Doppio Rum e Grotta Daniel – 02/06/2019

Stavolta ci siamo divisi in 2 squadre, una a Doppio Rum e l’altra a Grotta Daniel. Per prima vi lascio alla simpatica relazione di Angelica a Grotta Daniel, a seguire dovrete sorbirvi la mia relazione per Doppio Rum. Lascio la parola ad Angelica:

GROTTA DANIEL

Esplorazione e sessione fotografica.

Presenti: Io, Angelica, Nerone, Gabriele, Giuseppe, Maurizio, Bibbo, Mario e Laura.

Dato che lo Shaka Zulu ultimamente pullula di cantieri, per questa domenica decidiamo di dividerci in due gruppi: Bibbo e Giuseppe continuano l’esplorazione per indagare il fondo di Doppio Rum, una cavità che negli ultimi mesi ci ha regalato gioie e sofferenze, e come si dice, “l’uomo è attratto dall’ignoto e dal segreto” e io aggiungerei “e se sei uno speleologo non dormi più”.

Contemporaneamente io, Gabriele, Nerone e Maurizio ci direzioniamo a Grotta Daniel per una sessione fotografica di alcune aree interne la cavità, o meglio, una dura prova di pazienza fotografica; salutiamo prima i nostri amici e ci diamo una punta, “alle 17.00 tutti fuori”.

La giornata di per sé è raggiante, l’estate simbruinica è alle porte e ci accoglie con distese di campi fioriti e un caldo piacevole ma ancora fiacco in ombra. Il mio zaino è pesante, forse trasportavo qualcosa che raggiungeva il mio peso; decido quindi di non portare tutta quella pesantezza fino all’ingresso della grotta, ma appena parcheggiati faccio attendere qualche minuto i miei compagni e decido di indossare subito l’attrezzatura e di preparare la sacca con tutto l’armamentario fotografico. Il percorso alla grotta è breve ma leggermente in salita e in parte lo soffro ma è stato meglio camminare con le ferraglie che con lo zaino pesante. La mia unica distrazione è la quantità indiscussa di fiori che contrastano con il rumore delle mie ferraglie, è la tipica scena dello speleologo che si avvicina speranzoso all’obiettivo accompagnato dalla natura circostante che gli dà supporto.

Arrivati tutti un po’ accaldati ci prepariamo ad entrare; Nerone è in testa e io con grande piacere lo seguo, lui è impegnato a cambiare i moschettoni degli armi con la chiave a rullino che Elia mi regalò qualche mese fa, ogni tanto lo sento borbottare e io in attesa mi stupisco di vedere questa grotta con altri occhi rispetto alle primissime uscite e mi cimento subito con qualche foto.

Nerone alle prese con il cambio moschettoni

Scendiamo il primo pozzo e arriviamo parallelamente al famoso oblò che immette nella saletta che poi prosegue con la strettoia e il secondo pozzo in esplorazione. Nerone, per l’appunto, decide di procedere con l’esplorazione del fondo grotta, io attendo Gabriele e Maurizio per iniziare a ragionare sulle foto. Senza di loro non sarei riuscita a far nulla in quanto Gabriele ha pensato alle luci, ha portato due faretti e mi ha dato dei consigli su come dare una certa profondità dell’area grotta da immortalare. Maurizio ci ha fatto da modello e supporto luci. Io inizialmente ero molto scettica, ogni foto per me non era idonea, quindi i due compagni, poverini, sostengono le mie paturnie con tanta pazienza, la scena era tipo “sposta la luce a destra, anzi no in basso, anzi no spegnila! ho cambiato idea, ora devi spostarti tu”, alla fine qualcosa è uscito, devo mettermi in testa che la perfezione non esiste, soprattutto in queste occasioni in cui lo stillicidio, il freddo e la scomodità fanno da padrone. In ogni caso premetto che la mia esperienza di foto speleologiche è molto scarsa ma sicuramente è un ottimo addestramento per allenare la pazienza.

Dopo aver fatto qualche prova, finalmente decidiamo di fare le foto a tre aree: saletta dell’oblò, strettoia “serpeggiante” e per ultimo ci siamo lasciati il pozzo in risalita, questo mi preoccupava particolarmente, nella mia testa ripetevo “poi vediamo come fare, niente panico”.

Saletta dell’Oblò.

Foto A. Ferracci, G. Catoni, M. Tandari.

Foto A. Ferracci, G. Catoni, M. Tandari.

Dopo aver lasciato la saletta dell’oblò ci avviciniamo alla strettoia serpreggiante di cui abbiamo solo poche foto. Qui l’ambiente è ancora più ostile: lo stillicidio è in abbondanza, c’è ancora qualche mora pericolante e inoltre fare da modello nella strettoia non è proprio piacevole, considerando anche il fatto che il tempo a noi a disposizione sta per scadere, a breve usciamo tutti per aspettare la riuscita dei compagni a Doppio Rum. Ci siamo ripromessi di ritornare per una seconda battuta fotografica solo per quest’area e per il pozzo sotto di noi, in cui Nerone è impegnato a lavorare.

Gabriele all’interno della strettoia serpeggiante.

Foto di A. Ferracci, G. Catoni.

Prima di lasciare la grotta, decidiamo di raggiungere Nerone e lo troviamo soddisfatto e sorridente in un bagno di sudore, entusiasta ci racconta di come è riuscito ad attraversare la strettoia senza togliersi l’imbraco. È sceso nel fondo grotta per continuare l’attività di disostruzione ma la corrente d’aria segnalata anche in precedenza ora non si sente più; non ci perdiamo d’animo, d’altronde siamo nel periodo di cambio stagione in cui le correnti d’aria prendono un po’ la strada che vogliono per poi, forse, ritornare in grotta. Decidiamo di fare i ferri e uscire tutti assieme, passo per prima la strettoia per poter fare qualche foto a Gabriele e Nerone mentre escono dal budello. In uscita ad aspettarci c’è Maurizio che a vicenda scambiamo qualche foto, esce Gabriele e attendiamo Nerone. Dopo, ci ritroviamo finalmente tutti e cinque a rifocillarci e a discutere sulle procedure delle prossime uscite.

Il primo ad uscire dalla grotta è Nerone, intanto io Maurizio e Gabriele ci organizziamo per le ultime foto da fare al pozzo: io salgo e mi fermo al primo frazionamento, mi allongio ovviamente, in realtà allongio ogni cosa che ho dietro con me, macchina fotografica, obbiettivo, sacco e pazienza. Con qualche sudore freddo tiro fuori la macchina fotografica dal sacco che avevo preventivamente inserito per ultima nel sacco. Dato che siamo vicini l’uscita, l’aria calda dell’esterno si mescola all’aria fredda della grotta e di conseguenza porta ad appannare i miei occhiali e l’obbiettivo. Mentre attendo che il mio corpo e la macchina fotografica si abituano al cambio di temperatura, faccio salire Gabriele che si ferma a metà pozzo e illumina con il faretto la parete di fronte a lui; Maurizio è sulla base del pozzo e con il secondo faretto illumina il piano di calpestio del fondo pozzo. Tutti fermi immobili scattiamo, i risultati non sono dei migliori ma per lo meno ci abbiamo provato.

Il primo pozzo.

Foto A. Ferracci, G. Catoni, M. Tandari.

Finita la sessione fotografica della giornata, inserisco tutto nel sacco ed esco. Mentre risalgo l’ultimo saltino sembrava tutto sotto controllo, sento un rumore che nessuno speleologo vorrebbe sentire, quello di una corda che si stacca. Per fortuna era solo il mio pedale che ha deciso di rompersi fortunatamente a 2 metri dall’uscita. Senza alcuna scelta risalgo contrastando le pareti con il sacco pesante che un po’ mi sbilancia verso il basso. Nerone è fuori un po’ imbronciato e mi puntualizza il fatto di cominciare ad alleggerire l’attrezzatura, troppe corde, troppe treccine, troppi casini, in caso di emergenza lui non potrebbe aiutarmi perché la mia attrezzatura non è impostata come la sua. Lo prendo in parola e comincio a levare un po’ di corde, promettendogli che dalla prossima volta tutto sarà sistemato e pulito.

Attendiamo la risalita di tutti e raggiungiamo i nostri compagni a Doppio Rum. Arrivati sul posto ci sono Mario e Laura che precedentemente ci erano venuti a salutare a Grotta Daniel per poi proseguire la loro passeggiata trekking, scambiamo quattro chiacchere con la promessa che ci saremo rivisti per cena o poco dopo e di fatto è stato proprio così.

Aspettiamo un’ora o poco più, il primo a risalire è Bibbo ma anche a lui succede un fatto simile al mio, il suo sacco, dopo 30 anni di speleologia, decide di rompersi in prossimità della fettuccia superiore; lì per lì ho pensato che qualcuno ci stesse pensando intensamente, se in positivo o negativo non lo sapremo mai.

Fortunatamente il sacco non casca addosso a Giuseppe, che si trova sotto di lui, ma si ferma in una cengia sporgente alla fine del primo pozzo da 40? (non ricordo bene la profondità). Di fatto Bibbo è costretto a scendere di nuovo per poi riuscire completamente infangato. A seguire esce Giuseppe. Bibbo per prenderlo in giro ci racconta che lui si è rifiutato ad entrare in una strettoia preferendo un bel pezzo di pizza. I due ci intrattengono sul tema per tutta la durata della cena.

Alla prossima Shaka Zulu, imparare la speleologia con voi non mi ha mai appassionato così tanto prima.

Angelica

PS. Elia, la tua chiave a rullino è stata molto utile a Nerone, la voleva buttare dal pozzo con rabbia.

——————————— Fine della relazione di Angelica, grazie! ———————-

Ed ora tocca a me. Come anticipato, Giuseppe ed io siamo andati a Doppio Rum.

La mattina ci incontriamo sotto casa mia, siamo Gabriele, Giuseppe ed io. La seconda tappa e’ per prendere a bordo Angelica, la facciamo al solito parcheggio alla Rustica. Come da prassi ci fermiamo poi a fare colazione da Cicchetti e poi a prendere Nerone.

Eccoci pronti a partire per l’ultimo tratto, quello da Subiaco a Monte Livata. Visto che Nerone salira’ con la propria macchina, vado con lui per fargli compagnia.

Salendo incontriamo il buon Maurizio, stava andando a fare una passeggiata. Tra un saluto e l’altro sembra riusciamo a convincerlo a venire in grotta. Ci lasciamo senza un appuntamento preciso. All’alimentari Gabriele fa sosta, noi tiriamo dritto fino al parcheggio per Doppio Rum, faccio pero’ a tempo ad urlare a Gabriele di prendermi un pezzo di pizza.

Come deciso, oggi faremo 2 squadre, Giuseppe ed io a scavare a Doppio Rum mentre Angelica, Nerone e Gabriele a Grotta Daniel per fare foto. Ci incontriamo di nuovo tutti al parcheggio vicino a Doppio Rum. Con Giuseppe decidiamo di portare tutto con noi per non rischiare di rimanere senza cambio in caso all’uscita avessimo un ritardo dei “grottadanielisti”.

Siamo quasi ai saluti quando fa capolino il nostro Maurizio, alla fine la grotta ha vinto sulla passeggiata. La sua preferenza va a Grotta Daniel.

Sono le 11 passate quando salutiamo. Poi ognuno per la propria strada, anzi grotta.

Giuseppe non ricorda bene la strada quindi imbocca un sentiero in salita che va nella direzione sbagliata. Io perfidamente gli dico nulla. Intuisce forse qualcosa dal mio sghignazzare.

Dopo la prima incertezza comunque, una volta indirizzato correttamente, prende il via e mi distanzia. Io arranco e sbuffo come al solito, sara’ forse perche’ non ho ancora mangiato la pizza?

Un saluto amichevole all’ingresso della grotta prima di prepararci.

Pronti ad entrare.

Entro per primo, Giuseppe mi assiste da fuori e mi porge gli zaini.

Il primo pozzo ha sempre 2 vie armate quindi Giuseppe ed io scendiamo quasi appaiati.

Nel resto della discesa fino al fondo, rimango avanti, devo sistemare un paio di cose. Oggi non ho intenzione di fare molte foto durante il tragitto di andata e ritorno, ne ho fatte fin troppe nelle uscite scorse. Sfodero la fotocamera solo a meta’ circa dell’ultimo pozzo per riprendere il prima e dopo di una serie di sassi. Sono di dimensioni rispettabili, aspettano solo di essere sfiorati per cadere. In pratica sono su una parete verticale e vi rimangono attaccati solo grazie ad uno straterello di fango che fa da collante. Si tratta dei 4 sassi al centro della foto.

Questa e’ la situazione dopo aver toccato con un dito uno dei sassi. Cadono con frastuono e rimane solo la macchia di fango che li manteneva attaccati alla parete. Se ho contato bene, nelle varie uscite fatte in questa grotta, questo e’ almeno l’ottavo blocco di sassi posticci che tolgo.

Altra sosta la faccio in corrispondenza dell’ultimo frazionamento. L’ultima volta erano rimasti alcuni sassi da tirare giu’. Quando ci arrivo, allontano la corda meglio che posso e li faccio cadere. Giuseppe e’ un poco indietro, a sentire tutta questa sassaiola si preoccupa un poco ma gli urlo che e’ tutto a posto.

Arrivato al fondo, mi spoglio della attrezzatura ed aspetto Giuseppe. Posso fare poco perche’ lo zaino con l’attrezzatura, quello pesante (!!!), ce l’ha Giuseppe. Pero’ io ho lo zaino con le cibarie. Inganno l’attesa sgranocchiando la pizza. Quando Giuseppe arriva, la pizza e’ terminata e sono pronto ad iniziare. Gli lascio appena il tempo per levarsi l’imbrago e poi andiamo giu’ armati delle nostre migliori intenzioni. Inizialmente e’ Giuseppe ad andare avanti a lavorare. Arriva senza troppi sforzi alla seconda curva della “S”. Lavoriamo assieme, mentre lui allarga avanti, io sistemo sassi nella pozza d’acqua alla base della “S” per creare un passaggio asciutto. Mi viene un discreto lavoro. Anche Giuseppe fa egregiamente la sua parte, tanto che dopo un’ora buona di lavoro posso provare a passare la “S” anche io. Ci provo…e ci riesco! Devo strusciare la faccia sul fango per uscire dalla “S” infame ma finalmente riesco a vedere anche io la prosecuzione. In qualche maniera riesco addirittura a mettermi seduto e posso fotografare lo stretto buco che ancora ci impedisce il passaggio.

Trovarsi davanti ad un qualcosa di sconosciuto che promette belle cose e’ sempre un qualcosa che fa venire il batticuore. Che bella emozione. Provata oramai molte volte ma sempre nuova. Mi godo l’aria fredda che mi viene addosso. Lancio qualche sasso assaporando ogni rimbombo. Intanto cerco di analizzare razionalmente le informazioni che raccolgo dal lancio dei sassi. Dopo lo stretto, appena un metro piu’ sotto c’e’ un terrazzino. Nemmeno 2 metri piu’ avanti, o meglio sulla destra, sembra iniziare un piano inclinato che scende tra i 15 ed i 20 metri. Il forte rimbombo della caduta dei sassi, l’eco in risposta alle urla, l’aria fredda che arriva lasciano sperare che dopo la discesa la grotta prosegua. Per ora pero’ devo accontentarmi di sognare. Me lo concedo ancora per poco, c’e’ tanto da fare. Per prima cosa prendo il piede di porco e lo uso per ricreare il solco di drenaggio dell’acqua. Quando ho finito vedo con soddisfazione l’acqua che riprende a ruscellare giu’ ed il livello della pozza d’acqua alla “S” abbassarsi sensibilmente.

Giuseppe ed io lavoriamo al punto stretto alternandoci ma la posizione non e’ delle piu’ comode e la roccia e’ piena di fori riempiti di fango. Nello smazzettare con impegno riesco anche a colpirmi un paio di volte lo stinco destro, una piacevolezza. Quasi alla fine del tempo e delle forze riesco finalmente a trovare un punto di roccia compatta e ci lavoro di buona lena finche’ Giuseppe, il detentore dell’orologio, decreta che sono le 4 del pomeriggio e che dobbiamo avviarci.

Faccio ancora un paio di foto alla attuale frontiera tra realta’ e fantasia ipogea e con un sospiro vado a raggiungere Giuseppe e ad indossare l’attrezzatura per salire.

Anche al ritorno vado avanti io, una cortesia che Giuseppe riserva agli anziani che accompagna in grotta! Oramai le strettoie mi sono familiari e le passo velocemente. Giuseppe se la prende piu’ comoda, anche per evitare di prendersi i sassetti che ogni tanto gli scarico giu’. All’ultimo pozzo, risalgo pianin pianino in attesa di sentire l’arrivo di Giuseppe. Sono quasi all’uscita quando lo sento rumoreggiare nel passaggio dell’ultima strettoia. Quando arrivo alla partenza del pozzo, in vista della luce dell’esterno, sento anche la voce dei nostri amici di Grotta Daniel. Loro hanno terminato prima e sono venuti ad aspettare la nostra uscita. Mentre mi organizzo per recuperare lo zaino grande, quello coi vestiti di ricambio, scambio qualche battuta con loro. Sotto, circa 50 metri piu’ giu’ sento Giuseppe. Aggancio lo zaino grande al baricentrico, quello piccolo sulla maniglia. Mi muovo con cautela per non far cascare sassi di sotto. Di fuori vedo Nerone, faccio per passargli lo zaino piccolo. Nel farlo mi allungo un po’ e mando in tiro il baricentrico, probabilmente lo zaino grosso si e’ incastrato da qualche parte. Non faccio a tempo a passare lo zaino piccolo a Nerone e controllare cosa stia succedendo al grosso, quando sento un orrendo rumore di tela lacerata. Lo zaino grosso inizia a rotolare giu’ con un fragore immenso, tale da rendere inutile il classico urlo: “sasso!”. Dopo un tempo che mi sembra infinito la caduta del sacco si interrompe. La prima preoccupazione e’ per Giuseppe. Gli urlo, e’ al terrazzino di fango. Urla in risposta che va tutto bene, meno male. Aggiunge anche che lo zaino da lui non e’ arrivato. Sono abbastanza in apprensione e sul momento non recepisco quest’ultima, importante, informazione. Rassegnato a dover andare a raccogliere i resti delle mie robe sparpagliate per il pozzo, termino di passare lo zaino piccolo ai miei amici di fuori e rimonto il discensore per andare a vedere lo sfacelo.

Scendendo quasi non lo vedo, lo zaino e’ ad una ventina di metri dall’uscita, incastrato in corrispondenza di una minuscola cengia. Tra l’altro sembra ancora intero. Giuseppe e’ ad altri 20 metri sotto. Oscillo sulla corda per raggiungere la parete e riesco a trovare un appiglio, mi sistemo, controllo lo zaino. Si, e’ tutto intero e con le sue robe dentro. Questo mi rincuora assai. Lo aggancio di nuovo al baricentrico ma stavolta lo collego al cordino. Avviso Giuseppe che potrebbe ricevere ancora qualche piccolo sasso, ma oramai quasi non ci fa piu’ caso. Faccio il cambio di attrezzi per poter salire e, senza fretta, vado verso fuori. Anche Giuseppe inizia a salire. Stavolta riesco ad uscire dalla grotta con tutto quel che devo e posso salutare i miei amici. Qualche minuto dopo fa capolino anche Giuseppe, illeso nonostante me. Ci cambiamo.

Dopo alcuni minuti mi sono ripreso abbastanza da posare per qualche foto scattata dall’abile mano di Maurizio. Tanto per sdrammatizzare ed allentare la tensione che ancora mi sento addosso, mi invento la storia che Giuseppe in grotta ha preferito mangiare la pizza piuttosto che tentare il passaggio della strettoia ed andare in esplorazione. L’argomento piace anche ad Angelica e Gabriele, cosi’ lo utilizziamo per tormentare il povero Giuseppe fino a fine cena.

Ecco il povero zaino che, dopo appena 30 anni di onorato servizio, sara’ messo a riposo dopo l’infortunio che lo ha gravemente danneggiato.

La cena, sempre a Marano da Antonia, ci porta tranquillamente alla fine di questa giornata. Alla prossima.

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Pratico la speleologia e mi sono finalmente deciso a tenere un diario delle uscite. Approfitto del blog per renderlo consultabile e commentabile.
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