Benvenuto!

Io!Ho sempre voluto tenere un diario con le relazioni delle uscite e delle esperienze in ambito speleologico.

Con questo blog posso avere il mio diario ed inoltre condividere le esperienze che faccio.

Ho iniziato ad agosto 2012 a raccontare le mie avventure ipogee. Spero vi stiano piacendo. Nel caso ne aveste voglia, e’ sempre apprezzato lasciare un commento!

Cosa trovate nel blog? Le relazioni delle gite del fine settimana. Ogni tanto mi spingo a recensire qualche ristorante. Cerco di condire le parole con tutte le immagini che posso.

Ho inserito un paio di sezioni dedicate ai ricordi. Nella prima ho riportato le relazioni delle spedizioni speleologiche a cui ho partecipato. Nella seconda ho iniziato ad inserire immagini di uscite, fatte nel passato, che ritrovo curiosando tra i mucchi di foto che ho salvate sul pc (il piu’ delle volte sotto l’illuminante titolo “varie”!).

Buona lettura e di nuovo benvenuto!
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60° corso SCR – Catillo -13/10/2018

Anche quest’anno e’ iniziato il corso allo SCR. Siamo al 60°. E come sempre si inizia con la palestra di roccia al Catillo.

La mattina alle 7.30 ci vediamo al bar davanti al capolinea della metro B, a Rebibbia. Componiamo le macchine cercando di usarne il meno possibile e ci avviamo verso Tivoli. Io trovo ospitalita’ in macchina di Stefano. Con lui c’e’ Max, stavano partendo di corsa per arrivare il prima possibile ed iniziare le operazioni di armo. Mi aggrego volentieri, prendiamo su con noi anche Fabio, uno degli allievi. Appena arriviamo su, ci prepariamo e quindi Max suddivide il materiale.

Intanto prendo la fotocamera e la metto in azione a discapito di Fabio.

Mentre terminiamo i preparativi iniziano ad arrivare tutti gli altri allievi.

Max si occupera’ di armare le vie piu’ vicine, Stefano ed io andiamo alla paretina poco piu’ distante. La’ prepareremo 2 vie per gli allievi ed una per noi. Ecco Stefano in azione.

Quando l’armo e’ quasi pronto, lascio Stefano e vado a vedere come procede la vestizione. Trovo Fabio, il direttore del corso, che governa la sua “truppa” con polso fermo.

C’e’ anche Giorgio a dare una mano.

Prendo con me 4 allievi e torno con loro alle nostra paretina. Dopo un rapido spiegone sulla attrezzatura e su come si usa, qualche parola sulla sicurezza e sulle manovre atte a mantenerla, passiamo alla pratica. Tra Stefano ed io mostriamo come salire su corda e poi lasciamo spazio ai nostri allievi. I primi a cimentarsi sono Elisa ed Enrico.

Io salgo su a fare accoglienza ai nostri corsisti. Nel frattempo ci raggiunge Giorgio per dare una mano.

La prima salita e’ ardua per tutti ma i nostri ragazzi se la cavano benone.

Terminata la salita di Elisa ed Enrico e’ la volta di Elisabetta e Fabio. Replichiamo le posizioni della salita precedente, con Giorgio alla base, Stefano tra gli allievi ed io all’arrivo.

Il panorama da qua e’ sempre bello.

Elisabetta distanzia Fabio, e’ quasi arrivata.

Termina cosi’, senza troppi problemi, la prima salita per tutti. E’ tempo di provare la discesa.

Parte Elisa che ha avuto il tempo di riprendersi dalla fatica iniziale.

Fatto tutti il giro completo continuiamo a fare pratica in salita ed in discesa senza molte soste.

Fabio in attesa del suo turno per scendere.

Le corde ora sono libere. Sotto si fermano, e’ ora di pranzo e la fame si fa sentire.

Fabio inizia la sua discesa. Deve pure sbrigarsi, altrimenti i nostri “amici” minacciano di lasciarci qua a morire di fame.

Con qualche (poco) velata minaccia riesco a far si che ci aspettino senza che Fabio debba affrettarsi piu’ di tanto. Tornando verso il nostro campo base fotografo alcuni degli altri corsisti che sono ancora impegnati con le vie piu’ vicine alla nostra base.

Visto che per arrivare al campo base giriamo attorno alle loro vie, li riprendo da tutte le angolazioni.

Al campo base fervono le attivita’ preparatorie per il pranzo. Mentre eravamo impegnati su corda, sono arrivati gli “angeli cuocatori”; Rosa e Claudio, che hanno preparato per noi una discreta quantita’ di leccornie.

E’ quasi tutto pronto, l’odore delle salsiccie provoca un ruggito nel mio povero stomaco vuoto.

Inizia l’allegro pasto. Mentre degusto un paio di salsiccie con la bruschetta, giro attorno raccogliendo chiacchiere, impressioni ed aggiornamenti. A parte qualche piccolo inconveniente, sembra essere andato tutto bene.

Dopo il pranzo, riprendiamo le attivita’. I nostri corsari sono pieni di entusiasmo e non si fanno pregare. Per il pomeriggio ci scambieremo le vie, noi che eravamo alle paretine andiamo ad impegnare le vie vicine. Un gruppetto di 4 allievi e 2 istruttori, Fabio e Stefano, vanno a fare pratica alle paretine. Alcuni altri rimangono con noi. Anche qua abbiamo 2 vie, una piu’ lunga e complessa e l’altra abbastanza semplice, anche se non banale. Ecco Elisa che impegna la via lunga. Tanto per movimentare la situazione inizio a chiamarla Irene e continuero’ cosi’ per tutto il pomeriggio, finche’, rassegnata iniziera’ a rispondere al suo “nuovo” nome!

Max e’ rimasto con noi e segue gli allievi sulla via lunga. Io mi posiziono in cima alla via semplice e seguo chi si vuole cimentare con lei.

Qua faccio conoscenza con Sara ed il suo bel sorriso.

Mentre scende Fabio, vedo Alessandro salire la via lunga. Ora alla base della lunga c’e’ Stefano. Max e’ rimasto in cima a presidiare l’ultimo frazionamento che e’ particolarmente tecnico, per non dire ostico.

Anche Fabio ci regala un bel sorriso.

Elisa, ancora col sorriso soddisfatto e le gote arrossate dalla recente fatica sulla via lunga.

E’ talmente soddisfatta che appena si presenta l’occasione ripete la via lunga, ma in discesa questa volta.

Intanto io mi cimento nello strappare un sorriso anche ad Elisabetta.

Elisa arriva alla base del primo tratto della via lunga. Viene presa in custodia da Stefano.

Ecco Elisabetta, pronta per una nuova discesa.

Quindi ecco Sara in salita.

E poi l’infaticabile Elisa, quasi rassegnata a sentirsi appellare Irene.

Ed ecco anche Alessandro che passa a fare conoscenza con me prima di provare la discesa.

I miei dirimpettai.

E la volta di Sara. Ci ha rivelato di non amare le altezze ma a quanto pare e’ una combattente e non vuole farsi comandare da questo timore. Lo esorcizza affrontando la discesa della via lunga, con la sua partenza esposta.

I suoi colleghi seguono con attenzione le sue vicissitudini per essere pronti quando tocchera’ a loro.

Finche’ c’e’ la voglia di sorridere non puo’ essere una situazione cosi’ brutta.

Ed infatti ecco qua, il peggio e’ passato.

L’attivita’ continua a fervere.

Lascio la mia postazione per qualche minuto, arrivo al campo base per trovare dell’acqua da bere, ho una sete tremenda.

Al campo l’atmosfera e’ tranquilla. Rosa e Claudio ora si stanno godendo un attimo di riposo.

Torno su, porto l’acqua anche a Max poi riprendo il mio posto. Verso la fine della giornata mi sposto alla base della via lunga, tanto per cambiare. C’e’ Enrico che tenta la discesa. Oramai e’ molto stanco e combina qualche pasticcio con le corde nel passare il frazionamento. Alla fine si arrende e lascia che Max ed io lo caliamo a terra. E’ ora di terminare un poco per tutti, la stanchezza e’ traditrice. Iniziamo a disarmare tutte le vie.

Torniamo al campo per sistemare i materiali del gruppo e riprendere i panni “civili”. Dobbiamo solo portare tutto giu’. Laura aiuta Claudio a caricarsi di tutta l’attrezzatura della cucina.

I nostri allievi sono pronti.

In fila indiana scendiamo il sentiero.

Ancora una foto a Claudio. Assieme a Rosa hanno preparato il pranzo per tutti dispensandolo con un sorriso, che non guasta mai.

Alla fine del sentiero, dove si arriva sulla strada asfaltata, ci fermiamo. Alcuni sono andati a recuperare le macchine e scenderanno per caricare i materiali.

Strada facendo ho chiesto un passaggio a Claudio per il ritorno. Ha acconsentito di buon grado, quindi quando parte per raggiungere la sua macchina, saluto tutti e lo seguo.

Scendendo tento una foto a Tivoli. La luce scarsa ed il mio movimento le danno questo aspetto da sogno nebbioso.

Il ritorno e’ una lunga fila continua per tutta la strada. Solo a Roma, una volta passato il raccordo, il traffico sulla Tiburtina si scioglie un poco. Claudio mi lascia a casa. Lo saluto con la descrizione della strada da fare per riprendere verso casa sua…se e’ come me, avra’ scordato tutto per poi andare a casaccio!

La prima giornata delle nostre nuove leve ipogee e’ passata alla grande. Alla prossima.

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Cretarossa – 06/10/2019

Un giro alla grotta di Cretarossa con Angelica, Aurora, Valentina, Gabriele, Nerone e Maurizio

Siamo di nuovo qua a tentare di raggiungere il fondo di questa bella grotta. Anche questa volta non abbiamo molte corde, e’ un periodo di penuria di materiali nel nostro gruppo. Almeno pero’ ne abbiamo piu’ della volta scorsa, Gabriele ha portato le sue personali e Nerone ha raschiato il fondo del magazzino. Magari ce la facciamo.

Oggi ci sono anche alcune novita’; rivedo Maurizio dopo qualche mese e, udite udite, con noi c’e’ Aurora! La volta scorsa alla Beatrice Cenci ha fatto amicizia con l’attrezzatura ed oggi si cimentera’ con la sua prima grotta verticale.

Arriviamo alla grotta con largo ritardo e, dopo aver salutato Maurizio e Nerone, iniziamo subito a prepararci.

Angelica e Valentina si vestono e poi attendono alla vestizione di Aurora. Nerone osserva il tutto fumando la sua leggendaria pipa.

Io mi preparo e cerco di fare la cernita del materiale disponibile facendo la spunta della lista del materiale necessario che ho in mente. Alla fine prendiamo tutto ed andiamo all’ingresso. Il programma della giornata e’ variegato. Partiranno Valentina ed Angelica ad armare 2 vie sul primo pozzo. Aurora ed io scenderemo assieme quando loro avranno terminato. Dopo, tutti assieme, scenderemo verso il fondo a vedere il sifone e, se rimane il tempo, proveremo ad iniziare il traverso per arrivare alla spaccatura sul pozzo grande, quello a sinistra (a sinistra di che!?! E’ tanto per dire!). Ecco Angelica che parte per attrezzare la sua via.

Nerone scende il primo tratto del primo pozzo con una corda di servizio per dare manforte alle nostre armatrici.

Intanto noi aspettiamo con pazienza.

Parte anche Valentina per fare la sua parte.

Aurora, in posizione yoga, si diverte a vedere tutta la nostra agitazione.

Maurizio da’ assistenza a Valentina nello sbrogliare la corda.

Le nostre prodi armatrici terminano il loro lavoro. Magari qualche particolare dell’armo e’ da curare meglio, ma le nostre ragazze si applicano con passione ed hanno tutto il tempo del mondo per perfezionare la tecnica. Aurora ed io iniziamo a scendere quando Angelica ha terminato il suo lavoro e Valentina sta posizionando l’ultimo frazionamento. Prima di partire salutiamo Nerone e Maurizio, per loro si e’ fatto tardi e devono tornare alle rispettive case. Gabriele invece per oggi ha deciso di dedicarsi a rivedere alcuni buchi alla piana dei Fondi di Jenne, con lui ci diamo appuntamento tra almeno 4 ore. Ecco Aurora che affronta il suo frazionamento nel vuoto.

Il tratto nel vuoto del primo pozzo e’ almeno una ventina di metri. Aurora se la cava benissimo, ma ad ogni modo sotto c’e’ Valentina a fare sicura.

Io mi rilasso un attimo seguendola con la fotocamera.

Arrivati alla base del pozzo, siamo finalmente di nuovo tutti assieme. Scenderemo per il pozzo grande, quello famoso, a sinistra. Prendo tutto il materiale necessario e vado avanti. Valentina mi segue per dare una mano. Angelica rimane con Aurora a descriverle le meraviglie della grotta. Anche stavolta armiamo la partenza su attacchi naturali. Inizio a scendere. Dopo una quindicina di metri la corda e’ quasi terminata. Sono in corrispondenza di un terrazzino. Mi ci fermo per decidere il da farsi. Attrezzo una sosta mettendo la corda attorno al collo di una testa aliena. Sono proprio tra 2 pozzi, quello grande a sinistra ed uno piu’ piccino a destra. Cerco altri attacchi naturali ma non ne vedo. Avviso Valentina ed Angelica che mi servira’ il trapano. Visto che Angelica e’ stata ferma parecchio ad attenderci alla base del primo pozzo, per farla muovere e scaldare un poco chiedo a lei di scendere per portarmelo.

Sopra di me le mie amiche urlano di aver capito ed inizio a sentirle armeggiare. Mi metto comodo ed aspetto pazientemente.

Sono intento a fare foto in giro quando sento cadere qualcosa di pesante da sopra. Con degli orrendi rimbombi sento il “qualcosa” arrivare fino in fondo al pozzo grande. Nei pochi secondi che impiega ad arrivare giu’, mi si gela il sangue. Quando sento la voce di Angelica che smoccola perche’ le e’ sfuggito il sacco, mi rincuoro un po’. Ma poco, perche’ mi sovviene che nel sacco stava portando il trapano. Le chiedo maggiori informazioni sul sacco che e’ caduto, si tratta del suo personale. Ne stava portando 2, ed il suo le e’ sfuggito di mano mentre lo sistemava. Nonostante il dispiacere per la triste sorte del suo zaino e del suo contenuto, non riesco a reprimere completamente un respiro di sollievo, la rottura del trapano sarebbe stata una grave perdita per il gruppo.

Angelica mi raggiunge, e’ affranta per quel che e’ successo ed e’ preoccupata per la sorte del suo cellulare, che era nel sacco caduto.

Cerco di distrarla mostrandole dove siamo e descrivendole cosa andremo a fare. Mentre la aspettavo ho deciso, ci sposteremo nel pozzo piu’ piccolo dove forse ci sono piu’ possibilita’ di fare un buon armo.

Quando sembra che l’impegno e le chiacchiere abbiano sgombrato un poco i cattivi pensieri, mi faccio passare il necessario e vado. Dopo un metro di discesa devo giuntare la corda con un’altra. Un metro piu’ avanti trovo una zona abbastanza buona per piantare 2 multimonti. Sistemo gli attacchi, metto la corda. Prima di scendere chiedo ad Angelica di sentire Valentina ed accordarsi per far scendere Aurora, Valentina ne sorvegliera’ la partenza ed Angelica l’arrivo. Terminato di prendere gli accordi, scendo. A meta’ del pozzo anche la seconda corda termina. Ancora una volta riesco a trovare un punto comodo dove fare sosta. Sono fortunato, ci sono degli attacchi naturali. Giunto di nuovo la corda con l’ultima a nostra disposizione, armo e proseguo.

Proprio con gli ultimi metri di corda atterro su un ampio terrazzino tra i 2 pozzi. Un paio di metri in piu’ e non avrei potuto arrivarci.

Mi cerco un posto al sicuro e urlo la libera ad Angelica. Nel frattempo mi avvertono che sia Aurora che Valentina sono al sicuro vicino alla testa aliena. Mentre aspetto Angelica mi guardo attorno. Ci sono parecchi resti di larva di bigattino (mosca carnaria), probabilmente i resti dell’ultima mucca “caduta” in questa grotta.

Il pozzo grande prosegue ancora una ventina di metri, diventa abbastanza stretto da essere sceso in opposizione, ma non mi sembra il caso. Riesco pero a vedere dove e’ arrivato il sacco di Angelica, e’ 5 metri sotto di me, in corrispondenza di un’altro terrazzino. Valuto la situazione, tra me e lui ci sono vari gradoni che posso scendere facilmente. Vado, lo recupero e torno.

Angelica nel frattempo e’ quasi arrivata, le faro’ una sorpresa quando sara’ qua. Per ora faccio il vago quando mi chiede cosa ne e’ stato del suo zaino.

L’esame del contenuto dello zaino di Angelica da’ un’idea della violenta caduta che ha subito. La borraccia e’ quasi appiattita, il portapranzo e’ a pezzi. Come per miracolo il cellulare risulta intatto. Ottimo, tutto e’ bene quel che finisce bene. Da sopra Valentina ci aggiorna. Aurora si sente stanca e preferisce tornare indietro. Risaliamo per darle assistenza. Nel frattempo Valentina risale il pozzo che ha appena sceso. Ecco Angelica ed Aurora pronte per iniziare la risalita. Io seguo per ultimo occupandomi del disarmo.

Quando e’ il mio turno salgo per il pozzo grande mentre le ragazze mi aspettano alla base del pozzo d’ingresso.

Iniziano a risalire Valentina ed Angelica. Aurora ed io aspettiamo.

Visto che tanto c’e’ da aspettare, faccio qualche prova con la fotocamera.

Le nostre amiche salgono facendo un poco a gara, ma senza darlo a vedere.

…ed io continuo a far loro foto.

Ma un selfie con Aurora alla sua prima grotta, lo vogliamo fare?!?

Angelica e Valentina sono al primo frazionamento. Urlo loro di avvertirci quando saranno oltre la zona che scarica sassi.

Ok, sono in zona sicura, possiamo iniziare a salire anche noi.

Saliamo senza fretta, Aurora va molto bene ma inizia ad accusare la stanchezza. Man mano che passiamo i frazionamenti disarmo entrambe le vie festonandomi di corde e moschettoni.

Seguendo Aurora arrivo anche io alla fine della salita, ecco alcune delle corde che mi son tirato su. Fuori c’e’ il buon Gabriele ad attenderci col suo buon umore.

La solita foto alla targa per Nerone.

Sistemiamo i materiali suddividendoli tra i vari proprietari (Gabriele e Nerone) e quindi andiamo alle macchine a cambiarci.

Ci cambiamo svelti perche’ la temperatura nel frattempo e’ scesa sensibilmente e sta pure annuvolando. Quando siamo tutti in abiti civili, organizzo per una bella foto di gruppo.

La giornata viene conclusa degnamente con un buon piatto di fettuccine a Marano Equo, da Antonia. Per migliorare ancora di piu’ l’allegria della cena, si uniscono a noi anche Laura e Mario.

Sul ritorno sonnacchioso e soddisfatto eviterei di soffermarmi. Alla prossima.

Pubblicato in speleo, SZS, uscite

Monte Faito – Ricognizione – 01/10/2019

Al monte Faito per una tranquilla passeggiata alla ricerca di grotte. Con Angelica, Mario, Marione, Gabriele, Giuseppe,Angelo Elia…e Luna.

La mattina Luna e’ eccitatissima, ha capito che oggi verra’ pure lei. Giuseppe arriva e si becca la sua razione di feste. Le stesse che toccano anche a Gabriele quando passa a prenderci. Tutti insieme poi andiamo alla Rustica dove ci attendono Angelica e Mario. Fatte tutte le soste necessarie, andiamo a terminare il viaggio di andata al parcheggio dove parte il sentiero che percorreremo oggi. Un ottimo punto di partenza poiche’ proprio di fronte al parcheggio c’e’ un alimentari ed il bar. Dopo un rinforzino di colazione a base di pizza con “mortazza”, mi cambio e sono pronto a partire. Appena arriviamo in zona sicura, sciolgo Luna che subito parte per una corsa sfrenata.

Quasi ad inizio sentiero trovo subito un fungo strano, tutto nero.

La nostra passeggiata inizia con una decisa salita, ma in compenso il panorama e’ stupendo.

Qualche incertezza sul sentiero da prendere. Per me sono tutti uguali essendo la prima volta che vengo da queste parti.

Si sale ancora, Luna va su e giu’ senza sosta.

Io con la scusa delle foto mi fermo ogni tanto a riprendere fiato.

Arriviamo ad uno spiazzo, ancora una volta con un panorama superbo.

Costringo Angelica a farmi da modella per una foto panoramica.

Elia, che e’ il piu’ ferrato del gruppo sui sentieri da queste parti, ricorda si debba salire ancora.

Le pareti di fronte a noi fanno gola, speleologicamente parlando, ma non sono tra i nostri obiettivi di oggi.

Seguiamo Elia per l’erta.

Dopo la salita iniziale il sentiero non si trova. Ci aggiriamo nel bosco cercando indizi. Alla fine decidiamo di aver sbagliato strada. Il mio GPS indica un sentiero, ma e’ molto piu’ in basso rispetto alla nostra posizione attuale. Rassegnati iniziamo a scendere. Pare che il GPS avesse ragione, ecco il sentiero, con tanto di cartello.

Vado subito a vedere cosa indica di bello.

Ritrovata la retta via, proseguiamo di buon passo. Incontriamo una fonte e ne approfittiamo per rinfrescarci e fare scorta d’acqua.

Anche Luna trova modo di rinfrescarsi andando a stendersi beata nella pozza d’acqua.

Gabriele e Mario che fanno rifornimento.

Si prosegue. La salita non manca mai.

In un pratone in piano, tra una salita e l’altra, decidiamo di fare sosta per pranzo.

Io, da bravo goloso ho gia’ mangiato tutto, quindi mi aggiro con la fotocamera importunando chi cerca un attimo di tranquillita’ per mangiare.

Intorno a noi ci sono sempre delle pareti interessanti, ma anche queste non credo saranno raggiungibili oggi.

Luna ha sempre stile ed approfitta della pausa per riposare senza che il sole le danneggi gli occhi. Una cana di classe!

Un grillo si ferma a farci compagnia.

Terminata la pausa pranzo si riparte.

Il sentiero riprende a salire dentro il bosco.

Ogni tanto incrocio dei bei funghi e mi fermo per far loro una foto.

Sali, sali, arriviamo ad una grotta, il nostro obiettivo dichiarato di oggi.

Un “antico” reperto, la suola chiodata di uno scarpone.

Accanto allo sgrottamento c’e’ un’apertura che da su una sala lunga una decina di metri e larga la meta’. Subito i nostri archeologi si spargono in giro a cercare eventuali tracce di antica frequentazione umana.

Io provo a fare foto, ma la scarsa luce del casco che ho preso in prestito da Gabriele, non mi permette molto.

Luna mi segue come un’ombra e quando entro io entra anche lei. Ora si aggira per la sala curiosando le nostre attivita’

Gabriele si occupa di fare il rilievo della sala. Angelica lo affianca, la tecnica per il rilievo la interessa sempre molto.

Luna si accuccia a fissare l’ingresso.

Ecco i nostri rilevatori intentissimi a rilevare.

Mentre le attivita’ fervono intorno a me, mi ritrovo sfaccendato.

Decido di uscire fuori per una passeggiata ricognitiva. Torno indietro costeggiando la parete dove si apre la sala, alla ricerca di qualche altra grotticella. Presto sono accontentato.

Non ho portato il casco ma risolvo con la luce del cellulare. Purtroppo e’ poco piu’ di uno sgrottamento.

Torno dalle mie esplorazioni solitarie (quasi solitarie, c’e’ sempre stata Luna con me!) in tempo per vedere uscire i miei amici dalla sala appena esplorata e rilevata.

Gabriele controlla che i dati siano a posto.

Riprendiamo gli zaini e proseguiamo. Poco piu’ avanti c’e’ un’altra piccola grotta.

Una bella ragnatela, sinceramente scatto senza pretesa di ottenere qualcosa, una volta tanto la fida fotocamera mi sorprende.

Come dicevo, in fondo allo sgrottamento, sul lato destro, c’e’ un ingresso. Andiamo a vedere di cosa si tratta.

Mario ed Elia intanto valutano le potenzialita’ archeologiche dello sgrottamento.

Dentro troviamo una minuscola sala di circa 4 metri per 2 metri. In pochi minuti la controlliamo palmo a palmo. Non sembrano esserci cose archeologicamente interessanti.

Di lato alla sala, sulla sinistra entrando, c’e’ un’altro piccolo ambiente. Angelica entra a vedere, ma termina li’.

Riprendiamo la passeggiata. Angelica ogni tanto fa deviazioni per osservare da vicino qualche buco.

Gabriele prende fiato prima di affrontare una ripida salita, lo imito volentieri. Luna si ferma a guardarci senza capire il motivo di queste soste.

Angelica raggiunge Luna ed insieme posano per una bella foto.

Proseguiamo fino a riprendere Marione ed Elia che si sono fermati ad aspettarci.

Quando siamo tutti facciamo il punto della gita. La zona delle grotte l’abbiamo oramai passata. Piu’ avanti ci sarebbero un’altra dozzina di chilometri per arrivare a Trevi. Troppi. Vista l’ora decidiamo di tornare indietro.

Sulla via del ritorno andiamo piu’ spediti. Sara’ forse perche’ ora siamo in discesa?!? Mi fermo a fotografare dei funghi, quando mi rialzo i miei amici sono andati avanti, ma di poco, non si ritrovano col sentiero.

Stiamo tornando indietro per un breve tratto quando dalle fresche fratte vediamo spuntare un gitante. Luna e’ gia’ andata ad accoglierlo.

Ma e’ Nerone! Quando anche lui ci vede quasi piange dalla commozione.

Ha camminato a lungo, quasi disperava di trovarci.

Lo aggiorniamo brevemente su quanto fatto e poi riprendiamo con lui la strada del ritorno.

Il ritorno e’ molto piu’ pericoloso dell’andata perche’ Elia ha messo la pala sullo zaino in maniera davvero insolita. Ogni volta che si gira rischia di decapitare qualcuno. Per prudenza gli stiamo tutti a debita distanza.

Nelle zone panoramiche costringo ancora Angelica a posare con lo sguardo perso nell’infinito.

Non c’e’ che dire un bel panorama.

Nello spiazzo dove all’andata abbiamo ripreso il sentiero dopo averlo perso ,ci fermiamo a prendere dei punti e dei riferimenti per poi rintracciare un buco in parete di fronte a noi.

Angelica e’ disperata, continuo a fermarla per delle foto, alla fine sceglie di accasciarsi sul sentiero.

Nel tratto successivo di sentiero, che all’andata non avevamo percorso, trovo un bel porcino.

Come per gli altri mi limito a fargli delle foto e fargli gli auguri di buona permanenza.

Arrivati al belvedere ove smarrimmo la retta via, ci fermiamo ancora ad ammirare il panorama e a fare progetti per prossime gite di ricognizione.

La discesa sembra piu’ facile, ma alla lunga “ammolla” le gambe. Pero’ noi ce la mettiamo tutta per riprendere i nostri amici che sono andati avanti mentre noi ci attardavamo.

Luna fa da raccordo tra il gruppo avanti e noi. Contando che sono avanti di qualche minuto, ne percorre parecchia di strada.

Il nostro passo pero’ deve essere piu’ veloce del loro, infatti nell’ultimo tratto di sentiero li riprendiamo. Oramai ho le gambe sfatte quindi le lascio andare e passo avanti al gruppo oramai riunito.

Le macchine sono una lieta vista. Senza fretta ci cambiamo. Il tempo intanto sembra diventare sempre piu’ grigio.

I 2 Mario. Per la precisione a sinistra Marione e Mario a destra.

Nerone e la sua mitica pipa, magica quanto puzzolente.

Come potevamo concludere degnamente la giornata? Come se non con un bel piatto di fettuccine a Marano, da Antonia! Terminata la cena, costringo tutti a posare per una foto di gruppo prima di salutarci e tornare a casa.

Stanchi ma sazi e contenti riprendiamo le macchine per fare ritorno a casa ed al meritato riposo. Alla prossima.

Pubblicato in amici, Archeologia, esplorazioni, ricognizione, speleo, SZS

Beatrice Cenci – 22/09/2019

Varie attivita’ alla grotta Beatrice Cenci con Angelica, Aurora, Mario, Alvaro, Corrado, Giuseppe e Gabriele.

Incredibile, Gabriele stavolta sarebbe stato puntuale ma ha dovuto aspettare mezz’ora il buon Giuseppe che non ha sentito la sveglia…probabilmente i postumi dei bagordi della sera prima. Anche se con un ritardo da record, alla fine riusciamo a fare tutte le tappe necessarie per la buona riuscita di una uscita speleo. Rinunciamo alla sosta per fare benzina, pero’ la colazione la facciamo con la serieta’ che merita. Anche il passaggio al forno di Tagliacozzo per la pizza e’ irrinunciabile. Quando la pioggia inizia a cadere con convinzione, arriviamo finalmente alla grotta. Troviamo il buon Alvaro ad aspettarci.

Per prima cosa salutiamo Alvaro che, personalmente non vedevo da lungo tempo. Subito dopo, ci prepariamo e ci avviamo alla grotta.

Il programma di oggi e’ semplice. Andremo alla grotta Beatrice Cenci per un sondaggio nel punto di assorbimento dell’acqua. Faremo poi un giro della grotta per farla conoscere ad Angelica, Aurora e Mario. Terminata la visita alla grotta faremo palestra di roccia. Se avanzera’ tempo e voglia potremo andare a visitare l’Ovito di Petrella. Una giornata piena, insomma.

Arrivati all’ingresso aspettiamo che Alvaro venga ad aprire. Mario studia la roccia alla ricerca di fossili, Gabriele intrattiene Aurora sulla storia della grotta. Io mi guardo intorno cercando un punto consono per attrezzare la palestra di roccia.

Siamo dentro. All’inizio della grotta ci sono dei piccoli canali scavati nel fango. Dovrebbero essere naturali e convogliano l’acqua verso un punto preciso della parete. Oggi vogliamo sondare il fango nei dintorni dell’arrivo dei canali per vedere se si riesce ad individuare una prosecuzione.

Mentre Gabriele monta la sonda, vedo le ragazze scomparire in un angusto anfratto. Sono curioso, vado a vedere anche io. dopo il passaggio stretto c’e’ un ambiente in cui si puo’ stare in piedi ma poco piu’ avanti stringe fino a diventare impraticabile anche per Angelica. Noto che il posto e’ stato frequentato da qualche grafomane o simile. Per fortuna si e’ sfogato in un punto poco visibile.

Torniamo indietro. Giuseppe si e’ attrezzato per fare foto “serie” ed e’ impegnatissimo con faretti e cavalletto. Con Gabriele invece facciamo il sondaggio. La nostra pertica da 3 metri trova il pavimento di roccia sotto uno strato di fango di circa 1,5 metri. Andando obliqui, nei pressi della parete, in un punto riusciamo ad infilarla per almeno 2,5 metri. Sembra un buon segno ma poi non troviamo di meglio. Proseguiamo a sondare lungo la parete ma non troviamo traccia di varchi nascosti dal fango. Dopo una trentina di infruttuosi tentativi decidiamo di sospendere e proseguire con la visita.

Mentre siamo alla fine del sondaggio, arriva anche Corrado. Dopo i saluti lo aggiorniamo sui nostri tentativi. Con lui decidiamo di arrivare al fondo della grotta per dare un’occhiata anche la’.

Prima di partire dobbiamo fare da assistenti a Giuseppe che ci affida i faretti e ci posiziona ad uno ad uno per dare la corretta illuminazione alla zona che vuole fotografare. Mentre reggo uno dei faretti, ne approfitto anche io

Ecco Giuseppe all’opera.

Fatte le foto e radunata tutta la compagnia, risaliamo sulla passerella e ci dirigiamo verso il fondo della grotta.

Sono anni che desidero visitare gli ambienti del fondo. Finora non c’e’ mai stata occasione. Oggi invece…Quando Corrado mi invita ad andare a vedere non mi faccio pregare. In pratica nell’enorme sala dove siamo, la parete di fondo e’ enorme, liscia ed e’ delimitata da due spaccature laterali. Le spaccature danno l’impressione di essere collegate permettendo di passare da una spaccatura all’altra, dietro la parete. Mi avventuro verso quella di destra. C’e’ da risalire. Trovo una corda da 8mm. Chiedo a Corrado da quanto sia la’ quella corda. Mi risponde che non se ne ricorda di preciso, parecchi anni comunque. Decido subito di non usarla e mi avventuro in arrampicata. Per fortuna il primo tratto e’ semplice. Mi trovo davanti ad un bivio, sembrano esserci 2 punti interessanti. Uno sale a sinistra verso la parete, l’altro sale a destra. Purtroppo sono entrambi piu’ complessi da salire. Potrei farcela ma queste cose e’ preferibile farle con un poco di assistenza ed attrezzando una corda affidabile. Prima di scendere accendo tutta la luminaria che ho per vedere meglio. Certamente le 2 risalite sono state viste piu’ volte, pero’ un altro sguardo ce lo darei volentieri. Peccato, per oggi non e’ possibile.

Torno alla passerella e ci spostiamo all’altro lato. Vado vedere. Stavolta anche Angelica mi segue.

Sorpresa! Dopo la trincea di roccia che ho appena risalito c’e’ una sala. E’ di forma ovale lunga almeno 20 metri e larga circa 8. Per scendere c’e’ una scaletta. E’ molto arrugginita ma sembra ancora utilizzabile con un poco di accortezza.

Appena sceso ecco che arriva anche Angelica.

Al primo sguardo l’occhio allenato di Angelica trova i resti di uno scavo archeologico. Subito si avvicina per vedere.

Lo ammira per un paio di minuti poi le faccio segno che mi accingo a tornare indietro. Con un sospiro abbandona lo scavo.

Risalita di nuovo la scala e tornati in cima, rivolgo di nuovo la mia attenzione alla spaccatura che sembra girare dietro la parete di fondo. Anche qua per salire c’e’ una corda da 8mm, della stessa eta’ dell’altra. Ancora una volta decido di arrampicare senza utilizzare la corda. Quando arrivo su, controllo l’armo. Visto lo stato del moschettone, concludo di aver fatto bene a non usare la corda.

Tranne il primo passaggio, un poco esposto, il resto della risalita e’ molto comodo. Arrivo su in cima e mi guardo attorno. Nel frattempo alla base della salita e’ arrivato anche Giuseppe con il suo fido cavalletto ed ha ingaggiato Angelica come portatrice di faretto.

La mia esplorazione sembra terminare miseramente alcuni metri piu’ in alto.

Mentre scendo ho la sciagurata idea di proporre a Giuseppe una foto nella mia direzione mentre illumino la zona con le mie luci. Mi costringe a stare appollaiato per almeno 20 minuti. Speriamo le foto ne valgano la pena.

Terminata la sessione fotografica, riprendiamo la strada verso l’uscita.

Passiamo accanto all’enorme colata a meta’ percorso. Sono anni che provo a fotografarla decentemente, ma l’ambiente e’ troppo grande per le possibilita’ della mia fotocamera.

Ecco quindi che entra in azione Giuseppe. Io, alla sua sinistra, ed Angelica, alla sua destra, siamo ingaggiati come “farettisti”

Purtroppo il posizionamento del cavalletto e relativa fotocamera prende un tempo infinito.

Quando sono quasi pronto ad abbandonare causa torcicollo e crampi al braccio “farettato”, finalmente la sospirata foto nasce con un sonoro click. Un “ok” liberatorio del nostro esigentissimo fotografo ci lascia riprendere la strada per l’uscita..

Quando siamo fuori prendiamo commiato da Corrado che deve tornare alla sua famiglia. Alvaro invece si dice disponibile ad accompagnarci per il pranzo. Ci porta a mangiare a Cappadocia in un posto molto simpatico ed alla mano. Il posto e’ veramente sorprendente e, cosa che non guasta mai, abbondante nelle porzioni. Purtroppo non posso gonfiarmi oltremodo di cibo, dopo pranzo dovremo fare molto movimento. Con profondo rammarico devo rimandare indietro parte delle fettuccine.

Dopo il lauto pasto ed una genziana per digerire il tutto, torniamo alla grotta. La pioggia non puo’ fare a meno di salutare il nostro ritorno riprendendo a cadere con rinnovata energia.

Ci cambiamo riparandoci il meglio possibile.

Prendiamo tutto il necessario per armare e partiamo per il punto che avevo individuato stamane. Angelica sale con me per darmi una mano.

Facciamo un traverso che porta alla parte spiovente dell’ingresso. La’ attrezziamo 2 vie per far esercitare i nostri amici, Aurora e Mario. Mentre Angelica ed io siamo impegnati con l’armo, Gabriele e Giuseppe assistono i nostri amici nella vestizione della attrezzatura e spiegano loro tutti i segreti della progressione su corda. La prima a cimentarsi e’ Aurora con Angelica nei panni di istruttrice.

Mentre loro sono faticano su corda ognuno di noi trova una sua occupazione. Mario si prepara al cimento, Gabriele e’ alle prese col telefono, Giuseppe fotografa ed io faccio sicura per la discesa di Aurora.

Intanto continua a piovere. Quando Aurora termina vittoriosa il suo giro, arriva il momento di Mario. Lo prende in custodia Giuseppe.

Aurora riprende fiato dopo le fatiche su corda, Gabriele le sistema il reggi-cosciale che si e’ sganciato.

Faccio ancora una foto a Giuseppe e Mario poi invito le ragazze ad una visita velocissima all’Ovito di Petrella. Arriviamo la’ sotto una pioggia battente. Il fiumiciattolo che alimenta la grotta e’ ben pieno. Per questo periodo e’ meglio accantonare ogni progetto di scendere nella grotta.

Tornati alla base, facciamo il cambio. Aurora ed Angelica tornano su corda mentre Mario e Gabriele vanno a visitare l’Ovito di Petrella.

Il disarmo di quanto attrezzato oggi conclude le attivita’. La pioggia si interrompe, bonta’ sua, il tempo necessario a cambiarci. Al ritorno il sonno mi assale ed in certi momenti rischio di addormentarmi pesantemente. Per fortuna il buon Gabriele e’ vigile e anche questa volta mi accompagna a casa sano e salvo. Alla prossima.

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60° SCR – Campo Soriano – 21/09/2019

A Campo Soriano per festeggiare il 60° anniversario della fondazione dello Speleo Club Roma. Una bella occasione per rivedere tanti amici e conoscerne di nuovi.

Per unire l’utile al dilettevole parto il giorno prima con Betta ed andiamo a fare una gita a Sperlonga e poi a dormire a Terracina.

La mattina del sabato lascio Betta al mare. Io e Luna ce ne andiamo a Campo Soriano.

Dopo chilometri di stradine strette e piene di curve, eccoci arrivati al “Monumento Naturale di Campo Soriano”. Credo che i locali lo chiamino “La Cattedrale” mentre in ambito speleo l’ho sempre sentito simpaticamente chiamare “Carciofo” e, senza voler offendere nessuno, penso che continuero’ a chiamarlo cosi’ anche io.

Al mio arrivo trovo solo Max e Fabio a presidiare la zona. Sono arrivati prima a sistemare e a fare accoglienza per chi volesse andare a visitare una delle 3 grotte attrezzate per l’occasione.

Inizia ad arrivare qualcuno. Rivedo Monica dopo almeno 20 anni e faccio conoscenza con Beatrice.

Ecco anche Maria e Gianni.

Il quaderno con le firme.

Gianni ha portato i cartelloni che riassumono la storia dello SCR. Gli diamo una mano a sistemarli.

Il posto inizia a popolarsi, si ferma a curiosare anche un gruppo di ciclisti. Alcuni di noi finalmente decidono che e’ l’ora di andare in grotta. Max consiglia caldamente “Il buco di Jack”. Avrete una bella sorpresa, dice. E’ deciso, si andra’ la’ a vedere quale sia la sorpresa. Luna ed io accompagniamo il gruppo per fare una passeggiata.

Dopo un’altra serie di stradine strette e tutte curve arriviamo a parcheggiare le macchine.

Ci sono circa 10 minuti di avvicinamento, dovrei mettere gli scarponcini ma per pigrizia me ne astengo.

Un selfie con le mie simpatiche amiche, una ritrovata, l’altra nuova ma non da meno.

Ci addentriamo a camminare tra alberi, arbusti e rovi. Luna e’ contentissima e sfreccia su e giu’ sfiorando le gambe di chi le cammina davanti.

Saranno 10 minuti, ma abbastanza impegnativi.

Max e’ avanti a fare strada, ogni tanto lo dobbiamo fermare per non perderci qualcuno del gruppo.

Eccoci alla grotta. Il nome dice giusto, e’ proprio un buco nel terreno. Acchiappo Luna prima che vada in giro ad annusare sul bordo del pozzo. Intanto Max libera l’ingresso dalla copertura.

Ecco il buco di Jack in tutto il suo splendore. Avvicinandosi si intuisce l’ampia sala dove i nostri ardimentosi amici andranno a scendere.

Ci sono dei nuovi arrivati. Sono Laura e Giancarlo. Arrivati con un poco di ritardo al Carciofo sono riusciti comunque a trovare la strada per arrivare alla grotta.

Inizia il rito della vestizione. Mi e’ venuta voglia di scendere anche io, la reprimo, non voglio e non posso abbandonare Luna.

Fabio sorveglia i preparativi mentre Max sistema la corda per scendere.

Tutti pronti.

Giancarlo, in versione esploratore indomito, ci indica il nostro prossimo obiettivo.

Scende Max, velocissimo, non faccio a tempo nemmeno per una foto. Alla libera si prepara Beatrice.

Essendo la prima a scendere tra gli “ospiti”, si merita un sacco di foto. Ma tranquilli, ve ne mostro solo un paio.

Poche mosse ben fatte ed il primo frazionamento e’ passato. E’ un poco ostico perche’ nel vuoto.

Anche Laura e’ pronta ed in attesa del suo turno.

Beatrice inizia a scendere.

Un paio di minuti di pazienza ed arriva la libera.

Si prepara Laura.

Anche lei disbriga il frazionamento in poche mosse.

Un saluto prima di scendere.

E anche Laura scompare nel buio.

E’ il momento di Federica. Si posiziona comoda e prepara il discensore.

Nessuna difficolta’, anche per lei.

Frazionamento nel vuoto.

Ed un bel sorriso prima di scendere.

Parte poi Giancarlo.

Passa il frazionamento senza sforzo.

Anche a lui estorco il sorriso prima di iniziare la discesa.

Il fondo della grotta inizia a popolarsi, quassu’ siamo rimasti in pochi.

Scende Fabio.

Anche a lui dedico un buon numero di foto.

Il frazionamento.

E sorriso prima della discesa.

Mi sporgo un poco per vedere dentro con l’aiuto della luce di Fabio e di chi e’ gia’ dentro ma l’ambiente e’ veramente enorme e si vede poco. Riesco pero’ a scogere il cerchio del sole stampato alla base della sala. E’ questa la sorpresa di cui parlava Max. La mattina, e solo per poche ore, il sole e’ in posizione ottimale e riesce ad illuminare uno spicchio di grotta. Siamo riusciti a beccare l’ora giusta per questo evento naturale.

Anche Monica si avventura a vedere i raggi di sole che una ventina di metri piu’ in basso illuminano una piccola parte della enorme sala.

Il tempo passa, i nostri amici probabilmente sono al fresco, ma qua fuori il sole si fa sentire. Anche Luna sembra soffrire il caldo e cerca gli angolini piu’ all’ombra.

Propongo a Monica di avviarci alle macchine. E’ subito d’accordo con la mia proposta. Avvisiamo i nostri amici e partiamo. A distanza di sicurezza tolgo di nuovo il guinzaglio a Luna che subito parte come un razzo a perlustrare il sentiero davanti a noi. Confesso che, nonostante tutte le segnalazioni lasciate, perdo la giusta via e devo andare a naso. Per fortuna incontriamo un comodo sentiero che ci porta ad uscire sulla strada a soli 20 metri da dove avevamo lasciato le macchine. Per tornare al Carciofo metto il navigatore, pero’ la strada e’ semplice e me la cavo praticamente senza il suo aiuto.

E’ ora di pranzo, anzi e’ quasi passata. Mentre io mi dedico a far bere Luna e a trovare qualcosa da sgranocchiare, c’e’ chi ha ancora le energie per giocare a frisbee.

Ecco i cartelloni con la storia dello SCR che fanno bella mostra di se’. Faccio un giro curiosando tra le foto. Nei primi 2 non trovo facce conosciute.

Nel terzo qualche amico c’e’. Il quarto inizia a rientrare tra i miei ricordi.

I successivi 2 mi riportano a bei momenti che la speleologia mi ha regalato. Magari qualche momento triste in mezzo c’e’ stato ma non e’ oggi il momento per ricordalo.

Gli ultimi 2 sono quasi cronaca tanto li sento vicini, mi strappano piu’ di un sorriso.

Nell’ultimo pannello addirittura ci sono anche io!

Terminato il momento di “amarcord”, vado a dare una mano a Monica a montare l’amaca poi mi sposto al tavolo “dispensa” a preparami una gustosa panzanella.

Termino il pranzo-merenda giusto in tempo per l’arrivo di un’altra infornata di amici. Ecco Gaia, arriva ora ma nei giorni scorsi ha curato con la solita perizia parte della logistica per questa festa.

Arrivano finalmente anche i miei “soliti” amichetti di grotta, Giuseppe e Gabriele.

Foto ricordo per Giorgio. Per abbellire la foto chiedo a Monica di posare insieme a lui. Giorgio non se ne lamenta.

Siamo nel pieno del pomeriggio. Ora anche Luna ha compagnia. C’e’ infatti un’altro cane. Peccato pero’ che dopo le prime annusate diffidenti finiscano per litigare. Dobbiamo separarli a viva forza.

Tornano gli intrepidi del “buco di Jack”. Giuseppe e Gabriele ripartono alla volta di Sabaudia per una visita ad una amica. Mi accordo con loro affinche’ al ritorno passino a prendere Betta. Maria e Gianni invece si preparano per andare a ricercare una grotta che scoprirono negli anni ’80. Fino ad oggi non sono mai piu’ riusciti a ritrovarla. Ora pero’ hanno copia degli appunti presi all’epoca e sono decisissimi. Mi preparo per accompagnarli, oltre al piacere di fare un giro con loro, e’ un ottimo metodo per passare il tempo in attesa della cena.

La gita con Gianni si arena subito, il sentiero che vorremmo prendere e’ sbarrato da un cancello. Andiamo alla villa vicina. Gianni parla con gli occupanti della villa. Ci sono almeno 4 cani nel recinto della villa quindi io e Luna ce ne teniamo lontani. Ce ne andiamo in un posticino all’ombra dove ne approfitto per telefonare a Betta per avvertirla che non saro’ io a passare a prenderla. Quando termino la telefonata torno verso la villa e…trovo piu’ nessuno. Chiamo Gianni a gran voce nella speranza che sia ancora nei dintorni. Dalla villa mi rispondono che i miei amici si sono spostati alla villa successiva, quella avanti sulla strada ad un centinaio di metri. Vado pure io. Arrivato provo ad urlare nuovamente, nessuna risposta. Nella villa intravedo una signora. Le chiedo se per caso avesse visto i miei amici. Mi risponde di si, uno dei suoi figli li sta accompagnando alla grotta. Sopraggiunge il marito della signora e si offre di indicarmi la strada. Entro ed insieme a lui ci inoltriamo nel labirinto dei filari di vite. Mi indica la via per trovare la strada dove dovrebbero essere i miei amici. Lo saluto, lo ringrazio e vado. Giro cercando la strada ma senza trovarla. Nei miei giri trovo un buco che potrebbe promettere bene, mi limito a fotografarlo.

Dopo aver vagato a lungo tra i filari, urlando inutilmente il nome di Gianni fino a sgolarmi, decido di tornare sui miei passi. Cosa non scontata visto che i filari formano un vero e proprio labirinto in cui e’ facilissimo perdere l’orientamento. Arrivato di nuovo alla villa, incontro un uomo che mi guarda incuriosito. E’ l’altro figlio della coppia che mi ha dato le indicazioni. Gli spiego la situazione, piu’ per chiacchierare che con la speranza possa aiutarmi. Invece mi sbaglio, mi aiuta eccome. Mi porta attraverso un campo ed un paio di cancelli, direttamente sulla strada che avevo cercato invano. Lo ringrazio e parto nella direzione che mi ha indicato. Dopo qualche curva finalmente ritrovo i miei amici!

Mi presentano la loro guida, ha un nome simpatico, si chiama Fabrizio. Dopo esserci salutati mi metto alle costole di Gianni ed insieme riprendiamo a girovagare tra i filari.

Siamo in un posto incredibile, i filari di vite formano il labirinto di cui ho gia’ detto ampiamente. ogni tanto la via e’ sbarrata da pareti rocciose invase da rovi. Ognuna di esse potrebbe nascondere una grotta. Si potrebbe girare un mese di seguito a voler guardare tutti i punti interessanti.

Al centro di un masso enorme trovo una pozza dove affacciandomi disturbo il sonnellino pomeridiano di qualche decina di rane.

Giriamo come trottole. Gianni ha un angolo di riferimento preso negli anni ’80 traguardando il Carciofo, con quello cerca di ritrovare il punto. Anche Fabrizio, la nostra guida, si e’ appassionato alla ricerca e ci mostra sempre passaggi nuovi a prima vista introvabili.

Alla fine le nostre fatiche vengono premiate. Troviamo un buco che sembra corrispondere in tutto e per tutto alla grotta perduta.

Gianni documenta l’evento con molte foto riprendendo Fabrizio che ha permesso il ritrovamento. Io ne approfitto per fare una foto a tutti e 2.

Gianni ha il casco, me lo faccio prestare. Provo ad infilarmi per qualche centimetro. Vedo uno scivolo di un paio di metri e poi il nero che va giu’. Non vado avanti oltre, ci sono i rovi e poi, cosa piu’ importante, non ho gli abiti adatti. Questi non posso certo infangarli, sono quelli per la festa di stasera.

Provo a lanciare qualche sasso. Molti si fermano ad un terrazzino circa 4 metri piu’ in basso. Un paio rotolano oltre per un totale, stimo, di una decina di metri. Dopo, chissa’!

Tutti contenti e soddisfatti, torniamo alla base. Continuano ad arrivare amici. La festa inizia ad animarsi. Mentre sono alla macchina per far mangiare Luna vedo un piacevole arrivo. Sono Claudia, Veruska e Fabrizio. Non li vedo da un po’ e sono contento di riabbracciarli.

Ai tavolini trovo altre piacevoli sorprese. C’e’ Maria e c’e’ anche Claudio. Anche con loro ci scambiamo abbracci

Il sole inizia ad abbassarsi all’orizzonte. In attesa che arrivi ora di cena si formano vari capannelli di persone che parlano del piu’ e del meno in versione speleo.

Un’altra vecchia conoscenza, Marco. Lo intravedo mentre studia i pannelli con la storia dello SCR.

Una foto allo striscione non poteva mancare.

E tantomeno la foto di gruppo. Riesco a far mettere in posa anche Luna.

Ancora di mangiare non se ne parla, pero’ il vino circola in abbondanza, aiuta a fraternizzare, nel caso ce ne fosse bisogno.

E’ quasi notte quando tornano alla base Giuseppe e Gabriele portando con se’ la mia dolce meta’. Quando finalmente inizia la cena, ho lo stomaco che reclama cibo con molta convinzione.

Dimenticavo, oltre ad essere il 60° anniversario dello SCR e’ anche il compleanno di Stefano. Auguri!!!

Ma ora pensiamo alla pappa. Ci mettiamo in fila quasi ordinatamente e diamo l’assalto alla pasta.

Il cibo viene accompagnato adeguatamente dal vino e da molti brindisi. Come sempre in queste occasioni viene fatto un brindisi alla memoria di Sbardy.

Arrivati al contorno di insalata e pomodori mi dichiaro satollo. Mi tengo giusto uno spazietto per il dolce.

E faccio bene, ci sono dei ciambelloni, la celeberrima torta al cioccolato di Maria ed un paio di crostate che promettono delizie.

Dopo il rituale dello spegnimento delle candeline mi servo di un assaggio di tutto, per non fare torto a nessuno. Complimenti ai pasticceri!

Termino il pasto con un sorso digestivo di limoncello. Lo ha portato da Stefano per chiudere degnamente i festeggiamenti per il proprio compleanno. Dopo un ultimo, rumorosissimo, brindisi, prendiamo commiato dai nostri amici. Raduno Gabriele e Giuseppe, saluto chi posso e ci dirigiamo svelti alle macchine. Adesso e’ gia’ domenica e tra qualche ora saremo a Tagliacozzo per un’altra avventura. Alla prossima.

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Piccola Creta – 15/09/2019

A fare foto ed una piccola risalita alla base del primo 50, con Angelica, Giuseppe e Gabriele.

La mattina ci vediamo con calma e partiamo verso Subiaco facendo la sosta di rito da Cicchetti e quindi un passaggio a salutare Nerone. Avrebbe dovuto essere una cosa veloce ma come capita sempre restiamo almeno un’ora persi in piacevoli chiacchiere.

Quando arriviamo all’ingresso ed iniziamo a prepararci siamo quasi a mezzogiorno.

Tra un preparativo e l’altro mi allontano per una passeggiata igienica e trovo il tempo per fotografare i funghi che in questo periodo decorano il bosco.

Ci sono anche molti fiori e la loro vista mette allegria, almeno a me.

Tornando alla macchina passo vicino all’ingresso. Sembra tutto a posto.

Nel cercare di vestirmi per la grotta scopro di aver dimenticato i pantaloni. Mentre mi dispero lamentando l’inizio di demenza senile, che evidentemente comporta queste situazioni incresciose, viene in mio soccorso Angelica. Ha portato un paio di pantaloni in piu’. Li provo con poca speranza possano entrarmi, e invece no! Sono un regalo di suo fratello ed inoltre sono elasticizzati. Riesco a comprimermici dentro senza troppa fatica. Risolto il problema, termino di prepararmi. Ad ora di pranzo siamo davanti all’ingresso pronti per la nostra avventura. Oggi abbiamo in programma di fare foto, di quelle belle, e di fare una piccola risalita alla base del primo P50. Ci dividiamo in 2 squadre. Angelica ed io entreremo per primi per andare a fare la risalita. Gabriele e Giuseppe faranno le foto iniziando dall’ingresso fino alla partenza del P50. Fatte le foto, Gabriele tornera’ fuori e Giuseppe ci raggiungera’ per andare a lavorare alla strettoia del ramo laterale. Fatti i nostri piani di massima per la giornata, Giuseppe sistema la corda d’ingresso e partiamo.

Entro per primo. Visto che e’ un po’ che non vengo, ho piacere di fare le foto ad ogni pozzo. Questo e’ il primo, quello d’ingresso. Prima quasi non lo consideravo un pozzo poiche’ dopo 4 metri c’era un terrazzino che portava alla saletta sotto. Ora, dopo un paio d’anni di terra e detriti, il terrazzino si e’ trasformato in uno scivolo che rende consigliabile l’uso della corda fino alla saletta dove inizia il pozzo successivo.

Il P10 successivo. Anche lui ha la partenza ingombra di terra e foglie. Faccio pulizia buttando giu’ tutto con qualche pedata ben assestata.

Aspetto Angelica, poi parto per scendere il P10.

A meta’ del P10 il soffitto e’ costellato di “zanzaroni” (non mi ricordo proprio quale sia il loro nome!).

Alla base del P10 aspetto la mia amica.

Intanto riprendo il saltino successivo, un P3.

Eccola che arriva in velocita’.

Svelti scendiamo il saltino.

E poi i successivi passaggi per arrivare alla partenza del P25.

Eccolo, e’ lui, il P25. Inizia stretto, poi c’e’ un passaggio che ricorda il buco di una serratura e si arriva ad un terrazzino dove si puo’ tirare il fiato.

Vado, con i soliti sbuffi passo il punto stretto, sono sul terrazzino. Dopo tutta questa ginnastica sono sceso nemmeno 2 metri. Angelica, che ha seguito le mie fatiche, sembra chiedersi la ragione di tanto sbuffare ansimante.

Mentre aspetto che mi raggiunga, volgo la mia attenzione al pozzo. Anche lui sembra essere in ottima salute, non sembra abbia sofferto per la nostra assenza prolungata (anche se qualche mese per una grotta e’ meno di un sospiro).

Ecco il buco di serratura di cui parlavo poco fa, la parte larga e nascosta nel buio.

Angelica arriva ed io parto.

Ci diamo appuntamento al frazionamento successivo.

Quando siamo di nuovo assieme, riparto fino alla base del 25. Aspetto che mi raggiunga facendole qualche foto.

Nel punto davanti a me ci sarebbe la vera partenza del P50 successivo. Ora non si puo’ toccare perche’ e’ un lavoro da fare senza corde sotto, pero’ un giorno, chissa’…

La partenza del P50.

Ecco che arriva Angelica.

Parto per la discesa. Fermo al frazionamento costringo la mia amica a posare per una foto. Non male, direi.

Alla base del P50 poggio lo zaino e ne tiro fuori i materiali che andremo ad usare tra poco. Il punto dove vorrei arrivare oggi e’ quel buco nero. Il tutto dovremo farlo senza toccare le stalattiti. Sono stalattiti particolari e delicatissime, sono fatte interamente di fango o comunque di un qualcosa che si disfa a toccarle.

Per iniziare aspetto Angelica.

Prende terra. Inizio a spiegarle nel dettaglio quel che vorrei fare.

Subito decidiamo che non sara’ lei a farmi sicura durante la risalita. Peso quasi il doppio di lei! Per partire con la risalita utilizziamo 2 attacchi a parete. Probabilmente erano stati messi come partenza del P50 successivo. Metto la corda e vado col primo fix. Proseguo salendo a piccoli tratti, Angelica attende con pazienza. Mentre salgo cerco di raccontarle quel che faccio. Arrivato all’altezza utile guardo sopra di me nel caso ci fossero passaggi piu’ ampi. Non mi pare. L’ultimo tratto, praticamente orizzontale lo passo utilizzando un armo naturale. Un ultimo sbuffo e sono sul terrazzino, ben sopra le stalattiti. Sistemo l’armo per la risalita, ripulisco di qualche sasso in bilico ed invito Angelica a salire.

Mentre stiamo valutando se e’ possibile passare la strettoia che ci preclude la vista dell’ambiente che si intuisce subito dopo, arriva Giuseppe. Mentre e’ ancora su corda, ne approfitto per chiedergli di guardare, dall’alto, nel caso ci fossero passaggi piu’ agevoli di quello che stiamo valutando noi. Pare che anche lui non trovi di meglio. Angelica fa un primo tentativo di passaggio ma la strettoia si rivela stretta anche per lei. Tanto per dire, a me ci entra un braccio e avanzano non piu’ di 3 dita di spazio. Giuseppe ci passa il necessario per allargare e lavoriamo di buona lena per circa un’ora. I nostri sforzi vengono ripagati. Al secondo tentativo Angelica riesce a passare e va in esplorazione. Le passo la fotocamera per documentare quel che trova. Vi lascio con le sue foto.

Quando esce la assaliamo con le domande, la curiosita’ e’ troppa. Praticamente ci dice di essere stata in una sala di circa 15m per 6m. Sopra di lei saliva un pozzo di almeno 10m. Non ha trovato prosecuzioni.

Per oggi una piccola soddisfazione ce la siamo presa. Magari la prossima volta riusciro’ a passare anche io. Mentre Angelica si riposa delle fatiche esplorative, dico a Giuseppe se vuole andare a lavorare alla strettoia del ramo laterale. Giuseppe guarda l’orologio, sono quasi le 6 del pomeriggio. E’ il caso di risalire, per oggi il nostro tempo e’ esaurito.

Riponiamo le nostre cose negli zaini e prendiamo la via del ritorno. Giuseppe parte per primo perche’ vuole fare delle foto mentre noi risaliamo il P50. Come seconda parte Angelica ed io rimango solo soletto ad aspettare il mio turno. Con Angelica saliamo ad un frazionamento di distanza, oramai il P50 e’ abbastanza pulito da permetterlo. Ad ogni modo al frazionamento intermedio mi sistemo di lato in un punto al coperto.

Angelica sale veloce, pochi minuti ed e’ al deviatore, le mancano gli ultimi 10 metri. Giuseppe intanto fa le foto.

E’ quasi arrivata.

Sento che urla la libera. Parto.

Al deviatore mi fermo a riprendere fiato e a fare una foto.

Eccomi arrivato al frazionamento di partenza. Raggiungo i miei amici.

Per il P25 Giuseppe cambia strategia. Angelica salira’ per prima col faretto fino al terrazzino intermedio, io saro’ a meta’ strada con la mia luce e lui di sotto comporra’ la foto.

E’ tutto pronto, possiamo andare.

Facciamo le foto e poi proseguiamo per il secondo tratto del P25.

Angelica passa la buca di serratura, le passo il mio zaino e poi aspetto Giuseppe.

Passo il punto stretto. Quando anche Giuseppe arriva su, prendo il suo zaino Facciamo il passamano degli zaini fino alla partenza del P10. La povera Angelica se li deve accollare sempre lei essendo la prima della fila. Fuori troviamo un gioviale Gabriele ad attenderci. Qua ha un po’ l’aria da esploratore, tipo: “Doctor Livingstone I presume”. Mi faccio i complimenti da solo per la foto.

Mentre aspettiamo il nostro fotografo, Angelica ci offre degli snack. Sono i croccantini ricoperti al cioccolato. Vinco la brutale botta di golosita’ che mi prende e mi accontento di gustarne una meta’. Devo tenermi leggero per le fettuccine!

Arriva anche Giuseppe.

Si chiudono i battenti.

Purtroppo sono quasi le 9 quando finiamo di cambiarci. Non potremo essere a Marano, da Antonia, prima delle 10. Decidiamo di provare comunque a farle una telefonata. Disdetta! Il numero di telefono che abbiamo risulta non attivo. Mi rassegno, anche stavolta no fettuccine. Telefoniamo a Nerone per una alternativa. Ci consiglia una pizzeria e noi ci affrettiamo ad andarci.

Mangiamo la nostra pizza ed intanto guardiamo l’opera del nostro Giuseppe, oggi nelle vesti di fotografo. Le guardo con una punta di invidia, difficilmente riusciro’ mai a farne di simili…ma diciamo che le mie hanno carattere! La pizza, i fritti e la birra saziano a dovere la nostra fame. Il ritorno e’ sonnacchioso, per fortuna il nostro Gabriele e’ vigile e mi fa sbarcare sotto casa sano e salvo. Alla prossima.

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Dolina Sfondata – 08/09/2019

A Campocatino per lavorare a Dolina Sfondata e per conoscere gli ultimi sviluppi di Grotta Novella. Con Angelica, Valentina, Gabriele e Gianluca.

La mattina viene il buon Gabriele a prendermi, oggi esco con la fotocamera gia’ pronta e posso riprendere il suo arrivo.

Sosta successiva a La Rustica a prelevare Valentina…

… ed Angelica.

Sosta per caffe’ e GPL vicino Fiuggi. Gabriele ha fatto una approfondita ricerca e questo e’ il distributore piu’ a buon mercato di tutto il tragitto da Roma a Guarcino.

A Guarcino ci aspetta Tarcisio, oggi non sara’ dei nostri perche’ ha impegni. Pero’ gentilmente ci presta il generatore, ci offre la colazione e ci raccomanda di fare un buon lavoro. Gianluca, ci dice Tarcisio, e’ gia’ partito verso Campocatino, lo troveremo a Grotta Novella.

Preso tutto il necessario dal magazzino di Tarcisio, saliamo anche noi a Campocatino. Il tempo non e’ dei migliori ma speriamo regga. Iniziamo a prepararci.

Lascio incustodita la fotocamera per un attimo ed ecco subito apparire foto che mi ritraggono durante la vestizione.

Ho portato il gps, lo cedo a Gabriele cosi’ che possa prendere il punto dell’inghiottitoio di Campocatino. Angelica scende a fargli compagnia.

Con Valentina li raggiungiamo. Tutti insieme appassionatamente ci dirigiamo verso Dolina Sfondata.

Ecco la nostra meta per oggi.

Sistemiamo le nostre robe e finiamo i preparativi per entrare in grotta. Gabriele ci saluta, prosegue per Grotta Novella per dare una mano a Gianluca. Espongo alle ragazze il mio piano segreto per la giornata. In pratica vorrei mandare avanti Angelica a passare la strettoia, farla seguire da Valentina. Iniziare poi ad allargare il passaggio attaccando la strettoia da entrambi i lati. Passare anche io e…poi si vedra’.

Ecco i veri protagonisti della giornata. Il demolitore l’ho comprato almeno 5 anni fa e non l’ho mai usato.

Facciamo le prove di rito prima di entrare. Il generatore parte subito senza problemi. Il demolitore attaccato direttamente al generatore funziona correttamente. Purtroppo la prolunga sembra avere qualche problema. A prima vista sembra tutto a posto, ricordo pero’ che la volta scorsa la ciabatta aveva un interruttore che faceva le bizze. Lo smonto ed isolo l’interruttore. Ora e’ tutto a posto, possiamo entrare.

Facciamo cosi’ come da piano. Angelica passa in un batter d’occhio e ci da’ la notizia che l’ambiente largo e comodo che avevo immaginato non e’ cosi’ largo e nemmeno tanto comodo. Unica nota di colore e’ la presenza di un bel mucchietto di grandine. Il dopo non c’e’, si restringe nuovamente dopo un paio di metri. Vabbe’, dai intanto lavoriamo. Valentina nel frattempo raggiunge Angelica, io aspetto nella saletta iniziale per recuperare i secchi che riempiranno. Le ragazze iniziano a tirar via montagne di immondizia. Riempio tutti i contenitori che abbiamo a disposizione. Questa la situazione dopo una prima pulizia.

Tra un secchio e l’altro passo la fotocamera a Valentina perche’ la passi a sua volta ad Angelica. Il mucchietto di grandine ed il punto dove la nostra grotta restringe di nuovo.

La grandine ripresa piu’ da vicino.

La raccolta della monnezza intanto procede.

Ora e’ abbastanza pulito, passa la strettoia anche Valentina ed insieme ad Angelica iniziano a fare amicizia con il demolitore. Angelica da brava archeologa demolisce che e’ un piacere.

Allargano cosi’ bene che alla fine riuscirei a passare anche io, peccato che dall’altra parte non ci sia abbastanza spazio. Alla fine il demolitore fiacca anche Angelica. Passa l’onere e l’onore a Valentina che si cimenta con ardore. Angelica pero’ a stare ferma sente freddo e decide di uscire. Per oggi ha fatto il suo. Torniamo indietro insieme portando l’ultimo carico di immondizia. Scarico la lordura, saluto Angelica e torno indietro a vedere come se la cava Valentina. Avvicinandomi sento il demolitore cantare sulla roccia. Anche Valentina ci ha messo poco a fraternizzare con il demolitore. Provo a passare la strettoia, non e’ proprio agevole, pero’ ci riesco. Valentina riprende la mia impresa.

Con Valentina facciamo ancora un poco di lavoro per spianare un punto stretto del cunicolo che porta al fondo attuale della grotta. Lo facciamo in previsione dei prossimi lavori in maniera che i secchi passino senza intoppi. Fatto il nostro, usciamo anche noi. Fuori, insieme ad Angelica troviamo anche Gabriele e Gianluca.

Il demolitore ha fatto il suo dovere ma e’ uscito provato da questa esperienza, una foto se la merita tutta.

Pian pianino prendiamo le nostre robe e ci avviamo verso Grotta Novella.

Oramai La grotta e’ contornata da imponenti terrazzamenti e protetta da una ringhiera, manca solo lo spiazzo per i picnic! Gianluca con giusta soddisfazione ci racconta delle ultime migliorie.

Ecco la ex zona di scavo. Caspita com’e’ lontano ora il soppalco.

Scendo a vedere la grotta. Valentina mi accompagna.

L’ingresso dell’antro.

Passo e lo illumino meglio.

Dopo un paio di metri c’e’ un saltino ma si scende facilmente.

Aspetto Valentina per una foto, ma la “brucio” con la mia luce.

Ci riprovo, meglio.

Un passaggio non larghissimo scende curvando verso sinistra.

Sono arrivato alla sala finale, quella invasa dal fango dei racconti di Gianluca, Tarcisio e Nerone. Aspetto Valentina.

Il fango ha anche prodotto dei simpatici geroglifici sulle pareti.

Andiamo un poco in giro a curiosare, del fango ci importa poco, ne abbiamo gia’ tanto sulla tuta. Il punto dove l’acqua viene assorbita e’ molto interessante, pero’ e’ sovrastato da una colonna di sassi di crollo. Quando mi decido a documentare e’ troppo tardi, oggi non c’e’ per nulla circolazione d’aria e siamo circondati dalla nebbia. Questo e’ il misero risultato del mio tentativo.

Iniziamo a risalire. Al saltino mi sento chiamare da fuori. Segue un ultimatum: “Uscite, sta piovendo, noi ce ne andiamo”. Rispondo che stiamo arrivando e in un paio di minuti siamo di nuovo tutti assieme. Nel frattempo la pioggia e’ terminata, in compenso e’ scesa la nebbia fitta. Nel tornare indietro mi ritrovo con Valentina e Gabriele. Anche se conosciamo bene la piana di Campocatino, questo non ci esime dal perderci. Pensando di puntare dritto al parcheggio ci ritroviamo tutto a destra, ce ne accorgiamo solo quando ci compare davanti la casupola dei pastori che e’ a meta’ piana sul bordo destro. Resoci conto dell’errore pieghiamo a sinistra. Esageriamo anche questa volta, la strada che corre al centro della piana ci fa accorgere della errata deviazione. Ripieghiamo a destra, inizia la salita ma il parcheggio non si vede. Intercettiamo un’altra strada, siamo andati troppo a destra, prendiamo di nuovo a sinistra seguendo la strada…finalmente dalla nebbia riusciamo ad intravedere il parcheggio. Salvi!

Ci cambiamo svelti e andiamo a rifugiarci al bar per una bevanda e qualche chiacchiera in compagnia a commento della giornata.

Il ritorno e’ tranquillo, scesi di quota di qualche metro la nebbia scompare. In pratica eravamo letteralmente tra le nuvole. Una bella giornata con pure un paio di metri di esplorazione ed un’altra strettoia per sognare mirabolanti prosecuzioni. Alla prossima.

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Creta Rossa – 31/08/2019

Discesa della Creta Rossa con Valentina. Assistenza esterna di Gabriele e Giuseppe. La sera, riunione a Subiaco.

Siamo solo noi 4 e partiamo tutti da Roma, ci muoviamo con comodo. Abbiamo scelto un obiettivo poco impegnativo perche’ poi la sera avremo una riunione di gruppo a Subiaco, presso la sede dello Shaka Zulu. Dopo la necessaria sosta per la colazione, saliamo a Livata. Passando per la piana di fondi di Jenne ci fermiamo per una visita di cortesia alle varie doline, non si sa mai avessero deciso di fare la muta e trasformarsi in grotte. Infine giungiamo davanti all’ingresso della Creta Rossa ed iniziamo a prepararci.

Quando abbiamo preso tutte le nostre cose dalla macchina, Gabriele ci annuncia che lui non ha voglia di venire in grotta oggi e vuole invece andare a fare un giro verso il Cavorso. Subito risolviamo portando tutto il necessario davanti l’imbocco della grotta.

Valentina, e’ alla sua prima visita. Facciamo la nostra porca figura raccontandole qualcosa della grotta. Stiamo ancora preparandoci quando inizia a piovere con convinzione. Per fortuna gli alberi ci proteggono benone e di acqua ce ne arriva ben poca. Questo pero’ basta a Giuseppe per decidere che anche lui non ha tanta voglia di andare in grotta. Valentina ed io invece continuiamo a prepararci.

Prima di entrare proviamo un nuovo “aggeggio”, il multimonti-fix (in verita’ non so quale sia il suo nome!). Prendo il trapano, tutto l’armamentario ed opero.

Fatto il buco, monto sul trapano il bussolotto per mettere in sede il multimonti-fix. Entra e si impana nella roccia senza particolari problemi

Tanto per provare l’effetto estetico ci monto anche un anello avvitando il dado sulla filettatura come fosse un fix.

Per non far torto a nessuno provo anche una placchetta. Dopo smonto il multimonti-fix, ancora con l’aiuto del trapano e ancora senza problemi di sorta. Come ultimo test, provo a montare un multimonti “classico” nel buco del multimonti-fix. Riprende facilmente la filettatura e sembra reggere al successivo fissaggio con la chiave. Fatte le prove rimettiamo tutto a posto. Il multimonti-fix sembra piu’ versatile rispetto al multimonti, pero’ per utilizzare questo nuovo oggetto sara’ meglio attendere che facciano qualche prova di carico negli appositi laboratori di prove materiali.

Dopo le appassionanti prove, iniziamo l’armo dall’albero. Fatto questo, Gabriele e Giuseppe ci lasciano e se ne vanno a fare il loro giro. Valentina ed io rimaniamo a divagarci con la Creta Rossa. Armeremo 2 vie, una Valentina ed una io. Annoio adeguatamente Valentina con qualche nozione di armo e poi le appioppo tutti i pesi bardandola come un albero di Natale. Inizio a scendere.

Nel primo tratto c’e’ sempre la targa che commemora i primi 30 anni di speleologia di Nerone.

Mi raggiunge Valentina. Dove il pozzo “spancia”, inizia il nostro lavoro. Non e’ semplice per nulla, la roccia e’ pessima in questo punto. Per i primi 2 frazionamenti ce la caviamo, io con dei fix, Valentina invece utilizza uno spit. Visto che il suddetto spit e’ lercio ed intasato, Valentina ha anche l’occasione per fare conoscenza ed utilizzare il “bullone disgorgatore” che abbiamo portato proprio per questa evenienza. Per il frazionamento successivo, quello che poi ci permettera’ di arrivare fino a fine pozzo, dobbiamo lavorare duramente tutti e 2 per trovare un punto adatto e prepararlo come si deve.

Finalmente al fondo del pozzo. Siamo nel punto dove la grotta si divide in 2 rami. Uno che prosegue sulla verticale del pozzo appena scesa e l’altro ramo di lato, a qualche metro. Decidiamo di provare il ramo laterale.

Valentina scruta la roccia per individuare degli attacchi e proseguire con l’armo.

Ce n’e’ uno di partenza e subito sotto un altro. Il secondo decidiamo di utilizzarlo come deviatore. Oggi mi sono vestito leggero, improvvisamente sento molto freddo. Chiedo a Valentina se sa l’ora, “Saranno le 2”, mi risponde. E’ l’ora buona per fare pausa per uno spuntino. Dividiamo da bravi amici il suo panino ed un sorso d’acqua. Il senso di freddo non e’ passato, pero’ mi sento meglio.

Ripartiamo. Valentina arma la partenza e poi scende a sistemare il deviatore.

Il pozzo successivo e’ alla mia destra. Non ci sono attacchi predisposti, ma in compenso ci sono disponibili molti armi naturali. Sistemiamo quel che serve e Valentina scende.

Io rimango sopra a fare foto.

Faccio rapidamente la conta delle corde che abbiamo. Purtroppo le abbiamo praticamente terminate.

La corda su cui e’ Valentina non arriva in fondo. Dobbiamo desistere. Decidiamo che e’ ora di risalire.

Eccola che torna.

Smontiamo gli armi naturali. Mi incuriosisce molto la spaccatura che abbiamo di fronte, magari e’ solo una piega nella roccia, ma vorrei tornare a vedere meglio.

Recuperato e sistemato il materiale, riprendiamo le corde del primo pozzo.

Iniziamo a salire.

A vederlo da qua, l’ingresso non sembra molto grande.

Valentina pedala come una forsennata, faccio una faticaccia per tenerle testa.

Siamo quasi in vista dell’uscita, iniziamo a sentire voci amiche, sono Gabriele e Giuseppe che sono tornati dal loro giro.

Da bravi, ognuno disarma la propria via.

Valentina e’ molto presa e quasi non risponde alle mie facezie.

Finisco prima di lei col mio frazionamento, salgo un poco per salutare i nostri amici.

Anche Valentina passa al frazionamento successivo, quello con lo spit.

Tolto l’ultimo frazionamento, siamo ad un passo dall’uscita.

Valentina mi scavalca d’impeto e guadagna l’uscita. Io arrivo con calma.

Mentre ci cambiamo, ci scambiamo informazioni, noi raccontiamo la nostra avventura d’armo e loro ci dicono della gita al Cavorso. Chiediamo l’ora, sono le 6 e mezza del pomeriggio! Ancora un poco e avremmo fatto tardi per la riunione. Praticamente quando Valentina ha stimato essere le 2, erano almeno le 5. Non ci siamo resi conto che tra un giro e l’altro, le prove del multimonti-fix, la pioggia e gli spiegoni sull’armo, siamo entrati in grotta alle 3 del pomeriggio.

Sistemiamo tutte le nostre robe e torniamo alla macchina, in corrispondenza del palo indicatore della grotta.

Sembra come avessimo fatto una spedizione di piu’ giorni invece che poche ore di grotta.

Foto di gruppo, ci voleva.

Stipiamo di nuovo la macchina e andiamo a Subiaco.

Parcheggiamo alla cartiera e andiamo a cercare qualcosa da mangiare, ho lo stomaco che brontola sonoramente.

Dopo un veloce e sostanzioso spuntino a base di pizza al taglio, andiamo in sede. Ci sono gia’ Nerone, Elia ed Erminio.

Mi metto comodo sul divano, pian piano la sede si riempie di noi soci del gruppo.

Nerone da’ il via alla riunione.

La riunione e’ lunga e gli argomenti non facili da trattare. Alla fine, come tutto, anche la riunione ha termine. Usciamo per andare a riprendere la macchina.

Il ritorno ha alti e bassi, si riprendono i temi discussi in riunione, si sonnecchia e si parla dei prossimi impegni ipogei che stiamo progettando. Una giornata con un inizio lieto, un intermezzo con qualche tensione ed un finale quieto. Alla prossima.

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Ricognizione Buco di Giorgio – 24/08/2019

Doveva essere grotta Pila, ma Gabriele si dimentica di me. Rimedio facendo una passeggiata con Luna alla ricerca delle grotte nei dintorni di Montebuono.

Vado al bar da Roby e mi faccio prestare la loro copia del libro “Avventure sotterraneee” fatto anni fa dal GSS. Prendo nota delle grotte, principalmente quelle senza numero di catasto e vado. Luna ha capito che siamo in modalita’ passeggiata e scalpita nemmeno fosse un puledro. Fermo la macchina vicino al Buco del Vento. Uno stretto cunicolo. Esce tanta aria ma c’e’ il cancello e poi oggi sono con Luna e quindi niente grotta.

Decido di andare a cercare per primo il Buco di Giorgio. Sul libro c’e’ scritto che l’ingresso e’ di difficile reperimento in quanto e’ in mezzo alla macchia. Non me ne preoccupo, mi preparo, imposto il gps e parto. Appena sono lontano dalla strada, sciolgo Luna. Non aspettava altro, parte come un missile su per il sentiero. Seguo il sentiero per un poco, poi decido di tagliare dritto verso la grotta, come mi indica il gps. Un incubo! Procedo quasi sempre “ginocchioni”. Devo fare una miriade di cambi di direzione per evitare le zone invase dai fetentissimi stracciabraghe. Dopo un’oretta di questa vita grama sono quasi deciso a rinunciare. Ho sudato il sudabile, ho rotto la maglietta nuova, mi sono ricoperto di graffi e la situazione non sembra decisa a migliorare. Valuto se tornare indietro. Ripenso al tratto appena percorso, non se ne parla proprio.

Verso l’alto, a sinistra, in direzione contraria alla grotta sembra che il terreno sia piu’ aperto. Prendo da quella parte. Trovo un sentiero, roba di cacciatori a giudicare dai mucchietti di bossoli che trovo ad ogni passo. Il sentiero arriva ad una pozza d’acqua melmosa. Luna decide bene di farsi un bel bagno. Ne esce contentissima ed infangata a dovere. Le intimo di non avvicinarsi mentre si sgrulla via l’acqua da dosso. Il sentiero sembra proseguire anche verso la direzione della grotta. Decido di riprovare. Seguo il sentiero, anche se a tratti sembra interrompersi, dopo qualche metro lo ritrovo. Quando si interrompe definitivamente, il gps dice che mancano 200 metri alla grotta. Sarebbero metri da soffrire tutti vista la folta vegetazione che si frappone tra noi e lei. Non e’ cosa. Torniamo indietro.

Al laghetto melmoso Luna evita stavolta il bagno. Seguiamo il sentiero dal verso opposto. Pare ben percorribile. Ogni tanto sembra perdersi per la folta vegetazione ma poi prosegue. Mentre seguo il sentiero intravedo sopra di me la traccia di una strada. Lascio il sentiero e vado a verificare. E’ proprio una strada bianca, la conosco pure, e’ quella che parte da Santa Maria Maddalena, un minuscolo paese vicino a Montebuono. Seguo la strada quel che basta a riprendere fiato e buon umore. Faccio 2 conti, se seguo la strada fino in paese poi dovro’ fare 3 o 4 chilometri sulla strada asfaltata per tornare alla macchina. No buono. La strada asfaltata immagino corra sotto di me circa parallela alla strada bianca. Mi inoltro di nuovo nella macchia e scendo giu’ dritto per dritto. Alcuni tratti sono quasi da arrampicare e Luna mi stupisce ancora una volta con la sua agilita’. Tra i suoi antenati deve avere qualche capra di montagna. Pochi minuti e siamo alla strada. Ci tocca fare circa un chilometro per tornare alla macchina, ma va quasi bene.

Alla macchina mi cambio e avverto Betta che sono di ritorno a casa. Potremo pranzare assieme. Luna e’ felice e stanchissima. Nemmeno entra in macchina che subito si acciambella a fare un riposino. Termina cosi’ il mio tentativo di ritrovare il Buco di Giorgio, alla prossima.

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Risorgenza di Civitella – 22/08/2019

Con Matteo e Gabriele. Matteo tra un po’ finira’ le ferie e dovra’ tornare in Olanda. Ci tenevo a mostrargli la risorgenza, ma purtroppo il nostro tentativo e’ stato un buco nell’acqua. Per la prima volta da quando vengo a questa grotta, l’acqua e’ troppo alta per entrare.

Io parto da Montebuono. Con i miei amici ci vediamo la mattina al parcheggio de La Rustica. Dopo un rapido consulto decidiamo che andremo con 2 macchine, la mia e quella di Gabriele. All’andato Matteo verra’ con me, al ritorno con Gabriele. Eccoci appena arrivati nei dintorni di Pescorocchiano.

Prima di cambiarci e mettere le mute, andiamo alla grotta a verificare che l’ingresso sia praticabile. Il livello e’ un po’ alto e l’acqua sembra stagnante, pero’ l’abbondante aria fredda che proviene dalla grotta ci lascia una buona impressione e qualche speranza.

Torniamo alle macchine a vestire le mute.

Sudando come forsennati, torniamo alla grotta bardati di tutto punto.

L’ingresso in tutto il suo splendore.

Io mi immergo nell’acqua, e’ decisamente poco invitante d’aspetto ma molto molto rinfrescante. I miei amici sono ancora in piacevoli chiacchiere, sembrano non soffrire troppo il caldo.

Dopo aver passato l’ingresso con i soliti 40cm di apnea, sono nella zona subito dopo. Qualcosa non va. Il passaggio successivo di solito e’ comodo ma ora invece e’ quasi chiuso.

Urlo ai miei amici di venire avanti. Intanto passo oltre per vedere la situazione. I miei peggiori sospetti vengono subito confermati. L’acqua e’ altissima, almeno un metro piu’ delle volte scorse. Vado alla parete di fondo nel punto dove so esserci il passaggio. Lo trovo, e’ giusto all’altezza del mio stinco. Oggi non passeremo.

Eccoli che arrivano.

Quando siamo tutti assieme, faccio vedere loro la situazione. C’e’ poco da fare se non godersi il fresco ancora per un minuto e poi uscire.

Esco per primo e faccio assistenza ai miei amici per il tratto in apnea.

Visto che oramai siamo qua, facciamo un salto all’altro ingresso, quello perennemente sifonante. C’e’ una corda guida, probabilmente qualcuno e’ venuto ad immergersi.

Matteo, il nostro aspirante speleosub entra a curiosare.

Ancora qualche chiacchiera sui progetti futuri.

Torniamo alla macchina e ci rimettiamo in abiti civili. Cambiamo programmi decidendo per un buon pranzo che ci risollevi il morale. Abbiamo pero’ abbastanza tempo per una visita alla grotta turistica di Val di Varri. Gabriele si occupa di parlare con l’addetto per ottenere l’accesso.

Andiamo a visitare l’ingresso della grotta.

Gabriele entra in modalita’ “non mi disturba affatto” e passa qualche minuto al telefono.

Il cancello ci intima l’alt, ma noi abbiamo il permesso di entrare quindi lo ignoriamo.

Siamo dentro.

Ci inoltriamo verso l’ingresso. Nemmeno un paio di passi e l’aria diventa decisamente piu’ fresca. Fredda, quasi.

L’ingresso, anche se ora non c’e’ troppa acqua, e’ imponente.

La torretta di belvedere.

Il buio della grotta ci chiama, ma stavolta non possiamo dargli retta.

Tra Gabriele e me, raccontiamo qualche storia sulla grotta fino a fare ora di pranzo. Ad un’ora acconcia ci parcheggiamo davanti al ristorante all’ingresso di Pescorocchiano, decisi a riprendere il buon umore con un buon piatto di pasta.

Diciamo che i ristoratori non ci mettono molto impegno nel rallegrarci, pero’ la compagnia e’ ottima e riusciamo in qualche maniera a tirarci su il morale.

Dopo pranzo, salutati i miei amici, prendo la strada di casa. Il ritorno e’ piacevole anche se la strada che mi riporta a Montebuono passando vicino Contigliano ha veramente un numero considerevole di curve. Peccato per la grotta, sara’ per la prossima.

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