Benvenuto!

Io!Ho sempre voluto tenere un diario con le relazioni delle uscite e delle esperienze in ambito speleologico.

Con questo blog posso avere il mio diario ed inoltre condividere le esperienze che faccio.

Ho iniziato ad agosto 2012 a raccontare le mie avventure ipogee. Spero vi stiano piacendo. Nel caso ne aveste voglia, e’ sempre apprezzato lasciare un commento!

Cosa trovate nel blog? Le relazioni delle gite del fine settimana. Ogni tanto mi spingo a recensire qualche ristorante. Cerco di condire le parole con tutte le immagini che posso.

Ho inserito un paio di sezioni dedicate ai ricordi. Nella prima ho riportato le relazioni delle spedizioni speleologiche a cui ho partecipato. Nella seconda ho iniziato ad inserire immagini di uscite, fatte nel passato, che ritrovo curiosando tra i mucchi di foto che ho salvate sul pc (il piu’ delle volte sotto l’illuminante titolo “varie”!).

Buona lettura e di nuovo benvenuto!
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Erebus – Corso 55 GsCaiRoma – 08/05/2022

All’Erebus per una nuova uscita del 55-esimo corso del GsCai Roma.

Arrivo a Sant’Oreste con qualche minuto di anticipo. Parcheggio l’auto al solito piazzale e vado a fare qualche foto in giro. Il paese sembra prepararsi per qualche festa ma non saprei dire quale.

La mia attesa dura poco, ecco che arrivano le prime macchine.

In attesa che arrivino tutti mi unisco al gruppetto che si allontana sulla strada per i bunker del Soratte per una passeggiata.

Quando torniamo il gruppo e’ quasi al completo, io continuo a girare scattando foto.

Ecco una piccola parte dei nostri sorridenti corsari. Dopo la foto mi cimento nel riconoscerli, incrocio le dita e spero di non sbagliarne troppi. A sinistra c’e’ Matteo, poi abbiamo Mascia, quindi Lorenzo e Lorenzo. Si continua con Carolina, Francesca e buon ultima Francesca.

Partiamo verso la grotta. Linda merita una foto tutta per se’ a causa delle sue scarpe, appena rattoppate da Erika con del robusto nastro argentato.

Il grosso del gruppo prende la strada che porta in cima al monte Soratte, nel frattempo Salvo con la sua auto inizia a fare la spola tra noi e l’eremo per portare su tutti.

Allettati dal miraggio di poter evitare ulteriore salita il gruppo si ferma ad aspettare l’auto. Io ho gia’ sudato e non voglio freddarmi stando fermo, quindi proseguo.

Anche Erika e’ del mio parere e anzi mi ha preceduto, la faccio voltare per una foto con sorriso.

Siamo fortunati nella nostra scelta di proseguire. Quando Salvo scende si ferma a prenderci. In un paio di minuti siamo all’eremo dove potremo cambiarci. Salvo riparte subito per un nuovo carico. Mi preparo velocemente. Chiedo a Erika cosa serve che io faccia. La sua risposta e’ che se voglio posso unirmi alla squadra d’armo per poi tornare indietro a dare una mano con gli allievi. Accetto volentieri. Gli altri del gruppo “armatori” sono Michele e Marco, stanno ancora terminando la vestizione ed il controllo degli zaini con il materiale. Io mi aggiro tra gli allievi armato di fotocamera.

Arriva la macchina di Salvo con l’ultimo carico di speleo.

Ecco Michele, in fondo si intravede Marco, nascosto dietro Erika e Giulio.

Pochi minuti e sono stufo di aspettare Marco e Michele e poi sono sicuramente piu’ lento di loro a camminare quindi li avverto, mi carico il mio zaino sulle spalle, uno zaino di materiali davanti e parto di buon passo…fino a che il fiatone mi consiglia di rallentare.

Eccomi all’eremo in cima al monte Soratte.

Come immaginavo Michele e Marco mi raggiungono senza fatica.

Li aspetto facendo foto al panorama, sempre spettacolare.

Ancora panorama ma sul lato sinistro dell’eremo.

Oramai ci sono, tra poco attacca il sentiero in discesa che porta alla grotta.

Ancora una foto all’inizio del sentiero poi mi dirigo alla grotta senza altre distrazioni.

Alla grotta si riforma la squadra d’armo. Devo terminare di indossare l’attrezzatura. Mentre sono impegnato i miei amici sistemano la prima corda.

Quando sono pronto ricambio il favore scendendo per primo ad armare il pozzo successivo. Ci vorrebbero troppe mani e troppo tempo per armare e fare foto contemporaneamente quindi anche se a malincuore ripongo la fotocamera.

Inizio ad armare il secondo pozzo con Marco che mi da’ una mano fornendomi dadi e bulloni dalla sua scorta personale. Sceso il secondo pozzo passo al terzo, Marco mi segue per darmi una mano. Prima di iniziare gli chiedo se vuole proseguire lui con l’armo, risponde che mi cede volentieri l’onore.

Arrivano i primi corsisti e Marco viene richiamato indietro per fare assistenza. Mi trovo da solo, pero’ il materiale e le corde ce l’ho, vado avanti con l’armo. Scendo il terzo pozzo e proseguo usando la corda come “filo d’arianna” nel caso qualcuno non conoscesse bene la grotta. Mi infilo nel passaggio stretto alla base del pozzo e proseguo per la galleria successiva fino alla strettoia che prelude al pozzo successivo, il quarto.

Vorrei proseguire con l’armo, pero’ i fix sono senza dado e non c’e’ piu’ Marco a sopperire con la sua scorta. Mi guardo in giro, sono sicuro ci siano altri attacchi da cui “rubare” i dadi. Nulla. Mi sporgo verso il pozzo fino a dove c’e’ il frazionamento. Trovo 2 dadi appoggiati su una pietra. Sono ben arrugginiti ma per ora devo farmeli andare bene. Provo il primo… non va, e’ spanato. Lo butto via. Provo il secondo, questo va meglio, tiene. Ora pero’ mi manca un dado. Un ricordo mi illumina, Marco mi aveva dato 2 bulloni, uno l’ho utilizzato ma l’altro l’ho messo in tasca. Lo cerco, lo trovo e tutto soddisfatto lo uso per fissare una placchetta allo spit che c’e’ vicino al fix senza dado. La mia soddisfazione dura poco, lo spit e’ pieno di detrito e il bullone non serra la piastrina. Alla fine devo rinunciare allo spit. Sconsolato predispongo la corda con un nodo per un attacco doppio poi metto le 2 asole del nodo sul solo attacco che sono riuscito a sistemare. Devo proseguire l’armo altrimenti rischiamo l’ingorgo. Inizio a scendere ma ancora guardo le pareti nella speranza di trovare fix col dado che non ho ancora notato. Appena mi muovo e in basso, alla mia sinistra ecco la’ un paio di fix, nuovi nuovi e completi di dado! Faccio miei i dadi, ritorno alla partenza e sistemo tutto. Ora posso scendere soddisfatto.

Il frazionamento e’ un altro intoppo. Qua di solito si mette un deviatore ma non ho cordini, il mio fornitore sinora e’ stato ancora una volta Marco, che e’ ancora impegnato altrove. Metto un frazionamento semplice e proseguo, poi aggiusteremo.

Alla base del pozzo continuo ad utilizzare la corda come guida per i passaggi successivi che sono un poco intricati. I passaggi stretti mi fanno accorgere di un mio madornale errore, ho scordato di mettere le ginocchiere. Maledico la mia distrazione ma ora c’e’ poco da fare, speriamo bene.

Al pozzetto successivo devo decidere cosa fare. Le corde le ho terminate, gli attacchi pure, la via per il vecchio fondo, che inizia a meta’ del pozzo, non la conosco. Mi tengo sul sicuro e a meta’ pozzo giro “a destra” dove c’e’ la sala che porta al nuovo fondo e armo sin la’.

Fatto il meglio che posso torno indietro e vado a raggiungere i miei amici. Ritrovo il gruppo con alcuni allievi nella galleria tra il terzo ed il quarto pozzo. Mi armo di fotocamera e riprendo allegramente ad importunare tutti con i miei scatti.

Trovo Michele e insieme ci sistemiamo per far scendere gli allievi dal quarto pozzo. Per prima cosa pero’ mi informo se Michele ha un cordino e mentre scende il pozzo gli chiedo il piacere di trasformare il frazionamento in un deviatore.

Siamo pronti, che i corsari si facciano avanti. Ecco Francesca che scende intrepida e sorridente. Il deviatore non e’ semplicissimo da passare, ma nemmeno impossibile, e’ utile per far pratica. Capita che il primo tratto di corda mentre si scende vada a toccare la parete ma non mi sembra ci sia pericolo di lesionare la corda, lascio cosi’.

Francesca e Lorenzo durante un sosta dopo la discesa del quarto pozzo.

Il serpentone di persone inizia a compattarsi, ora mi trovo alla base del quarto pozzo a fare sicura a chi scende. Michele e’ avanti al pozzetto successivo.

Vengo sostituito, recupero un sacco con corda e attacchi e raggiungo Michele. Da sopra ci arriva una indicazione partita da Erika. La sosta che ho predisposto verso il nuovo fondo non va bene. Si deve armare la via per il vecchio fondo fino alla sala dei broccoletti. Michele la conosce, io ho il materiale, che problema c’e’. Facciamo.

Mentre sistemo la corda per scendere al vecchio fondo Michele si occupa di accogliere i corsisti che arrivano. In attesa che la nuova via sia armata attendono su un tratto comodo intermedio.

Sistemata la partenza per il vecchio fondo lascio a Michele l’onere di armare perche’, gli spiego, non ci sono mai stato e potrei impiegare tempo prezioso nel fare l’armo. Michele prende il necessario e va.

Non lo avevo capito, ma la sala dei broccoletti dove faremo sosta e’ alla fine del pozzo appena sceso da Michele, circa 10 metri piu’ in basso. Tutto bene. Io rimango al frazionamento a fare assistenza a chi arriva. Arriva anche Marco e si mette subito dopo di me, all’altezza di un deviatore.

La posizione che mi sono scelto e’ comoda per aiutare i nostri allievi ma disagevole per il freddo gelido che sento risalire dal fondo schiena. Per fortuna arriva il mio turno per scendere, non mi faccio pregare e in pochi secondi eccomi arrivato alla famosa sala dei broccoletti dove gia’ un buon numero di corsari e’ chiassosamente assiepato.

Chiedo lumi a Michele circa la via per il vecchio fondo e lui mi spiega che se vado in fondo alla sala dove siamo trovero’ una risalita armata e quindi un pozzo da circa 20 metri dove pero’ non c’e’ la corda.

Sono incuriosito e poi non posso perdere questa occasione per vedere un tratto di grotta che non conosco. Attraverso deciso la sala dando disturbo a tutti gli allievi.

Trovo facilmente la corda per la risalita descritta da Michele. Salgo. I 3 attacchi che tengono la corda sono molto arrugginiti, pero’ sembrano tenere.

In cima mi ritrovo su una piccola sella, di fronte a me, in basso vedo la prosecuzione, deve essere il pozzo di cui mi diceva Michele.

Giro un poco dove posso per curiosare. Vedo un paio di possibili punti dove risalire ma poi scopro che ci sono dei fix, probabilmente sono gia’ stati visti.

Per ora non posso fare molto di piu’, torno alla sella, scatto una foto ai nostri bravi allievi che intanto si apprestano a fare pranzo.

Torno giu’. Vicino a Michele trovo anche Hana, ha partecipato al corso precedente, l’avevo vista stamattina a Sant’Oreste ma non pensavo partecipasse anche lei all’uscita. Non ci incontriamo in grotta dalla fine del corso, sono contento di rivederla.

I corsari continuano a scendere, e’ la volta di Elena. La blocco subito per una foto, lei di suo ci mette un bel sorriso.

Arrivano anche Erika e gli ultimi allievi stanno cimentandosi col pozzo sopra . Quelli che sono qua sono tutti impegnati a nutrirsi, Alessia mi offre dei pezzetti di parmigiano che accetto volentieri. L’allegra compagnia e’ piacevole, ma ho un poco freddo, vorrei muovermi. Vado a rivedere il pozzo, la corda e’ impegnata ma il pozzo e’ stretto, lo posso risalire facilmente in arrampicata. Lo faccio.

Sopra trovo Giulio che assiste Carolina mentre si cimenta con l’ultimo pozzo.

Passo oltre e vado a togliere la corda che ho lasciato alla sala per il nuovo fondo. Mi fermo un solo un attimo per una foto ai broccoletti.

Sistemo la corda nel suo sacco e torno indietro, in tempo per una bella foto a Carolina e Giulio.

Carolina spera di essersela cavata con poco, ma non la mollo e continuo a farle foto durante tutto il frazionamento. Nonostante la mia importuna presenza, Carolina passa il frazionamento senza problemi e si avvia per raggiungere i suoi amici corsari.

Saluto Giulio e continuo a salire, quando faccio capolino dal passaggio stretto vedo una faccia che incombe sopra di me, silenziosa. E’ Salvo che mi sorride, ci salutiamo. Per passare oltre Salvo mi indica un passaggio che non conosco, lo provo. L’uscita non e’ comodissima, ma anche il passaggio che faccio di solito e’ alquanto scomodo, comunque trovo sempre utile imparare qualcosa di nuovo.

Sono alla base del quarto pozzo. Mi fermo a riprendere fiato e bere dell’acqua. Da sotto hanno finito con i baccanali ipogei e stanno iniziando a salire. Aspetto che arrivino allievi per far loro assistenza.

Sopra di me c’e’ Antonello a fare sicurezza a chi sale. Gli mando su Lorenzo.

Poi parte anche Francesca.

Il passaggio del pozzo e’ leggermente piu’ veloce perche’, da quanto intuisco, il deviatore e’ stato cambiato in un frazionamento, quindi l’allievo successivo puo’ partire non appena chi e’ su corda ha passato il frazionamento.

Il serpentone e’ ripartito, arrivano corsari e istruttori, iniziamo il consueto scalare per non farlo fermare.

In breve mi ritrovo alla partenza del quarto pozzo, mi incastro all’uscita della strettoia e aiuto chi passa con gli zaini, che qua impicciano sempre. Ecco Paolo mentre e’ impegnato nella salita.

In rapida successione passa pure Angelo…

…quindi Linda…

…ed infine Elena che mi regala ancora un bel sorriso.

Dopo che hanno salito il pozzo mando subito i corsari a divertirsi con la strettoia. Dopo c’e’ Antonello ad aspettarli. Quando iniziano ad essere troppi, noi istruttori scaliamo di nuovo tutti in avanti.

In breve mi ritrovo alla partenza del quarto pozzo, mi incastro all’uscita della strettoia e aiuto chi passa con gli zaini, che qua impicciano sempre. Nemmeno il tempo di accogliere tutti gli allievi che e’ gia’ il mio turno per salire il terzo pozzo.

Alla partenza del terzo pozzo non mi fermo quasi. Quando arrivo su inizia a salire un altro istruttore, Aspetto che un allievo, forse Francesca, salga il secondo pozzo e poi vado pure io.

Alla partenza del secondo pozzo mi fermo a fare assistenza, ma anche questa sosta dura poco. Oramai il serpentone e’ frenetico e avanza impetuoso.

Tra poco dovro’ scalare nuovamente in avanti, la prossima tappa sara’ all’esterno.

Giusto il tempo di seguire un allievo e poi vado.

Sono fuori, anche il resto del gruppo inizia ad assieparsi alla base del primo pozzo in attesa del proprio turno.

Fuori c’e’ Antonello che rimane a fare assistenza a chi esce. Ci sono anche Francesca, Francesca e Lorenzo. e’ inutile che noi si rimanga a prendere freddo, sistemo la mia roba nello zaino e partiamo.

Inizio ad essere sulle forze, la salita mi procura un bel fiatone rumoroso, tanto che Francesca si preoccupa offrendosi di portarmi uno zaino. Rifiuto il piu’ gentilmente possibile, pero’ mi sento proprio un catorcio! Ci vorra’ ancora parecchio per recuperare una forma fisica decente. Forse anche per questo parto di buon passo alla testa del gruppetto cercando di dissimulare il fiatone con dei respiri profondi.

In cima al Soratte, con la scusa di fare le foto mi fermo a riprendere fiato.

Arriviamo alle macchine, o meglio alla macchina di Salvo, che e’ l’unica ad essere salita. Solo negli ultimi metri di strada realizzo il fatto che la mia macchina e’ giu’, al parcheggio di Sant’Oreste.

C’e’ poco da fare, saluto con calore i miei compari di camminata, chiedo loro di salutare per me tutto il resto del gruppo e procedo per la strada.

La discesa non e’ troppo faticosa e in un quarto d’ora posso ammirare il panorama di Sant’Oreste.

Gli ultimi metri e passo la sbarra. Faccio l’ultima ripida discesa e sono alla macchina dove posso cambiarmi sotto gli gli sguardi incuriositi di chi passeggia per il paese. Il ritorno e’ tranquillo anche se trovo un poco di traffico, intanto sul cellulare mi arrivano messaggi dalla chat del corso. Credo che tutto il gruppo si stia riunendo da qualche parte per festeggiare degnamente la fine di questa uscita. Ne son contento anche se non posso partecipare. Alla prossima.

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Arcaro – Corso szs – 07/05/2022

All’Arcaro col corso Shaka Zulu. Con Luca, Luca, Virginia, Caterina, Federica,Aurora, Elisa, Angelica, Nerone, Gabriele.

La mattina arriviamo al parcheggio di “Fontana del gatto”. Il tempo non e’ dei migliori ma noi iniziamo a prepararci incuranti della pioggerellina intermittente. Quando sono pronto a partire imbraccio la fida fotocamera e inizio a farla faticare con una bella foto di gruppo. Prima di andare alla grotta facciamo un bel briefing tra gli istruttori per accordarci su come distribuirci. Nerone ed io andremo avanti col materiale d’armo, il resto del gruppo si occupera’ di seguire i nostri valenti corsari.

La passeggiata fino alla grotta Nerone ed io la facciamo chiacchierando di cose speleo. Il tragitto ogni volta me lo ricordo piu’ corto di come e’ in effetti. Al grottino iniziale facciamo sosta per riprendere fiato.

Sono ancora dietro a prepararmi quando dal sentiero d’accesso compare Angelica, che guida il resto del gruppo.

Mentre il gruppo arriva e si sistema , io termino i preparativi e inizio l’armo della grotta. La squadra d’armo subisce un cambiamento dell’ultim’ora. Perde Nerone e guadagna Elisa. Bene, andiamo!

Il primo saltino va via veloce, ci metto relativamente poco. La corda struscia leggermente, ma e’ “a corto” e la corda non si rovinera’. Urlo la libera a Elisa e vado al pozzo successivo. Elisa mi segue prontamente con il resto del materiale.

Alla biforcazione della frattura prendo a destra per armare il pozzo. Dalla volta scorsa ho imparato che proseguendo a sinistra si evita il pozzo, ma oggi e’ una uscita di corso quindi il pozzo e’ utile farlo. Mi raggiunge Elisa. Ho appena terminato di sistemare il traverso che porta al pozzo quando una faccetta sorridente si affaccia dietro Elisa. E’ Federica che e’ stata la prima dei corsisti a scendere il pozzo iniziale.

Armo il pozzo e lo scendo. Federica e’ ancora l’unica degli allievi ad averci raggiunto. Decidiamo di aggregarla al gruppetto d’armo, la seguiremo Elisa ed io. In qualche maniera lo comunichiamo al resto del gruppo e poi noi “armatori” le facciamo assistenza mentre scende.

Ora ho un volto nuovo da fotografare, Federica ancora non mi conosce bene e mi lascia fare. Elisa ne e’ molto contenta, perche’ cosi’ lascio in pace lei…non ama essere fotografata, me lo lascia fare solo perche’ e’ troppo buona!

Dopo il pozzo della frattura percorriamo il meandro successivo. Della corda usata per il pozzo ce n’e’ avanzata in abbondanza quindi la utilizzo per approntare una sorta di traverso per dare sicurezza a chi passa, ci sono un paio di passaggi esposti che di solito mettono timore i novelli speleo. Sono davanti al pozzo successivo, ne approfitto per fare una foto al meandro appena passato, con le mie compagne d’armo in bella vista.

Anche per questo sistemo prima un breve traverso e poi la parte verticale. Scendo e poi di nuovo facciamo assistenza a Federica. Naturalmente anche qua la fermo per una foto.

Una foto riesco a rubarla anche ad Elisa.

Proseguiamo per il meandro. Chiacchiero a ruota libera descrivendo la grotta e le particolarita’ che mi vengono in mente. Elisa probabilmente quel che dico lo ha gia’ ascoltato la volta scorsa, ma oggi le spiegazioni sono per Federica. Continuo ad imperversare con la fotocamera, ma al solo scopo documentativo!

Dopo qualche metro di avanzamento salendo e scendendo per i passaggi offerti dal meandro, arriviamo alla minuscola risalita, sara’ meno di 2 metri. La salgo per primo, verifico che la corda fissa sia integra e aspetto le mie amiche.

Ora mancano pochi metri di cammino per arrivare alla risalita “grande”, quella che porta alla frattura gemella, parallela a quella che abbiamo percorso finora. Anche questa ha un armo fisso. Dall’ultima visita so che l’armo e’ in buono stato quindi non dobbiamo mettere una nostra corda…meglio, perche’ non l’abbiamo! Ad ogni modo risalgo per primo controllando che sia tutto a posto. Mi fermo subito dopo il frazionamento per far salire Federica e farle assistenza.

Eccola che arriva e affronta il frazionamento.

Arriva in cima alla risalita, mi faccio da parte per farla passare e diamo la libera a Elisa.

Elisa e’ pronta a salire a sua volta. Sente dei rumori nel meandro, e’ il resto del gruppo. Si scambiano delle informazioni che poi Elisa ci ripete. In pratica il resto del gruppo ha deciso di fermarsi per fare pranzo e poi iniziare a tornare indietro. Prendiamo atto della decisione. Oramai noi “armatori” siamo risaliti, quindi faremo sosta sopra. Pochi secondi e anche Elisa e’ con noi. Naturalmente non perdo l’occasione per farle una foto. Chiude gli occhi per evitare che le si legga dentro l’intenzione di picchiarmi!

Anche Federica inizia ad averne abbastanza ma anche lei si trattiene dal passare alle maniere forti.

Scendiamo lo scivolo successivo, anche lui dotato di armo su corda fissa. In questa zona le pareti sono una meraviglia di cristalli, sfogo la carica della fotocamera su di loro.

Il soggetto principale della foto sono le concrezioni, che colpa ne ho se Elisa e Federica ci capitano in mezzo?!?

Manca solo la risalita che porta alla “sala della colazione”, non credo si chiami cosi’ in realta’, ma l’ho nominata cosi’ tempo fa e mi e’ rimasto in testa. Hanno rifatto l’armo anche qua, la corda e’ nuova. A mio parere hanno messo l’attacco un poco troppo basso rispetto a com’era prima. Ora quando si lascia la corda si e’ ancora in un punto esposto. Non mi piace tanto, ma questo abbiamo. Faccio assistenza a Federica mentre sale, poi aspettiamo Elisa.

Foto di gruppo, non viene granche’, la fotocamera dispettosa mette a fuoco il mio ginocchio, accontentiamoci.

Dopo una breve sosta torniamo indietro a riunirci col grosso del gruppo.

Scendo per primo e faccio sicura a Federica.

Foto panoramica dal basso.

Federica scende senza particolari problemi.

Il ritorno e’ come al solito piu’ veloce dell’andata. Agganciamo il resto del gruppo sotto al pozzo intermedio, il primo da salire tornando indietro. Deve salire solo Gabriele, che ci saluta e si offre di disarmare. Declino la gentile offerta, ho deciso che oggi disarmare tocca a Elisa, lei prova a svicolare con un “ma non ho la chiave!”. Questo aspetto pratico lo risolviamo subito, le presto la mia, alla fine cede con rassegnazione. Salgo per primo subito seguito da Federica.

Mi fermo a gustare l’operato di Elisa mentre disarma il pozzo.

Federica va avanti seguendo Gabriele e si riunisce al gruppo dei corsari alla base del pozzo della frattura, il secondo da salire uscendo. Visto che oramai conosco la strada per evitare il pozzo faccio da guida a Elisa fino al meandro principale. Prima che prosegua verso l’uscita mi faccio restituire la chiave.

Torno indietro, sgancio la corda del traverso, chiedo a Gabriele di recuperarla e poi riprendo la scorciatoia andando a fare assistenza a chi risale il pozzo. Ecco Federica che arriva, forse inizia ad accusare un poco di stanchezza, ma non lo da’ troppo a vedere.

Senza indugi si avvia verso l’uscita.

Io invece rimango a vedere chi sale dopo di lei. E’ Luca.

Anche lui arriva in un batter d’occhio.

Il successivo, a chiudere la fila, e’ Gabriele. Non ha certo bisogno di assistenza, pero’ non ci siamo incrociati per tutta la grotta e questa e’ una buona occasione per scambiare 2 parole.

Elisa si e’ risparmiata il disarmo del pozzo della frattura, ci penso io con l’aiuto di Gabriele. La rivedo di fuori, il bel sorriso che mi regala la fa subito perdonata.

Strada facendo per il ritorno alle macchine rubo una foto ad Aurora, anche lei l’ho potuta vedere per nulla.

Una foto ricordo con Federica e Gabriele mi sembra doverosa.

L’ultimo tratto di strada per tornare alle macchine lo facciamo ammirando il panorama della campagna nei dintorni di Ceccano. Il tempo non sembra avere intenzioni miti ma oramai la nostra giornata l’abbiamo avuta, in barba al meteo.

Prima di cambiarmi faccio ancora una foto ai nostri allievi, sembrano tutti soddisfatti, spero la grotta sia piaciuta anche a loro come e’ piaciuta a me.

Il ritorno e’ tranquillo e senza troppo traffico, ci ritroviamo tutti al bar “fico” dietro l’Ikea di Anagnina per salutarci e augurarci una buona domenica. Ancora una bella giornata con delle giovani speranze di futuri esploratori dei misteri ipogei. Alla prossima.

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Corso 55 GSCaiRoma – Pretaro – 01/05/2022

La prima uscita in grotta per i nostri futuri astronauti e magari anche speleologi. Oggi siamo a Montebuono e andremo a visitare il Pretaro, o come lo chiamano da queste parti, “O bucu du vento”.

La mattina aspetto paziente da Roby Bar che arrivi il gruppone del corso. Se ho contato bene i corsisti sono 13, quindi con noi istruttori arriveremo almeno a una ventina di persone. Non sono poche, ma il Pretaro e’ generoso e accogliente, non ci fara’ pesare l’allegra invasione.

Ecco finalmente arrivare i primi 2 allievi, li sfrutto per aprire la giornata fotografica.

Quando iniziamo ad essere parecchi, spiego loro come trovare il parcheggio vicino alla grotta poi vado avanti per iniziare a prepararmi. Tempo un quarto d’ora e il piazzale e’ pieno di persone che si bardano per andare in grotta.

Nonostante qualche dubbio i nostri allievi indossano le attrezzature quasi senza sbagliare, si formano capannelli spontanei per un ultimo controllo e qualche raccomandazione.

La foto di gruppo non poteva certo mancare, siamo proprio un bel gruppo.

Dopo la foto di rito ci spostiamo in blocco davanti all’ingresso. Ci si organizza un poco, Salvatore distribuisce i compiti. Visto che per me questa e’ la grotta di casa, mio nonno era nativo di Montebuono, vengo scelto per andare avanti con Giulio per sistemare le corde. Giulio si occupera’ dell’armo, io gli faro’ da guida e da raccordo con gli altri. Lo scivolo d’ingresso viene lasciato senza corda ma i nostri intrepidi corsari uno scivoletto cosi’ facile nemmeno lo vedono. Giulio ed io scappiamo avanti, subito dopo l’ingresso, dopo un primo passaggio basso, c’e’ un saltino. Anche questo i nostri allievi lo passerebbero senza problemi, ma sono al corso e devono prendere confidenza con l’attrezzatura, quindi anche questo primo saltino viene armato. Mentre Giulio armeggia con corde e attacchi, visto che sono nullafacente avviso della mia intenzione di andare un attimo avanti e metto subito in atto il mio proposito. Arrivo al pozzetto. Tanto per cambiare lo avrei voluto armare dal tetto ma i fix sono letteralmente marci quindi desisto. Lascio il mio zaino a riposare e torno indietro. I primi allievi stanno impegnando la strettoia subito dopo il saltino. Noi istruttori diamo loro assistenza ma vedo che tutti passano senza particolari timori, o meglio, se li hanno non li mostrano. Ecco Paolo, uno dei primi ad arrivare. Giulio arriva, passa avanti e scende alla partenza bassa del pozzetto per armare.

Sistemata la corda, Giulio scende e attacca deciso l’armo del traverso. Io rimango in cima al pozzetto a sorvegliare i nostri pupilli. Ecco infatti Linda che si appresta a scendere. Devono ancora affinare la tecnica, ma gia’ vanno molto tranquilli.

Oramai, una volta partiti formiamo un lungo serpentone di speleo ma tutto sembra proseguire senza particolari intoppi. Mano mano che gli allievi affrontano il pozzetto gli istruttori si avvicendano alla sua partenza. Succede anche a me, quindi vado avanti. Sono al traverso quando Giulio annuncia di aver terminato tutti i moschettoni. Gli dico, urlo in verita’, di pazientare e torno indietro a chiedere. Sopra al pozzetto ora c’e’ Erika, chiedo a lei i moschettoni. Una rapida consultazione verso la coda del serpentone ci permette di appurare che il resto del materiale lo ha Michele nel suo zaino che pero’ al momento e’ indietro. Mentre tramite passaparola lo zaino di Michele viene fatto avanzare, Erika rimedia un paio di moschettoni dalla propria scorta “del non si sa mai” e me li passa. Riprendo la via del traverso e strada facendo recupero ancora 2 moschettoni sostituendo quelli messi da Giulio sul traverso con un paio di nodacci. Porto il bottino a Giulio che prosegue con l’armo. Il serpentone si scuote e riprende a muoversi. Prendendo uno dei passaggi alternativi vado alla base del primo toboga, sopra di me Giulio ha terminato di sistemare il traverso, ora pero’ c’e’ un altro piccolo problema, ci manca la corda per il toboga. Con un passaparola andata e ritorno ci arriva notizia che ora lo zaino di Michele e’ disponibile. Mi offro di andarlo a prendere, rifaccio il passaggio alternativo in direzione contraria, passo il traverso e arrivo di nuovo alla base del pozzetto. Sopra c’e’ Giulietto, ha lo zaino con se, mi conferma. Me lo passa, lo prendo in consegna e velocemente lo riporto a Giulio cosi’ che possa armare il toboga. Mentre lui opera, io scendo il toboga e mi dispongo per la prima accoglienza dei nostri corsari, passo il tempo facendo l’ennesima foto al simpatico cunicolo che parte alla seconda meta’ del toboga.

Nel frattempo i nostri eccellenti corsari iniziano ad affollare la partenza del toboga. Giulio mi butta giu’ la corda e subito dopo dichiara aperta la discesa. La prima a cimentarsi e’ Linda. Inizia a scendere con una tecnica “a pelle di leopardo” ma quando realizza che strusciare in quella maniera puo’ dare seri fastidi, si mette di fianco e arriva giu’ sana e salva. Le indico dove sistemarsi e le chiedo il piacere, quando arriveranno i suoi colleghi, di indicare loro dove sistemarsi.

Ora il serpentone viaggia regolare, in breve mi trovo con almeno 4 allievi gia’ scesi, e’ il momento per uno shift di istruttori. Per fare qualcosa anche io, mi occupero’ di sistemare la corda al secondo toboga. Recupero lo zaino con il materiale (quello di Michele) e vado avanti. La corda con cui abbiamo armato il primo toboga e’ molto lunga, vuoi vedere che basta anche per il secondo? Proviamo, dai. Perndo il capo finale della corda e chiedo a Linda e Angelo di farmi da assistenti e filare la corda mentre la porto avanti. Arrivo al secondo toboga, di corda ne ho. La butto giu’, arriva giusta giusta ma arriva. Bene la corda restante la useremo piu’ avanti per il passaggio esposto che precede la sala del the. Mentre faccio queste verifiche e considerazioni mi guardo attorno per l’armo del secondo toboga. C’e’ la solita cordaccia fissa e lesionata, la recupero e la nascondo in una nicchia. Gli attacchi su cui e’ armata la corda fissa non sono in ottimo stato, pero’ di lato ci sono un paio di fix buoni…mi servirebbe un attacco…Guardo speranzoso nello zaino di Michele e scopro con gioia di averne quasi in abbondanza. Prendo un anello, lo monto, sistemo la corda e chiamo Linda perche’ venga avanti procurando di mostrare ai suoi colleghi la strada che percorre perche’ poi possano imitarla. Scendo un metro per fare spazio a Linda e la assisto mentre monta il discensore. Quando e’ pronta, scendo il toboga.

Ecco Linda che arriva, ora ha affinato la tecnica.

Un passaggio acrobatico per lei nel punto leggermente piu’ stretto e poi e’ alla base del toboga.

Via, il serpentone riparte. Man mano che i corsari passano faccio loro una foto. Questo e’ Paolo illuminato da Linda gia’ accomodata in quella che hanno deciso essere una sala.

Chi arriva ora?

E’ Elena!

E’ il turno di Mascia.

Eccola arrivata anche lei, Elena la aspetta.

Anche a lei tocca pagare pegno regalandoci un sorriso.

Continuano le discese, la “sala” d’attesa inizia ad essere gremita, e’ il momento che anche gli istruttori scalino in avanti per non far bloccare il serpentone. Raggiungo i ragazzi e li trovo comodamente accomodati a chiacchierare. Questo e’ forse uno dei punti piu’ intricati della grotta e mi diverto a chiedere loro quale sia la direzione da prendere. Ognuno di loro mi indica una possibile prosecuzione, ma nessuno ci azzecca. Alla fine mostro loro il passaggio giusto e li porto avanti. Il serpentone ha un poco rallentato per il passaggio del toboga. Abbiamo tutto il tempo per fare un paio di foto.

Siamo al “trivio”, porto il mio gruppetto ancora un poco avanti poi chiedo loro di trovarsi una sistemazione abbastanza comoda per potermi attendere qualche minuto. Devo fare un paio di cose. Per prima cosa, sistemare la corda per il passaggio esposto. C’e’ un armo naturale ben disposto ad aiutare e questa la sbrigo con poco. Ritorno dai corsari in paziente attesa e li prego di pazientare ancora un poco e soprattutto, mi raccomando, di non muoversi. Torno indietro verso la base del toboga, voglio sincerarmi che il passaggio intricato non porti qualcuno fuori strada. In effetti trovo un poco di confusione e qualcuno infilato in pertugi umanamente impraticabili. Recupero tutti, mi assicuro che un istruttore rimanga a dare indicazioni al resto del gruppo, porto avanti un altro gruppetto di corsari e poi posso prendermi un attimo di respiro.

E’ il momento del passaggio esposto. Lo passo per andare a fermare la corda anche da quel lato poi torno indietro per assistere il primo allievo. Anche questa volta e’ Linda. Le faccio assistenza mentre scende poi la faccio sistemare perche’ possa fare sicura ai propri colleghi mentre scendono.

Oramai il serpentone e’ ripartito alla grande, in breve la sala d’attesa per il passaggio esposto e’ gremita sia di allievi che di istruttori, posso andare avanti. Siamo all’onda e al presepe con i pupazzi di fango.

Stavolta la prima a cimentarsi col passaggio dell’onda e’ Elena.

Mentre passano anche gli altri accompagno Elena alla sala del The che e’ oramai a pochi passi. Le indico dove sistemarsi in maniera che poi possa dirlo a sua volta ai suoi amici.

Torno indietro a vedere che sia tutto a posto. Lo e’.

In breve la sala del The e’ gremita. Iniziano a girare generi alimentari di ogni genere, dai celeberrimi “falloni” ripieni di verdura, tipici della Sabina, a varie specie di frutta secca, panini, pizzette, cioccolata e chissa’ che altro.

Il serpentone si e’ accoccolato tutto nella sala a godersi qualche minuto di meritato riposo.

Arrivare alla sala Utec per questa volta non lo faremo, sara’ una scoperta da rimandare a future visite.

Quando Erika ci richiama all’ordine sospendiamo gli ozi e riprendiamo la strada di casa. Per qualche misterioso motivo, anche se piu’ laborioso perche’ in salita, il ritorno e’ sempre piu’ veloce rispetto all’andata. Pochi minuti e gia’ siamo al primo toboga. E’ ancora Linda a salire per prima.

La segue Angelo, si meritano una foto assieme.

E’ il momento di Elena.

Eccola che arriva con una linguaccia sorridente.

Una new entry rispetto al gruppetto dell’andata, ecco Carolina che ci regala un bel sorriso.

Secondo lo schema oramai collaudato, quando gli allievi iniziano ad essere troppi, noi istruttori scaliamo tutti di una posizione in avanti. Eccoci al traverso.

Sento una voce familiare…e’ Erika che ha saltato il toboga per provare il passaggio alternativo. Dal sorriso sembra esserle piaciuto.

Siamo al pozzetto. Oramai si sente il profumo del sole che ci attende di fuori. Linda lo sale con maestria.

Anche Elena non e’ da meno.

E di Carolina ne vogliamo parlare?

Visto che all’andata Carolina era lontana recupero ora le foto che non ho potuto farle prima.

Le nostre eroine si riposano un minuto prima di affrontare il passaggio basso, tutto da strisciare.

Elena parte, eccola in posa plastica mentre affronta il passaggio.

Nemmeno il tempo di un “ciao” e gia’ scompare avanti, dove la attendono i sui colleghi di corso.

Eccola, e’ lei, Francesca. Anche lei ha scalato diverse posizioni e dalla coda della fila ora e’ tra le prime. Ci regala subito un bel sorriso.

Ancora una volta ripetiamo l’avanzamento degli istruttori. Ora sono al passaggio basso. mi metto comodo per fotografare il passaggio di tutti i corsari che posso.

Manca solo il saltino poi saremo ad un passo dall’uscita. Chiedo al “mio” gruppetto di aspettare che li raggiunga prima di uscire.

Francesca mentre attende il suo turno per salire.

Sale anche lei ed io la seguo.

Siamo nella saletta, siamo quasi fuori. mi faccio regalare ancora qualche sorriso prima di uscire.

Ancora una bella giornata con tante belle persone. Con alcune in effetti ci siamo visti poco ma spero si siano potuti divertire tutti, sia allievi che istruttori. Da parte mia ho messo tutto l’entusiasmo che avevo per far fare una bella figura alla grotta del Pretaro, che chiamo impropriamente la grotta di “casa mia”. Alla prossima.

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Corso 55 GSCaiRoma – Poggio Catino – 30/04/2022

Inizia la parte pratica del 55° corso di speleologia del GSCaiRoma. Un’occasione per stare insieme e conoscere delle persone simpatiche nelle vesti di aspiranti speleologi.

La mattina ho un impegno da sbrigare quindi non vado all’appuntamento con il resto del gruppo, li raggiungo direttamente alla palestra di Poggio Catino. Pensavo di essere piu’ in ritardo ma non e’ cosi’, arrivando al parcheggio vedo alcuni del gruppo che si avviano sul sentiero che porta alla palestra. Parcheggio, preparo lo zaino, mi cambio e parto a mia volta.

Eccomi all’inizio del sentiero.

Si costeggia un allegro torrentello.

Cammino senza fretta godendomi il paesaggio e la bella giornata. Amo passeggiare quindi anche se in verita’ la strada la ricordavo molto piu’ corta, non me ne faccio di certo un problema.

Ogni tanto mi fermo ad ammirare il panorama…e riprendere fiato.

Eccomi al bivio, almeno lui lo ricordavo bene.

Sono in vista dello spiazzo antistante la parete, sento gia’ il vociare indistinto di parecchie persone, sono sicuramente i miei amici.

Eccoli infatti, tutti gli aspiranti speleologi sono in cerchio e gli istruttori che sono con loro stanno iniziando lo spiegone per la vestizione.

Alcuni altri istruttori sono in parete a terminare l’attrezzamento delle vie che utilizzeremo.

E’ Giulio che si occupa di spiegare nome e utilizzo degli attrezzi.

Ecco un primo gruppo di allievi che sono pronti con tutta l’attrezzatura indossata. Per fare qualcosa di utile anche io, faccio un giro tra gli allievi dando una ulteriore sistemata agli imbraghi, gli spallacci e le varie robe da regolare.

Ora che gli allievi sono tutti vestiti Erika prosegue ad istruirli e a spiegar loro come procedera’ la giornata. Al sole inizio a sentire caldo, la mia tuta nera non aiuta di certo in questo. Mi stacco dal cerchio e vado alle pareti, trovo una via libera e salgo.

Un saluto a Giulio al lavoro a sistemare le corde.

E’ primavera e anche in parete si trovano delle belle piante in fiore.

Mi sento chiamare da sotto…e Michele. Subito una foto e un saluto.

Iniziamo!

Passa qualche tempo, mi perdo nel seguire qualche allievo alle prese con gli ostici movimenti necessari per governare l’attrezzatura e poter salire e scendere su una corda. Di lato Salvatore attrezza un paio di vie aggiuntive.

Ecco un primo sorriso da mettere da parte, quello di Mascia.

Abbiamo occupato tutta la parte destra della parete. Non possiamo metterne altre perche’ nel frattempo sono arrivati alcuni arrampicatori che reclamano spazio.

Breve pausa per bere un poco d’acqua, ne approfitto per una foto ad alcune allieve.

Si libera una corda. Vado con Elena a fare esercizio.

L’attivita’ ferve.

Eccomi ora con Linda, andiamo dai.

Nel frattempo qualcuno del nostro nutrito gruppo ha attrezzato anche il traverso. Un tranquillo gruppo di arrampicatori utilizza la parete in perfetta simbiosi con gli speleo sul traverso.

Lo stesso non si puo’ dire per le 2 climber che si sono posizionate accanto alle nostre vie. Mal sopportano la nostra presenza, sia per il chiasso, sia perche’ a loro avviso abbiamo preso troppo spazio, sia perche’…boh…sicuramente sono fortemente contrariate e lo esternano in maniera udibile. Dopo qualche vivace scambio verbale tra loro ed alcuni istruttori del nostro gruppo la situazione sembra volgere ad una fase piu’ tranquilla, meglio, molto meglio.

Altra breve pausa per bere. Oramai il sole ha invaso tutto lo spiazzo. E’ piacevolmente caldo, ma a stare in parete di suda parecchio.

Sono incuriosito dal profondo scavernamento sul lato destro della parete, vado a darci un’occhiata. Ci sono alcuni buchi interessanti che si addentrano nella roccia ma purtroppo stringono dopo nemmeno un metro.

Dopo la pausa esplorativa torno alla parete.

Arriva un nuovo gruppo di arrampicatori, una bella famiglia. Faccio amicizia con Isabella una simpaticissima bimba, la saluto anche ora anche se non credo lo leggera’ mai, almeno per ora, ha solamente 5 anni! In compenso con l’aiuto del padre a farle sicura parte a fare una arrampicata, la guardo con ammirazione, la salita che fa va ben oltre le mie scarse possibilita’!

Siamo al pomeriggio inoltrato, Erika ha fatto il check a tutti gli allievi, sembra abbiano fatto tutti gli esercizi che dovevano. Possiamo smontare le corde. E’ un poco che sono fermo, decido di dare una mano. Salgo con Michele per disarmare una via.

Sono ancora in parete quando per la mia piccola amica e’ ora di andare via, da sotto mi chiamano, faccio a tempo a girarmi per un saluto. Ciao Isabella, ho avuto piacere di fare la tua conoscenza, con un poco di fortuna magari ci si incontrera’ di nuovo in occasione dei prossimi corsi.

Quando termino con il disarmo della mia via, tiro giu’ la corda. Sono sul terrazzino che ospita l’ingresso alla grotta di S. Michele, faccio la solita foto. Aspetto che Michele mi raggiunga e poi scendiamo a piedi per la scalinata in pietra.

Siamo agli ultimi momenti di questa bella giornata in parete. Carolina e Mascia, le 2 sorelline di facolta’ sfoggiano un bel logo formato gigante e si fanno fare delle foto con lui. Mi impiccio e ne scatto alcune pure io.

Ci prepariamo e zaini in spalla prendiamo la strada per tornare alle macchine.

Facciamo un lungo serpentone lungo il sentiero.

Michele trova una piccola salamandra, le faccio una foto prima che vada a metterla al sicuro nei pressi del corso d’acqua.

Prese le macchine ci spostiamo tutti al “Trio” un rifugio nei pressi della parete. I miei amici si accamperanno qua.

Qualcuno si e’ gia’ occupato di accendere il fuoco. Attorno al tavolino con le cibarie si forma un poco di ressa…la fame e’ tanta.

Preparativi da intrepidi campeggiatori.

Vado anche io al tavolo delle cibarie. L’attivita’ ferve. Erika si occupa di affettare e condire i pomodori, Luciano affetta salamelle varie, Linda si occupa del formaggio…io contribuisco spizzicando qua e la’.

Appena placata la fame con svariate fette di salame, del formaggio e un paio di fette di pane e pomodori, inizio a sentire la stanchezza per la giornata. Ancora le mie riserve di energia sono scarse. Sento che devo andare a riposare prima di un crollo. Io andro’ a dormire a Montebuono, vicino alla grotta del Pretaro dove saremo domani. Per arrivarci serve quasi un’ora di macchina, decido di andare finche’ ce la faccio. Peccato, mi perdero’ una bella cena in buona compagnia. Alla prossima.

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Mora Zinna – 23/04/2022

Palestra di roccia per avvicinare alla speleologia alcuni giovani. Una bellissima giornata con Virginia, Luca, Caterina (detta Rosa), Luca, Federica (la migliore di 9!), Victor, Irene, Nerone, Virginia, Mario, Marione, Alberto,Aurora, Angelica, Giulio, Gabriele, Giuseppe.

Questa uscita e’ anche l’occasione per festeggiare con una bella riunione di tutto il gruppo la partenza di Giuseppe che a breve tornera’ definitivamente (per ora, speriamo!) a casa sua in Puglia.

Siamo tutti qua, abbiamo preso posto nell’area pic-nic. Mentre ci godiamo il tiepido sole di questa bella giornata il nostro presidente, Angelica, richiede l’attenzione di tutti e procede a presentare i componenti del gruppo ai ragazzi che oggi sperimenteranno le tecniche e le attrezzature speleo.

Al lato dell’area attrezzata c’e’ Alberto, e’ attrezzatissimo col suo bar ambulante fatto in casa (o meglio in macchina!). Ci fornira’ di caffe’ a volonta’ per tutta la giornata, con tanto di cremina fatta da lui con arte e pazienza.

Si parte entrando nel vivo della giornata. Sono in un posto comodo, ho di fronte a me l’attrezzatura, mi offro volontario per un primo spiegone sulla attrezzatura che andranno ad usare i nostri nuovi amici.

Ascoltano con attenzione, anche se sconcertati da tutti i nomi e concetti nuovi di cui parlo. Li rassicuro che avranno tutto il tempo di approfondire e imparare a riconoscere gli attrezzi quando saranno in parete, assistiti ognuno da un istruttore.

Luca, seguito da Giulio e’ il primo a cimentarsi.

Poi e’ la volta di Virginia.

Nerone e’ arrivato molto presto qua a Mora Zinna, ha preso possesso dell’area pic-nic e poi ha sistemato le corde per fare i nostri esercizi. Ne ha predisposte 3, 2 sono gia’ a posto una accanto all’altra e abbastanza vicine perche’ istruttore ed allievo possano salire assieme. Alla terza manca la compagnia della corda di servizio per l’istruttore. Grazie a Gabriele e Nerone mi procuro tutto il necessario per armare e, bardato come un albero di natale speleologico, salgo a sistemare la quarta corda. Sotto Luca e Caterina, attendono pazienti. Chiamo Caterina ribattezzandola Rosa per tutto il giorno abusando della sua pazienza. Perche’ Rosa? Ho sentito qualcuno chiamarla cosi’ per via del colore della sua maglietta e quello e’ il nome che ho associato a lei.

Arriva anche la nostra Virginia a dare manforte al gruppo.

Mentre sistemo la corda Nerone continua a far fare pratica ai nostri nuovi amici.

La sistemazione della corda mi prende piu’ tempo di quel che pensavo. Intanto Rosa e Luca iniziano a fare esercizio fino al primo frazionamento.

E’ cosa laboriosa, ma alla fine ce la faccio a farcela. Ora posso accompagnare Luca nella sua salita.

Anche nell’area pic-nic l’attivita’ ferve per preparare il pranzo a coronamento della giornata e per festeggiare il nostro Giuseppe.

Di lato ho sempre Nerone che fa assistenza a chi scende, Virginia in questo momento.

Giuseppe e’ sotto a fare sicura.

Luca e’ quasi arrivato, gli do’ istruzioni perche’ si assicuri al traverso una volta arrivato in cima e vada sulle vie accanto ad attendere il proprio turno per scendere con l’assistenza di Nerone.

Ora di pranzo! Facciamo salite a discese su corda fino a quando il dolce richiamo arriva. Ci avviciniamo alla tavola imbandita ben disposti a deliziarci con quanto preparato. Per l’occasione Nerone sfoggia la sua parrucca nera.

Ecco Rosa che regala un bel sorriso alla vista di tutte le cose buone disposte sulla tavola.

Mi servo di una bistecca ben cotta direttamente dalla graticola.

Sbocconcellando la bistecca mi aggiro facendo foto.

Ecco Giuseppe e sullo sfondo Gabriele.

Termino il pasto assaggiando le ottime crostate fatte dalla moglie di Mario e quindi col caffe’ di Alberto. Tutto ottimo, complimenti agli organizzatori e ai cuochi! Placati gli appetiti ci si dispone per qualche chiacchiera in rilassatezza.

Gabriele arringa i nostri aspiranti speleo con alcuni consigli in tema speleologico.

Aurora vuole approfittare della pausa per provare qualche tecnica particolare, la seguo volentieri per darle una mano a complicarsi la vita. Appronto per lei la simulazione di un passaggio tra 2 frazionamenti fortemente disassati.

Eccola mentre si cimenta. Nel punto cruciale non faccio a tempo a dirle:”Attenta a lasciare abbastanza corda per bloccare il discensore” che lei e’ gia’ scesa mandando il discensore a battuta col croll. Uscire dalla situazione in cui si e’ cacciata non e’ facile ma nemmeno impossibile, faticosa sicuramente. La faccio dannare qualche minuto poi la libero. La seconda volta, memore della prima, Aurora compie la manovra alla perfezione con sua e mia soddisfazione.

Ho una sete del diavolo, torno all’area pic-nic per un sorso d’acqua. Il gruppo e’ ancora in fase relax. Richiamo al dovere Luca e Federica. Ho seguito molti nelle prove della mattina ma loro ancora mi mancano. Vorrei vedere come si comportano. Anche se a malincuore perche’ li obbligo a riprendere l’attivita’ abbandonando un sano relax, mi seguono alla parete.

Per cavalleria Luca lascia la precedenza a Federica. Per fortuna arriva Giulio a dare una mano, cosi’ lo affido a lui per non lasciarlo troppo inattivo. Ecco Federica che impegna il primo frazionamento. Non lo avevo capito, anzi davo per scontato che avesse gia’ provato la salita su corda durante la mattina, e invece no. Ho l’onore di assistere alla sua prima salita.

Chiarito questo importante aspetto della questione mi accingo ad essere molto piu’ particolareggiato nelle mie spiegazioni. Sicuramente lo spiegone della mattina oramai e’ debitamente dimenticato.

Le spiego la dinamica del movimento che deve fare e dopo le prime incertezze prende dimestichezza. A meta’ salita per il primo frazionamento inizia ad accusare dolore, ha i cosciali troppo stretti. Anche se dolorante le chiedo di raggiungere il frazionamento. quando ci siamo le spiego come affrontarlo in sicurezza, montare il discensore e scendere. Di nuovo alla base della salita provvediamo ad allentare i cosciali, ora molto meglio, mi dice. Riprendiamo la salita. Sistemata l’imbragatura e dopo l’esperienza della prima salita ora Federica sale senza problemi.

Nel frattempo anche le pareti accanto a noi si sono popolate. La bella Irene si esercita accanto al noi.

Federica mentre affronta un frazionamento. Con mio sconcerto riesce a mettere la mano in posizioni impossibili che sono sicuro non riuscirei mai ad utilizzare.

Rosa e’ accanto a noi assistita da Nerone.

Un piccolo gruppo residuo prosegue col relax ed inizia a sistemare i resti del nostro lauto pasto.

Eccoci arrivati, il sorriso di Federica esprime tutta la sua soddisfazione.

Visto che dietro di lei c’e’ Giuseppe, il festeggiato, raddoppio la foto.

Aspettiamo il nostro turno per scendere sulle altre vie. Anche in discesa Federica se la cava benone. Ho di nuovo sete e poi e’ tardi, e’ ora di mettere fine alla esercitazione. Torniamo all’area pic-nic dove incontro Caterina detta Rosa (per l’occasione) che mi regala un bel sorriso mentre dismette l’attrezzatura speleo.

Dopo una bella bevuta mi aggiro scattando foto. Ecco Aurora mentre ricompone la sua attrezzatura.

Virginia fa le ultime pulizie e Giuseppe ripone le sue cose.

Nerone con la sua fida pipa.

Ancora Giuseppe, stavolta in compagnia di Mario.

La bella Irene col suo bello, Victor.

Gabriele e Giulio si occupano di disarmare tutte le vie e recuperare i materiali.

Una bella giornata in ottima compagnia. I ragazzi che abbiamo iniziato oggi alle tecniche di progressione su corda sembrano tutti bravi ed interessati. Speriamo di riuscire a far crescere il loro interesse nel tempo cosi’ che vengano ad arricchire il nostro gruppo con forze ed entusiasmo nuovi.

Come sempre, alla prossima.

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Pian della Faggeta – 16/04/2022

Con Gabriele ad esplorare una nuova grotta. La mattina arriviamo a Pian della Faggeta pronti al cimento. Al parcheggio incontriamo un bel gruppo di amici che si preparano per una visita alla celebrita’ della zona, la grotta di Pozzo Comune. Prima di salutare i nostri amici e proseguire e’ d’obbligo una foto tutti assieme.

Ieri ho aggiornato il mio GPS inserendovi tutte le grotte in catasto per la zona di Carpineto Romano. La cosa non deve essere garbata piu’ di tanto al GPS, infatti non mostra piu’ i punti precedenti l’aggiornamento. Dovremo cercare la nostra grotta nuova basandoci solo sulla memoria. La nostra ricerca e’ resa piu’ difficile dal drastico cambiamento di paesaggio. Quando la volta scorsa individuammo la grotta tutta la piana era avvolta da un candido strato di neve, ora non piu’ e il cambiamento ci disorienta un po’.

Arriviamo alla fonte dell’acquicciola, forse, dico forse, siamo nella zona che ci interessa, dobbiamo cercare 2 grandi doline affiancate una delle quali nasconde la nostra grotta…peccato che qua ci sia una dolina ogni 10 passi! Ci cambiamo “da grotta” e andiamo.

Giriamo un po’ senza trovare nulla. Ci fermiamo a ragionare e scavare nella memoria per trovare riferimenti che ci aiutino nella ricerca. Qualcosa troviamo. Le nostre doline erano nei pressi di un bucaccio nel terreno transennato con “cosi” metallici. Il recinto, ci sembra di ricordare, era sotto un grande albero e si vedeva dalla strada. Nei dintorni non c’e’, riprendiamo la macchina e continuiamo a salire alla ricerca del recinto. Eccolo! Parcheggiamo nuovamente, stavolta ritroveremo la nostra grotta. Ci addentriamo a piedi fuori sentiero per una nuova ricerca. Ci separiamo per abbracciare piu’ terreno nella ricerca. E’ Gabriele a trovarla, mi chiama e lo raggiungo. Si e’ proprio lei. Torniamo alla macchina, e’ a 2 passi, per prendere il materiale necessario.

Gabriele inizia ad entrare, diamo insieme uno sguardo critico alla nostra grotta, non e’ lunghissima al momento, ma i 5 metri minimi per catastarla ci sono tutti. Prendo il GPS e lo sistemo su una roccia a lato dell’ingresso perche’ si sintonizzi con il proprio comodo con tutti i satelliti che vuole e mi restituisca le coordinate della grotta.

Sistemato il GPS entro a mia volta. La nostra grotta non e’ molto alta, e’ uno scivolo tappezzato alla base da un comodo letto di foglie. Ai lati ci sono degli ambienti che vedremo poi con calma.

Sul fondo la grotta chiude con terra, sassi e pattume vario. Si intravede un buco che ci da’ qualche speranza. Peccato stia in un posto troppo stretto per entrarci. Sono capoccione quindi decido di provare ugualmente. Mi infilo nello stretto, raggiungo il buco ma poi sono talmente incastrato che non posso muovere le braccia. Con molte imprecazioni e qualche sbuffo mi cavo fuori da quella posizione scomoda.

Sempre in fondo, sulla destra c’e’ una nicchia, non sembra promettente come il pertugio stretto ma almeno qua riesco a scavare. Decido di dargli una chance e mi metto a scavare la’. Gabriele, piu’ capoccione di me, insiste sul pertugio dandosi a sua volta per vinto dopo qualche minuto. Viene a darmi una mano nella spostare sassi e pattume dove ho deciso di scavare. Quando poggiamo un sasso abbastanza pesante il pavimento vibra sensibilmente. La sensazione e’ quella di trovarsi su un diaframma di rocce di crollo miste al materiale vario scivolato giu’ nel tempo dall’ingresso.

E’ ora di pranzo, Gabriele dichiara di avere fame, le speranze di trovare una prosecuzione per oggi sono minime. Decidere per un abbandono temporaneo degli scavi e’ un attimo. Uscendo vado a sbirciare gli anfratti laterali, prima uno…

…e poi l’altro, ma entrambi non mi regalano sorprese.

Una volta fuori recupero il GPS, memorizzo le coordinate della grotta, riprendiamo il nostro materiale e usciamo dalla profonda dolina. Occupiamo ancora una mezz’ora nella dolina accanto, c’e’ un buco che potrebbe essere interessante ma in effetti non lo e’. L’idea del pranzo al ristorante riprende quota.

Dove siamo ora nemmeno l’invincibile cellulare di Gabriele riesce a prendere la linea quindi ci avviciniamo dalle parti di Pozzo Comune per chiamare il ristorante e vedere se hanno un posticino per noi. Sembra di si. Diciamo loro che arriveremo verso le 14.30. Intanto andiamo a dare uno sguardo all’ingresso di Pozzo Comune.

Eccolo, un maestoso ingresso parzialmente nascosto nella vegetazione che ogni speleologo sogna di trovare nel corso della sua “carriera”.

Ci affacciamo, dei nostri amici non c’e’ traccia.

Prima di tornare alla macchina andiamo a dare uno sguardo nel punto in cui la volta scorsa abbiamo notato sparire parte dell’acqua del fiumiciattolo che alimenta la grotta. Trovo il punto ma e’ invaso da pattume di ogni tipo. Lasciamo perdere.

Tornati alla macchina rivestiamo abiti “civili” e scendiamo svelti a Carpineto Romano dove “La Sbirra” ci attende a braccia aperte.

Eccola in tutta la sua maestosita’.

Per prima cosa i saluti ai nostri amici e una bella foto a Floriana, la impareggiabile cuoca.

Ci accomodiamo e ordiniamo le nostre fettuccine, Gabriele col tartufo ed io classiche, al sugo di spezzatino.

Ecco Luca che porta la mia mezza porzione!

Dopo il lauto pasto mi alzo per sgranchire le gambe e faccio una foto panoramica dalla finestra del ristorante.

Dopo il pranzo prendiamo commiato dai nostri amici e affrontiamo lieti e soddisfatti il ritorno a casa. Certo, la grotta non si e’ ancora voluta concedere, ma le grotte son volubili e spesso lo fanno. Noi siamo pazienti, torneremo a farle visita. Magari un giorno dara’ il suo assenso permettendoci di violare la sua intimita’, con tutto il garbo ed il rispetto che degli ospiti rispettosi devono avere. Alla prossima.

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Raduno Fugs a Gualdo Tadino – 09/04/2022

Raduno degli speleologi umbri a Gualdo Tadino.

Eccoci a Gualdo Tadino, arriviamo la mattina, giusto il tempo per una foto panoramica poi vado in cerca del fantomatico “CVA di Rigali” dove si tiene la prima giornata del raduno.

Dopo essermi perso un paio di volte, con l’aiuto di Vittorio riesco ad arrivare al CVA. Non siamo tanti, ma siamo abbastanza. Molti partono per una visita al museo di Gualdo Tadino. Chi rimane si diletta in una riunione sul Catasto.

Fa fresco nel locale dove siamo, ma l’argomento e’ interessante.

Alcuni tornano dalla visita al museo. E’ ora della riunione successiva, l’assemblea della Federazione.

Luca, il Presidente della Federazione presenta i punti all’ordine del giorno. Si inizia a parlare di vari argomenti, non ultimo il rinnovo dello statuto. Lo vediamo assieme, ha decisamente bisogno di una “rimodernata”. Alla fine si rimanga ad una prossima assemblea.

Tra riunioni, assemblee e chiacchiere in liberta’ si arriva ad ora di cena. Vengono apparecchiati i tavoli ed iniziamo il pasto senza lesinare in vino e allegria.

Dopo cena c’e’ un nuovo momento dedicato alla speleologia, o meglio alla fotografia in grotta. Vengono mostrate le foto di alcuni speleo e viene poi votata la piu’ bella. La vincitrice viene acclamata da un gruppo di suoi fan.

E’ sempre Luca a presentare le iniziative preparate per questa prima giornata di raduno.

Vengono anche mostrati dei video, buoni per favorire la digestione! Inizio ad essere stanco, saluto tutti e vado a nanna.

La mattina vengo svegliato da Luna, inutile farle notare che sono le 6 del mattino. Lei deve fare la pipi’ e non c’e’ orologio che tenga. Mi vesto in fretta lasciando Betta a dormicchiare. Scendo con Luna. Cerchiamo un giardino per lei nei dintorni dell’albergo, nemmeno a pagarlo. In fondo alla piazza c’e’ un cartello che indica Rocca Flea. Il secondo giorno di raduno sara’ la’, ieri mi hanno detto che dall’albergo potevo raggiungere a piedi Rocca Flea. Luna si lascia facilmente convincere a tentare la passeggiata. E’ una bella salita, ma tutto sommato piacevole. Ecco gia’ si vede in lontananza la rocca.

Strada facendo mi attardo a fotografare qualche scorcio di Gualdo Tadino.

Ora la rocca si vede proprio bene. Missione perlustrativa compiuta.

Riscendiamo all’albergo. Betta ora e’ sveglia, quindi andiamo a fare la colazione quindi la salutiamo nuovamente. Roma e Gualdo Tadino hanno sicuramente qualcosa in comune, il problema del parcheggio! Devo levare la macchina da dove l’avevo parcheggiata ieri sera altrimenti rischio multa e rimozione. Vado su alla rocca in macchina e per fortuna trovo subito parcheggio. E’ anche vicino ad un giardinetto, per la felicita’ di Luna.

Dopo una generosa sosta al giardinetto riprendo la strada a piedi per riportare Luna da Betta cosi’ che possa mangiare anche lei. Torno su subito perche’ e’ quasi l’ora dell’inizio del raduno.

Bella rocca Flea. Entro nel cortile interno e trovo subito la scala che porta alla sala dedicata al raduno.

Ci sono ancora poche persone e si sta finendo di attrezzare la sala.

Vittorio e gli altri organizzatori sono addirittura riusciti ad interessare una tv locale all’evento. All’improvviso vengo preso per un braccio, portato nella sala accanto ed intervistato da una simpatica giornalista.

Inizia la seconda giornata di raduno. Vittorio fa gli onori di casa.

A rappresentanza del gruppo di Orvieto arrivano Barbara e Giuseppe, li saluto con piacere. La sala pian pianino inizia a colmarsi.

Io giro un poco mentre i vari gruppi umbri intervenuti fanno relazioni circa l’attivita’ fatta negli ultimi mesi. Barbara, in rappresentanza del GSCO racconta le ultime imprese del gruppo e infine illustra l’esplorazione del Vorgozzino ed il recente l’aggiornamento del rilievo con l’aggiunta di un nuovo ramo.

Roberto e Francesco per il gruppo di Perugia illustrano le esplorazioni alla grotta di monte Cucco.

Il rilievo della grotta riportato su mappa.

Seguono altri interventi, tutti interessanti a testimonianza di una generale ripresa delle attivita’ speleologiche post-pandemia.

Esco a prendere una boccata d’aria. Il tepore del sole e’ un vero piacere, dentro la sala in effetti fa veramente freddo. Vengo richiamato di gran furia, devo fare il mio intervento sul catasto. Mi ero proprio dimenticato! Avevo preparato una presentazione ma quando arrivo a presentarla cambio idea, preferisco andare “live” sul sito di Federazione e far vedere quanto e’ disponibile. Insisto molto perche’ i convenuti facciano richiesta per accedere alla consultazione del catasto. Spero di essere stato convincente.

Si arriva a ora di pranzo. Gli interventi sono terminati, si esce tutti a prendere il sole.

Purtroppo il raduno per me termina qua, devo saltare il monumentale pranzo organizzato per chiudere il raduno. Per la salute tanto di guadagnato, pero’…che dispiacere!

Del ritorno a casa vi dico nulla, perche’ nulla di particolare succede. Un bel raduno. Complimenti agli organizzatori ma anche ai partecipanti. Alla prossima.

Pubblicato in Uncategorized | Commenti disabilitati su Raduno Fugs a Gualdo Tadino – 09/04/2022

Pian della Faggeta – 03/04/2022

Gabriele, Giuseppe ed io. Dovevamo andare a pian dell’Erdigheta ma la neve ci ha costretti a rinunciare. Ne e’ uscito un simpatico giro a Pian della Faggeta per rivedere gli innumerevoli buchi che la caratterizzano. Un’occasione quasi unica grazie alla candida coltre di neve che permette di vedere meglio eventuale pertugi.

La prima sosta la facciamo ad un bar lungo la strada per Carpineto, ora che e’ certo che il “Bar Semprevisa” rimarra’ indefinitamente chiuso, meglio cercare una valida alternativa.

Dopo colazione andiamo su a pian della Faggeta con intenzioni bellicose modello “nessun ci fermera’”…e invece…la notte appena passata deve aver nevicato in abbondanza. Intorno a noi una coltre candida avvolge pian della Faggeta. Noi proviamo a prendere la strada per pian dell’Erdigheta ma gia’ la prima salitella innevata ci mette in crisi, le gomme perdono di aderenza e ci costringono a desistere. Il programma della giornata, programmato e preparato con cura e’ andato a farsi friggere. La delusione dura solo qualche secondo. Andremo a fare ricognizione sulla strada bassa, quella che passa accanto a Pozzo Comune. Il primo tentativo lo facciamo con la macchina ma dopo nemmeno 500 metri dobbiamo desistere, troppa neve anche qua.

Facciamo dietro-front e andiamo a parcheggiare al solito spiazzo. Nulla da fare, pieno zeppo. Andiamo ancora piu’ giu’ e alla fine uno spazietto lo troviamo.

Ci prepariamo alla svelta “da ricognizione leggera” lasciando in macchina tutta l’attrezzatura e il materiale da discesa e da scavo. Si parte.

Prima di tutto una doverosa sosta a Pozzo Comune.

Dal rumore che si sente si intuisce che nei prossimi giorni la grotta sara’ in piena o quasi.

A conferma mi sposto di lato dove il ruscelletto lascia scorrere nella grotta una buona quantita’ d’acqua.

Proseguiamo.

L’ouso del sordo. Non e’ possibile arrivare a vedere l’ingresso perche’ la grotta e’ in un fondo privato. Gabriele mi ricorda che in questa grotta e’ stato organizziamo un “puliamo il buio”, non ricordavo.

Piu’ avanti iniziano una serie di doline che avevo notato la volta scorsa, durante il giro del Semprevisa.

Ve li mostro senza troppe parole, anche perche’ immagino che saranno stati visti chissa’ quante volte.

Pur tenendo una direzione parallela alla strada, Giro quasi senza meta, i miei amici anche. Ogni tanto ci ritroviamo con qualche urlo “di posizione”

Ci ritroviamo ad uno spiazzo dove ricordo molte allegre feste speleo, tra cui un compleanno di Papera, che approfitto per salutare.

Doline e ancora doline.

Cosi’ senza riferimenti sembra un buco enorme ma in verita’ e’ desolatamente piccino, peccato.

Uno statuario Gabriele posa come riferimento per questa dolina con sgrottamento.

Altra dolina, molto profonda. Sulle prime dubito di riuscire a scendere e poi risalire ma poi guardando la spaccatura che mi fa l’occhiolino giu’ in fondo mi convinco di potercela fare. Scendo. La spaccatura sembra promettente, chiamo i miei amici, ma non ce n’era bisogno, stavano scendendo dietro di me.

Rischiando l’infangata in abiti “civili” prendo il casco e mi infilo per dare un’occhiata.

Esco per aggiornare i miei amici. Gabriele prende il punto, si dice convinto che questa (forse) grotta sia nominata sul libro detto con confidenza “l’Alberta”. Verificheremo poi.

Un albero con delle fronde particolari, forse voleva mimetizzarsi da cespuglio.

Un recinto, strano, cosa puo’ essere mai?

Speravo in una bella grotta da vedere ma e’ un bucaccio che sembra chiudere dopo un metro. Il GPS di Gabriele ci dice che e’ una grotta in catasto. A me continua a sembrare un buco infimo…pero’…

Catastata o meno, la abbandoniamo al suo destino. Si prosegue il giro.

Cerchiamo senza tralasciare nulla ma senza grandi soddisfazioni.

Siamo nei pressi di fonte dell’Acquicciola. Gabriele ci richiama all’ordine: “Sono quasi le 13, vogliamo andare a pranzo?!?”. Faccio finta di nulla, la mia inconfessabile speranza era di passeggiare fino alla confluenza delle strade, quella alta che dovevamo percorrere in macchina e quella bassa dove stiamo camminando. A quel punto avrei lanciato l’idea di proseguire visto che per lo spiazzo per pian dell’Erdigheta mancava poco e poi…chissa’! Il mio piano diabolico si sgretola quando Gabriele prende il cellulare e riesce a chiamare la “Sbirra” per prenotare un tavolo. Sfuma definitivamente quando dal ristorante riceve un ok anche se arriveremo non prima delle 2 e mezza del pomeriggio. Vabbe’, accontentiamoci, si torna indietro.

Andiamo di buon passo, il miraggio delle fettuccine ci mette le ali ai piedi.

Saltiamo un tornante ma scelgo male il punto e mi ritrovo a vagare tra i rovi. Fa nulla, eccoci in vista di Pozzo Comune.

La macchina, ci cambiamo velocemente.

In un lampo siamo alla piazza principale di Carpineto Romano.

E finalmente “La Sbirra”!

Un piattino di fettuccine per rallegrare l’animo.

Un saluto al grande Luca, anche se oggi e’ indaffaratissimo trova il tempo per farci un saluto tra una portata e l’altra in giro per i tavoli. Per la verita’ cerco di fare anche una foto a Floriana, la generosa artefice del mio piatto di fettuccine e delle altre leccornie che abbiamo mangiato oggi, pero’ la batteria della fotocamera mi tradisce proprio mentre le scatto la foto.

Il ritorno e’ tranquillo, non ho nemmeno troppo sonno. Sulla via del ritorno prendo anche una sonora lezione di matematica, sui numeri primi. Nasce una accesa discussione quando affermo che il numero “1” e’ un numero primo. Giuseppe e Gabriele affermano il contrario. Alla fine internet dirime la questione…hanno ragione loro! Una delle ragioni e’ che considerare il numero “1” come numero primo renderebbe non univoca la scomposizione (fattorizzazione) di un numero in numeri primi. Devo essere sincero, lo avevo completamente scordato. E’ sempre il momento buono per imparare o ripassare qualcosa.

L’angolino della cultura termina poco prima del casello autostradale che ci riserva una sorpresa, il casello col “Telepass” e’ rotto e c’e’ una fila impressionante. Per fortuna la nostra fila scorre via veloce e ce la caviamo in pochi minuti. L’arrivo sotto casa e’ roba di poco. Un’altra bella giornata rubata alla vita a dispetto degli ostacoli che ci propone. Alla prossima.

Pubblicato in Uncategorized | Commenti disabilitati su Pian della Faggeta – 03/04/2022

Grotta Mitchell – 28/03/2022

Con Giuseppe, Gabriele, gli amici dalla associazione Linea Gustav e alcuni militari a rivedere la grotta Mitchell nei pressi del comune di Santi Cosma e Damiano.

E’ lunedi’, ma andiamo di nuovo in grotta. La mattina partiamo all’alba, Gabriele ha preso appuntamento per le 9 allo spiazzo vicino la grotta e da Roma la strada e’ lunga assai. Mi lamento sempre dei ritardi di Gabriele ma stavolta e’ il mio turno per essere preso in giro. Arriviamo in perfetto orario e ci tocca aspettare gli altri amici che parteciperanno alla visita.

In sequenza arrivano gli amici della associazione “Linea Gustav” e quindi i militari che faranno il sopralluogo in grotta. Quando siamo tutti, ci presentiamo reciprocamente, ci mettiamo d’accordo sul materiale da portare e saliamo.

Ecco la grotta, dalla precedente visita l’ingresso e’ stato tappato con un sasso.

Nulla di male, con poca fatica lo facciamo rotolare via. E’ il nostro momento, io mi occupo di allargare l’ingresso con i punciotti mentre Giuseppe e Gabriele sistemano le corde di servizio.

I militari che visiteranno la grotta hanno portato una scala, decidiamo di sistemarla cosi’ la potranno utilizzare per salire e scendere, le nostre corde le useremo solo per far loro sicura ed eventualmente fare passaggio di materiali.

Due dei militari, i tecnici addetti all’esame del materiale in grotta, si preparano e scendono con la nostra assistenza. Dopo un poco che sono giu’ decido di andare a dare uno sguardo anche io.

Eccoli al lavoro, tento una foto col flash ma il pulviscolo in sospensione fa un effetto neve.

Riprendo qualche concrezione.

La sommita’ del pozzo con il foro dell’ingresso.

I 2 tecnici continuano il loro lavoro, cerco di dar meno fastidio possibile, pero’ devo passare loro vicino per andare nell’altra saletta dove ci sono un paio di punti che durante la precedente visita mi erano sembrati promettenti.

Li passo facendo attenzione e poi vado carponi fino ai 2 punti che avevo notato gia’ l’altra volta. Il primo, quello a sinistra porta da nessuna parte.

Il secondo sembra meglio…ma anche lui chiude miseramente.

Mi sono incastrato in un punto col soffitto molto basso, consumando parte della scorta di imprecazioni quotidiane striscio a marcia indietro fino a potermi girare.

Torno indietro.

I tecnici sono ancora impegnati. Il caldo e’ asfissiante, per me basta cosi’. Li avverto che torno su.

La salita prende poco, l’allargamento dell’ingresso, anche se di pochi centimetri e’ servito allo scopo, ora l’uscita e’ molto piu’ agevole nonostante l’ingombro della scala.

Nella roccia “punciottata” si rivelano anche alcuni fossili, mi prendo del tempo per riprenderli.

Inizia il recupero dei materiali che i tecnici hanno trovato nella grotta, io ne approfitto per rubare una foto di gruppo.

Intanto il recupero ha inizio. Il nostro “sacchio”, ottimo acquisto fatto al raduno ultimo scorso, fa egregiamente il suo dovere.

Recuperato il materiale iniziano ad uscire anche i tecnici. Mentre salgono con la scaletta, facciamo loro sicura con la corda.

Arriva il primo.

Il fatto che trovi stretto il passaggio anche ora mi convince definitivamente del fatto che sia valsa la pena farli attendere per la “punciottata”.

Arriva anche il suo collega, senza troppi problemi.

Fine dell’intervento. Smontiamo tutto, sistemiamo i materiali e facciamo quattro chiacchiere con gli amici di Linea Gustav.

Terminato il lavoro e sistemati negli zaini tutti i materiali, provvediamo anche a tappare di nuovo l’ingresso. Ora e’ quasi come lo avevamo trovato, forse meglio.

Una foto ricordo di gruppo ci voleva proprio.

Iniziamo la discesa.

Facciamo un bel serpentone di persone.

Ecco i 2 tecnici che trasportano la “scaletta”, tanto scomoda da trasportare quanto indubbiamente utile in questa occasione.

Il momento dei saluti occupa tutti per un buon quarto d’ora. Ci si augura reciprocamente di rivederci presto, magari per altre, nuove, grotte. Rimaniamo solo noi, ci cambiamo.

Quando siamo pronti ci sovviene il desiderio di mangiare qualcosa, sono quasi le 2 del pomeriggio e se vogliamo andare in un ristorante dobbiamo sbrigarci. Giriamo in cerca con l’aiuto del navigatore ma senza fortuna, alcuni sono chiusi, altri non li troviamo proprio. Siamo sconsolati nei pressi di Castelforte quando Gabriele sfoggia l’asso nella manica, chiama Giuseppe, il presidente della associazione “Linea Gustav” e lui, gentilissimo, non solo ci consiglia un ristorante aperto nelle vicinanze ma addirittura lo chiama per prenotarci il tavolo! A lui tutta la nostra riconoscenza. A noi rimane altro che fare ingresso trionfale al ristorante ed accomodarci per dare ristoro al nostro appetito. Per la cronaca siamo stati degnamente ristorati alla osteria “Terra dei briganti”. Non male davvero.

Il dopo pranzo e’ il solito, si torna a casa. Non faccio molta compagnia a Gabriele perche’ ogni tanto vince l’abbiocco. Non ne sono sicuro ma anche Giuseppe, dietro di noi, credo si conceda un sonnellino. Un lunedi’ fuori dalla consuetudine, molto interessante. Alla prossima.

Pubblicato in Uncategorized | Commenti disabilitati su Grotta Mitchell – 28/03/2022

Pian dell’Erdigheta – 26/03/2022

Proprio un bel giro con Giuseppe, io e Luna. Riprese le coordinate e fatte foto ingresso dei Guardiani, Cantina dell’arnara, Mary Poppins. Riesplorato il Catravasso a cima del c..o della faggeta, scavata una possibile grotta nuova a Pian dell’Erdigheta. Cena alla sbirra. Al ritorno passiamo a casa di Luca a prendere il Distox di Gabriele.

La mattina Luna ed io andiamo a prendere Giuseppe e poi tutti assieme facciamo tappa a fare colazione al bar “fico” dietro l’Ikea di Anagnina. Passando per Carpineto noto con dispiacere che il bar Semprevisa e’ ancora chiuso…deve essere una cosa definitiva. Peccato.

Saliamo a Pian della Faggeta. Il parcheggio, quello solito per andare a Pozzo Comune e’ gia’ pieno di macchine, noi prendiamo decisi per la strada sterrata che sale. Strada facendo incontriamo la prima grotta, i Guardiani. Riprendo il punto GPS e poi Giuseppe si presta come riferimento per la foto.

Andiamo avanti, altra grotta, la cantina dell’Arnara. anche per lei facciamo sosta per riprendere punto e foto.

La successiva dobbiamo cercarla un po’, ci sono stato l’ultima volta nel 2013, non ricordo come si chiama (Grotta Mary Poppins!) ma ricordo abbastanza bene la sua posizione. Ancora una volta costringo Giuseppe a fare da riferimento davanti all’ingresso.

Nonostante le frequenti soste alla fine arriviamo allo spiazzo dove parte il sentiero per pian dell’Erdigheta. Ci cambiamo, prepariamo gli zaini, pesantissimi e partiamo. La salita e’ dura e la sosta alla grotta a meta’ strada e’ piu’ che gradita. Non la conosco e sono proprio curioso di vedere cosa ci nasconde. Tiriamo fuori il materiale necessario, Giuseppe si arma di corda e buona volonta’ e utilizza il robusto albero accanto alla grotta per la partenza dell’armo.

Mentre Giuseppe prepara la partenza io sistemo l’armo sul pozzo. La corda e’ sistemata. Si deve solo scendere. Mi sento pigramente magnanimo, quindi lascio a Giuseppe l’onere e l’onore di scendere a dare un’occhiata.

Scende il primo tratto, sul fondo ci sono numerosi rami semi-carbonizzati.

Si ferma su una stretta cengia con molti sassi pericolanti. Li butta giu’, si sentono dei bei tonfi quando arrivano al fondo. Grazie a loro stimiamo un pozzo tra i 15 e i 20 metri. Il secondo pozzo ha una partenza stretta e deve essere armato. Gli urlo per dire di farlo e passo subito all’azione mandandogli tutto il necessario. Non lo sento contentissimo, Giuseppe non ama armare. Quando me lo rammenta inizio a prepararmi per andare a farlo io, a me piace e lo faccio volentieri. Ci scambiamo di posto, io scendo giu’ e Giuseppe rimane sopra a curiosare il mio operato. Gli lascio la fotocamera e lui la usa diligentemente per documentare quel che faccio. Per prima cosa metto un fix.

Poi sistemo l’attacco…

…e quindi la corda.

Provo a scendere. E’ stretto assai. Mi incastro un metro piu’ in basso. Non ci passo. Sto quasi per rinunciare quando mi accorgo che accanto a me c’e’ un punto piu’ largo ma occupato da una seconda cengia. A prima vista sembra inamovibile, pero’ quando vado a smuovere sento dei sassetti cadere giu’. Forse forse…Mi sistemo meglio possibile per poter manovrare la mazzetta ed essere fuori dalla traiettoria dei sassi che smuovo. Tolgo tutto il primo strato di terra. Ci sono tanti piccoli sassi ai lati ma al centro c’e’ un masso che ingombra interamente il passaggio. Non mi sembrano esserci molte speranze che io possa smuoverlo. Pero’ sono di animo ottimista, quindi ci provo. Inizio a togliere pazientemente i sassetti laterali facendo molta attenzione a che il masso non si sposti intrappolandomi una mano, ne avrei molto dispiacere. Dopo quasi mezz’ora di intenso lavoro il masso e’ libero dalla compagnia dei sassetti. E’ ancora ben incastrato. Me lo studio un poco. Forse c’e’ uno spigolo del masso che posso riuscire a rompere a mazzettate. Mi sistemo ancora meglio per aggredirlo. Controllo di nuovo di non avere i piedi, sono penzolanti nel vuoto, sulla linea di caduta del masso. Inizio a martellare con tutta la residua energia che ho. Si rompe un pezzetto del masso e lui si assesta scendendo di qualche centimetro. Ripulisco e continuo a martellare con rinnovata energia. Alla fine con mia grande soddisfazione il masso cede le armi e cade giu’ con gran fragore e mia enorme soddisfazione.

Ora si che posso scendere! Mi sistemo sul punto appena ripulito, faccio cadere le ultime minuzie di roccia e sono pronto. Quando ho piantato il fix non potevo vedere se andava bene e comunque prima sarebbe andato a poggiare sulla cengia posticcia. Ora invece l’armo e’ perfetto, un poco di fortuna e’ sempre gradita. Avevamo lasciamo su all’ingresso il capo libero della corda per evitare che la sassaiola fatta per pulizia del pozzo potesse rovinarla. Urlo a Giuseppe di mollarla giu’, cosa che lui fa presto e bene. La corda arriva fino in fondo al pozzo senza toccare le pareti. Bene. Avviso Giuseppe e scendo. Le pareti del pozzo sono pulite, non ci sono tracce di pedate o altre abrasioni, sembra non sia stato sceso. Sul fondo trovo tutta la miriade di sassi che abbiamo buttato giu’. Di lato un passaggio basso a “V” rovesciata sembra portare ad altri ambienti. Alla base del passaggio c’e’ del fango. Una imprecazione mi scappa al pensiero di dovermici stendere sopra, ma lo devo fare, devo assolutamente vedere cosa c’e’ dopo. Passo. Mi ritrovo in un ambiente di sezione quasi ovale, tanto fango sul fondo. C’e’ un punto nel fango dove si intravede un passaggio, scavo un poco, il passaggio c’e’ ma e’ buono per gli insetti. Peccato. Deluso dalla parte bassa, alzo la testa per osservare cosa ho sopra di me. E’ un fuso parallelo a quello che ho sceso. Non e’ altissimo. Stimo arrivi all’altezza della cengia dove son partito. Accendo la luce di profondita’ e vedo che la sommita’ del fuso sembra chiudere. Devo rassegnarmi, nessuna scoperta eclatante per oggi. Devo accontentarmi di quanto siamo riusciti a fare. Ripasso il passaggio fangoso e inizio a risalire.

Nel frattempo Luna ha terminato di disperarsi per la mia assenza e si e’ messa comoda in paziente attesa.

Devo dire che il passaggio della cengia intermedia e l’uscita non sono proprio agevoli, devo lanciare diversi sbuffi prima di disimpegnarmi.

Luna quando mi vede riapparire corre subito a farmi le feste, nemmeno il tempo di riprendere fiato.

Aggiorno Giuseppe di quanto ho trovato poi smontiamo tutto e ci prepariamo per riprendere la salita.

La salita, nonostante la sosta, non e’ migliorata affatto. Incontriamo un albero dalle radici tenaci.

Fargli le foto e’ una ottima occasione per una breve sosta ristoratrice.

La salita e’ terminata. Davanti a noi si presenta pian dell’Erdigheta in tutto il suo splendore.

Arriviamo all’inghiottitoio dell’Erdigheta. Racconto a Giuseppe qualche aneddoto sulla grotta e lo invito a farle visita mentre io vado a ritrovare il buco nuovo.

La buca e’ ancora nelle condizioni in cui versava settimana scorsa. Non e’ migliorata ma almeno non e’ stata tappata.

Quando Giuseppe mi raggiunge iniziamo a togliere terra e sassi. Troviamo pure la testa di un coccodrillo incrociato con un rinoceronte!

Dopo una seria ripulitura di quanto ingombrava la buca, si inizia ad intravedere qualcosa di interessante.

C’e’ ancora da fare, ma promette.

Il tempo passa presto quando ci si diverte. Sono quasi le 5 del pomeriggio quando decidiamo che e’ ora di tornare. Per delimitare il buco abbiamo disposto un giro di sassi lungo tutto il bordo. Impieghiamo ancora una buona mezz’ora a raccogliere legni in giro e li sistemiamo sopra al buco. Ora sembra segnalato meglio rispetto a com’era quando siamo arrivati.

La discesa verso la macchina e’ tranquilla, Luna scorrazza felice. Mi fanno ancora un poco male le ginocchia a causa di alcuni lavori casalinghi degli ultimi giorni, pero’ tutto sommato va bene.

Il ritorno e’ procrastinato a dopo esserci rifocillati con un bel piatto di fettuccine alla “Sbirra”. Ben sazi e soddisfatti per la bella giornata riprendiamo infine la strada di casa. Alla prossima.

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