredda.Scendiamo velocemente il secondo tratto di pozzo. Quando arrivo alla base trovo Valentina accoccolata ad aspettare nello stesso punto scelto da Angelica la volta scorsa, sono gemellate!Anche stavolta dall’arrivo laterale, arriva un cospicuo rivolo d’acqua. Ancora una volta mi riprometto di andare a vedere da dove arriva questa acqua.Aspettiamo, aspettiamo, aspettiamo. Terminati gli aneddoti, inganniamo il tempo stringendo l’imbrago di Valentina nella speranza che il suo delta la smetta di rigirarsi sottosopra. Finalemente qualche rumore da sopra. Arriva Giuseppe. Porta gli zaini con gli attrezzi e le cibarie. Possiamo bere e smangiucchiare qualcosa mentre attendiamo il resto banda.Per l’arrivo di Barbara dobbiamo attendere un poco, ha avuto un problema con la maglia rapida all’ultimo frazionamento e ha sfogato lo stress trasformando il deviatore successivo in un altro frazionamento. Quando siamo finalmente tutti assieme, Barbara ci aggiorna. Gabriele sentiva freddo e ha deciso di non scendere il P50, e’ tornato indietro. Incassata la notizia, ci spostiamo lungo il meandrino laterale dove lavoreremo. Questi passaggi angusti, che con l’uso delle 2 mani non sono un grosso problema, fatti senza poggiare la mano “preferita”, diventano impegnativi. Dopo il primo tratto stretto la frattura si allarga, poggiamo qua le nostre robe prima di proseguire. Il secondo passaggio stretto e’ ancora piu’ impegnativo con la tecnica “a mano singola”. Quando siamo tutti davanti al punto in cui vogliamo lavorare, ne parliamo concordando come procedere. Ci sara’ molto da fare. Inizia a lavorarci Valentina dopo un rapido spiegone sull’uso del trapano e mille raccomandazioni su come non forzare sulla punta. Quando il lavoro e’ avviato, decido di tornare indietro affrontando il primo dei 2 passaggi stretti. Lo faccio sbuffando come un mantice e mandando un numero adeguato di maledizioni. Una volta al sicuro sul largo prendo una sofferta decisione, lascero’ ai miei amici il piacere di fare avanti ed indietro tra la zona lavori e qua. Oggi non sono proprio in grado di farcela. Seguo il loro lavoro dal mio eremo freddo e solitario con  molta attenzione ed apprensione. Tutto procede  lentamente  ma senza intoppi. Inganno il tempo mangiando frutta secca, studio possibili risalite da fare, passo i ferri del mestiere ai miei amici quando serve. In qualche maniera riesco a non morire di freddo mentre aspetto.Mi avvicino al passaggio stretto che prelude alla zona delle operazioni per passare la fotocamera a Giuseppe. Vuole immortalare il lavoro fatto…ma non deve essergli riuscito molto bene perche’ ora non trovo traccia di loro…Quando anche loro sono bene infreddoliti, riprendiamo la strada del ritorno. Partiamo nello stesso ordine dell’andata. Valentina ed io facciamo la staffetta sul P50 come all’andata.…e come all’andata la aspetto sopra al P50 per scattarle una lunga sequenza di foto. …fino a poterla riprendere stanca ma soddisfatta che mi regala un bel sorriso.Per il resto della grotta andiamo spediti, senza altre foto. Riprendo la fotocamera solo quasi all’uscita, al saltino d’ingresso per immortalare una stalattite di ghiaccio di bell’aspetto.Fuori troviamo ad aspettarci Gabriele ed un freddo intenso. Iniziamo svelti a cambiarci, al massimo della velocita’ permessa dalle mani ghiacciate.Aspettiamo piu’ di mezz’ora. Stiamo iniziando a preoccuparci quando nel buio ecco apparire una  luce. Sono i nostri amici, finalmente. E finalmente riesco a fare anche una foto a Barbara, per l’occasione metto anche il flash.Il Giuseppe “desnudo”.Per non tediare oltre i miei amici, inganno l’attesa con foto al buio.Dopo esserci cambiati ci rifugiamo in macchina coi riscaldamenti al massimo. Partiamo non appena anche Barbara e’ pronta ed al sicuro nella sua macchina. La tappa successiva e’ a Marano Equo dai nostri amici del ristorante “da Antonia” per un meritato pasto.Prima di dedicarmi alle fettuccine, faccio un rapido giro di foto, tanto per non fare torto a nessuno.Buon ultima, ecco Valentina. Devo dire che anche con la forchetta si destreggia egregiamente.Come tutte le cose belle, anche questa, pur gelida, giornata, termina. Torniamo a Roma sulle note di De Andre’ che a me rilassano ed al resto del gruppo fanno da ninnananna. Che altro dire se non: alla prossima!

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Pozzo Ferragosto – 10/02/2019 – Simone@GSCO

Montpellier…POZZO FERRAGOSTO 10/02/2019

Ci eravamo promessi di tornare al Pozzo Ferragosto per dare uno sguardo sul fondo e con l’occasione rivedere gli ancoraggi. Ecco pronta una squadretta formata da me, Giuseppe, Chiara, Filippo, Marco ed Elena.
Con molta calma ci incontriamo tutti alla Colonnetta di Prodo e dopo un caffè partiamo alla volta del Monte Peglia, da me ribattezzato “Montpellier”…
Durante il viaggio ricevo la telefonata del buon Bibbo e lo aggiorno sul programma odierno…ovviamente lui mi risponde con il suo inconfondibile “ BRAVONIII !!!”…
Arrivati a destinazione e parcheggiate le auto ci prepariamo per la vestizione. Il vento forte si fa sentire e un po’ infreddoliti ci incamminiamo verso la grotta…

Arriviamo all’ingresso, chiuso per sicurezza con una grata in ferro. Prepariamo tutto e organizziamo l’armo di partenza.

Scendo per primo con il sacco-trapano e dopo 7/8 metri mi fermo per allestire un deviatore. L’ingresso scarica molto e bisognerà scendere facendo molta attenzione.

Deviata la corda giungo sulla partenza del P 45. I vecchi fix sono un po’ malandati, cosi decido di metterne un paio nuovi.
Mentre vado a fare il secondo foro però la punta del trapano si spezza!! URKA !!
Dopo le tante “botte” ricevute ha deciso così all’improvviso di abbandonarmi!!!
Non avendo a disposizione un’altra punta decido di utilizzare i vecchi ancoraggi, collegandoli con l’unico nuovo.

Pozzo armato e ora a turno si comincia a scendere. Ecco qualche scatto…

Arriva Chiara, poi Elena, Giuseppe e Filippo e infine Marco.
Nel grande salone c’è molto stillicidio. Mentre alcuni si fermano per uno spuntino io, Marco e Filippo ci spingiamo nella parte più bassa del salone per continuare l’armo dei pozzi successivi.Dopo un breve corrimano si scendono altri due pozzi fino ad arrivare sul fondo della grotta…

Qui parte un meandro molto fangoso, ostruito ad un certo punto da un enorme accumulo di fango. Ci vorrebbe un tir per tirarlo via tutto!!
Ci accorgiamo però che l’acqua scorrendo più forte in questo periodo ah aperto nuove “strade” tra lo strato argilloso, e la cosa si fa interessante… Inoltre il tetto del meandro continua bello largo e lascia intravedere una probabile prosecuzione.
Torneremo sicuramente armati di braccia volenterose e molta molta pazienza. Mentre Giuseppe e Filippo cominciano a risalire il resto del gruppo si concede qualche scatto alla grotta.

Ci sono anche alcuni abitanti quaggiù !!

E’giunto il momento di rientrare e a turno si risalgono i pozzi. Marco avrà il compito di disarmare.
Quando usciamo c’è ancora luce e Chiara e Elena approfittano per un fangoso selfie!…

Ora una birretta ci attende al bar!
Grazie a tutti per la bella sgrottata e alla prossima avventura !!!
Simone

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Pretaro – 20/01/2019

Con Melina, Marco, Anna, Fabrizio, Barbara, Giuseppe, Marco, Carlo, Chiara, Simone, Giuseppe, Gabriele ed io.

Era un po’ che non tornavo al Pretaro, la grotta di “casa”. L’occasione per andare me l’hanno fornita 2 miei amici, Melina e Marco. Ci vediamo oramai da anni 2 volte a settimana per fare nuoto assieme. Col tempo, e grazie alle chiacchiere post-piscina, hanno scoperto il mio hobby per le grotte. Prima delle feste di Natale, decido di proporre loro la visita ad una grotta. Aderiscono con entusiasmo. Quando allargo la proposta anche ai miei amici speleo di Roma e di Orvieto, Giuseppe se ne dichiara particolarmente contento, sono anni che sente parlare della grotta del Pretaro senza mai essere riuscito a visitarla. Decisa la data, decisa la grotta, organizzo quel che serve con l’aiuto dei miei amici spelei…ed oggi, eccoci qua.

Parto da casa con Gabriele. Con Melina, Marco e Giuseppe ci incontriamo a Settebagni. La tappa successiva e’ al Roby Bar a Montebuono dove attendiamo il resto degli amici che vengono da Orvieto. Nell’attesa prendiamo un buon cappuccino ed altre delizie. Arrivano. Dopo tante chiacchiere, saluti, abbracci, baci ed una veloce visita al borgo di Montebuono, andiamo allo spiazzo vicino alla grotta. Entriamo in azione! Inaspettata ma molto gradita la presenza di Anna, e’ venuta insieme a Fabrizio, il celeberrimo “radiologo”. La prima foto la dedico a loro.Barbara, menzione speciale per lei, ha interrotto il trasloco per poter partecipare.Carlo, con la sua tuta bianca ed immacolata. E’ amico di Marco ed e’ gia’ stato in grotta in passato ma riprende oggi dopo parecchio tempo.Gabriele di schiena accanto alla sua macchina nuova. Dietro di lui, Giuseppe e Simone.Chiara che si prepara…e ho fatto anche la rima!Ed infine i miei amici natatorii, Melina e Marco.Il diavolo ci mette lo zampino. Scatto la foto ai miei amici poi sul visore della fotocamera compare la fatidica scritta “MEMORIA PIENA”…Qualche maledizione la lancio ma poi mi rassegno ed inizio a cancellare le foto piu’ vecchie. Ne cancello una decina. Devo fermarmi quasi subito perche’ la fotocamera inizia a mostrarmi porzioni di foto che poi non mi permette di cancellare. Riprovo piu’ volte togliendo e rimettendo la batteria per sbloccarla. Nulla da fare, la tristissima conclusione e’ che la scheda di memoria si e’ danneggiata. Spengo la fotocamera e decido di portarla comunque in grotta, centellinando le foto. Per primi entrano Chiara e Simone, andranno avanti al secondo toboga a sistemare l’armo, lo ricordo un poco sofferente. Con Melina e Marco entriamo come gruppetto centrale. I primi saltini e passaggi stretti non sono un problema. L’ultimo passaggio stretto prima del pozzetto li perplime perche’ sembra troppo stretto. Quando pero’ vedono tutti infilarsi e passare senza problemi si convincono che la cosa e’ fattibile. Per arrivare al pozzetto sperimentano anche il cunicolo in discesa ed ancora una volta se la cavano senza problemi. Per scendere il pozzetto e’ deciso che Melina e Marco li caleremo. Faccio loro un veloce spiegone circa il salvifico utilizzo delle longe, mi impossesso del discensore di Giuseppe e lo sistemo sull’armo. Con l’aiuto di Giuseppe, promosso sul campo come aiutante per l’operazione “calata”, recupero la corda di calata che ho nello zaino. E’ una corda da 20m e la porteremo avanti per usarla come corda di servizio per i passaggi piu’ impervi. Monto anche la corda nel discensore, pero’ la monto al contrario. Scendo alla base del pozzetto lasciando al prode Giuseppe il compito di sistemare tutto per benino.Aspettando che Giuseppe sistemi la corda, riprendo a trafficare con la fotocamera. Spero che magari la scheda e’ rovinata solo nella parte iniziale. Provo a cancellare le foto a meta’. In effetti cosi’ riesco. Ora non devo piu’ fare economia di foto, posso sfogarmi. Tanto per cominciare, ecco Marco dopo la discesa. E quindi Melina mentre si accerta di essere ancora tutta intera dopo la discesa.Il traverso che segue il pozzetto permette ai miei amici di familiarizzare con l’uso delle longe. Se la cavano egregiamente. Sono ancora impostato sul risparmio di foto quindi mi dimentico di riprenderli mentre traversano con perizia. Arriviamo in un baleno al primo toboga. Aspetto che il prode Giuseppe arrivi con la corda e la sistemo all’armo, stavolta pero’ monto la corda nel discensore dal verso giusto. Ancora una volta scendo giu’ lasciando a Giuseppe di calare i nostri amici. Una sosta al cunicoletto delle meraviglie la devo fare.Sopra di me sono pronti a partire.Scende Marco e lo faccio arrivare fino alla base del pozzo.E’ il momento di Melina. Anche lei scende quasi come una veterana.Dopo il primo toboga chiedo a Giuseppe di recuperare la corda e poi vado di nuovo avanti. Al secondo toboga trovo l’armo gia’ sistemato a regola d’arte da Simone e Chiara. Ci trovo anche la corda da 50m che useremo per la calata, e poi al ritorno per un eventuale contrappeso. Sistemo tutto, avviso Giuseppe che mi raggiunga e poi scendo lasciandogli il comando delle operazioni di calata. Pochi minuti e Marco fa la sua comparsa. Eccolo che arriva.Melina e’ talmente veloce a scendere che non faccio a tempo a riprenderla. Quando il nostro gruppetto e’ radunato alla base del secondo toboga, riprendiamo il cammino. Poco piu’ avanti incontriamo Anna e Fabrizio che sono indecisi sulla strada da prendere. Indico loro la retta via e poi li seguiamo. Mentre camminiamo cerco di svolgere il mio ruolo di cicerone e descrivo alcuni punti della grotta. Arriviamo al passaggio esposto, usiamo la corda ma solo per fare una sicura a mano. Oramai Melina e Marco si muovono con discreta sicurezza. Dopo il passaggio faccio una breve sosta per una foto a Giuseppe, se l’e’ proprio meritata.   Dal passaggio esposto alla sala del The, il passo e’ breve, in tutti i sensi. Facciamo il nostro ingresso trionfale e salutiamo il resto del gruppo gia’ comodamente assiepato nella saletta.Faccio un rapido giro di foto per salutare tutti. Simone nel frattempo sfoggia il nuovo fornello e si prepara a fare il the.Melina attacca subito i panini. Marco la segue nell’impresa, ogni tanto me ne cede qualche pezzo, che accetto volentieri.Arriva il gruppetto di coda, Giuseppe per primo.
Seguito da Barbara.E buon ultimo l’inossidabile Gabriele.Qualche chiacchiera in attesa del the.Ci siamo quasi.Fabrizio racconta di cose “radiologiche” a Gabriele e Giuseppe. Giuseppe non vuole essere da meno rispetto a Simone. Per non sfigurare, afferra il suo sacco e si ritira in un angolo a rimestarci dentro. Dopo un paio di minuti tira fuori di tutto; fornelletto, caffettiera e tutto il necessario per un buon caffe’.Mi fermo vicino a lui, il caffe’ mi interessa molto. Peccato non abbia la grappa!L’atmosfera e’ rilassata.Marco, Carlo e non so chi altri vanno a sperimentare l’ascesa per la sala Utec. Noi rimaniamo qua a fare la siesta.Ancora Anna, anche lei in attesa del caffe’.E ancora chiacchiere “radiologiche”.Gli intrepidi di sala Utec tornano, il the ed il caffe’ sono finiti, i panini pure, e’ l’ora di tornare indietro.Simone rimette i guanti, e’ pronto.Melina e Marco sorridono all’idea di andare verso l’uscita.Ma non mettiamoci fretta…c’e’ ancora il tempo per qualche foto.Giuseppe oramai e’ catatonico, Gabriele invece e’ fresco come una rosa.Che si fa?…si potrebbe anche andare……ma prima fattela fare una foto, dai.Allora mi faccio il selfie! Ma dai, che cosi’ non ti viene la foto, non e’ mica un telefono.Marco e Carlo osservano senza parole.Qualche centinaio di foto dopo, riusciamo a lasciare la simpatica ed accogliente sala del The. Chiara e Simone partono per primi, li rivedro’ solo fuori. Noi ci avviamo in fila indiana. Il passaggio esposto viene affrontato di petto da Melina e Marco senza l’impaccio della corda. In pochi minuti siamo alla base del secondo toboga. Alla fine i miei amici natanti sono talmente bravi che non serve contrappesarli. Salgono arrampicando facendosi autosicura col croll. Intrepidi! Ancora pochi passi e siamo alla base del primo toboga, anche qua salgono arrampicando come gatti.Il traverso successivo oramai e’ una bazzecola.Il pozzetto nemmeno lo vedono.In un niente siamo su. Ora la fila iniziale si e’ sfilacciata, siamo rimasti un gruppetto da 4, Anna, Melina, Marco ed io. Al ritorno e’ Anna che si e’ trovata con noi ed e’ rimasta a farci compagnia e darci supporto. Giuseppe e’ rimasto indietro per ammirare la grotta con comodo.Uscita di coppia dal cunicolo. Gia’ si inizia a sentire l’aria fredda che viene da fuori.Visto che e’ presto, siamo tutti bravi e non troppo stanchi, propongo una veloce deviazione per andare ad ammirare la sala dell’Arpa Celtica. Breve consulto ed andiamo.Dopo un paio di passaggi non proprio comodi arriviamo alla sala. Presento loro l’arpa. Ci fermiamo qualche minuto a riprendere fiato e poi torniamo indietro, senza ulteriori deviazioni.Alla congiunzione con la via che porta all’uscita incrociamo il resto del gruppo.Stanno transitando proprio ora, ci siamo sincronizzati benissimo.Oramai gli iniziali passaggi bassi sembrano banali dopo tutte le esperienze di passaggi complicati vissute prima.  Melina e Marco passano cosi’ veloci che quasi non riesco a tener loro dietro.
Nemmeno il tempo di un sospiro e siamo fuori.Scambio di foto con Giuseppe.Mi fermo ad attendere l’uscita degli ultimi. Ecco Anna.Poi e’ la volta di Barbara e Gabriele.E a chiudere la fila c’e’ il buon Giuseppe.Come succede spesso con le uscite in questa grotta, siamo tornati indietro troppo presto. Siamo fuori e non sono ancora le 5 del pomeriggio. Purtroppo sono pochi nel Lazio i ristoranti, in odore di santita’, che danno da mangiare agli speleo a qualsiasi ora. E quei pochi non sono da queste parti. Mi rassegno a vedere sfumare miseramente la prospettiva di una bella cena tutti assieme da Alessandro al Campanile, in quel di Sant’Oreste. Dopo esserci cambiati andiamo da Roby Bar dove mi consolo con una Fiesta e una birra. Il ritorno e’ tranquillo e per fortuna senza traffico. Spero sia stata una bella esperienza per i miei amici, ma in ogni caso, alla prossima!

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