Piccola Cretarossa – 26/08/2017

Uscita alla nuova grotta per ripulire il pozzo da 30m. Con Gabriele, Nerone ed io.

Gabriele ed io partiamo da Roma col solito ritardo standard. Passiamo al bar di Livata a prendere Maurizio e quindi andiamo tutti assieme alla grotta dove ci attende Nerone. Arrivati alla grotta, una gradita sorpresa. C’e’ un sacco di amici ad aspettarci.  Mi avvicino facendo foto per gustarmi lo spettacolo. Siamo proprio tanti! La nascita di una nuova grotta e’ un evento non proprio frequente e la “famiglia” speleo adora riunirsi per festeggiare questi begli avvenimenti.  Passiamo qualche minuto piacevolmente assorti in saluti, abbracci e qualche chiacchiera per riprendere contatto dopo le vacanze. Ci sono anche Erminio e Valerio i quali, pur avendo impegni di lavoro, sono riusciti a fare un salto a salutare. Una foto di gruppo non poteva certo mancare! Eccoci tutti qua, da sinistra abbiamo Tarcisio, Nerone, Elia, Gianluca, Erminio, Valerio, io, Maurizio, Gabriele ed infine Livia che abbraccia Cesare.Tarcisio si presenta col vino. Un rapido brindisi e’ d’obbligo. Nerone, Gabriele ed io finiamo di prepararci finche’ siamo ancora sobri. Mentre il resto della banda continua i festeggiamenti all’esterno, noi entriamo. Facciamo sosta quasi subito. l’imbocco del primo pozzo ha bisogno di essere allargato ancora. Nerone, efficientissimo, predispone il necessario. Il lavoro da fare mi prende, ripongo la fotocamera e la dimentico quasi. Dopo aver allargato l’imbocco del primo pozzo, scendiamo. All’imbocco del pozzo successivo dobbiamo solo rimettere la corda e proseguire. All’inizio del pozzo da 30m (oramai lo indico cosi’, anche se si e’ rivelato piu’ corto, si merita un poco di incoraggiamento!) di lavoro da fare ce n’e’ ancora parecchio. Allarghiamo anche qua. Potremmo fare di piu’, pero’ il passaggio non e’ scomodissimo e decidiamo di aver fatto abbastanza. Prima di partire per la discesa doppiamo l’armo di partenza. Scendo per primo oggi. Impiego quasi un’ora a scendere la prima dozzina di metri, i sassi in bilico o frattaglie di roccia che aspettano solo un piede incauto per cadere, vengono eliminati senza remore. Stanco ma contento arrivo fino alla cengia dove la volta scorsa finiva la corda.  Sotto di me il pozzo continua fino al punto dove Valerio ha urlato al pozzone. La prosecuzione, sulla verticale del pozzo e’ un po’ ostacolata da pinnacoli di roccia dall’aspetto veramente fragile. E’ necessario fare un frazionamento ed il necessario lo hanno i miei amici di sopra. Mi metto di lato, il piu’ possibile al riparo, raccolgo la corda per evitare che prenda sassi ed urlo sopra di scendere portando il trapano e gli attacchi. Scende Nerone. Quando Nerone mi raggiunge rivediamo insieme la situazione. I pinnacoli di roccia, saggiati con la mazzetta suonano proprio fragili. Anche se con rammarico decidiamo che si deve sacrificarli alla sicurezza. La prima martellata ci conferma che abbiamo fatto la scelta giusta. Un colpo nemmeno troppo violento fa cadere il primo, qualche centinaio di chili di roccia. Anche gli altri si rivelano alquanto facili da tirare giu’. Mentre terminiamo il lavoro di messa in sicurezza ci raggiunge anche Gabriele. Ora e’ possibile scendere senza rischiare troppo. Possiamo armare il frazionamento per ripartire. Il primo foro lo faccio con la punta corta da 8mm della Dexter, un acquisto di prova. Quando inserisco il fix ed inizio a stringere scopriamo che la punta non va per nulla bene, il fix non fa presa. Lo batto nella roccia, cambiamo punta mettendo quella lunga della Hilti e rifaccio il buco pochi centimetri sopra. Ora il fix prende alla perfezione. Probabilmente la punta Dexter ha un diametro di qualche decimo di millimetro di troppo. Per aggiustare la direzione della corda faccio anche un foro passante nella roccia per inserirvi un cordino e farne un deviatore. E’ perfettibile come armo, ma per ora puo’ andare. Continuo la discesa facendo ancora pulizia dei tanti sassi in bilico. Non riesco a togliere tutto ma faccio meglio che riesco. Quando arrivo in fondo mi prende un poco di panico, a forza di lanciare sassi, abbiamo coperto completamente la prosecuzione vista da Valerio. E’ tutto chiuso!    Mi metto di lato, il piu’ possibile al coperto. In rapida successione scendono Nerone, Gabriele e qualche sasso, ma nulla di preoccupante. Appena riuniti studiamo la situazione. Ci sono dei massi da spostare per riaprire il passaggio, peccato siano troppo pesanti. A martellate riusciamo a spezzarli in pezzi piu’ facilmente gestibili. Quando si apre un varco di circa 80cm possiamo finalmente riassaporare l’aria fredda che soffia dal basso e sbirciare sotto. Ad meno di 2m da noi c’e’ il piccolo ambiente dove si era inzeppato Valerio la volta scorsa. Mi calo per vedere meglio. Dobbiamo decidere se e’ possibile buttare i sassi la’ sotto senza precluderci la prosecuzione. Quando scendo vedo per prima la spaccatura verso il basso, il lancio dei sassi ci porta alle orecchie dei soddisfacenti rimbombi. Prima di risalire mi guardo intorno. Alzando anche la testa vedo che la frattura continua anche di fronte a me e sembra percorribile a meno di un breve restringimento. Dopo mi sembra di intravvedere il pozzo. Inizio subito a martellare la roccia con l’intenzione di allargare il passaggio, devo pero’ interrompere quasi subito, i miei amici stanno immobili da parecchi minuti per evitare che qualche sasso mi rovini addosso. E’ il caso io risalga. Lo faccio subito anche se a malincuore. Accertato che il piccolo ambiente sotto di noi non e’ funzionale per la prosecuzione decidiamo di buttarci i sassi in equilibrio precario intorno a noi. In breve tempo riempiamo la base del saltino. Prima si doveva arrampicare un brevissimo tratto per scendere, ora basta mettersi seduti sul bordo per arrivare a toccare terra con i piedi sotto. Meglio no?!? Sistemata la faccenda dei sassi in bilico torniamo ad occuparci del passaggio per arrivare al pozzo. Dandoci il cambio assaliamo il diaframma di roccia distruggendolo in breve tempo. A meta’ del lavoro gia’ riesco a passare, la tuta non ne rimane contenta e rimedio qualche strappetto, pero’ mi infilo e percorro con emozione i circa 2 metri in piano che mi separano dal pozzo. E’ un bel pozzo, nulla da dire, di forma ellittica e fondo abbastanza da non vedere la base nemmeno con la luce al massimo. Chiedo silenzio ai miei amici per fare la prova del sasso ora che ho campo libero sulla verticale del pozzo. Lancio il sasso, provo a contare…1001,1002,1003…1004. Il primo tonfo lo si sente tra i 3 ed 4 secondi poi ne seguono altri meravigliosamente attutiti dalla distanza. Proseguiamo con rinnovata energia i lavori di sistemazione e messa in sicurezza del piccolo tratto fino alla partenza del pozzo. Quando siamo a buon punto, inizio l’armo del pozzo perche’ voglio almeno affacciarmici. Oggi non lo scenderemo, Nerone per domani ha invitato amici di altri gruppi a conoscere e visitare la nuova grotta. Desidera lasciare anche a loro il piacere di esplorare. Alla fine giungiamo ad un compromesso, armero’ la partenza del pozzo, ne scendero’ un tratto e risaliro’. Nerone per essere sicuro che io mantenga la parola, mi concede solo una corda da 30m…quando si dice la fiducia! Trovare un punto buono dove mettere i fix non e’ semplice, c’e’ una roccia non troppo buona in questo punto. Pianto i primi 2 per affacciarmi sulla verticale poi raggiungo la parete e ne metto altri 2. Ora la corda scende giu’ senza toccare la roccia. Scendo facendo attenzione a non toccare sassi in bilico. Alla pulizia e messa in sicurezza del pozzo dovra’ provvedere chi lo scendera’ domani. Arrivo a fine corda, dannazione! Sono a 3 metri da una cengia dove avrei potuto sostare comodamente e fare lanci di sassi per provare ad immaginare la prosecuzione. Che ironia, nel punto dove sono fermo ora non ci sono sassi. Me ne procuro un paio rompendoli dalla parete ma non ne ricavo molto, sembrano fermarsi subito, senza tonfi lontani. Rassegnato, scatto una foto al pozzo, inverto il senso di marcia e torno dai miei amici.

Quando arrivo su li trovo in tranquilla attesa che parlano di cose speleo. Rompo loro le scatole perche’ vorrei rifinire la partenza del pozzo levando alcune asperita’ della roccia. Intanto togliamo la corda, poi inizio a martellare. Non riesco a terminare per i crampi alle mani. Questo dei crampi e’ un inconveniente che mi capita quando evito di bere abbastanza. Faccio mente locale, in effetti oggi non ho bevuto per nulla. Convinco Nerone a terminare il lavoro al posto mio mentre vado a rimediare alla mia sbadataggine.   Alla base del pozzo da 30m, dove abbiamo fatto campo, Nerone ha sistemato le sue immancabili candele. Creano una bella atmosfera. Riprendiamo fiato prima di iniziare la salita risistemando i materiali negli zaini e parlando, tanto per cambiare, della grotta. E’ un buon momento per dare il nome ai pozzi. Gabriele quello da 30m propone venga chiamato “pozzo Mirella” in onore di una nostra amica che, per dirla parafrasando Nerone, ha intrapreso suo malgrado una esplorazione difficile e pericolosa ma ora ne sta’ uscendo vittoriosa. Per il nuovo pozzo, stimato da 60m, Nerone propone venga chiamato “pozzo dei Silenziosi” in ricordo di tutti gli amici speleo che ci hanno lasciato. Entrambe le proposte incontrano il parere favorevole del nostro ristretto consesso. Dopo aver fatto tutto quel che dovevamo, riprendiamo la via per l’uscita. Salgo per primo poi mi fermo alla partenza del pozzo per aiutare chi arriva prendendogli lo zaino. Gabriele arriva e passa senza troppi problemi, Nerone deve sbuffare un poco di piu’ ma passa indenne anche lui. Gabriele in una pausa di raccoglimento in attesa che anche Nerone ci raggiunga. Siamo al primo pozzo. Ora che ci penso, lui povero, e’ rimasto senza nome. Provo a pensarne qualcuno: “pozzo della Pazienza Premiata”, “pozzo Grandi Speranze”, “pozzo Non Marionabile”. A me il primo non dispiace, pero’ sono ben accette proposte! Tornando a noi, siamo al primo pozzo, come dicevo. Anche questo mette a dura prova la pazienza di Nerone, ma nulla riesce a fermarlo a lungo ed alla fine ne esce fuori vittorioso.   Gli ultimi metri da risalire senza corda e poi siamo tutti fuori. All’esterno scopriamo con piacere che parte dell’allegra compagnia lasciata stamane e’ rimasta ad attendere pazientemente il nostro ritorno. Anzi, Maurizio era pronto a scendere in grotta per venire a vedere che fine avessimo fatto.Qualche tranquilla chiacchiera per aggiornare i nostri amici su quanto fatto oggi poi passiamo a sbarazzarci della attrezzatura infangata per ritornare in abiti asciutti e puliti, che e’ sempre una bella sensazione. Finito di sistemare tutto in macchina, passiamo ai saluti. A proposito, un rapido inciso, amici, grazie per esserci stati e per esserci! Scendendo a Livata facciamo deviazione per riaccompagnare a casa Maurizio, poi proseguiamo. Strada facendo Gabriele ed io decidiamo di concludere la serata con un ottimo piatto di fettuccine. Fatto anche in questo caso il nostro dovere, rimane solo il ritorno a casa per chiudere la bella giornata. Che altro dire? Mi pare ci possa star bene un: “Alla prossima!”

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Informazioni su fato63

Pratico la speleologia e mi sono finalmente deciso a tenere un diario delle uscite. Approfitto del blog per renderlo consultabile e commentabile.
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Una risposta a Piccola Cretarossa – 26/08/2017

  1. Rosa Vilardi ha detto:

    Bellissimo lavoro grandi! Il nome del primo pozzo “pozzo della pazienza premiata” va benissimo, quoto! 🙂

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