Piccola Cretarossa – 20/08/2017

Continua la bella avventura con questa impensabile grotta. Stavolta siamo Gabriele, Valerio ed io oltre alla partecipazione straordinaria di Nerone.

Eccoci di nuovo alla Piccola Cretarossa. Anche questa volta ho un antefatto da raccontarvi. Qualche giorno fa sono andati alla grotta Maurizio e Valerio, hanno lavorato al passaggio nel fondo attuale ottenendo il confortante risultato di intravedere la prosecuzione. Per i particolari vi lascio alla bella  relazione fatta da Maurizio.

Uscita del 16 Agosto 2017:

L’appuntamento per una ulteriore punta alla Piccola Creta è alle ore X, ma qualunque sia stata l’ora dell’incontro Valerio si presenta in ritardo (tipico dei membri dello Shaka Zulu, tranne per Nerone).

Alle 17.00 siamo sul posto, ci si cambia, si sceglie il materiale da portare e ci si imbuca. Valerio comincia con le critiche per il lavoro fatto in precedenza dagli altri: vorrebbe armare l’ingresso, i fix del primo pozzo sono messi male, il primo deviatore è su una roccia instabile… non lo reggo più di tanto, ma è “nu bravo quaglione” e si sopporta tutto.

Atterrati alla base del primo pozzo il buon Valerio passa dalla modalità “critica” a quella “sorpresa”, la grotta gli piace, dice che gli ambienti sono belli e rimane compiaciuto dell’esplorazione. L’aria è in uscita, non particolarmente forte, ma costante.

Sceso il saltino da tre metri si affronta in disarrampicata il tratto finale, compresa una strettoia dove lui passa agevolmente ed io ho qualche difficoltà.

La piccola saletta terminale ha nel pavimento un piccolo meandrino, segno del passaggio dell’acqua… meandrino che sparirà sotto chili di roccia dopo lo scavo per allargare il proseguimento. C’è anche un punto, lasciato integro, dove compare un agglomerato di sabbia scura, probabilmente di origine vulcanica.

Valerio comincia a smazzettare: la roccia si presenta a tratti ben compatta, ma sono molti i punti dove colate calcitiche e pietre più tenere rendono il lavoro meno gravoso. La forza e la costanza del giovane subbiacciano danno i loro frutti e si comincia ad intravvedere un proseguimento. Mazzetta e scalpello passano nelle mie umili mani (era ora, tra l’altro gli attrezzi erano miei) e fidandomi un po’ troppo dello scalpello infisso nella roccia assesto un colpo senza stringerlo, così finisce di sotto senza possibilità di recupero.

Si inizia a lavorare solo con la mazzetta. L’indigeno continua ad assestare senza sosta colpi mortali alla roccia. Ad un certo punto si affaccia nel probabile prosieguo ed urla “aho, ci sta nu pozzo”. Lancia sassi, urla per sentire l’eco, punta la luce ed è sempre più emozionato.

Preso dalla foga continua ad appioppare duri colpi, finché la testa della mazzetta decide di andare a raggiungere lo scalpello. Rimasto con il manico in mano il selvaggio Valerio deve arrendersi. Si decide quindi di uscire, prima però bisogna rilassarsi con una sigaretta (lui) ed un buon sigaro (io). Come al solito tiro fuori uno snack prima del sigaro, e come al solito lo zoticone me ne frega la metà.

Si esce che è quasi buio. Tute e scarponi sono infangati. Nonostante l’assenza di piogge, già ad una dozzina di metri di profondità è bagnato e fangoso. Alla prossima uscita, Piccola Creta.

Uscita del 20 Agosto 2017:

Ma ora eccoci ad oggi: Inizio con qualche fiore per stimolare il vostro amore per la natura prima di andare ad iniziare. Ecco Gabriele, oggi per l’occasione ha una tuta da meccanico, visto ci sara’ da lavorare duro. Nerone fa una fugace apparizione, ha altri impegni per oggi ma ha piacere di partecipare portandoci il materiale necessario per continuare e migliorare l’armo della grotta. Commentiamo la grotta con Nerone mentre ci prepariamo. Quando siamo quasi pronti ad entrare arriva Valerio. Ancora qualche minuto di sana chiacchiera e Nerone prende commiato. Valerio ci dice di non voler entrare subito, ha portato la sua slackline e vuole divertirsi un poco prima di raggiungerci. In effetti dobbiamo sistemare l’armo del primo pozzo e non c’e’ molto posto in quel punto.  Ci portiamo giu’ tutto il necessario ed eccoci davanti al primo pozzo. La lumaca che sembra abitare stabilmente in questa saletta. Ed ecco Gabriele. Al primo pozzo lavoriamo per allargare il passaggio e migliorare l’armo. In un’ora circa abbiamo terminato e scendiamo  alla saletta successiva. Anche qua iniziamo a sistemare l’armo.  Mentre siamo affaccendati sentiamo rumori dall’alto, e’ Valerio che ha deciso di raggiungerci. Finiamo di sistemare e continuiamo a scendere tutti assieme. Arrivati al fondo iniziamo subito a lavorare sulla strettoia che ci impedisce di vedere oltre. L’unico indizio confortante e’ sempre la corrente di aria fredda che ci soffia in faccia. Ci diamo spesso il cambio nel lavorare poiche’ si deve stare in posizione alquanto scomoda. Mentre uno lavora nella strettoia, l’altro si “riposa” assistendo lo scavatore, il secondo “riposante” cerca di allargare un poco il passaggio precedente che e’ ancora dannatamente stretto. Per fortuna oggi abbiamo ben 2 mazzette e le facciamo lavorare a pieno ritmo.
Dopo tanto scavare, smazzettare e spostare sassi abbiamo un piccolo colpo di fortuna, si apre sotto di noi una minuscola nicchia dove si riesce a passare. poco piu’ sotto la vista ci fa trattenere il respiro per qualche secondo…anche la prova del sasso ce lo conferma, c’e’ un pozzo di discrete dimensioni sotto di noi! Valerio si infila nello stretto passaggio, assesta ancora qualche mazzettata alla roccia per limare alcuni punti. Torna a noi confermando di aver visto il pozzo, e’ di almeno 20m, ci dice. Metto subito un fix di partenza fuori dalla strettoia mentre Valerio si infila l’imbrago. Siamo pronti. Valerio scende a fare l’armo dopo la strettoia. Io non sono sicurissimo di riuscire passare, ma sono piu’ che deciso a provarci. L’armo e’ terminato. Valerio inizia a scendere, dal rumore rimbombante delle sue urla il pozzo sembra ampio. Qualche decina di secondi di silenzio ci impensieriscono, iniziamo a sollecitare Valerio a dirci qualcosa. Da lontano lo sentiamo che urla aggiornamenti. In qualche maniera capiamo che la corda, e’ una da 22m, non basta per arrivare al fondo. C’e’ pero’ un terrazzino intermedio ed il resto del pozzo si rieace a scendere arrampicando. Il tempo perche’ Valerio si metta in sicurezza e provo a scendere anche io, sono quasi emozionato, anzi, leverei il quasi. Gabriele, anche lui e’ emozionato, ma vedendo i miei contorsionismi per passare la strettoia alza le mani per questa volta. Decide che stavolta ci aspettera’ su riservandosi la discesa per la prossima volta.  Come immaginavo il passaggio e’ ben stretto e scomodo, o per dirla seria, e’ un passaggio “tecnico”. Entro coi piedi nella spaccatura dando le spalle alla strettoia. Spostandomi di lato mi metto disteso sul fianco destro infilando i piedi nel vuoto nel punto dove la strettoia si allarga. E’ un ovale largo tanto da permettere il passaggio di uno speleologo anche non propriamente smilzo. Con alcuni sbuffi e sospiri scivolo con tutto il corpo nel punto dove ho infilato i piedi. Il discensore e’ un po’ di intralcio in tutto questo contorcersi, pero’ e’ un intralcio vitale visto che sotto ho almeno 20m nel vuoto. Ecco, sono passato! Ora posso gustarmi il pozzo. E’ ben grande! Dopo una rapida occhiata mi dedico al passaggio del frazionamento. Per risparmiare fatica metto un moschettone nelle asole del topolino e poi ci metto la longe. Trovo una posizione comoda e passo il nodo. Mentre scendo mi gusto il nuovo pozzo, vado lentamente anche perche’ la corda scorre poco nel discensore. Valerio da sotto urla per avvertirmi che ha tolto il nodo di fine alla corda, di fermarmi al terrazzino e fare il resto del pozzo arrampicando. Arrivo al terrazzino, il mio primo pensiero e’ per cercare un armo naturale dove deviare la corda, infatti ora sopra di me tocca. Alla fine rinuncio, trovo una posizione stabile e smonto il discensore per non rischiare di rovinare la corda. Valerio ora e’ poco sotto di me e sembra un folletto delle grotte, si muove veloce qua e la’ cercando il passaggio migliore per arrivare al vero fondo del pozzo, almeno 10m sotto di noi. Scendo il primo tratto, e’ pieno di sassi instabili, alcuni molto grandi, che sembrano pronti a cadere giu’ al solo sfiorarli. Scendo ancora un pezzo di un paio di metri abbastanza esposto. Nel frattempo Valerio e’ zompettato in scioltezza fino al fondo del pozzo e lancia urla entusiastiche. Mi dice che sotto di lui si apre un pozzo gigante, di almeno 50m! Rinuncio a raggiungerlo, non mi garba molto l’idea di arrampicarmi su pietre che possono spezzarsi sotto il mio peso. Mi limito a scattare una foto del punto dove si e’ infilato Valerio. Tanto, mi dico, la prossima volta, dopo aver fatto pulizia, avro’ modo di vederlo in tutta calma e sicurezza. Dopo esserci beati con un entusiasmante lancio di sassi che sembrano cadere per un tempo infinito, decidiamo di tornare indietro. Nel risalire il nuovo pozzo inizio a prendere qualche punto col distox, non una cosa accurata, quel tanto da avere una poligonale e vedere dove siamo. Risalgo prendendo i punti con l’aiuto di Gabriele, dietro di noi Valerio disarma. Alla base del primo pozzo Valerio ci raggiunge lamentando una fame da lupi. Vorrebbe passare avanti per andare a mangiare ma noi siamo oramai incastrati a meta’ pozzo e non possiamo favorirlo. Borbottando un poco si rassegna a pazientare.  Appena fuori ingaggio Gabriele per una foto ricordo, perche’ penso proprio che questa sia stata una giornata memorabile. Per festeggiare degnamente la giornata Valerio ci invita a casa sua per mangiare qualcosa. Visto che casa sua e’ anche il ristorante gestito dai genitori, la cosa mi rallegra alquanto. Eccoci, pronti a coronare degnamente la splendida giornata con un brindisi ed un sostanzioso spuntino a base di fettuccine! Una foto della cuoca non potevo certo mancare di mostrarvela. Vi raccomando la sua cucina! Vabbe’, alle fettuccine non so proprio dire di no!Dopo il sostanzioso spuntino ed i festeggiamenti, ci salutiamo, si e’ fatta l’ora di tornare a casa, domani Gabriele partira’ per una breve vacanza all’estero e deve ancora fare la valigia. Il ritorno e’ tranquillo, del temuto traffico del rientro non se ne vede l’ombra. Una giornata fantastica.

Nei giorni successivi non sono riuscito a trattenermi ed ho elaborato i dati presi in grotta. Il risultato mi sembra decente…ho quindi il piacere di presentarvi una prima bozza del rilievo della grotta. Ecco la sezione della “Piccola Cretarossa” ovvero del “Abisso Ruvese” (in onore degli amici del Gruppo Speleologico Ruvese con cui lo Shaka Zulu si e’ gemellato questa estate):

Un poco scarno ma col suo fascino. Come sempre, alla prossima!

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Informazioni su fato63

Pratico la speleologia e mi sono finalmente deciso a tenere un diario delle uscite. Approfitto del blog per renderlo consultabile e commentabile.
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2 risposte a Piccola Cretarossa – 20/08/2017

  1. Rosa Vilardi ha detto:

    Bellissime relazioni! è un piacere appassionarsi alla lettura e vedere anche le foto 😛
    Grazie mille a nome di tutti noi per la dedica al Gruppo Speleologico Ruvese e ci vediamo prestissimo spero per altre collaborazioni e, perché no, anche per altre scorpacciate di fettuccine 😀

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