Benvenuto!

Io!Ho sempre voluto tenere un diario con le relazioni delle uscite e delle esperienze in ambito speleologico.

Con questo blog posso avere il mio diario ed inoltre condividere le esperienze che faccio.

Ho iniziato ad agosto 2012 a raccontare le mie avventure ipogee. Spero vi stiano piacendo. Nel caso ne aveste voglia, e’ sempre apprezzato lasciare un commento!

Cosa trovate nel blog? Le relazioni delle gite del fine settimana. Ogni tanto mi spingo a recensire qualche ristorante. Cerco di condire le parole con tutte le immagini che posso.

Ho inserito un paio di sezioni dedicate ai ricordi. Nella prima ho riportato le relazioni delle spedizioni speleologiche a cui ho partecipato. Nella seconda ho iniziato ad inserire immagini di uscite, fatte nel passato, che ritrovo curiosando tra i mucchi di foto che ho salvate sul pc (il piu’ delle volte sotto l’illuminante titolo “varie”!).

Buona lettura e di nuovo benvenuto!
Img0086

Pubblicato in speleo | 2 commenti

Sventatoio di poggio Cesi – 01/02/2020

Una gita ad una simpatica grotta insieme a Angelica, Aurora, Elisa, Gabriele, Giuseppe e Mario.

Nel primo pomeriggio ho degli impegni, quindi mi aggrego alla gita organizzata dai miei amici con l’intenzione di abbandonarli subito dopo pranzo. La mattina carico in macchina Giuseppe ed andiamo all’appuntamento a Guidonia. Facciamo colazione tutti assieme al bar che ha sostituito il celeberrimo “Bar Lanciani” e poi andiamo alla grotta. Gabriele, con la sua macchina, ci guida. Per maggior sicurezza, Giuseppe imposta il suo navigatore, ma sbaglia ad indicargli la destinazione e quindi mi da’ informazioni errate che traduco i lampeggi frenetici verso la macchina di Gabriele. Per fortuna Gabriele non se ne cura e prosegue imperterrito fino a dove si devono lasciare le macchine per arrivare alla grotta. Iniziamo subito a prepararci.

Ecco Giuseppe, il mio navigatore.

Elisa, anche stavolta e’ con noi, col suo allegro sorriso.

La sezione archeologica del gruppo, Angelica, Aurora e Mario. Oggi pero’ si dedicheranno esclusivamente alla pratica speleologica.

Sono pronto, sono pronti anche gli altri, pero’ indugiano nelle ultime chiacchiere. Voglio fare l’esploratore e cercare la grotta col solo aiuto del GPS. Faccio un vago cenno ai miei amici e parto per il sentiero. Dopo un angusto e serpeggiante sentiero tra i rovi, sbuco su una strada, sempre sterrata ma carrabile. A lato strada ci sono le stazioni della Via Crucis.

Le seguo guardandomi intorno in cerca di altri buchi.

Questa Via Crucis non sembra frequentatissima, tra poco le stazioni scompariranno tra la vegetazione.

Arrivo alla quinta stazione. La strada sembra proseguire dritta, il GPS mi indica che la grotta e’ a destra.

Alla mia sinistra, in cima ad un colle c’e’ un paese, Sant’Angelo Romano, forse.

Decido di dare fiducia al GPS e mi addentro tra le frasche alla mia destra. D’altronde, mi dico, mancano solo 500 metri. Mal me ne incolse! Sono 500 metri in ripida salita e tra rovi impenetrabili. A meta’ salita alcune urla rompono il silenzio della “selva selvaggia e aspra e forte che nel pensier rinova la paura”, sono i miei amici in avvicinamento. Alla fine ce la faccio, il GPS mi indica: “Sei arrivato”. Si, saro’ pure arrivato, ma qua della grotta nessuna traccia. Lancio qualche urlo ai miei amici, da loro adesso nessuna risposta. Mi armo di pazienza ed inizio dei giri concentrici attorno al punto indicato dal GPS. Nella mia ricerca rimedio un paio di graffi alla faccia grazie a degli impertinenti spini ed una caduta con botta al gomito, che avrei evitato volentieri. Dopo tanto girare, trovo finalmente la grotta. Mi fermo a farle una foto.

Accanto all’ingresso un “comodo sentiero”. Sento rumori. Sono i miei amici. Poso la zaino e vado loro incontro. Elisa con la sua tuta inconfondibile.

Ecco Angelica che mi regala subito un bel sorriso.

Mario, fresco e riposato dopo una quieta passeggiata.

Le mie amiche esaminano la grotta.

Si preparano ad entrare mentre io termino la vestizione infilando l’imbrago.

La grotta si presenta come una enorme frattura con grandi e piccoli massi incastrati in mezzo ad essa. Noi dovremo cercare la strada nei vuoti tra un masso e l’altro. Si inizia con un saltino di pochi metri.

Si arriva in una sala lunga e stretta (siamo pur sempre in una frattura) con il pavimento a “V” ma non ci dobbiamo spostare per proseguire. Sulla mia sinistra c’e’ uno stretto pertugio che ci portera’ oltre.

Il passaggio del pertugio non e’ agevole. Ci sono un paio di sassi che ostacolano non poco il passaggio. Mi infilo dentro con il giusto quantitativo di sbuffi e sospiri. Una volta passato cerco di migliorare la situazione. Un primo sasso lo sposto. Tento di imbragarlo e di farlo tirare fuori da Mario e Gabriele, ma pesa troppo. Alla fine lo sistemo meglio che posso, in maniera che ingombri meno di prima. Un secondo sasso, non meno grosso del precedente riesco a farlo scendere dove sono i miei piedi. Ora il pertugio rimane stretto, ma sembra piu’ comodo. Mario mi segue e Gabriele chiude la fila.

Scendiamo, sempre in frattura fino all’inizio di un pozzo. Sara’ almeno 15 metri, sul rilievo, che ho studiato a casa mi sembra di ricordare un P18, magari e’ lui.

Sotto c’e’ il resto dei miei amici. Li raggiungiamo in quella che si rivela essere un’altra sala “di frattura”, lunga svariati metri, larga almeno 3 e molto alta. Alla base si cammina su una miriade di sassi incastrati. Tra di essi si intravedono un migliaio di possibili prosecuzioni. Andiamo in giro un’ora a curiosare tra questi buchi. Una cosa curiosa, troviamo in molti punti dei cocci di vaso ordinatamente ammucchiati. I nostri archeologi li esaminano decretando che sono antichi, ma oggi ci importa poco, non siamo qua per loro. Dopo esserci intrufolati in molti punti decidiamo che la prosecuzione deve essere quella piu’ comoda, scendendo lungo la parete destra, c’e’ uno stretto passaggio verso il basso.

Vorrei tanto proseguire, ma oggi il tempo e’ piu’ tiranno del solito. Per me e’ l’ora di uscire. Elisa esce insieme a me. Precediamo gli altri solo di qualche minuto. Per solidarieta’ anche loro decidono di tornare.

Il sentiero del ritorno e’ semplicissimo. Dalla grotta, faccio qualche metro in discesa seguendo il sentiero dove ho visto spuntare i miei amici all’andata. Sbuco subito in una ampia strada sterrata che altro non e’ se non quella della Via Crucis. Quasi banale, a saperlo. Alle macchine mi cambio velocissimamente, saluto Elisa e scappo per fare quel che devo fare. Qualche piacevole ora ricavata tra vari impegni. Una grotta interessante, da rivedere. Alla prossima.

Pubblicato in Archeologia, speleo, SZS, uscite

Cretarossa – 26/01/2020

Con Maurizio, Valentina, Aurora, Elisa. Fuori Ferdinando e Gabriele. Finalmente fondo!

La mattina passa Valentina a prendermi. Gabriele invece recupera Aurora ed Elisa. Alla grotta troviamo anche Maurizio e Ferdinando. Iniziamo a prepararci, oggi siamo decisissimi, arriveremo al fondo.

Stavolta non perdo tempo a gironzolare, mi preparo velocemente e vado all’ingresso della grotta per preparare la discesa. Giusto il tempo per dei rugiadosi fiorellini.

Abbiamo anche le corde nuove, appena comperate. Mentre preparo l’armo del primo pozzo, i miei amici preparano gli zaini.

Gabriele e Ferdinando andranno a fare una passeggiata nei dintorni mentre noi saremo in grotta.

Per iniziare utilizzo la nostra nuova corda da 100m. Scendo il primo pozzo. Per il primo frazionamento c’e’ uno spit, ho portato dei vecchi attacchi, dei clown, ne utilizzo uno. Alla partenza del secondo trovo il mio povero cordino, brutalmente abbandonato da Giuseppe nel disarmo della volta scorsa. Gia’ che c’e’ lo utilizzo di nuovo.

Sempre con la corda da 100m, sistemo anche il secondo pozzo. Sento che iniziano ad arrivare i miei amici. Scendo fino alla testa di Alien.

La spaccatura dove andremo a curiosare una di queste volte.

Da Alien, continuo ad armare con la corda da 100m. Mi fermo al frazionamento, finora armato coi multimonti, per mettere un fix, poi continuo a scendere. A meta’ ho la sorpresa. La corda da 100m non basta per arrivare alla fine del pozzo! Trovo il punto dove avevo fatto il frazionamento la prima volta e creo una piazzola di sosta quasi comoda. Torno ad Alien. Intanto arriva Elisa.

Le avevo urlato di portarmi corde e materiali e lei ha eseguito. Non le abbiamo detto di non scendere con lo zaino sulle spalle. Mi riprometto di farlo la prossima volta.

Aspetto che si sistemi, dia la libera sopra e poi le faccio spazio perche’ vada avanti.

La seguo mentre passa il primo frazionamento le indico poi di fermarsi alla piazzola. Appena mi urla la libera, la raggiungo. Nel frattempo da sopra sento che sta scendendo Aurora che verra’ seguita da Valentina. Maurizio ha deciso che il primo pozzo e’ gia’ un buon esercizio per questa volta e non ci raggiungera’. Quando arrivo da Elisa, sistemo la corda piantando un nuovo fix anche qua. La solita corda verde arriva giusta giusta in fondo al pozzo.

Sopra di me e’ in arrivo Aurora, la lascio passare avanti a raggiungere Elisa. Quando sono insieme le sento chiacchierare ma non capisco cosa dicano, sono contento vadano d’accordo. Da sopra vedo Valentina che scende, carica di zaini.

Scendo anche io alla base del pozzo.

Alla base del pozzo facciamo un rapido spuntino grazie alle mandorle portate da Valentina, poi proseguiamo. Trovo uno spit quasi buono ed utilizzo un’altro clown per mettere una corda di sicura per scendere il pozzetto successivo. Le “mie” ragazze vanno avanti. A meta’ sistemo un frazionamento volante su naturale per farle scendere piu’ comodamente. Intanto Valentina e’ giu’ e sistema la corda per il saltino che ci portera’ alla sala dove ci siamo fermati la volta scorsa.

Catturo Elisa in una foto mentre aspetta paziente il suo turno per scendere.

Una volta nella saletta, inizio a vedere il da farsi per scendere il pozzo successivo. Stavolta abbiamo placchette, fix, trapano e corda, niente e nessuno ci impedira’ di scenderlo. Ci sono 2 attacchi a soffitto in corrispondenza di uno dei due buchi sul pavimento della saletta. Metto le placchette, sistemo la corda, monto il discensore e…niente da fare, dentro il maledetto buco a pavimento non ci passo! Mi “stappo” da lui e smoccolando recupero la corda. In corrispondenza del secondo buco c’e’ uno spit in buone condizioni. Armeggio un poco fino ad ottenere un attacco a 3 che centra il secondo buco e sembra permetta di scendere senza bisogno di altri frazionamenti. Vado, tentenno sul materiale da portarmi dietro, vorrei lasciare il trapano ma poi decido di non correre rischi e me lo porto. Anche questo secondo buco non e’ larghissimo, pero’ ci passo. Saluto ed inizio la discesa. Scendo circa 10 metri, sulla sommita’ di un mammellone vedo un masso di almeno un centinaio di chili che e’ appoggiato alla parete. Lo tocco col piede, dondola. Non mi sembra una cosa buona che rimanga la’. Recupero la corda da sotto, avverto sopra che ci sara’ un rumore forte e poi lo spingo con decisione. Un bel boato conclude la sua carriera di masso incombente. Dopo una discesa totale di circa 15 metri, arrivo al terrazzamento che dall’alto sembrava la base del pozzo. Niente di piu’ sbagliato, altro buco, stavolta comodo, ed il pozzo continua. Qua il frazionamento serve, pianto un fix, monto la placchetta, sistemo la corda e continuo la discesa dando la libera sopra. Ancora una decina abbondante di metri di discesa ed arrivo alla base del pozzo. Di lato, nel piccolo ambiente dove sono arrivato, c’e’ una apertura, chinandomi ci passo comodamente. Subito dopo trovo uno scivolo che termina con una verticale di altri 10 metri circa. Alla base del pozzo c’e’ acqua. Cosi’ a occhio abbiamo raggiunto il fantomatico sifone del fondo. Risalgo lo scivolo e sistemo la corda. C’e’ gia’ un fix e lo utilizzo. Cerco di recuperare tutta la corda che posso sottraendola a quella necessaria alle manovre delle mie amiche. Ottengo subito le rimostranze di Elisa che, al frazionamento sopra non riesce a fare la chiave completa. Smonto il frazionamento che ho appena fatto e al posto di un nodo “serio” ci metto un barcaiolo. Questo sembra risolvere. Scendo di nuovo lo scivolo, calo la corda. Arriva per un pelo. Metto un fix alla partenza del pozzo, sistemo il frazionamento e mi metto in attesa delle mie amiche. Arriva Elisa, giusto il tempo di dare la libera ad Aurora e la chiamo per scendere per prima l’ultimo pozzo. Appena lei e’ arrivata al fondo, la seguo.

Il tanto atteso sifone e’ poco piu’ di una pozza d’acqua profonda un palmo che occupa la gran parte della base del pozzo. Forse la’, sulla destra, potrebbe essere piu’ profonda ma almeno per oggi non ho alcuna intenzione di andare a verificare.

Elisa ed io siamo ancora intenti a cercare un punto comodo dove aspettare quando sentiamo rumori dall’alto. Sono arrivate Aurora e Valentina e si apprestano a scendere da noi.

Scende prima Aurora. Le pareti del pozzo sembrano di solido calcare ma e’ tutto “latte di monte” che ti si sfarina addosso.

Il tempo di trovare un posto relativamente all’asciutto anche per Aurora ed ecco che arriva Valentina.

Eccoci tutti assieme, Elisa sembra soddisfatta. Facciamo un rapidissimo spuntino a base di mandorle commentando la soddisfazione di essere arrivati al fondo della grotta dopo ben 5 uscite. Sul sifone per ora c’e’ poco da dire, si dovrebbe tornare con muta e pala e magari una sonda per vedere se effettivamente prosegue da qualche parte.

Iniziamo a salire. Parte per prima Elisa, e’ ferma da parecchio e con la sua tuta di cotone inzuppata d’acqua inizia a sentire freddo. Ad un frazionamento di distanza la segue Valentina e quindi Aurora. Rimango buon ultimo ad occuparmi del disarmo. Risalgo il pozzo finale e quasi subito ricevo la libera per il primo tratto del pozzo successivo. Arrivato meta’, dove c’e’ il frazionamento, smonto tutto poi mi sposto di lato, sull’ampio terrazzino. Anche qua trovo varie tracce di frequentazione speleo e, a giudicare dalla profondita’ dei solchi, anche di lunghe attese.

Una micro-vaschetta con dentro un sasso dai bordi arrotondati.

Carburo esausto, doveva essere un bel cumulo ma negli anni l’acqua lo ha dissolto quasi completamente.

Sopra di me sento rumoreggiare, ma non e’ la libera.

Alla mia destra una finestra, probabilmente ritorna sul pozzo finale, avrei curiosita’ di andare a verificare, ma non oggi.

Arriva la libera. Recupero la corda ed inizio a salire. Con la scusa di fare una foto mi fermo a riprendere fiato. Ne esce fuori un quadretto per la sigla dello SCR. Sara’ stato scritto apposta in quel punto?

Eccomi arrivato in cima al pozzo, di nuovo nella saletta dove ci fermammo la volta scorsa. Elisa oramai non la ferma piu’ nessuno, e’ gia salita. Aurora la segue subito dopo. Valentina si trattiene a darmi una mano per finire di disarmare il pozzo ed “insaccare” la corda che poi lei prendera’ in custodia. Mi guardo attorno, mi incuriosiscono questi tronchi abbandonati nella saletta. Venivano forse usati per passare la corda di sicura quando si scendeva ancora con le scalette?

Sale anche Valentina. Un paio di minuti e posso andare anche io. Alla saletta sopra c’e’ un poco di fila. In attesa che si dipani, faccio un paio di foto, la prima a della “sabbietta”.

E la seconda ad un zanzarone in pessime condizioni di salute.

Ora ho tutta la via libera, posso raggiungere il gruppo alla base del pozzo successivo, quello dove la nostra 100 nuova nuova mi ha tradito non arrivando al fondo del pozzo. Ancora una volta non faccio a tempo a vedere Elisa, e’ gia’ su, ha passato il primo frazionamento ed in breve sara’ a salutare la testa di Alien. Aurora inizia a salire.

Con Valentina e qualche brivido di freddo ci mettiamo comodi ad attendere il nostro turno. Inganniamo l’attesa parlando della uscita odierna e delle prossime.

Appena arriva la libera da Aurora, ci sbrighiamo a raggiungere il primo frazionamento. Intanto Aurora arriva al frazionamento successivo. Ha difficolta’ a passarlo, colpa mia che l’ho fatto con troppo risparmio di corda e quindi per agganciarsi col croll si deve prima passare la maniglia ed andare di peso sul pedale. Cerchiamo di spiegarle a distanza ma senza troppo successo. Alla fine sale Valentina per darle una mano da vicino. Mentre aspetto tolgo il frazionamento cosi’ appena arriva la libera, una manciata di minuti dopo, posso partire subito. Alla testa di Alien chiedo a Valentina di andare avanti, cosi’ Aurora potra’ salire tra noi due. Ora pero’ c’e’ un problema di zaini. Valentina ne ha gia’ 2, io ne ho uno che pesa almeno la meta’ di me (e non e’ poco). Ce n’e’ ancora uno d’avanzo. Aurora non ha zaini, inizia ad essere stanca, ma generosamente si dichiara disponibile a portarlo. Glielo mollo subito con appena una punta di rimorso.

Quando termino di recuperare la 100 traditrice ed arrivo a guardare su verso il pozzo d’uscita trovo con soddisfazione che Valentina e’ quasi al frazionamento, e quindi quasi fuori. Di Elisa dico nulla perche’ penso che oramai sia in macchina gia’ cambiata.

Quando Valentina urla la libera, parte Aurora col suo bel zaino.

Mentre aspetto il mio turno, scovo una vaschetta che aspettava solo me per essere fotografata, non posso certo deluderla.

Arriva finalmente il mio turno, me la cavo con solo qualche brivido per il freddo. Ho raccolto la parte della corda da 100 che non serve in una bella ma pesantissima matassa. Me la aggancio accanto allo zaino e cerco di salire. Niente da fare, l’impressione e’ di essermi “incagliato”. Penso a come risolvere. Accanto a me c’e’ una corda di servizio. Maurizio l’ha utilizzata in entrata per seguire Aurora ed Elisa durante la discesa del primo pozzo. Prendo la matassa della 100 e la lego a questa corda. Quando arrivo al frazionamento sento che fuori ci sono Gabriele e Maurizio, urlo loro di recuperare la corda di servizio senza avvertirli del peso aggiuntivo. Dopo un paio di tentativi mi rispondono di controllare sotto perche’ la corda sembra incastrata. Nel frattempo son arrivato a vista. Confesso loro il misfatto e mi adopero per dare una mano. Ora, tirando con molto entusiasmo, riescono a recuperare il malloppo di corde. In pochi minuti esco e termino togliendo gli ultimi cordini. Subito dopo ci trasferiamo sul piazzale dove sono le macchine e tutti assieme sistemiamo il materiale suddividendolo tra personale e di gruppo.

La temperatura esterna e’ quasi piacevole, non devo fare una corsa per cambiarmi prima di ghiacciare. Tornando a casa vorremmo rifocillarci con un piatto di fettuccine. Purtroppo Antonia, a Marano, ci da’ buca. Per stasera ha gia’ chiuso. Torniamo a casa con la fame ma comunque contenti. Alla prossima.

Pubblicato in speleo, SZS, uscite

Cretarossa – 12/01/2020

A visitare Cretarossa con Angelica, Aurora, Valentina, Giuseppe. Con il supporto esterno di Maurizio e Gabriele che aspettandoci si sono occupati di riprendere i punti di alcune grotte della zona.

La mattina con Valentina e Giuseppe ci compattiamo nella mia macchina e andiamo, facendo una rapida sosta al magazzino per prendere il materiale.

Per ottimizzare i tempi, nel frattempo, Gabriele, con Angelica ed Aurora si occupano di comprare qualcosa per il pranzo e poi vanno direttamente alla Cretarossa. Allo spiazzo vicino alla grotta trovano anche Maurizio.

Quando finalmente siamo tutti assieme, ci aggiorniamo. Gabriele ha deciso di rimanere fuori insieme a Maurizio. Faranno ricognizione aspettando il nostro ritorno. Noi altri ci prepariamo.

Nonostante il bel sole, l’aria e’ frizzante assai.

Ecco i nostri impavidi ricognitori.

Aurora ed Angelica sono quasi pronte. Come al solito sono l’ultimo.

Valentina inganna l’attesa con uno spuntino.

Come gia’ le volte scorse il primo pozzo e’ dedicato alle esercitazioni di armo. Angelica sulla via a destra, Valentina su quella a sinistra. Io mi calo su una corda di servizio tra le 2 vie.

Seguo le ragazze mentre fanno pratica. Faccio una fatica del diavolo a scendere. La corda e’ talmente rigida che nemmeno col discensore montato a “C” riesco a muovermi agevolmente.

Angelica, che e’ partita prima di Valentina, termina l’armo ed arriva giu’. Sulla via armata da lei facciamo scendere Aurora. Intanto Valentina e’ alle prese con l’ultimo frazionamento.

Arriva Aurora ed inizia a scendere anche Giuseppe. Gabriele e Maurizio ci salutano.

Anche Valentina termina l’armo e scende l’ultima parte del pozzo. La seguo.

Al pozzo successivo mi dedico io. Armo la partenza, sistemo la corda poi chiedo chi voglia scendere, sicuramente poco sotto c’e’ da mettere un deviatore. Si fa avanti Valentina, la bardiamo con tutto il necessario e lei parte.

La cosa non e’ semplice come pensavo e prende piu’ tempo di quanto avevo previsto. Aurora ed Angelica sono ferme da almeno mezz’ora ed iniziano a sentire freddo. Consiglio loro di risalire il pozzo d’ingresso e poi riscenderlo, un ottimo metodo per scaldarsi. Giuseppe, arrivato per ultimo, sembra stare bene. Scendo a dare manforte a Valentina. Cerchiamo un punto dove mettere un attacco per il deviatore ma non lo troviamo. Proviamo a fare un buco in parete per mettere un multimonti ma questa sembra avere la consistenza del burro. Dopo averle provate tutte, decidiamo di tornare alla via armata la volta precedente. Risaliamo un tratto di corda, fino alla “faccia di Alien” ed andiamo a sistemare la corda sul pozzo parallelo sceso la volta scorsa. Mi metto comodo e con un cordino faccio un frazionamento attorno al collo di Alien. Il posto e’ comodo quindi, mentre Valentina prosegue con l’armo, urlo a Giuseppe di scendere.

Giuseppe arriva e ci aggiorna, Angelica ed Aurora dopo essere salite hanno deciso di non scendere, preferiscono il gelido sole all’esterno. Va bene cosi’, sara’ per la prossima volta. Valentina intanto cerca i 2 forellini dei multimonti che ho piantato la volta scorsa, impresa non da poco. Anche io che li ho messi faccio fatica a capire dove.

Alla fine li troviamo, Valentina sistema il tutto e scende. A meta’ pozzo la corda tocca leggermente. Lei prosegue la discesa ed arriva a fine pozzo. Quando la seguo sistemo un poco. Vicino al nodo metto un sacco vuoto sotto la corda perche’ altrimenti tocca. Mi riprometto di sistemare meglio la prossima volta. Scendo portandomi dietro un cordino e sistemo un deviatore a circa meta’ discesa. Quando arrivo giu’ noto che tocca ancora quindi urlo a Giuseppe di accorciarlo quando ci arrivera’. Mentre aspettiamo il nostro amico attenuo i morsi della fame rubando qualche morso alla pizza di Valentina.

Il pozzo stavolta lo scendiamo tutti, ora siamo al punto dove ci fermammo Angelica ed io l’ultima volta. Anche stavolta le corde sono finite, ne abbiamo solo una verde che avevamo portato come cordino ma per fortuna e’ lunga poco meno di 10 metri. La prima parte del pozzo successivo e’ stretta e la scendiamo in contrapposizione. A meta’ utilizzo il nostro cordino verde su un armo naturale. Non dovrebbe essere necessario ma per prudenza lo metto. Ci troviamo cosi’ in un piccolo ambiente dove stiamo comodamente tutti e 3. Per terra si apre un buco che ci mostra un’altra sala 4 metri piu’ in basso. C’e’ uno spit. Bene, lo utilizzo. Sistemo la corda ed invito Valentina a scendere per prima.

Si guarda attorno e ci dice che una sala abbastanza ampia.

La vediamo toccare terra poco piu’ in basso.

Il buco dal quale ci siamo calati poco fa.

Invito anche Giuseppe a scendere.

Anche lui si infila nello stretto pertugio.

Ed eccolo arrivare alla nuova sala.

Scendo pure io. Dovrei aver vissuto molte volte questa discesa perche’ trent’anni fa Cretarossa era una grotta frequentata spesso e volentieri. Ricordo di essere venuto a visitare la grotta, pero’ ricordo nulla di lei, questo oblio assoluto non manca mai di stupirmi. Quando arrivo nella nuova sala faccio un giro con gli occhi a cercare punti che mi richiamino qualcosa alla memoria, ma nulla. Andando avanti un metro c’e’ un’altro buco alla base della sala. Inizia un’altro pozzo. Pero’ questo lo dovremo scendere la prossima volta.

Nella saletta dove siamo ora possiamo vedere alcune testimonianze di passata frequentazione.

Ce n’e’ per tutti i gusti.

Le scritte col nerofumo ed i resti di carburo fanno risalire queste testimonianze a tanti anni fa, al millennio scorso, direi.

Ecco Valentina, con la faccia pacatamente soddisfatta.

Dopo aver commentato il posto e progettato il da farsi per la prossima volta, non rimane altro che tornare indietro. E’ quello che facciamo.

Salgo per ultimo ma poi lascio a Giuseppe l’onere di disarmare poiche’ si e’ gentilmente offerto. Alla base del pozzo successivo faccio una foto ad una diramazione che dobbiamo ancora vedere, magari la prossima volta.

Valentina risale, intanto Giuseppe mi raggiunge. E’ alla sua prima visita a Cretarossa, ne ha avuto una buona impressione e commenta positivamente questa uscita. Anche lui tornera’ volentieri.

Salgo per secondo, Giuseppe e’ sempre fermo nel suo intento di occuparsi del disarmo. Alla “testa di Alien” devo aspettare pochissimo prima di sentire la libera di Valentina.

Salgo pure io. Valentina si e’ fermata ad aspettarci, tra uno sbuffo ed una pedalata le dico di risalire sulla corda che ha armato lei e di disarmarla cosi’ a Giuseppe ne rimarra’ solo una. Faccio in tempo a vederla partire.

Oggi le avro’ fatto meno di 100 foto quindi ora mi rifaccio del tempo perduto.

La costringo a stare in posa mentre cerco di regolare la luce senza troppo successo.

Giuseppe e’ dietro di me e lo sento risalire. Sistemo nel mio zaino tutto quel che trovo. Ora e’ pesantissimo e non mi sento piu’ in colpa per lasciar risalire Giuseppe con gli zaini delle corde.

Prendo la corda libera, quella armata da Angelica ed inizio a salire. Fuori e’ buio, abbiamo fatto piu’ tardi di quel che pensavo.

Arrivo al frazionamento mentre Valentina termina pazientemente il disarmo della sua via.

Fuori troviamo Angelica e Gabriele a fare da comitato di accoglienza.

La targa dedicata a Nerone.

Una volta tutti fuori, ci cambiamo. Fa freddo, ma non in maniera esagerata. Quando siamo pronti ci distribuiamo nelle macchine poi scendiamo a valle. Maurizio lo salutiamo subito perche’ si ferma a Monte Livata. Noi proseguiamo per un’ultima sosta al magazzino a posare i materiali e per i saluti. Come all’andata la nostra auto e’ composta da Valentina, Giuseppe e me. Mentre Angelica, Aurora e Gabriele vanno a Roma diretti, noi decidiamo di esserci meritati un buon piatto di pasta. Di dirigiamo senza indugi a Marano, da Antonia dove veniamo accolti con la solita simpatia.

Dopo un ottimo e sostanzioso pasto, prendiamo anche noi la strada di casa. Cretarossa si e’ negata ancora una volta, ma ci siamo quasi. Alla prossima.

Pubblicato in speleo, SZS, uscite

La casa di Alice – 4/01/2020

Prima uscita dell’anno a Campocatino con Valentina e Matteo. Col supporto di Tarcisio e Gianluca, andiamo a fare il rilievo della nuova grotta “La casa di Alice”. Stavolta ho il piacere e l’onore di ospitare anche la relazione scritta a quattro mani da Valentina e Matteo, quindi iniziamo a sentire cosa ci raccontano…

RELAZIONE DI Valentina e Matteo…raccontata da Matteo

Rilievo alla Casa di Alice

Data: 4 Gennaio 2020

Grotta: Casa di Alice, Campocatino, Guarcino (FR)

Partecipanti: Matteo Parente, Valentina Poole, Fabrizio “Bibbo” Toso

“Mi fa un po’ strano andare a Guarcino e non infilarmi nel Sistema del Vermicano”, penso mentre guido in direzione dell’uscita autostradale di Anagni. In macchina siamo io e Valentina, che ci siamo svegliati presto (neanche troppo) per raggiungere Bibbo al casello di Anagni. Appuntamento alle 9:30 per andare con una macchina sola. “Questa macchina ha la ripresa lenta”, commento insultando le automobili di marca francese. “Da 0 a 100 è lenta, poi migliora”, risponde Valentina, rannicchiata sul sedile. Non che io ce l’abbia con le macchine francesi, ma visto l’accadimento di pochi giorni dopo, anche sì. Alle 9:15 siamo al parcheggio di un albergo situato proprio davanti al casello di Anagni. Riceviamo una telefonata di Bibbo: “Vediamoci alla pompa di benzina qualche km piú su” e segue messaggio Whatsapp con posizione satellitare. Finalmente arriviamo, parcheggiamo la macchina e trasferiamo la nostra attrezzatura nella macchina di Bibbo. La scelta ricade sulla sua macchina perché c’è pericolo di ghiaccio sulla strada per Campocatino, e lui ha le gomme da neve. Sono quasi estasiato: in diversi anni di conoscenza, non avevo mai visto Bibbo guidare. A dire il vero, non sapevo neanche che macchina avesse. In una ventina di minuti siamo a Guarcino. Ad attenderci c’è Tarcisio in compagnia di Stefano Gambari (Presidente del CSR, daje Presidente!), il quale andrà a scavare in un’altra zona. Dopo una rapida colazione ed un salto al minimarket locale per comprare un pranzo frugale, iniziamo l’ascesa verso Campocatino. “Decisamente la mia zona preferita”, penso mentre procediamo lungo i tornanti che da Guarcino portano verso la nostra destinazione finale. Parte non irrilevante della mia formazione speleo è avvenuta in questa zona ed ho un legame particolare con essa, soprattutto da quando, trasferitomi nei Paesi Bassi, vedo le montagne un paio di volte l’anno. “Alla fonte qui alle Campore, durante il campo speleo del CSR del 2015, ci sono state alcune scene pietose di lavaggi dal fango delle grotte”, racconto a Bibbo e Valentina mentre continuiamo la nostra salita verso Campocatino. “E qui, all’osservatorio, c’è la strada che porta al complesso del Vermicano”. Va bene, la sto facendo lunga…fatto sta che, dopo alcuni minuti, fermiamo la macchina al bordo della strada perché incuriositi da un paio di buchi che vediamo. Piccole cosette che soffiano un po’ di aria e alle quali proviamo a dare una rapida occhiata sporcandoci ancor prima di entrare nella grotta vera e propria.

Intorno alle 10:30 (ma forse anche leggermente più tardi) siamo al parcheggio di Campocatino. Prepariamo il materiale prendendocela comoda.

In effetti l’obiettivo di oggi è semplice e veloce: si tratta di andare a fare il rilievo di una piccola grotta chiamata “Casa di Alice”, trovata nell’estate precedente, e che si apre dopo un curvone di una delle ex piste di sci della zona.

Durante la camminata che ci porta all’ingresso della grotta, rinveniamo diversi esemplari di rudiste, fossili di molluschi che, Valentina ci spiega, girovagavano da queste parti nel periodo Cretacico (o Cretaceo). Per capirci, il Cretaceo è quel periodo di tempo compreso tra il Giurassico ed il Paleogene, cioè, per renderla comprensibile a chi non sa molto di geologia, tra Jurassic Park (ca. 145 milioni di anni fa) e la grande evoluzione dei mammiferi (ca. 65 milioni di anni fa).

Finalmente giungiamo sul posto. Ci cambiamo velocemente e Bibbo ci fa un ripasso sull’uso del Distox e sull’etica del rilievo.

Nel frattempo sopraggiungono Tarcisio e Gianluca, che ci fanno compagnia per qualche minuto

mentre alcuni motociclisti con moto da cross (credo si chiamino così) ci rompono i gioielli di famiglia sgasando con i loro trabiccoli su per la pista.

L’ingresso della grotta è stato coperto da alcuni massi, per renderlo poco visibile alle (immagino poche) persone di passaggio in quella zona.

Iniziamo il rilievo con una battuta esterna alla grotta e poi ci infiliamo velocemente.

La grotta è una frattura in discesa che si biforca dopo qualche metro in due rami, uno di destra ed uno di sinistra.

Iniziamo rilevando il primo tratto in discesa. Giunti alla biforcazione ci dividiamo: Valentina e Bibbo proseguono a rilevare il ramo di destra già esplorato

mentre io mi infilo in quello di sinistra, al quale è stata data una sola occhiata poiché inizia subito a stringersi mortalmente. Mi infilo dentro la strettoia, che soffia un leggero quantitativo d’aria, fino ad un punto in cui una lama di roccia sporgente mi impedisce di infilarmi all’interno di un oblò.

Torno indietro a prendere la mazzetta ed inizio a disostruire quel tanto che basta per procedere. Il lavoro non è dei più agevoli, come sa chiunque abbia dovuto smazzettare compresso all’interno di una strettoia. Dopo una 30na di minuti buoni, e non avendo ancora raggiunto il risultato, torno indietro per andare a verificare come se la stiano cavando gli altri. Tutta la grotta procede a spaccature e terminiamo il rilievo in un’oretta. A quel punto, torno a dedicarmi all’allargamento della strettoia lasciato in sospeso. Daje che te ri-daje, dopo una ventina di minuti e più smoccolamenti detti che ossigeno consumato, la lama si spezza e riesco ad entrare nell’oblò che prosegue con uno scivolo fino ad un altro restringimento, che prosegue a sua volta con un altro scivolo. Un totale di 8 o 10 metri circa che soffiano aria e sui quali ci sarà da lavorare per renderli umanamente praticabili. Torno indietro soddisfatto della piccola esplorazione, e trovo Valentina e Bibbo ad aspettarmi fuori.

Consumiamo il pasto frugale e, ripresa la nostra roba, torniamo sui nostri passi allietando la camminata con discussioni sulle rudiste, Pippo Budo e Giulio Andretti.

Giunti alla macchina, posiamo gli zaini ed andiamo a fare un breve giro a piedi verso due nuove grotte che Tarcisio e Gianluca (con stoica pazienza) stanno scavando da un po’ di tempo: Dolina Sfondata e Grotta Novella.

Il giretto dura non più di una quarantina di minuti (compreso un velocissimo ingresso a Grotta Novella) e termina con una “pattinata” su un minuscolo specchio d’acqua congelata.

Ci cambiamo in fretta e ripartiamo, alla volta della macchina di Valentina e, successivamente, di un ristorante a Ciampino per il meritato pasto serale.


Qua finisce l’avventura…del Signor Bonaventura (citazione che rivela la mia relativa antichita’!). Grazie a Valentina e Matteo per aver condiviso con noi le sensazioni e ricordi di questa giornata.

E ora? Pensavate di esservi salvati?!? Invece no, ora arriva anche il mio breve resoconto della giornata. La mattina arriviamo non troppo tardi a Guarcino. Salutiamo Tarcisio, prendiamo il caffe’ assieme e poi prendiamo la strada che porta a Campocatino. Lungo la salita ci fermiamo a curiosare in un buco a bordo strada.

Valentina ci si infila dentro senza curarsi di infangare la sua bella giacca a vento bianca. Anche Matteo fa la sua parte cercando di farsi largo ma Valentina non molla l’osso.

Dopo qualche minuto il loro verdetto, c’e’ un sasso molto grosso che non permette il passaggio ma dopo si intravede del vuoto. Prendiamo nota allungando ulteriormente la gia’ lunga lista di cose da fare da queste parti.

Continuiamo a salire senza degnare nemmeno uno sguardo alla miriade di buchi che incontriamo. Con questa tattica finalmente arriviamo al parcheggio di Campocatino ed iniziamo a prepararci.

Mentre sono impegnato ad infilare le scarpe vengo “derubato” della fotocamera, ecco quindi che posso sfoggiare anche una mia foto.

Partiamo. La grotta che vogliamo visitare oggi e’ lungo una ex-pista da sci. Credo si chiamasse “pista Vermicano”. La seguiamo ammirando il bel paesaggio.

Ci manca mazzetta e scalpello. Per fortuna Tarcisio e Gianluca stanno salendo, Valentina li chiama chiedendo loro il piacere di portarceli.

Trovo un fossile e lo mostro ai miei amici. Il ritrovamento suscita l’invidia di Matteo che, anche con migliaia di pietre per terra intorno a se, non riesce a trovarne nemmeno uno.

La discesa e’ ripida ma piacevole.

Metodi alternativi per insegnare l’anatomia della mucca.

Un buco lungo la strada ma non e’ la nostra grotta.

Poco piu’ giu’ eccola. Si e’ proprio lei.

Tra 2 strati di calcare ce n’era uno di sabbia, o roba simile. Nel tempo la sabbia si e’ tolta di mezzo ed ora noi abbiamo una nuova grotta.

Per proteggere l’ingresso erano stati messi numerosi sassi, li spostiamo quasi tutti per ricavarci un ingresso transitabile.

Arrivano i nostri amici, Tarcisio e Gianluca. Dopo i saluti ci consegnato la mazzetta e lo scalpello richiesti.

Siamo ancora ai saluti quando da sotto si sente un rombo. Dopo qualche secondo una moto sfreccia in salita lisciando di poco i nostri zaini. Ci fermiamo ad osservare i centauri. In breve tempo ne passano ben 3.

Tarcisio e Gianluca, fatta la consegna richiesta ci salutano e prendono commiato, devono andare a scavare un’altra grotta. Non voglio immaginare quale altro lavoro monumentale si staranno inventando. Noi ci prendiamo ancora qualche minuto di sole, il tempo di fare uno spuntino.

E’ ora di entrare in grotta. Matteo entra per primo. Il sasso al centro dell’ingresso si muove in maniera poco confortante, ci sistemiamo una zeppa sotto per convincerlo a non muoversi oltre.

Valentina ed io ci attardiamo qualche minuto per prepararci a fare il rilievo.

Dentro l’impressione avuta all’esterno e’ confermata, la grotta si sviluppa tra 2 strati di calcare e ne segue l’inclinazione.

Un minuscolo festone di “broccoletti” attorno ad un sasso.

Siamo tutti e 3 nel punto iniziale, abbastanza largo da contenerci. A sinistra, per me che guardo verso l’alto, c’e’ una zona ingombra di massi. E’ stretta, quindi e’ pane per i denti di Matteo. Mentre lui si addentra, Valentina ed io continuiamo il rilievo nella parte transitabile.

Altri simpatici broccoletti in formazione sparsa.

Dallo spazio iniziale si prosegue giu’ dritti lungo il ramo, diciamo, principale. Dopo qualche metro troviamo una diramazione a destra ed i primi segni di scavo.

Valentina prende le misure col Distox per imparare come utilizzarlo. Sicuramente inizia a sbuffare dentro di se’ alla mia cinquantesima raccomandazione di non far subire troppi colpi a quell’attrezzo ombroso che e’ il Distox. Per fortuna Valentina e’ una ragazza paziente e non se la prende.

In breve arriviamo al termine del ramo principale e torniamo indietro per rilevare il ramo a destra.

Matteo termina con l’esplorazione del ramo sinistro e viene a darci una mano. Il ramo a destra scende un paio di metri, poi risale. Anche quello chiude dopo qualche metro.

Ci spostiamo di nuovo per rilevare il ramo sinistro. Matteo si infila e Valentina lo segue. Lascio a loro il piacere di prendere i punti col Distox. Io mi limito a scaricarli su Topodroid ed aggiornare il disegno.

Il nostro lavoro e’ terminato. Anche l’esplorazione del ramo sinistro per oggi non puo’ proseguire oltre. Tra l’altro, come si dice, mi sto “puzzando” di freddo. Esco per primo a riprendermi con gli ultimi raggi di sole che ci regala questa bella giornata.

Ed ecco il risultato delle nostre fatiche!

Ci cambiamo svelti e torniamo verso Campocatino.

Cammin facendo il freddo ci passa, convinciamo di avere ancora abbastanza energie per andare a visitare Dolina Sfondata e Grotta Novella che Matteo ancora non conosce.

Andiamo senza fretta alla macchina a posare gli zaini.

E poi ripartiamo in direzione di Dolina Sfondata.

Matteo entrerebbe volentieri a visitarla, pero’ il cumulo di neve che si e’ accumulato all’ingresso non glielo permette.

Senza perderci d’animo proseguiamo per Grotta Novella.

Lo scavo monumentale impressiona ancora me, figurarsi Matteo. In un attimo decide di volerlo visitare.

Valentina ci pensa qualche secondo, poi lo segue. Io me ne rimango fuori.

Dopo averli visti scomparire dentro la grotta me ne vado a fare un giro nei dintorni, tanto per ingannare il freddo.

La prima sosta la faccio alla “stele di Pitagora” non lo avevo mai notato prima. Mi domando chi sia l’autore, ma qualche sospetto l’ho gia’. Lasciamo pero’ che il mistero avvolga questa opera inconsueta.

Faccio un ampio giro salendo lungo il bordo della piana. Un velo di nebbia ogni tanto tende ad oscurare la vista.

Ecco i miei amici di ritorno dalla loro visita.

Mi riunisco a loro. Ancora una breve sosta al laghetto accanto a Dolina Sfondata. Ora e’ completamente ghiacciato e possiamo tentare qualche scivolata.

Alla macchina ci cambiamo con piacere. L’aria ora e’ decisamente fredda.

Il piazzale ora e’ deserto, i bar sono chiusi, la nebbia continua a provarci.

Mentre scende la sera, scendiamo guardando a lato della strada per cercare la macchina dei nostri amici. Li incontriamo a meta’ percorso. Hanno appena terminato una lunga sessione di scavo alla nuova grotta. Ci fermiamo per un saluto e qualche chiacchiera per aggiornarci reciprocamente sulla giornata appena trascorsa.

Dopo aver salutato i nostri amici proseguiamo decisi verso casa. Visto che tornando a Roma passeremo vicino casa di Valentina, ci propone di fermarci sulla via dei Laghi ad un ristorante che conosce lei. Proposta accettata.

Una buona cena e’ il miglior suggello per chiudere una bella giornata. Alla prossima.

Pubblicato in amici, rilievo, speleo, SZS, uscite

Doppio Rum – 28/12/2019

Una visita di fine anno a prendere tanta tanta acqua. Con Elisa, Matteo, il supporto esterno di Gabriele e la gradita visita di Nerone.

La mattina, in macchina di Gabriele, ci contiamo. Ad andare in grotta saremo solo in tre. Gabriele non si sente in forma, ci accompagna ma non entrera’, Valentina si e’ sentita poco bene ed e’ rimasta a casa, degli ex-corsisti SCR solo Elisa si e’ ricordata dell’appuntamento dato per oggi. Visto che siamo pochi propongo di cambiare grotta. Perche’, invece di andare a Cretarossa, non andiamo a vedere come sta Doppio Rum? Matteo accetta con entusiasmo, Elisa e’ alla sua prima grotta sui Simbruini quindi non si esprime. Detto fatto. Passiamo al magazzino e prendiamo il necessario. Gabriele insiste per prendere uno zaino enorme perche’ e’ pulito. Io, senza pensare alle conseguenze, mi attengo ai suoi desideri. Una ultima sosta all’alimentari a Monte Livata e finalmente siamo al parcheggio vicino alla grotta. La temperatura e’ rigida, c’e’ vento gelido, ma un bel sole ci accompagna durante la vestizione.

A fine preparativi Gabriele litiga col siluro per convincerlo a chiudersi.

Foto di gruppo prima di partire.

Sul sentiero che porta alla grotta c’e’ appena un velo di neve ghiacciata. Strada facendo Gabriele intrattiene Elisa sulle bellezze e le grotte dei monti Simbruini.

La solita foto alla piana che precede la salita per arrivare all’ingresso.

Matteo con uno scatto imperioso arriva primo al recinto che protegge l’ingresso, con la scusa di fargli una foto mi fermo a prendere fiato.

La prima cosa da fare e’ togliere il sassone in bilico all’inizio del primo pozzo. Propongo a Matteo di andare lui ma cortesemente lui declina la mia generosa offerta. Scendo ad imbragare il sasso mentre i miei amici rimangono fuori per sollevarlo. Lo lego meglio che posso, urlo di sollevare un poco. Tolgo le “breccole” che si staccano e poi inizio a risalire accompagnando il sasso. Fuori sento i miei amici sbuffare per il peso. Alla fine i nostri sforzi vengono compensati.

Eccolo fuori, reso inoffensivo.

Ora possiamo entrare. Matteo scende per primo e va subito ad impegnare il primo pozzo. Elisa scende al frazionamento subito dopo di lui, io la seguo.

Gia’ al primo frazionamento la temperatura e’ piu’ gradevole che all’esterno. Elisa ed io aspettiamo pazientemente che Matteo scenda tutto il pozzo e vada oltre la prima strettoia. Voglio controllare se dove c’era il sassone ho lasciato ancora qualcosa da togliere ed e’ meglio che sotto ci sia nessuno. Ho con me lo zaino enorme. Gia’ all’ingresso mi ha dato un saggio di quanto sara’ fastidioso portarlo. Vabbe’, oramai e’ fatta.

Dal fondo del pozzo arriva la “libera” di Matteo. Un ultimo saluto a Gabriele ed al sole e partiamo. Elisa prende la corda senza i frazionamenti iniziali, le mostro come usare la maniglia per neutralizzare il peso della corda mentre monta il discensore.

Scendiamo veloci, senza intoppi, Matteo lo sento poco avanti a noi. Elisa si muove bene, mentre la attendo faccio qualche foto. Lo stillicidio gia’ qua e’ intenso, chissa’ piu’ giu’ cosa troveremo. Riesco addirittura a fotografare un “filo” d’acqua che appare luminoso e scende fino al fondo del pozzo.

Elisa e’ poco sopra di me, ogni tanto cerco di offrirle qualche consiglio utile.

Lo zaino e’ recalcitrante. Nelle strettoie in discesa fa fatica a passare. Aspetto Elisa ad un frazionamento di distanza, ma solo per scrupolo, non sembra avere bisogno di assistenza. L’unica pecca che le posso ascrivere e’ quella di non urlare “SASSO” quando le capita di farne cadere uno. Nel corso della nostra uscita insistero’ molte volte su questo punto.

Al terzo pozzo c’e’ un telo verde ammucchiato da una parte. Probabilmente era stato usato per proteggersi dall’acqua durante i lavori per allargare la strettoia. Ora qua serve a poco, lo impacchetto e lo porto giu’ con me facendomi aiutare da Elisa quando il mio zaino decide di non collaborare. Sceso il quarto pozzo siamo al “campo base”. Matteo e’ gia’ andato avanti. Elisa ed io poggiamo le nostre robe ed andiamo a vedere la strettoia che precede il nuovo pozzo ed, ahime’, la nuova strettoia. Ecco la strettoia, alla sua base scorre un bel rivolo d’acqua.

Matteo e’ gia’ passato e sceso, gli chiedo di risalire per assistere Elisa mentre passa la strettoia e per fare la conta di quel che serve per iniziare i lavori alla nuova strettoia. Elisa passa con tutta l’attrezzatura, senza particolari problemi. Matteo ed io rimaniamo dove siamo mentre Elisa scende il pozzo nuovo. Faccio un paio di andirivieni tra la strettoia ed il campo base per prendere tutto il necessario. Consegno tutto il materiale a Matteo, poi mi tolgo l’attrezzatura lasciandomi pero’ addosso imbrago e pettorale. Passo tutta la mia roba a Matteo e provo la strettoia. La gravita’ gioca a mio favore e , tranne che per qualche centimetro che mi comprime fastidiosamente la cassa toracica, riesco a passare. Per lavorare ci organizziamo cosi’: Elisa e Matteo giu’ alla nuova strettoia, io quassu’ a dare qualche martellata alla “vecchia” strettoia. Ogni tanto lancio un urlo verso Elisa per sentire se ha freddo. L’ultima volta che lo faccio mi risponde che si, ora inizia a sentire freddo. Le consiglio di muoversi per riscaldarsi. Salire il pozzo e’ un buon metodo e lei lo mette subito in atto. Quando siamo insieme alla partenza del pozzo, Elisa decide che vuole passare la strettoia ed andare ad aspettarci al campo base. La aiuto un poco. Al primo tentativo non riesce, le si incastra la maniglia tra il corpo e la roccia. Quando ritenta gliela faccio togliere di mezzo e stavolta riesce a passare. Probabilmente il pensiero della strettoia la inquietava un poco, ora che l’ha passata la sento piu’ tranquilla. Le passo mazzetta e scalpello con il compito di togliere qualche pezzo di roccia alla perfida strettoia. Rimango qualche minuto con lei poi scendo ad aiutare Matteo. Lavoriamo insieme alla nuova strettoia. Sopra di noi Elisa si stanca presto di smazzettare, ci annuncia che aspettera’ al campo base. Le condizioni di lavoro alla strettoia sono quasi proibitive, nonostante Matteo abbia sistemato il telo a protezione dell’acqua, questa arriva comunque a rompere le scatole. Dopo circa un’ora interrompiamo, siamo fradici e poi anche Elisa potrebbe iniziare a sentire freddo. Sistemiamo i ferri da lasciare, ricomponiamo gli zaini con cio’ che dobbiamo riportare fuori e saliamo. Matteo passa la strettoia, con una minima difficolta’. Mentre passa, mi accorgo che una delle sue scarpe si e’ rotta. Lo avverto che il suo tallone e’ quasi a nudo, lui ne prende atto commentando in maniera colorita, con parole che non e’ urbano riferire. Gli chiedo di aspettare mentre tento anche io il passaggio, nel caso mi serva una mano, non si sa mai. Provo una prima volta nella configurazione dell’andata. Niente da fare. Torno indietro e mi tolgo anche imbrago e pettorale. Stavolta ce la faccio seppur con molti sbuffi ed altrettanti sospiri. L’acqua che scorre allegramente alla base della strettoia mi inzuppa tutto il lato sinistro, ma quasi non me ne curo. Mentre riprendo fiato, Matteo sguscia avanti per iniziare a salire assieme ad Elisa. Li raggiungo mentre si apprestano a salire. Per primo va Matteo, lo segue Elisa. Inganno l’attesa rivestendomi, po ricompongo lo zaino “mostruoso” aggiungendovi anche una corda da circa 40m che e’ inutilizzata e qua non serve. In magazzino puo’ essere utile. Mentre faccio tutto cio’, devo stare chino perche’ Matteo ed Elisa continuano a buttare giu’ sassi senza curarsi affatto di urlare il classico avvertimento ai poveretti, in questo caso io, che sono sotto di loro. Mi riprometto di ricordarlo soprattutto ad Elisa. Un sasso che mi arriva giusto sul collo mi rende convinto di dover attuare il proposito.

Tra un sasso e l’altro arriva il mio turno. Provo a sollevare lo zaino. Con l’aggiunta della corda, oltre ad essere enorme, ora e’ anche pesante. Bene! Al primo frazionamento mi appiattisco alla roccia come una patella attaccata agli scogli. Dal rumore suppongo che Elisa ne abbia fatto cadere giu’ uno grosso. Per fortuna si ferma sulla cengia sopra di me.

Passare le strettoie con il mio amico zaino si rivela essere piacevole come mi aspettavo. Alla base del terzo pozzo trovo un paio di solette. Matteo deve averle seminate senza accorgersi. Le raccolgo e le sistemo nello zaino. All’ultima strettoia, dall’altra parte c’e’ Elisa che attende il suo turno, ne approfitto chiedendole una mano con lo zaino. Tra lei che tira ed io che spingo alla fine lo zaino passa. Mentre passo a mia volta, Elisa inizia a salire l’ultimo pozzo. Alla cengia trova Matteo. Da quel punto le corde sono 2. Mentre io salgo il primo tratto del pozzo, Elisa e Matteo salgono insieme il secondo tratto. Matteo oramai ha il piede sinistro protetto solo dal calzino quindi procede con qualche difficolta’. Elisa inizia giustamente a sentire la stanchezza e fa frequenti soste. Io che sono sotto in attesa, dopo svariati minuti inizio a sentire freddo. Per salire ho scelto la corda di Matteo, quella senza frazionamenti in alto. Tanto per passare il tempo ed ingannare il freddo, inizio a sollecitare Matteo in maniera petulante. Quando arriva alla partenza del pozzo, Matteo lascia inavvertitamente la corda incastrata ad una roccia sporgente. Mentre salgo sento che la corda struscia sinistramente da qualche parte ma la fitta nebbia che abbiamo prodotto mi impedisce di vedere dove. Mi fermo per valutare la situazione. Per fortuna sopra di me c’e’ Elisa che ha appena passato il frazionamento. Le chiedo di guardare cosa stia succedendo alla corda sulla quale sono appeso. Subito mi risponde che e’ incastrata dietro una roccia ma che non riesce a liberarla. Le urlo di aspettare un attimo, usando la sua corda tolgo peso alla mia. Finalmente riesce a sistemarla. Mi districo dall’intreccio di corde che ho fatto e continuo a salire. All’altezza del frazionamento dell’altra corda ecco la roccia sporgente. La cosa era “studiata” bene, prima sarei caduto per la corda rotta dallo sfregamento, il colpo di grazia me l’avrebbe dato la roccia cadendomi addosso. Per fortuna la brava Elisa ha sventato il pericolo. Per evitare futuri incidenti, tolgo definitivamente la sporgenza di roccia. Purtroppo anche la pietra sotto si muove leggermente, la prossima volta dovremo fare una nuova sessione di estrazione e sollevamento massi.

Quando io ed il sacco enorme arranchiamo fuori, troviamo i miei amici che si riscaldano davanti al fuoco. Inizio subito ad insolentire Matteo per la corda incastrata, pero’ lui non e’ cosi’ cattivo come lo disegno, nonostante sia quasi a piedi scalzi, corre a darmi una mano col sacco. Questo suo slancio placa le mie ire, rimane solo la voglia di scherzarci assieme. Fa esperienza, l’importante e’ poterlo raccontare. Mentre sono anche io a crogiolarmi al caldo del fuoco, mi aggiornano, sono quasi le 6 del pomeriggio. Dalle 4 in poi Nerone e Gabriele sono stati qua ad aspettarci. Ora pero’ Nerone e’ dovuto andar via. Si e’ allontanato da pochi minuti. Il caldo e’ piacevole, ma arriva da un solo lato per volta. Sulla schiena il freddo morde con decisione. Meglio i vestiti asciutti, penso. Sistemiamo il fuoco perche’ non faccia danni e ci avviamo. Elisa ed io camminiamo di buon passo, Matteo e Gabriele ci seguono chiacchierando. Quando arriviamo alla macchina troviamo che Nerone non e’ ancora partito, faccio a tempo a salutarlo di persona ed a fargli gli auguri per il nuovo anno. Giusto il tempo di un saluto, dopo il freddo prende il sopravvento e devo sbrigarmi a levarmi gli abiti bagnati. Gabriele accende l’auto e ci comunica che siamo a -6°. I cordini si ghiacciano, leva e corpo dei moschettoni si saldano e non si riesce piu’ ad aprirli, un bel freddo insomma. Ci cambiamo piu’ in fretta possibile mentre un vento gelido viene a favorirci l’operazione. Come speravo i vestiti asciutti aiutano tanto. Nerone ha passato alcuni minuti nella sua macchina per stemperare il freddo preso aspettandoci. Ora per lui e’ il momento di andare, carica in macchina il materiale da riportare al magazzino, e parte. Qualche minuto e siamo pronti anche noi. Con il riscaldamento al massimo, partiamo. La giornata si conclude con un lauto pasto a Marano, da Antonia. Tanti auguri a tutti per un buon 2020. Alla prossima.

Pubblicato in amici, SCR, speleo, SZS, uscite

Cavita’ dell’Elefante – 15/12/2019

Una rilassante e fangosa uscita con Valentina, Elisa, Federica, Fabio, Enrico ed il supporto esterno di Gabriele.

La mattina ci vediamo al solito Bar Lanciani. Simone viene all’appuntamento, ma solamente per comunicarci che ci dara’ buca. Dopo averlo salutato entriamo nel bar e scopriamo che non e’ piu’ un bar “classico” ma un qualcosa di diverso. Non mi curo di capire in cosa sia differente. Andrebbe bene ugualmente, ma la inserviente ci avverte che non hanno cornetti e questo ci convince a cambiare. Andiamo al bar poco piu’ avanti a soddisfare il nostro bisogno di colazione.

Dopo esserci rifocillati adeguatamente, andiamo al parcheggio vicino la grotta ed iniziamo a prepararci.

Come al solito, mi attardo a fare foto e sono l’ultimo ad indossare l’attrezzatura.

Siamo pronti per partire, manca solo la foto di gruppo, risolviamo subito.

All’ingresso della galleria artificiale ci sono dei bei funghi. Chissa’ se sono buoni pur essendo cresciuti in una specie di discarica.

Arriviamo all’ingresso della grotta. Manca la corda per scendere il primo pozzo. Mentre sistemo la corda, chiedo a Gabriele di portare “i ragazzi” a visitare il resto della galleria artificiale. Valentina rimane a darmi una mano.

Sistemo la corda, uso la piu’ lunga, quella da 30m cosi’ portero’ meno peso. Saluto Gabriele, che per oggi ha deciso di fare altro, e scendo. A terra nel piccolo ambiente alla base del salto, c’e’ un pipistrello. Avverto gli altri di fare attenzione a non disturbarlo.

Anche al traverso non c’e’ la corda, pero’ ci sono le placchette. Della corda da 30 metri ne rimane ancora molta, utilizzo quella per sistemare il traverso. Arrivo preciso al pozzo successivo.

Anche la’ manca la corda ma ci sono gli attacchi, prendo una delle 2 corde da 20 metri dallo zaino e la sistemo. Prima di scendere aspetto che Valentina mi raggiunga. La avverto di seguirmi fino al primo frazionamento dove potra’ seguire i nostri amici mentre passano il loro primo frazionamento post corso.

Alla base del pozzo trovo una sorpresa, il lato della frattura che non prosegue, ora e’ armato con un traverso. Chi lo ha fatto ha usato i nuovi “multi-fix”, non sapevo fossero gia’ utilizzati in grotta.

Urlo la libera ed aspetto che arrivi il resto del gruppo.

La prima ad arrivare e’ Elisa. Le chiedo il piacere di tenere la corda a chi arrivera’ dopo di lei. Io mi allontano di qualche metro. Ieri ho cambiato la batteria del mio fido DistoX ed oggi l’ho portato con me per rifare la calibrazione. Quando tutto il gruppo e’ riunito chiedo a Valentina, oggi sono lei e Federica le veterane, di portare tutti a vedere la frattura dal lato senza prosecuzione. Nel frattempo io proseguo con la calibrazione. Tornano prima del previsto perche’ hanno trovato un salto che non si sono sentiti di scendere senza corda. Bravi. Li prego di attendere ancora qualche minuto. Visto che la calibrazione mi prende piu’ tempo del previsto, dopo un poco chiedo loro di avviarsi dal lato della frattura dove troveranno la strettoia.

Terminata la calibrazione, sistemo l’armamentario da rilievo e lo lascio alla base del pozzo, e’ inutile farlo infangare per nulla. Quando raggiungo i miei amici li trovo impegnati col passaggio dopo la strettoia. Non mi sembra stiano seguendo la solita via, scavalco chi e’ ancora in attesa del proprio turno e vado a curiosare. Intanto noto che la strettoia non e’ piu’ una strettoia degna di questo nome, ora ci si passa gattonando comodamente. Subito dopo ci sarebbe stato il passaggio del laghetto o in alternativa il bypass che avevo trovato. Non e’ piu’ cosi’, ora la corda sale direttamente passando per un buco che prima non c’era. Bene, un comodo passaggio, ancora migliore rispetto al mio bypass. Con tutte queste novita’ mi scordo di fare foto. La nuova corda porta direttamente sul “plateau” che precede la “sala delle diramazioni” (questi nomi non li troverete da alcuna altra parte, sono tutti nomi di fantasia dati da me per ricordare i luoghi della grotta). Una volta che siamo di nuovo tutti riuniti, facciamo pausa pranzo. Divido il mio magro pasto con Valentina, un minuscolo pezzo di parmigiano. Per fortuna Enrico ha portato dolci in abbondanza e ce ne offre con generosita’. Dopo pranzo andiamo alla sala delle diramazioni, voglio mostrare loro il “dorso del drago”. Nella sala faccio notare loro il segno lasciato dal livello dell’acqua. Faccio il mio dovere di cicerone descrivendo brevemente le varie diramazioni e lo stato di esplorazione per come lo conosco.

Proseguiamo per andare ad ammirare il dorso del drago.

Eccolo.

Come sempre cerco, inutilmente, di fare qualche foto che renda l’idea di quanto sia una vista notevole.

Fabio ed Enrico rimangono impressionati come lo sono io ogni volta che vengo a salutare questa fantastica formazione rocciosa.

Elisa sembra seria, ma e’ commossa. Valentina gia’ ha avuto modo di ammirare “il drago” piu’ volte, ma anche lei torna volentieri.

Il nostro drago, insieme con Valentina viene molto meglio.

Continuo a fare da cicerone raccontando che da qua parte una lunga frattura. Chi c’e’ stato mi ha detto che ci vogliono circa 2 ore per percorrerla ed arrivare in zona esplorativa. Posso solo accennarlo, perche’ finora non sono mai andato oltre il drago. Tornando indietro notiamo un punto dove parte una frattura trasversale a quella che stiamo percorrendo. Spostando qualche sasso si puo’ andare a curiosare. Lo facciamo. Purtroppo dopo qualche metro la frattura diventa impraticabile. Torniamo indietro per riprendere la strada di casa. Prima pero’ facciamo una nuova foto di gruppo.

Torniamo al plateau. Stavolta, invece di fare la via fatta all’andata, decido di usare l’ultima corda da 20 metri che mi sono scarrozzato finora. Scendiamo dal lato opposto dove faccio un armo posticcio utilizzando un fix piantato a pavimento. Sceso il saltino, riprendiamo la via per la strettoia.

Tanto per vedere se lo ricordo bene, mentre gli altri sono in fila per scendere per la nuova via, prendo per il “mio” bypass e cosi’ scavalco la fila intrufolandomi nella strettoia mentre la sta impegnando Elisa. Al momento lei rimane impressionata a vedersi sbucare dal buio un barbone infangato ma quando mi riconosce acconsente a farmi spazio e lasciarmi passare avanti. Dopo la strettoia, faccio il bravo e mi fermo ad aspettare gli altri. Arriva Valentina, le chiedo di andare avanti con Elisa e Fabio per iniziare la risalita. Dietro sento arrivare Enrico. Federica e’ ultima a chiudere la fila. Enrico mi raggiunge e lo accompagno per un tratto perche’ vada gli altri alla base del pozzo. Rimango ad attendere Federica che in grotta procede col suo passo, lento ma inesorabile.

In fondo al traverso vediamo ancora Elisa.

Enrico parte a percorrere il traverso.

Quando anche Federica arriva, andiamo avanti a raggiungere il gruppo. Valentina e’ salita ed ora e’ al frazionamento, come all’andata. Fabio e’ salito dopo di lei ed e’ in attesa alla fine del pozzo. Inizia a salire anche Elisa.

E’ quindi il turno di Enrico. Sale con la solita difficolta’. Mi convinco che con lui dovremo trovare il tempo per fare una palestra dedicata alla tecnica per salire su corda. Una salita fatta come la fa lui e’ uno sforzo sovraumano.

Salito Enrico, parte Federica equipaggiata col suo fido pantin che si rifiuta di scorrere sulla corda “coticosa”.

Io seguo levando le corde messe all’andata. Fuori dalla grotta troviamo Gabriele. Ha passato la giornata facendo la poligonale tra gli ingressi delle 2 grotte vicine, questa dell’Elefante e quella del rifugio. Un utile esercizio. Uscendo dalla galleria artificiale Gabriele ci indica un nuovo, e piu’ comodo, sentiero aperto tra i rovi.

Alle macchine imperverso con la fotocamera. Devo rimediare al fatto di averla usata davvero poco mentre eravamo in grotta. Ecco Fabio, ancora con lo stupore negli occhi per quanto visto oggi.

Questo sarebbe Gabriele, e’ lui, fidatevi.

Una volta cambiati mi concedo una foto con Valentina, oggi promossa sul campo a guida supplente quando io me ne andavo per i fatti miei.

Grazie a tutti i miei amici per la bella giornata e a Gabriele per il supporto esterno. Per chi e’ arrivato a leggermi fin qua, tanti , tanti, tanti auguri di Buon Natale! Alla prossima.

Pubblicato in Uncategorized

Pretaro -08/12/2019

Con Valentina al Pretaro a cercare il “giro di Peppe”.

Antefatto: Quasi un anno fa Gabriele ed io facemmo un’uscita con Giuseppe e Nerone. Loro entrarono prima e…scomparvero! Ci incontrammo di nuovo solo all’uscita. Dai loro racconti capii grossomodo la strada che avevano fatto. Non ero mai stato dove si erano avventurati loro e mi ero ripromesso di andare, un giorno o l’altro. Delle loro descrizioni appuntai mentalmente 2 cose, che durante il tragitto c’e’ una strettoia micidiale e anche un pozzo da almeno 30 metri.

Oggi siamo solo Valentina ed io, e’ il giorno giusto per cercare quello che ho nominato il “giro di Peppe”.

Valentina prende molto seriamente l’impegno e parte subito col piede giusto facendo un robusto spuntino prima di entrare.

Giulio e’ venuto a darci sostegno morale e supporto tecnico prestandoci una corda per il pozzo da 30 metri che cercheremo. Prima di arrivare all’ingresso del Pretaro per una chiacchiera mentre ci cambiamo, siamo andati sotto il “Buco di Jodi” a rivedere uno dei buchi “della zecca”. Spero Giulio lo prenda in simpatia e vada a lavorarci.

Noi siamo pronti ad entrare in grotta, Giulio invece deve andare a lavorare. Una foto di gruppo ce la concediamo.

Entriamo. L’arpa Celtica, uno dei giri che mi sono riproposto, la faremo dopo, per ora il nostro obiettivo e’ la ricerca del “giro di Peppe”. Tanto per cambiare, mostro a Valentina il bypass del primo toboga.

E poi la obbligo guardare verso il toboga ed a fare la faccia stupita mentre le faccio le foto.

Arrivati in fondo al secondo toboga, prendiamo a sinistra invece di seguire la via solita a destra. Subito ci sono molte vie, almeno 3 possibili. Piu’ avanti si ricongiungono. Ci dividiamo per vedere quale sia la piu’ comoda…sicuramente la terza! Piu’ avanti, strada facendo, trovo il soffitto con inclusioni di selce quasi sbriciolata. Ne prendo una foto, non si sa mai.

Ogni tanto chiedo a Valentina se puo’ esplorare dei punti per me stretti. La aspetto con pazienza.

Li segue finche’ diventano troppo stretti anche per lei. Proseguiamo per la via piu’ larga.

Ad un certo punto troviamo un reperto importante. Una candela. Di qua e’ sicuramente passato Nerone. Siamo sulla strada giusta.

Dalla saletta della candela parte un tratto in salita, andiamo a vedere. La sala dove si sbuca ha pareti che si sgretolano al solo guardarle. Rinunciamo a tentare una risalita. Riscendendo Valentina trova un camino che sale. Ci si infila.

Quando diventa troppo stretto anche per lei le passo la fotocamera per documentare quel che vede. Probabilmente siamo vicino ad una uscita.

Scendiamo alla sala della candela.

Dalla sala sembra iniziare un pozzo. L’impressione e’ rafforzata dalla presenza di una corda appoggiata su un masso. Facciamo pausa per indossare l’imbrago e l’attrezzatura. Nel frattempo faccio qualche foto.

Sistemata la corda, scendiamo. Il pozzo da “30 metri” termina dopo poco piu’ di un metro poi c’e’ un comodo terrazzo che affaccia su una spaccatura. Scendo per primo poi aspetto Valentina dando uno sguardo attorno. La frattura scende ancora una decina di metri, pero’ spostandomi di lato trovo una specie di toboga che permette di evitare l’uso della corda. Alla base della frattura Valentina visita alcune anguste diramazioni trovando numerosi resti di pipistrelli. Le passo la fotocamera per documentare.

Proviamo a scendere ancora, tra i broccoletti che festonano le pareti ma sembra troppo stretto, inoltre la prova del sasso ci suggerisce che tentare il passaggio non ci porterebbe molto piu’ in basso di dove siamo ora.

Proseguiamo lungo la frattura.

Ancora un anfratto visitato da Valentina, ancora qualche osso di pipistrello.

Pausa per una foto di me medesimo.

In un altro anfratto Valentina trova un osso di un animale sicuramente piu’ grande di un pipistrello, la foto documenta il ritrovamento.

Qualche broccoletto.

Intanto Valentina recupera l’osso.

Eccolo.

Tutte le nostre indagini danno nessun frutto in termini di passaggi percorribili, continuiamo a seguire la frattura nel suo corso principale.

Tra un passaggio e l’altro cerco anche di fare una bella foto “broccolettata”.

Questa con la goccia, non e’ male.

Naturalmente non posso impedirmi di obbligare Valentina a tenere pose da esploratrice per diversi minuti mentre cerco di farle una foto accettabile.

Questa viene carina, mi faccio i complimenti da solo, anche se il merito va al soggetto.

Un centopiedi o millepiedi o quel che e’.

Proseguiamo lungo la frattura serpeggiante. Ad un certo punto troviamo diverse diramazioni. Si puo’ proseguire diritti, alla nostra sinistra, dietro di noi risalendo. Cerco di decidere dove andare ma sono perplesso, mi sembra di conoscere questo posto. Avanzo di qualche passo e poi mi giro per cambiare prospettiva…ma…siamo al “trivio” lungo la strada che porta alla sala del the! La mia esclamazione di stupore quasi spaventa Valentina. Commentiamo la cosa mentre mi riprendo dalla sorpresa. Alla fine abbiamo chiuso il “giro di Peppe”! La tentazione sarebbe di tornare lungo la via solita, ma strada facendo abbiamo lasciato il sacco e l’attrezzatura, dobbiamo anche tornare a levare la corda. Si torna indietro.

Il ritorno lo facciamo senza perdere troppo tempo a cercare nuovi passaggi, infatti in pochi minuti siamo alla frattura e quindi alla minuscola risalita su corda. Valentina va avanti, io libero la corda e poi esco dallo stretto pertugio.

Anche il secondo tratto lo percorriamo velocemente. Al ritorno saliamo per il primo toboga disdegnando il bypass.

Quasi all’uscita troviamo un paio di dolicopode in atteggiamenti promiscui, non stiamo tanto li’ a dare fastidio ma passiamo velocemente per togliere il disturbo.

Al bivio per l’Arpa Celtica facciamo un veloce consulto. Siamo soddisfatti per il giro fatto finora. Andremo la prossima volta alla zona fangosa. Pochi minuti e siamo fuori.

E stavolta anche io mi faccio fare una foto all’uscita.

Dopo esserci cambiati, anche se siamo un gruppo ristretto, una foto ce la meritiamo ugualmente.

Mentre mi tolgo la maglietta fradicia succede…mi si rompe il braccialetto del raduno speleo. Lo fotografo prima di abbandonarlo al suo destino.

Andiamo al Roby Bar avvisando Giulio che siamo usciti, ci raggiunge per una birra e qualche chiacchiera. Gli raccontiamo del “giro di Peppe”.

Finita la birra salutiamo i Robybaristi tutti scambiandoci anche gli auguri per le prossime feste. Prima di prendere la strada di casa saliamo qualche minuto al borgo dove oggi ci sono ad esporre vari stand di artigianato. Trovo anche Simone, che saluto con piacere.

Ecco le bancarelle.

Il ritorno e’ tranquillo fino a Roma. Facciamo una rapida sosta per fare rifornimento e poi via.

Un grazie a Valentina che mi ha accompagnato a scoprire il “giro di Peppe”, un grazie a Giulio per il supporto e…alla prossima.

Pubblicato in amici, speleo, SZS, uscite | 2 commenti

Piccola Creta – 01/12/2019

Una uscita a Piccola Creta con tanta tanta acqua in compagnia di Angelica, Aurora, Valentina, Gabriele.

La mattina, dopo tutte le soste di rito, arriviamo all’ingresso della grotta ed iniziamo a prepararci.

Nonostante il freddo c’e’ ancora qualche fungo che fa capolino tra le foglie.

Tutti pronti, andiamo all’ingresso. Valentina e Gabriele si occupano di sistemare la corda per il pozzetto d’ingresso.

Io come al solito imperverso con la fotocamera costringendo Angelica ed Aurora a sorridere per una foto.

Si entra. Vado per primo. Ho con me lo zaino col trapano ed altri aggeggi pesanti. Oltre al piacere di andare in grotta in buona compagnia oggi abbiamo intenzione di andare a vedere la situazione in fatto di acqua, di sistemare qualche armo e, se avanza tempo, di fare un poco di lavoro alla base del primo P50. Valentina mi segue.

A meta’ del P25 c’e’ un attacco singolo, mi sembra una occasione ottima per doppiarlo. Tiro fuori tutto il necessario e pianto un fix che adorno con una piastrina. Sistemo poi la corda e proseguo.

Valentina ed io andiamo svelti alla partenza del primo P50. Vogliamo armare una seconda via per scenderlo, vuoi per velocizzare l’uscita, vuoi per poter fare assistenza a chi, come Aurora, e’ alla sua prima discesa di un pozzo lungo. Non abbiamo la corda con noi, e’ nello zaino di Gabriele, pero’ tutto il resto si. Iniziamo a lavorare. Rovistando nello zaino trovo anche uno spezzone di corda che utilizzeremo per provare il nuovo armo. Con Valentina ci guardiamo attorno, la roccia non e’ delle migliori ma alla fine, dopo aver saggiato a martellate qualche metro quadro di roccia, troviamo un punto che fa al caso nostro. Pianto io i primi fix e poi lascio a Valentina l’onere ed il piacere di piantare l’ultimo, quello per la partenza. Abbiamo quasi terminato di sistemare quando Angelica ed Aurora ci raggiungono. Gabriele, che ha la corda, e’ l’ultimo. Aspettiamo con pazienza il suo arrivo.

Visto pero’ che oggi lo stillicidio e’ forte ed inoltre dove siamo lo spazio e’ poco, decidiamo che e’ meglio che qualcuno inizi a scendere. E’ Valentina la prescelta.

Lei non ama grandemente i pozzi, pero’ con la pratica inizia ad affrontarli con piu’ dimestichezza. Infatti il passaggio del frazionamento di partenza, che altre volte le ha dato noia, stavolta lo passa con una facilita’ che stupisce anche lei.

La saluto raccomandandole di urlarci la sua posizione mano a mano che passa i vari frazionamenti lungo la discesa.

Valentina e’ alla base del P50, Gabriele finalmente arriva portando la corda. La prendo e la sistemo. Caspiterina! La corda tocca. Il deviatore che avevo predisposto non fa bene il suo lavoro. Con Angelica a farmi da assistente, riprendo il trapano per sistemare l’armo. Purtroppo questa sistemazione porta via del tempo e nel frattempo acqua e freddo non giocano a nostro favore. Fatto un nuovo deviatore, riponiamo tutto nello zaino e ci prepariamo a scendere. Per primi scendiamo Aurora sulla nuova corda ed io sulla “vecchia”. Vado avanti per farle sicura durante la discesa e per sistemare i frazionamenti anche per lei. Un intenso stillicidio ci inzuppa per benino, ma alla fine riusciamo a toccare la base del pozzo ed urlare la libera ai nostri amici. Mentre io mi riposo dalle “fatiche armatorie”, Valentina ed Aurora, risalgono a vedere la saletta nuova. Il passaggio per arrivarci e’ sempre alquanto scomodo e stretto, le sento che faticano, anche se sono entrambe di fisico minuto. Mentre tornano indietro Aurora mi strappa un sorriso quando mi chiede: “…e tu volevi passare per di qua?!?” rimanendo interdetta quando le rispondo: “Veramente ci sono passato”, omettendo pero’ di spiegarle che mi sono dovuto togliere tutta l’attrezzatura per farlo!

Nel frattempo anche Angelica e Gabriele ci raggiungono. Siamo tutti fradici ed infreddoliti. Un rapido consulto e decidiamo che non e’ il caso di sostare ulteriormente. Andremo a dare uno sguardo al ramo laterale e poi risaliremo.

Passiamo il primo cunicolo ed arriviamo al primo ambiente. Intanto racconto ad Aurora di questa zona della grotta e del lavoro fatto finora.

Andiamo avanti fino alla curva a gomito ed il successivo cunicolo fino a sbucare nel piccolo ambiente dove stiamo lavorando. Ci ammucchiamo tutti la’ dentro commentando quanto sara’ lungo poter andare avanti per questa direzione.

Poiche’ abbiamo deciso che per oggi abbiamo gia’ preso abbastanza acqua, torniamo indietro.

Alla base del P50 ci organizziamo per la salita. Andiamo per primi Aurora e io. Valentina, visto che inizia a sentire un gran freddo, ci segue sulla corda “vecchia”, ad un frazionamento di distanza. Ci raggiunge al frazionamento. Aurora se la cava benone. Visto che ora con noi c’e’ anche Valentina, faccio una bella pensata, vado avanti da solo cosi’ da poter assistere Aurora a fine pozzo. Valentina acconsente a salire con Aurora quindi parto. Sono salito una decina di metri quando Valentina mi avverte che Aurora ha un problema, sale lentamente perche’ non le scorre la corda nel croll. Alla fine risolviamo scambiandoci di nuovo di posto con Valentina. Lei sale diretta ed io insieme ad Aurora. Con Aurora sistemiamo l’impiccio, era solo la longe della maniglia che interferiva col croll, e proseguiamo la salita. Gabriele ed Angelica sono sotto di noi, al frazionamento. Sono al deviatore quando Gabriele decide che anche lui vuole salire. Cambio temporaneamente l’armo del deviatore per farlo diventare un frazionamento. E’ un po’ un impiccio ma alla fine ne veniamo fuori.

L’ultima parte del pozzo la saliamo in compagnia di tanta acqua.

L’uscita dal P50 non presenta particolari problemi. Vorrei far passare Valentina ed Aurora fino alla base del pozzo successivo, il P25. Si tratta di percorrere un metro, ma e’ un metro pericoloso per chi e’ sotto di noi, se dovesse cadere un sasso mentre Valentina o Aurora passano, arriverebbe come un proiettile dritto sulla testa dei nostri amici. Per prudenza aspettiamo che salgano anche loro.

Arriva Gabriele, Angelica lo segue. Possiamo proseguire.

Il primo tratto del P25 e’ ottimo per riprendere un poco di calore. Salgo dopo Valentina ed Aurora.

Arrivo al frazionamento intermedio che Valentina e’ gia’ sopra al P25, aspetta Aurora per farle assistenza all’uscita del pozzo.

Io ne approfitto per un paio di foto.

Da sotto sento arrivare Gabriele.

Aurora ha passato il frazionamento, la corda e’ libera. Salgo pure io. Sfrutto biecamente Aurora per farmi aiutare col sacco mentre esco dal pozzo. Facciamo il resto della salita praticamente tutti assieme. L’ultimo pozzo ci porta l’aria fredda dell’esterno, una goduria, con tuta e sottotuta zuppi.

Con vero piacere mi cambio indossando vestiti asciutti. Dopo pochi minuti arrivano anche Gabriele ed Angelica. Ripresa la temperatura, sistemiamo tutto il bagaglio in macchina ed andiamo. Stavolta Marano e’ chiusa quindi ripieghiamo su un ristorante a Subiaco, lo propone Gabriele. Non male, devo dire. Alla prossima

Pubblicato in speleo, SZS, uscite

Bunker Colleferro – Puliamo il buio – 30/11/2019

Sabato c’e’ stata una nuova edizione della bella ed utile manifestazione “Puliamo il buio”. Io non ho potuto partecipare, pero’ l’infaticabile Gabriele e la bella Valentina sono andati in rappresentanza dello Shaka Zulu Subiaco .

Ospito con molto piacere la relazione di Gabriele e Danilo:

Sabato 30 Novembre 2019 si è svolta, presso i rifugi antiaerei di Colleferro “Puliamo il buio”, evento indetto dalla S.S.I. in collaborazione con Legambiente.

La manifestazione è stata fortemente voluta dal “G.S.CAI Ipogei Monti Lepini” della sezione di Colleferro, con il prezioso aiuto dei gruppi “Shaka Zulu Club Subiaco”, “G.S. Guidonia Montecelio” e “Sotterranei di Roma”. Le foto dell’evento sono disponibili per gentile concessione di “Sotterranei di Roma”.

I rifugi antiaerei di Colleferro inizialmente sono stati scavati per recuperare pozzolana per la costruzione della città industriale e si estendono in un dedalo di cunicoli sotterranei per buona parte della città.

Usati nella seconda guerra mondiale come rifugi stanziali (ancora evidenti le tracce abitative di alcune stanze, bagni, infermeria e carceri), sono oggi gestiti dall’associazione 900 che ha lo scopo di rivalutarne la memoria e la fruizione.

Armati di guanti sacchi e carriole, ma soprattutto di buona volontà, sono stati portati all’esterno sette bustoni di plastica, due di indifferenziato, due pneumatici, un centinaio di chili di ferro e una quantità considerevole di legno ormai marcio, ripulendo un ramo del complesso ipogeo.

La manifestazione è poi terminata con un visita guidata dei rifugi.
Danilo Iannacci (G.S.Ipogei Monti Lepini), Gabriele Catoni (Shaka Zulu Club Subiaco)

Pubblicato in amici, artificiali, speleo, SZS

Grotta le Fosse – Vallepietra – 24/11/2019

Con Aurora, Angelica, Elia, Gabriele, Mario e Nerone a visitare una nuova grotta nei pressi di Vallepietra.

A dispetto di “internet”, che per oggi aveva decretato pioggia, noi abbiamo deciso di fare come si faceva prima che “lei” prendesse il posto del buonsenso e della voglia passare la domenica insieme agli amici. Andiamo comunque portandoci dietro il poncho per ripararci dalla pioggia. Abbiamo anche un piano di riserva, in caso di nubifragio ce ne andremo al ristorante. In ogni caso passeremo una bella giornata.

La mattina, mentre aspetto che Gabriele passi a prendermi, mando un pensiero verso i ragazzi del 60° corso SCR. Sono partiti ieri e, proprio in questo momento, dovrebbero essere all’ingresso della grotta di Frasassi per la traversata Fiume-Vento. A causa del recente malanno non me la sentivo di andare, pero’ posso augurare loro una buona giornata.

La mattina Gabriele, io e Luna arriviamo a Vallepietra con appena un’ora di ritardo. Giustamente i nostri amici sono intanto partiti per raggiungere la grotta. Oggi ho portato anche la nuova fotocamera. La prima foto la faccio a Gabriele e Luna.

Parto col poncho per ripararmi da una leggera pioggia. Pero’ fatti i primi metri di salita inizio a sentire un caldo insopportabile e tolgo tutto. Ogni tanto riprendo Gabriele ed il panorama alle sue spalle.

La valle sotto di noi e’ sempre molto bella.

Arrivati al primo spiazzo.

Ma la salita non termina certo qua.

Esagero provando anche lo zoom per vedere meglio il fiume che scorre in fondo alla valle.

Ancora salita, ne ricordavo di meno dalla passeggiata precedente.

In un tratto dritto e, nemmeno a dirlo, in salita, vediamo un losco figuro a bordo strada. Luna si impaurisce e ci avviciniamo stando vicini vicini, con lei che si appoggia al mio ginocchio sinistro. E’ Elia! Anche Luna lo riconosce ma e’ ancora impaurita, quasi non lo saluta, si limita ad un accenno di scodinzolo. Dopo esserci salutati aspettiamo Gabriele che si e’ attardato un poco.

Il secondo spiazzo, quello piu’ grande. Siamo vicini, ma non troppo.

Gabriele nel frattempo ci ha raggiunti. Proseguiamo.

Luna continua a fare avanti ed indietro come suo solito.

Il terzo spiazzo, quello con la palina che indica sentieri e distanze. Ora siamo vicini alla fonte delle Fosse.

Da qua si vede la grotta che e’ la nostra destinazione odierna. Guardando bene dove dovrebbe essere la grotta, si vedono degli omini che si muovono. Sono i nostri amici. Lancio un urlo di saluto ed infatti li vedo agitare le braccia in un saluto.

Ecco la fonte. Le recenti giornate di pioggia l’hanno rafforzata assai.

L’acqua defluisce in buona parte verso il sentiero che dobbiamo prendere ora.

Elia e’ gia’ avanti, andiamo.

10 minuti di cammino e raggiungiamo la grotta. Per prima cosa i saluti, poi la presentazione della nuova fotocamera e a seguire una foto con Angelica e Mario.

Ma dove siamo? Mi guardo attorno. C’e’ uno sgrottamento affacciato alla valle. Andando avanti si entra in una grande sala. Sulla destra si vedono altri ambienti, ma ci andro’ dopo. Nerone e’ gia’ dentro alla sala, intento a scavare in un punto dove la grotta potrebbe proseguire.

Mi cambio meglio che posso. La sala e’ pavimentata di letame di animali vari, piu’ o meno fresco. Oggi faremo un lavoro di “m…a” ed io non ho portato la tuta per proteggermi i vestiti. Mentre i vari componenti del gruppo si dividono nella grotta a scavare in piu’ punti, io mi preparo per fare il rilievo. Mentre prendo i punti per la poligonale trovo un simpatico ragnetto e mi fermo a fotografarlo.

Di volta in volta, devo disturbare i vari cantieri di scavo per fare il mio lavoro. Dedico parecchio tempo alla sala principale poi mi sposto agli ambienti laterali. Ce n’e’ uno subito entrando a destra. In fondo c’e’ Elia che scava. Lo costringo ad una pausa, faccio quel che devo fare e tolgo il disturbo. Torno all’ingresso degli ambienti laterali e stavolta vado a sinistra. Vengo raggiunto da Gabriele, andiamo assieme a vedere. Qua e’ un poco piu’ largo e dall’alto si vede filtrare della luce. Si sale facilmente, e lo facciamo. A fine salita troviamo un’altro ingresso. Mentre termino il mio rilievo, Gabriele esce all’esterno e si addentra nel bosco.

Sento i miei amici chiamare per il pranzo. Scendo da dove son venuto, senza farmi pregare. Oggi ho portato i panini. Dopo il lauto pasto mostro a tutti il disegno della grotta ottenuto su Topodroid. La valle inizia ad essere nascosta dalla nebbia. Speriamo bene.

Aurora ed Angelica non hanno ancora visto l’altro ingresso, le accompagno volentieri.

Da sopra l’ingresso secondario faccio una foto, poi ci avventuriamo cercando di tornare all’ingresso principale via bosco, come fatto da Gabriele prima del pranzo.

Dopo questa parentesi esplorativa, si torna al lavoro. Affianco Angelica nello scavo in un punto della sala principale vicino all’ingresso.

Quando inizia a farsi sera prendiamo su le nostre cose, ci diamo una sistemata alla meno peggio e ci avviamo per tornare alle macchine.

Il ritorno e’ una piacevole passeggiata, anche se dobbiamo tenere il casco in testa con la luce accesa per vedere dove mettiamo i piedi.

Alle macchine poggiamo tutti i bagagli ed andiamo al bar a prendere qualcosa da bere. Dopo esserci rinfrancati bevendo e commentando la giornata appena trascorsa, torniamo alle macchine e ci salutiamo. Solo Gabriele ed io siamo decisi a non terminare cosi’ la giornata. Ce ne andiamo da Antonia a Marano Equo per un buon piatto di fettuccine. Alla prossima.

Pubblicato in Archeologia, rilievo, speleo, SZS, uscite