Benvenuto!

Io!Ho sempre voluto tenere un diario con le relazioni delle uscite e delle esperienze in ambito speleologico.

Con questo blog posso avere il mio diario ed inoltre condividere le esperienze che faccio.

Ho iniziato ad agosto 2012 a raccontare le mie avventure ipogee. Spero vi stiano piacendo. Nel caso ne aveste voglia, e’ sempre apprezzato lasciare un commento!

Cosa trovate nel blog? Le relazioni delle gite del fine settimana. Ogni tanto mi spingo a recensire qualche ristorante. Cerco di condire le parole con tutte le immagini che posso.

Ho inserito un paio di sezioni dedicate ai ricordi. Nella prima ho riportato le relazioni delle spedizioni speleologiche a cui ho partecipato. Nella seconda ho iniziato ad inserire immagini di uscite, fatte nel passato, che ritrovo curiosando tra i mucchi di foto che ho salvate sul pc (il piu’ delle volte sotto l’illuminante titolo “varie”!).

Buona lettura e di nuovo benvenuto!
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Una notte sul Monte Cucco – 14/06/2019

Una gita quasi in solitaria, molto desiderata e molto gradita. Era molto che covavo il desiderio di andare a dormire in grotta. Quando ho letto del campo interno organizzato dal gruppo CAI di Perugia in occasione cinquantennale del fondo Franco a Monte Cucco mi sono detto: “Non posso perderlo”. I giorni scelti per il campo sono dal venerdi’ 14 alla domenica 16. Escluso il 16, giorno del mio compleanno, rimangono buoni il 14 e 15, quasi un segno del destino! Ho un paio di problemini da smarcare, il primo, il consenso di Betta all’abbandono per 2 giorni. Lo risolvo giocandomi la carta “regalo di compleanno”. Il secondo punto da smarcare riguarda la mia presenza alla riunione dei delegati FSL prevista per il venerdi’ 14. Parlo a lungo con vari amici della mia probabile assenza. Alla fine giungo a patti con la mia coscienza. Un desiderio “lungo” decine di anni puo’ valere come giustificazione. Risolti i problemi morali, inizio ad organizzare gli aspetti pratici. Scrivo al gruppo di Perugia per iscrivermi ufficialmente ed avere informazioni sulla logistica. Recupero il materassino ed il sacco a pelo dagli armadi dove erano nascosti, ne sono contenti, dopo un buon decennio di riposo! Il sacco a pelo in piume d’oca forse non e’ il migliore per dormire in grotta, pero’ ho solo lui e spero regga il colpo. Per l’occasione vado a far rattoppare la tuta speleo e faccio la doccia alla attrezzatura per togliere un poco del fango simbruinico. Per il trasporto materiali. il mio zaino gigante, quello storico arancione della Ipogea, si e’ malamente rotto giusto 2 settimane fa, devo quindi organizzarmi con gli altri zaini. Non sapendo bene, abbondo con le maglie da portare in grotta per dormire. Visto che sudo in quantita’ molto generose, devo anche portarmi il cambio per l’avvicinamento. Ci sono poi i viveri. Gli organizzatori del campo hanno dato per certa la produzione a getto continuo di brodo e the caldi ma per il resto ognuno deve pensare per proprio conto. Alla sera del 13 giugno mi ritrovo a mettere insieme tutti i pezzi e ad assemblare gli zaini. Sono talmente preso che, evento eccezionale, salto anche la lezione di nuoto.

Il giorno dopo, il 14, inizia normalmente con la sveglia alle 6. Alle 7 Betta, io e Luna andiamo a fare colazione assieme. Alle 8 inizio a lavorare, ho preso un permesso quindi alle 11 sono libero. Carico come un mulo alle 12.30 mi avvio alla macchina. Ancora una tappa al supermercato per comperare le cibarie fresche. Parto sgranocchiando della pizza con la mortadella.

Le 2 ore abbondanti di macchina senza compagnia alcuna sono l’unico aspetto negativo di questa desideratissima gita. Me la cavo mettendo qualche CD di musica varia. Verso le 15 sono finalmente in vista di Monte Cucco.

Prima di tutto mi guardo intorno, c’e’ Valentina. E’ qua in veste di segretaria per segnare chi entra. Mi registro e consegno il foglio di consenso informato, ne ricevo in cambio una albicocca. Quasi insieme a me arriva anche Giorgio, si prepara in un lampo ed in un attimo sparisce a lunghi passi verso la grotta. Io me la prendo comoda, faccio e disfo gli zaini un paio di volte fino a trovare una configurazione soddisfacente. Controllo mentalmente di aver preso tutto, saluto Valentina e parto anche io.

Che caldo! Oggi batte la fiacca anche il vento, quello che di solito imperversa su Monte Cucco. Sudo come una fontanella. Per fortuna amo camminare, sono in un’ottima disposizione d’animo e poi mi sono portato un litro d’acqua per non liquefarmi del tutto!

A meta’ strada vedo da lontano una bella ragazza che mi saluta allegramente. La riconosco solo quando siamo a pochi metri, E’ Carla! Sono contento di vederla, dopo il corso di tecnica fatto assieme non ci siamo quasi piu’ incrociati. Ci fermiamo per scambiare qualche parola, anche lei come Valentina e’ qui a fare da segreteria all’evento organizzato dal suo gruppo, per oggi non potra’ entrare in grotta. Pochi minuti, il tempo per me di riprendere il fiato e ci salutiamo. Proseguo. Passo l’ultimo tratto di bosco e sono al sentiero col corrimano, sono quasi arrivato. Cammino gustandomi il panorama.

Eccomi al cancello, per prima cosa mi accerto di poter entrare. Ok, tutto a posto.

Poggio gli zaini e finisco l’acqua nella bottiglia. Ho sudato che sembra abbia fatto la doccia vestito.

Il sole e’ un poco calato e qua il freddo puo’ arrivare all’improvviso. Riprendo gli zaini ed entro.

Appena dentro il cambio di temperatura e’ notevole. La discesa delle scale con gli zaini e’ fastidiosa come la ricordavo, i corrimano sono gelati e mi fanno pentire di non avere indossato i guanti. Arrivato alla base, sono finalmente in grotta.

Mi cambio svelto mettendo i vestiti da grotta asciutti. I panni fradici li metto dentro un sacco rosso che attacco su uno degli ultimi gradini della scala, non dovrebbe dare fastidio. Tiro fuori l’attrezzatura dallo zaino e la indosso. Impiego qualche minuto per ricompattare nello zaino tutto il necessario. Ora sono pronto. Faccio per partire quando vedo una luce brillare. E’ un ragazzo di ritorno dalla grotta, e’ andato ad aiutare nel trasporto del materiale per il campo. Ci presentiamo, mi racconta anche che e’ appena andato a visitare la parte turistica. Dopo i saluti, ci incamminiamo, ognuno per la propria strada. Mentre cammino ripenso a quel che mi ha detto…in effetti in tanti anni nemmeno io ho mai visto la parte turistica. Quando arrivo al bivio per andare al pozzo Terni, la decisione e’ presa. Poso gli zaini a terra e proseguo sulla passerella. Rimango subito piacevolmente sorpreso. Pensavo ci fossero ancora pochi metri di grotta. Mi attendono invece altri ambienti enormi, molto interessanti.

Una stupenda concrezione e’ stata usata da molti come lavagna per registrare la propria presenza. Essendo scritte oramai datate saranno magari considerate una attrazione da mostrare.

Quando penso che la grotta sia terminata, lei mi stupisce ancora. Le passerelle si restringono drasticamente e proseguono.

Procedo lungo un meandro strettino ma attrezzato. Il tratto finale e’ praticamente verticale e su in cima si vede la luce del sole, deve essere un altro ingresso della grotta, mi riprometto di cercarlo appena possibile sul rilievo. Non salgo, tanto non ho intenzione di uscire e poi mi sembra di aver capito che anche questo ingresso e’ sbarrato. Torno indietro.

Strada facendo continuo a prendere qualche foto contravvenendo alla mia intenzione di risparmiare il piu’ possibile la batteria della fotocamera.

Una scalinata impressionante, cosi’ lucente ed in contrasto con i colori della grotta.

Ammirando quanto mi circonda torno senza fretta agli zaini e riprendo la retta via.

Salgo fino all’ingresso ai laghetti. Solita doverosa sosta alle targhe. Un pensiero per degli speleologi che hanno dovuto interrompere prematuramente le loro esplorazioni.

Lo sguardo successivo e’ per la galleria con i laghetti

All’ultimo laghetto c’e’ un grosso tubo giallo e nero. Probabilmente e’ stato usato per svuotare parzialmente i laghetti e permettere il passaggio senza bagnarsi. Rivolgo un silenzioso grazie a chi ha avuto questa attenzione. Terminati i laghetti eccomi affacciato al pozzo Terni, simpaticamente indicato da un cartello.

Passo dopo passo, gustandomi la grotta in solitudine, arrivo al pozzo Perugia. Ci sono 2 vie armate. La volta scorsa sono sceso con quella a sinistra. Decido provare la via di destra, quella con meno frazionamenti. Monto il discensore e ci faccio peso, non mi muovo di un millimetro. E’ una corda arancione, probabilmente da 10,5 millimetri. Il mio discensore ha le pulegge molto consumate. Corda di sezione generosa e pulegge consumate non vanno d’accordo, devo rinunciare e scendere sulla via di sinistra.

Passo un cartello che indica i Rami Sinistri. Ce n’e’ un altro che indica per il Baratro, lo seguo con fiducia.

Passo punti che non mi pare di ricordare, pero’ i cartelli indicano di qua, mi fido.

Arrivo ad un primo pozzo, e’ nel vuoto ed e’ armato con una corda nera che sembra la gemella di quella arancione trovata ed abbandonata al pozzo Perugia. Purtroppo qua non ho la seconda opzione. Vado. La discesa di questo pozzo diventa una sofferenza, come temevo. Per scendere di qualche centimetro devo saltellare sulla corda. Un saltello e giu’ di pochi centimetri. Dopo un centinaio di saltelli, ansimante, sudato e bagnato addosso come uno appena uscito dalla doccia, arrivo in fondo. I pozzi successivi sono quasi tutti armati con la famigerata corda nera. In alcuni casi ci sono 2 vie armate e quindi me la cavo senza problemi. Dove non ho alternative, monto a “C” la corda sul discensore e riesco a scendere senza problemi. Al penultimo pozzo, oramai in vista del salone Saracco, incontro uno speleo nella direzione opposta. E’ un punto in cui ci sono 2 vie armate e lui e’ su quella con la corda nera quindi a me va benissimo cosi’. Scambiamo un saluto e qualche parola, poi proseguiamo. All’ultimo pozzo c’e’ un altro speleo, lui va nella mia stessa direzione, era salito per controllare non so cosa ed ora e’ di ritorno al campo. Scende per primo e poi gentilmente mi aspetta. Mi fermo un attimo a fotografare l’ultimo cartello per il campo.

Il mio amico intanto ha proseguito, mi sbrigo a raggiungerlo.

Faccio solo pochi passi ancora e sono arrivato. Poggio finalmente le mie robe e poi mi presento. Al campo c’e’ Luca, e’ tra gli organizzatori, ha contribuito ad allestire il campo ed ora si appresta a produrre brodo caldo e the a profusione. Oltre a lui faccio conoscenza con Michele e…Michele!

Tra una chiacchiera e l’altra tiro fuori le mie cibarie e le metto a fattor comune nel bustone che trovo vicino ai fornelli. Presento a tutti i tortelli gorgonzola e speck che ho portato da accoppiare al brodo. Luca li cucina subito, non sono tantissimi ma ce li facciamo bastare. In attesa della cottura iniziano a girare cibi vari, salsicce salame, barrette energetiche, nocciole, parmigiano. Non c’e’ pericolo di morir di fame. Addirittura ad un certo punto spunta fuori anche il vino. La classica confezione di vino Ronco da 5 litri. Mentre la cena e’ a buon punto, mi ritrovo accanto Giorgio, e’ arrivato quasi al fondo Franco ed e’ tornato. Mangia qualcosa con noi ma non si fermera’ a dormire. Giorgio rimane fino a quando il freddo inizia a farsi sentire, poi saluta e parte per uscire. Dopo poco la nostra allegra comitiva viene rafforzata da altri 2 arrivi, Francesco e Fabrizio. Anche loro sono del gruppo di Perugia ed hanno portato il necessario per migliorare l’armo fino al fondo Franco.

Il freddo morde un poco tutti, ogni tanto dobbiamo allontanarci dalla “sala da pranzo” per recuperare vestiario aggiuntivo da indossare. Il freddo, come si sa, stimola anche la diuresi, ogni tanto anche questo contribuisce a movimentare la cena. Di ritorno da una di queste missioni, trovo un reperto quasi speleo-archeologico e lo riporto fedelmente per il piacere dei miei amici studiosi di cose antiche.

La cena prosegue, personalmente assaggio un po’ di tutto, mi arrendo solo di fronte alla trippa in scatola di Luca che lui si premura di scaldare e condire con scaglie di parmigiano. Francesco prova ad assaggiarla e dichiara che ha il sapore di pecora. Alla fine solo Luca ha il coraggio ed il piacere di sbafarsela tutta. Noi ci limitiamo ad ammirare la sua performance sgranocchiando altro.

Tento qualche foto al salone Saracco ma e’ troppo grande per illuminarlo.

Vado meglio con la foto alle tende, ne hanno portate e montate almeno 8, peccato che alcune siano montate in posti a dir poco infelici.

Facciamo il dovuto onore alle cibarie ed anche al vino. Il tempo passa allegramente.

Vado a fare conoscenza con la mia tenda. Ho pubblicamente dichiarato di essere un russatore professionista, quindi mi e’ stata destinata una tenda distante dalle altre.

Sistemo tutte le mie robe e poi vado a provarla. Non e’ proprio confortevole. La tenda e’ montata su una specie di dosso, sembra di dormire sul dorso di un enorme mulo.

Cerco una alternativa ma e’ rimasta solo una tenda rossa, molto lontana dalle altre. Sembra montata su un piano molto inclinato, non mi piace l’idea.

Sistemato il letto, torno in sala mensa.

Come dicevo ogni tanto qualcuno si assenta per rinforzare l’isolamento dal freddo con qualche strato aggiuntivo.

Altri si assentano per incombenze di varia natura.

La cena e’ praticamente terminata. Parliamo dei progetti del futuro immediato. Io dichiaro che l’indomani mattina riprendero’ la strada di casa per andare a festeggiare il compleanno in famiglia. Michele mi chiede di attenderlo cosi’ usciremo assieme. L’altro Michele e Luca resteranno a presidiare il campo fino all’arrivo di qualcuno, poi andranno al fondo. Francesco e Fabrizio invece stanno partendo ora per il fondo Franco a sistemare gli armi. Mi sorge il vago pensiero di seguirli ma poi la pigrizia ha la meglio. Il mio obiettivo di oggi e’ il dormire in grotta e quello faro’. Il fondo Franco me lo tengo per la prossima volta, lo chiuderanno mica?!?

La mattina dopo mi sveglio verso le 5, indolenzito alquanto. Mi rigiro sul materassino fino alle 7. Aspetto ancora un quarto d’ora poi prendo coraggio ed inizio a sistemare le mie cose. Verso le 8 sono pronto. Tutto il rumore che ho fatto intanto ha svegliato praticamente tutti. Escono dalle tende piu’ o meno insonnoliti ed iniziamo a fare qualcosa di colazione. Mi lamento della tenda ed affermo di aver dormito poco. Francesco e Fabrizio sono tornati dal fondo verso le 2.30 e dicono che a quell’ora russavo sonoramente. E io che pensavo di essermi rigirato insonne per tutta la notte! Dopo la colazione, faccio fretta a Michele perche’ si prepari, vorrei iniziare a salire prima che inizino a scendere gli ospiti di oggi. Verso le 9.30 iniziamo a risalire.

Per fortuna Michele non e’ “da corsa” quindi posso prendermela comoda anche io. La salita procede calma e regolare.

Stavolta, in salita intendo, non devo nemmeno preoccuparmi di osservare il diametro della corda.

I primi pozzi sono tutti armati con 2 vie, quindi con Michele procediamo paralleli.

La fotocamera sembra aver sopportato la nottata meglio di me, la batteria ancora non fa le bizze.

Pozzo dopo pozzo continuiamo a salire.

Un geologo ne saprebbe dire tecnicamente, pero’ a me piace l’alternanza dei colori di questo tratto di parete e quindi ne faccio una foto.

Ogni tanto importuno Michele con le foto, d’altronde come soggetto umano oggi ho solo lui.

Michele si raccomanda, quando sara’ il punto, prendi per i Rami Sinistri, in risalita e’ meglio. Io lo ascolto ed annuisco.

Proseguo tranquillamente per la strada che mi sembra familiare. In questo tratto mancano i cartelli che indicano la via. Forse ho deviato dalla retta via, pero’ i posti in cui passiamo mi sono familiari, quindi proseguo. Ne ho la conferma quando troviamo un pozzo di circa 10 metri. Ricordo che la volta scorsa, sopra questo pozzo sono scivolato mentre tornavo indietro a sentire cosa servisse ad Angelica. Questo mi convince ancora di piu’ che magari non stiamo percorrendo la via designata dagli organizzatori, pero’ non stiamo sbagliando.

Ma la stalagmite a sinistra sembra per caso un pupazzo?!?

Continuo ad imperversare sul povero Michele.

Il mistero si chiarisce quando ritroviamo di nuovo i cartelli. Abbiamo percorso i Rami Sinistri. Praticamente in tutte le mie visite recenti alla grotta, ho sempre fatto i Rami Sinistri senza saperlo ne’ sospettarlo.

La stalagmite su cui si scende per evitare un passaggio scomodo subito in basso.

Siamo al pozzo Perugia. Lascio a Michele la scelta della via per salire, preferisce quella con meno frazionamenti. Io faccio una veloce sosta per cambiare le pile.

Sono alle prime pedalate della mia salita quando sento rumori alle mie spalle. E’ Francesco. Prende subito la via scelta da Michele, il quale intanto ha passato il frazionamento.

Pochi secondi e Francesco e’ su a tallonare Michele. Arrivo in cima al pozzo, nel frattempo Michele ha preso a salire il pozzo Birone. Gli chiedo come mai preferisca quella via. Lui confessa di essersi sbagliato, Francesco gli spiega che cosi’ dovra’ salire un po’ di piu’ e poi ridiscendere. Terminata la spiegazione, faccio appena in tempo a salutare Francesco prima che scompaia. E’ di fretta perche’ atteso a pranzo a casa. Provo a dire a Michele che anche fare il Birone a me va bene, pero’ lui vuole fare la via classica e riscende. Il pozzo Terni gia’ “profuma” di uscita e Michele riprende animo iniziando anche a canticchiare. dopo i laghetti ci attende una sorpresa, la parte turistica della grotta e’ illuminata a giorno. Mi sbrigo a fare qualche foto.

Quando arriviamo al salone principale e’ ancora illuminata, ne approfitto ancora.

Piu’ avanti sentiamo delle voci, probabilmente una visita guidata.

Riesco a scattare ancora qualche foto mentre siamo sul percorso guidato.

All’improvviso sentiamo un rumore secco e la luce scompare, probabilmente un interruttore temporizzato.

Ritroviamo la luce solo nell’ultima parte del nostro cammino, quasi al pozzo d’uscita. Anche qua il rumore secco precede di un secondo il ritorno del buio.

Alla base del pozzo di uscita troviamo un gruppo di speleo che stanno iniziando ora a scendere. Qualcuno lo conosce Michele, qualcuno lo conosco io, ci fermiamo a fare qualche parola con loro. Attendiamo poi che scenda dalle scale un gruppetto di una visita guidata e poi saliamo. Mi ricordo anche di recuperare la sacchetta rossa con i vestiti zuppi dell’andata.

Il solito spettacolare panorama ed una splendida giornata di sole ci attendono.

Mentre ci godiamo il calore del sole, i primi minuti, prima che sopraggiunga il caldo sono una vera goduria, arriva un’altro gruppo di speleo pronti per entrare. Ne approfitto per chiedere il piacere che facciano una foto a Michele e me.

Il ritorno e’ piacevolissimo, oltre al sole c’e’ un vento fresco che riduce quasi a nulla il caldo.

Si vede il parcheggio, oggi e’ ben pieno di macchine.

Anche le mucche si riposano al sole, per nulla disturbate dal nostro passaggio.

Oggi e’ Carla a fare la segretaria al parcheggio. Ci avviciniamo per un saluto e per farci segnare come usciti. Dopo andiamo di corsa a cambiarci.

Quando ho sistemato tutte le mie robe in macchina torno a salutare e ringraziare Carla, gli altri amici presenti li’ e tutti quelli che hanno partecipato alla organizzazione dell’evento. Voglio ancora ringraziarli tutti veramente di cuore. Grazie.

Il ritorno in macchina, di nuovo in solitaria, non posso dire non mi sia pesato. Per fortuna la sosta intermedia per fare rifornimento e bere un caffe’, fuga il pericolo di colpi di sonno. Come premio e regalo di compleanno anticipato, arrivato sotto casa, trovo subito parcheggio. Non avrei saputo desiderare di meglio. Alla prossima.

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Inferniglio e SisaDay – 09/06/2019

Ufficialmente siamo qua per il SisaDay (SisaDei, per Nerone), una festa di un gruppo amici di Subiaco alla cui organizzazione partecipa Virginia, e di conseguenza anche Nerone. Pero’, festa o meno, non potevamo rinunciare completamente alla grotta. La mattina, dopo un rapido passaggio a Mora Zinna, dove si tiene la festa, ce ne andiamo piu’ avanti per una rinfrescante visita all’Inferniglio.

Prima della grotta uno sguardo ai dintorni. Per le ragazze, Angelica e Valentina e’ la prima visita da queste parti, quindi un giro a salutare l’Aniene e’ d’obbligo.

Dopo l’Aniene non poteva mancare la vecchia mola.

Arriviamo dove termina il vecchio canale che portava acqua alla mola, quando era in attivita’.

Un angolino molto bello, non riesco ad immaginare fin dove arrivasse il canale.

Torniamo indietro, mi lascio derubare della fotocamera da Valentina e questo ne e’ il risultato.

Ancora un rapido saluto alla “sala macchine” della vecchia mola e poi via.

Una sosta in questo punto mentre Gabriele racconta di come altre volte abbiamo utilizzato la corrente per pulire l’attrezzatura. Mi intrometto anche io indicare ai miei amici il punto del ponte da cui di solito facciamo i tuffi.

Ci cambiamo sotto un sole cocente. Indosso il minimo indispensabile della mia muta e gia’ scoppio dal caldo. Comunico a tutti che mi dirigo verso il fresco della grotta, pochi secondi e sono tutti con me.

Valentina termina di indossare la sua muta. L’ha comprata giusto ieri e deve ancora farci amicizia. Ad Angelica ho prestato la mia muta intera, le sta tantino abbondante, per oggi dovremo accontentarci.

Gabriele oggi opta per un costume semi-adamitico, un simpatico tris SCC (Stivali-Costume-Casco). Non finisce mai di stupirci.

Il primo laghetto. L’acqua e’ salita ancora. Ora sulla passerella mi arriva oltre il ginocchio.

Passiamo la passerella.

Stavolta pero’ ho in mente una deviazione, voglio visitare la spaccatura vista la volta scorsa. Pensavo sarei andato da solo ed invece mi seguono tutti tranne Gabriele, impossibilitato dalla sua tenuta minimalista.

Mi infilo nella fessura a sinistra, quella alla base dello scivolo dopo il laghetto. Si sente forte lo scorrere dell’acqua, la volta scorsa non lo avevo sentito.

Arriviamo a livello dell’acqua e la seguiamo nel suo scorrere fino a dove incontriamo un sifone. Il posto e’ bello ma ora c’e’ da tornare indietro.

Continuiamo a girare a casaccio in vari anfratti, alcuni fangosissimi.

Posti non molto larghi ma molto belli.

Non ritrovo la strada per tornare indietro da dove siamo venuti, dovrei andare a vedere un po’ in giro. Nel descrivere la mia precedente esperienza, avevo descritto ai miei amici il passaggio da fare per arrivare dopo i laghetti artistici. Mentre mi accingo a partire per ritrovare la via fatta all’andata, loro mi chiamano…”Cercavi forse un passaggio stretto ed allagato, parzialmente ostruito da una stalattite?”, vado a vedere. E’ proprio il passaggio di cui parlavo, sono stati attenti. Breve consultazione, tutti se la sentono di immergersi nell’acqua fino al collo per passare. Ok, il ritrovamento della strada d’andata non serve piu’. Dopo una bella e tonificante immersione nell’acqua rinfrescante, passiamo ancora una pozza, saliamo qualche metro e siamo al cospetto di Gabriele.

Ecco Angelica, in effetti oltre a lei ci sarebbe ancora molto spazio nella muta, non credo che cosi’ sara’ molto protetta dal freddo. Pero’ agli inizi e’ sempre cosi’, ci si arrangia con quel che c’e’, si apprezzera’ ancora di piu’ la propria attrezzatura, quando sara’.

Ecco il nostro incomparabile Gabriele mentre sosta vicino alla colonna dei graffiti, la sua preferita.

Proseguiamo tutti assieme, Gabriele e’ il nostro Cicerone.

Il traverso.

Onde nel fango date dal ruscellamento. Io le ignoro bellamente, in spiaggia dove la marana arriva al mare ci sono sempre. Mi richiamano per fotografarle perche’ sembra che in grotta siano una cosa rara.

Arriviamo in riva di quello che ora e’ il laghetto finale.

Ora possiamo mettere a frutto la fatica fatta per indossare la muta. Andiamo a fare una nuotata fino al sifone. Resto indietro per fare una foto ad Angelica e Valentina.

Prima della curva Angelica cede al freddo, le dico di non forzare e di tornare indietro se sente troppo freddo. Mi prende in parola, avremo sicuramente occasione di fare di nuovo insieme questa nuotata.

Valentina invece sperimenta il galleggiamento con la sua muta nuova.

Eccoci alla curva, dove si ferma Valentina, circa un metro sott’acqua, c’e’ la corda del traverso che ho fotografato la volta prima.

Il livello dell’acqua e’ salito sensibilmente, il sifone e’ avanzato ancora precludendoci il passaggio alla sala che avevo visitato la volta scorsa. Ci sarebbe un paio di centimetri di passaggio aperto, ma non vale la pena provare.

Tornando indietro mi fermo per fare una foto al passaggio intermedio dove siamo appena transitati. Ancora un palmo d’acqua e sara’chiuso anche questo.

Con Valentina nuotiamo velocemente a raggiungere i nostri amici. Qualche energica bracciata ed eccoci di nuovo riuniti.

Faccio appena a tempo ad uscire dall’acqua che gia’ partono per tornare indietro.

Non e’ quel che sembra! Siamo al traverso e Gabriele si muove prudentemente nel tratto fangoso per evitare scivoloni che nella sua tenuta odierna sarebbero particolarmente dolorosi.

Sosta per rimirare dei “pirosseni” o altre robe strane…io faccio foto sfoggiando la mia miglior faccia saputa.

Valentina ci ha preso gusto ed ogni pozza e’ buona per sguazzare.

Tra una sosta e l’altra approfitto per rubare foto.

Eccoci arrivati alla zona dei laghetti “artistici”. Per i nostri amici alla prima visita e’ una piacevole scoperta poiche’ all’andata li abbiamo evitati passando da sotto.

Da vedere ce n’e’ e rimaniamo un paio di minuti a contemplare questo spettacolo.

Scendiamo poi lo scivolo e siamo al laghetto iniziale.

L’occhio caldo dell’uscita ci accoglie.

Ecco le belle “inferniglie”!

Prima di rinunciare alla muta, porto Valentina a fare un bel tuffo nell’Aniene, purtroppo lascio la fotocamera sulla riva per evitare che mi arrivi sui denti durante il tuffo, quindi l’impresa rimane non documentata. Dopo esserci cambiati, ci attardiamo al sole. Gabriele sembra intenzionato ad intavolare una lunga chiacchierata sul tutto. Lo richiamo all’ordine, abbiamo un SisaDei a cui partecipare. Finiamo di sistemare le nostre robe e andiamo decisi a Mora Zinna dove i festeggiamenti fervono.

Un trio d’eccezione ci accoglie, Elia, Valerio e Nerone.

In una festa che si rispetti non poteva mancare lo stand cucina con cose buone da mangiare e da bere. andiamo subito a fare il nostro dovere.

Mentre mangiamo con appetito il nostro piattino, formato da penne al ragu’ in bianco, salsiccia, insalata di pomodori e ciambellina al vino, Nerone si accende un enorme sigaro cubano e se lo fuma fino a ridurlo un mozzicone.

Dopo il pranzo e la birra avvertiamo in pieno il caldo asfissiante della giornata. Decidiamo che una gita al vicino laghetto puo’ essere utile.

Strada facendo l’Aniene si mostra nella sua belta’.

Ancora qualche passo…

…ed arriviamo alla nostra laguna blu! Veramente uno spettacolo.

Qua ci sistemiamo a riprendere fiato al fresco.

Io, tanto per cambiare, faccio foto.

Cesare si gode beato le carezze di una bimba che ha conosciuto qua.

Ognuno di noi fa cio’ che piu’ gli aggrada per guadagnare il relax post-prandiale.

Ancora una foto d’insieme del laghetto, stavolta si vede la cascatella e sopra a tutto, tra gli alberi, fa capolino l’eremo.

Rinfrancati e rinfrescati dalla gita al laghetto, torniamo a Mora Zinna. C’e’ chi ha voglia di smaltire le calorie con qualche esercizio su corda.

Angelica e’ ancora indecisa se finire la birra o salire. Nel dubbio io la fotografo.

Quando pero’ la sento dire: “Ti spiezzo in due la fotocamera”, capisco di aver esagerato.

Volgo quindi altrove la mia attenzione fotografica.

Nel frattempo Valerio e’ salito ed ha messo la prima corda.

Noi sfaticati andiamo a rifugiarci al fresco.

Gente ai tavolini ce n’e’ ancora, sono impegnati a fare la siesta.

Intanto Valerio ha preso una seconda corda ed ha iniziato a sistemarla per fare un traverso. Anche Nerone e’ salito su, ma a prendere un bidone dell’acqua per scopi sconosciuti.

Valentina e’ pronta a partire.

Provo ad importunare di nuovo Angelica, forse va bene, adesso sorride.

Dopo la foto scappa via verso la parete. Valentina ha terminato il suo giro, ora tocca a lei a salire.

Valentina intanto e’ intrattenuta da Valerio che le impartisce una veloce lezione sui nodi.

Altri valorosi si avventurano su corda.

Ritorniamo al fresco, Valentina continua a maltrattare uno spezzone di corda cercando di convincerlo ad annodarsi come deve. Alla fine sembra averlo convinto e mi mostra con soddisfazione un bel “coniglio”.

Finito coi nodi, Valentina, instancabile, riparte.

Angelica intanto prende fiato dopo le fatiche in parete. La capisco, oggi fa veramente caldo ed il riverbero del calore che si riceve dalla parete di roccia deve essere un vero piacere.

Siamo tutti impegnatissimi a fare il tifo per Valentina.

Valerio ha dato a Valentina il compito di armare un ulteriore pezzo del traverso.

E’ impegnatissima, quasi non si accorge che mi avvicino per farle alcune foto.

Ogni tanto andiamo al tubo che scende giu’ direttamente dall’acquedotto per rinfrescarci e dissetarci.

Valentina e’ sempre impegnata in parete. Ha terminato il suo bravo armo ed ora…manca solo di disarmare tutto!

Anche Nerone e’ andato a farsi un giro su corda.

Eccolo che arriva a terra con la sua inseparabile pipa.

Valerio raggiunge Valentina per darle una mano nel disarmo del traverso.

Quasi finito. Valerio sale agli alberi per armare una discesa in doppia.

Nel frattempo siamo stati raggiunti da Laura e Mario. Mi avvicino per un saluto. Arrivo al momento giusto. Allo stand cucina hanno appena finito di preparare una delizia, gli spaghetti alla ortica. Vado a procurarmene un piatto per me ed uno per Valentina.

La doppia che Valerio attrezza e’ doppia in tutto, anche nel numero di persone che scendono. Valerio monta il discensore ad un capo della corda, Valentina fa lo stesso dall’altro lato.

Scendono insieme facendosi vicendevolmente da contrappeso.

Il disarmo delle vie a parete e’ il segnale per dichiarare terminata la nostra giornata al SisaDei. Giusto il tempo che Valentina assapori gli spaghetti e poi andiamo a cambiarci. Rapidamente sistemiamo le nostre cose e salutiamo tutti ringraziando per la bella giornata. Il ritorno a casa e’ tranquillo e sonnacchioso. Alla prossima.

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Doppio Rum e Grotta Daniel – 02/06/2019

Stavolta ci siamo divisi in 2 squadre, una a Doppio Rum e l’altra a Grotta Daniel. Per prima vi lascio alla simpatica relazione di Angelica a Grotta Daniel, a seguire dovrete sorbirvi la mia relazione per Doppio Rum. Lascio la parola ad Angelica:

GROTTA DANIEL

Esplorazione e sessione fotografica.

Presenti: Io, Angelica, Nerone, Gabriele, Giuseppe, Maurizio, Bibbo, Mario e Laura.

Dato che lo Shaka Zulu ultimamente pullula di cantieri, per questa domenica decidiamo di dividerci in due gruppi: Bibbo e Giuseppe continuano l’esplorazione per indagare il fondo di Doppio Rum, una cavità che negli ultimi mesi ci ha regalato gioie e sofferenze, e come si dice, “l’uomo è attratto dall’ignoto e dal segreto” e io aggiungerei “e se sei uno speleologo non dormi più”.

Contemporaneamente io, Gabriele, Nerone e Maurizio ci direzioniamo a Grotta Daniel per una sessione fotografica di alcune aree interne la cavità, o meglio, una dura prova di pazienza fotografica; salutiamo prima i nostri amici e ci diamo una punta, “alle 17.00 tutti fuori”.

La giornata di per sé è raggiante, l’estate simbruinica è alle porte e ci accoglie con distese di campi fioriti e un caldo piacevole ma ancora fiacco in ombra. Il mio zaino è pesante, forse trasportavo qualcosa che raggiungeva il mio peso; decido quindi di non portare tutta quella pesantezza fino all’ingresso della grotta, ma appena parcheggiati faccio attendere qualche minuto i miei compagni e decido di indossare subito l’attrezzatura e di preparare la sacca con tutto l’armamentario fotografico. Il percorso alla grotta è breve ma leggermente in salita e in parte lo soffro ma è stato meglio camminare con le ferraglie che con lo zaino pesante. La mia unica distrazione è la quantità indiscussa di fiori che contrastano con il rumore delle mie ferraglie, è la tipica scena dello speleologo che si avvicina speranzoso all’obiettivo accompagnato dalla natura circostante che gli dà supporto.

Arrivati tutti un po’ accaldati ci prepariamo ad entrare; Nerone è in testa e io con grande piacere lo seguo, lui è impegnato a cambiare i moschettoni degli armi con la chiave a rullino che Elia mi regalò qualche mese fa, ogni tanto lo sento borbottare e io in attesa mi stupisco di vedere questa grotta con altri occhi rispetto alle primissime uscite e mi cimento subito con qualche foto.

Nerone alle prese con il cambio moschettoni

Scendiamo il primo pozzo e arriviamo parallelamente al famoso oblò che immette nella saletta che poi prosegue con la strettoia e il secondo pozzo in esplorazione. Nerone, per l’appunto, decide di procedere con l’esplorazione del fondo grotta, io attendo Gabriele e Maurizio per iniziare a ragionare sulle foto. Senza di loro non sarei riuscita a far nulla in quanto Gabriele ha pensato alle luci, ha portato due faretti e mi ha dato dei consigli su come dare una certa profondità dell’area grotta da immortalare. Maurizio ci ha fatto da modello e supporto luci. Io inizialmente ero molto scettica, ogni foto per me non era idonea, quindi i due compagni, poverini, sostengono le mie paturnie con tanta pazienza, la scena era tipo “sposta la luce a destra, anzi no in basso, anzi no spegnila! ho cambiato idea, ora devi spostarti tu”, alla fine qualcosa è uscito, devo mettermi in testa che la perfezione non esiste, soprattutto in queste occasioni in cui lo stillicidio, il freddo e la scomodità fanno da padrone. In ogni caso premetto che la mia esperienza di foto speleologiche è molto scarsa ma sicuramente è un ottimo addestramento per allenare la pazienza.

Dopo aver fatto qualche prova, finalmente decidiamo di fare le foto a tre aree: saletta dell’oblò, strettoia “serpeggiante” e per ultimo ci siamo lasciati il pozzo in risalita, questo mi preoccupava particolarmente, nella mia testa ripetevo “poi vediamo come fare, niente panico”.

Saletta dell’Oblò.

Foto A. Ferracci, G. Catoni, M. Tandari.

Foto A. Ferracci, G. Catoni, M. Tandari.

Dopo aver lasciato la saletta dell’oblò ci avviciniamo alla strettoia serpreggiante di cui abbiamo solo poche foto. Qui l’ambiente è ancora più ostile: lo stillicidio è in abbondanza, c’è ancora qualche mora pericolante e inoltre fare da modello nella strettoia non è proprio piacevole, considerando anche il fatto che il tempo a noi a disposizione sta per scadere, a breve usciamo tutti per aspettare la riuscita dei compagni a Doppio Rum. Ci siamo ripromessi di ritornare per una seconda battuta fotografica solo per quest’area e per il pozzo sotto di noi, in cui Nerone è impegnato a lavorare.

Gabriele all’interno della strettoia serpeggiante.

Foto di A. Ferracci, G. Catoni.

Prima di lasciare la grotta, decidiamo di raggiungere Nerone e lo troviamo soddisfatto e sorridente in un bagno di sudore, entusiasta ci racconta di come è riuscito ad attraversare la strettoia senza togliersi l’imbraco. È sceso nel fondo grotta per continuare l’attività di disostruzione ma la corrente d’aria segnalata anche in precedenza ora non si sente più; non ci perdiamo d’animo, d’altronde siamo nel periodo di cambio stagione in cui le correnti d’aria prendono un po’ la strada che vogliono per poi, forse, ritornare in grotta. Decidiamo di fare i ferri e uscire tutti assieme, passo per prima la strettoia per poter fare qualche foto a Gabriele e Nerone mentre escono dal budello. In uscita ad aspettarci c’è Maurizio che a vicenda scambiamo qualche foto, esce Gabriele e attendiamo Nerone. Dopo, ci ritroviamo finalmente tutti e cinque a rifocillarci e a discutere sulle procedure delle prossime uscite.

Il primo ad uscire dalla grotta è Nerone, intanto io Maurizio e Gabriele ci organizziamo per le ultime foto da fare al pozzo: io salgo e mi fermo al primo frazionamento, mi allongio ovviamente, in realtà allongio ogni cosa che ho dietro con me, macchina fotografica, obbiettivo, sacco e pazienza. Con qualche sudore freddo tiro fuori la macchina fotografica dal sacco che avevo preventivamente inserito per ultima nel sacco. Dato che siamo vicini l’uscita, l’aria calda dell’esterno si mescola all’aria fredda della grotta e di conseguenza porta ad appannare i miei occhiali e l’obbiettivo. Mentre attendo che il mio corpo e la macchina fotografica si abituano al cambio di temperatura, faccio salire Gabriele che si ferma a metà pozzo e illumina con il faretto la parete di fronte a lui; Maurizio è sulla base del pozzo e con il secondo faretto illumina il piano di calpestio del fondo pozzo. Tutti fermi immobili scattiamo, i risultati non sono dei migliori ma per lo meno ci abbiamo provato.

Il primo pozzo.

Foto A. Ferracci, G. Catoni, M. Tandari.

Finita la sessione fotografica della giornata, inserisco tutto nel sacco ed esco. Mentre risalgo l’ultimo saltino sembrava tutto sotto controllo, sento un rumore che nessuno speleologo vorrebbe sentire, quello di una corda che si stacca. Per fortuna era solo il mio pedale che ha deciso di rompersi fortunatamente a 2 metri dall’uscita. Senza alcuna scelta risalgo contrastando le pareti con il sacco pesante che un po’ mi sbilancia verso il basso. Nerone è fuori un po’ imbronciato e mi puntualizza il fatto di cominciare ad alleggerire l’attrezzatura, troppe corde, troppe treccine, troppi casini, in caso di emergenza lui non potrebbe aiutarmi perché la mia attrezzatura non è impostata come la sua. Lo prendo in parola e comincio a levare un po’ di corde, promettendogli che dalla prossima volta tutto sarà sistemato e pulito.

Attendiamo la risalita di tutti e raggiungiamo i nostri compagni a Doppio Rum. Arrivati sul posto ci sono Mario e Laura che precedentemente ci erano venuti a salutare a Grotta Daniel per poi proseguire la loro passeggiata trekking, scambiamo quattro chiacchere con la promessa che ci saremo rivisti per cena o poco dopo e di fatto è stato proprio così.

Aspettiamo un’ora o poco più, il primo a risalire è Bibbo ma anche a lui succede un fatto simile al mio, il suo sacco, dopo 30 anni di speleologia, decide di rompersi in prossimità della fettuccia superiore; lì per lì ho pensato che qualcuno ci stesse pensando intensamente, se in positivo o negativo non lo sapremo mai.

Fortunatamente il sacco non casca addosso a Giuseppe, che si trova sotto di lui, ma si ferma in una cengia sporgente alla fine del primo pozzo da 40? (non ricordo bene la profondità). Di fatto Bibbo è costretto a scendere di nuovo per poi riuscire completamente infangato. A seguire esce Giuseppe. Bibbo per prenderlo in giro ci racconta che lui si è rifiutato ad entrare in una strettoia preferendo un bel pezzo di pizza. I due ci intrattengono sul tema per tutta la durata della cena.

Alla prossima Shaka Zulu, imparare la speleologia con voi non mi ha mai appassionato così tanto prima.

Angelica

PS. Elia, la tua chiave a rullino è stata molto utile a Nerone, la voleva buttare dal pozzo con rabbia.

——————————— Fine della relazione di Angelica, grazie! ———————-

Ed ora tocca a me. Come anticipato, Giuseppe ed io siamo andati a Doppio Rum.

La mattina ci incontriamo sotto casa mia, siamo Gabriele, Giuseppe ed io. La seconda tappa e’ per prendere a bordo Angelica, la facciamo al solito parcheggio alla Rustica. Come da prassi ci fermiamo poi a fare colazione da Cicchetti e poi a prendere Nerone.

Eccoci pronti a partire per l’ultimo tratto, quello da Subiaco a Monte Livata. Visto che Nerone salira’ con la propria macchina, vado con lui per fargli compagnia.

Salendo incontriamo il buon Maurizio, stava andando a fare una passeggiata. Tra un saluto e l’altro sembra riusciamo a convincerlo a venire in grotta. Ci lasciamo senza un appuntamento preciso. All’alimentari Gabriele fa sosta, noi tiriamo dritto fino al parcheggio per Doppio Rum, faccio pero’ a tempo ad urlare a Gabriele di prendermi un pezzo di pizza.

Come deciso, oggi faremo 2 squadre, Giuseppe ed io a scavare a Doppio Rum mentre Angelica, Nerone e Gabriele a Grotta Daniel per fare foto. Ci incontriamo di nuovo tutti al parcheggio vicino a Doppio Rum. Con Giuseppe decidiamo di portare tutto con noi per non rischiare di rimanere senza cambio in caso all’uscita avessimo un ritardo dei “grottadanielisti”.

Siamo quasi ai saluti quando fa capolino il nostro Maurizio, alla fine la grotta ha vinto sulla passeggiata. La sua preferenza va a Grotta Daniel.

Sono le 11 passate quando salutiamo. Poi ognuno per la propria strada, anzi grotta.

Giuseppe non ricorda bene la strada quindi imbocca un sentiero in salita che va nella direzione sbagliata. Io perfidamente gli dico nulla. Intuisce forse qualcosa dal mio sghignazzare.

Dopo la prima incertezza comunque, una volta indirizzato correttamente, prende il via e mi distanzia. Io arranco e sbuffo come al solito, sara’ forse perche’ non ho ancora mangiato la pizza?

Un saluto amichevole all’ingresso della grotta prima di prepararci.

Pronti ad entrare.

Entro per primo, Giuseppe mi assiste da fuori e mi porge gli zaini.

Il primo pozzo ha sempre 2 vie armate quindi Giuseppe ed io scendiamo quasi appaiati.

Nel resto della discesa fino al fondo, rimango avanti, devo sistemare un paio di cose. Oggi non ho intenzione di fare molte foto durante il tragitto di andata e ritorno, ne ho fatte fin troppe nelle uscite scorse. Sfodero la fotocamera solo a meta’ circa dell’ultimo pozzo per riprendere il prima e dopo di una serie di sassi. Sono di dimensioni rispettabili, aspettano solo di essere sfiorati per cadere. In pratica sono su una parete verticale e vi rimangono attaccati solo grazie ad uno straterello di fango che fa da collante. Si tratta dei 4 sassi al centro della foto.

Questa e’ la situazione dopo aver toccato con un dito uno dei sassi. Cadono con frastuono e rimane solo la macchia di fango che li manteneva attaccati alla parete. Se ho contato bene, nelle varie uscite fatte in questa grotta, questo e’ almeno l’ottavo blocco di sassi posticci che tolgo.

Altra sosta la faccio in corrispondenza dell’ultimo frazionamento. L’ultima volta erano rimasti alcuni sassi da tirare giu’. Quando ci arrivo, allontano la corda meglio che posso e li faccio cadere. Giuseppe e’ un poco indietro, a sentire tutta questa sassaiola si preoccupa un poco ma gli urlo che e’ tutto a posto.

Arrivato al fondo, mi spoglio della attrezzatura ed aspetto Giuseppe. Posso fare poco perche’ lo zaino con l’attrezzatura, quello pesante (!!!), ce l’ha Giuseppe. Pero’ io ho lo zaino con le cibarie. Inganno l’attesa sgranocchiando la pizza. Quando Giuseppe arriva, la pizza e’ terminata e sono pronto ad iniziare. Gli lascio appena il tempo per levarsi l’imbrago e poi andiamo giu’ armati delle nostre migliori intenzioni. Inizialmente e’ Giuseppe ad andare avanti a lavorare. Arriva senza troppi sforzi alla seconda curva della “S”. Lavoriamo assieme, mentre lui allarga avanti, io sistemo sassi nella pozza d’acqua alla base della “S” per creare un passaggio asciutto. Mi viene un discreto lavoro. Anche Giuseppe fa egregiamente la sua parte, tanto che dopo un’ora buona di lavoro posso provare a passare la “S” anche io. Ci provo…e ci riesco! Devo strusciare la faccia sul fango per uscire dalla “S” infame ma finalmente riesco a vedere anche io la prosecuzione. In qualche maniera riesco addirittura a mettermi seduto e posso fotografare lo stretto buco che ancora ci impedisce il passaggio.

Trovarsi davanti ad un qualcosa di sconosciuto che promette belle cose e’ sempre un qualcosa che fa venire il batticuore. Che bella emozione. Provata oramai molte volte ma sempre nuova. Mi godo l’aria fredda che mi viene addosso. Lancio qualche sasso assaporando ogni rimbombo. Intanto cerco di analizzare razionalmente le informazioni che raccolgo dal lancio dei sassi. Dopo lo stretto, appena un metro piu’ sotto c’e’ un terrazzino. Nemmeno 2 metri piu’ avanti, o meglio sulla destra, sembra iniziare un piano inclinato che scende tra i 15 ed i 20 metri. Il forte rimbombo della caduta dei sassi, l’eco in risposta alle urla, l’aria fredda che arriva lasciano sperare che dopo la discesa la grotta prosegua. Per ora pero’ devo accontentarmi di sognare. Me lo concedo ancora per poco, c’e’ tanto da fare. Per prima cosa prendo il piede di porco e lo uso per ricreare il solco di drenaggio dell’acqua. Quando ho finito vedo con soddisfazione l’acqua che riprende a ruscellare giu’ ed il livello della pozza d’acqua alla “S” abbassarsi sensibilmente.

Giuseppe ed io lavoriamo al punto stretto alternandoci ma la posizione non e’ delle piu’ comode e la roccia e’ piena di fori riempiti di fango. Nello smazzettare con impegno riesco anche a colpirmi un paio di volte lo stinco destro, una piacevolezza. Quasi alla fine del tempo e delle forze riesco finalmente a trovare un punto di roccia compatta e ci lavoro di buona lena finche’ Giuseppe, il detentore dell’orologio, decreta che sono le 4 del pomeriggio e che dobbiamo avviarci.

Faccio ancora un paio di foto alla attuale frontiera tra realta’ e fantasia ipogea e con un sospiro vado a raggiungere Giuseppe e ad indossare l’attrezzatura per salire.

Anche al ritorno vado avanti io, una cortesia che Giuseppe riserva agli anziani che accompagna in grotta! Oramai le strettoie mi sono familiari e le passo velocemente. Giuseppe se la prende piu’ comoda, anche per evitare di prendersi i sassetti che ogni tanto gli scarico giu’. All’ultimo pozzo, risalgo pianin pianino in attesa di sentire l’arrivo di Giuseppe. Sono quasi all’uscita quando lo sento rumoreggiare nel passaggio dell’ultima strettoia. Quando arrivo alla partenza del pozzo, in vista della luce dell’esterno, sento anche la voce dei nostri amici di Grotta Daniel. Loro hanno terminato prima e sono venuti ad aspettare la nostra uscita. Mentre mi organizzo per recuperare lo zaino grande, quello coi vestiti di ricambio, scambio qualche battuta con loro. Sotto, circa 50 metri piu’ giu’ sento Giuseppe. Aggancio lo zaino grande al baricentrico, quello piccolo sulla maniglia. Mi muovo con cautela per non far cascare sassi di sotto. Di fuori vedo Nerone, faccio per passargli lo zaino piccolo. Nel farlo mi allungo un po’ e mando in tiro il baricentrico, probabilmente lo zaino grosso si e’ incastrato da qualche parte. Non faccio a tempo a passare lo zaino piccolo a Nerone e controllare cosa stia succedendo al grosso, quando sento un orrendo rumore di tela lacerata. Lo zaino grosso inizia a rotolare giu’ con un fragore immenso, tale da rendere inutile il classico urlo: “sasso!”. Dopo un tempo che mi sembra infinito la caduta del sacco si interrompe. La prima preoccupazione e’ per Giuseppe. Gli urlo, e’ al terrazzino di fango. Urla in risposta che va tutto bene, meno male. Aggiunge anche che lo zaino da lui non e’ arrivato. Sono abbastanza in apprensione e sul momento non recepisco quest’ultima, importante, informazione. Rassegnato a dover andare a raccogliere i resti delle mie robe sparpagliate per il pozzo, termino di passare lo zaino piccolo ai miei amici di fuori e rimonto il discensore per andare a vedere lo sfacelo.

Scendendo quasi non lo vedo, lo zaino e’ ad una ventina di metri dall’uscita, incastrato in corrispondenza di una minuscola cengia. Tra l’altro sembra ancora intero. Giuseppe e’ ad altri 20 metri sotto. Oscillo sulla corda per raggiungere la parete e riesco a trovare un appiglio, mi sistemo, controllo lo zaino. Si, e’ tutto intero e con le sue robe dentro. Questo mi rincuora assai. Lo aggancio di nuovo al baricentrico ma stavolta lo collego al cordino. Avviso Giuseppe che potrebbe ricevere ancora qualche piccolo sasso, ma oramai quasi non ci fa piu’ caso. Faccio il cambio di attrezzi per poter salire e, senza fretta, vado verso fuori. Anche Giuseppe inizia a salire. Stavolta riesco ad uscire dalla grotta con tutto quel che devo e posso salutare i miei amici. Qualche minuto dopo fa capolino anche Giuseppe, illeso nonostante me. Ci cambiamo.

Dopo alcuni minuti mi sono ripreso abbastanza da posare per qualche foto scattata dall’abile mano di Maurizio. Tanto per sdrammatizzare ed allentare la tensione che ancora mi sento addosso, mi invento la storia che Giuseppe in grotta ha preferito mangiare la pizza piuttosto che tentare il passaggio della strettoia ed andare in esplorazione. L’argomento piace anche ad Angelica e Gabriele, cosi’ lo utilizziamo per tormentare il povero Giuseppe fino a fine cena.

Ecco il povero zaino che, dopo appena 30 anni di onorato servizio, sara’ messo a riposo dopo l’infortunio che lo ha gravemente danneggiato.

La cena, sempre a Marano da Antonia, ci porta tranquillamente alla fine di questa giornata. Alla prossima.

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Cavorso – 26/05/2019

Una visita alla grotta Cavorso con Angelica, Irene, Mario, Maurizio, Gabriele, Nerone, Elia, Maurizio.

Stavolta mi sono trovato a fare visita ad una grotta di interesse archeologico. Confesso che l’archeologia non rientra tra i miei interessi principali. Pero’ penso che in ogni esperienza che si fa c’e’ qualcosa da imparare e quindi mi adatto volentieri ai desideri dei miei amici.

Prima di iniziare, nel caso qualcuno volesse documentarsi, ecco una bella citazione bibliografica che spiega gli studi fatti nella grotta:

M. F. ROLFO, K. F. ACHINO, I. FUSCO, L. SALARI, L. SILVESTRI 2013, La grotta Mora Cavorso a Jenne (RM). I livelli dell’antica-media età del Bronzo in Rivista di Scienze Preistoriche – LXIII, pp. 95-123

Ma ora passiamo a noi. Stavolta a partire da Roma siamo solo 2, Gabriele ed io. Perdiamo la compagnia di Giuseppe e compensiamo con quella di Irene, che passiamo a prendere ad Agosta. In compagnia di una simpatica pioggia, aspettiamo la nostra amica. Mi sembra una lunga attesa, ma probabilmente e’ perche’ non abbiamo ancora fatto colazione.

Ma chi e’ quel puntino rosso che si avvicina?!?

Ma e’ la nostra Irene! Sempre accompagnata da uno splendido sorriso.

Dopo i saluti saliamo in macchina e andiamo a fare la colazione da Cicchetti. Quando ripartiamo faccio opera di convincimento per saltare la visita alla grotta archeologica, c’e’ la prosecuzione a Doppio Rum che ci aspetta, ricordo ai miei amici. Non li convinco pienamente. Alla fine ottengo un compromesso, andremo a salutare i nostri amici al Cavorso e poi andremo al Doppio Rum. In base a questa decisione, passiamo anche al magazzino a prendere una batteria del trapano. Questo mi convince di avercela fatta. Quando arriviamo dove sono parcheggiate le macchine dei “cavorsiani”, naturalmente piove. Gabriele ed io ci prepariamo in maniera minimalista indossando il casco e gli scarponi da grotta. Qualche sospetto pero’ mi viene quando vedo Irene caricarsi tutto lo zaino sulle spalle. “Mmmm”, penso, “la cosa mi puzza di fregatura”. Sospendo il giudizio in attesa di vedere come evolve la giornata. Pronti? Andiamo di buon passo verso la grotta.

Non troviamo subito l’imbocco del sentiero perche’ prima era chiaramente indicato da un grosso contenitore per l’acqua, da un buon metro cubo. Ora il contenitore e’ stato buttato giu’ per la discesa da qualche vandalo. Alla fine il buon Gabriele lo ritrova e possiamo scendere.

Il sentiero e’ ben ripido e reso scivoloso dalla pioggia, dobbiamo scendere con attenzione.

Mi tengo dietro a chiudere la fila e sfrutto Irene per documentare la discesa.

Quando inizia il tratto di sentiero in piano, siamo arrivati. Ancora pochi passi e siamo in vista della grotta.

Eccoci arrivati. Ad accoglierci troviamo Elia e Maurizio, il resto dei nostri amici sono nella grotta.

Ecco il salone iniziale della grotta, e’ come lo ricordavo dalla visita scorsa.

Facciamo qualche chiacchiera. Cerco di non essere impaziente.

Il mio sospetto si trasforma in certezza di fregatura quando la bella Irene sfodera la tuta speleo e svelta la indossa per poi scomparire nei recessi della grotta. Anche Gabriele si addentra per salutare il resto del gruppo. Quando non lo vedo ritornare, vado a vedere anche io. Lo trovo che chiacchiera tranquillamente con Mario ed Angelica.

Torno indietro facendo qualche foto.

Gabriele torna, ma solo per dirmi che Irene e’ seriamente intenzionata a restare. Mi arrendo all’evidenza, l’esplorazione a Doppio Rum e’ sfumata.

Visto che la giornata sara’ dedicata al Cavorso, tanto vale tornare alla macchina per recuperare l’attrezzatura e fare un salto a Jenne per comprare un panino. La salita e’ tosta e la accusiamo, e’ una buona scusa per prendere un panino in piu’.

Dopo Jenne, armati di panini ed attrezzatura, scendiamo di nuovo alla grotta.

Fiorellini.

Accanto al Cavorso c’e’ un’altra cavita’. Gabriele mi racconta che piu’ avanti parte un pozzetto da 2 o 3 metri. Il posto e’ stato usato come deposito degli attrezzi e non mi attira molto entrarci.

Dopo esserci cambiati e trasformati in speleologi, entro finalmente nella parte interna della grotta. Dalla sala d’ingresso sulla destra c’e’ un passaggio stretto ma non troppo, si passa piegandosi leggermente e si arriva in un’altra sala dove troviamo la maggior parte dei nostri amici. Subito faccio una foto ad Angelica che posa vicino ad un Nerone in versione archeologica.

Dopo i convenevoli Nerone mi spedisce a risalire un camino. Contento di fare un poco di movimento, mi arrampico. Salgo circa 5 metri ma devo fermarmi poco oltre. Il camino stringe ma oltre lo stretto sembra continuare, probabilmente arriva all’esterno. Sotto di me Nerone ascolta gli aggiornamenti che gli urlo.

Dopo la risalita, Elia mi indica un passaggio stretto, lui non ci passa per una questione di pochi centimetri. Provo ad andare a vedere.

Magari potrei anche farcela ma rischio di fare una fatica bestiale. Perche’ farlo, mi chiedo, quando oggi abbiamo almeno 2 abili strettoiste?

Uscendo mi soffermo a fare qualche foto.

Un minuscolo capello d’angelo.

Quando esco dalla strettoia viene decretato l’inizio ufficiale dell’ora di pranzo. Ci rechiamo tutti alla sala principale, quella da pranzo appunto! Ne approfitto per una foto alle strettoiste.

Dopo un parco pasto, ecco il momento di una bella foto di gruppo.

Ma ne viene bene anche una in formazione sciolta.

Prima che ci venga la “cecagna” post-prandiale, andiamo a riprendere la nostra visita ragionata alle parti piu’ interne della grotta.

Elia riesce a convincere Irene ad affrontare la strettoia. Come immaginavamo, lei passa senza problemi. Con lei dentro lo stretto, io a meta’ strada e Nerone a ricevere, facciamo passamano dei sassi per liberare un poco di spazio.

Dopo tanto lavorare si intravede uno strano sasso, forse un osso. E’ fortemente concrezionato e completamente legato con le rocce che lo circondano. Alla fine ne facciamo una foto e lo lasciamo la’.

Io dopo aver passato i sassi fuori a Nerone, ho poco da fare se non importunare Irene con le foto, cosa che faccio puntualmente.

Le concrezioni davanti a me.

E ancora Irene mentre cerca di spostarsi ancora piu’ in la’, ma e’ troppo stretto anche per lei.

Si esce. Le rubo un bel sorriso.

Eccola quasi fuori.

Angelica e’ sempre presa a confabulare con Mario di cose archeologiche, che dire, questo e’ il suo ambiente.

Mi sono distratto! Blocco Irene all’uscita per un’ultima foto nello stretto.

Nerone, visto che la strettoia non ha portato novita’, si allontana per fare altro.

Dalla seconda sala parte un meandrino tutto da strisciare. Alla fine mi convinco che vale la pena infangarsi per andare a vederlo. Mi inoltro. Ad un certo punto, dopo aver strisciato una decina di metri, trovo un bivio. Prendo a sinistra. Mi guardo intorno, in un punto troppo stretto per chiunque non abbia le dimensioni di un gatto, trovo delle ossa. Sono nere e sembrano ossa di pollo. Non mi sembra il caso di disturbarle. La gita mi basta cosi’, il ramo destro lo vedro’ la prossima volta. Torno indietro. Trovo che i miei amici hanno decretato terminata la gita al Cavorso. Ci cambiamo senza fretta scambiandoci impressioni sulla giornata.

Pronti. Anche la pioggia e’ pronta e riprende a scendere con allegria, che pero’ non ci contagia piu’ di tanto.

Iniziamo a salire, per fortuna gli alberi ci proteggono alquanto.

Per darmi soddisfazione e non farmi avvilire, Irene fa finta di accusare anche lei la fatica della salita…

… ma appena mi giro riparte quasi di corsa.

Eccoci in vista della strada.

Elia e’ il primo ad arrivare.

Mi fermo per riprendere chi arriva. Irene si rinfresca con la pioggia.

Ecco che arriva anche Mario.

Ed ecco Angelica, mi regala un bel sorriso, che non guasta mai.

Di seguito arrivano Nerone, Gabriele e Maurizio.

Ci cambiamo svelti sotto la pioggia battente. I saluti sono brevi per non bagnarci troppo.

Come ho detto non sono molto appassionato delle grotte archeologiche, pero’ da ogni esperienza si puo’ ricavare qualche insegnamento utile. Da questo punto di vista la giornata e’ stata sicuramente utile. Alla prossima.

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Inferniglio – 18/05/2019

Ad accompagnare in grotta i ragazzi di Mario, con Nerone, Erminio, Giuseppe, Gabriele. Con la simpatia di Laura, il supporto fotografico di Ilaria ed Alessandro e il conforto gastronomico offerto da Marika, Valerio ed il loro cagnone, Cesare.

Come ogni anno Mario ha organizzato una gustosa “gita” scolastica farcita con lunghe escursioni e una o piu’ visite in grotta. Per la visita in grotta viene scelto il classicissimo Inferniglio. Quest’anno riesco ad andare anche io per dare una mano. L’escursione ipogea e’ fissata per il primo pomeriggio. Non si puo’ buttare via cosi’ mezza giornata quindi mi metto d’accordo con Giuseppe e Gabriele per partire comunque la mattina. Qualcosa ci inventeremo. La mattina eccoci tutti in macchina con Gabriele alla guida.

Durante il viaggio d’andata, prima e dopo adeguata sosta per la colazione, decidiamo il da farsi. Andremo all’Inferniglio anche la mattina, magari riusciremo a fare qualche foto migliore del solito. Arriviamo al parcheggio vicino all’Inferniglio. Troviamo subito un intoppo, Gabriele ha perso le chiavi del siluro che ha sopra la macchina. Per prima cosa cerchiamo di forzare la serratura ma non abbiamo attrezzi acconci, quindi lasciamo perdere. Per fortuna la sua muta ed il casco sono nel bagagliaio, gli mancano la luce e le scarpe. Per la luce provvedo io, ho portato una frontale in piu’ come faretto per le foto. Per le scarpe, Giuseppe rinuncia alle proprie da grotta mettendosi quelle da ginnastica. Appena risolti i problemi gabrielleschi, decidiamo di dare inizio alla vestizione, e naturalmente inizia a piovere.

Ma noi non ci lasciamo distogliere da quattro gocce d’acqua, semplicemente prendiamo i nostri zaini e ci spostiamo alla mola, al coperto.

L’Aniene oggi e’ baldanzoso.

Per vestirci andiamo nel piano inferiore della mola, Giuseppe si presta come modello nonostante i goccioloni.

Mi soffermo in riva all’Aniene, sempre un bel vedere.

Ecco il nostro rifugio.

Da qua usciva l’acqua dopo aver ceduto parte della sua energia alla mola.

Questo e’ l’ingresso alla “sala macchine”.

Ci cambiamo nella condotta forzata, speriamo non decida di tornare attiva proprio oggi.

Dopo la vestizione, sempre seguiti da una tenue pioggia, ci rechiamo alla grotta.

L’acqua al primo laghetto e’ alta, non in maniera preoccupante, ma abbastanza alta. Passando sulle tavole che fanno da passerella, ci si trova nell’acqua fin poco sotto il ginocchio. Io, con la muta completa passo senza problemi, lo stesso fa Gabriele.

Personalmente impiego alcuni minuti per l’aggiustaggio del corrimano del primo laghetto. Recupero la corda staccata da Giuseppe la volta scorsa e la utilizzo per cambiare quella dell’ancoraggio rovinatissimo. Mi convinco di aver fatto bene quando riesco a troncare il vecchio cordino solo tirando con energia un trefolo alla volta.

Una volta terminata l’opera, faccio per andare avanti quando mi accorgo che solo Gabriele ha traversato il laghetto. Chiamo Giuseppe per capire cosa sia successo. Il caso e’ subito chiarito, Giuseppe non puo’ bagnare le scarpe che indossa, non ne ha altre di ricambio, quindi si e’ seduto, rassegnato ad aspettarci in riva al primo laghetto. Replico subito che cosi’ non va. Tento dapprima di convincerlo ad attraversare senza scarpe. Ci prova ma le tavole sono molto scivolose e non si fida. Alla fine arriviamo ad una soluzione, Gabriele si toglie le scarpe, io le porto a Giuseppe che cosi’ puo’ traversare in sicurezza.

Mentre Giuseppe traversa faccio conoscenza con un simpatico lombrico in esplorazione, dopo la foto lo allontano dalla zona di passaggio augurandogli buona continuazione.

Ecco il mitico Giuseppe che traversa il primo laghetto.

Gabriele con le sue calze di gomma attende pazientemente.

La ricostituzione del trio viene suggellata risalendo assieme la grande colata che segue il primo laghetto.

Proseguiamo.

La zona delle vaschette sopra la grande colata e’ sempre magnifica, un giorno riusciro’ ad averne una foto che renda loro merito.

Nonostante i nostri richiami alla ragionevolezza, Gabriele si accanisce a voler camminare con le sole calze di gomma. Come ci si aspettava, dopo una decina di passi su concrezioni liscie come la carta vetrata a grana grossa, le sue calze si aprono lasciandolo a piedi nudi. Finalmente si convince e si puo’ riportare ad ognuno le scarpe di propria competenza, prima di continuare la gita. Giuseppe da ora in poi, con un po’ di attenzione, non avra’ pericolo di bagnare le scarpe.

Tutto l’andirivieni al primo laghetto ha fatto salire la mia temperatura interna al punto che sono quasi in ebollizione. Devo correre ai ripari, il laghetto successivo ne fa le spese.

Mi immergo per riprendere temperatura mentre aspetto i miei compari intenti nel cambio scarpe.

Mentre sguazzo beato, faccio foto intorno.

Chissa’ mai ne venga qualcosa di bello.

Vengo infine raggiunto ed invitato a proseguire.

La sosta successiva e’ alla bella colonna che e’ stata rovinata da numerosi graffiti. Ne facciamo alcune foto per mostrare quello che in grotta non si deve fare. La mano di Gabriele e’ utile per le proporzioni.

Senza parole…solo lettere.

Grande impegno ma attrezzi inadeguati per incidere veramente a fondo. Passiamo alcuni minuti a discutere cosa fare di loro. Gabriele vuole assolutamente cancellare i graffiti. Io penso che il vero problema e’ come impedire che se ne facciano altri. Per la cancellazione lascerei fare alle prossime piene.

Proseguiamo lasciando cadere l’argomento, viste le opinioni discordanti. Ogni tanto, cammin facendo, provo qualche foto.

Urlo a Gabriele, che e’ avanti di illuminare qualche concrezione che io non riesco a raggiungere.

Come al solito ne faccio piu’ di una spostando le luci

La tappa successiva e’ al traverso. Anche qua schiavizzo i miei amici urlando disposizioni per le loro luci.

Anche qua provo varie volte, sperando di azzeccarne almeno una.

Ci vorrebbe qualche luce in piu’ per fare bene, ma accontentiamoci.

Stalagmite sott’acqua.

Mentre prendo il fresco dentro l’acqua, riprendo la traversata di Giuseppe, attentissimo a non bagnarsi ne’ ad infangare troppo le scarpe.

Questa, non mi dispiace.

Mentre Gabriele va velocemente verso il prossimo lago, io mi attardo a fare foto.

Gli ambienti sono grandi e la mia illuminazione scarsa, pero’…accontentiamoci.

Quando arrivo al lago successivo, Gabriele e’ gia’ in acqua.

Giuseppe invece si ferma qua, per proseguire si deve nuotare e oggi non e’ attrezzato alla bisogna.

Lo ricompenso della pazienza facendogli qualche foto da dentro il laghetto.

Finito con le foto a Giuseppe, inizio la nuotata, in lontananza vedo Gabriele che torna indietro. Poco piu’ avanti sifona, mi dice.

Sono curioso come una gazza, nuoto velocemente fino a quando mi trovo alla curva dove ricordo distintamente c’e’ di solito un tratto a piedi tra 2 laghetti distinti. L’acqua e’ di almeno un paio di metri piu’ alta di quanto sono abituato a vederla.

Giro, o meglio nuoto, la curva e sono nel secondo laghetto.

Davanti mi trovo una parete di roccia senza apparente passaggio, cerco di ricordare dove si sia nascosto, ma senza speranza.

Quasi sicuramente basterebbe seguire il filo d’arianna che parte da qua per trovare il passaggio ma potrebbe essere una apnea ben lunga. Non e’ nemmeno il caso di pensarci.

Continuo a girarmi intorno stupito di come un paio di metri d’acqua possano cambiare drasticamente la grotta. Cerco, anche se gia’ so che non riusciro’, di imprimermi in mente questa situazione per riconoscere il punto quando torneremo in periodo di secca.

Ancora una foto prima di andare. La zona scura sulla parete penso sia il livello di piena, impressionante.

Nuoto con calma per tornare dai miei amici.

Dopo il curvone, rivedo le loro luci.

In questo punto riesco a toccare, urlo loro, tanto per non lasciarli in pace, di illuminare verso di me e poi scatto una foto.

Ne faccio un paio per sicurezza.

Quando arrivo, Giuseppe mi rende pan per focaccia e pretende che gli ceda la fotocamera per farmi lui delle foto. La prima mi sembra eccellente, solo lievemente scura.

Verso la decima, mi arrendo ed alzo le braccia al cielo.

Al ritorno monto il cavalletto ed imposto la fotocamera per i tempi lunghi. Purtroppo tra i preparativi non ricordo di includere la pulizia dell’obiettivo. Nonostante l’impegno profuso ne vengono delle foto decisamente nebbiose sul lato sinistro.

Mi butto in mezzo anche io a fare l’illuminatore errante.

Gabriele dovrebbe illuminare le zone di fondo ma ad un certo punto scompare. Rimaniamo Giuseppe ed io, imperterriti.

Muoviamo il cantiere piu’ avanti ma ancora evito di pulire l’obiettivo.

Guardiamo solo la parte a destra…bisogna accontentarsi.

Recuperiamo anche Gabriele e continuiamo la nostra opera.

Ancora un altro cantiere, sempre opaco.

Siamo arrivati di nuovo alla colonna dei graffiti.

Finalmente, alla fine dei fuochi, quando oramai ho perso l’attenzione dei miei illuminatori, mi accorgo dell’obiettivo non pulito e, tirando giu’ qualche moccolo, lo lustro e tento ancora qualche foto senza il loro aiuto.

Questa delle vaschette mi soddisfa quasi.

Anche questa, non e’ perfetta, pero’ fa la sua figura.

Rimetto l’impostazione “automatica” alla fotocamera e mi accingo a raggiungere i miei amici. Giuseppe si e’ messo comodo per indossare le scarpe lasciategli da Gabriele.

Ne approfitto per fargli un paio di foto.

Dopo le foto, lascio Giuseppe ai suoi affari e traverso il primo laghetto. Raggiungo Gabriele.

Vedendogli il piede nudo mi sovviene che non abbiamo fatto tutto il tran tran dell’andata con il passaggio di scarpe, Gabriele ha traversato a piedi nudi ed ora fa penitenza camminando con le ginocchia sulle rocce. Tanto per non stare zitto lo avverto di stare attento a non ferirsi i piedi con qualche roccia aguzza ma ora e’ troppo preso per darmi retta.

Ed infine eccoci fuori.

Arriva anche Giuseppe, con le sue due paia di scarpe, un paio ai piedi e l’altro al collo.

Dopo un nuovo rapido cambio scarpe tra Giuseppe e Gabriele, andiamo verso la strada dove, oltre ad una tonificante pioggerella, troviamo il resto del nostro gruppetto. Ecco Gabriele che saluta Erminio.

Ed al riparo sotto la macchina, in compagnia della sua puzzolentissima pipa, c’e’ anche Nerone.

Ci fermiamo a chiacchierare con loro. Nerone e’ in contatto con Mario e ci informa subito che l’uscita all’Inferniglio con i ragazzi e’ annullata. Ma come? Qua siamo tutti imbustati nelle mute solo per loro. Questo e’ un lavoro per super-Gabriele! Si impossessa del telefono di Nerone e chiama Mario. Non so cosa si siano detti di preciso, pero’ dopo altre 4 chiamate ed altrettanti cambiamenti di programma, viene finalmente decretato che la gita all’Inferniglio e’ confermata. Tutti noi ci rallegriamo.

Mi assento qualche minuto per delle faccende private, da fare in solitudine. Quando torno, felice e soddisfatto, trovo gia’ tutti la’. C’e’ Mario e tutta una allegra comitiva di ragazzi, i suoi allievi. Giuseppe ha definitivamente rinunciato alle sue scarpe a favore di Gabriele ed e’ andato a cambiarsi per non prendere freddo.

Nerone, mi dicono, e’ andato all’ingresso della grotta per essere intervistato da Alessandro e Luciano, i “nostri” cine-operatori che stanno facendo un video sulla grotta. Incuriosito mi avvio per raggiungerli. Purtroppo arrivo ad intervista conclusa, peccato.

Vicino Alessandro trovo anche Laura, stavolta e’ venuta anche lei ad aiutare. Dopo una foto di benvenuto, mi dedico ai saluti.

Intanto Ilaria si occupa di fare le ultime foto fumiganti per il book fotografico di Nerone.

Mentre i nostri tecnici si consultano sul lavoro svolto…

…arriva Erminio con brutte intenzioni, ha portato il canotto che permettera’ ai ragazzi di traversare il primo laghetto senza bagnarsi.

Io mi guardo bene dall’andare a dare una mano ad Erminio per gonfiare il canotto, mi attardo invece per fare una foto ai fotografi.

Non mi ricordo il suo nome, pero’ mi viene presentato come uno dei gestori dell’agriturismo dove alloggia Mario coi ragazzi. Mi resta subito molto simpatico.

I ragazzi iniziano ad arrivare, i nostri fotografi riprendono il lavoro.

Mario raccoglie a se’ tutti i ragazzi ed inizia a spiegare loro la grotta.

La sintesi non e’ il punto forte di Mario, ma in queste situazioni e’ quel che ci vuole. Qualcuno mi affida i tappi del gommone, mi addentro per andare a vedere a che punto sono con il gonfiaggio.

Quando arrivo, il gommone sembra ancora tristemente sgonfio. Mi inganno, il pianale e’ gonfio, mancano solo i laterali. Erminio e’ seduto a fumare in attesa dei tappi che sto portando. Nerone e’ andato avanti a vedere la situazione.

Svelti sistemiamo i tappi a valvola e gonfiamo i laterali del canotto. All’arrivo dei primi ragazzi siamo pronti. Che la gita ipogea abbia inizio. Facciamo accomodare i ragazzi nel canotto a gruppetti di 3 o 4 e li trasportiamo incolumi dall’altra parte dove li attende Nerone.

Tra un giro e l’altro passa anche Mario e va ad inquadrare i suoi alunni. Quando sono tutti passati, mi unisco a loro.

La roboante voce di Mario riempie la grotta di indicazioni per i ragazzi ed aneddoti vari.

Ci sono controllori in abbondanza, mi tolgo di mezzo per limitare la confusione. Ne approfitto per andare a sbirciare delle diramazioni laterali che ho disdegnato finora.

Purtroppo trovo solo delle belle pozze d’acqua e dopo una foto ricordo devo tornare al ramo principale.

Seguo la lunga fila di ragazzi cercando di essere utile senza interferire troppo. Il traverso li impegna abbastanza e mi sembra il momento giusto per dare una mano. Mi sistemo in corrispondenza di un passaggio leggermente difficoltoso per scongiurare tuffi non desiderati.

Arriviamo presto sulla riva del laghetto sifonante dove la nostra gita si deve necessariamente interrompere.

I ragazzi si dispongono alla meglio per ascoltare Mario e Nerone che gli raccontano ancora la grotta.

Ecco Nerone che racconta.

Dopo gli spiegoni, rimane altro da fare che tornare indietro. Lo facciamo velocemente. In corrispondenza di una bella colonna facciamo sosta per ammirarla, per delle foto di gruppo e per la prova del “buio vero”.

Ancora pochi passi e siamo di nuovo al primo laghetto. La traversata del laghetto col canotto procede speditissima. In pochi minuti siamo fuori.

All’ingresso della grotta trovo di nuovo Giuseppe.

Con lui c’e’ Valerio, dopo adeguati saluti passiamo alle foto.

Ci sarebbe da accompagnare in grotta il secondo gruppo di ragazzi, pero’ sono meno di prima e gli accompagnatori sono sempre parecchi. Mi allontano senza clamore ne’ rimorsi insieme a Giuseppe e Valerio. Andiamo nel pratone vicino alla zona pic-nic dove ci aspetta Marika. Cesare ci corre subito incontro per salutarci con tutta l’energia di cui e’ capace.

Valerio ha portato le “zazicchie”, come direbbe Nerone. Fare un poco di brace ed arrostirle a dovere e’ questione di poco. Ne esce fuori una gradevole merenda.

La sera siamo invitati a cena all’agriturismo dove Mario ha fatto base con i ragazzi.

Nonostante la sostanziosa merenda, dopo una giornata a bagno sia fuori che dentro la grotta, la fame si fa sentire. Mario riesce a convincere la cuoca a fare una pasta alla carbonara in aggiunta a tutto il resto delle cose buone che ha preparato per noi. Facciamo onore a tutto.

Dopo la cena c’e’ una sessione con i ragazzi per commentare la giornata e far vedere loro il video di Grotta Doli.

Mario tiene a se l’intera platea, noi facciamo da contorno annuendo quando serve.

Giuseppe e’ attentissimo.

Dopo il video ed i commenti di Mario, arriviamo ai saluti. I primi sbadigli iniziano ad affacciarsi sulle facce di molti, tra cui io.

Come sempre, una bella esperienza per tutti, sia per gli accompagnati che per gli accompagnatori. Alla prossima.

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Doppio Rum – 12/05/2019

Con Barbara, Chiara, Giuseppe, Simone, Fabio, Valerio ed io. Supporto esterno di Nerone, Elia ed Alfredo.

La mattina ricevo il messaggio di Valentina, mi avverte che si sente poco bene e non potra’ venire in grotta oggi. Le auguro pronta guarigione e proseguo nei preparativi. Dopo la colazione con Betta, prendo la macchina e parto. Lungo la strada mi accordo con Simone per vederci da Cicchetti. Arrivo al bar con largo anticipo rispetto a loro e ne approfitto per un’aggiuntina di colazione. Quando arrivano facciamo una adeguata sessione di saluti e poi ci organizziamo per proseguire. Lascio la mia macchina e vado con Simone e Chiara. Giuseppe e Barbara ci seguiranno con la loro. Facciamo una rapida sosta al magazzino per prendere il necessario.

La sosta successiva e’ al parcheggio vicino alla grotta dove troviamo Valerio e Fabio gia’ quasi pronti. Iniziamo subito con i nostri preparativi per andare.

Barbara e Giuseppe sono pronti, io ancora no, pero’ perdo tempo a fare foto in giro.

Anche se e’ il cielo e’ nuvoloso ed a tratti ha piovuto, nel momento in cui mi vesto della tuta, esce il sole. Immediatamente inizio a sudare quindi mi sposto sotto gli alberi per infilare l’imbrago. Dopo rimango la’ ad aspettare i miei amici.

Appena pronti, partiamo. Valerio prende la testa del gruppo.

Mentre il resto del gruppo arriva in ordine sparso, mi occupo di spiegare loro qualcosa della grotta. Nel frattempo Valerio monta la corda per l’ingresso.

Facciamo il piano di massima per la giornata. Fabio e Valerio entreranno per primi ed andranno al fondo per proseguire i lavori. Io li seguiro’ dopo aver fatto il primo pozzo insieme al quartetto dei miei amici orvietici. Prima che Valerio parta mi raccomando con lui: “Prendi lo zappetto alla base del primo pozzo, ti sara’ utile per drenare l’acqua in fondo, dove lavorerete”. Mi fa un cenno di assenso e scompare velocemente giu’. In un paio di minuti anche Fabio parte.

Ecco Simone e Chiara. Oggi Chiara non e’ molto in forma e quasi quasi avrebbe rinunciato, pero’ con mille moine alla fine l’abbiamo convinta.

Aspettiamo un quarto d’ora abbondante che la nostra squadra di punta vada abbastanza avanti, in modo da scongiurare pericoli in caso di caduta di sassi, eventualita’ tutt’altro che remota. Della seconda tornata, il primo e’ Simone, lo seguo subito per spiegargli qual’e’ l’armo del primo pozzo che desidero doppiare. Decidiamo insieme cosa fare poi continuo la discesa per fare posto a Chiara. Visto che sono rimasti loro due e poi Barbara e Giuseppe, li lascio soli perche’ possano sfruttare le 2 vie parallele per fare una romantica discesa in coppia. Rimaniamo d’accordo che loro si fermeranno in cima all’ultimo pozzo per valutare se e’ il caso di fare una risalita per dare una sbirciatina.

Gia’ quando arrivo in fondo al primo pozzo noto che oggi lo stillicidio e’ particolarmente intenso, molto piu’ delle altre volte. Come mi aspettavo, lo zappetto giace ancora placidamente la’. Con un sospiro lo prendo e lo infilo nello zaino. Per buona misura alla partenza dell’ultimo pozzo prendo con me anche una cofana, magari servisse per togliere altro fango. Giu’ al fondo lo stillicidio e’ ancora molto forte ma per fortuna la zona lavori ne e’ abbastanza immune. Mi levo l’attrezzatura poi vado a curiosare. Come mi aspettavo sono nel pieno del lavoro. Di acqua alla base della strettoia ce n’e’ in abbondanza, li avverto che ho portato lo zappetto ma ora sono troppo impegnati nello scavo per pensare a tenere i piedi all’asciutto. Mi dispongo dietro a Fabio cercando di dare una mano. La situazione e’ questa, Valerio e’ nella strettoia pigiato come un’acciuga e con i piedi immersi nell’acqua, Fabio passa gli strumenti che mano mano servono, anche lui ogni tanto lancia dei moccoli quando deve poggiare il ginocchio nell’acqua. Mentre faccio del mio meglio per rendermi utile, mi aggiornano brevemente. Valerio e’ ancora l’unico di noi 3 in grado di infilarsi nello stretto passaggio. e’ pero’ convinto di poter passare oltre con poco lavoro. La sua intenzione e’ appunto quella di passare e poi allargare stando dall’altra parte, afferma che sara’ piu’ facile.

Passiamo un paio d’ore circa lavorando di buona lena, sempre nella stessa configurazione, Valerio avanti, Fabio in prima linea ed io nelle retrovie. I miei amici sopra sono arrivati in zona, la partenza dell’ultimo pozzo, da un po’, ne avverto i rumori. Ad un certo punto sento chiamare dall’alto. Salgo fino alla base del pozzo per sentire. E’ Simone, mi avverte che secondo loro la risalita e’ inutile farla, e non la faranno. Oltre a questo, Chiara ha iniziato a sentire mal di gola, tossisce e preferisce uscire. Simone la accompagnera’ fuori. Barbara e Giuseppe, lasciati soli ed inoperosi, decidono di scendere a farci visita. Aspetto che arrivino per far loro delle foto.

Eccoli felici e sorridenti.

Mentre stiamo completando il loro book fotografico, fa la sua comparsa Valerio. Dice di essere distrutto dal freddo e dalla stanchezza. Evito di rammentargli che avrebbe fatto meglio ad usare lo zappetto per poter lavorare a piedi asciutti. Non voglio infierire. Non e’ riuscito a passare, ma ha comunque fatto un gran lavoro.

Ecco ancora Valerio mentre riprende fiato e si organizza per uno spuntino.

Visto l’abbandono per ko tecnico di Valerio, l’abbandono di Simone e Chiara per avverse condizioni di salute, il freddo incombente che inizia a ghermire sia Fabio che me, decidiamo di chiudere qua la giornata di scavo. Proseguiremo la prossima volta, con migliori risultati, speriamo. Ad ogni modo una buona notizia la portiamo a casa, Valerio si e’ affacciato oltre lo stretto ed ha visto un pozzetto di circa 5 metri.

Dopo lo spuntino si parte per la salita. Valerio sale per primo, lo segue Fabio. Barbara, Giuseppe ed io procediamo in coda. Come terzo parto io, oramai il freddo si e’ impossessato di me, ma la salita lo sconfigge presto. Dopo di me sale Giuseppe. Andiamo ad un frazionamento di distanza l’uno dall’altro. Al secondo frazionamento muovo inavvertitamente una roccia col piede. Diventa instabile tutto un gruppo di rocce incastrate in una fessura. Le tengo ferme ed intanto chiedo a Barbara di mettersi al riparo ed a Giuseppe di raggiungermi prima che puo’. Ci assicuriamo ancora un paio di volte che Barbara sia al riparo poi…scateniamo l’inferno. tolto il primo sasso, di seguito cadono anche decine di altri. I piu’ grossi li spostiamo poco piu’ in alto senza farli cadere. Molti altri, della grandezza di una mela, cadono giu’ per la gioia di Barbara. Alla fine raggiungiamo una situazione abbastanza sicura. Mi riprometto, la prossima volta, di scendere, togliere la corda e fare pulizia per bene. Sara’ faticoso ma non si puo’ rischiare in questa maniera.

Proseguiamo la salita sempre ad un frazionamento di distanza l’uno dall’altro. Saliamo cosi’ fino alla strettoia successiva.

Qua facciamo cambio, aspettiamo che arrivi Barbara e Giuseppe la fa passare avanti. Ora e’ Barbara che mi segue ed e’ Giuseppe a chiudere la fila.

La salita dei pozzi e le strettoie successive non sono un gran problema. Dopo la seconda strettoia, continuo ad salire senza aspettare i miei amici. Mi fermo al terrazzino di fango fino a che non sento i loro rumori.

Senza fretta mi approprio di una delle 2 corde che salgono l’ultimo tratto e vado verso lo sprazzo di luce che indica l’uscita.

Fuori trovo Simone e Chiara che aspettano, sono andati alla macchina, si sono cambiati e poi son tornati qua. Valerio e Fabio invece sono ancora in tenuta fangosa. Proprio mentre metto la faccia fuori dalla grotta, dei loschi figuri si avvicinano dal sentiero. Ma sono Nerone, Elia ed Alfredo! Come promesso sono venuti a preparare un allegro spuntino caldo per chi e’ andato in grotta.

Sono un poco sorpresi di vederci gia’ fuori, gli spieghiamo che oggi c’era troppa acqua in grotta, che Valerio era “finito” dal freddo e che inoltre io devo essere a Roma presto per festeggiare con Betta la festa della mamma.

Ad ogni modo i nostri eroici vivandieri non si perdono d’animo ed in pochi minuti son gia’ in grado di allietarci con pane croccante e scamorza fusa. Per le “zazicchie” ci vuole piu’ tempo, ma non molto.

Simone e’ vicino all’ingresso per sentire come procede la salita per Barbara e Giuseppe.

Chiara invece si e’ impossessata di un panino piu’ grande di lei e tenta Simone proponendogli di spartirlo.

Dopo un fugace spuntino inizio a sentire freddo ed inoltre l’ora si fa tarda. La festa della mamma mi reclama. Saluto tutti con la speranza di poter ripetere un tale festino senza vincoli di tempo, e prendo la strada della macchina.

La nebbia copre la zona dei bagordi impedendomi un’ultimo sguardo di invidia.

I soliti 4 passi e sono alla macchina.

Come sempre, se all’andata e’ uscito il sole nel momento meno indicato, ora, per mantenere il tradizionale tempismo, inizia a piovere. Per fortuna la veranda del vicino caseggiato ci accoglie mentre indossiamo vestiti asciutti.

Per il recupero della macchina costringo Chiara e Simone a darmi un passaggio fino da Cicchetti. Magari loro avrebbero preferito assaggiare le prelibatezze preparate dai nostri vivandieri, pero’ sara’ per la prossima volta. Nerone infatti li ha invitati tutti al campo estivo dove ci sara’ occasione per una allegra mangiata in compagnia e senza vincoli di tempo. Il ritorno a Roma e’ senza storia e come tale non merita descrizioni particolari. Alla prossima.

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Corso Catasto – 11/05/2019

Un corso organizzato dalla Scuola di Speleologia della Federazione Speleologica del Lazio. Un incontro tra tanti amici per far conoscere meglio il Catasto del Lazio.

La mattina inizio la giornata con una buona colazione, poi inforco la mia fida bicicletta e…vado a prendere la metro.

Gabriele e Giuseppe sono nelle lontane Puglie, a tenere un corso per accompagnatori in grotta di disabili visivi. Ci sentiamo per un saluto ed un reciproco in bocca al lupo. Oggi anche io sono uno dei relatori, questo il motivo della separazione del nostro affiatato trio.

Alle 8:40 sono davanti al dipartimento di Scienze dove e’ stato ospitato il corso, grazie ai buoni uffici di Fabio. Entro, trovo l’Aula 2 ma trovo nessuno. Visto che sono in anticipo, non me la prendo e vado al bar piu’ vicino per un caffe’.

Quando torno trovo gia’ qualche persona. Passiamo i minuti successivi in chiacchiere e saluti. Ogni occasione che permette di rivedere tanti amici e’ sempre un’ottima occasione. Fabio, oltre ad essere il nostro ospite, fara’ da moderatore. Come sempre Fabio e’ inflessibile e puntualissimo, attende il quarto d’ora accademico e poi incita tutti ad iniziare. Il primo intervento e’ a cura di Gianni, una breve storia del Catasto del Lazio. Molto interessante, come sempre, quando e’ Gianni a parlare.

Con cadenza precisa, sempre dettata da Fabio, gli interventi si susseguono. Ho dimenticato la fotocamera, chiedo a Maria se puo’ fare qualche foto, lei accetta di buon grado. Dopo Gianni prende la parola Paolo con un istruttivo intervento sul catasto nei rapporti con Enti pubblici, SSI e CNSAS.

La platea e’ silenziosa ed attenta, ogni tanto c’e’ qualche domanda e/o interventi di Maria in qualita’ di Presidente della FSL. Dopo una veloce pausa caffe’, segue l’illuminante relazione di Luca su GPS e cartografia. La pausa pranzo arriva in un lampo.

Per mangiare ci dividiamo in gruppetti a composizione puramente casuale. Quello dove capito io finisce al ristorante cinese. Mi sfamo con degli spaghetti di soia, una cosa leggera in vista degli impegni pomeridiani. Dopo il pranzo infatti tocca a me! Quando torniamo prendo posto dalla “parte sbagliata” dell’aula, attivo la mia brava presentazione ed inizio a parlare. Per fortuna mia e del mio pubblico, il tema che devo trattare: “Gli attori” non e’ tra i piu’ impegnativi.

Si tratta in pratica di spiegare chi e’ “implicato” nella gestione/fruizione del Catasto. Ce la caviamo con poche slide ed ancora meno parole.

Dopo la mia presentazione rimane ampiamente tempo per le domande. Ce ne sono alcune e tutti i relatori danno una mano nel rispondere.

A fine domande lascio il posto di nuovo a Gianni che, con la solita precisione, illustra come compilare la scheda per il censimento di una grotta.

Purtroppo dopo il suo intervento abbandono il campo, devo proprio scappare. Me ne scuso con Guido, che e’ il prossimo relatore, quindi saluto il mio affezionato pubblico e vado.

Pure questa esperienza l’abbiamo fatta. Tutto sommato una bella iniziativa, speriamo sia utile a far conoscere meglio agli speleo l’utilita’ e tutti i molteplici aspetti della Federazione. Alla prossima.

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Beatrice Cenci – 04/05/2019

A visitare le grotte Beatrice Cenci e Ovido di Petrella con Angelica, Valentina. Giuseppe e Gabriele.

Visto che Betta ed io siamo a fare vacanza a Tagliacozzo, i nostri amici vengono a trovarci e con l’occasione passiamo a visitare le Grotte Beatrice Cenci. Quando arriviamo pioviggina, cerchiamo rifugio nella biglietteria ma non possiamo stare la’ per cambiarci.

Andiamo allora a fare vestizione alla grotta Beatrice Cenci. Con l’occasione diamo ad Angelica il regalo per il suo compleanno, un imbrago nuovo fiammante. Eccola che ringrazia tutti, Giuseppe fa finta di nulla per non far vedere che e’ commosso.

Mentre terminiamo la vestizione, Luna va in avanscoperta a sentire che buoni odori porta la grotta. Oramai e’ la quinta o sesta volta che visita questa grotta e si sente decisamente a suo agio.

Tutti pronti, si entra.

Il mio gruppo di amici si sofferma sul lato destro dove ci sono dei resti archeologici, cosi’ mi pare di capire. Io invece, con Luna, mi reco come sempre ad occhieggiare gli anfratti sul lato sinistro dove i rivoli d’acqua vanno a scomparire.

Corrado, il nostro amico che gestisce la grotta, mi ha detto che hanno gia’ provato a sondare in corrispondenza dei rivoli d’acqua, ma io vorrei comunque vedere di persona.

Mentre dall’altro lato continuo a sentir parlare di robe archeologiche, io continuo a rimirare le pareti del versante sinistro del salone iniziale.

Quando le questioni archeologiche sono state sviscerate adeguatamente, ci muoviamo arrivando fino allo spiazzo dove c’e’ una stazione di rilevamento dati.

Io continuo a tentare qualche foto ma gli ambienti in questa grotta sono troppo vasti perche’ ne venga qualcosa di buono.

Iniziamo a scendere verso la seconda parte della grotta.

Sosta per cercare ed ammirare le unghiate di orso.

La colata di fronte a noi e’ veramente imponente, peccato, ancora una volta, per le luci.

Ancora qualche passo avanti. Gabriele fa strada.

Siamo quasi alla enorme stalagmite che segna praticamente l’inizio della seconda sala. Vista da lontano sembra avere la sommita’ innevata.

Ancora la colata di prima, ma da un’altra angolazione, non mi faccio mancare nulla.

Procediamo con frequenti soste. Angelica e Valentina sono alla loro prima visita e si vogliono gustare la grotta.

Eccoci in piano. Siamo alla seconda sala.

Le passerelle scompaiono nel buio.

Il vulcano.

La colonna spezzata.

Rimango indietro rispetto ai miei amici, con il loro aiuto per l’illuminazione vorrei fare un paio di foto.

Loro mi accontentano, ma il risultato e’ comunque scarso.

La proporzione tra Angelica sulla passerella di fronte a me e l’arco che volevo fotografare da’ una dimensione dell’ambiente.

Finiamo il giro e prendiamo la via del ritorno.

Gabriele puo’ sfoggiare le sue conoscenze sulla grotta e non manca di farlo con la consueta generosita’ divulgativa.

Siamo fuori, la pioggia sembra essersi placata.

Prendiamo le nostre robe per spostarci all’altra grotta, l’Ovido di Petrella…

Gabriele prosegue nel descrivere la grotta anche da fuori.

All’ingresso dell’Ovido, vedo Luna esitare, qua le scale hanno una grata metallica con la trama piu’ larga delle sue zampe e quindi fa fatica. Pero’ quando mi vede avanzare viene anche lei, pur lanciandomi una occhiata esasperata. Dopo la prima rampa c’e’ ancora il tronco portato dalla corrente un paio d’anni fa.

Mi ero scordato di lui e devo dire che fa un certo effetto pensare che questo enorme tronco e’ stato portato dall’acqua del “misero” fiumiciattolo qua fuori. Si vede che quando e’ in piena non e’ poi cosi’ misero.

Ecco il pozzo iniziale, di acqua ce n’e’ in abbondanza.

I miei amici iniziano a prepararsi, attentamente seguiti da Luna. Io tiro fuori la mia attrezzatura ma la lascio a terra, prima mi occupo di sistemare l’armo per scendere.

Tutti pronti, ovvero tutti pronti tranne Gabriele ed io. Angelica sfoggia il suo imbrago nuovo.

Giuseppe si incarica di completare l’armo.

Pronto per scendere, gli procuriamo il necessario per montare il deviatore.

Valentina attende con pazienza, Luna mi guarda chiedendosi cosa diamine ci stiamo facendo qua.

Giuseppe intanto scende.

Lo fermo per una foto, peccato per la luce accesa che lo fa splendente.

Mi rifaccio col resto del gruppo.

Giuseppe si ferma a montare il deviatore.

E noi ci facciamo una foto con Luna accoccolata sulle mie gambe.

Giuseppe urla dal basso. E’ arrivato.

Inizia a scendere Angelica.

Con il nuovo imbrago si muove come una libellula.

Passaggio del deviatore.

E via giu’.

E’ il momento di Valentina. Mentre scendeva Angelica ho notato che il deviatore e’ un poco lungo. Affido a Valentina il compito di accorciarlo.

La seguo fotograficamente mentre scende.

Eccola mentre accorcia e quindi passa il deviatore.

Anche lei e’ giu’ in un attimo.

Sarebbe il mio turno…ho indossato l’imbrago ma devo ancora montare l’attrezzatura. Poco male, di sotto hanno di che passare il tempo curiosando intorno.

Gabriele e’ impegnatissimo a fare un reportage fotografico con la fotocamera di Angelica, roba da professionisti. Tra una foto e l’altra riesco a farmi dire l’ora. Sono le 2 del pomeriggio, passate da qualche minuto.

Mi prende il classico coccolone, abbiamo, o meglio avevamo, appuntamento alle 2 con Betta al ristorante a Tagliacozzo! Rammento la cosa a Gabriele, avvertiamo sotto che non scendero’, raccatto le mie robe e vado a cambiarmi. Valentina mi raggiunge quasi subito, deve essere a Roma per il primo pomeriggio e anche lei deve sbrigarsi. Mi faccio accompagnare giu’ da lei. Nel frattempo chiamo Betta per avvertirla, chiamo il ristorante per sapere se possiamo ancora andare. Il gestore del ristorante e’ di buon cuore ed accetta di aspettare che noi si arrivi tutti. Mi incontro con Betta al ristorante che sono le 3. Alla fine iniziamo a pranzare alle 3 e mezza del pomeriggio, quasi una merenda. Ma l’importante e’ essere riusciti a passare una bella giornata insieme, in grotta ed in barba al maltempo. Come si dice, tutto e’ bene quel che finisce bene e…alla prossima!

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Inferniglio – 01/05/2019

Con Donatella, Robert, Gabriele, Giuseppe ed io.

La mattina parto presto da Roma con Betta e Luna, andiamo a Tagliacozzo dove passeremo assieme qualche giorno di vacanza. Per iniziare la vacanza nel modo migliore, oggi andro’ a fare una breve gita in grotta con i miei amici. Per questo motivo, arrivati a Tagliacozzo e fatto il necessario per aprire casa , saluto Betta e Luna e vado. Strada facendo sento i miei amici, decidiamo di incontrarci da Cicchetti. Dopo la colazione “cicchetta” lascio la macchina la’ e vado con Gabriele e Giuseppe. La sosta successiva e’ a Morra Zinna dove ci attende Nerone per lasciarci i caschi per Donatella e Robert, sono loro i nostri ospiti odierni, alla loro prima visita all’Inferniglio.

Ecco Nerone in tutto il suo splendore mentre scambia 2 chiacchiere con Gabriele.

Dopo aver fatto quel che si doveva, salutiamo Nerone e ci avviamo verso l’Inferniglio. Parcheggiamo al solito spiazzo mentre una sottile pioggia decide di darci il benvenuto.

Noi pero’ della pioggia non ci curiamo proprio ed in pochi minuti siamo pronti e ci facciamo anche una bella foto di gruppo.

Dopo la foto, via, decisi verso l’ingresso della grotta.

Anche qua decidiamo di meritare una bella foto tutti assieme, e la facciamo subito.

Ora via di corsa, tutti dentro.

Inizia il nostro viaggio nel buio. La discesa verso il primo laghetto.

L’acqua e’ di pochissimo sopra il livello delle tavole poste a fare da passerella.

Solo il passaggio finale e’ un po’ acrobatico, ma nulla di complicato. Giuseppe che e’ in testa controlla le corde messe per risalire la colata che divide il primo laghetto dal resto della grotta.

Il primo laghetto visto da in cima alla colata.

Un sorridente Gabriele assiste Donatella per il passaggio della colata.

Dopo la colata il solito spettacolo di vaschette.

Una pausa per ammirarle ci vuole.

Ce la prendiamo comoda perche’ sono sempre belle da vedere anche dopo cento volte.

Alla fine pero’ passiamo per andare a mostrare a Donatella e Robert cosa c’e’ oltre.

Vado avanti per lasciare spazio a chi e’ impegnato nel passaggio delle vaschette e per poter fare qualche foto.

Andiamo avanti.

Come sempre cerco di fare foto alle belle concrezioni che ci sono lungo la galleria.

Alla colonna ci fermiamo per una foto e per commentare i graffiti con i quali qualche raffinato artista ha pensato bene di deturpare la colonna.

La galleria avanti a noi ci chiama a continuare, come dirle di no…

Lento pede arriviamo al traverso.

Io passo svelto il traverso e mi apposto per le foto.

Donatella passa per prima e spiega a Robert come affrontare il traverso.

Proseguiamo lungo la galleria.

Ogni tanto Gabriele ferma il gruppo per illustrare alcuni punti particolari della grotta.

Siamo arrivati al laghetto interno, da questo punto in poi serve la muta per proseguire. La nostra breve gita di oggi dovra’ interrompersi qua.

Poco prima del lago, c’e’ una stalagmite, non molto alta ma con la base larga alcuni metri. Visto che poggiava sul fango, nel tempo l’acqua delle piene ha scavato sotto la stalagmite lasciando un piccolo traforo. Naturalmente costringo Donatella a fare la foto affacciata ad un lato del traforo.

Eccoci ora sul bordo del lago che ci impedisce il passaggio. C’e’ sempre il filo d’arianna a ricordo delle esplorazioni speleosubacquee fatte negli anni passati.

Gabriele intrattiene Donatella e Robert parlando della storia dell’Inferniglio da quando era una micro-frattura nella roccia fino ad oggi.

Dopo circa mezz’ora, Gabriele sembra aver appena iniziato il suo racconto, pero’ il freddo inizia a farsi sentire e tutti concordiamo che sara’ meglio terminare l’ascolto della storia dell’Inferniglio davanti ad un bel piatto di pasta.

W Gabriele.

Sulla strada del ritorno cerco ancora di strappare alla grotta qualche foto decente.

Il ritorno e’ sempre senza fretta, ma decisamente piu’ veloce dell’andata.

…ed io continuo a tentare foto degne di questo nome.

Arrivati a questo suggestivo punto, riesco a far fermare tutti per una foto. Cerco di far spostare ognuno di loro in punti differenti per avere una illuminazione uniforme, pero’ l’unico che sembra darmi retta e’ Giuseppe. Anche cosi’ la foto non e’ malaccio.

Tutti fermi…ok. Buona.

Ne vorrei fare altre, ma appena faccio per prendere in mano la fotocamera, i miei “illuminatori” si volatilizzano come nebbia al sole. Quindi la foto successiva me la illumino da solo, come al solito.

Riesco a raggiungerli che sono arrivati alla zona iniziale, quella delle vaschette.

Il passaggio verso la colata.

Gabriele intrattiene Robert parlandogli diffusamente di come il carbonato di calcio vada a formare le concrezioni che vediamo.

Manca solo da scendere la colata, attraversare il primo laghetto con l’aiuto delle tavole, risalire e poi saremo fuori. Pian pianino Gabriele, Donatella e Robert si avviano.

Ultime osservazioni ipogee di Gabriele prima di lasciare la colata ed affrontare le infide tavole.

Via, si passa.

Mentre aspetto il mio turno, vedo una diramazione che ho sempre disdegnato. Oggi mi sembra il giorno giusto per andare a darci una occhiata. Mi avvicino, sembra interessante, mi ci infilo. Dentro inizia una stretta galleria. C’e’ acqua alla base. Dalla direzione sembra debba sbucare poco oltre la zona delle vaschette. Bello il posto, gli faccio una foto e lo lascio in pace.

Uscendo dall’anfratto trovo Giuseppe ancora in cima alla colata che armeggia con le corde messe come aiuto per salire e scendere la colata. Una delle 2 corde e’ troppo rovinata, cosi’ Giuseppe l’ha tagliata. Non avendo il coltello ha preso un trefolo per volta, ne sono rimasti 3 o poco piu’, strappandolo con energia insospettata…Giuseppe dopo mi ha spiegato che i trefoli si rompevano come spaghetti troppo cotti, ma l’effetto sul momento e’ stato di vera forza bruta!

Resa inoffensiva la corda, anche Giuseppe si avvia a traversare il primo laghetto. Lo seguo.

L’ultimo tratto, lo saliamo mentre si intravede la luce dall’esterno.

Ancora una pausa per una foto di fine gita.

E tutti fuori.

Scendendo verso le macchine trovo questo bel tronco, molto amato dai funghi.

Giuseppe si presta sempre volentieri a farmi da modello ed io, che apprezzo la sua pazienza, ne approfitto.

Scendiamo in ordine sparso, ognuno seguendo la strada che piu’ gli aggrada.

Hop. Un agile salto e siamo alla strada.

Di seguito arriva il resto del gruppo.

Ultima sosta a bordo strada per qualche commento a caldo.

Come sempre succede, appena arriviamo alle macchine, la pioggerellina che ci aveva allietato mentre ci preparavamo all’andata, riprende prontamente. Anzi, per farci piu’ contenti aumenta gradatamente di intensita’, tanto che quando siamo pronti, si e’ trasformata in pioggia fitta. Noi non ce ne curiamo perche’ comunque i vestiti che indosseremo sono piu’ asciutti di quelli che abbiamo usato in grotta. Inoltre ora possiamo organizzarci per il pranzo. Come sempre andremo da Antonia a Marano Equo. Strada facendo avvertiamo sia Mario che Filippo, un amico di Donatella, della nostra destinazione e ci diamo tutti appuntamento la’.

Una allegra tavola, non c’e’ che dire.

Dopo esserci saziati di cibo e di chiacchiere, Filippo ci invita tutti a casa sua per il bicchiere della staffa. Gabriele, Giuseppe ed io decliniamo l’invito. Personalmente devo tornare a Tagliacozzo da Betta e dare seguito alla nostra vacanza. Arrivati a Cicchetti faccio il trasbordo in macchina delle mie cose sotto una pioggia battente che non ne vuol sapere di smettere. Il ritorno chiude questa piacevole parentesi ipogea in una giornata piovosa. Alla prossima.

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Doppio Rum – 27/04/2019

Di nuovo a lavorare a Doppio Rum, con Matteo.

Doveva venire anche Valentina, ma la mattina ci avverte che si sente poco bene. Partiamo solo Matteo ed io. Ci fermiamo a fare colazione e rifornimento alla prima area di servizio in autostrada, quindi per stavolta Cicchetti salta. A Subiaco ci fermiamo al magazzino a prendere l’attrezzatura e proseguiamo. Mentre saliamo chiamo Maurizio per ricordargli che stiamo andando in grotta vicino casa sua. E’ a Livata ma ha altri impegni, rimaniamo solo in 2. Facciamo ancora un paio di soste, all’alimentari di Livata per i viveri e quindi al ristorante dove lavora Livia per un caffe’ ed un saluto alla nostra amica. Arrivando al parcheggio chiedo a Matteo di fare una ulteriore deviazione. Voglio presentargli pozzo Vale. Purtroppo scordo di portare la fotocamera quindi non posso documentare la visita. Ad ogni modo troviamo i dintorni del pozzo oramai sgombri dalla neve, dentro sembra cambiato nulla, non si e’ stappato come speravamo. Dopo la visita arriviamo finalmente al parcheggio utile per andare al Doppio Rum. Iniziamo a cambiarci senza ulteriori indugi.

Pronti. Si parte. Oramai la neve e’ solo un ricordo.

Con appena un filo di fiatone arrivo alla grotta cercando nel frattempo di raccontarla a Matteo.

Mentre termino di sistemare l’attrezzatura, spiego a Matteo come sistemare la corda di partenza.

Entriamo. Parte per primo Matteo e poi arrivo io a tirargli un poco di terra.

Sfruttiamo l’armo doppio del primo pozzo per scendere assieme. Faccio scegliere a lui su quale corda scendere. Alla fine prende quella con i frazionamenti, per fare esercizio.

Arrivo al terrazzino fangoso e lo aspetto.

Per il tratto successivo di grotta mando avanti lui, cosi’ si puo’ godere la scoperta della grotta. All’ultimo pozzo facciamo una rapida sosta per sistemare finalmente il deviatore che manca. Abbiamo appositamente preso dal magazzino un cordino ed un moschettone. Pochi minuti ed e’ a posto.

Arriviamo al “campo” dell’attuale fondo. Matteo si toglie tutto l’imbrago e va subito a vedere lo stato dell’arte in zona lavori. Io faccio la stessa cosa ma con piu’ calma.

Lo raggiungo che gia’ si sta infilando nello stretto, dove ci siamo fermati la volta scorsa.

Dopo un rapido esame della curva, Matteo dichiara che con qualche sforzo gia’ potrebbe passare. Decidiamo pero’ che non e’ il caso di andare ad incastrarsi nello stretto quando comunque dovremo lavorarci per fare in modo che ci si passi tuttti.

Dopo un’ora abbondante siamo riusciti a smussare la curva. Ora Matteo passa senza troppe difficolta’, io ancora no. Gli passo la fotocamera per documentare il piccolo ambiente dopo la curva.

Il denso e spesso strato di fango che riveste le pareti dopo la curva.

Non sono sicuro, questo dovrebbe essere quello che si vede oltre la curva successiva.

L’inizio della seconda curva.

Una panoramica della prima curva dopo il lavoro fatto. Matteo per ricavare altro spazio dopo la curva decide di buttare giu’ parte del fango che c’e’ sulla parete. Riesce nell’intento di ricavarsi spazio, pero’ con il fango ostruisce la via di deflusso dell’acqua ed in breve si ritrova con le scarpe completamente sommerse da fango acquoso.

Appena me ne accorgo gli dico di correre ai ripari e gli passo il piede di porco con il quale scava un nuovo canaletto di scolo. Ora avrebbe lo spazio per fare foto migliori della zona dopo la seconda curva. Gli ripasso la fotocamera, pero’ ha le mani che grondano fango, quando la afferra gia’ intuisco che le foto non saranno buone…ed infatti.

Anche Matteo si e’ trasformato in una statua di fango. Mentre lui continua a lavorare sguazzando nell’acqua fangosa, io dalle retrovie cerco di migliorare il deflusso dell’acqua lavorando con il piede di porco.

Alla fine, anche se la situazione migliora, il fango ha la meglio sulla tenacia di Matteo. Quando lo vedo tremare come una foglia e’ facile decidere che e’ l’ora di tornare indietro. Rifacciamo gli zaini, indossiamo di nuovo gli imbraghi ed iniziamo la salita. Vado avanti io. Ci teniamo ad un frazionamento di distanza. Riesco a beccarlo con un sasso, pero’ piccolo, solo una volta. Vista la mala parata Matteo rallenta la sua andatura ed in breve ci perdiamo di vista. Arrivo al primo pozzo, al terrazzino fangoso, li’ dove ci sono 2 vie per risalire. Mi fermo ad aspettare il mio amico per salire assieme. Stavolta mi sistemo sulla corda con i frazionamenti, cosi’ puo’ godersi la tirata unica.

Arriva che inizio a sentire freddo. Quando passa il frazionamento e prende la sua corda, rompo gli indugi ed inizio a salire.

Da sopra vedo che arriva ancora la luce del giorno. Stavolta non abbiamo fatto troppo tardi.

A meta’ pozzo mi sono di nuovo riscaldato. Posso fermarmi ad aspettare il mio amico, faccio qualche foto ombrosa.

Ogni tanto guardo verso l’alto. La luce mi attira, faccio una pedalata ogni tanto, tanto per fare.

Arrivo pian pianino al frazionamento. Matteo e’ ancora a qualche metro di distanza. Lo aspetto per non tirargli sassi e/o fango mentre esco.

Nell’attesa continuo a guardare verso la luce.

Ecco Matteo.

Nemmeno il tempo che metta la longe e fuggo fuori al tepore del giorno. Inizio a togliere l’attrezzatura mentre aspetto per fare una foto dell’uscita del buon Matteo.

E’ infangato cosi’ bene che si merita anche piu’ di una foto.

Dopo il reportage fangoso prendiamo le nostre cose e torniamo alla macchina e a questo bel prato fiorito.

Ci cambiamo con molto piacere indossando vestiti caldi ed asciutti. Chiudiamo la giornata con una veloce cena a Marano, da Antonia. Del ritorno non direi nulla, perche’ nulla c’e’ da dire. Alla prossima.

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