Benvenuto!

Io!Ho sempre voluto tenere un diario con le relazioni delle uscite e delle esperienze in ambito speleologico.

Con questo blog posso avere il mio diario ed inoltre condividere le esperienze che faccio.

Ho iniziato ad agosto 2012 a raccontare le mie avventure ipogee. Spero vi stiano piacendo. Nel caso ne aveste voglia, e’ sempre apprezzato lasciare un commento!

Cosa trovate nel blog? Le relazioni delle gite del fine settimana. Ogni tanto mi spingo a recensire qualche ristorante. Cerco di condire le parole con tutte le immagini che posso.

Ho inserito un paio di sezioni dedicate ai ricordi. Nella prima ho riportato le relazioni delle spedizioni speleologiche a cui ho partecipato. Nella seconda ho iniziato ad inserire immagini di uscite, fatte nel passato, che ritrovo curiosando tra i mucchi di foto che ho salvate sul pc (il piu’ delle volte sotto l’illuminante titolo “varie”!).

Buona lettura e di nuovo benvenuto!
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La casa di Alice – 4/01/2020

Prima uscita dell’anno a Campocatino con Valentina e Matteo. Col supporto di Tarcisio e Gianluca, andiamo a fare il rilievo della nuova grotta “La casa di Alice”. Stavolta ho il piacere e l’onore di ospitare anche la relazione scritta a quattro mani da Valentina e Matteo, quindi iniziamo a sentire cosa ci raccontano…

RELAZIONE DI Valentina e Matteo…raccontata da Matteo

Rilievo alla Casa di Alice

Data: 4 Gennaio 2020

Grotta: Casa di Alice, Campocatino, Guarcino (FR)

Partecipanti: Matteo Parente, Valentina Poole, Fabrizio “Bibbo” Toso

“Mi fa un po’ strano andare a Guarcino e non infilarmi nel Sistema del Vermicano”, penso mentre guido in direzione dell’uscita autostradale di Anagni. In macchina siamo io e Valentina, che ci siamo svegliati presto (neanche troppo) per raggiungere Bibbo al casello di Anagni. Appuntamento alle 9:30 per andare con una macchina sola. “Questa macchina ha la ripresa lenta”, commento insultando le automobili di marca francese. “Da 0 a 100 è lenta, poi migliora”, risponde Valentina, rannicchiata sul sedile. Non che io ce l’abbia con le macchine francesi, ma visto l’accadimento di pochi giorni dopo, anche sì. Alle 9:15 siamo al parcheggio di un albergo situato proprio davanti al casello di Anagni. Riceviamo una telefonata di Bibbo: “Vediamoci alla pompa di benzina qualche km piú su” e segue messaggio Whatsapp con posizione satellitare. Finalmente arriviamo, parcheggiamo la macchina e trasferiamo la nostra attrezzatura nella macchina di Bibbo. La scelta ricade sulla sua macchina perché c’è pericolo di ghiaccio sulla strada per Campocatino, e lui ha le gomme da neve. Sono quasi estasiato: in diversi anni di conoscenza, non avevo mai visto Bibbo guidare. A dire il vero, non sapevo neanche che macchina avesse. In una ventina di minuti siamo a Guarcino. Ad attenderci c’è Tarcisio in compagnia di Stefano Gambari (Presidente del CSR, daje Presidente!), il quale andrà a scavare in un’altra zona. Dopo una rapida colazione ed un salto al minimarket locale per comprare un pranzo frugale, iniziamo l’ascesa verso Campocatino. “Decisamente la mia zona preferita”, penso mentre procediamo lungo i tornanti che da Guarcino portano verso la nostra destinazione finale. Parte non irrilevante della mia formazione speleo è avvenuta in questa zona ed ho un legame particolare con essa, soprattutto da quando, trasferitomi nei Paesi Bassi, vedo le montagne un paio di volte l’anno. “Alla fonte qui alle Campore, durante il campo speleo del CSR del 2015, ci sono state alcune scene pietose di lavaggi dal fango delle grotte”, racconto a Bibbo e Valentina mentre continuiamo la nostra salita verso Campocatino. “E qui, all’osservatorio, c’è la strada che porta al complesso del Vermicano”. Va bene, la sto facendo lunga…fatto sta che, dopo alcuni minuti, fermiamo la macchina al bordo della strada perché incuriositi da un paio di buchi che vediamo. Piccole cosette che soffiano un po’ di aria e alle quali proviamo a dare una rapida occhiata sporcandoci ancor prima di entrare nella grotta vera e propria.

Intorno alle 10:30 (ma forse anche leggermente più tardi) siamo al parcheggio di Campocatino. Prepariamo il materiale prendendocela comoda.

In effetti l’obiettivo di oggi è semplice e veloce: si tratta di andare a fare il rilievo di una piccola grotta chiamata “Casa di Alice”, trovata nell’estate precedente, e che si apre dopo un curvone di una delle ex piste di sci della zona.

Durante la camminata che ci porta all’ingresso della grotta, rinveniamo diversi esemplari di rudiste, fossili di molluschi che, Valentina ci spiega, girovagavano da queste parti nel periodo Cretacico (o Cretaceo). Per capirci, il Cretaceo è quel periodo di tempo compreso tra il Giurassico ed il Paleogene, cioè, per renderla comprensibile a chi non sa molto di geologia, tra Jurassic Park (ca. 145 milioni di anni fa) e la grande evoluzione dei mammiferi (ca. 65 milioni di anni fa).

Finalmente giungiamo sul posto. Ci cambiamo velocemente e Bibbo ci fa un ripasso sull’uso del Distox e sull’etica del rilievo.

Nel frattempo sopraggiungono Tarcisio e Gianluca, che ci fanno compagnia per qualche minuto

mentre alcuni motociclisti con moto da cross (credo si chiamino così) ci rompono i gioielli di famiglia sgasando con i loro trabiccoli su per la pista.

L’ingresso della grotta è stato coperto da alcuni massi, per renderlo poco visibile alle (immagino poche) persone di passaggio in quella zona.

Iniziamo il rilievo con una battuta esterna alla grotta e poi ci infiliamo velocemente.

La grotta è una frattura in discesa che si biforca dopo qualche metro in due rami, uno di destra ed uno di sinistra.

Iniziamo rilevando il primo tratto in discesa. Giunti alla biforcazione ci dividiamo: Valentina e Bibbo proseguono a rilevare il ramo di destra già esplorato

mentre io mi infilo in quello di sinistra, al quale è stata data una sola occhiata poiché inizia subito a stringersi mortalmente. Mi infilo dentro la strettoia, che soffia un leggero quantitativo d’aria, fino ad un punto in cui una lama di roccia sporgente mi impedisce di infilarmi all’interno di un oblò.

Torno indietro a prendere la mazzetta ed inizio a disostruire quel tanto che basta per procedere. Il lavoro non è dei più agevoli, come sa chiunque abbia dovuto smazzettare compresso all’interno di una strettoia. Dopo una 30na di minuti buoni, e non avendo ancora raggiunto il risultato, torno indietro per andare a verificare come se la stiano cavando gli altri. Tutta la grotta procede a spaccature e terminiamo il rilievo in un’oretta. A quel punto, torno a dedicarmi all’allargamento della strettoia lasciato in sospeso. Daje che te ri-daje, dopo una ventina di minuti e più smoccolamenti detti che ossigeno consumato, la lama si spezza e riesco ad entrare nell’oblò che prosegue con uno scivolo fino ad un altro restringimento, che prosegue a sua volta con un altro scivolo. Un totale di 8 o 10 metri circa che soffiano aria e sui quali ci sarà da lavorare per renderli umanamente praticabili. Torno indietro soddisfatto della piccola esplorazione, e trovo Valentina e Bibbo ad aspettarmi fuori.

Consumiamo il pasto frugale e, ripresa la nostra roba, torniamo sui nostri passi allietando la camminata con discussioni sulle rudiste, Pippo Budo e Giulio Andretti.

Giunti alla macchina, posiamo gli zaini ed andiamo a fare un breve giro a piedi verso due nuove grotte che Tarcisio e Gianluca (con stoica pazienza) stanno scavando da un po’ di tempo: Dolina Sfondata e Grotta Novella.

Il giretto dura non più di una quarantina di minuti (compreso un velocissimo ingresso a Grotta Novella) e termina con una “pattinata” su un minuscolo specchio d’acqua congelata.

Ci cambiamo in fretta e ripartiamo, alla volta della macchina di Valentina e, successivamente, di un ristorante a Ciampino per il meritato pasto serale.


Qua finisce l’avventura…del Signor Bonaventura (citazione che rivela la mia relativa antichita’!). Grazie a Valentina e Matteo per aver condiviso con noi le sensazioni e ricordi di questa giornata.

E ora? Pensavate di esservi salvati?!? Invece no, ora arriva anche il mio breve resoconto della giornata. La mattina arriviamo non troppo tardi a Guarcino. Salutiamo Tarcisio, prendiamo il caffe’ assieme e poi prendiamo la strada che porta a Campocatino. Lungo la salita ci fermiamo a curiosare in un buco a bordo strada.

Valentina ci si infila dentro senza curarsi di infangare la sua bella giacca a vento bianca. Anche Matteo fa la sua parte cercando di farsi largo ma Valentina non molla l’osso.

Dopo qualche minuto il loro verdetto, c’e’ un sasso molto grosso che non permette il passaggio ma dopo si intravede del vuoto. Prendiamo nota allungando ulteriormente la gia’ lunga lista di cose da fare da queste parti.

Continuiamo a salire senza degnare nemmeno uno sguardo alla miriade di buchi che incontriamo. Con questa tattica finalmente arriviamo al parcheggio di Campocatino ed iniziamo a prepararci.

Mentre sono impegnato ad infilare le scarpe vengo “derubato” della fotocamera, ecco quindi che posso sfoggiare anche una mia foto.

Partiamo. La grotta che vogliamo visitare oggi e’ lungo una ex-pista da sci. Credo si chiamasse “pista Vermicano”. La seguiamo ammirando il bel paesaggio.

Ci manca mazzetta e scalpello. Per fortuna Tarcisio e Gianluca stanno salendo, Valentina li chiama chiedendo loro il piacere di portarceli.

Trovo un fossile e lo mostro ai miei amici. Il ritrovamento suscita l’invidia di Matteo che, anche con migliaia di pietre per terra intorno a se, non riesce a trovarne nemmeno uno.

La discesa e’ ripida ma piacevole.

Metodi alternativi per insegnare l’anatomia della mucca.

Un buco lungo la strada ma non e’ la nostra grotta.

Poco piu’ giu’ eccola. Si e’ proprio lei.

Tra 2 strati di calcare ce n’era uno di sabbia, o roba simile. Nel tempo la sabbia si e’ tolta di mezzo ed ora noi abbiamo una nuova grotta.

Per proteggere l’ingresso erano stati messi numerosi sassi, li spostiamo quasi tutti per ricavarci un ingresso transitabile.

Arrivano i nostri amici, Tarcisio e Gianluca. Dopo i saluti ci consegnato la mazzetta e lo scalpello richiesti.

Siamo ancora ai saluti quando da sotto si sente un rombo. Dopo qualche secondo una moto sfreccia in salita lisciando di poco i nostri zaini. Ci fermiamo ad osservare i centauri. In breve tempo ne passano ben 3.

Tarcisio e Gianluca, fatta la consegna richiesta ci salutano e prendono commiato, devono andare a scavare un’altra grotta. Non voglio immaginare quale altro lavoro monumentale si staranno inventando. Noi ci prendiamo ancora qualche minuto di sole, il tempo di fare uno spuntino.

E’ ora di entrare in grotta. Matteo entra per primo. Il sasso al centro dell’ingresso si muove in maniera poco confortante, ci sistemiamo una zeppa sotto per convincerlo a non muoversi oltre.

Valentina ed io ci attardiamo qualche minuto per prepararci a fare il rilievo.

Dentro l’impressione avuta all’esterno e’ confermata, la grotta si sviluppa tra 2 strati di calcare e ne segue l’inclinazione.

Un minuscolo festone di “broccoletti” attorno ad un sasso.

Siamo tutti e 3 nel punto iniziale, abbastanza largo da contenerci. A sinistra, per me che guardo verso l’alto, c’e’ una zona ingombra di massi. E’ stretta, quindi e’ pane per i denti di Matteo. Mentre lui si addentra, Valentina ed io continuiamo il rilievo nella parte transitabile.

Altri simpatici broccoletti in formazione sparsa.

Dallo spazio iniziale si prosegue giu’ dritti lungo il ramo, diciamo, principale. Dopo qualche metro troviamo una diramazione a destra ed i primi segni di scavo.

Valentina prende le misure col Distox per imparare come utilizzarlo. Sicuramente inizia a sbuffare dentro di se’ alla mia cinquantesima raccomandazione di non far subire troppi colpi a quell’attrezzo ombroso che e’ il Distox. Per fortuna Valentina e’ una ragazza paziente e non se la prende.

In breve arriviamo al termine del ramo principale e torniamo indietro per rilevare il ramo a destra.

Matteo termina con l’esplorazione del ramo sinistro e viene a darci una mano. Il ramo a destra scende un paio di metri, poi risale. Anche quello chiude dopo qualche metro.

Ci spostiamo di nuovo per rilevare il ramo sinistro. Matteo si infila e Valentina lo segue. Lascio a loro il piacere di prendere i punti col Distox. Io mi limito a scaricarli su Topodroid ed aggiornare il disegno.

Il nostro lavoro e’ terminato. Anche l’esplorazione del ramo sinistro per oggi non puo’ proseguire oltre. Tra l’altro, come si dice, mi sto “puzzando” di freddo. Esco per primo a riprendermi con gli ultimi raggi di sole che ci regala questa bella giornata.

Ed ecco il risultato delle nostre fatiche!

Ci cambiamo svelti e torniamo verso Campocatino.

Cammin facendo il freddo ci passa, convinciamo di avere ancora abbastanza energie per andare a visitare Dolina Sfondata e Grotta Novella che Matteo ancora non conosce.

Andiamo senza fretta alla macchina a posare gli zaini.

E poi ripartiamo in direzione di Dolina Sfondata.

Matteo entrerebbe volentieri a visitarla, pero’ il cumulo di neve che si e’ accumulato all’ingresso non glielo permette.

Senza perderci d’animo proseguiamo per Grotta Novella.

Lo scavo monumentale impressiona ancora me, figurarsi Matteo. In un attimo decide di volerlo visitare.

Valentina ci pensa qualche secondo, poi lo segue. Io me ne rimango fuori.

Dopo averli visti scomparire dentro la grotta me ne vado a fare un giro nei dintorni, tanto per ingannare il freddo.

La prima sosta la faccio alla “stele di Pitagora” non lo avevo mai notato prima. Mi domando chi sia l’autore, ma qualche sospetto l’ho gia’. Lasciamo pero’ che il mistero avvolga questa opera inconsueta.

Faccio un ampio giro salendo lungo il bordo della piana. Un velo di nebbia ogni tanto tende ad oscurare la vista.

Ecco i miei amici di ritorno dalla loro visita.

Mi riunisco a loro. Ancora una breve sosta al laghetto accanto a Dolina Sfondata. Ora e’ completamente ghiacciato e possiamo tentare qualche scivolata.

Alla macchina ci cambiamo con piacere. L’aria ora e’ decisamente fredda.

Il piazzale ora e’ deserto, i bar sono chiusi, la nebbia continua a provarci.

Mentre scende la sera, scendiamo guardando a lato della strada per cercare la macchina dei nostri amici. Li incontriamo a meta’ percorso. Hanno appena terminato una lunga sessione di scavo alla nuova grotta. Ci fermiamo per un saluto e qualche chiacchiera per aggiornarci reciprocamente sulla giornata appena trascorsa.

Dopo aver salutato i nostri amici proseguiamo decisi verso casa. Visto che tornando a Roma passeremo vicino casa di Valentina, ci propone di fermarci sulla via dei Laghi ad un ristorante che conosce lei. Proposta accettata.

Una buona cena e’ il miglior suggello per chiudere una bella giornata. Alla prossima.

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Doppio Rum – 28/12/2019

Una visita di fine anno a prendere tanta tanta acqua. Con Elisa, Matteo, il supporto esterno di Gabriele e la gradita visita di Nerone.

La mattina, in macchina di Gabriele, ci contiamo. Ad andare in grotta saremo solo in tre. Gabriele non si sente in forma, ci accompagna ma non entrera’, Valentina si e’ sentita poco bene ed e’ rimasta a casa, degli ex-corsisti SCR solo Elisa si e’ ricordata dell’appuntamento dato per oggi. Visto che siamo pochi propongo di cambiare grotta. Perche’, invece di andare a Cretarossa, non andiamo a vedere come sta Doppio Rum? Matteo accetta con entusiasmo, Elisa e’ alla sua prima grotta sui Simbruini quindi non si esprime. Detto fatto. Passiamo al magazzino e prendiamo il necessario. Gabriele insiste per prendere uno zaino enorme perche’ e’ pulito. Io, senza pensare alle conseguenze, mi attengo ai suoi desideri. Una ultima sosta all’alimentari a Monte Livata e finalmente siamo al parcheggio vicino alla grotta. La temperatura e’ rigida, c’e’ vento gelido, ma un bel sole ci accompagna durante la vestizione.

A fine preparativi Gabriele litiga col siluro per convincerlo a chiudersi.

Foto di gruppo prima di partire.

Sul sentiero che porta alla grotta c’e’ appena un velo di neve ghiacciata. Strada facendo Gabriele intrattiene Elisa sulle bellezze e le grotte dei monti Simbruini.

La solita foto alla piana che precede la salita per arrivare all’ingresso.

Matteo con uno scatto imperioso arriva primo al recinto che protegge l’ingresso, con la scusa di fargli una foto mi fermo a prendere fiato.

La prima cosa da fare e’ togliere il sassone in bilico all’inizio del primo pozzo. Propongo a Matteo di andare lui ma cortesemente lui declina la mia generosa offerta. Scendo ad imbragare il sasso mentre i miei amici rimangono fuori per sollevarlo. Lo lego meglio che posso, urlo di sollevare un poco. Tolgo le “breccole” che si staccano e poi inizio a risalire accompagnando il sasso. Fuori sento i miei amici sbuffare per il peso. Alla fine i nostri sforzi vengono compensati.

Eccolo fuori, reso inoffensivo.

Ora possiamo entrare. Matteo scende per primo e va subito ad impegnare il primo pozzo. Elisa scende al frazionamento subito dopo di lui, io la seguo.

Gia’ al primo frazionamento la temperatura e’ piu’ gradevole che all’esterno. Elisa ed io aspettiamo pazientemente che Matteo scenda tutto il pozzo e vada oltre la prima strettoia. Voglio controllare se dove c’era il sassone ho lasciato ancora qualcosa da togliere ed e’ meglio che sotto ci sia nessuno. Ho con me lo zaino enorme. Gia’ all’ingresso mi ha dato un saggio di quanto sara’ fastidioso portarlo. Vabbe’, oramai e’ fatta.

Dal fondo del pozzo arriva la “libera” di Matteo. Un ultimo saluto a Gabriele ed al sole e partiamo. Elisa prende la corda senza i frazionamenti iniziali, le mostro come usare la maniglia per neutralizzare il peso della corda mentre monta il discensore.

Scendiamo veloci, senza intoppi, Matteo lo sento poco avanti a noi. Elisa si muove bene, mentre la attendo faccio qualche foto. Lo stillicidio gia’ qua e’ intenso, chissa’ piu’ giu’ cosa troveremo. Riesco addirittura a fotografare un “filo” d’acqua che appare luminoso e scende fino al fondo del pozzo.

Elisa e’ poco sopra di me, ogni tanto cerco di offrirle qualche consiglio utile.

Lo zaino e’ recalcitrante. Nelle strettoie in discesa fa fatica a passare. Aspetto Elisa ad un frazionamento di distanza, ma solo per scrupolo, non sembra avere bisogno di assistenza. L’unica pecca che le posso ascrivere e’ quella di non urlare “SASSO” quando le capita di farne cadere uno. Nel corso della nostra uscita insistero’ molte volte su questo punto.

Al terzo pozzo c’e’ un telo verde ammucchiato da una parte. Probabilmente era stato usato per proteggersi dall’acqua durante i lavori per allargare la strettoia. Ora qua serve a poco, lo impacchetto e lo porto giu’ con me facendomi aiutare da Elisa quando il mio zaino decide di non collaborare. Sceso il quarto pozzo siamo al “campo base”. Matteo e’ gia’ andato avanti. Elisa ed io poggiamo le nostre robe ed andiamo a vedere la strettoia che precede il nuovo pozzo ed, ahime’, la nuova strettoia. Ecco la strettoia, alla sua base scorre un bel rivolo d’acqua.

Matteo e’ gia’ passato e sceso, gli chiedo di risalire per assistere Elisa mentre passa la strettoia e per fare la conta di quel che serve per iniziare i lavori alla nuova strettoia. Elisa passa con tutta l’attrezzatura, senza particolari problemi. Matteo ed io rimaniamo dove siamo mentre Elisa scende il pozzo nuovo. Faccio un paio di andirivieni tra la strettoia ed il campo base per prendere tutto il necessario. Consegno tutto il materiale a Matteo, poi mi tolgo l’attrezzatura lasciandomi pero’ addosso imbrago e pettorale. Passo tutta la mia roba a Matteo e provo la strettoia. La gravita’ gioca a mio favore e , tranne che per qualche centimetro che mi comprime fastidiosamente la cassa toracica, riesco a passare. Per lavorare ci organizziamo cosi’: Elisa e Matteo giu’ alla nuova strettoia, io quassu’ a dare qualche martellata alla “vecchia” strettoia. Ogni tanto lancio un urlo verso Elisa per sentire se ha freddo. L’ultima volta che lo faccio mi risponde che si, ora inizia a sentire freddo. Le consiglio di muoversi per riscaldarsi. Salire il pozzo e’ un buon metodo e lei lo mette subito in atto. Quando siamo insieme alla partenza del pozzo, Elisa decide che vuole passare la strettoia ed andare ad aspettarci al campo base. La aiuto un poco. Al primo tentativo non riesce, le si incastra la maniglia tra il corpo e la roccia. Quando ritenta gliela faccio togliere di mezzo e stavolta riesce a passare. Probabilmente il pensiero della strettoia la inquietava un poco, ora che l’ha passata la sento piu’ tranquilla. Le passo mazzetta e scalpello con il compito di togliere qualche pezzo di roccia alla perfida strettoia. Rimango qualche minuto con lei poi scendo ad aiutare Matteo. Lavoriamo insieme alla nuova strettoia. Sopra di noi Elisa si stanca presto di smazzettare, ci annuncia che aspettera’ al campo base. Le condizioni di lavoro alla strettoia sono quasi proibitive, nonostante Matteo abbia sistemato il telo a protezione dell’acqua, questa arriva comunque a rompere le scatole. Dopo circa un’ora interrompiamo, siamo fradici e poi anche Elisa potrebbe iniziare a sentire freddo. Sistemiamo i ferri da lasciare, ricomponiamo gli zaini con cio’ che dobbiamo riportare fuori e saliamo. Matteo passa la strettoia, con una minima difficolta’. Mentre passa, mi accorgo che una delle sue scarpe si e’ rotta. Lo avverto che il suo tallone e’ quasi a nudo, lui ne prende atto commentando in maniera colorita, con parole che non e’ urbano riferire. Gli chiedo di aspettare mentre tento anche io il passaggio, nel caso mi serva una mano, non si sa mai. Provo una prima volta nella configurazione dell’andata. Niente da fare. Torno indietro e mi tolgo anche imbrago e pettorale. Stavolta ce la faccio seppur con molti sbuffi ed altrettanti sospiri. L’acqua che scorre allegramente alla base della strettoia mi inzuppa tutto il lato sinistro, ma quasi non me ne curo. Mentre riprendo fiato, Matteo sguscia avanti per iniziare a salire assieme ad Elisa. Li raggiungo mentre si apprestano a salire. Per primo va Matteo, lo segue Elisa. Inganno l’attesa rivestendomi, po ricompongo lo zaino “mostruoso” aggiungendovi anche una corda da circa 40m che e’ inutilizzata e qua non serve. In magazzino puo’ essere utile. Mentre faccio tutto cio’, devo stare chino perche’ Matteo ed Elisa continuano a buttare giu’ sassi senza curarsi affatto di urlare il classico avvertimento ai poveretti, in questo caso io, che sono sotto di loro. Mi riprometto di ricordarlo soprattutto ad Elisa. Un sasso che mi arriva giusto sul collo mi rende convinto di dover attuare il proposito.

Tra un sasso e l’altro arriva il mio turno. Provo a sollevare lo zaino. Con l’aggiunta della corda, oltre ad essere enorme, ora e’ anche pesante. Bene! Al primo frazionamento mi appiattisco alla roccia come una patella attaccata agli scogli. Dal rumore suppongo che Elisa ne abbia fatto cadere giu’ uno grosso. Per fortuna si ferma sulla cengia sopra di me.

Passare le strettoie con il mio amico zaino si rivela essere piacevole come mi aspettavo. Alla base del terzo pozzo trovo un paio di solette. Matteo deve averle seminate senza accorgersi. Le raccolgo e le sistemo nello zaino. All’ultima strettoia, dall’altra parte c’e’ Elisa che attende il suo turno, ne approfitto chiedendole una mano con lo zaino. Tra lei che tira ed io che spingo alla fine lo zaino passa. Mentre passo a mia volta, Elisa inizia a salire l’ultimo pozzo. Alla cengia trova Matteo. Da quel punto le corde sono 2. Mentre io salgo il primo tratto del pozzo, Elisa e Matteo salgono insieme il secondo tratto. Matteo oramai ha il piede sinistro protetto solo dal calzino quindi procede con qualche difficolta’. Elisa inizia giustamente a sentire la stanchezza e fa frequenti soste. Io che sono sotto in attesa, dopo svariati minuti inizio a sentire freddo. Per salire ho scelto la corda di Matteo, quella senza frazionamenti in alto. Tanto per passare il tempo ed ingannare il freddo, inizio a sollecitare Matteo in maniera petulante. Quando arriva alla partenza del pozzo, Matteo lascia inavvertitamente la corda incastrata ad una roccia sporgente. Mentre salgo sento che la corda struscia sinistramente da qualche parte ma la fitta nebbia che abbiamo prodotto mi impedisce di vedere dove. Mi fermo per valutare la situazione. Per fortuna sopra di me c’e’ Elisa che ha appena passato il frazionamento. Le chiedo di guardare cosa stia succedendo alla corda sulla quale sono appeso. Subito mi risponde che e’ incastrata dietro una roccia ma che non riesce a liberarla. Le urlo di aspettare un attimo, usando la sua corda tolgo peso alla mia. Finalmente riesce a sistemarla. Mi districo dall’intreccio di corde che ho fatto e continuo a salire. All’altezza del frazionamento dell’altra corda ecco la roccia sporgente. La cosa era “studiata” bene, prima sarei caduto per la corda rotta dallo sfregamento, il colpo di grazia me l’avrebbe dato la roccia cadendomi addosso. Per fortuna la brava Elisa ha sventato il pericolo. Per evitare futuri incidenti, tolgo definitivamente la sporgenza di roccia. Purtroppo anche la pietra sotto si muove leggermente, la prossima volta dovremo fare una nuova sessione di estrazione e sollevamento massi.

Quando io ed il sacco enorme arranchiamo fuori, troviamo i miei amici che si riscaldano davanti al fuoco. Inizio subito ad insolentire Matteo per la corda incastrata, pero’ lui non e’ cosi’ cattivo come lo disegno, nonostante sia quasi a piedi scalzi, corre a darmi una mano col sacco. Questo suo slancio placa le mie ire, rimane solo la voglia di scherzarci assieme. Fa esperienza, l’importante e’ poterlo raccontare. Mentre sono anche io a crogiolarmi al caldo del fuoco, mi aggiornano, sono quasi le 6 del pomeriggio. Dalle 4 in poi Nerone e Gabriele sono stati qua ad aspettarci. Ora pero’ Nerone e’ dovuto andar via. Si e’ allontanato da pochi minuti. Il caldo e’ piacevole, ma arriva da un solo lato per volta. Sulla schiena il freddo morde con decisione. Meglio i vestiti asciutti, penso. Sistemiamo il fuoco perche’ non faccia danni e ci avviamo. Elisa ed io camminiamo di buon passo, Matteo e Gabriele ci seguono chiacchierando. Quando arriviamo alla macchina troviamo che Nerone non e’ ancora partito, faccio a tempo a salutarlo di persona ed a fargli gli auguri per il nuovo anno. Giusto il tempo di un saluto, dopo il freddo prende il sopravvento e devo sbrigarmi a levarmi gli abiti bagnati. Gabriele accende l’auto e ci comunica che siamo a -6°. I cordini si ghiacciano, leva e corpo dei moschettoni si saldano e non si riesce piu’ ad aprirli, un bel freddo insomma. Ci cambiamo piu’ in fretta possibile mentre un vento gelido viene a favorirci l’operazione. Come speravo i vestiti asciutti aiutano tanto. Nerone ha passato alcuni minuti nella sua macchina per stemperare il freddo preso aspettandoci. Ora per lui e’ il momento di andare, carica in macchina il materiale da riportare al magazzino, e parte. Qualche minuto e siamo pronti anche noi. Con il riscaldamento al massimo, partiamo. La giornata si conclude con un lauto pasto a Marano, da Antonia. Tanti auguri a tutti per un buon 2020. Alla prossima.

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Cavita' dell'Elefante – 15/12/2019

Una rilassante e fangosa uscita con Valentina, Elisa, Federica, Fabio, Enrico ed il supporto esterno di Gabriele.

La mattina ci vediamo al solito Bar Lanciani. Simone viene all’appuntamento, ma solamente per comunicarci che ci dara’ buca. Dopo averlo salutato entriamo nel bar e scopriamo che non e’ piu’ un bar “classico” ma un qualcosa di diverso. Non mi curo di capire in cosa sia differente. Andrebbe bene ugualmente, ma la inserviente ci avverte che non hanno cornetti e questo ci convince a cambiare. Andiamo al bar poco piu’ avanti a soddisfare il nostro bisogno di colazione.

Dopo esserci rifocillati adeguatamente, andiamo al parcheggio vicino la grotta ed iniziamo a prepararci.

Come al solito, mi attardo a fare foto e sono l’ultimo ad indossare l’attrezzatura.

Siamo pronti per partire, manca solo la foto di gruppo, risolviamo subito.

All’ingresso della galleria artificiale ci sono dei bei funghi. Chissa’ se sono buoni pur essendo cresciuti in una specie di discarica.

Arriviamo all’ingresso della grotta. Manca la corda per scendere il primo pozzo. Mentre sistemo la corda, chiedo a Gabriele di portare “i ragazzi” a visitare il resto della galleria artificiale. Valentina rimane a darmi una mano.

Sistemo la corda, uso la piu’ lunga, quella da 30m cosi’ portero’ meno peso. Saluto Gabriele, che per oggi ha deciso di fare altro, e scendo. A terra nel piccolo ambiente alla base del salto, c’e’ un pipistrello. Avverto gli altri di fare attenzione a non disturbarlo.

Anche al traverso non c’e’ la corda, pero’ ci sono le placchette. Della corda da 30 metri ne rimane ancora molta, utilizzo quella per sistemare il traverso. Arrivo preciso al pozzo successivo.

Anche la’ manca la corda ma ci sono gli attacchi, prendo una delle 2 corde da 20 metri dallo zaino e la sistemo. Prima di scendere aspetto che Valentina mi raggiunga. La avverto di seguirmi fino al primo frazionamento dove potra’ seguire i nostri amici mentre passano il loro primo frazionamento post corso.

Alla base del pozzo trovo una sorpresa, il lato della frattura che non prosegue, ora e’ armato con un traverso. Chi lo ha fatto ha usato i nuovi “multi-fix”, non sapevo fossero gia’ utilizzati in grotta.

Urlo la libera ed aspetto che arrivi il resto del gruppo.

La prima ad arrivare e’ Elisa. Le chiedo il piacere di tenere la corda a chi arrivera’ dopo di lei. Io mi allontano di qualche metro. Ieri ho cambiato la batteria del mio fido DistoX ed oggi l’ho portato con me per rifare la calibrazione. Quando tutto il gruppo e’ riunito chiedo a Valentina, oggi sono lei e Federica le veterane, di portare tutti a vedere la frattura dal lato senza prosecuzione. Nel frattempo io proseguo con la calibrazione. Tornano prima del previsto perche’ hanno trovato un salto che non si sono sentiti di scendere senza corda. Bravi. Li prego di attendere ancora qualche minuto. Visto che la calibrazione mi prende piu’ tempo del previsto, dopo un poco chiedo loro di avviarsi dal lato della frattura dove troveranno la strettoia.

Terminata la calibrazione, sistemo l’armamentario da rilievo e lo lascio alla base del pozzo, e’ inutile farlo infangare per nulla. Quando raggiungo i miei amici li trovo impegnati col passaggio dopo la strettoia. Non mi sembra stiano seguendo la solita via, scavalco chi e’ ancora in attesa del proprio turno e vado a curiosare. Intanto noto che la strettoia non e’ piu’ una strettoia degna di questo nome, ora ci si passa gattonando comodamente. Subito dopo ci sarebbe stato il passaggio del laghetto o in alternativa il bypass che avevo trovato. Non e’ piu’ cosi’, ora la corda sale direttamente passando per un buco che prima non c’era. Bene, un comodo passaggio, ancora migliore rispetto al mio bypass. Con tutte queste novita’ mi scordo di fare foto. La nuova corda porta direttamente sul “plateau” che precede la “sala delle diramazioni” (questi nomi non li troverete da alcuna altra parte, sono tutti nomi di fantasia dati da me per ricordare i luoghi della grotta). Una volta che siamo di nuovo tutti riuniti, facciamo pausa pranzo. Divido il mio magro pasto con Valentina, un minuscolo pezzo di parmigiano. Per fortuna Enrico ha portato dolci in abbondanza e ce ne offre con generosita’. Dopo pranzo andiamo alla sala delle diramazioni, voglio mostrare loro il “dorso del drago”. Nella sala faccio notare loro il segno lasciato dal livello dell’acqua. Faccio il mio dovere di cicerone descrivendo brevemente le varie diramazioni e lo stato di esplorazione per come lo conosco.

Proseguiamo per andare ad ammirare il dorso del drago.

Eccolo.

Come sempre cerco, inutilmente, di fare qualche foto che renda l’idea di quanto sia una vista notevole.

Fabio ed Enrico rimangono impressionati come lo sono io ogni volta che vengo a salutare questa fantastica formazione rocciosa.

Elisa sembra seria, ma e’ commossa. Valentina gia’ ha avuto modo di ammirare “il drago” piu’ volte, ma anche lei torna volentieri.

Il nostro drago, insieme con Valentina viene molto meglio.

Continuo a fare da cicerone raccontando che da qua parte una lunga frattura. Chi c’e’ stato mi ha detto che ci vogliono circa 2 ore per percorrerla ed arrivare in zona esplorativa. Posso solo accennarlo, perche’ finora non sono mai andato oltre il drago. Tornando indietro notiamo un punto dove parte una frattura trasversale a quella che stiamo percorrendo. Spostando qualche sasso si puo’ andare a curiosare. Lo facciamo. Purtroppo dopo qualche metro la frattura diventa impraticabile. Torniamo indietro per riprendere la strada di casa. Prima pero’ facciamo una nuova foto di gruppo.

Torniamo al plateau. Stavolta, invece di fare la via fatta all’andata, decido di usare l’ultima corda da 20 metri che mi sono scarrozzato finora. Scendiamo dal lato opposto dove faccio un armo posticcio utilizzando un fix piantato a pavimento. Sceso il saltino, riprendiamo la via per la strettoia.

Tanto per vedere se lo ricordo bene, mentre gli altri sono in fila per scendere per la nuova via, prendo per il “mio” bypass e cosi’ scavalco la fila intrufolandomi nella strettoia mentre la sta impegnando Elisa. Al momento lei rimane impressionata a vedersi sbucare dal buio un barbone infangato ma quando mi riconosce acconsente a farmi spazio e lasciarmi passare avanti. Dopo la strettoia, faccio il bravo e mi fermo ad aspettare gli altri. Arriva Valentina, le chiedo di andare avanti con Elisa e Fabio per iniziare la risalita. Dietro sento arrivare Enrico. Federica e’ ultima a chiudere la fila. Enrico mi raggiunge e lo accompagno per un tratto perche’ vada gli altri alla base del pozzo. Rimango ad attendere Federica che in grotta procede col suo passo, lento ma inesorabile.

In fondo al traverso vediamo ancora Elisa.

Enrico parte a percorrere il traverso.

Quando anche Federica arriva, andiamo avanti a raggiungere il gruppo. Valentina e’ salita ed ora e’ al frazionamento, come all’andata. Fabio e’ salito dopo di lei ed e’ in attesa alla fine del pozzo. Inizia a salire anche Elisa.

E’ quindi il turno di Enrico. Sale con la solita difficolta’. Mi convinco che con lui dovremo trovare il tempo per fare una palestra dedicata alla tecnica per salire su corda. Una salita fatta come la fa lui e’ uno sforzo sovraumano.

Salito Enrico, parte Federica equipaggiata col suo fido pantin che si rifiuta di scorrere sulla corda “coticosa”.

Io seguo levando le corde messe all’andata. Fuori dalla grotta troviamo Gabriele. Ha passato la giornata facendo la poligonale tra gli ingressi delle 2 grotte vicine, questa dell’Elefante e quella del rifugio. Un utile esercizio. Uscendo dalla galleria artificiale Gabriele ci indica un nuovo, e piu’ comodo, sentiero aperto tra i rovi.

Alle macchine imperverso con la fotocamera. Devo rimediare al fatto di averla usata davvero poco mentre eravamo in grotta. Ecco Fabio, ancora con lo stupore negli occhi per quanto visto oggi.

Questo sarebbe Gabriele, e’ lui, fidatevi.

Una volta cambiati mi concedo una foto con Valentina, oggi promossa sul campo a guida supplente quando io me ne andavo per i fatti miei.

Grazie a tutti i miei amici per la bella giornata e a Gabriele per il supporto esterno. Per chi e’ arrivato a leggermi fin qua, tanti , tanti, tanti auguri di Buon Natale! Alla prossima.

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Pretaro -08/12/2019

Con Valentina al Pretaro a cercare il “giro di Peppe”.

Antefatto: Quasi un anno fa Gabriele ed io facemmo un’uscita con Giuseppe e Nerone. Loro entrarono prima e…scomparvero! Ci incontrammo di nuovo solo all’uscita. Dai loro racconti capii grossomodo la strada che avevano fatto. Non ero mai stato dove si erano avventurati loro e mi ero ripromesso di andare, un giorno o l’altro. Delle loro descrizioni appuntai mentalmente 2 cose, che durante il tragitto c’e’ una strettoia micidiale e anche un pozzo da almeno 30 metri.

Oggi siamo solo Valentina ed io, e’ il giorno giusto per cercare quello che ho nominato il “giro di Peppe”.

Valentina prende molto seriamente l’impegno e parte subito col piede giusto facendo un robusto spuntino prima di entrare.

Giulio e’ venuto a darci sostegno morale e supporto tecnico prestandoci una corda per il pozzo da 30 metri che cercheremo. Prima di arrivare all’ingresso del Pretaro per una chiacchiera mentre ci cambiamo, siamo andati sotto il “Buco di Jodi” a rivedere uno dei buchi “della zecca”. Spero Giulio lo prenda in simpatia e vada a lavorarci.

Noi siamo pronti ad entrare in grotta, Giulio invece deve andare a lavorare. Una foto di gruppo ce la concediamo.

Entriamo. L’arpa Celtica, uno dei giri che mi sono riproposto, la faremo dopo, per ora il nostro obiettivo e’ la ricerca del “giro di Peppe”. Tanto per cambiare, mostro a Valentina il bypass del primo toboga.

E poi la obbligo guardare verso il toboga ed a fare la faccia stupita mentre le faccio le foto.

Arrivati in fondo al secondo toboga, prendiamo a sinistra invece di seguire la via solita a destra. Subito ci sono molte vie, almeno 3 possibili. Piu’ avanti si ricongiungono. Ci dividiamo per vedere quale sia la piu’ comoda…sicuramente la terza! Piu’ avanti, strada facendo, trovo il soffitto con inclusioni di selce quasi sbriciolata. Ne prendo una foto, non si sa mai.

Ogni tanto chiedo a Valentina se puo’ esplorare dei punti per me stretti. La aspetto con pazienza.

Li segue finche’ diventano troppo stretti anche per lei. Proseguiamo per la via piu’ larga.

Ad un certo punto troviamo un reperto importante. Una candela. Di qua e’ sicuramente passato Nerone. Siamo sulla strada giusta.

Dalla saletta della candela parte un tratto in salita, andiamo a vedere. La sala dove si sbuca ha pareti che si sgretolano al solo guardarle. Rinunciamo a tentare una risalita. Riscendendo Valentina trova un camino che sale. Ci si infila.

Quando diventa troppo stretto anche per lei le passo la fotocamera per documentare quel che vede. Probabilmente siamo vicino ad una uscita.

Scendiamo alla sala della candela.

Dalla sala sembra iniziare un pozzo. L’impressione e’ rafforzata dalla presenza di una corda appoggiata su un masso. Facciamo pausa per indossare l’imbrago e l’attrezzatura. Nel frattempo faccio qualche foto.

Sistemata la corda, scendiamo. Il pozzo da “30 metri” termina dopo poco piu’ di un metro poi c’e’ un comodo terrazzo che affaccia su una spaccatura. Scendo per primo poi aspetto Valentina dando uno sguardo attorno. La frattura scende ancora una decina di metri, pero’ spostandomi di lato trovo una specie di toboga che permette di evitare l’uso della corda. Alla base della frattura Valentina visita alcune anguste diramazioni trovando numerosi resti di pipistrelli. Le passo la fotocamera per documentare.

Proviamo a scendere ancora, tra i broccoletti che festonano le pareti ma sembra troppo stretto, inoltre la prova del sasso ci suggerisce che tentare il passaggio non ci porterebbe molto piu’ in basso di dove siamo ora.

Proseguiamo lungo la frattura.

Ancora un anfratto visitato da Valentina, ancora qualche osso di pipistrello.

Pausa per una foto di me medesimo.

In un altro anfratto Valentina trova un osso di un animale sicuramente piu’ grande di un pipistrello, la foto documenta il ritrovamento.

Qualche broccoletto.

Intanto Valentina recupera l’osso.

Eccolo.

Tutte le nostre indagini danno nessun frutto in termini di passaggi percorribili, continuiamo a seguire la frattura nel suo corso principale.

Tra un passaggio e l’altro cerco anche di fare una bella foto “broccolettata”.

Questa con la goccia, non e’ male.

Naturalmente non posso impedirmi di obbligare Valentina a tenere pose da esploratrice per diversi minuti mentre cerco di farle una foto accettabile.

Questa viene carina, mi faccio i complimenti da solo, anche se il merito va al soggetto.

Un centopiedi o millepiedi o quel che e’.

Proseguiamo lungo la frattura serpeggiante. Ad un certo punto troviamo diverse diramazioni. Si puo’ proseguire diritti, alla nostra sinistra, dietro di noi risalendo. Cerco di decidere dove andare ma sono perplesso, mi sembra di conoscere questo posto. Avanzo di qualche passo e poi mi giro per cambiare prospettiva…ma…siamo al “trivio” lungo la strada che porta alla sala del the! La mia esclamazione di stupore quasi spaventa Valentina. Commentiamo la cosa mentre mi riprendo dalla sorpresa. Alla fine abbiamo chiuso il “giro di Peppe”! La tentazione sarebbe di tornare lungo la via solita, ma strada facendo abbiamo lasciato il sacco e l’attrezzatura, dobbiamo anche tornare a levare la corda. Si torna indietro.

Il ritorno lo facciamo senza perdere troppo tempo a cercare nuovi passaggi, infatti in pochi minuti siamo alla frattura e quindi alla minuscola risalita su corda. Valentina va avanti, io libero la corda e poi esco dallo stretto pertugio.

Anche il secondo tratto lo percorriamo velocemente. Al ritorno saliamo per il primo toboga disdegnando il bypass.

Quasi all’uscita troviamo un paio di dolicopode in atteggiamenti promiscui, non stiamo tanto li’ a dare fastidio ma passiamo velocemente per togliere il disturbo.

Al bivio per l’Arpa Celtica facciamo un veloce consulto. Siamo soddisfatti per il giro fatto finora. Andremo la prossima volta alla zona fangosa. Pochi minuti e siamo fuori.

E stavolta anche io mi faccio fare una foto all’uscita.

Dopo esserci cambiati, anche se siamo un gruppo ristretto, una foto ce la meritiamo ugualmente.

Mentre mi tolgo la maglietta fradicia succede…mi si rompe il braccialetto del raduno speleo. Lo fotografo prima di abbandonarlo al suo destino.

Andiamo al Roby Bar avvisando Giulio che siamo usciti, ci raggiunge per una birra e qualche chiacchiera. Gli raccontiamo del “giro di Peppe”.

Finita la birra salutiamo i Robybaristi tutti scambiandoci anche gli auguri per le prossime feste. Prima di prendere la strada di casa saliamo qualche minuto al borgo dove oggi ci sono ad esporre vari stand di artigianato. Trovo anche Simone, che saluto con piacere.

Ecco le bancarelle.

Il ritorno e’ tranquillo fino a Roma. Facciamo una rapida sosta per fare rifornimento e poi via.

Un grazie a Valentina che mi ha accompagnato a scoprire il “giro di Peppe”, un grazie a Giulio per il supporto e…alla prossima.

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Piccola Creta – 01/12/2019

Una uscita a Piccola Creta con tanta tanta acqua in compagnia di Angelica, Aurora, Valentina, Gabriele.

La mattina, dopo tutte le soste di rito, arriviamo all’ingresso della grotta ed iniziamo a prepararci.

Nonostante il freddo c’e’ ancora qualche fungo che fa capolino tra le foglie.

Tutti pronti, andiamo all’ingresso. Valentina e Gabriele si occupano di sistemare la corda per il pozzetto d’ingresso.

Io come al solito imperverso con la fotocamera costringendo Angelica ed Aurora a sorridere per una foto.

Si entra. Vado per primo. Ho con me lo zaino col trapano ed altri aggeggi pesanti. Oltre al piacere di andare in grotta in buona compagnia oggi abbiamo intenzione di andare a vedere la situazione in fatto di acqua, di sistemare qualche armo e, se avanza tempo, di fare un poco di lavoro alla base del primo P50. Valentina mi segue.

A meta’ del P25 c’e’ un attacco singolo, mi sembra una occasione ottima per doppiarlo. Tiro fuori tutto il necessario e pianto un fix che adorno con una piastrina. Sistemo poi la corda e proseguo.

Valentina ed io andiamo svelti alla partenza del primo P50. Vogliamo armare una seconda via per scenderlo, vuoi per velocizzare l’uscita, vuoi per poter fare assistenza a chi, come Aurora, e’ alla sua prima discesa di un pozzo lungo. Non abbiamo la corda con noi, e’ nello zaino di Gabriele, pero’ tutto il resto si. Iniziamo a lavorare. Rovistando nello zaino trovo anche uno spezzone di corda che utilizzeremo per provare il nuovo armo. Con Valentina ci guardiamo attorno, la roccia non e’ delle migliori ma alla fine, dopo aver saggiato a martellate qualche metro quadro di roccia, troviamo un punto che fa al caso nostro. Pianto io i primi fix e poi lascio a Valentina l’onere ed il piacere di piantare l’ultimo, quello per la partenza. Abbiamo quasi terminato di sistemare quando Angelica ed Aurora ci raggiungono. Gabriele, che ha la corda, e’ l’ultimo. Aspettiamo con pazienza il suo arrivo.

Visto pero’ che oggi lo stillicidio e’ forte ed inoltre dove siamo lo spazio e’ poco, decidiamo che e’ meglio che qualcuno inizi a scendere. E’ Valentina la prescelta.

Lei non ama grandemente i pozzi, pero’ con la pratica inizia ad affrontarli con piu’ dimestichezza. Infatti il passaggio del frazionamento di partenza, che altre volte le ha dato noia, stavolta lo passa con una facilita’ che stupisce anche lei.

La saluto raccomandandole di urlarci la sua posizione mano a mano che passa i vari frazionamenti lungo la discesa.

Valentina e’ alla base del P50, Gabriele finalmente arriva portando la corda. La prendo e la sistemo. Caspiterina! La corda tocca. Il deviatore che avevo predisposto non fa bene il suo lavoro. Con Angelica a farmi da assistente, riprendo il trapano per sistemare l’armo. Purtroppo questa sistemazione porta via del tempo e nel frattempo acqua e freddo non giocano a nostro favore. Fatto un nuovo deviatore, riponiamo tutto nello zaino e ci prepariamo a scendere. Per primi scendiamo Aurora sulla nuova corda ed io sulla “vecchia”. Vado avanti per farle sicura durante la discesa e per sistemare i frazionamenti anche per lei. Un intenso stillicidio ci inzuppa per benino, ma alla fine riusciamo a toccare la base del pozzo ed urlare la libera ai nostri amici. Mentre io mi riposo dalle “fatiche armatorie”, Valentina ed Aurora, risalgono a vedere la saletta nuova. Il passaggio per arrivarci e’ sempre alquanto scomodo e stretto, le sento che faticano, anche se sono entrambe di fisico minuto. Mentre tornano indietro Aurora mi strappa un sorriso quando mi chiede: “…e tu volevi passare per di qua?!?” rimanendo interdetta quando le rispondo: “Veramente ci sono passato”, omettendo pero’ di spiegarle che mi sono dovuto togliere tutta l’attrezzatura per farlo!

Nel frattempo anche Angelica e Gabriele ci raggiungono. Siamo tutti fradici ed infreddoliti. Un rapido consulto e decidiamo che non e’ il caso di sostare ulteriormente. Andremo a dare uno sguardo al ramo laterale e poi risaliremo.

Passiamo il primo cunicolo ed arriviamo al primo ambiente. Intanto racconto ad Aurora di questa zona della grotta e del lavoro fatto finora.

Andiamo avanti fino alla curva a gomito ed il successivo cunicolo fino a sbucare nel piccolo ambiente dove stiamo lavorando. Ci ammucchiamo tutti la’ dentro commentando quanto sara’ lungo poter andare avanti per questa direzione.

Poiche’ abbiamo deciso che per oggi abbiamo gia’ preso abbastanza acqua, torniamo indietro.

Alla base del P50 ci organizziamo per la salita. Andiamo per primi Aurora e io. Valentina, visto che inizia a sentire un gran freddo, ci segue sulla corda “vecchia”, ad un frazionamento di distanza. Ci raggiunge al frazionamento. Aurora se la cava benone. Visto che ora con noi c’e’ anche Valentina, faccio una bella pensata, vado avanti da solo cosi’ da poter assistere Aurora a fine pozzo. Valentina acconsente a salire con Aurora quindi parto. Sono salito una decina di metri quando Valentina mi avverte che Aurora ha un problema, sale lentamente perche’ non le scorre la corda nel croll. Alla fine risolviamo scambiandoci di nuovo di posto con Valentina. Lei sale diretta ed io insieme ad Aurora. Con Aurora sistemiamo l’impiccio, era solo la longe della maniglia che interferiva col croll, e proseguiamo la salita. Gabriele ed Angelica sono sotto di noi, al frazionamento. Sono al deviatore quando Gabriele decide che anche lui vuole salire. Cambio temporaneamente l’armo del deviatore per farlo diventare un frazionamento. E’ un po’ un impiccio ma alla fine ne veniamo fuori.

L’ultima parte del pozzo la saliamo in compagnia di tanta acqua.

L’uscita dal P50 non presenta particolari problemi. Vorrei far passare Valentina ed Aurora fino alla base del pozzo successivo, il P25. Si tratta di percorrere un metro, ma e’ un metro pericoloso per chi e’ sotto di noi, se dovesse cadere un sasso mentre Valentina o Aurora passano, arriverebbe come un proiettile dritto sulla testa dei nostri amici. Per prudenza aspettiamo che salgano anche loro.

Arriva Gabriele, Angelica lo segue. Possiamo proseguire.

Il primo tratto del P25 e’ ottimo per riprendere un poco di calore. Salgo dopo Valentina ed Aurora.

Arrivo al frazionamento intermedio che Valentina e’ gia’ sopra al P25, aspetta Aurora per farle assistenza all’uscita del pozzo.

Io ne approfitto per un paio di foto.

Da sotto sento arrivare Gabriele.

Aurora ha passato il frazionamento, la corda e’ libera. Salgo pure io. Sfrutto biecamente Aurora per farmi aiutare col sacco mentre esco dal pozzo. Facciamo il resto della salita praticamente tutti assieme. L’ultimo pozzo ci porta l’aria fredda dell’esterno, una goduria, con tuta e sottotuta zuppi.

Con vero piacere mi cambio indossando vestiti asciutti. Dopo pochi minuti arrivano anche Gabriele ed Angelica. Ripresa la temperatura, sistemiamo tutto il bagaglio in macchina ed andiamo. Stavolta Marano e’ chiusa quindi ripieghiamo su un ristorante a Subiaco, lo propone Gabriele. Non male, devo dire. Alla prossima

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Bunker Colleferro – Puliamo il buio – 30/11/2019

Sabato c’e’ stata una nuova edizione della bella ed utile manifestazione “Puliamo il buio”. Io non ho potuto partecipare, pero’ l’infaticabile Gabriele e la bella Valentina sono andati in rappresentanza dello Shaka Zulu Subiaco .

Ospito con molto piacere la relazione di Gabriele e Danilo:

Sabato 30 Novembre 2019 si è svolta, presso i rifugi antiaerei di Colleferro “Puliamo il buio”, evento indetto dalla S.S.I. in collaborazione con Legambiente.

La manifestazione è stata fortemente voluta dal “G.S.CAI Ipogei Monti Lepini” della sezione di Colleferro, con il prezioso aiuto dei gruppi “Shaka Zulu Club Subiaco”, “G.S. Guidonia Montecelio” e “Sotterranei di Roma”. Le foto dell’evento sono disponibili per gentile concessione di “Sotterranei di Roma”.

I rifugi antiaerei di Colleferro inizialmente sono stati scavati per recuperare pozzolana per la costruzione della città industriale e si estendono in un dedalo di cunicoli sotterranei per buona parte della città.

Usati nella seconda guerra mondiale come rifugi stanziali (ancora evidenti le tracce abitative di alcune stanze, bagni, infermeria e carceri), sono oggi gestiti dall’associazione 900 che ha lo scopo di rivalutarne la memoria e la fruizione.

Armati di guanti sacchi e carriole, ma soprattutto di buona volontà, sono stati portati all’esterno sette bustoni di plastica, due di indifferenziato, due pneumatici, un centinaio di chili di ferro e una quantità considerevole di legno ormai marcio, ripulendo un ramo del complesso ipogeo.

La manifestazione è poi terminata con un visita guidata dei rifugi.
Danilo Iannacci (G.S.Ipogei Monti Lepini), Gabriele Catoni (Shaka Zulu Club Subiaco)

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Grotta le Fosse – Vallepietra – 24/11/2019

Con Aurora, Angelica, Elia, Gabriele, Mario e Nerone a visitare una nuova grotta nei pressi di Vallepietra.

A dispetto di “internet”, che per oggi aveva decretato pioggia, noi abbiamo deciso di fare come si faceva prima che “lei” prendesse il posto del buonsenso e della voglia passare la domenica insieme agli amici. Andiamo comunque portandoci dietro il poncho per ripararci dalla pioggia. Abbiamo anche un piano di riserva, in caso di nubifragio ce ne andremo al ristorante. In ogni caso passeremo una bella giornata.

La mattina, mentre aspetto che Gabriele passi a prendermi, mando un pensiero verso i ragazzi del 60° corso SCR. Sono partiti ieri e, proprio in questo momento, dovrebbero essere all’ingresso della grotta di Frasassi per la traversata Fiume-Vento. A causa del recente malanno non me la sentivo di andare, pero’ posso augurare loro una buona giornata.

La mattina Gabriele, io e Luna arriviamo a Vallepietra con appena un’ora di ritardo. Giustamente i nostri amici sono intanto partiti per raggiungere la grotta. Oggi ho portato anche la nuova fotocamera. La prima foto la faccio a Gabriele e Luna.

Parto col poncho per ripararmi da una leggera pioggia. Pero’ fatti i primi metri di salita inizio a sentire un caldo insopportabile e tolgo tutto. Ogni tanto riprendo Gabriele ed il panorama alle sue spalle.

La valle sotto di noi e’ sempre molto bella.

Arrivati al primo spiazzo.

Ma la salita non termina certo qua.

Esagero provando anche lo zoom per vedere meglio il fiume che scorre in fondo alla valle.

Ancora salita, ne ricordavo di meno dalla passeggiata precedente.

In un tratto dritto e, nemmeno a dirlo, in salita, vediamo un losco figuro a bordo strada. Luna si impaurisce e ci avviciniamo stando vicini vicini, con lei che si appoggia al mio ginocchio sinistro. E’ Elia! Anche Luna lo riconosce ma e’ ancora impaurita, quasi non lo saluta, si limita ad un accenno di scodinzolo. Dopo esserci salutati aspettiamo Gabriele che si e’ attardato un poco.

Il secondo spiazzo, quello piu’ grande. Siamo vicini, ma non troppo.

Gabriele nel frattempo ci ha raggiunti. Proseguiamo.

Luna continua a fare avanti ed indietro come suo solito.

Il terzo spiazzo, quello con la palina che indica sentieri e distanze. Ora siamo vicini alla fonte delle Fosse.

Da qua si vede la grotta che e’ la nostra destinazione odierna. Guardando bene dove dovrebbe essere la grotta, si vedono degli omini che si muovono. Sono i nostri amici. Lancio un urlo di saluto ed infatti li vedo agitare le braccia in un saluto.

Ecco la fonte. Le recenti giornate di pioggia l’hanno rafforzata assai.

L’acqua defluisce in buona parte verso il sentiero che dobbiamo prendere ora.

Elia e’ gia’ avanti, andiamo.

10 minuti di cammino e raggiungiamo la grotta. Per prima cosa i saluti, poi la presentazione della nuova fotocamera e a seguire una foto con Angelica e Mario.

Ma dove siamo? Mi guardo attorno. C’e’ uno sgrottamento affacciato alla valle. Andando avanti si entra in una grande sala. Sulla destra si vedono altri ambienti, ma ci andro’ dopo. Nerone e’ gia’ dentro alla sala, intento a scavare in un punto dove la grotta potrebbe proseguire.

Mi cambio meglio che posso. La sala e’ pavimentata di letame di animali vari, piu’ o meno fresco. Oggi faremo un lavoro di “m…a” ed io non ho portato la tuta per proteggermi i vestiti. Mentre i vari componenti del gruppo si dividono nella grotta a scavare in piu’ punti, io mi preparo per fare il rilievo. Mentre prendo i punti per la poligonale trovo un simpatico ragnetto e mi fermo a fotografarlo.

Di volta in volta, devo disturbare i vari cantieri di scavo per fare il mio lavoro. Dedico parecchio tempo alla sala principale poi mi sposto agli ambienti laterali. Ce n’e’ uno subito entrando a destra. In fondo c’e’ Elia che scava. Lo costringo ad una pausa, faccio quel che devo fare e tolgo il disturbo. Torno all’ingresso degli ambienti laterali e stavolta vado a sinistra. Vengo raggiunto da Gabriele, andiamo assieme a vedere. Qua e’ un poco piu’ largo e dall’alto si vede filtrare della luce. Si sale facilmente, e lo facciamo. A fine salita troviamo un’altro ingresso. Mentre termino il mio rilievo, Gabriele esce all’esterno e si addentra nel bosco.

Sento i miei amici chiamare per il pranzo. Scendo da dove son venuto, senza farmi pregare. Oggi ho portato i panini. Dopo il lauto pasto mostro a tutti il disegno della grotta ottenuto su Topodroid. La valle inizia ad essere nascosta dalla nebbia. Speriamo bene.

Aurora ed Angelica non hanno ancora visto l’altro ingresso, le accompagno volentieri.

Da sopra l’ingresso secondario faccio una foto, poi ci avventuriamo cercando di tornare all’ingresso principale via bosco, come fatto da Gabriele prima del pranzo.

Dopo questa parentesi esplorativa, si torna al lavoro. Affianco Angelica nello scavo in un punto della sala principale vicino all’ingresso.

Quando inizia a farsi sera prendiamo su le nostre cose, ci diamo una sistemata alla meno peggio e ci avviamo per tornare alle macchine.

Il ritorno e’ una piacevole passeggiata, anche se dobbiamo tenere il casco in testa con la luce accesa per vedere dove mettiamo i piedi.

Alle macchine poggiamo tutti i bagagli ed andiamo al bar a prendere qualcosa da bere. Dopo esserci rinfrancati bevendo e commentando la giornata appena trascorsa, torniamo alle macchine e ci salutiamo. Solo Gabriele ed io siamo decisi a non terminare cosi’ la giornata. Ce ne andiamo da Antonia a Marano Equo per un buon piatto di fettuccine. Alla prossima.

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VIII Convegno FSL – Esperia – 16/11/2019

VIII Convegno FSL ad Esperia, “Silenzi Nascosti”. Una lente sulla speleologia del Lazio.

Posso a malapena immaginare il monumentale impegno profuso da chi ha organizzato il convegno. Per farvene convinti ed aiutarvi a capire quali siano stati gli interventi che nominero’, vi presento il programma che ho copiato dal sito GGCR, il gruppo che ha coordinato l’organizzazione.

Programma

Sabato 16 novembre
10:00 – Saluti istituzionali (Sindaco di Esperia, Presidente del Parco Monti Aurunci, Presidente della XVII Comunità Montana, Presidente della Federazione Speleologica del Lazio, Presidente del CAI Esperia).
11:00 – Paolo Dalmiglio: APERTURA DEI LAVORI
11:30 – Giovanni Mecchia: GIULIO CAPPA: l’uomo e l’esploratore
12:00 – Maurizio Monteleone: LA GROTTA DEL PASTORE (Supino – FR)
12:30 – Federico Sirtori, Augusto Bucciano: GROTTA 2000 …a dispetto di ogni scollamento (Spigno Saturnia – LT)
13:00-15:00 Pausa Pranzo
15:00 – Chiara Manfrini: GROTTA DELL’ELEFANTE: STATO DELLE ESPLORAZIONI (Guidonia Montecelio – RM)
15:30 – Aldo Zambardino, Chiara Campioni: AL FONDO DEL 61: IL NUOVO COLLETTORE ERNICO (Guarcino – FR)
16:00 – Lorenzo Grassi: UNO “SCRIGNO” NEL CUORE DEL CIRCEO. Il rilievo tridimensionale della Grotta Spaccata di Torre Paola (San Felice Circeo – LT)
16:30 – Paolo Dalmiglio, Federica Dellerma: CIAVICA IN PUNTA BIFORCA: un nuovo abisso nel territorio di Esperia (FR)
16:30-17:00 Pausa caffè
17:00 – Angelo Procaccianti, Maurizio Tandari: EMOZIONI NELLE PROFONDITÀ DEI SIMBRUINI
17:30 – Mario Tomei, Gabriele Catoni, Giuseppe Bosso, Angelica Ferracci: NUOVE ESPLORAZIONI NEI MONTI SIMBRUINI
18:00 – Paolo Forconi, Luigi Russo: DUE NUOVI ABISSI DEI MONTI LEPINI (Carpineto Romano – RM): Prometeo e Raul (parte 1)
18:30 – Paolo Forconi, Luigi Russo: DUE NUOVI ABISSI DEI MONTI LEPINI (Carpineto Romano – RM): Prometeo e Raul (parte 2)
19:30 – Cena sociale

Domenica 17 novembre
10:00 – Fabio Bellatreccia: IL PROGETTO AUSONI DELLO SPELEO CLUB ROMA
10:30 – Saverio Treglia, Barbara Bonechi, Simone Galli: NOVITÀ ESPLORATIVE DAL VERSANTE SETTENTRIONALE DEL MONTE PETRELLA (Spigno Saturnia – LT)
11:00 – Marco Mulargia: LA GROTTA DEL FIAMMIFERO A FONTE S.SERENA (Supino – FR)
11:30-12:00 Pausa caffè
12:00 – Paolo Forconi, Luigi Russo: UN NUOVO GIOIELLO DEL MONTE SORATTE: GROTTA LUK (Sant’Oreste – RM)
12:30 – Lavinia Giorgi, Andrea Cesaretti, Simone Galli, Saverio Treglia: UNO PER TUTTI, TUTTI PER UNO: LA GROTTA DEI TRE MOSCHETTONI (Spigno Saturnia – LT)
13:00-15:00 Pausa Pranzo
15:00 – Stefano Gambari: LE PORTE DEL VERMICANO (Guarcino – FR)
15:30 – Andrea Cesaretti, Paolo Dalmiglio, Patrizia Marino: IL QUARTO INGRESSO…ESPLORAZIONI SUL “TETTO” DEI SERINI (Esperia – FR)
16:00 – Stefano Gambari: ALDO GIACOMO SEGRE: l’uomo e l’esploratore
16:30 – Chiusura dei lavori

Ma ora torniamo a noi. Personalmente ho fatto nulla per aiutare, percio’ quel che mi sembra doveroso e’ partecipare. Per questo motivo vado, anche se sono sotto antibiotici da una decina di giorni per una indomabile bronchite. Non staro’ a ricordarlo piu’ volte, pero’ sappiate il tempo non ci e’ stato per nulla amico. In questi 2 giorni la pioggia non ci ha dato requie. Tranne che per poche manciate di minuti, ha piovuto sempre ad intensita’ variabile.

Sabato 16 Novembre – La prima giornata.

La mattina Betta ed io arriviamo ad Esperia e andiamo subito a prendere possesso della nostra stanza in albergo. Appena sistemato tutto, Io e Luna ce ne andiamo a seguire gli interventi del convegno. Entro e subito trovo le facce amichevoli di Sergio e Gabriele. Oggi faranno gli onori di casa tenendo viva la segreteria del convegno.

Quasi con la forza riesco a costringere Gabriele a firmare il libro presenze mentre lo fotografo.

Arrivano tanti amici e conoscenti, mi perdo tra saluti e chiacchiere finche’ inizia l’intervento di Gianni in ricordo di Giulio, suo amico e maestro.

Proseguono gli interventi, con Maurizio…

…e quindi Federico.

Arriva ora di pranzo. C’e’ la possibilita’ di andare a pranzo tutti assieme ma io mi sento spossato e vorrei riposare prima di riprendere. Mi metto d’accordo con Betta per prendere un panino che poi mangiamo in camera. Riesco addirittura a fare un sonnellino prima di tornare al convegno.

Per il dopo pranzo attendo l’intervento di Chiara sulla grotta dell’Elefante. Inaspettatamente salta, peccato, ero curioso di conoscere le novita’ su quella grotta cosi’ particolare. Proseguiamo con l’intervento di Aldo. Segue quello di Lorenzo su una grotta del Circeo e quindi la relazione di Federica e Paolo sulla esplorazione di una grotta nel territorio di Esperia.

Dopo la pausa caffe’ tocca alle recenti esplorazioni dello Shaka Zulu. Vi ho partecipato anche io, quindi mi schiero con piacere dalla parte dei relatori, anche se non e’ previsto che io debba parlare.

Angelica e’ tra i relatori ed in attesa del suo turno le rubo un sorriso.

Per prima cosa parola a Nerone, il presidente.

Qualche foto accompagna le parole di Nerone, che ci racconta degli albori del gruppo, parlando rigorosamente in subiacciano come suo solito.

Si prosegue con Maurizio che descrive la “sua” grotta, Pozzo Doli.

Gabriele e’ alla regia.

Seguono Mario ed Angelica che ci parlano di altre 2 grotte recentemente scoperte dal gruppo sulle montagne di “casa”, i Simbruini. Angelica ci parla di grotta Daniel, intitolata alla memoria di un amico speleo purtroppo scomparso. Mario parla diffusamente di Piccola Creta, concedendosi anche un “fuori tema” sulla grotta che lo appassiona sopra tutte, l’Inferniglio.

Gabriele chiude gli interventi dello Shaka Zulu con Scalelle, una piccola grotta nel travertino a pochi metri dall’Aniene.

Torniamo tra il pubblico per seguire la presentazione di Paolo su Prometeo e Raul, 2 belle grotte sui Lepini.

La serata si chiude cosi’. Torno in albergo a prendere Betta ed insieme affrontiamo la salita per arrivare a Palazzo Spinelli dove ceneremo.

Le tavolate iniziano ad essere occupate dai commensali. Ci sono tavoli nella sala principale ed un paio nel corridoio prima. Noi per non sbagliare, occupiamo il primo tavolo nel corridoio.

Faccio un rapido giro nel salone per salutare e prendere qualche foto.

Ecco i nostri dispensatori di delizie per questa sera. Veramente complimenti a loro.

Tornando al tavolo trovo Maria Grazia. Anche lei e’ in giro per saluti e foto.

Le affido la mia fotocamera per avere anche io una foto al tavolo. Non e’ tra le piu’ riuscite, ma va bene uguale.

A cena finita mi riaffaccio nella sala principale.

I nostri amici di Colleferro. Con Luca e’ da un poco che insisto perche’ organizzi per andare in grotta assieme dalle sue parti. Magari ci si riuscira’.

Sempre nel salone trovo Mirko, Luigi e, soprattutto Matilde. Evidentemente si emoziona anche la fotocamera e la foto viene quel che viene.

Ancora una foto a qualche amico, ma sono talmente presi dalle chiacchiere postprandiali che quasi non se ne accorgono.

Bella la cena, bello il posto, ottimo il cibo e la compagnia, pero’ quando riesco finalmente a poggiarmi sul letto cado immediatamente in un oblio da stanchezza e quindi in un sonno profondo.

Domenica 17 Novembre – La seconda giornata.

La mattina prendo posto in prima fila, non mi voglio perdere l’intervento di Fabio sul progetto Ausoni, ovvero la ricerca a tappeto di tutte le grotte sui monti Ausoni. E’ una attivita’ che dura oramai da alcuni anni ed alcune volte ho avuto il piacere di parteciparvi.

Maria oggi fa il moderatore e presenta l’intervento di Fabio.

Interessante, l’esposizione di Fabio e’ chiara e lineare…e poi alla fine, nella presentazione c’e’ pure una mia foto!

La parola passa poi a Simone che ci parla ancora di grotte sui monti Aurunci, ovvero relativamente vicine ad Esperia. Questi monti sono speleologicamente molto interessanti, peccato siano troppo lontani per poter fare uscite in giornata. Loro, i ragazzi del GGCR, ci raccontano che oramai si sono abituati a stare fuori 3 giorni. Partono il venerdi’ pomeriggio e tornano la domenica notte. Impensabile per me.

Ora ci sarebbe l’intervento di Marco, non e’ potuto venire. Lo sostituisce Federico. Seguo la sua esposizione pero’ inizio a sentirmi spossato. Alla fine valuto di avere ancora poca autonomia. Alla pausa caffe’ saluto chi posso e scappo via. Il ritorno a Roma sembra interminabile ma poi, come tutto, finisce anche lui.

Mi spiace non aver potuto seguire gli ultimi interventi, li leggero’ con piacere sugli atti del convegno appena saranno disponibili.

Ringrazio tutti, organizzatori, relatori e partecipanti per le belle ore passate assieme a raccontarci di speleologia. Alla prossima.

Pubblicato in convegno, FSL, speleo

Corso di BioSpeleologia – 26/10/2019

Un nuovo corso organizzato dal CSR (Circolo Speleologico Romano) nell’ambito della SS-FSL (Scuola di Speleologia della Federazione Speleologica del Lazio).

Il corso si tiene all’Istituto di Zoologia alla Sapienza. La giornata e’ bella, il posto e’ vicino casa, ci vado in bicicletta. Eccomi arrivato.

Non ero mai entrato in questo edificio. Il corso si terra’ in questa aula.

Con la solita non puntualita’ tipica degli speleo, iniziamo il corso. Ho scordato a casa la fotocamera e per i primi interventi mi limito ad ascoltare senza fare altro. Quando inizia la sua relazione il buon Leonardo, sento di non poter seguire ancora senza documentare. Uso il cellulare.

Leonardo a fine presentazione ci strappa una risata con una vignetta che vorrebbe spiegare come si sarebbero estinti i draghi.

Pausa bagno, per me. Uscendo, quasi vado a sbattere contro un pesce in salamoia che sta la’ da chissa’ quanti anni.

Gli interventi si susseguono. Sono interessanti ma forse un poco troppo particolareggiati quanto a nozioni esposte e, a mio avviso, troppo “estesi”, ovvero poco centrati sui territori della nostra regione.

Pausa caffe’, scendo per fare una foto ai partecipanti.

Si riprende.

L’aula segue con interesse, ma qualche cedimento inizia vedersi.

In effetti questa immersione nella biodiversita’ ipogea che ci obbliga a “digerire” centinaia di nomi di insetti ed altri cari animaletti inizia a fiaccare anche me. Il nostro relatore e’ inflessibile, rimprovera chiunque venga colto distratto. Ci viene in soccorso l’arrivo dell’ora di pranzo. Esco con un leggero mal di testa, sara’ la fame. Ci dividiamo in piu’ gruppetti, ognuno con una destinazione differente. Mi aggrego ad uno quasi a caso. Andiamo a mangiare in una osteria. La ragazza che ci serve ha una faccia familiare, mi spiegano dopo che e’ una speleo anche lei.

Dopo il corroborante pasto, ritorniamo in aula per proseguire col corso. Per fortuna l’intervento di Stefano e’ piacevole e non troppo denso di nozioni.

Leonardo mentre segue l’esposizione di Stefano. Lui e’ di Roma ma vive oramai da anni a Verona. Ha partecipato volentieri al corso e ne siamo tutti felici, ma non gli invidio la giornata piena tra treno all’andata, corso e treno di ritorno.

L’ultimo intervento e’ sui pipistrelli, in qualche modo il simbolo delle grotte.

Oramai ho rotto il ghiaccio con la fotocamera del cellulare e non mi regolo.

Il nostro relatore e’ un vero appassionato, ogni tanto anche lui a mio parere esagera con la quantita’ di informazioni che ci vuole trasferire in pochi minuti.

Ci parla diffusamente di metodi per riconoscere la specie di pipistrello da caratteri che non credo noi speleologi andremo mai a verificare.

Si salva in corner con uno schema abbastanza semplice da consultare.

Termina con alcune regole utili a limitare i danni per i pipistrelli nel caso li incontrassimo nelle nostre visite a casa loro.

La fine del corso ci vede un po’ storditi ma sicuramente con un bagaglio maggiore di conoscenze rispetto a stamane. Una giornata utile. Un sentito grazie a tutti i relatori che hanno messo la loro esperienza a nostra disposizione. Alla prossima.

Pubblicato in corso, FSL, speleo, ss-fsl

60° Corso SCR – Pozzo Comune – 09/11/2019

Seconda uscita in grotta per i nostri arditi corsari. A Pozzo Comune, quasi in regime di piena. Con Elena, Elisa, Enrico, Fabio, Stefano, Massimiliano, Fabio.

Anche stavolta siamo divisi in due gruppi, ma Fabio, il nostro impareggiabile Direttore del corso, per questa uscita ha preferito la soluzione “2 squadre, nella stessa grotta, in giorni diversi”. Noi siamo la squadra del sabato, domani andra’ l’altra squadra. La mattina, dopo il solito appuntamento a Roma facciamo un rendez vous avanzato al bar Semprevisa a Carpineto.

Preso il caffe’ saliamo a Pian della Faggeta per dare inizio alla preparazione.

Prendo il mio zaino e vado a sistemarmi vicino ad un sasso che approssima decentemente un sedile. Il sasso pero’ e’ gia’ occupato da un minuscolo fungo. Interrompo la preparazione per fargli una foto. Eccolo in tutta la sua magnificenza, sara’ alto almeno 4 cm!

I nostri allievi nel frattempo hanno quasi terminato.

Ecco Elisa pronta a tutto.

Entriamo in grotta. Max inizia ad armare il primo saltino. Noi aspettiamo pazientemente sotto un intenso stillicidio. Ne approfittiamo per dare un’ultima controllata alle attrezzature.

Max termina e va avanti, Stefano lo segue per dargli una mano.

Fabio ed io rimaniamo a fare assistenza ai nostri diletti allievi. Fabio scende il saltino per fare sicura.

Io rimango sopra a ripassare le manovre per montare il discensore grazie all’esempio dei corsari che mi sfilano davanti per provare la discesa.

In men che non si dica siamo alla partenza del P19. Max e Stefano stanno ultimando l’armo. Visto che questo e’ il pozzo piu’ lungo affrontato finora, hanno sistemato due corde, una con il classico deviatore vicino alla partenza ed una con frazionamento a meta’ discesa.

Mentre Max sistema il deviatore, Stefano impegna la seconda corda.

Fabio intanto rimira con malcelata soddisfazione i suoi pargoli. Fa bene ad essere contento, stanno venendo su bene.

Da sotto ci avvertono che e’ tutto a posto. Perdo qualche minuto per ruotare leggermente uno degli anelli, mentre scendevano i nostri amici ho notato che faceva leggermente leva. Sistemato, possiamo iniziare a scendere.

Decidiamo che la corda col deviatore sara’ quella che useremo noi istruttori. Scendo insieme ad Elena e mi fermo sui sassi a meta’ pozzo per dare assistenza a chi passa il frazionamento.

Elena arriva alla base assistita da Stefano che le fa sicura. Max e’ avanti a continuare con l’armo.

Pian pianino passano tutti gli altri. Chi con maggiore eleganza, chi con piu’ sfoggio di forza bruta, ma tutti passano senza eccessiva difficolta’.

Per scendere dal mio trespolo, aspetto che arrivi Fabio, voglio confrontarmi con lui su alcuni aspetti della didattica in grotta. Intanto sotto Stefano porta i nostri corsari al prossimo cimento. Appena Fabio ed io abbiamo terminato, li raggiungiamo. Siamo alla “pozza bastarda”. Non troverete il toponimo da nessuna altra parte, e’ una cosa mia personale. La chiamo cosi’ perche’ ogni volta mi costringe a fare delle spaccate al limite delle mie possibilita’…ed ogni tanto mi ci frega costringendomi a continuare la grotta con i piedi zuppi. Stavolta e’ Fabio ad andare avanti.

Oggi il passaggio in spaccata non sarebbe agevole per la troppa acqua. Max ha armato la corda partendo da molto in alto cosi’ da poter fare un pendolo ed arrivare quasi a fine pozza.

Il pozzo successivo ha una variante rispetto all’armo classico. La corda gira di lato a destra verso la parete verticale e subito dopo c’e’ un frazionamento che permette di evitare l’acqua.

Dopo il pozzo, ci raggruppiamo nella sala del teschio e andiamo in fila indiana ad affrontare lo scivolo di fango e quindi il meandro. C’e’ molta acqua, per chi ha gli stivali poco male, per chi ha gli scarponi, vedi me, la progressione e’ meno agevole del solito. Nonostante questo trovo il tempo per rubare una foto ad Elisa mentre fa capolino da una curva del meandro.

Arriviamo alla prima pozza prima del Marilu’. E’ stata messa una corda anche qua. Uso le mani per calarmi ed aggirare la pozza. E’ la prima volta in assoluto che uso la corda per superare questa pozza e male me ne incoglie, mi inzuppo ben bene un piede. Alla seconda pozza, quella subito prima del Marilu’, non mi faccio scrupoli e mi arrampico in alto per passare. Approfitto della posizione sopraelevata per fare foto dei miei amici.

Un pipistrello, non sa che rischia grosso a riposare in quel punto. Se arriva la piena, se lo porta via.

Dal Marilu’ oggi parte un getto d’acqua che si trasforma in una cascata di dimensioni rispettabili. Massimiliano ha accompagnato parte degli allievi ad affacciarsi in sicurezza ed ammirare il panorama.

Per i restanti arditi lascia a me il piacere di fare da accompagnatore.

Quando tutti hanno avuto un assaggio della vista dal pozzo Marilu’, riprendiamo la strada di casa. Mi fermo per fare una foto ad un discreto arrivo d’acqua che incontriamo a meta’ meandro.

Alla sala del teschio ci fermiamo a fare pranzo. Provo un paio di foto al gruppo ignaro. La prima piu’ scura ed intima.

La seconda con piu’ luce, ma anche un po’ sfocata.

Anche Max vuole fare una foto di gruppo. Imposta l’autoscatto sul telefono ma poi non riesce a trovare un appoggio consono.

Intanto provo a farla io, la fotocamera ha una base piu’ larga e riesco a tenerla in equilibrio. Peccato la mia luce sia troppo forte e “brucia” quasi tutti i visi.

Per il pranzo Max ha portato del brodo che riscalda sul fornelletto a gas. E’ piacevole sorseggiare qualcosa di caldo cercando di non ustionarsi la bocca. Come contorno, ognuno consuma il proprio pranzo. A fine pasto si riprende a salire.

Fabio sale per primo e va ad attendere i corsari in arrivo. Passati un paio di loro scaliamo. Sale Stefano, poi io quindi Max.

La pozza malefica con la corda alta e’ cosi’ semplice che quasi le tolgo l’appellativo degradandola a pozza semplice!

Al P19 saliamo…i tempi d’attesa sono lunghi, ma lo sapevamo e aspettiamo con fiducia il nostro turno. Salgo insieme ad Enrico. E’ stanco ed all’uscita del pozzo si impiccia facendosi prendere dallo sconforto. Lo tratto male quel tanto che basta da dargli un poco di carica. Alla fine ce la facciamo a farcela. Urliamo la libera e ci avviamo verso l’uscita.

Eccomi fuori. Mi faccio un selfie. Oggi ho provato il casco nuovo…devo dire che e’ stato una delusione. Sulla luce e la durata della batteria nulla da dire, sono favolose. Il problema e’ nel peso del portabatterie posteriore. Questo nuovo casco, che avrebbe dovuto essere bilanciato, mi da comunque problemi. Nonostante tutte le prove fatte oggi in grotta, appena iniziavo a muovermi mi ritrovavo il casco appoggiato sulla nuca con la luce puntata in alto. A condire il tutto un accenno di torcicollo inizia a farsi sentire. Peccato, dovevo provarci, ma peccato.

Ecco Fabio mentre si cambia. Mi pare soddisfatto dell’uscita. Benone.

Anche Elena non sembra dispiaciuta.

Stefano e’ pronto da tempo e scalpita per partire, si aggira per la piana come un lupo in gabbia.

Quando siamo tutti pronti ci dividiamo nelle macchine tra chi rimane a cena e chi torna a Roma…io, nemmeno a dirlo, sono nel gruppo per la cena. Dopo i saluti, partiamo. A Carpineto lasciamo la macchina al parcheggio e saliamo verso la Sbirra.

Fa freddo, ma la prospettiva di un buon pasto gia’ ci rallegra e riscalda.

Nonostante siano poco piu’ delle 4 del pomeriggio i “santi Sbirriani” ci ospitano senza problemi. Eccoci pronti ed affamati.

La cena completa degnamente la giornata. Il ritorno ci trova soddisfatti e rilassati. Alla prossima.

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