Benvenuto!

Io!Ho sempre voluto tenere un diario con le relazioni delle uscite e delle esperienze in ambito speleologico.

Con questo blog posso avere il mio diario ed inoltre condividere le esperienze che faccio.

Ho iniziato ad agosto 2012 a raccontare le mie avventure ipogee. Spero vi stiano piacendo. Nel caso ne aveste voglia, e’ sempre apprezzato lasciare un commento!

Cosa trovate nel blog? Le relazioni delle gite del fine settimana. Ogni tanto mi spingo a recensire qualche ristorante. Cerco di condire le parole con tutte le immagini che posso.

Ho inserito un paio di sezioni dedicate ai ricordi. Nella prima ho riportato le relazioni delle spedizioni speleologiche a cui ho partecipato. Nella seconda ho iniziato ad inserire immagini di uscite, fatte nel passato, che ritrovo curiosando tra i mucchi di foto che ho salvate sul pc (il piu’ delle volte sotto l’illuminante titolo “varie”!).

Buona lettura e di nuovo benvenuto!
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Pozzo Ferragosto – 10/02/2019 – Simone@GSCO

Montpellier…POZZO FERRAGOSTO 10/02/2019

Ci eravamo promessi di tornare al Pozzo Ferragosto per dare uno sguardo sul fondo e con l’occasione rivedere gli ancoraggi. Ecco pronta una squadretta formata da me, Giuseppe, Chiara, Filippo, Marco ed Elena.
Con molta calma ci incontriamo tutti alla Colonnetta di Prodo e dopo un caffè partiamo alla volta del Monte Peglia, da me ribattezzato “Montpellier”…
Durante il viaggio ricevo la telefonata del buon Bibbo e lo aggiorno sul programma odierno…ovviamente lui mi risponde con il suo inconfondibile “ BRAVONIII !!!”…
Arrivati a destinazione e parcheggiate le auto ci prepariamo per la vestizione. Il vento forte si fa sentire e un po’ infreddoliti ci incamminiamo verso la grotta…

Arriviamo all’ingresso, chiuso per sicurezza con una grata in ferro. Prepariamo tutto e organizziamo l’armo di partenza.

Scendo per primo con il sacco-trapano e dopo 7/8 metri mi fermo per allestire un deviatore. L’ingresso scarica molto e bisognerà scendere facendo molta attenzione.

Deviata la corda giungo sulla partenza del P 45. I vecchi fix sono un po’ malandati, cosi decido di metterne un paio nuovi.
Mentre vado a fare il secondo foro però la punta del trapano si spezza!! URKA !!
Dopo le tante “botte” ricevute ha deciso così all’improvviso di abbandonarmi!!!
Non avendo a disposizione un’altra punta decido di utilizzare i vecchi ancoraggi, collegandoli con l’unico nuovo.

Pozzo armato e ora a turno si comincia a scendere. Ecco qualche scatto…

Arriva Chiara, poi Elena, Giuseppe e Filippo e infine Marco.
Nel grande salone c’è molto stillicidio. Mentre alcuni si fermano per uno spuntino io, Marco e Filippo ci spingiamo nella parte più bassa del salone per continuare l’armo dei pozzi successivi.Dopo un breve corrimano si scendono altri due pozzi fino ad arrivare sul fondo della grotta…

Qui parte un meandro molto fangoso, ostruito ad un certo punto da un enorme accumulo di fango. Ci vorrebbe un tir per tirarlo via tutto!!
Ci accorgiamo però che l’acqua scorrendo più forte in questo periodo ah aperto nuove “strade” tra lo strato argilloso, e la cosa si fa interessante… Inoltre il tetto del meandro continua bello largo e lascia intravedere una probabile prosecuzione.
Torneremo sicuramente armati di braccia volenterose e molta molta pazienza. Mentre Giuseppe e Filippo cominciano a risalire il resto del gruppo si concede qualche scatto alla grotta.

Ci sono anche alcuni abitanti quaggiù !!

E’giunto il momento di rientrare e a turno si risalgono i pozzi. Marco avrà il compito di disarmare.
Quando usciamo c’è ancora luce e Chiara e Elena approfittano per un fangoso selfie!…

Ora una birretta ci attende al bar!
Grazie a tutti per la bella sgrottata e alla prossima avventura !!!
Simone

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Pretaro – 20/01/2019

Con Melina, Marco, Anna, Fabrizio, Barbara, Giuseppe, Marco, Carlo, Chiara, Simone, Giuseppe, Gabriele ed io.

Era un po’ che non tornavo al Pretaro, la grotta di “casa”. L’occasione per andare me l’hanno fornita 2 miei amici, Melina e Marco. Ci vediamo oramai da anni 2 volte a settimana per fare nuoto assieme. Col tempo, e grazie alle chiacchiere post-piscina, hanno scoperto il mio hobby per le grotte. Prima delle feste di Natale, decido di proporre loro la visita ad una grotta. Aderiscono con entusiasmo. Quando allargo la proposta anche ai miei amici speleo di Roma e di Orvieto, Giuseppe se ne dichiara particolarmente contento, sono anni che sente parlare della grotta del Pretaro senza mai essere riuscito a visitarla. Decisa la data, decisa la grotta, organizzo quel che serve con l’aiuto dei miei amici spelei…ed oggi, eccoci qua.

Parto da casa con Gabriele. Con Melina, Marco e Giuseppe ci incontriamo a Settebagni. La tappa successiva e’ al Roby Bar a Montebuono dove attendiamo il resto degli amici che vengono da Orvieto. Nell’attesa prendiamo un buon cappuccino ed altre delizie. Arrivano. Dopo tante chiacchiere, saluti, abbracci, baci ed una veloce visita al borgo di Montebuono, andiamo allo spiazzo vicino alla grotta. Entriamo in azione! Inaspettata ma molto gradita la presenza di Anna, e’ venuta insieme a Fabrizio, il celeberrimo “radiologo”. La prima foto la dedico a loro.Barbara, menzione speciale per lei, ha interrotto il trasloco per poter partecipare.Carlo, con la sua tuta bianca ed immacolata. E’ amico di Marco ed e’ gia’ stato in grotta in passato ma riprende oggi dopo parecchio tempo.Gabriele di schiena accanto alla sua macchina nuova. Dietro di lui, Giuseppe e Simone.Chiara che si prepara…e ho fatto anche la rima!Ed infine i miei amici natatorii, Melina e Marco.Il diavolo ci mette lo zampino. Scatto la foto ai miei amici poi sul visore della fotocamera compare la fatidica scritta “MEMORIA PIENA”…Qualche maledizione la lancio ma poi mi rassegno ed inizio a cancellare le foto piu’ vecchie. Ne cancello una decina. Devo fermarmi quasi subito perche’ la fotocamera inizia a mostrarmi porzioni di foto che poi non mi permette di cancellare. Riprovo piu’ volte togliendo e rimettendo la batteria per sbloccarla. Nulla da fare, la tristissima conclusione e’ che la scheda di memoria si e’ danneggiata. Spengo la fotocamera e decido di portarla comunque in grotta, centellinando le foto. Per primi entrano Chiara e Simone, andranno avanti al secondo toboga a sistemare l’armo, lo ricordo un poco sofferente. Con Melina e Marco entriamo come gruppetto centrale. I primi saltini e passaggi stretti non sono un problema. L’ultimo passaggio stretto prima del pozzetto li perplime perche’ sembra troppo stretto. Quando pero’ vedono tutti infilarsi e passare senza problemi si convincono che la cosa e’ fattibile. Per arrivare al pozzetto sperimentano anche il cunicolo in discesa ed ancora una volta se la cavano senza problemi. Per scendere il pozzetto e’ deciso che Melina e Marco li caleremo. Faccio loro un veloce spiegone circa il salvifico utilizzo delle longe, mi impossesso del discensore di Giuseppe e lo sistemo sull’armo. Con l’aiuto di Giuseppe, promosso sul campo come aiutante per l’operazione “calata”, recupero la corda di calata che ho nello zaino. E’ una corda da 20m e la porteremo avanti per usarla come corda di servizio per i passaggi piu’ impervi. Monto anche la corda nel discensore, pero’ la monto al contrario. Scendo alla base del pozzetto lasciando al prode Giuseppe il compito di sistemare tutto per benino.Aspettando che Giuseppe sistemi la corda, riprendo a trafficare con la fotocamera. Spero che magari la scheda e’ rovinata solo nella parte iniziale. Provo a cancellare le foto a meta’. In effetti cosi’ riesco. Ora non devo piu’ fare economia di foto, posso sfogarmi. Tanto per cominciare, ecco Marco dopo la discesa. E quindi Melina mentre si accerta di essere ancora tutta intera dopo la discesa.Il traverso che segue il pozzetto permette ai miei amici di familiarizzare con l’uso delle longe. Se la cavano egregiamente. Sono ancora impostato sul risparmio di foto quindi mi dimentico di riprenderli mentre traversano con perizia. Arriviamo in un baleno al primo toboga. Aspetto che il prode Giuseppe arrivi con la corda e la sistemo all’armo, stavolta pero’ monto la corda nel discensore dal verso giusto. Ancora una volta scendo giu’ lasciando a Giuseppe di calare i nostri amici. Una sosta al cunicoletto delle meraviglie la devo fare.Sopra di me sono pronti a partire.Scende Marco e lo faccio arrivare fino alla base del pozzo.E’ il momento di Melina. Anche lei scende quasi come una veterana.Dopo il primo toboga chiedo a Giuseppe di recuperare la corda e poi vado di nuovo avanti. Al secondo toboga trovo l’armo gia’ sistemato a regola d’arte da Simone e Chiara. Ci trovo anche la corda da 50m che useremo per la calata, e poi al ritorno per un eventuale contrappeso. Sistemo tutto, avviso Giuseppe che mi raggiunga e poi scendo lasciandogli il comando delle operazioni di calata. Pochi minuti e Marco fa la sua comparsa. Eccolo che arriva.Melina e’ talmente veloce a scendere che non faccio a tempo a riprenderla. Quando il nostro gruppetto e’ radunato alla base del secondo toboga, riprendiamo il cammino. Poco piu’ avanti incontriamo Anna e Fabrizio che sono indecisi sulla strada da prendere. Indico loro la retta via e poi li seguiamo. Mentre camminiamo cerco di svolgere il mio ruolo di cicerone e descrivo alcuni punti della grotta. Arriviamo al passaggio esposto, usiamo la corda ma solo per fare una sicura a mano. Oramai Melina e Marco si muovono con discreta sicurezza. Dopo il passaggio faccio una breve sosta per una foto a Giuseppe, se l’e’ proprio meritata.   Dal passaggio esposto alla sala del The, il passo e’ breve, in tutti i sensi. Facciamo il nostro ingresso trionfale e salutiamo il resto del gruppo gia’ comodamente assiepato nella saletta.Faccio un rapido giro di foto per salutare tutti. Simone nel frattempo sfoggia il nuovo fornello e si prepara a fare il the.Melina attacca subito i panini. Marco la segue nell’impresa, ogni tanto me ne cede qualche pezzo, che accetto volentieri.Arriva il gruppetto di coda, Giuseppe per primo.
Seguito da Barbara.E buon ultimo l’inossidabile Gabriele.Qualche chiacchiera in attesa del the.Ci siamo quasi.Fabrizio racconta di cose “radiologiche” a Gabriele e Giuseppe. Giuseppe non vuole essere da meno rispetto a Simone. Per non sfigurare, afferra il suo sacco e si ritira in un angolo a rimestarci dentro. Dopo un paio di minuti tira fuori di tutto; fornelletto, caffettiera e tutto il necessario per un buon caffe’.Mi fermo vicino a lui, il caffe’ mi interessa molto. Peccato non abbia la grappa!L’atmosfera e’ rilassata.Marco, Carlo e non so chi altri vanno a sperimentare l’ascesa per la sala Utec. Noi rimaniamo qua a fare la siesta.Ancora Anna, anche lei in attesa del caffe’.E ancora chiacchiere “radiologiche”.Gli intrepidi di sala Utec tornano, il the ed il caffe’ sono finiti, i panini pure, e’ l’ora di tornare indietro.Simone rimette i guanti, e’ pronto.Melina e Marco sorridono all’idea di andare verso l’uscita.Ma non mettiamoci fretta…c’e’ ancora il tempo per qualche foto.Giuseppe oramai e’ catatonico, Gabriele invece e’ fresco come una rosa.Che si fa?…si potrebbe anche andare……ma prima fattela fare una foto, dai.Allora mi faccio il selfie! Ma dai, che cosi’ non ti viene la foto, non e’ mica un telefono.Marco e Carlo osservano senza parole.Qualche centinaio di foto dopo, riusciamo a lasciare la simpatica ed accogliente sala del The. Chiara e Simone partono per primi, li rivedro’ solo fuori. Noi ci avviamo in fila indiana. Il passaggio esposto viene affrontato di petto da Melina e Marco senza l’impaccio della corda. In pochi minuti siamo alla base del secondo toboga. Alla fine i miei amici natanti sono talmente bravi che non serve contrappesarli. Salgono arrampicando facendosi autosicura col croll. Intrepidi! Ancora pochi passi e siamo alla base del primo toboga, anche qua salgono arrampicando come gatti.Il traverso successivo oramai e’ una bazzecola.Il pozzetto nemmeno lo vedono.In un niente siamo su. Ora la fila iniziale si e’ sfilacciata, siamo rimasti un gruppetto da 4, Anna, Melina, Marco ed io. Al ritorno e’ Anna che si e’ trovata con noi ed e’ rimasta a farci compagnia e darci supporto. Giuseppe e’ rimasto indietro per ammirare la grotta con comodo.Uscita di coppia dal cunicolo. Gia’ si inizia a sentire l’aria fredda che viene da fuori.Visto che e’ presto, siamo tutti bravi e non troppo stanchi, propongo una veloce deviazione per andare ad ammirare la sala dell’Arpa Celtica. Breve consulto ed andiamo.Dopo un paio di passaggi non proprio comodi arriviamo alla sala. Presento loro l’arpa. Ci fermiamo qualche minuto a riprendere fiato e poi torniamo indietro, senza ulteriori deviazioni.Alla congiunzione con la via che porta all’uscita incrociamo il resto del gruppo.Stanno transitando proprio ora, ci siamo sincronizzati benissimo.Oramai gli iniziali passaggi bassi sembrano banali dopo tutte le esperienze di passaggi complicati vissute prima.  Melina e Marco passano cosi’ veloci che quasi non riesco a tener loro dietro.
Nemmeno il tempo di un sospiro e siamo fuori.Scambio di foto con Giuseppe.Mi fermo ad attendere l’uscita degli ultimi. Ecco Anna.Poi e’ la volta di Barbara e Gabriele.E a chiudere la fila c’e’ il buon Giuseppe.Come succede spesso con le uscite in questa grotta, siamo tornati indietro troppo presto. Siamo fuori e non sono ancora le 5 del pomeriggio. Purtroppo sono pochi nel Lazio i ristoranti, in odore di santita’, che danno da mangiare agli speleo a qualsiasi ora. E quei pochi non sono da queste parti. Mi rassegno a vedere sfumare miseramente la prospettiva di una bella cena tutti assieme da Alessandro al Campanile, in quel di Sant’Oreste. Dopo esserci cambiati andiamo da Roby Bar dove mi consolo con una Fiesta e una birra. Il ritorno e’ tranquillo e per fortuna senza traffico. Spero sia stata una bella esperienza per i miei amici, ma in ogni caso, alla prossima!

Pubblicato in amici, gita, GSCO, speleo, uscite

Grotta Doli – 13/01/2019

A grotta Doli con Gabriele, Angelica,Valentina, Maurizio, Giancarlo ed io.

Mi ero abituato bene; troppo. Stavolta ai miei amici non sono riuscito ad estorcere nemmeno una parola di commento all’uscita. Dovrete accontentarvi della mia relazione. Suvvia, andiamo a cominciare!

Arriviamo a Livata e troviamo, finalmente, la neve. Ci fermiamo all’alimentari a comprare cibarie e poi via a casa di Maurizio per cambiarci al caldo. Oggi nel condominio dove e’ sita la casa di Maurizio non c’e’ acqua, per ora nessun problema, al ritorno vedremo, gli idraulici sono al lavoro.Fuori finalmente un paesaggio invernale. Ne approfitto per riprendere i componenti del gruppo mentre si cambiano. Angelica la riprendo di spalle, altrimenti rischio si adombri e mi tiri lo scarpone che sta cercando di calzare.Valentina e’ meno violenta e posso importunarla fotograficamente senza tema di ripercussioni lesive per il mio fisico. In questo momento sta agganciando il delta all’imbrago facendo finta di fare fatica come se le stesse stretto. Tanto per non far sfigurare noi, che la fatica la facciamo sul serio.Ecco un duo da primato, Maurizio mentre infila la tuta e Gabriele, alla sua prima grotta verticale dopo una lunga inattivita’.Tutti pronti? Foto di gruppo.Si parte. E’ freddo, pero’ e’ bello fare una passeggiata tra le nevi.Faccio un poco fatica a riconoscere il sentiero, pero’ la sicura guida di Maurizio ci porta fino a svalicare nel punto giusto ed iniziare la discesa che porta alla grotta.Ora mi ritrovo, anche se la nebbia tenta di nascondere i dintorni.Arrivati.Un’altra foto di gruppo davanti all’ingresso ci sta beneIl programma e’ quello di scendere per il ramo “parallelo” armando una seconda via sul pozzo lungo, un P50 circa. Sembra che nessuno abbia particolare voglia di andare avanti ad armare. Gabriele ed io ci facciamo forza, prendiamo il materiale necessario ed entriamo per primi. Nella prima saletta ci sono ancora i fogli con i moniti della grotta.Mi  metto a fare foto intorno attendendo che Gabriele scenda.Ecco anche il severo divieto indirizzato a Nerone.Arriva Gabriele. Questa, anche se sfocata sara’ una foto storica, quella di un rientro alla grande.Scendiamo il saltino successivo.Eccoci in vista della saletta delle concrezioni.La passo e mi sistemo comodo per aspettare Gabriele.Si ripete lo stesso schema al saltino successivo, quello che porta al P50 di cui vogliamo raddoppiare le vie.Anche in questo punto le concrezioni la fanno da padrone.Beato tra le stalattiti.Ed eccoci al P50, quello che chiamiamo con semplicita’ “pozzo Parallelo”. Ripongo la fotocamera e metto mano al trapano. C’e’ parecchio da fare e dobbiamo sbrigarci. Il resto del gruppo e’ andato a fare una veloce visita al presepe allestito da Maurizio all’inizio dell’altro ramo, ma a breve saranno qua e non vogliamo che debbano rimanere troppo fermi. Parto dal traverso, mi sistemo a destra della via gia’ armata e metto i fix per la partenza. Gabriele nel frattempo mi raggiunge cosi’ scendiamo assieme. Al terrazzino di meta’ pozzo ci fermiamo a doppiare l’armo per entrambe le vie. Al frazionamento successivo metto un altro paio di fix, sistemo il frazionamento e ci accingiamo a scendere l’ultimo tratto. Appena in tempo, e’ gia’ qualche minuto che da sopra sentiamo rumori prodotti dai nostri amici. Ora iniziano ad urlarci per sapere a che punto siamo. Scendiamo svelti l’ultimo tratto e diamo la libera.Ogni tanto qualche sassolino arriva, quindi ci sistemiamo ai 2 lati opposti della base del pozzo. Inganno l’attesa cercando, invano, di fotografare lo sbrilluccichio dei frammenti di mica incastonati nel fango.Mi rifaccio con la ragnatela di calcite.Sempre bella.Qualcuno finalmente arriva, sono al terrazzino di meta’ pozzo.Chi arriva? E’ Valentina che scende senza fretta, gustandosi la discesa. Se non erro e’ il suo primo P50.
Scende qualcun altro. Tento una foto con la sola luce dello scendente.E’ Maurizio.Eccolo che arriva.Sopra sentiamo alcune urla, ma non si capisce cosa stia succedendo. Per fortuna dopo un poco di paziente attesa si iniziano a vedere le luci degli ultimi due discensori.Sotto ci si sistema meglio possibile.Ecco che arriva Angelica, oramai lei con ben 2 P50 nel sacco dell’esperienza, e’ quasi una veterana.Subito dopo di lei arriva Giancarlo. Ci raccontano cosa e’ successo. Praticamente la corda della via gia’ armata si e’ lesionata. In partenza, vicino al nodo, la corda sfrega leggermente sulla parete e nel tempo la calza si e’ consumata. Giancarlo ha provveduto ad isolare la lesione.Inizio a sentire freddo, oramai saranno un paio d’ore che siamo fermi Gabriele ed io. Giancarlo pero’ ha l’asso nella manica. Dallo zaino tira fuori il fornelletto ed il necessario per fare il caffe’. Si mette all’opera per offirci una tonificante bevanda calda.Angelica intanto cerca di asciugare i guanti al calore della candela portata da Maurizio in onore di Nerone. Tra una foto e l’altra approfitto anche io del calore emanato dalla candela per riscaldare un poco le mani.Finalmente il caffe’ e’ pronto, ce lo beviamo passandoci la tazza bollente di mano in mano. Dopo il caffe’ ed i panini per fare pranzo, si deve decidere cosa fare dopo. Io mi propongo di andare a scendere i rimanenti pozzi fino all’attuale fondo di questo ramo. Valentina ed Angelica decidono di venire con me, Maurizio e Gabriele decidono di risalire e di avviarsi all’uscita. Giancarlo e’ indeciso. Alla fine anche lui si unisce alla discesa. In fila indiana affrontiamo il passaggio stretto che dalla base del P50 porta alla partenza del P10 successivo (tutte misure approssimative, tanto per dare un’idea).Il pozzo inizia stretto ma dopo un paio di metri di discesa diventa ragionevolmente comodo.  Non si scende fino alla base del pozzo ma ci si infila in una finestra laterale a circa 4 metri dal fondo. Una volta infilato nella finestra sei in una sala circolare, dalla parte opposta a dove si entra c’e’ un’altra finestra dove parte il pozzo successivo.Mi metto comodo nella saletta ed attendo i miei amici. La prima ad arrivare e’ Valentina, subito seguita da Angelica, Giancarlo chiude la fila.Lasciamo Giancarlo il tempo di partire per la sua discesa ed andiamo ad affrontare il pozzo successivo. La partenza e’ pochino stretta ma si passa facilmente. A meta’ c’e’ un frazionamento e quindi si arriva al fondo del pozzo.Alla base del pozzo aspetto che si riformi il gruppo poi ci inoltriamo insieme nel tratto di meandro, una decina di metri, che al momento costituisce il fondo di questo ramo. Dopo una breve sosta a commentare le possibili quanto improbabili prosecuzioni, prendiamo la via del ritorno.In una manciata di minuti siamo alla base del P50. Giancarlo e’ sempre indietro a chiudere la fila. Valentina ed Angelica iniziano a risalire assieme. Favorisco la cosa perche’ penso sia una bella esperienza fare insieme ad una amica uno dei primi pozzi lunghi in risalita.Ad ogni modo, bello o brutto che sia, posizionano croll e maniglia ed iniziano a salire.Ancora un sorriso al fotografo che rimane qua a prendere freddo.E poi via!
Quando le nostre amiche sono ad un frazionamento di distanza, Giancarlo ed io iniziamo a risalire. Pare tocchi a me l’onore e l’onere di disarmare la seconda via armata oggi. Giancarlo mi segue dandomi supporto morale. Man mano che salgo smonto il lavoro fatto e filo la corda, e’ da 100 metri (quindi abbondante e pesante!) nello zaino che porto appeso al baricentrico. Arrivato all’inizio del P50 osservo con attenzione la corda della via fissa. In effetti c’e’ una leggerissima “pancia” nella roccia dove la corda sfrega. C’e’ da sistemare l’armo quanto prima. Annoto mentalmente di avvisare Nerone. Alla saletta concrezionata Giancarlo prende la testa del nostro duo. Visto che sono tutti ancora nella saletta sopra di noi ne approfittiamo per passare loro i nostri zaini.Le gambe di Giancarlo mentre affronta il saltino per la saletta iniziale.Nella saletta, fangosissima, dove inizia la grotta, facciamo un poco di fila per l’uscita, ne approfittiamo ancora una volta per organizzare un passamano degli zaini cosi’ da risalire l’ultimo pezzo senza pesi. Mentre aspetto il mio turno saluto la saletta con una foto.Il ritorno notturno verso casa di Maurizio e’ gelido ma non troppo disagevole. A casa scopriamo che, nonostante l’intervento degli idraulici, il problema dell’acqua mancante permane. Gia’ pero’ il potersi cambiare al calduccio e’ un plus non da poco. Gabriele, si aggiusta la pettinatura anche senza l’acqua.Valentina gioca l’asso…Tira fuori dallo zaino un torrone gigantesco. Non possiamo rifiutare di assaggiarlo.Con i vestiti caldi ed asciutti addosso, finiamo di sistemare le nostre robe negli zaini e prendiamo commiato da Maurizio.La nostra destinazione successiva puo’ essere una sola, il ristorante da Antonia a Marano Equo! Prima che arrivi la pasta, Gabriele fa fare un ripasso a tutti sulla grotta mostrandoci il disegno del rilievo stampato in formato “tovaglia”.Eccolo mentre mi interroga. Alla fine mi rimanda al posto con un 3, ho fatto scena muta. MA ho una giustificazione, sono arrivate le fettuccine!Anche Giancarlo e’ sorpreso dalla mia impreparazione.Per fortuna Valentina sembra contenta ugualmente…pero’ se avesse suggerito le risposte…

Le fettuccine mettono fine alle lezioni. Ci dedichiamo al cibo con la solita attenzione e dedizione.

Del fine pasto e del rientro vi dico nulla, perche’ nulla c’e’ da dire. Alla prossima.

Pubblicato in speleo, SZS, uscite

Mora Zinna -Palestra – 06/01/2019

Alla palestra di roccia di Mora Zinna per fare un poco di esercizio dopo le feste.

Ho ancora una volta il piacere di ospitare la relazione di Angelica, che vi presento, qua, insieme a Valentina, la sua inseparabile amica di frazionamento! 

Ed ora la sua bella relazione.

Palestra di roccia
6 Gennaio 2018

Come deciso da assemblea neroniana è stata stabilita una piccola palestra di roccia per le nuove leve e per coloro che in grotta per motivi lavorativi o personali non possono essere costanti nelle uscite esplorative e hanno bisogno sempre di ricordare qualche passaggio. È un’ottima opportunità per esercitarsi e avere il tempo giusto per fare domande sui propri dubbi, cosa che spesso in grotta non accade date le dinamiche speleologiche. In realtà è anche un buon motivo per socializzare e farsi conoscere meglio dallo Shaka, qui non c’è timore di esporre le proprie paure in ambito speleo. Una volta Elia durante una camminata disse una cosa che mi rimase impressa “non è importante dove vai ma con chi vai”.
Poche chiacchere. Chi siamo? Un sacco di gente…
In un primo momento Elia che ci viene a salutare di sorpresa, io, Valentina, Eirene (alla greca), Bibbo, Gabriele, Linda, Maurizio e Giancarlo. Nel primo pomeriggio ci raggiungono Nerone, Erminio, Francesca e anche un fotografo di passaggio con il quale Gabriele intraprende subito una public relation, come di sua attitudine, ovviamente.
L’obiettivo del giorno è raggiungere la località Mora delle zinne (tutti hanno parlato di questi promontori ma io sinceramente non li ho notati) appena subito dopo la villa di Nerone (non è ju presidè) il che percorrendo quella strada mi è tornato alla mente il percorso per Mora Gallina tanto che con lo sguardo la cerco in alto tra le pareti rocciose simbruiniche, in un momento ammetto che sarei voluta arrivare li su a meditare dentro il riparone e vedere i palestrati dall’alto.
Mora delle zinne è una parete non molto alta, massimo 13 metri di modestia ma per tutto quello che abbiamo fatto 13 metri di altezza neanche servivano: come prima cosa lezione di nodi, un otto, otto inseguito e per ora è tutto quello che ci serve. In seguito ci prepariamo ad armare, dopodiché io, Vale, Eirene e Linda ci caliamo giù e da qui comincia l’effettiva esercitazione della giornata; Bibbo in tutto questo è fantastico perché fa scuola a tre persone contemporaneamente con la massima tranquillità senza scocciature nel volto, al contrario vedo un gran bel sorriso nei suoi occhi, io credo che vedere crescere chi ha voglia di imparare lo renda ancora più appagato; è paziente e ci lascia fare da sole dandoci la fiducia che ogni allievo ha il diritto di ricevere e in effetti la giornata non è andata male in questa maniera. Eirene avrà fatto in totale 200 metri di pozzo, ad un certo momento l’ho vista con il trapano…in gamba la ragazza! Vale ha armato perfettamente di fatto sono scesa nel suo armo senza alcun problema, Linda anche ha fatto esercitazione, si è sgranchita le gambe, povera… la vita da cantiere a lungo tempo non è salutare, la palestra sì. Io ho avuto paura di scendere in un ambiente all’aperto, mi sono cimentata e ho imparato tanto, finché non sono meandri va tutto bene.
La cosa che mi blocca è il freddo che entra nelle ossa e mi rende a tratti musona e pensierosa ma loro ormai hanno capito il pollo, c’è stato un momento in cui Bibbo e Maurizio mi hanno praticamente presa di forza e infilata nel fuoco, a momenti le scarpe si scioglievano ma non importa, mangio qualcosa e riparto più carica.
Gabriele ha un consiglio per tutto, piccole cose ma fondamentali. Non si dà mai per sconfitto, dopo il suo incidente l’ho visto riprendere confidenza con le corde con un po’ di fatica ma con tanta motivazione, Bibbo però dice che con il passamontagna non sembra un soggetto affidabile e tra una calata e l’altra non posso fare a meno di ridere dei loro duetti fantozziani.
Nel primo pomeriggio arriva Nerone, in silenzio ci osserva tutte dal basso con quelle espressioni piene di soddisfazioni e di fierezza, una pacca sulla spalla un bel sorriso e lui fa capire tutto.
Ce ne andiamo tutti via una volta che il sole viene a calare, si fosse degnato di riscaldare ogni tanto la parete. È stato bello però il momento in cui a metà roccia decido di fare una chiave completa e godermi la maestosità dei simbruini che a tratti si colorano di rosa e si accompagnano con un lontano e dolce fruscio d’acqua, l’Aniene.
Per concludere al meglio ormai è di abitudine fermarsi a mangiare le fettuccine che Bibbo tanto gradisce ma senza osare mai la scarpetta, tranne questa volta perché dice che è stata inserita ormai in tutti i galatei del mondo.
Il viaggio verso Roma si fa comico, Gabri ha la nuova macchina super accessoriata, Bibbo dice che è come una donna perché tiene testa al guidatore ma non si capisce bene quello che vuole quindi il guidatore a tratti è perplesso. Di fatto Gabriele ci intrattiene il viaggio con le sue spiegazioni ingegneristiche sulla scelta della macchina, scelte smontate subito da Bibbo che insistentemente gli arriva un’anomala aria gelata sulla faccia il che lo porta a maledire tutti gli ingegneri automobilistici delle Opel.
Alla prossima uscita Shaka Zulu! Pozzo Doli attende e io di certo non me lo perdo…

Angelica

Grazie Angelica, ora e’ il momento di dire la mia, sara’ difficile reggere il confronto, ma questa non e’ una sfida ma vuole essere una occasione per fissare dei bei ricordi, documentare la nostra attivita’ speleologica ed inoltre poterla guardare sotto diversi punti di vista, cosa che riserva sempre belle sorprese.

Come spesso succede, la mattina arriva Gabriele sotto casa mia. Stavolta pero’ e’ una giornata speciale. Ha preso la macchina nuova e questa sara’ la prima uscita ufficiale.Ecco la nuova macchina in tutta la sua magnificenza.Dopo una sosta al parcheggio Metro della Rustica, ci dirigiamo verso Subiaco. La’, sulla piazza, incontriamo altri amici. In attesa che tutti si procurino cibarie nel vicino supermercato, ci godiamo il sole facendo qualche chiacchiera.Eccoci arrivati a Mora Zinna. Stiamo ancora cambiandoci quando arriva Elia per una delle sue improvvise comparse e fulminee ripartenze. E’ arrivato sin qua solo per darci un saluto.Ecco Elia con Gabriele in versione Dorellik.Siamo quasi pronti. Elia prende commiato.Oggi e’ deciso che abbiamo 4 allieve, Almalinda, Angelica, Irene e Valentina. Inizieremo ad insegnare loro i primi rudimenti sull’armo. Poche nozioni sui nodi mentre il gelo ci avvolge nella sua morsa.Vediamo assieme il nodo buono per tutte le occasioni, l’otto, in molte delle sue possibili varianti.Dopo l’infarinatura sui nodi, tutti su in parete per mettere in pratica quanto visto e sentito. Prima di partire pero’ uno sguardo all’acquedotto ci vuole proprio.Provo pure a prendere una foto alla cieca, con scarsi risultati.Pronte? Via! Ecco le nostre prodi armatrici gia’ su corda.Pochi minuti e sono giu’, pronte per altri cimenti.Continuiamo gli esercizi, Angelica e Valentina si scambiano la via armata per provare ognuna il lavoro fatto dall’altra.Almalinda e’ seguita da ben 3 istruttori.Intanto salite, discese ed esercizi con l’attrezzatura si susseguono. Tra l’altro muoversi attenua la sensazione di freddo intenso data dal gelo che ci avvolge.Io seguo i lavori dal basso cercando di dare una mano e facendo foto.Irene decide di cimentarsi con il trapano. Piantera’ il suo primo fix.Almalinda continua a fare la sua parte con l’aiuto di Maurizio e Giancarlo.Anche un fix puo’ dare attimi di felicita’. Ecco Irene ed il suo fixLo mostra con soddisfazione. Bravona!Foto panoramica. Tanta bella gente in parete.Voi non potete saperlo, ma questa e’ una foto, se non storica, almeno memorabile. Gabriele che ritorna a “calcare” le pareti calcaree dopo una lunga assenza. Ben tornato!!!Valentina che passa un frazionamento.Siamo quasi tutti in parete, lo spiazzo picnic e’ praticamente vuoto, troppo freddo a stare fermi.Arriva Nerone, e’ venuto a sorvegliare le nuove leve, lo spiazzo si rianima per i saluti.Mentre butta fumo puzzolente da quella cosa che chiama pipa (sarebbe con 2 “p” ma tralasciamo queste finezze sublacensi!), lancia sguardi pensierosamente soddisfatti alle ragazze che si esercitano in parete.Riesco a distrarlo solo un attimo per una foto.Intanto in parete continua il saliscendi.Maurizio e Giancarlo durante un attimo di pausa.Le nostre ragazze sono infaticabili.Maurizio le segue con la solita pazienza ed attenzione.Nerone, come da tradizione, si dedica al fuoco.Ora le salite sono intervallate da una sosta al fuoco per riscaldare le mani, ma sono passaggi veloci prima di tornare su corda.All’improvviso cala la sera. Il freddo, se possibile, si fa ancora piu’ pungente. Il tepore del fuoco aiuta, ma e’ chiaro che e’ ora di andare. Svelti disarmiamo tutto e torniamo alla civilta’.Dopo aver salutato Nerone a Subiaco, ci dirigiamo compatti e decisi da Cicchetti per prendere qualcosa di caldo in attesa che arrivi ora di cena. Eccoci tutti al bar. Irene ha una espressione stanco-soddisfatta.Cerco di farle un primissimo piano ma ho scodato di togliere il flash, viene pochino sbiancata, ma sempre bella.In attesa delle ordinazioni, si parla della giornata appena passata. Gabriele ha l’aria soddisfatta, Maurizio non esterna, ma sotto il barbone e’ soddisfatto anche lui.Dopo esserci riscaldati a dovere, salutiamo Irene che si ferma ad Agosta e noi proseguiamo per Marano Equo dove Antonia ci aspetta con le fettuccine. Stavolta riesco a distogliermi dal piatto quel tanto che basta per fare una foto all’allegra tavolata.Dopo cena torniamo senza fretta a Roma. L’ultima sosta, per me, prima di arrivare a casa e’ al parcheggio Metro della Rustica dove Gabriele scarica dalla macchina i bagagli di Angelica e Valentina. Una volta sistemato tutto, ognuno nella propria macchina, facciamo un ultimo giro di saluti con Giancarlo e le ragazze, quindi partiamo per arrivare a casa al meritato riposo. Una fredda ma bella giornata, speriamo anche utile ed interessante per le nostre giovani speranze. Alla prossima.

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Piccola Creta – 27/12/2018

Visita di fine anno a Piccola Creta. Angelica ed io.

Dovevamo essere un bel gruppetto. Alla fine, defezione dopo defezione ci ritroviamo il giorno designato ad essere in 4. Ma non e’ finita qua. Gabriele la mattina presto scrive che si e’ sentito poco bene e rimarra’ a casa. Fabrizio viene all’appuntamento, ma solo per dire che non sara’ dei nostri. Alla fine rimaniamo solo Angelica ed io, gli irriducibili.

Anche questa volta Angelica si e’ prodotta in una piacevole relazione che ho l’onore di presentarvi:

Piccola Creta
27 Dicembre 2018

Io e Bibbo, istruttore e allieva, siamo i protagonisti di questa uscita. Siamo in leggero ritardo secondo i piani ma a noi non interessa, oggi non abbiamo orari e ci godiamo il viaggio in macchina tra una chiacchiera e un sole invernale che ci accompagna per tutto il tragitto, Bibbo però si risente perché ha comprato le gomme da neve e sostiene che c’è un complotto meteorologico in atto contro di lui da qualche giorno.
Ci cambiamo a pochi metri dalla grotta e mentre mi ostino a chiudere l’imbraco che si è fatto stretto (in realtà mi sono allargata io e Bibbo se la ride sotto i baffi) da lontano sento una voce, “a st’ora s’ariva reazzì?” è un inaspettato Nerone con il volto imbronciato a tratti coperto dalla nuvola di fumo della sua pipa, è lì dietro gli alberi con un braccio poggiato su un tronco in completa tranquillità che sembra aspettare con pazienza i nostri lenti preparativi. È venuto a prepararci il fuoco con l’obiettivo di aspettare la nostra riuscita fino a quando avrebbe potuto.
Dopo essere stati a visitare la vicina Creta Rossa……e dopo aver ascoltato i racconti di Nerone sull’importanza di questa grotta per la nascita dello Shaka Zulu ci prepariamo ad entrare a Piccola Creta, piccola neanche tanto: 2 pozzi da 50 e uno da 25. Non ho mai avuto problemi con i pozzi ma stavolta ammetto che prima di entrare avevo una certa ansia e Bibbo se ne accorge perché so che le mie espressioni in volto erano sicuramente paragonabili ad una statua; superati il primo saltino comincia a parlarmi del più e del meno e di quanto manca la figura comica di Gabriele, era ovvio che cercava di strapparmi un sorriso e in effetti lui ci riesce sempre.
In genere mi piace dare un minimo di spiegazione della cavità che ho visitato ma stavolta non ci riesco, la concentrazione è così alta per me che non riesco a chiarire la successione degli eventi dal momento in cui siamo entrati. Perdo il senso dell’orientamento ma mai la concentrazione che nei momenti di sosta mi fa sentire stanca.
Arriviamo sul primo 50 o meglio, il mio primo 50. Le altezze in grotta personalmente non le ho mai percepite, i pozzi hanno tutti la stessa sfumatura di oscurità. Tranne questo, mentre faccio la chiave sotto i miei piedi i 50 metri di altezza li sento tutti, sento il sudore freddo sul collo e riesco a percepire a tratti i battiti del mio cuore, se alzo gli occhi c’è la luce di Bibbo puntata su di me, “scendi tranquilla!!!”, la sua voce la sento rimbombare per tutti i 50 metri e un po’ mi avvolge di coraggio. Da questo momento tutto ciò che ricordo è una bellissima fotografia stampata nella mente, dopo aver sceso circa una ventina di metri mi fermo, faccio una chiave e osservo ciò che mi circonda. C’è moltissimo stillicidio che mi sta bagnando le spalle ma non mi importa, alzo gli occhi e c’è ancora la ormai lontana luce di Bibbo che irradia la circonferenza del pozzo, luce circondata dall’umidità dello stillicidio che si dirama a tratti come fosse nebbia, lo sento dire qualcosa ma il rimbombo si fa più complesso e si mischia al fruscio dell’acqua, mi viene da fare una risata forse anche un po’ isterica. Non sono forse questi i momenti e le sensazioni che ci fanno sentire vivi al massimo? Mi sono sentita la persona più spensierata del mondo in quel momento…ero felice davvero.
Dopo esser scesi per circa 80 metri arriviamo alla base del secondo pozzo da 50 che decidiamo di non scendere poiché sembra un fiume in piena, eravamo troppo bagnati per permetterci di prendere altra acqua quindi Bibbo mi fa vedere nelle vicinanze l’ultimo lavoro eseguito da lui, Gabri e Giuseppe: hanno allargato una strettoia per poi arrivare ad una saletta con una spaccatura della parete trasversale molto stretta, mi infilo e con fatica mi incastro anche io, non vedo possibili prosecuzioni in alto ma in basso c’è qualcosa (sicuramente aria) che dovrà attendere di essere esplorato o con le cattive o con qualcuno di più magro.
Questi sono i momenti in cui riesco meglio a studiare cosa ho intorno. Il fango a terra e sulle pareti ha micro-frammenti di mica dorati, cerco di prenderli per riportarli a Vale ma al mio tatto diventano polvere. Decido di non distruggerne più nessuno, il loro posto è quello.
Riusciamo che c’è il tramonto ma non Nerone, in compenso è rimasto il suo fuoco che a poco a poco ancora intiepidisce. Esce Bibbo che mi sorride entusiasta, mi sono meritata un abbraccio e una bussata di mano sul casco. Ci concediamo un selfie ricordo e un thè caldo a campo dell’osso per concludere la giornata. Il ritorno è di scoop e chiacchiere.
Sono stata davvero bene. Grazie Bibbo!!

Angelica

Dopo la relazione di Angelica faro’ fatica a fare bella figura, ma ci provo ugualmente…

Come ho gia’ raccontato la mattina siamo solo Angelica ed io a partire per la grotta. Strada facendo ci fermiamo ai Fondi di Jenne perche’ le voglio mostrare alcune doline su cui dovremmo lavorare.Questa e’ sicuramente interessante, per ora e’ solo una visita di cortesia, ma un giorno di questi…Ripartiamo arrivando in breve alla curva con lo spiazzo nei pressi della grotta. Subito iniziamo a cambiarci e, mentre siamo cosi’ impegnati, si palesa un losco figuro.Ma e’ Nerone! E’ venuto a vederci entrare in grotta e per accendere un fuoco per rallegrarci e riscaldarci.Finiti i preparativi, scendiamo alla grotta. Nerone continua ad armeggiare con la legna.Siamo pronti per un selfie.Meglio una foto con lo scatto a tempo.Visto che per Angelica e’ la prima uscita da queste parti, chiedo a Nerone di farle da cicerone e di raccontarle qualcosa sulla Creta Rossa. Ci avviamo per portarle visita.Davanti al pozzo d’ingresso Nerone rispolvera qualche aneddoto sulla grotta a beneficio di Angelica, anche io ascolto con piacere.Ecco il pozzo, sulla destra ci sarebbe la targa ma e’ sbiancata dal sole.Torniamo alla Piccola Creta, ora si deve entrare.Nerone sistema la corda d’ingresso ed Angelica parte per prima.Non e’ mai entrata in grotta per prima, e’ emozionata, Nerone le da’ manforte.Passa il frazionamento, ed e’ in grotta.Mi sbrigo a raggiungerla mentre le urlo qualche indicazione. Ci ritroviamo alla fine dello scivolo, davanti al primo saltino, in compagnia di una simpatica farfallina.Ecco il primo pozzo. Oramai Angelica ha avuto il suo battesimo da prima, ora questo pozzo lo affronta senza remore.Con la mia voce narrante che la segue, arriviamo fino alla partenza del P25. Passo la strettoia (strettoia per me, non certo per Angelica!) e la aspetto al primo frazionamento effettivamente sul pozzo, nel vuoto.  Ritorna a partire per prima.Ci ritroviamo terrazzino del frazionamento intermedio e poi riparte. Mentre attendo il mio turno, riprendo qualche particolare delle pareti.Siamo al piatto forte della giornata, il P50. Angelica si posiziona al frazionamento di partenza.Nonostante la comprensibile emozione e’ concentratissima, esegue ordinatamente tutte le operazioni necessarie.E parte per la sua epica discesa. Al frazionamento di meta’ pozzo la raggiungo. Tutto ok.Aspetto sotto lo stillicidio mentre Angelica scende la seconda parte del pozzo. Per fortuna il frazionamento e’ stato fatto proprio per restare un poco fuori dalla traiettoria delle gocce d’acqua, quindi mi bagno poco. Quando arriva il mio turno, scendo veloce e trovo Angelica che ha fatto “campo” nella nicchia riparata, come le avevo indicato. La raggiungo e mi concedo un sorso d’acqua, non ne ho molta voglia, ma ho sudato e rischio di disidratarmi troppo. Alla base del P50 la situazione acqua e’ seria. Un discreto rivolo d’acqua si rovescia allegramente nel secondo P50. Non e’ proprio il caso di scendere oltre. Visto che oramai siamo qui, inizio ad intrattenere Angelica raccontandole in maniera succinta dei lavori fatti a questo livello della grotta e di quelli che vorrei fare appena possibile.Insieme ci intrufoliamo nel cunicolo laterale che abbiamo allargato Gabriele, Giuseppe ed io. Arriviamo fino a dove le pareti sembrano stringere inesorabilmente. Angelica si infila nello stretto a vedere se nota qualche spiraglio. Rimaniamo la’ qualche minuto. Noto una cosa positiva, contrariamente al solito, oggi l’aria non ristagna ma sembra esserci una leggera corrente. Dovremo tornare a vedere.Torniamo alla nicchia riparata per un veloce spuntino, osservo di nuovo l’arrivo d’acqua. Anche da questa parte c’e’ da vedere meglio.Iniziamo la salita. Parte Angelica.Come all’andata ci rivediamo al frazionamento intermedio. Stavolta pero’ facciamo cambio, parto io per primo. Va bene che oramai Angelica e’ diventata brava, pero’ voglio esserci quando arrivera’ in cima al pozzo. Una voce amica puo’ essere di conforto se nasce qualche difficolta’.Approfitto del tempo della sua salita per fotografare il pozzo con l’aiuto della sua luce.Eccola, quasi arrivata.A un passo dal frazionamento.Passa il frazionamento nel vuoto senza problemi e siamo di nuovo assieme. Possiamo ripartire per il P25. Anche qua facciamo la staffetta. Sale Angelica per prima fino al frazionamento intermedio. La raggiungo e la sorpasso. In cima al pozzo la aspetto.Eccola che arriva, infaticabile.Svelta si intrufola nella strettoia che termina il pozzo, la guardo con un poco di invidia mentre la passa quasi camminando normalmente. I passaggi successivi li facciamo velocemente. Ho di nuovo modo di mettere mano alla fotocamera alla base del primo pozzo.Sopra il primo pozzo inizio a sentire veramente freddo, da fuori arriva un’aria gelida che mal si sposa con tutta l’acqua che ho addosso. Usciamo in fretta concedendoci un selfie vicino al fuoco quasi spento.Ci cambiamo svelti al freddo e al gelo e poi corriamo al primo bar aperto per riscaldarci con una bevanda bollente. Il ritorno e’ tranquillo e senza storia. Nonostante le defezioni, una bella uscita. Spero sia stata una esperienza memorabile ed utile per Angelica. Alla prossima.

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Grotta dell’Elefante – 29/12/2018

Alla grotta delle’Elefante, con Valentina, Martina, Matteo, io e con il supporto esterno di Gabriele.

Sono contentissimo. Stavolta ho relazioni in abbondanza! Scorrendo la pagina infatti troverete:

  • La relazione di Valentina
  • La relazione di Martina
  • La relazione di Matteo (che arrivera’ dall’Olanda, un giorno, chissa’!)
  • La mia

Relazione di Valentina:

29/12/2018
Grotta dell’Elefante, Guidonia Montecelio (RM)

Antefatto
Il Natale è prossimo e Bibbo il previdente ci rende partecipi dei suoi programmi per lo smaltimento delle imminenti abbuffate in famiglia. L’aria di festa deve aver avuto anche quest’anno l’immancabile effetto di ispirare la bontà nell’animo: i “gettoni” concessi a Bibbo in una sola settimana son ben due! Bibbo ha già le idee chiare su come spenderli; il primo è destinato a Piccola Creta, il secondo alla Grotta dell’Elefante.

L’avventura in sella all’Elefante

L’appuntamento è al bar Lanciani di Guidonia per la colazione rituale. Caffè e ginseng sono propiziatori, e in un lampo siamo al parcheggio nei pressi del rifugio antiaereo.
Il patrocinio dell’uscita spetta come d’abitudine al nostro caro Gabriele. Ospiti speciali sono due amici del Circolo Speleologico Romano, Martina e Matteo. Finalmente diamo a quest’ultimo un nome e un volto, destituendolo dell’aura quasi mitologica ed epica che i racconti di Bibbo gli avevano conferito. Bibbo l’aveva reso protagonista di spassosi aneddoti sullo strettoismo estremo e nel mio personale immaginario Matteo era finito con l’identificarsi totalmente nella figura sovrumana di colui che oltrepassa fessure delle dimensioni di una coscia di Bibbo. E invece eccolo qui in carne ed ossa! (Ad onor del vero più in ossa che in carne…)
La vestizione è rapida. Gli unici passanti che ci rivolgono sguardi non attoniti sono Fabrizio e Barbara, appena giunti per calcare il fronte esplorativo di altre grotte nelle immediate vicinanze.
Forti dei nostri peculiari scafandri e dello scampanellio dell’attrezzatura, ci inoltriamo in una zona arbustiva (ahinoi disseminata di rifiuti) e, dopo un saltino ripido che scalfisce l’orgoglio di molti, ci dirigiamo con passo sicuro verso un tunnel artificiale scavato nel calcare; ci addentriamo e proseguiamo per alcune decine di metri sino a intercettare in basso sulla nostra sinistra l’ingresso della grotta. La grotta è impostata su una frattura che interseca la galleria artificiale. L’accesso alla cavità appare comodo. Gabriele, che, in osservanza alle prescrizioni mediche, ha deciso di non entrare in grotta e di attenderci pazientemente fuori, ci racconta di quanto poco agevole fosse fino a pochi anni fa quel passaggio. Ci sentiamo fortunati e grati per l’opera di disostruzione eseguita a nostro beneficio.
Cominciamo la discesa. Ci caliamo lungo un pozzo di circa 7 metri. A darci il benvenuto è subito un pipistrello tremulo, presenza inaspettata all’Elefante, dove, ci riferiscono Bibbo e Gabriele, i chirotteri non erano ancora stati avvistati. Cerchiamo di fare attenzione a non disturbarlo dal prezioso letargo.
Alla base del pozzo si diparte un breve meandro armato. Dopo averlo percorso giungiamo a un terrazzino che si affaccia su un altro pozzo di una decina di metri. Montiamo il discensore e giù, ci abbandoniamo alla calata. La corda che abbiamo trovato pronta all’uso fa attrito e ostacola la progressione; assecondare la forza di gravità si fa improvvisamente faticoso, ma con un po’ di perseveranza i piedi toccano terra. Facciamo un inchino in segno di riverenza nei confronti del ventre di Madre Natura, come per chiedere servilmente il permesso. Ah no, è soltanto per smontare meglio il discensore e dare in fretta la libera.
Bibbo ci illustra con sapienza le caratteristiche della grotta ipogea. Guardiamo ammirati i broccoletti e le firme che i vapori sulfurei hanno lasciato sulle pareti. Procediamo verso il ramo che sul rilievo è quello di destra, non senza aver rivolto prima un pensiero incuriosito al ramo di sinistra, che Bibbo aveva mostrato a me e ad altri partecipanti in una precedente uscita.
Gli scarponcini si fanno strada tra blocchetti di fango solidificati e soffici strati di polvere di concrezione. Presenzia al nostro passaggio quello che ha tutta l’apparenza di essere un cranio di piccolo animale, precipitato nelle profondità chissà come, chissà quando. Bibbo, desolato di mettere in luce la nostra scarsa competenza in anatomia dei vertebrati, ci informa che in realtà si tratta di ossa pelviche. Ci imbattiamo nel costone che dà il nome alla grotta e che ricorda la proboscide di un elefante. Col naso all’insù, tentiamo di individuare la forma che ha solleticato la fantasia dei primi esploratori. Penso al bisogno che ha ogni essere umano di rintracciare fisionomie note e rassicuranti in ambienti ignoti ed ostili, ma qualcosa mi invita a non indugiare troppo su solitarie riflessioni filosofiche: è la voce di Bibbo, che rompe il silenzio allietandoci con il ritornello di una canzoncina natalizia in lingua inglese e spagnola. Sarà il tormentone dell’intera giornata.
Tra un Merry Christmas e l’altro Bibbo si aggira alla ricerca di punti “matteabili”, cioè pertugi dove, secondo leggi ancora sconosciute alla scienza moderna, solo Matteo può intrufolarsi. Ne trova alcuni e Matteo è ben felice di suscitare l’invidia altrui entrandovi con istintiva agilità, senza invocare santi illustri.
Un saltino di un paio di metri ci conduce a dei laghetti dall’acqua turchese. Risaliamo di un altro paio di metri e superiamo una strettoia. La zona è piuttosto fangosa, la gambe si appesantiscono sotto il fardello della poltiglia appiccicosa. Martina preferisce concedersi una sosta e si fa custode del sacco, mentre noi altri andiamo alla volta di un meandro fieramente scoperto da Bibbo. Percorriamo il meandro in contrapposizione. Sotti i nostri piedi si intravede a tratti il livello di falda. La temperatura è mite e ben presto il sudore ci riga la fronte e ci incolla i capelli. Il respiro si accorcia a poco a poco. Provo a convincermi che l’affanno che mi serra il petto sia semplicemente il risultato dei miei movimenti sgraziati e innaturali, ma vengo richiamata al dovere della verità: sono intimorita dalla precarietà degli appigli. Che succerebbe se lo scarpone, reso liscio dal fango fresco come legno appena piallato, perdesse la presa sulle asperità della roccia e mi consegnasse al vuoto? E se il braccio venisse privato improvvisamente del suo vigore? Mi volto verso Bibbo, poi verso Matteo; le loro acrobazie mi tranquillizzano e, in meno di quanto creda, mi ritrovo alla fine del meandro, incolume e, metaforicamente, con la trionfante sensazione di avere le spalle un po’ più larghe.
Decidiamo di tornare subito indietro per non far attendere troppo Martina. Ripercorriamo a ritroso il meandro e accediamo a un plateau che un tempo era parte del soffitto della galleria che stiamo attraversando. Avanziamo tra i massi sudici e irregolari, immaginando il fragore del crollo. La volta della galleria disvela senza timidezza alla nostra vista i suoi strati armoniosi, quasi concentrici. D’un colpo ci si para davanti una visione sbalorditiva: è il “Dorso del Drago”, una parete i cui strati sembrano essere stati letteralmente accartocciati. La mia immaginazione non arriva a figurarsi le forze titaniche che hanno prodotto quella scenografia, di cui ci sentiamo spettatori eletti. Ci soffermiamo per qualche minuto a godere di questa bellezza nascosta ai più.
Bibbo ci indica una prosecuzione, un meandro che impegnerebbe almeno due ore. Ci ricordiamo che Martina ci sta aspettando e, pur avvertendo un appetito esplorativo che ci solletica la gola, torniamo sui nostri passi. Mi cattura un fenomeno che mai avrei pensato potesse verificarsi in una grotta: un seme è germogliato nell’oscurità più completa, dando vita ad una pallida piantina ostinatamente agganciata ai grumi di fango. Che nobile esempio di tenacia e voglia di vivere!
Ci rammarica l’idea che Martina non abbia potuto ammirare le squame del drago, così Bibbo la esorta a raggiungerci. Per accedere alla galleria bisogna risalire qualche metro in contrapposizione. Per facilitare la salita di Martina, Bibbo recupera una corda lasciata da altri speleologi. Non ci sono punti affidabili in cui posizionarla, ma Bibbo è ispirato e improvvisa un armo… umano! Assicura la corda alla mia longe e a quella di Matteo, nell’incredulità generale. Io e Matteo ci sdraiamo a terra e puntiamo i piedi su delle sporgenze. Ci scambiamo sguardi di smarrimento, come a presagire la tragedia. La corda va in tiro; diffidiamo del quintale scarso raggiunto dalla somma dei nostri pesi, ma in un batter d’occhio vediamo spuntare il casco abbagliante di Martina. Mentre la corda si fa lasca, tiriamo un respiro di sollievo.
I gorgoglii dello stomaco ci segnalano che l’ora di pranzo è passata da un pezzo. Dopo aver consumato voracemente il meritato pasto, prendiamo la via del ritorno.
Ad accoglierci all’uscita della grotta c’è l’instancabile Gabriele, che in nostra assenza ha perlustrato il tunnel artificiale. Constatiamo che non c’è più tempo per un sopralluogo alla vicina Grotta del Rifugio. Una luce dall’estremità del tunnel ci viene incontro: è Barbara, seguita da Fabrizio; portano buone notizie riguardo alle prosecuzioni delle altre grotte nei dintorni.
Raggiungiamo alla svelta le macchine e altrettanto velocemente dismettiamo attrezzatura e tuta. Il richiamo delle fettuccine di Antonia di Marano Equo è irresistibile, cediamo alla tentazione senza vergogna.
Ci decidiamo infine a tornare a casa, con qualche livido in più e la pienezza nel cuore.

Valentina

Relazione di Martina:

RELAZIONE GROTTA DELL’ELEFANTE

NOME: Grotta dell’Elefante
DATA: 29 dicembre 2018
DOVE: Guidonia-Montecelio (RM), sul bordo meridionale del rilievo calcareo – località: Casacalda, Colle Largo
COORDINATE: grotta: 2.332.xxx – 4.652.xxx – coordinate tunnel: 2.332.xxx – 4.652.xxx
DISLIVELLO: – 20 m
SVILUPPO PLANIMETRICO: 125 m
PARTECIPANTI: Fabrizio (SZS), Matteo (CSR), Valentina (SZS), Martina (CSR).

ANTEFATTO:
Da prima dell’estate sento parlare della grotta dell’Elefante da più persone: l’ha esplorata un collega di mio fratello (il mondo è piccolo), con Vincenzo Bello che ho conosciuto solo virtualmente; lo stesso Vincenzo aveva invitato noi del CSR, tramite Marco.

Marco aveva pensato anche di svolgere parte del corso in questa grotta, ma poi ci ha ripensato (adesso capisco perché).
Avendo ascoltato i racconti di più persone, sapendo che la nuova esplorazione, anche speleo subacquea, aveva portato grandi emozioni e successi, mi era venuta molta curiosità di visitarla e, quando Matteo mi ha proposto di andare con Bibbo, non ho esitato e non vedevo l’ora di andare, pur sapendo che avrei avuto sicuramente qualche difficoltà. Mi avevano descritto la grotta non proprio semplice. Comunque ora ho capito che questo dipende molto dai punti di vista, dall’esperienza, ecc.
Per me è stata un mettermi alla prova che non ho superato alla grande, comunque sono uscita tutta intera e felice di esserci stata, quindi vuol dire che è andata più che bene.

DESCRIZIONE:

Io e Matteo ci siamo incontrati alla stazione Tiburtina, poi con Bibbo e Gabriele al bar e infine a Guidonia con Valentina. Al parcheggio incontriamo anche Fabrizio e Barbara, che però lavoreranno alla grotta del rifugio, sempre nello stesso posto, per sistemare dei cavi. Quando accenno a Barbara che “non sono esperta di traversi” lei fa una smorfia preoccupante, ma il bello è che i traversi sono quelli che mi daranno meno problemi. Abbiamo deciso di cambiarci in macchina appena dopo aver parcheggiato e poi ci siamo avventurati all’entrata della grotta, un rifugio antiaereo (quindi un inizio in una cavità artificiale, e qui la mia gioia si moltiplica visto che adoro anche quelle) da cui si accede tramite un sentiero pieno di rifiuti e filo spinato, che sembra abbia svelato una grotta molto grande e inaspettata, dalle tante sfaccettature, voragini, cunicoli, laghetti, tutt’ora da esplorare. E’ una cavità piena di sorprese, a Guidonia, chi lo avrebbe mai detto?
Ci inoltriamo in una galleria molto ampia, e poi dopo 40/50 metri troviamo l’entrata a sinistra. Diamo un’occhiata anche a destra, dove c’è un’altra cavità, ancora però non è stata bene esplorata e pare che le zone di crollo abbastanza pericolanti siano un problema.
Gabriele ci accompagna fino all’entrata, una piccola spaccatura larga circa 50 cm, ma purtroppo lui ancora non può tornare in grotta e ci aspetterà fuori. Entra prima Bibbo, poi Valentina, poi io e infine Matteo. Mi calo per il primo pozzo, di circa 7 metri, e sotto mi attende Bibbo (Valentina è andata poco più avanti) dicendo di fare attenzione al pipistrello che ha deciso di appollaiarsi proprio dove può essere un buon posto per mettere un piede scendendo, e anche alla cavità che si apre subito sotto per evitare di caderci dentro.
Notiamo subito che fa caldo e sudiamo nel percorrere i prossimi metri, verso una spaccatura di un meandro che è armato e da cui partono i primi traversi. Pensare che io non li ho mai fatti di questo tipo (mentre per gli speleo è una passeggiata), ed è in questi momenti che mi chiedo chi me lo ha fatto fare, mentre Matteo è tutto euforico e non vede l’ora di farli. Poi però capisco come devo approcciare al traverso e procedo, mettendo entrambe le longe e in opposizione. Alla fine non è poi così difficile, tanto non posso morire, al massimo posso stramazzare addosso alla parete rocciosa portando i lividi per un mese, e non sarebbe nemmeno la prima volta. Quindi questo mi incita a farlo con più allegria.
Arriviamo poi all’inizio del secondo pozzo, questo di 10 metri, che comporta un deviatore e un paio di frazionamenti. Sarebbe facile se fosse tutto su una parete liscia (che esiste solo nei film), e invece no, è abbastanza stretto da essere un pò faticoso all’andata, ma soprattutto al ritorno. Quando avevamo visto il rilievo la prima volta con Matteo avevamo detto e che ce vò, è un pozzo di soli dieci metri. Si ma non avevo considerato a che distanza ravvicinata fossero le pareti. Questo solo per dire che ci vuole un po’ per approcciare a questo tipo di pozzo per me che non sono leggiadra sulla corda, anche se la adoro. Diciamo che non sono proprio leggiadra. Sulla corda però mi sento sempre tranquilla, basta che mi butto e sono felice. Anche quando si fatica… Alla corda non devo dimostrare niente visto che sono coperta di fango, mi vuole sempre bene. E’ quello dopo di me che si aspetta la libera che impreca in più lingue, in questo caso Matteo che può farlo anche in Inglese e Olandese, ma non me ne curo, anche se mi dispiace di aver rallentato il gruppo.
Comunque vale la pena perché lo spettacolo che ci attende è stupendo, con le concrezioni a forma di broccoletti (di cui una l’ho trovata sulla tuta, involontariamente aggrappata e che ho subito aggiunto alla mia collezione di altre ignare e involontarie rocce). Bibbo ci illustra l’enorme stalattite a forma di proboscide che dà il nome alla grotta, perché un tempo l’esplorazione si esauriva lì. Noi proseguiamo camminando e arrampicando, e Bibbo indica a Matteo delle fessure “matteabili”, dove solo un agile fuscelletto come lui può provare a esplorare. “Matteabile” è un termine bellissimo, che segnalerei all’Accademia della Crusca, se non fossero un gruppo così ignorante da non conoscere Matteo e le grotte in profondità.
Arriviamo a quella che una volta era la strettoia, e che è stata allargata. E meno male, ma tanto io mi sono incastrata in quella successiva, avevo poco da ridere in quella precedente che pensavo di aver scampato. Ho pensato troppo presto “evvai, oggi allora non mi incastro!”. Comunque scendiamo dalla ex strettoia, per altri 3/4 metri, e troviamo una bellissima pozza d’acqua blu, dove finalmente mi potevo sciacquare le mani insanguinate che furbamente non avevo protetto dai guanti (che si inceppano nel discensore ma poi chissene frega li ho rimessi e non si è mai inceppato, era una mia fissa) e che ho ovviamente strusciato per un’intera parete e che dopo dieci giorni porto come le stigmate, perché con il freddo si riaprono e sanguinano. Comunque questo scorcio sull’acqua, esplorato dagli speleo sub, è davvero bellissimo.
Procediamo poi in risalita, altri circa 3/4 metri, e qui mi incastro in un bel buchetto tra due fessure. Niente non riesco a spostarmi, né a spingermi né a risalire. Il povero Matteo che sta sotto e mi fa da scala tentando di farmi salire ed io che mi dimeno consumando energie e stancandomi inutilmente. Alla fine, grazie all’intervento manageriale di Bibbo, che mi lega alla sua longe e mi tira su come un salame appeso al soffitto, e per fortuna mi risparmia perché se mi avesse mangiato nel panino avrei capito, mi tira fuori. Questo perché conoscevano le dimensioni del piatto di fettuccine che ci saremmo mangiati la sera, e solo per tale motivo presumo che io sia stata risparmiata dal “branco”.
Subito dopo la grotta si dirama in più direzioni, noi imbocchiamo un piccolo meandro strapieno di fango pesante come cemento armato, che le scarpe fanno tre chili in più l’una. Questo si immette in una piccola saletta che a sua volta si dirama con meandri in tutte le direzioni, anche in alto. Ed ecco un altro buco matteabile che scende in diagonale e stringe. Matteo getta un sasso che fa una bella scivolata facendo un bel tonfo in acqua, e poi lo esplora per un po’. La grotta prosegue per uno di questi meandri, che però decido di non affrontare perché si tratta di due pareti, non troppo strette, costellate da massi giganti pericolanti e voragini che si alternano, senza corde, da fare in libera. Evidentemente una zona della grotta poco esplorata. Non sono affatto tranquilla ad affrontare le voragini senza corde in arrampicata. Capisco che è un mio limite, soprattutto se fossi in una esplorazione completamente vergine, come farei, mi bloccherei? Non saprei, e questo un po’ mi fa detestare me stessa, ma per stavolta evito. Non vorrei scivolare e cadere nella voragine, non mi sento sicura. Finché si tratta di incastrarsi, ferirsi, scaraventarsi e appendersi va bene tutto. Probabilmente mi mancano solo esperienza e sicurezza, una volta che avrò meglio capito come cavarmela meglio in arrampicata, magari li farò, ma per ora mando avanti loro. Poco male perché arriva il momento per me tanto atteso, rimanere sola al buio e in silenzio totale, infatti spengo subito la luce e mi sdraio. Passa un po’ di tempo, non so quanto, in grotta perdo completamente il senso del tempo. Solo la fame lo scandisce. Spazio, pensiero e tempo si dilatano nella mia mente, ed è quello di cui ho bisogno per allontanarmi dal mondo frenetico, tecnologico, conformista che mi attende fuori e da cui fuggo. La grotta mi accoglie, mi comprende e mi protegge. Riesco a liberare la mia mente, i miei pensieri e le mie emozioni, completamente.
Quando i miei amici tornano, Bibbo ci invita ad andare nella sala grande che vorrei tanto vedere. Ci sono due modi per andarci, proseguendo per un meandro come il precedente, dove le rocce sono ancora più instabili, oppure risalendo in arrampicata senza corda per circa tre metri. Diciamo che entrambe le opzioni mi scoraggiano, ma il desiderio di andarci non mi passa. Bibbo suggerisce di creare un armo umano tra Matteo e Valentina per farmi risalire con la corda. Mentre lo creano e aspetto sotto, un enorme masso pericolante dove poco prima ero salita per vedere come fosse la situazione, decide di muoversi improvvisamente cadendo sul mio piede. Non riesco a spostarlo in nessun modo, e sento il piede sotto che si schiaccia sempre di più. Tempo cinque minuti si spezza, lo sento. Allora inizio a chiamare aiuto, Bibbo scende velocemente a spostare l’infausto masso salvandomi il piede. Non potrò mai ringraziarlo abbastanza per il salvataggio eroico, essendomela cavata con un livido, fastidio e guarito presto con un po’ di ghiaccio.
Arrivati su, Bibbo chiede a Matteo, solo dopo aver mangiato, di accompagnarmi al salone, e qui un nasce un fraintendimento, perché Bibbo dice che è già quello il grande salone, anche se si tratta di un grande distacco di rocca caduto nel basso, e noi eravamo su quell’immenso cedimento, tra il roccione distaccato e il soffitto. Matteo mi accompagna oltre, dove ad un certo punto si scende per uno scivolo molto fangoso ma breve. Mi dice che da lì parte il dorso del drago, un meandro molto bello. Si ma se il salone è quello, va bene così, non ci avventuriamo per altri scivoli fangosi. Invece poi mi dice che il salone era dopo, un volta tornati indietro. Eh no allora mo ci voglio tornare a scivolare su quel fango. Ma per non rompere ulteriormente le scatole a tutti, evito e rimango con il dubbio di sapere dove sta sto famoso salone e soprattutto ci tornerò a vederlo?
Torniamo indietro e dove ero rimasta incastrata la prima volta stavolta va meglio, perché per passare sgonfio completamente i polmoni tirando fuori l’aria, e miracolosamente ci passo rompendo meno le scatole, giusto un po’ come al solito a Matteo.
La risalita è un po’ faticosa ma fattibile, sicuramente devo regolare il pettorale dell’imbrago troppo lento, quindi il croll non scorreva e dovevo tirare la corda, oppure doveva farlo Matteo sotto che mi avrà odiato. Sicuramente dovrò anche cambiare la maniglia che all’ultimo pozzo (mentre si vedeva l’uscita!) mi andava a vuoto, o per il troppo fango, o perché ha fatto il suo tempo dalla fondazione del CSR, e ancora una volta sono stata salvata da Bibbo che mi ha lanciato la sua.
In conclusione posso dire di essere molto soddisfatta di averla fatta questa grotta ormai famosa, di esserci stata, perché è davvero molto bella e particolare. E soprattutto di essere tutta intera grazie a Bibbo, da cui ho imparato molto dalla tante indicazioni che mi ha dato. La mia autostima quindi è in caduta libera per alcune disavventure, ma si rialza un po’ per il fatto di aver vissuto questa incantevole grotta in ottima compagnia. La cosa più importante è che mi ha lasciato come sempre la voglia di tornare in grotte anche più difficili e possibilmente da esplorare, così la prossima volta l’Elefante sarà molto più arrendevole e benevolo con me, quindi più agevole da affrontare.

Relazione di Matteo:

Per ora ho solo una foto…

Relazione di Bibbo:

Ed infine…Eccomi qua a raccontarla…

La mattina mi vedo con Gabriele, Martina e Matteo sotto casa mia. Andiamo tutti con la capiente macchina di Matteo. Al bar Lanciani di Guidonia ci incontriamo con Valentina e ci dirigiamo verso la grotta.Il programma di massima e’ di visitare svelti la grotta dell’Elefante e poi uscire per andare a visitare la grotta del Rifugio. In grotta saremo in 4 poiche’ Gabriele ancora non puo’. Gli lascio la trousse da rilievo cosi’ ingannera’ l’attesa facendo il rilievo della galleria artificiale che porta alla grotta del rifugio. Ci cambieremo alle macchine poiche’ sono a meta’ strada tra le 2 grotte in programma. Prima di iniziare pero’, foto di gruppo!Mentre ci cambiamo arrivano anche Barbara e Fabrizio. Loro andranno diretti alla grotta del Rifugio.Eccoci tutti pronti.Foto in posa plastica e possiamo partire.Mi fermo in prossimita’ del saltino esterno dove la prima volta sono sgraziatamente scivolato. Con la scusa di avvertire i miei amici del pericolo, li inizio ad infastidire con le foto.La galleria artificiale ci aspetta con pazienza, la “monnezza” che ne contorna l’ingresso, anche.Arriva anche Martina, subito seguita da Matteo.Siamo tutti, si prosegue.Breve sosta all’ingresso per presentare loro la grotta.Ci inoltriamo nella galleria.All’ingresso, attendiamo l’arrivo di Gabriele, terminiamo qualche preparativo e poi iniziamo ad entrare.Vado avanti per primo, pero’ prima costringo i miei amici a posare per una foto di fronte alla spaccatura del primo saltino.Appena sceso devo evitare un pipistrello che riposa proprio in prossimita’ della corda.Mentre attendo la discesa del resto del gruppo mi diletta a riprendere i broccoletti.Scende Valentina, scende Martina, Matteo chiude la fila.Valentina, come aveva gia’ dimostrato la volta scorsa, sui meandri si muove senza problemi, quindi andiamo avanti assieme per il meandro per poi impegnare il pozzo successivo. Valentina inizia la discesa del pozzo che porta alla base della frattura su cui e’ impostata la grotta, almeno questa prima parte.Martina e Matteo ci seguono senza problemi.Ecco Matteo in tutto il suo splendore.Valentina supera il frazionamento e quindi la raggiungo. Mi metto comodo ed attendo che termini la discesa. Ogni tanto la sento lamentarsi perche’ la corda non ne vuole sapere di scorrere nel discensore.Appena la corda e’ libera, scendo pure io. Nel tentativo di risparmiarmi fatica, monto il discensore a “C”, ma anche cosi’ la corda fatica a scorrere. Con un paio di imprecazioni pero’ me la cavo. A terra mi metto comodo ad attendere Martina.Eccola che arriva.Il passaggio del deviatore.E si riparte.Aspettiamo anche Matteo poi presento loro la stalattite broccolettata che somiglia sommariamente alla proboscide di un Elefante. Racconto anche di come si sviluppa la grotta da questo punto parlando dei 2 rami che e’ possibile percorrere. Oggi l’aria che proviene dalla direzione che prenderemo noi, si sente distintamente. Lo faccio notare ai miei amici prima di incamminarmi. Arrivati prima della strettoia (Fabrizio mi ha detto di averla allargata a dovere, tra poco lo verificheremo), sfrutto Matteo per andare a vedere alcune spaccature alte. Secondo me una di quelle corrisponde alla sommita’ del bypass che ho trovato la volta scorsa. Matteo gentilmente asseconda le mie richieste andando a verificare.Trova nulla di percorribile, pero’ qualche spiraglio sembra esserci. Dovro’ convincere Fabrizio ad aprire un cantiere in quel punto.La strettoia in effetti non e’ piu’ tale, ci passo carponi senza alcuna fatica. Scendo poi a livello dell’acqua e vado a ricercare il bypass. Lo riconosco subito dalle concrezioni che hanno dovuto subire il mio passaggio. Le poverine infatti hanno perso il primo strato mentre mi dimenavo per passare dove era passato Giuseppe (che e’ la meta’ di me, come “spessore”). Prima della ex-strettoia c’era una corda, me la sono portato dietro per armare il bypass. La lascio poggiata da un lato mentre passo il punto stretto in salita. Devo dire che stavolta e’ meno arduo. Ora che sono passato, do indicazioni a Valentina perche’ possa seguirmi. Per prima cosa mi faccio passare la corda e la sistemo su un armo naturale, non e’ ottimale ma sicuro.Mentre Valentina approccia la salita, mi guardo intorno con curiosita’, ci sono almeno 5 direzioni possibili tra quelle che vedo senza sforzo. Da che parte mai saro’ passato la volta scorsa?Osservo bene cercando segni di pedate infangate, pero’ sembrano essercene da ogni parte.Arriva Valentina, sospendo le mie ricerche per darle una mano.Quasi serve nulla, per lei il mio passaggio stretto e’ praticamente inesistente. Passa e si mette nei pressi ad attendere gli altri.Arriva anche Martina. Per lei il passaggio risulta stretto come per me. Cerco di rassicurarla dicendogli che se sono passato io…Pero’ mentre sbuffa per passare lei, il fatto che io sia passato non sembra darle molto conforto.Mentre Martina e’ impegnata col passaggio in salita, assegno a Valentina il compito di perlustrare, con prudenza, i dintorni cercando di distinguere la via migliore da seguire. Lei diligentemente inizia ad esplorare ogni pertugio.Dopo che Martina ha vinto contro il passaggio stretto, facciamo salire anche Matteo. Non sto a dirvi che per Matteo il passaggio, che io e Martina diciamo stretto, per lui e’ abbondantemente largo. Anche qua mando Matteo a visionare punti stretti che sembrano interessanti. Mentre lui si incastra in un paio di fessure, io cerco la strada per proseguire. Mi ficco in una spaccatura ed arrivo dove c’e’ la corda d’arrivo del passaggio “vecchio”. Alle brutte potremmo passare di la’, ma e’ scomodo e fangoso. Cerco altrove. Ritrovo e salgo sul sassone dove mi sono arrampicato all’andata ma non e’ un passaggio da rifare. Guardo dalla parte opposta, a prima vista sembra esserci nulla, pero’…Salgo un metro ed eccolo! Nascosto da quel piccolo dislivello c’e’ il passaggio che cerco. Avverto i miei amici e proseguiamo fino alla saletta successiva, quella dove si parte per il meandro esplorato la volta scorsa. Anche qua convinco Matteo a scendere in stretti buchi per vedere se trova punti interessanti. Valentina ne saggia altri con dei sassi. Nulla di buono, sembra. Matteo scende fino al livello dell’acqua. Anche i sassi di Valentina terminano nell’acqua.Decidiamo di andare a vedere il meandro. Martina preferisce riposare un poco. La lasciamo nella saletta a meditare promettendo di tornare presto.In formazione compatta, io davanti, Valentina a seguire e Matteo a chiudere la fila, affrontiamo il meandro.Vado avanti per un tratto poi mi volto ad aspettare e con la scusa prendo qualche fotoValentina e Matteo si muovono senza problemi anche se il meandro che percorriamo a mezza altezza e’ tutt’altro che semplice.Ecco Matteo in posa plastica durante uno dei passaggi.Proseguiamo per circa meta’ del meandro. Arrivati al punto in cui l’aria sembra andare verso l’alto, ci diamo una occhiata intorno poi torniamo indietro. Anche se a Martina non dispiace la calma della grotta non e’ bella lasciarla sola per troppo tempo.Tornando indietro mi fermo a fotografare una macchia di ruggine, particolare, mi sembra.Anche al ritorno adottiamo la formazione dell’andata ed io continuo ad importunare i miei amici con le foto.Ogni tanto faccio fermare Valentina per riprenderla assieme a Matteo. Una curiosa formazione di roccia, sembrano delle facce di animali.Dai, siamo quasi arrivati. La sete inizia a farsi sentire.Ancora poche gomitate alla roccia ed arriviamo a poter salutare Martina.Arrivati alla saletta decidiamo di andare a visitare l’altro ramo, ho parlato loro della sala con le diramazioni e del “dorso di drago” e vorrei che li vedessero. Per evitare a Martina passaggi complicati, le indico la direzione da seguire. C’e’ la spaccatura e si deve tenere sulla parete a sinistra. La volta scorsa uno dei ragazzi e’ passato di la’ senza troppa difficolta’. Dopo aver indirizzato Martina, con gli altri saliamo in opposizione fino alla piattaforma piana che prelude alla sala delle diramazioni. La attraversiamo velocemente, scendiamo lo scivolo fangoso e ci siamo. Mostro ai miei amici le varie diramazioni.   Faccio notare loro i segni che credo siano testimonianza dell’antico livello dell’acqua. Vorrei proseguire, pero’ Martina ancora non compare. Torniamo indietro alla base dello scivolo fangoso per cercarla. La sentiamo, e’ vicina, pero’ non trova la strada. Mando Matteo ad aiutarla ma anche lui non trova modo di raggiungerla. Ancora una volta e’ Martina a risolvere, ci comunica che tornera’ indietro alla saletta e riprendera’ la sua paziente attesa.Ci muoviamo spediti verso il largo e comodo meandro dove troveremo l’ultima meraviglia che volevo mostrare loro. Scatto velocemente alcune foto vicino a formazioni particolari.Ecco finalmente il “dorso del drago”!Lo presento con piacere ai miei amici. Naturalmente li avverto che questo e’ solo il nome che ho inventato io, non saprei dire come gli esploratori decideranno di chiamare questa meraviglia.Tornando indietro per recuperare Martina, facciamo una scoperta, un seme, sembra di dattero, e’ riuscito a germogliare qua, in grotta. Incredibile e quasi commovente!  Ritorniamo sulla piattaforma. Nella mia veste di cicerone ipogeo lo chiamo “plateau”, mi sembra il nome giusto per dargli importanza. In realta’ e’ un enorme pezzo del soffitto della grotta che e’ crollato andando a formare una sorta di piano rialzato della sala delle diramazioni. Decidiamo che il plateau sara’ per oggi la nostra sala da pranzo. Dobbiamo solo farci arrivare Martina. Recupero una corda che era rimasta nei pressi dalla volta scorsa. Non avendo attacchi ne’ armi naturali rimangono solo i miei amici. Faccio un bel topolino e faccio mettere loro la longe nelle asole. Una volta sistemati e ben incastrati ecco fatto l’armo.Vado verso il bordo con l’intenzione di fare da “capra” e deviare la corda, pero’ mentre mi appresto a farlo Martina inizia a lanciare urla di dolore. Un masso le e’ scivolato su un piede e glielo sta schiacciando. Scendo di corsa e riesco a liberarla prima che la situazione diventi grave.Martina si riprende in fretta e decide di affrontare la salita. Pochi minuti dopo eccola fare capolino sul bordo del nostro plateau.Dopo il pranzo, riprendiamo la strada di casa. Ne approfitto per riprendere MAtteo nel suo fangoso splendore.Ancora una foto all’eroina della giornata.Pochi passi e siamo al bypass.Stavolta, il passaggio risulta agevole per tutti.Con Valentina andiamo avanti.Dopo la ex-strettoia ci fermiamo a prendere fiato e ad aspettare Martina e Matteo.Il meandro del ritorno e’ oramai una bazzecola.Manca solo il pozzo e siamo quasi fuori.Un saluto ai simpatici blocchetti di fango che adornano le pareti della grotta in questo punto.Il “teschio di drago nano” oramai ci sono affezionato, anche dopo aver scoperto che non e’ un teschio.Dopo il pozzo Valentina prende il via, non la ferma piu’ nessuno.Aspetto che arrivi Martina prima di avviarmi anche io. Eccola mentre affronta gli ultimi metri.Appena fuori della grotta, dentro la galleria artificiale, trovo Gabriele che intrattiene Valentina con qualche aneddoto sulla grotta. Gli raccontiamo la visita alla grotta mentre aspettiamo Martina e Matteo. Per Martina c’e’ solo un ultimo intoppo. Nel salire questo ultimo pozzetto la maniglia rifiuta di far presa sulla corda. Gli passo velocemente la mia e risolviamo velocemente. Quando Martina e’ con noi mi faccio mostrare la maniglia. Che bella! E’ un modello di piu’ di 30 anni fa. Un cimelio, praticamente. Sul cricchetto questa maniglia non ha i fori per smaltire il fango, questo seccandosi ha formato una patina resistente che nasconde completamente i dentini del cricchetto. Questa patina impediva alla maniglia di fare efficacemente presa sulla corda. Finito l’esame della maniglia, con l’arrivo di Matteo possiamo avviarci alle macchine. Con sorpresa troviamo che fuori e’ gia’ notte.  Ci siamo attardati un poco troppo nella visita alla grotta dell’Elefante. Ne e’ valsa la pena, pero’ la grotta del Rifugio per questa volta non la faremo. Mentre ci cambiamo arrivano anche Barbara e Fabrizio, ci raccontiamo a vicenda la giornata. Bene, mi sembra.

Terminati i preparativi rimane giusto il tempo per arrivare a Marano Equo per degustare un equa razione di fettuccine da Antonia. Termina cosi’ in maniera piu’ che degna una bella giornata. Alla prossima.

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Babbo Natale a Orvieto – 23/12/2018

La discesa di Babbo Natale ad Orvieto organizzata dal GSCO.

Siamo gia’ alla seconda edizione, tra poco diventera’ un appuntamento tradizionale. Anche quest’anno partiamo da Roma Betta, io e Luna per partecipare all’evento. Vado, anche se e’ stata ventilata l’ipotesi che stavolta tocchi a me fare il Babbo Natale…Nel corso della giornata spero di convincere tutti che Marco, lo ha fatto molto bene lo scorso anno, e’ sempre la scelta migliore per questo delicato ruolo.

Arriviamo la mattina presto ad Orvieto e saliamo subito in centro. La giornata non si presenta bene, c’e’ un velo di nebbia che fa un poco dimenticare l’allegria delle feste.E’ presto, non sono ancora le 9, e molti negozi sono chiusi, anche di gente per strada ce n’e’ poca.Alla torre giriamo a destra per andare alla piazza che ospita il palazzo del capitano del popolo, che sara’ il teatro della manifestazione.Eccolo, anche lui col suo velo di nebbia.Subito arriva Filippo. dopo i saluti ci aggiorna, abbiamo il camioncino con il materiale gia’ parcheggiato al posto giusto. Simone e’ nel palazzo a sistemare alcune cose.Filippo mi dice quel che e’ stato fatto nei giorni scorsi per attrezzare e cosa manca, siamo a buon punto ma sara’ comunque una mattinata impegnativa. Mentre siamo li’ a chiacchierare, Simone si affaccia sorridente dai merli del tetto. Salutiamo anche lui. Ci indica la porta da cui entrare. Saluto Betta e Luna poi seguo Filippo e con lui arriviamo al tetto riprendendo i lavori. Per prima cosa sistemiamo il resistentissimo tappetino di gomma sul colmo del tetto. E’ li’ che appoggeranno le corde della teleferica.Come anche lo scorso anno, sul lato della piazza i miei amici hanno costruito una struttura di tubi innocenti dove partiranno tutte le corde per la discesa semplice, lungo la parete del palazzo. Sono 4 vie che saranno utilizzate dalle renne e dagli elfi.Tra una cosa e l’altra mi soffermo a guardare il panorama. La foschia la fa ancora da padrona.Devo dare seriamente una mano, quindi tra: sistema, sali, scendi, porta, aiuta ed altre faccende, mi rimane poco tempo per le foto. Il tempo passa ed anche il resto della truppa fa la sua comparsa. Ecco Chiara.Il furgoncino. Oltre a portare i materiali necessari e’ strategico per un altro motivo. E’ parcheggiato proprio li’ perche’ quello e’ il punto migliore per fare da punto di ancoraggio per le corde della teleferica. Tra poco entrera’ in gioco anche lui.Sulle mura del palazzo c’e’ la pubblicita’ di UmbriaJazz, la ben piu’ famosa manifestazione, pero’ speriamo che per oggi i bimbi di Orvieto siano tutti per noi.Risalgo su a portare altro materiale. Con Simone sistemiamo le corde della teleferica. Arrivano anche Marika e Giulio.C’e’ Marco e tanti altri amici, tutti impegnatissimi.Giulio subito si sofferma a controllare che sia tutto fatto a regola d’arte.Ora siamo veramente in tanti, c’e’ anche modo di fare quattro chiacchiere in rilassatezza.La teleferica e’ in via di montaggio, Marco fissa il salvacorda su quella che poggia sul tubo innocenti.Sfilata di bellezze.Ecco la teleferica pronta e tensionata a dovere.Dall’alto si vede anche il furgoncino che svolge adeguatamente il suo compito. Qualche passante si ferma incuriosito a guardare. Ne ha tutti i motivi, infatti, una volta montata la teleferica, la si deve provare. Come papabile Babbo Natale, tocca proprio a me fare da cavia. Mentre scendo, abilmente calato da Simone, ho il tempo di fare qualche foto e catturare la curiosita’ degli astanti. Tutto ok. proseguiamo con il resto. Le corde delle vie di servizio vengono sistemate e poi utilizzate come discesa rapida dal tetto alla strada.Discesa di coppia, Chiara e Simone mentre provano l’ebbrezza della discesa.Li riprendo sforzando al massimo lo zoom della fotocamera, cosi’ sembrano vicini vicini.Ed eccoli arrivati a terra.Abbraccio fraterno tra 2 belle spelee, Chiara e Barbara.I miei amici osservano soddisfatti il lavoro fatto. Oramai siamo pronti. Sulla sinistra c’e’ Sabrina, sara’ lei la fotografa ufficiale della manifestazione.Aspettando ora di pranzo, facciamo ancora qualche prova di discesa. Stavolta il volontario e’ Giona.Eccolo che arriva, sorridente e soddisfatto. Tra qualche anno potra’ essere lui Babbo Natale!Continuano salite e discese di prova, sono decisive anche per scaldarsi, l’aria e’ frizzante. Non saprei dire quando sia successo, pero’ ad un tratto mi accorgo che la foschia e’ scomparsa ed e’ uscito un bel sole.Filippo ne approfitta per far esercitare Giona con l’attrezzatura, stasera dovranno fare gli elfi assieme.Aspetto che una delle altre vie si liberi per poterli seguire e documentare la salita.Il simpatico musetto in ferro battuto in cui mi sono imbattuto lo scorso anno, lo saluto quasi con affetto e gli dedico una foto.Eccoli nel pieno della salita e del loro splendore. Per un attimo me li immagino tra una ventina d’anni, a ruoli invertiti, Filippo “vecchiarello” davanti e Giona che lo controlla da dietro. Spero di essere io a scattare quella foto!Eccoci di nuovo sopra. Intanto Simone ha trovato un’altro volontario per provare la discesa.Ecco Simone nel pieno svolgimento delle sue funzioni di “calatore”. Sulla teleferica c’e’ Chiara quindi se possibile e’ ancora piu’ attento e delicato nel controllare la discesa.Anche Federica e’ pronta per provare qualche discesa su corda, intanto mi regala un bel sorriso mentre le scatto una foto.Siamo tutti qua, a provare e sistemare gli ultimi particolari e a fare assistenza a chi sale e scende.Ora sulla corda c’e’ un duo eccezionale, Marika e Giuseppe. Sono impegnatissimi e nemmeno fanno caso al fotografo.Dopo qualche altra prova, il ritmo scende naturalmente. Ci stiamo avvicinando ad ora di pranzo.Senza fretta scendiamo tutti a terra e andiamo a prendere possesso del bar sulla piazza.Eccoci tutti qua a fare selfie in attesa dei toast, panini e pizzette scelti per toglierci la fame.I miei tramezzini arrivano per primi quindi poi non ho altro da fare che imperversare con la fotocamera.Giulio fa relax, abbiamo preso una birra a mezzi ma la mia l’ho gia’ terminata.Barbara e Giuseppe con Chiara e Simone che fanno capolino dietro di loro.Mi allontano per prendere tutto il gruppo, eccoci qua!Siamo arrivati al dolce. Incredibilmente ci rinuncio, mi rifaro’ stasera a cena. Ora ho altri pensieri. E’ deciso, sar’ Babbo Natale, ho dovuto capitolare quando stamane anche Betta ha caldamente appoggiato la mia candidatura.Marco l’ha scampata, ora puo’ sorridere.Pranzo terminato, si riprendono le attivita’. Mancano poche ore. Alle 18.30 ci sara’ la discesa di Babbo Natale e dobbiamo essere tutti pronti.Per prima cosa montiamo il gazebo per il disc-jokey. Me la ricordavo una cosa piu’ laboriosa, ma ce la caviamo in una manciata di minuti.Una vista panoramica della piazza, ancora deserta.Torno su per sistemare meglio la partenza della teleferica. Inizio a sentire il freddo. Passate le ore calde del mattino, la temperatura ha iniziato a calare sensibilmente.Il tempo promette di essere clemente e di non fare scherzi.La parete laterale del palazzo con vista della torre del Moro.Ho portato con me un pezzo del tappeto di Babbo Natale, lo sistemo sulla parete. Fa la sua figura ed evita a Babbo Natale di scartavetrarsi la schiena contro la parete nel primo tratto di discesa.Il sole inizia a tramontare.Il duomo svetta sul resto dei tetti di Orvieto.Riscendo utilizzando le corde. In piazza e’ fresco assai e questo mi ricorda che ero salito con l’intenzione di prendere la giacca da dentro lo zaino. Peccato sia rimasta una intenzione. Mi consolo scattando foto.Questa non potevo perdermela.Anzi, ci faccio anche l’ingrandimento!La sedia di Babbo Natale e’ pronta.Anche l’austero busto e’ stato reso piu’ natalizio.Le nostre elfe/renne provano di nuovo la discesa.Eccole che arrivano.Simone, lui si, si e’ coperto con la giacca ed e’ pronto ad assolvere ai propri compiti. Ha portato delle radioline per comunicare tra sopra e sotto ma ora stanno facendo le bizze.Il sole per oggi e’ andato. L’ora della nostra piccola rappresentazione natalizia si avvicina. Continuiamo i preparativi con una domanda in testa: “I bimbi verranno?”. Per il momento la piazza e’ vuota e fredda.Finalmente Betta torna, era andata a prendere possesso della stanza d’albergo. Luna esprime la sua sua gioia di vedermi saltandomi ripetutamente addosso.Vengono a trovarci anche Rita ed Enzo, li saluto con molto piacere.Oramai siamo quasi pronti. E’ arrivato anche il disk jockey ed ha sistemato la sua attrezzatura sotto il gazebo. Ben presto si inizia a sentire della musica natalizia. Pandori, panettoni e torroni vengono meticolosamente preparati in attesa di poterli distribuire.Visto che la giacca alla fine non l’ho presa e visto che tanto e’ arrivata l’ora, mi impossesso del costume e mi travesto. Eccomi in un selfie con la Sabrina.Marco mi guarda brutto, sara’ mica geloso? Sono pronto a cedergli il posto!Giuseppe sara’ uno degli elfi, anche lui si cerca un angolino tranquillo ed inizia a trasformarsi.Filippo ancora si attarda.Il costume e’ fin troppo caldo. Vado sul tetto a rinfrescarmi. Inizia a fare buio.Faccio un giro di foto panoramiche ora che inizia ad essere scuro.Il tramonto in lontananza.Ancora la torre incorniciata tra le volute dei merli.La parte destra della piazza, non me ne ero accorto prima, ma e’ addobbata con le luci.Il duomo by night non poteva mancare.Sotto pero’ la piazza e’ ancora deserta. Non e’ confortante.Inganno l’ansia data dall’attesa facendo foto. Ecco un primo piano di tutto il marchingegno con cui verro’ calato.Ecco anche gli elfi al gran completo.Il tempo passa, Giona e Filippo controllano la situazione. Pian pianino le persone arrivano a popolare la piazza. Simone e’ presissimo tra radioline e telefono cellulare. Alcuni degli “elfi di terra” sono stati mandati per il corso a ricordare alla gente della manifestazione. Mi avvicino a lui mentre e’ in contatto con il disk jockey per decidere la sequenza tra canzoni e partenza di Babbo Natale. Qualche febbrile accordo tra tutti e la scaletta di massima e’ definita. Manca solo di partire. E’ quasi l’ora.La piazza ora e’ gremita. Sono le 18.30, l’ora X. Gli elfi prendono posizione.Il nostro operatore ai fuochi pirotecnici e’ pronto.Simone mi aggiusta il cappello fissandolo con alcune forcine, rischiavo di perderlo durante la discesa. Un attimo di raccoglimento.Ancora una foto e poi basta, si spengono tutte le luci, ci siamo. Parte la musica natalizia, scendono le renne partendo dal terrazzino intermedio. Il brusio della folla da sotto ora si sente distintamente e ci mette allegria. Inizia la discesa degli elfi con qualche effetto pirotecnico per fare scena. Il disk jockey incita i bimbi a chiamare Babbo Natale, e’ il mio momento. Riprende la musica e come concordato attacca Jingle Bells. Partono i fuochi d’artificio ed il lan di coriandoli mentre scavalco il muretto. Mi fermo per salutare la folla sotto di me poi mi sistemo sul seggiolino. Indico a Simone che puo’ iniziare a calarmi…sono Babbo Natale!Dopo la calata vengo attorniato da una massa festosa di bimbi con i loro genitori. Saluto tutti cercando di imitare il “HoHoHo”. Da questo punto in poi devo ringraziare Sabrina e tutti coloro che hanno fatto foto per documentare e ricordare questi bei momenti. Prima di terminare sotterrato dalla massa di bimbi estasiati ed eccitatissimi mi sposto velocemente verso la sedia dove inizio a fare il mio dovere di Babbo Natale.La ressa di bimbi e’ tale e tanta che per la prima mezz’ora gli elfi non riescono a raggiungermi per portarmi assistenza e, soprattutto, le caramelle per i bimbi.Io sono in mezzo alla ressa di bimbi e genitori! Non sapendo che altro fare, decido di improvvisare e prendo spunto dai tanti film sul Natale visti negli anni. Prendo in braccio uno dei bimbi ed inizio a parlarci. Lui, il mio primo bimbo e’ gia’ grandicello e ha dubbi su Babbo Natale. Lo riconquisto un poco alla causa indovinando, con un bluff clamoroso, il regalo che ha chiesto per Natale. Il piacere che mi da’ vederlo spalancare gli occhi meravigliato mi carica a dovere per affrontare tutti gli altri.Dopo il primo centinaio di bimbi, tutti adorabili. La folla si dirada e finalmete arrivano gli elfi e le caramelle. Ora tutto procede per il meglio. Continuo a fare la mia parte con molto piacere.Ecco una dei miei elfi e qualche rimasuglio di caramelle.Per non far torto a nessuno ora prendo in braccio 2 bimbi per volta, offro loro le caramelle e mi beo degli sguardi stupiti che mi rivolgono. Il piu’ toccante e’ sicuramente il bimbo che mi porta la sua letterina da leggere. Una delle bimbe piu’ simpatiche e’ piccolissima e ha il ciuccio. Quando faccio finta di non guardarla, mi guarda lei con gli occhi spalancati ed il ciuccio che si agita frenetico in bocca, appena mi volto verso di lei, si gira a fare altro. Riesco ad attirare la sua attenzione solo con le caramelle.Vi lascio con una piccola galleria di bimbi. Il loro viso e’ nascosto ma vi assicuro che sono tutti bellissimi e mi hanno conquistato con la loro dolcezza. Una fatica, ma ben ripagata. La foto con renna Federica ed amica di renna ci vuole.Anche Giona vuole la foto. Anche a lui regalo caramelle. A dire il vero e’ l’unico che si presenta con un regalo per me, un bastoncino di zucchero. Quando oramai la folla si e’ diradata anche bimbe piu’ grandi vengono a fare la foto.Ancora qualche bimbo ma sono proprio gli ultimi. Alla fine rimangono solo le renne e gli elfi per terminare in allegria.Pian pianino raduniamo tutto il gruppo per una foto ricordo.

 

Finite le foto di rito mi scollo faticosamente dalla sedia. E’ arrivato il momento di riporre tutto. Mi svesto velocemente dei panni di Babbo Natale e vado sul tetto a dare una mano. Quando arrivo e’ quasi tutto finito, rifacciamo gli zaini e li portiamo giu’. Finalmente ho il buon senso di recuperare la giacca dallo zaino. Molto meglio, decisamente. Terminate le sistemazioni ci raduniamo tutti nel salone a pianterreno per un attimo di respiro, anche quest’anno e’ andata.Betta e Luna sono ritornate. Le avevo perse. All’inizio dei botti Luna e’ impazzita dalla paura e Betta si e’ dovuta allontanare di corsa.Ora possiamo ridare spazio ad UmbriaJazz.Noi ci spostiamo al bar per un meritatissimo aperitivo in attesa dell’ora di cena.L’aperitivo rischia quasi di farci fare tardi! Ci spostiamo velocemente al ristorante.Ora ho veramente fame. Prendiamo posto in maniera ordinatamente chiassosa.Siamo in 2 tavoli ma siamo vicini e la chiacchiera rimane possibile.Quando si inizia a mangiare pero’ cala il silenzio.La cena, come tutta la giornata del resto, e’ stata ottima. Ci siamo divertiti e magari siamo riusciti a far contento qualche bimbo rendendo memorabile questo natale. Non potrei aggiungere altro a questa giornata speleo-natalizia. Alla prossima.

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Riunione SZS di fine 2018 -16/12/2018

La consueta riunione di fine anno alla Shaka Zulu.

Arriviamo a Subiaco in formazione compatta, Betta come copilota, Luna di dietro a tenere caldo a Giuseppe e Gabriele ed io alla guida. Iniziamo la riunione con un ritardo accettabile. Dopo circa mezz’ora arriva Elia ad avvertirci che non potra’ partecipare, poi fugge cosi’ com’e’ venuto.Fa nulla, la sede dello SZS e’ comunque gremita.Con Gabriele segretario uscente e ricandidato iniziamo a scorrere i punti all’ordine del giorno. Per prima cosa c’e’ il discorso di Nerone, il presidente uscente (riconfermato senza appello!). Inizia con un poco di commozione nel suo particolare lessico sublacense ricordando i tempi in cui era presidente del solo Elia, poiche’ il gruppo era formato solo da loro due. E’ interessante e divertente come al solito, ma dura poco poiche’ lo interrompo piu’ volte facendogli perdere il filo del discorso e la vena poetica.Oggi e’ una bella riunione, ci sono giovani promesse della speleologia locale e laziale, speleo di provata esperienza e altri con tanta voglia di fare. La commozione di Nerone, che ho biecamente stroncato, e’ piu’ che giustificata.Gabriele continua come un automa a sciorinare punti all’ordine del gionro, li spunta dopo che sono stati trattati, ma la sua e’ una lista magica, non si accorcia mai, anzi…L’auditorio inizia a dare segni di stanchezza quando si parla del magro bilancio del gruppo.Nerone inforca le lenti auxiliatorie e controlla, nulla da fare, l’ordine del giorno e’ appena intaccato.Una bottiglia di buon vino portata da Angelica e Valentina fa ben sperare in un futuro migliore. Intanto Gabriele continua a tartassarci con l’ordine del giorno infinito.Arriva un altro pezzo grosso del gruppo, con il consueto vocione inarrestabile fa la sua comparsa Mario.Con sommo diletto della platea tutta , Gabriele procede ad aggiornare Mario, Marione per gli amici, su quanto detto finora.Finalmente si passa a punto successivo. Ahime’, si parla di assicurazione. Luna inizia ad uggiolare con tono disperato. Si vede che a sentir parlare di assicurazione anche a lei viene il mal di pancia. La accompagno fuori per un bisognino veloce.Mentre lei opera, riprendo qualche angolo di Subiaco a portata di mano.Ritorniamo sui nostri passi.La porta della sede.Mentre alla tavola rotonda della riunione si continua a parlare di argomenti all’ordine del giorno, mi diverto a riprendere una delle massime neroniane.In vista del pranzo vengo incaricato di prenotare al ristorante di Marano Equo. Ci contiamo svelti e poi telefono. Tutto a posto, almeno il pranzo e’ assicurato. La riunione, anche se a fatica sembra avviarsi al termine. C’e un attimo di terrore quando compare Valerio, e’ appena stato riconfermato vice-presidente e fa valere la sua carica. Gabriele, con “abbasimento” comune sembra disponibile a ricominciare daccapo. Sono terrificato da una simile prospettiva. Faccio sfoggio di villania suprema e tacito con urla angosciate ed angoscianti ogni tentativo di avviare un argomento gia’ trattato. Alla fine termina tutto a “tarallucci e vino”, apriamo la bottiglia di chianti, sventriamo un panettone affettandolo con le forbici e la riunione viene finalmente detta conclusa dal nostro integerrimo segretario.Riprendiamo, ma con una riunione conviviale, quando siamo “con le gambe sotto il tavolo”.Quando arriva la pasta, ci dedichiamo a lei con poche chiacchiere.Terminata la pasta e’ praticamente concluso anche il pasto nel suo insieme. Quasi solo per il piacere di stare ancora assieme indugiamo in fughe per una sigaretta , qualche dolcetto, caffe’ ed amari.

Le ultime chiacchiere arrivando alle macchine concludono la piacevole riunione di amici. Qualche augurio per le prossime feste di Natale e tanti abbracci rendono piacevole anche il commiato. Il ritorno e’ tranquillo e senza particolari note da riportare. Alla prossima.

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Campocatino – 09/12/2018 – Angelica@SZS

Ricognizione a Campocatino e rilievo di Dolina Sfondata.

Si e’ cosi’, e’ difficile crederlo, ma e’ cosi’. Ho scordato a casa la fotocamera! Per fortuna Angelica ha pensato a tutto ed e’ con il consueto piacere che vi presento la sua relazione.

CAMPOCATINO 9-12-2018

RELAZIONE DELL’ESPLORAZIONE

I presenti sono: Tarcisio, Bibbo, Gianluca, Gabriele, Maurizio, Valentina, Irene, la sottoscritta e Luna cane speleo veramente in gamba. Come di proposito io, Bibbo, Gabriele e Vale ci vediamo al solito posto per andare tutti insieme verso la via sublacense; il viaggio con Fabrizio e Gabriele (il gatto e la volpe, cane e gatto, Gianni e Pinotto) è piacevole perché intrattengono sempre con qualche scoop o storiella speleo, l’ultima è divertente “la teoria del gettone”, consiste nel pagamento di ogni uscita speleo alle proprie moglie/mariti con un gettone, Bibbo siccome ha portato Luna dice che il gettone è costato assai caro e probabilmente non lo rivedremo più per un po’ di tempo. Ci sono poi i gettoni neroniani, quelli solo lui li può cumulare ma vanno ad orari scelti dalla consorte.
L’obiettivo del giorno è dirigersi a Campocatino a vedere due buchi in parete segnalati da Gianluca qualche giorno fa, già che ci troviamo in zona il programma prevede di vedere l’ingresso di Grotta Novella tanto lavorata negli ultimi tempi e Dolina sfondata, quest’ultima priva di rilievo il che mi fa accendere una lampadina la sera prima dell’esplorazione, contatto Fabrizio “porti gli attrezzi da rilievo?” non molto deciso lo corrompo dicendo che questa volta avrei pensato io alla documentazione fotografica della giornata e ad una colazione pagata e di fatto si è lasciato corrompere anche se poi la colazione l’ha pagata Gabriele (Pinotto).
Come al solito siamo in leggero ritardo, è colpa della pizza del forno questa volta. Arrivati tutti al punto di incontro ci prepariamo e nel momento della partenza incontriamo altri speleo in lontananza, sporchi e raggianti danno l’idea di esplorazione compiuta a buon fine il che ci dà a tutti un po’ di carica in più.
La salita è soddisfacente, neve e sole è sempre un contrasto piacevole agli occhi ma arrivati sulla cresta la nebbia si fa fitta, il freddo aumenta e, ormai lo sanno tutti, il freddo è un disagio che mi incombe e non mi fa pensare ad altro, piedi gelati, mani immobili ma per fortuna ho il passamontagna di Tarcisio che mi salva ma ad ogni respiro mi si appannano gli occhiali quindi la mia camminata diventa una scommessa alla caduta. La cosa che mi distrae sono le rudiste incastonate nei clasti a terra e qualche raggio di sole che sembra bucare il cielo.
Attraversata la cresta cominciamo a scendere di livello ed entriamo dentro la natura boschiva, sembra di stare dentro una grotta, il silenzio qui è costante, si sentono solo i passi speleo e il collare di Luna super fotogenica che un po’ ci sorveglia e un po’ giustamente ci ignora.Per arrivare ai buchi in parete dobbiamo attraversare una zona boschiva in forte pendio la quale è ghiacciata ed è pericoloso scendere senza gli attrezzi idonei, per cui decidono di farci calare giù con una corda. Mi viene detto di non mettere il discensore ma di immedesimarmi in una situazione di “pericolo” in cui non è possibile usare il discensore. “Attacca la corta con un mezzo barcaiolo”, peccato che non lo so fare e per evitare di arrivare alle pendici degli Ernici da Fabrizio mi faccio seguire mentre li intreccio. Dopo che le nuove leve si calano tutti in questo modo arriviamo tutti in un paretone di roccia in parte muschiata e in parte bucata, uno di questi buchi ha dei bellissimi gioielli di natura: stalattiti di ghiaccio illuminati da Tarcisio come si vede nella foto in basso.

Si prosegue la giornata eliminando dal programma il sopralluogo ai buchi in parete, troppa nebbia e troppo dispendio di energia in una situazione climatica ostica. Decidiamo di risalire, questa volta con croll e maniglia e niente intreccio di nodi. Saliti tutti riprendiamo i nostri passi, attraversiamo il bosco e ritorniamo in cresta, il freddo si è placato e ci sono alternanze di sole e nebbia, a terra si vedono giochi di luci e ombre che scorrono velocemente. Scendiamo di nuovo arrivando in una grande piana priva di alberi, sembra una tundra steppica nordica, per un attimo ho potuto immaginare l’uomo di Neanderthal da lontano, in realtà era Fabrizio. Arrivati a Grotta Novella Gianluca ci spiega la storia della scoperta, cavità sommersa dall’acqua e rinvenuta dal ritiro della medesima ad ottobre scorso, in effetti avendo questo tipo di informazione ai lati si vedono le solcature dell’acqua che ha cambiato la morfologia del terreno circostante la grotta. L’ingresso è carico di detriti posti ai lati e riparati da un marchingegno di pali in legno, insomma si vede un grande sforzo fisico e tanta forza di volontà. Si nota anche una certa attenzione ai resti faunistici che sicuramente si trovavano all’interno, questi sono accatastati tutti in una zona. Si vede la mano di chi queste cose ne ha viste per anni acquisendone un certo tipo di rispetto.

Vale, la pissicologa, a questo punto si cimenta nei riconoscimenti: mandibole, ulne, vertebre, bacini e denti, quasi tutte le ossa sono di mucca e capra, è probabile che i pastori buttassero lì dentro le bestie morte per chissà quale motivo.

Ultima tappa è Dolina sfondata, in effetti se ci guardiamo intorno la zona è piena di doline, danno quasi l’idea che manca un soffio per fa si che tutte diventino sfondate. L’interessata è ancora un cantiere aperto. C’è un pozzetto iniziale di ca. 2 metri che scendiamo in contrasto arrivando a una saletta con una serie di nicchiette ai lati, due di queste nicchiette (una a Nord e una a Sud) proseguono in maniera stretta e viscerante ma nessuno di noi 3 “secche” se la sente di bagnarsi la tuta con tutto il freddo che attende fuori perciò pensiamo al rilievo finalmente: Fabrizio usa il distanziometro, Irene indica i punti, io uso il palmare per disegnare e Vale è uditrice e osservatrice allo stesso modo. Stiamo dentro una quarantina di minuti dopo di che è ora di uscire. Si è fatto buio e il freddo è qualcosa di indescrivibile, l’unica cosa da fare è correre. Io e Vale ci guardiamo, prendiamo gli zaini e ancora in tuta corriamo verso le macchine.
Dopo una cioccolata calda ritorniamo a casa tranne io, Vale, Bibbo e Gabriele che ci fermiamo a cena a Subiaco scambiando quattro chiacchere piacevoli e prendendo in giro Gabriele che senza telefono probabilmente tutte le linee telefoniche del mondo si esaurirebbero.
Verso Roma Fabrizio mette Bennato e buonanotte a tutti, anche Luna si è addormentata. Li sento bisticciare sulle scelte musicali e sui ritardi insistenti di Gabriele.
Alla prossima domenica Shaka Zulu.

Angelica

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Corso di rilievo – Perugia – 01/12/2018

Una interessante esperienza come istruttore al corso di rilievo SNS-CAI organizzato da Mirko ed ospitato nella sede del GSCaiPerugia.

Prima di raccontarvi vi presento coloro che hanno preso parte al corso.

Allievi: Lorenzo di Foligno, Gianfranco di Rieti, Valentina di Perugia, Andrea di Perugia, Stefania di Spoleto, Lorenzo di Perugia, Francesco di Gubbio, Marco di Gubbio, Mattia di Fabriano, Pina di Scheggia, Rita di Perugia, Graziano di Gualdo Tadino.

Istruttori: Mirko di Terni, Matteo, Francesco, Alessandro e Lorenzo di Perugia, io di Roma.

Direttore del Corso: Mirko di Gubbio.

Logistica/Staff/Cucina: Silvia di Perugia.

Un grande abbraccio a tutti e grazie per le belle giornate passate assieme.

Andiamo ad iniziare….

Il venerdi’ pomeriggio, dopo il lavoro Betta, io e Luna ci carichiamo in macchina e partiamo alla volta di Perugia. Il viaggio non e’ brevissimo ma scorre via tranquillo. Appena arrivati a Perugia devo districarmi tra le strade, stradine e vicoli del centro citta’ perche’ nella via dove abbiamo l’albergo ci sono lavori in corso per rifare la pavimentazione. Dopo qualche giro dubbioso, inbocco la strada giusta e sbuco in Piazza IV Novembre, la piazza principale di Perugia ed iper-interdetta al traffico. Richiamo l’albergo per sincerarmi di essere sulla retta via e loro mi ripetono pazientemente che la piazza e’ l’unico accesso all’albergo. Mi rassegno e vado. Via Priori parte proprio dalla piazza e si interrompe per i lavori appena dopo l’albergo. Parcheggio la macchina in garage facendo gli scongiuri di non doverla piu’ toccare per i prossimi giorni. Pochi minuti e siamo nella nostra camera ad ammirare il panorama.Il tempo di un breve riposino ed e’ ora di cena. Scendiamo armati delle migliori intenzioni. Pochi passi e siamo in piazza. Ora inizia ad essere un poco piu’ animata.Giriamo lungo il perimetro della piazza cercando un posto simpatico deve mangiare.Intanto ne approfitto per fare foto.Sempre passeggiando senza fretta usciamo dalla zona pedonale. Subito vicino c’e’ un’altra piazza. Un ristorante ci incuriosisce perche ha i muri tappezzati da fumetti e strani menu. Decidiamo di provare la’. Alla fine usciamo soddisfatti.

Sabato mattina, ahime’, devo prendere la macchina. La sede del gruppo di Perugia e’ troppo distante per andarci a piedi. Alle 8 arrivo nelle vicinanze ma non trovo il civico indicatomi. Mi fermo ad un bar e prendo un caffe’ nell’attesa che qualcuno mi venga a prelevare. Alle 8.20, ricevute indicazioni, arrivo alla sede e trovo Mirko in piena attivita’. Gia’ qualche allievo e’ arrivato.Alle 8.30 siamo in parecchi, siamo pronti per iniziare ma aspettiamo ancora qualche minuto per l’arrivo dei ritardatari.Mirko intanto prova l’architettura tecnologica che ha preparato per il corso,usa la fotocamera sul cavalletto in modalita’ video e l’ha collegata al proiettore. In questa maniera potremo mostrare “dal vivo” gli strumenti utilizzati.Aula quasi completa, manca solo Andrea ma arrivera’ a minuti. Iniziamo. Tanto per creare atmosfera prendo la mia sacchetta da rilievo e ne svuoto il contenuto sul tavoloInizia a parlare Mirko spiegando gli obiettivi del corso e come questo si svolgera’.Durante l’introduzione arriva anche Andrea, ora siamo proprio tutti. Mirko termina il suo intervento e si fa da parte, e’ il momento della lezione di Francesco. Francesco si avvicina al tavolo con uno scatolone pieno di “balocchi” da rilievo ed inizia a parlarci del “rilievo ipogeo”.Mentre lui parla io curioso nella scatola. Dentro c’e’ una scatoletta di alluminio, che potremmo definire “il nonno del DistoX”. Contiene infatti  il topofil, la bussola ed un goniometro a fare da clinometro, e’ bellissima!Nonostante il mio curiosare, riesco comunque a seguire l’interessante lezione di Francesco e ad importunare gli allievi con le foto.
Quando Francesco termina, veniamo chiamati ad una pausa caffe’ e non ci facciamo certo pregare.
Qualche chiacchiera in liberta’ prima di ricominciare. Riprende la parola Mirko per mostrare il DistoX e svelare i segreti sull’utilizzo di PocketTopo. Dopo di lui e’ il momento di parlare di Topodroid, mi cede la parola. Non sapendo bene come fosse organizzato il corso non ho preparato slide o altro. Alla fine e’ un bene perche’ utilizziamo il Topodroid sul tablet di Mirko proiettato sullo schermo. Seguo a braccio la traccia tenuta da Mirko nel suo intervento e cerco di dare una panoramica minimale dell’utilizzo della app.  Il mio intervento chiude la mattinata. Giusto in tempo per il pranzo. Silvia dalla cucina ci avverte che e’ pronto e ancora una volta non ci facciamo certo pregare.Terminato il pranzo si riprende col corso. Nel pomeriggio e’ prevista una prova pratica di rilievo in 2 cavita’ artificiali. Una e’ proprio dentro Perugia. Mi propongo per andare la’ cosi’ da riportare subito la macchina in albergo sfruttando la guida di qualche perugino…il tragitto di ritorno mi preoccupa, i lavori in corso portano fuori strada anche il navigatore. Vengono fatte le squadre, andro’ alla cavita’ dentro Perugia, il rifugio antiaereo. Con Marco scherziamo un poco simulando il rilievo con una improbabile “pompa-DistoX”.Si parte! Per prima cosa si andra’ tutti in un bosco appena fuori Perugia a fare la sacrosanta, quanto noiosissima, calibrazione dei distoX. Con la mia macchina seguo Silvia e facciamo un “giro largo”, mi accompagna all’albergo a posare la macchina in garage e poi mi trasporta al bosco dove troviamo i nostri allievi impegnatissimi nel fare la calibrazione.Si sono divisi in piu’ gruppetti, ognuno col proprio DistoX e prendono i punti di calibrazione sfruttando gli alberi come riferimento. Inizio a dare una mano. Quando hanno quasi terminato tutti, Stefania ricorda che ha ancora un DistoX da calibrare. Iniziamo a farlo e riusciamo a prendere tutti i fatidici 56 punti ma Topodroid ci dice che non bastano. Dovremmo prendere altri punti ma non c’e’ tempo, e’ ora di andare a fare il rilievo. Magari riusciremo a riprendere la calibratura in seguito.Arrivati alle macchine ci dividiamo in due gruppi poi ci dirigiamo alle 2 cavita’ artificiali scelte. Il mio gruppo ritorna dentro Perugia per andare al rifugio antiaereo. Dell’altro gruppo perdo subito le tracce alla prima curva.Arriviamo sul far della sera. La temperatura e’ scesa sensibilmente. Non mi sembra il caso di cambiarmi in mezzo alla pubblica via, mi tolgo la giacca con un brivido e metto la tuta sopra i vestiti sperando di non sporcarli troppo.Andrea si avvia con passo deciso dirigendosi verso un giardino alberato, con tanto di fontana, a ridosso delle mura della citta’.Passata la fontana vedo finalmente la nostra destinazione, una porticina metallica. Quando ci siamo tutti, questa viene aperta ed entriamo nelle mura, dentro il rifugio antiaereo. Appena prima di entrare ci dividiamo in 3 diverse squadre. Una fara’ il rilievo iniziando dall’ingresso utilizzando DistoX+Topodroid, altre 2 andranno alla fine del rifugio ed inizieranno da li’. Io sono in una delle squadre di fine rifugio, sono con Stefania che desidera utilizzare il Topodroid. La seconda squadra di fine rifugio utilizzera’ DistoX+PocketTopo.Siamo in una galleria con le pareti rivestite di mattoni, a terra un poco di fango ma per il resto abbastanza pulito. Le foto iniziano subito a venire “nebbiose”, non c’e’ molta circolazione d’aria ma in compenso c’e’ una forte umidita’.Dopo l’ingresso svoltiamo a sinistra e proseguiamo diritti per una trentina di metri, in questo pezzo di galleria, disposte ad intervalli regolari ci sono alcune diramazioni cieche che terminano dopo circa 5 metri. Quasi in fondo alla galleria giriamo di nuovo a sinistra, una decina di passi e ci troviamo in un’altra galleria che e’ parallela alla precedente e si sviluppa sia a destra che a sinistra. Tanto per distinguerle la prima sara’ la galleria “principale” la seconda sara’ quella “parallela”. Ora che sappiamo come riconoscerle va meglio! Ma torniamo a noi. Come dicevo, sbuchiamo nella galleria parallela e andiamo a destra. Strada facendo incontriamo i resti di alcune camere, chissa’ a cosa servivano, magari da magazzino. In fondo alla galleria inizia una scala a chiocciola. La saliamo facendo alcuni giri fino ad un pianerottolo dove ci spostiamo di qualche metro e prendiamo un’altra scala a chiocciola che saliamo fino a dove si interrompe bruscamente perche’ murata. Da qua inizia il nostro rilievo. Dopo le ultime raccomandazioni ai nostri allievi, si inizia a fare sul serio, si armano di DistoX, attivano chi TopoDroid, chi PocketTopo inserendo un nuovo rilievo, come visto a lezione, e poi via a prendere punti. Visto che la scala a chiocciola e’ piccola, siamo in tanti e ci intralciamo tra noi, chiedo a Stefania di cedermi il DistoX con la calibrazione incompleta per terminarla. Non potra’ venire precisissima in mezzo a tutto questo cemento armato, ma almeno sara’ utilizzabile. Scendo fino al pianerottolo ed inizio a prendere i punti. Continuo finche’ il TopoDroid sul mio cellulare si dice soddisfatto. Installo la calibrazione sul DistoX e faccio per tornare da Stefania. Vengo fermato quasi subito da qualcuno che si avvicina, chiamandomi. E’ Marco, della squadra che ha iniziato dall’esterno. Hanno preso i punti per delimitare le mura ma una volta scaricati su TopoDroid hanno ottenuto dei risultati bizzarri, solo una linea in sezione ed un punto in pianta. Ci metto un poco a capire che per qualche motivo misterioso i punti presi, sia battute che splay, ci sono tutti, ma sono ammucchiati uno sull’altro. Cerco il motivo pasticciando coi dati e con la configurazione di TopoDroid ma arrivo a nulla. Mi faccio prestare il loro DistoX e lo accendo. A prima vista sembra andare bene. Provo a prendere un punto, poi mi giro, ne prendo un altro. Scopro il mistero quando punto l’attenzione sulle misure di inclinazione. Col distoX in piano dovrei avere una inclinazione ci circa 0°. Il distoX che ho in mano in orizzontale misura 90°! Faccio alcune prove con varie inclinazioni ed ho la conferma di aver compreso l’arcano. Vado a verificare le misure su TopoDroid e finalmente trovo la spiegazione al suo strano comportamento. Tutte, ma proprio tutte le misure prese hanno una inclinazione intorno ai 90°. Ora tutto torna. Il DistoX che hanno utilizzato non va bene. Non lascio che il gruppo, che intanto si e’ riunito, si sconforti al pensiero di non poter fare il rilievo. Casualmente ho un DistoX appena calibrato che potrebbe sostituire quello anomalo. Accenno a Stefania del prestito e facciamo lo scambio. Marco ed il resto della squadra sono visibilmente sollevati, possono tornare al lavoro.Torno ai miei doveri. Visto pero’ che Stefania e’ validamente supportata da un altro istruttore, approfitto del momento di calma per gironzolare per la galleria e vedermela senza fretta. Anche nell’altra parte della galleria parallela ci sono delle camere. Ci entro, altro non sono che i bagni.Passeggiando e osservando arrivo fino all’esterno. La squadra che opera qua, col nuovo DistoX non sembra avere problemi.Panorama della galleria dall’ingresso. A sinistra inizia la galleria principale. Sul soffitto una quantita’ di capelli d’angelo.Una farfallina nei pressi della porta. L’umidita’ si e’ addensata sulle ali in minuscole goccioline che brillano alla mia luce. Uno dei capelli d’angelo.E una delle diramazioni cieche.Una minuscola colonna.Nel mio girovagare incontro la squadra “pocketTopo” che dal fondo arriva ora a girare l’angolo ed attaccare la galleria principale.Andrea mentre opera sul PocketTopo.Stefania e’ ancora alla galleria parallela, vado a sincerarmi che non ci siano problemi.Nessun problema, il suo istruttore personale se la cava benissimo. Vediamo insieme i punti presi finora e il disegno dei bordi che Stefania ha fatto per pianta e sezione. Visto che tutto sembra procedere per il meglio, li lascio lavorare.La squadra PocketTopo e’ impegnata con le diramazioni cieche. Dopo qualche tempo loro si allontanano verso l’esterno e la squadra TopoDroid dall’esterno prende possesso della galleria principale. Anche Stefania procede spedita e termina con i punti all’esterno mentre la squadra PocketTopo e’ impegnata sulla scala a chiocciola.Oramai e’ notte quando siamo di nuovo tutti fuori a commentare il lavoro fatto. Devo dire che ora, con i vestiti bagnati di sudore e senza la giacca, sento proprio freddo. Purtroppo devo attendere il ritorno di Andrea da una veloce commissione prima di poterla recuperare. Mi rassegno a tremare per un po’. Quando finalmente arrivo alla macchina di Andrea e recupero la giacca, la indosso con molto piacere e sfrutto anche cappelletto di lana e guanti per stemperare il freddo che mi e’ entrato nelle ossa. Andrea gentilmente mi accompagna fino all’albergo. Ci lasciamo dandoci appuntamento per la cena alla sede del gruppo. Per conto mio, recupero Betta e Luna, mi cambio indossando una maglietta asciutta e poi mi rassegno a prendere la macchina. In verita’ ho piu’ sonno che fame ma l’atmosfera del corso e dei partecipanti mi piace proprio, vale la pena soffrire un poco di stanchezza per stare in buona compagnia. La cena e’ ottima ed abbondante come sempre. Concludiamo il pasto con un brindisi di ringraziamento a Silvia, l’angelo della cucina,  uno a Mirko, il direttore del corso e poi a Perugia tutta! Il rientro all’albergo e’ meno traumatico di quanto mi aspettassi, il nuovo giorno e’ prossimo a nascere quando finalmente riesco a poggiare la schiena sul materasso.La mattina dopo, alle 6.30, sono fuori con Luna per i suoi bisognini. Dopo, in rapida sequenza la colazione, poi i bagagli, quindi saldiamo il dovuto per l’alloggio, carichiamo tutto in macchina ed andiamo. Alle 9 siamo alla sede, come da programma. Mirko, instancabile, ha gia’ attrezzato la sala con alcuni tavolini dove lavoreremo alla restituzione grafica dei rilievi con Csurvey. In una pausa da impegni faccio un giro fotografico per questa bella sede. Un canapone, un pezzo di storia della speleologia. Vengono i brividi a pensare di scendere un pozzo con una corda simile, pero’ una volta c’era solo quella e quella si usava.La maestosa palestra interna, una meraviglia!Lo stemma del gruppo.La bacheca con dei reperti archeologici.I nostri rilevatori al lavoro. Sembra semplice utilizzare Csurvey, ma per prenderci dimestichezza bisogna sbatterci la testa per bene. I nostri allievi pero’ lavorano con impegno ed i risultati presto iniziano a vedersi.Noi istruttori cerchiamo di dare una mano un po’ a tutti girando tra i tavoli. Ogni tanto serve un consulto tra istruttori per risolvere al meglio i problemi incontrati, ma insomma la cosa procede.Mi fermo al tavolo con Stefania per vedere come procede e poi mi metto a pasticciare sul suo  Csurvey. Da questa postazione continuo ad imperversare con le foto.Sono tutti impegnatissimi.Anche Mirko fa il proprio rilievo col pc collegato al proiettore cosi’ da poter spiegare le funzionalita’ di Csurvey.Una panoramica dell’aula.Ed ecco Stefania.Consultazioni tra gruppi diversi.Ecco una squadra che e’ andata alla seconda cavita’ artificiale che mostra con orgoglio il risultato di tante fatiche.Si avvicina ora di pranzo. Anche il mio stomaco concorda con l’orologio. Vado a sbirciare se in cucina c’e’ qualcosa da sgranocchiare. Trovo nulla, pero’ incontro Felice, non ha potuto partecipare a causa di impegni di lavoro pero’ appena ha potuto e’ passato a trovarci. Ora parla fitto fitto con Mirko di cose speleo. Li saluto entrambi con piacere e poi li lascio per continuare la ricerca di uno spuntino.Incrocio Silvia, il folletto che anima la cucina, e’ talmente veloce nei suoi continui spostamenti che nemmeno la fotocamera riesce a metterla a fuoco.Il pranzo interrompe le fatiche dei nostri speleo-artisti. Silvia non si smentisce e ci nutre a dovere. Dopo il cibo e qualche brindisi il pranzo si avvia al termine. Gli allievi devono riprendere per chiudere i rilievi in vista delle ultime lezioni, su rilievo 3D ed altre amenita’. Per me purtroppo si e’ fatta l’ora di tornare verso Roma, non posso chiedere altro alla pazienza di Betta, ha passato la mattina su una poltroncina a leggere, ma ora inizia a scalpitare…meglio non farla infuriare…almeno non troppo!

Il ritorno e’ tranquillo, solo il solito tratto di coda nei pressi del casello dell’autostrada a Orte. Come dicevo e’ stata una bella esperienza in un contesto veramente piacevole, sia per il luogo che per le persone. Da istruttore ho potuto imparare molte cose e, spero, trasmetterne altre. Questo e’ sempre positivo. Alla prossima.

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