Grotta dell’Elefante – 29/12/2018

Alla grotta delle’Elefante, con Valentina, Martina, Matteo, io e con il supporto esterno di Gabriele.

Sono contentissimo. Stavolta ho relazioni in abbondanza! Scorrendo la pagina infatti troverete:

  • La relazione di Valentina
  • La relazione di Martina
  • La relazione di Matteo (che arrivera’ dall’Olanda, un giorno, chissa’!)
  • La mia

Relazione di Valentina:

29/12/2018
Grotta dell’Elefante, Guidonia Montecelio (RM)

Antefatto
Il Natale è prossimo e Bibbo il previdente ci rende partecipi dei suoi programmi per lo smaltimento delle imminenti abbuffate in famiglia. L’aria di festa deve aver avuto anche quest’anno l’immancabile effetto di ispirare la bontà nell’animo: i “gettoni” concessi a Bibbo in una sola settimana son ben due! Bibbo ha già le idee chiare su come spenderli; il primo è destinato a Piccola Creta, il secondo alla Grotta dell’Elefante.

L’avventura in sella all’Elefante

L’appuntamento è al bar Lanciani di Guidonia per la colazione rituale. Caffè e ginseng sono propiziatori, e in un lampo siamo al parcheggio nei pressi del rifugio antiaereo.
Il patrocinio dell’uscita spetta come d’abitudine al nostro caro Gabriele. Ospiti speciali sono due amici del Circolo Speleologico Romano, Martina e Matteo. Finalmente diamo a quest’ultimo un nome e un volto, destituendolo dell’aura quasi mitologica ed epica che i racconti di Bibbo gli avevano conferito. Bibbo l’aveva reso protagonista di spassosi aneddoti sullo strettoismo estremo e nel mio personale immaginario Matteo era finito con l’identificarsi totalmente nella figura sovrumana di colui che oltrepassa fessure delle dimensioni di una coscia di Bibbo. E invece eccolo qui in carne ed ossa! (Ad onor del vero più in ossa che in carne…)
La vestizione è rapida. Gli unici passanti che ci rivolgono sguardi non attoniti sono Fabrizio e Barbara, appena giunti per calcare il fronte esplorativo di altre grotte nelle immediate vicinanze.
Forti dei nostri peculiari scafandri e dello scampanellio dell’attrezzatura, ci inoltriamo in una zona arbustiva (ahinoi disseminata di rifiuti) e, dopo un saltino ripido che scalfisce l’orgoglio di molti, ci dirigiamo con passo sicuro verso un tunnel artificiale scavato nel calcare; ci addentriamo e proseguiamo per alcune decine di metri sino a intercettare in basso sulla nostra sinistra l’ingresso della grotta. La grotta è impostata su una frattura che interseca la galleria artificiale. L’accesso alla cavità appare comodo. Gabriele, che, in osservanza alle prescrizioni mediche, ha deciso di non entrare in grotta e di attenderci pazientemente fuori, ci racconta di quanto poco agevole fosse fino a pochi anni fa quel passaggio. Ci sentiamo fortunati e grati per l’opera di disostruzione eseguita a nostro beneficio.
Cominciamo la discesa. Ci caliamo lungo un pozzo di circa 7 metri. A darci il benvenuto è subito un pipistrello tremulo, presenza inaspettata all’Elefante, dove, ci riferiscono Bibbo e Gabriele, i chirotteri non erano ancora stati avvistati. Cerchiamo di fare attenzione a non disturbarlo dal prezioso letargo.
Alla base del pozzo si diparte un breve meandro armato. Dopo averlo percorso giungiamo a un terrazzino che si affaccia su un altro pozzo di una decina di metri. Montiamo il discensore e giù, ci abbandoniamo alla calata. La corda che abbiamo trovato pronta all’uso fa attrito e ostacola la progressione; assecondare la forza di gravità si fa improvvisamente faticoso, ma con un po’ di perseveranza i piedi toccano terra. Facciamo un inchino in segno di riverenza nei confronti del ventre di Madre Natura, come per chiedere servilmente il permesso. Ah no, è soltanto per smontare meglio il discensore e dare in fretta la libera.
Bibbo ci illustra con sapienza le caratteristiche della grotta ipogea. Guardiamo ammirati i broccoletti e le firme che i vapori sulfurei hanno lasciato sulle pareti. Procediamo verso il ramo che sul rilievo è quello di destra, non senza aver rivolto prima un pensiero incuriosito al ramo di sinistra, che Bibbo aveva mostrato a me e ad altri partecipanti in una precedente uscita.
Gli scarponcini si fanno strada tra blocchetti di fango solidificati e soffici strati di polvere di concrezione. Presenzia al nostro passaggio quello che ha tutta l’apparenza di essere un cranio di piccolo animale, precipitato nelle profondità chissà come, chissà quando. Bibbo, desolato di mettere in luce la nostra scarsa competenza in anatomia dei vertebrati, ci informa che in realtà si tratta di ossa pelviche. Ci imbattiamo nel costone che dà il nome alla grotta e che ricorda la proboscide di un elefante. Col naso all’insù, tentiamo di individuare la forma che ha solleticato la fantasia dei primi esploratori. Penso al bisogno che ha ogni essere umano di rintracciare fisionomie note e rassicuranti in ambienti ignoti ed ostili, ma qualcosa mi invita a non indugiare troppo su solitarie riflessioni filosofiche: è la voce di Bibbo, che rompe il silenzio allietandoci con il ritornello di una canzoncina natalizia in lingua inglese e spagnola. Sarà il tormentone dell’intera giornata.
Tra un Merry Christmas e l’altro Bibbo si aggira alla ricerca di punti “matteabili”, cioè pertugi dove, secondo leggi ancora sconosciute alla scienza moderna, solo Matteo può intrufolarsi. Ne trova alcuni e Matteo è ben felice di suscitare l’invidia altrui entrandovi con istintiva agilità, senza invocare santi illustri.
Un saltino di un paio di metri ci conduce a dei laghetti dall’acqua turchese. Risaliamo di un altro paio di metri e superiamo una strettoia. La zona è piuttosto fangosa, la gambe si appesantiscono sotto il fardello della poltiglia appiccicosa. Martina preferisce concedersi una sosta e si fa custode del sacco, mentre noi altri andiamo alla volta di un meandro fieramente scoperto da Bibbo. Percorriamo il meandro in contrapposizione. Sotti i nostri piedi si intravede a tratti il livello di falda. La temperatura è mite e ben presto il sudore ci riga la fronte e ci incolla i capelli. Il respiro si accorcia a poco a poco. Provo a convincermi che l’affanno che mi serra il petto sia semplicemente il risultato dei miei movimenti sgraziati e innaturali, ma vengo richiamata al dovere della verità: sono intimorita dalla precarietà degli appigli. Che succerebbe se lo scarpone, reso liscio dal fango fresco come legno appena piallato, perdesse la presa sulle asperità della roccia e mi consegnasse al vuoto? E se il braccio venisse privato improvvisamente del suo vigore? Mi volto verso Bibbo, poi verso Matteo; le loro acrobazie mi tranquillizzano e, in meno di quanto creda, mi ritrovo alla fine del meandro, incolume e, metaforicamente, con la trionfante sensazione di avere le spalle un po’ più larghe.
Decidiamo di tornare subito indietro per non far attendere troppo Martina. Ripercorriamo a ritroso il meandro e accediamo a un plateau che un tempo era parte del soffitto della galleria che stiamo attraversando. Avanziamo tra i massi sudici e irregolari, immaginando il fragore del crollo. La volta della galleria disvela senza timidezza alla nostra vista i suoi strati armoniosi, quasi concentrici. D’un colpo ci si para davanti una visione sbalorditiva: è il “Dorso del Drago”, una parete i cui strati sembrano essere stati letteralmente accartocciati. La mia immaginazione non arriva a figurarsi le forze titaniche che hanno prodotto quella scenografia, di cui ci sentiamo spettatori eletti. Ci soffermiamo per qualche minuto a godere di questa bellezza nascosta ai più.
Bibbo ci indica una prosecuzione, un meandro che impegnerebbe almeno due ore. Ci ricordiamo che Martina ci sta aspettando e, pur avvertendo un appetito esplorativo che ci solletica la gola, torniamo sui nostri passi. Mi cattura un fenomeno che mai avrei pensato potesse verificarsi in una grotta: un seme è germogliato nell’oscurità più completa, dando vita ad una pallida piantina ostinatamente agganciata ai grumi di fango. Che nobile esempio di tenacia e voglia di vivere!
Ci rammarica l’idea che Martina non abbia potuto ammirare le squame del drago, così Bibbo la esorta a raggiungerci. Per accedere alla galleria bisogna risalire qualche metro in contrapposizione. Per facilitare la salita di Martina, Bibbo recupera una corda lasciata da altri speleologi. Non ci sono punti affidabili in cui posizionarla, ma Bibbo è ispirato e improvvisa un armo… umano! Assicura la corda alla mia longe e a quella di Matteo, nell’incredulità generale. Io e Matteo ci sdraiamo a terra e puntiamo i piedi su delle sporgenze. Ci scambiamo sguardi di smarrimento, come a presagire la tragedia. La corda va in tiro; diffidiamo del quintale scarso raggiunto dalla somma dei nostri pesi, ma in un batter d’occhio vediamo spuntare il casco abbagliante di Martina. Mentre la corda si fa lasca, tiriamo un respiro di sollievo.
I gorgoglii dello stomaco ci segnalano che l’ora di pranzo è passata da un pezzo. Dopo aver consumato voracemente il meritato pasto, prendiamo la via del ritorno.
Ad accoglierci all’uscita della grotta c’è l’instancabile Gabriele, che in nostra assenza ha perlustrato il tunnel artificiale. Constatiamo che non c’è più tempo per un sopralluogo alla vicina Grotta del Rifugio. Una luce dall’estremità del tunnel ci viene incontro: è Barbara, seguita da Fabrizio; portano buone notizie riguardo alle prosecuzioni delle altre grotte nei dintorni.
Raggiungiamo alla svelta le macchine e altrettanto velocemente dismettiamo attrezzatura e tuta. Il richiamo delle fettuccine di Antonia di Marano Equo è irresistibile, cediamo alla tentazione senza vergogna.
Ci decidiamo infine a tornare a casa, con qualche livido in più e la pienezza nel cuore.

Valentina

Relazione di Martina:

RELAZIONE GROTTA DELL’ELEFANTE

NOME: Grotta dell’Elefante
DATA: 29 dicembre 2018
DOVE: Guidonia-Montecelio (RM), sul bordo meridionale del rilievo calcareo – località: Casacalda, Colle Largo
COORDINATE: grotta: 2.332.xxx – 4.652.xxx – coordinate tunnel: 2.332.xxx – 4.652.xxx
DISLIVELLO: – 20 m
SVILUPPO PLANIMETRICO: 125 m
PARTECIPANTI: Fabrizio (SZS), Matteo (CSR), Valentina (SZS), Martina (CSR).

ANTEFATTO:
Da prima dell’estate sento parlare della grotta dell’Elefante da più persone: l’ha esplorata un collega di mio fratello (il mondo è piccolo), con Vincenzo Bello che ho conosciuto solo virtualmente; lo stesso Vincenzo aveva invitato noi del CSR, tramite Marco.

Marco aveva pensato anche di svolgere parte del corso in questa grotta, ma poi ci ha ripensato (adesso capisco perché).
Avendo ascoltato i racconti di più persone, sapendo che la nuova esplorazione, anche speleo subacquea, aveva portato grandi emozioni e successi, mi era venuta molta curiosità di visitarla e, quando Matteo mi ha proposto di andare con Bibbo, non ho esitato e non vedevo l’ora di andare, pur sapendo che avrei avuto sicuramente qualche difficoltà. Mi avevano descritto la grotta non proprio semplice. Comunque ora ho capito che questo dipende molto dai punti di vista, dall’esperienza, ecc.
Per me è stata un mettermi alla prova che non ho superato alla grande, comunque sono uscita tutta intera e felice di esserci stata, quindi vuol dire che è andata più che bene.

DESCRIZIONE:

Io e Matteo ci siamo incontrati alla stazione Tiburtina, poi con Bibbo e Gabriele al bar e infine a Guidonia con Valentina. Al parcheggio incontriamo anche Fabrizio e Barbara, che però lavoreranno alla grotta del rifugio, sempre nello stesso posto, per sistemare dei cavi. Quando accenno a Barbara che “non sono esperta di traversi” lei fa una smorfia preoccupante, ma il bello è che i traversi sono quelli che mi daranno meno problemi. Abbiamo deciso di cambiarci in macchina appena dopo aver parcheggiato e poi ci siamo avventurati all’entrata della grotta, un rifugio antiaereo (quindi un inizio in una cavità artificiale, e qui la mia gioia si moltiplica visto che adoro anche quelle) da cui si accede tramite un sentiero pieno di rifiuti e filo spinato, che sembra abbia svelato una grotta molto grande e inaspettata, dalle tante sfaccettature, voragini, cunicoli, laghetti, tutt’ora da esplorare. E’ una cavità piena di sorprese, a Guidonia, chi lo avrebbe mai detto?
Ci inoltriamo in una galleria molto ampia, e poi dopo 40/50 metri troviamo l’entrata a sinistra. Diamo un’occhiata anche a destra, dove c’è un’altra cavità, ancora però non è stata bene esplorata e pare che le zone di crollo abbastanza pericolanti siano un problema.
Gabriele ci accompagna fino all’entrata, una piccola spaccatura larga circa 50 cm, ma purtroppo lui ancora non può tornare in grotta e ci aspetterà fuori. Entra prima Bibbo, poi Valentina, poi io e infine Matteo. Mi calo per il primo pozzo, di circa 7 metri, e sotto mi attende Bibbo (Valentina è andata poco più avanti) dicendo di fare attenzione al pipistrello che ha deciso di appollaiarsi proprio dove può essere un buon posto per mettere un piede scendendo, e anche alla cavità che si apre subito sotto per evitare di caderci dentro.
Notiamo subito che fa caldo e sudiamo nel percorrere i prossimi metri, verso una spaccatura di un meandro che è armato e da cui partono i primi traversi. Pensare che io non li ho mai fatti di questo tipo (mentre per gli speleo è una passeggiata), ed è in questi momenti che mi chiedo chi me lo ha fatto fare, mentre Matteo è tutto euforico e non vede l’ora di farli. Poi però capisco come devo approcciare al traverso e procedo, mettendo entrambe le longe e in opposizione. Alla fine non è poi così difficile, tanto non posso morire, al massimo posso stramazzare addosso alla parete rocciosa portando i lividi per un mese, e non sarebbe nemmeno la prima volta. Quindi questo mi incita a farlo con più allegria.
Arriviamo poi all’inizio del secondo pozzo, questo di 10 metri, che comporta un deviatore e un paio di frazionamenti. Sarebbe facile se fosse tutto su una parete liscia (che esiste solo nei film), e invece no, è abbastanza stretto da essere un pò faticoso all’andata, ma soprattutto al ritorno. Quando avevamo visto il rilievo la prima volta con Matteo avevamo detto e che ce vò, è un pozzo di soli dieci metri. Si ma non avevo considerato a che distanza ravvicinata fossero le pareti. Questo solo per dire che ci vuole un po’ per approcciare a questo tipo di pozzo per me che non sono leggiadra sulla corda, anche se la adoro. Diciamo che non sono proprio leggiadra. Sulla corda però mi sento sempre tranquilla, basta che mi butto e sono felice. Anche quando si fatica… Alla corda non devo dimostrare niente visto che sono coperta di fango, mi vuole sempre bene. E’ quello dopo di me che si aspetta la libera che impreca in più lingue, in questo caso Matteo che può farlo anche in Inglese e Olandese, ma non me ne curo, anche se mi dispiace di aver rallentato il gruppo.
Comunque vale la pena perché lo spettacolo che ci attende è stupendo, con le concrezioni a forma di broccoletti (di cui una l’ho trovata sulla tuta, involontariamente aggrappata e che ho subito aggiunto alla mia collezione di altre ignare e involontarie rocce). Bibbo ci illustra l’enorme stalattite a forma di proboscide che dà il nome alla grotta, perché un tempo l’esplorazione si esauriva lì. Noi proseguiamo camminando e arrampicando, e Bibbo indica a Matteo delle fessure “matteabili”, dove solo un agile fuscelletto come lui può provare a esplorare. “Matteabile” è un termine bellissimo, che segnalerei all’Accademia della Crusca, se non fossero un gruppo così ignorante da non conoscere Matteo e le grotte in profondità.
Arriviamo a quella che una volta era la strettoia, e che è stata allargata. E meno male, ma tanto io mi sono incastrata in quella successiva, avevo poco da ridere in quella precedente che pensavo di aver scampato. Ho pensato troppo presto “evvai, oggi allora non mi incastro!”. Comunque scendiamo dalla ex strettoia, per altri 3/4 metri, e troviamo una bellissima pozza d’acqua blu, dove finalmente mi potevo sciacquare le mani insanguinate che furbamente non avevo protetto dai guanti (che si inceppano nel discensore ma poi chissene frega li ho rimessi e non si è mai inceppato, era una mia fissa) e che ho ovviamente strusciato per un’intera parete e che dopo dieci giorni porto come le stigmate, perché con il freddo si riaprono e sanguinano. Comunque questo scorcio sull’acqua, esplorato dagli speleo sub, è davvero bellissimo.
Procediamo poi in risalita, altri circa 3/4 metri, e qui mi incastro in un bel buchetto tra due fessure. Niente non riesco a spostarmi, né a spingermi né a risalire. Il povero Matteo che sta sotto e mi fa da scala tentando di farmi salire ed io che mi dimeno consumando energie e stancandomi inutilmente. Alla fine, grazie all’intervento manageriale di Bibbo, che mi lega alla sua longe e mi tira su come un salame appeso al soffitto, e per fortuna mi risparmia perché se mi avesse mangiato nel panino avrei capito, mi tira fuori. Questo perché conoscevano le dimensioni del piatto di fettuccine che ci saremmo mangiati la sera, e solo per tale motivo presumo che io sia stata risparmiata dal “branco”.
Subito dopo la grotta si dirama in più direzioni, noi imbocchiamo un piccolo meandro strapieno di fango pesante come cemento armato, che le scarpe fanno tre chili in più l’una. Questo si immette in una piccola saletta che a sua volta si dirama con meandri in tutte le direzioni, anche in alto. Ed ecco un altro buco matteabile che scende in diagonale e stringe. Matteo getta un sasso che fa una bella scivolata facendo un bel tonfo in acqua, e poi lo esplora per un po’. La grotta prosegue per uno di questi meandri, che però decido di non affrontare perché si tratta di due pareti, non troppo strette, costellate da massi giganti pericolanti e voragini che si alternano, senza corde, da fare in libera. Evidentemente una zona della grotta poco esplorata. Non sono affatto tranquilla ad affrontare le voragini senza corde in arrampicata. Capisco che è un mio limite, soprattutto se fossi in una esplorazione completamente vergine, come farei, mi bloccherei? Non saprei, e questo un po’ mi fa detestare me stessa, ma per stavolta evito. Non vorrei scivolare e cadere nella voragine, non mi sento sicura. Finché si tratta di incastrarsi, ferirsi, scaraventarsi e appendersi va bene tutto. Probabilmente mi mancano solo esperienza e sicurezza, una volta che avrò meglio capito come cavarmela meglio in arrampicata, magari li farò, ma per ora mando avanti loro. Poco male perché arriva il momento per me tanto atteso, rimanere sola al buio e in silenzio totale, infatti spengo subito la luce e mi sdraio. Passa un po’ di tempo, non so quanto, in grotta perdo completamente il senso del tempo. Solo la fame lo scandisce. Spazio, pensiero e tempo si dilatano nella mia mente, ed è quello di cui ho bisogno per allontanarmi dal mondo frenetico, tecnologico, conformista che mi attende fuori e da cui fuggo. La grotta mi accoglie, mi comprende e mi protegge. Riesco a liberare la mia mente, i miei pensieri e le mie emozioni, completamente.
Quando i miei amici tornano, Bibbo ci invita ad andare nella sala grande che vorrei tanto vedere. Ci sono due modi per andarci, proseguendo per un meandro come il precedente, dove le rocce sono ancora più instabili, oppure risalendo in arrampicata senza corda per circa tre metri. Diciamo che entrambe le opzioni mi scoraggiano, ma il desiderio di andarci non mi passa. Bibbo suggerisce di creare un armo umano tra Matteo e Valentina per farmi risalire con la corda. Mentre lo creano e aspetto sotto, un enorme masso pericolante dove poco prima ero salita per vedere come fosse la situazione, decide di muoversi improvvisamente cadendo sul mio piede. Non riesco a spostarlo in nessun modo, e sento il piede sotto che si schiaccia sempre di più. Tempo cinque minuti si spezza, lo sento. Allora inizio a chiamare aiuto, Bibbo scende velocemente a spostare l’infausto masso salvandomi il piede. Non potrò mai ringraziarlo abbastanza per il salvataggio eroico, essendomela cavata con un livido, fastidio e guarito presto con un po’ di ghiaccio.
Arrivati su, Bibbo chiede a Matteo, solo dopo aver mangiato, di accompagnarmi al salone, e qui un nasce un fraintendimento, perché Bibbo dice che è già quello il grande salone, anche se si tratta di un grande distacco di rocca caduto nel basso, e noi eravamo su quell’immenso cedimento, tra il roccione distaccato e il soffitto. Matteo mi accompagna oltre, dove ad un certo punto si scende per uno scivolo molto fangoso ma breve. Mi dice che da lì parte il dorso del drago, un meandro molto bello. Si ma se il salone è quello, va bene così, non ci avventuriamo per altri scivoli fangosi. Invece poi mi dice che il salone era dopo, un volta tornati indietro. Eh no allora mo ci voglio tornare a scivolare su quel fango. Ma per non rompere ulteriormente le scatole a tutti, evito e rimango con il dubbio di sapere dove sta sto famoso salone e soprattutto ci tornerò a vederlo?
Torniamo indietro e dove ero rimasta incastrata la prima volta stavolta va meglio, perché per passare sgonfio completamente i polmoni tirando fuori l’aria, e miracolosamente ci passo rompendo meno le scatole, giusto un po’ come al solito a Matteo.
La risalita è un po’ faticosa ma fattibile, sicuramente devo regolare il pettorale dell’imbrago troppo lento, quindi il croll non scorreva e dovevo tirare la corda, oppure doveva farlo Matteo sotto che mi avrà odiato. Sicuramente dovrò anche cambiare la maniglia che all’ultimo pozzo (mentre si vedeva l’uscita!) mi andava a vuoto, o per il troppo fango, o perché ha fatto il suo tempo dalla fondazione del CSR, e ancora una volta sono stata salvata da Bibbo che mi ha lanciato la sua.
In conclusione posso dire di essere molto soddisfatta di averla fatta questa grotta ormai famosa, di esserci stata, perché è davvero molto bella e particolare. E soprattutto di essere tutta intera grazie a Bibbo, da cui ho imparato molto dalla tante indicazioni che mi ha dato. La mia autostima quindi è in caduta libera per alcune disavventure, ma si rialza un po’ per il fatto di aver vissuto questa incantevole grotta in ottima compagnia. La cosa più importante è che mi ha lasciato come sempre la voglia di tornare in grotte anche più difficili e possibilmente da esplorare, così la prossima volta l’Elefante sarà molto più arrendevole e benevolo con me, quindi più agevole da affrontare.

Relazione di Matteo:

Per ora ho solo una foto…

Relazione di Bibbo:

Ed infine…Eccomi qua a raccontarla…

La mattina mi vedo con Gabriele, Martina e Matteo sotto casa mia. Andiamo tutti con la capiente macchina di Matteo. Al bar Lanciani di Guidonia ci incontriamo con Valentina e ci dirigiamo verso la grotta.Il programma di massima e’ di visitare svelti la grotta dell’Elefante e poi uscire per andare a visitare la grotta del Rifugio. In grotta saremo in 4 poiche’ Gabriele ancora non puo’. Gli lascio la trousse da rilievo cosi’ ingannera’ l’attesa facendo il rilievo della galleria artificiale che porta alla grotta del rifugio. Ci cambieremo alle macchine poiche’ sono a meta’ strada tra le 2 grotte in programma. Prima di iniziare pero’, foto di gruppo!Mentre ci cambiamo arrivano anche Barbara e Fabrizio. Loro andranno diretti alla grotta del Rifugio.Eccoci tutti pronti.Foto in posa plastica e possiamo partire.Mi fermo in prossimita’ del saltino esterno dove la prima volta sono sgraziatamente scivolato. Con la scusa di avvertire i miei amici del pericolo, li inizio ad infastidire con le foto.La galleria artificiale ci aspetta con pazienza, la “monnezza” che ne contorna l’ingresso, anche.Arriva anche Martina, subito seguita da Matteo.Siamo tutti, si prosegue.Breve sosta all’ingresso per presentare loro la grotta.Ci inoltriamo nella galleria.All’ingresso, attendiamo l’arrivo di Gabriele, terminiamo qualche preparativo e poi iniziamo ad entrare.Vado avanti per primo, pero’ prima costringo i miei amici a posare per una foto di fronte alla spaccatura del primo saltino.Appena sceso devo evitare un pipistrello che riposa proprio in prossimita’ della corda.Mentre attendo la discesa del resto del gruppo mi diletta a riprendere i broccoletti.Scende Valentina, scende Martina, Matteo chiude la fila.Valentina, come aveva gia’ dimostrato la volta scorsa, sui meandri si muove senza problemi, quindi andiamo avanti assieme per il meandro per poi impegnare il pozzo successivo. Valentina inizia la discesa del pozzo che porta alla base della frattura su cui e’ impostata la grotta, almeno questa prima parte.Martina e Matteo ci seguono senza problemi.Ecco Matteo in tutto il suo splendore.Valentina supera il frazionamento e quindi la raggiungo. Mi metto comodo ed attendo che termini la discesa. Ogni tanto la sento lamentarsi perche’ la corda non ne vuole sapere di scorrere nel discensore.Appena la corda e’ libera, scendo pure io. Nel tentativo di risparmiarmi fatica, monto il discensore a “C”, ma anche cosi’ la corda fatica a scorrere. Con un paio di imprecazioni pero’ me la cavo. A terra mi metto comodo ad attendere Martina.Eccola che arriva.Il passaggio del deviatore.E si riparte.Aspettiamo anche Matteo poi presento loro la stalattite broccolettata che somiglia sommariamente alla proboscide di un Elefante. Racconto anche di come si sviluppa la grotta da questo punto parlando dei 2 rami che e’ possibile percorrere. Oggi l’aria che proviene dalla direzione che prenderemo noi, si sente distintamente. Lo faccio notare ai miei amici prima di incamminarmi. Arrivati prima della strettoia (Fabrizio mi ha detto di averla allargata a dovere, tra poco lo verificheremo), sfrutto Matteo per andare a vedere alcune spaccature alte. Secondo me una di quelle corrisponde alla sommita’ del bypass che ho trovato la volta scorsa. Matteo gentilmente asseconda le mie richieste andando a verificare.Trova nulla di percorribile, pero’ qualche spiraglio sembra esserci. Dovro’ convincere Fabrizio ad aprire un cantiere in quel punto.La strettoia in effetti non e’ piu’ tale, ci passo carponi senza alcuna fatica. Scendo poi a livello dell’acqua e vado a ricercare il bypass. Lo riconosco subito dalle concrezioni che hanno dovuto subire il mio passaggio. Le poverine infatti hanno perso il primo strato mentre mi dimenavo per passare dove era passato Giuseppe (che e’ la meta’ di me, come “spessore”). Prima della ex-strettoia c’era una corda, me la sono portato dietro per armare il bypass. La lascio poggiata da un lato mentre passo il punto stretto in salita. Devo dire che stavolta e’ meno arduo. Ora che sono passato, do indicazioni a Valentina perche’ possa seguirmi. Per prima cosa mi faccio passare la corda e la sistemo su un armo naturale, non e’ ottimale ma sicuro.Mentre Valentina approccia la salita, mi guardo intorno con curiosita’, ci sono almeno 5 direzioni possibili tra quelle che vedo senza sforzo. Da che parte mai saro’ passato la volta scorsa?Osservo bene cercando segni di pedate infangate, pero’ sembrano essercene da ogni parte.Arriva Valentina, sospendo le mie ricerche per darle una mano.Quasi serve nulla, per lei il mio passaggio stretto e’ praticamente inesistente. Passa e si mette nei pressi ad attendere gli altri.Arriva anche Martina. Per lei il passaggio risulta stretto come per me. Cerco di rassicurarla dicendogli che se sono passato io…Pero’ mentre sbuffa per passare lei, il fatto che io sia passato non sembra darle molto conforto.Mentre Martina e’ impegnata col passaggio in salita, assegno a Valentina il compito di perlustrare, con prudenza, i dintorni cercando di distinguere la via migliore da seguire. Lei diligentemente inizia ad esplorare ogni pertugio.Dopo che Martina ha vinto contro il passaggio stretto, facciamo salire anche Matteo. Non sto a dirvi che per Matteo il passaggio, che io e Martina diciamo stretto, per lui e’ abbondantemente largo. Anche qua mando Matteo a visionare punti stretti che sembrano interessanti. Mentre lui si incastra in un paio di fessure, io cerco la strada per proseguire. Mi ficco in una spaccatura ed arrivo dove c’e’ la corda d’arrivo del passaggio “vecchio”. Alle brutte potremmo passare di la’, ma e’ scomodo e fangoso. Cerco altrove. Ritrovo e salgo sul sassone dove mi sono arrampicato all’andata ma non e’ un passaggio da rifare. Guardo dalla parte opposta, a prima vista sembra esserci nulla, pero’…Salgo un metro ed eccolo! Nascosto da quel piccolo dislivello c’e’ il passaggio che cerco. Avverto i miei amici e proseguiamo fino alla saletta successiva, quella dove si parte per il meandro esplorato la volta scorsa. Anche qua convinco Matteo a scendere in stretti buchi per vedere se trova punti interessanti. Valentina ne saggia altri con dei sassi. Nulla di buono, sembra. Matteo scende fino al livello dell’acqua. Anche i sassi di Valentina terminano nell’acqua.Decidiamo di andare a vedere il meandro. Martina preferisce riposare un poco. La lasciamo nella saletta a meditare promettendo di tornare presto.In formazione compatta, io davanti, Valentina a seguire e Matteo a chiudere la fila, affrontiamo il meandro.Vado avanti per un tratto poi mi volto ad aspettare e con la scusa prendo qualche fotoValentina e Matteo si muovono senza problemi anche se il meandro che percorriamo a mezza altezza e’ tutt’altro che semplice.Ecco Matteo in posa plastica durante uno dei passaggi.Proseguiamo per circa meta’ del meandro. Arrivati al punto in cui l’aria sembra andare verso l’alto, ci diamo una occhiata intorno poi torniamo indietro. Anche se a Martina non dispiace la calma della grotta non e’ bella lasciarla sola per troppo tempo.Tornando indietro mi fermo a fotografare una macchia di ruggine, particolare, mi sembra.Anche al ritorno adottiamo la formazione dell’andata ed io continuo ad importunare i miei amici con le foto.Ogni tanto faccio fermare Valentina per riprenderla assieme a Matteo. Una curiosa formazione di roccia, sembrano delle facce di animali.Dai, siamo quasi arrivati. La sete inizia a farsi sentire.Ancora poche gomitate alla roccia ed arriviamo a poter salutare Martina.Arrivati alla saletta decidiamo di andare a visitare l’altro ramo, ho parlato loro della sala con le diramazioni e del “dorso di drago” e vorrei che li vedessero. Per evitare a Martina passaggi complicati, le indico la direzione da seguire. C’e’ la spaccatura e si deve tenere sulla parete a sinistra. La volta scorsa uno dei ragazzi e’ passato di la’ senza troppa difficolta’. Dopo aver indirizzato Martina, con gli altri saliamo in opposizione fino alla piattaforma piana che prelude alla sala delle diramazioni. La attraversiamo velocemente, scendiamo lo scivolo fangoso e ci siamo. Mostro ai miei amici le varie diramazioni.   Faccio notare loro i segni che credo siano testimonianza dell’antico livello dell’acqua. Vorrei proseguire, pero’ Martina ancora non compare. Torniamo indietro alla base dello scivolo fangoso per cercarla. La sentiamo, e’ vicina, pero’ non trova la strada. Mando Matteo ad aiutarla ma anche lui non trova modo di raggiungerla. Ancora una volta e’ Martina a risolvere, ci comunica che tornera’ indietro alla saletta e riprendera’ la sua paziente attesa.Ci muoviamo spediti verso il largo e comodo meandro dove troveremo l’ultima meraviglia che volevo mostrare loro. Scatto velocemente alcune foto vicino a formazioni particolari.Ecco finalmente il “dorso del drago”!Lo presento con piacere ai miei amici. Naturalmente li avverto che questo e’ solo il nome che ho inventato io, non saprei dire come gli esploratori decideranno di chiamare questa meraviglia.Tornando indietro per recuperare Martina, facciamo una scoperta, un seme, sembra di dattero, e’ riuscito a germogliare qua, in grotta. Incredibile e quasi commovente!  Ritorniamo sulla piattaforma. Nella mia veste di cicerone ipogeo lo chiamo “plateau”, mi sembra il nome giusto per dargli importanza. In realta’ e’ un enorme pezzo del soffitto della grotta che e’ crollato andando a formare una sorta di piano rialzato della sala delle diramazioni. Decidiamo che il plateau sara’ per oggi la nostra sala da pranzo. Dobbiamo solo farci arrivare Martina. Recupero una corda che era rimasta nei pressi dalla volta scorsa. Non avendo attacchi ne’ armi naturali rimangono solo i miei amici. Faccio un bel topolino e faccio mettere loro la longe nelle asole. Una volta sistemati e ben incastrati ecco fatto l’armo.Vado verso il bordo con l’intenzione di fare da “capra” e deviare la corda, pero’ mentre mi appresto a farlo Martina inizia a lanciare urla di dolore. Un masso le e’ scivolato su un piede e glielo sta schiacciando. Scendo di corsa e riesco a liberarla prima che la situazione diventi grave.Martina si riprende in fretta e decide di affrontare la salita. Pochi minuti dopo eccola fare capolino sul bordo del nostro plateau.Dopo il pranzo, riprendiamo la strada di casa. Ne approfitto per riprendere MAtteo nel suo fangoso splendore.Ancora una foto all’eroina della giornata.Pochi passi e siamo al bypass.Stavolta, il passaggio risulta agevole per tutti.Con Valentina andiamo avanti.Dopo la ex-strettoia ci fermiamo a prendere fiato e ad aspettare Martina e Matteo.Il meandro del ritorno e’ oramai una bazzecola.Manca solo il pozzo e siamo quasi fuori.Un saluto ai simpatici blocchetti di fango che adornano le pareti della grotta in questo punto.Il “teschio di drago nano” oramai ci sono affezionato, anche dopo aver scoperto che non e’ un teschio.Dopo il pozzo Valentina prende il via, non la ferma piu’ nessuno.Aspetto che arrivi Martina prima di avviarmi anche io. Eccola mentre affronta gli ultimi metri.Appena fuori della grotta, dentro la galleria artificiale, trovo Gabriele che intrattiene Valentina con qualche aneddoto sulla grotta. Gli raccontiamo la visita alla grotta mentre aspettiamo Martina e Matteo. Per Martina c’e’ solo un ultimo intoppo. Nel salire questo ultimo pozzetto la maniglia rifiuta di far presa sulla corda. Gli passo velocemente la mia e risolviamo velocemente. Quando Martina e’ con noi mi faccio mostrare la maniglia. Che bella! E’ un modello di piu’ di 30 anni fa. Un cimelio, praticamente. Sul cricchetto questa maniglia non ha i fori per smaltire il fango, questo seccandosi ha formato una patina resistente che nasconde completamente i dentini del cricchetto. Questa patina impediva alla maniglia di fare efficacemente presa sulla corda. Finito l’esame della maniglia, con l’arrivo di Matteo possiamo avviarci alle macchine. Con sorpresa troviamo che fuori e’ gia’ notte.  Ci siamo attardati un poco troppo nella visita alla grotta dell’Elefante. Ne e’ valsa la pena, pero’ la grotta del Rifugio per questa volta non la faremo. Mentre ci cambiamo arrivano anche Barbara e Fabrizio, ci raccontiamo a vicenda la giornata. Bene, mi sembra.

Terminati i preparativi rimane giusto il tempo per arrivare a Marano Equo per degustare un equa razione di fettuccine da Antonia. Termina cosi’ in maniera piu’ che degna una bella giornata. Alla prossima.

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Informazioni su fato63

Pratico la speleologia e mi sono finalmente deciso a tenere un diario delle uscite. Approfitto del blog per renderlo consultabile e commentabile.
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