Pian della Faggeta – 16/04/2022

Con Gabriele ad esplorare una nuova grotta. La mattina arriviamo a Pian della Faggeta pronti al cimento. Al parcheggio incontriamo un bel gruppo di amici che si preparano per una visita alla celebrita’ della zona, la grotta di Pozzo Comune. Prima di salutare i nostri amici e proseguire e’ d’obbligo una foto tutti assieme.

Ieri ho aggiornato il mio GPS inserendovi tutte le grotte in catasto per la zona di Carpineto Romano. La cosa non deve essere garbata piu’ di tanto al GPS, infatti non mostra piu’ i punti precedenti l’aggiornamento. Dovremo cercare la nostra grotta nuova basandoci solo sulla memoria. La nostra ricerca e’ resa piu’ difficile dal drastico cambiamento di paesaggio. Quando la volta scorsa individuammo la grotta tutta la piana era avvolta da un candido strato di neve, ora non piu’ e il cambiamento ci disorienta un po’.

Arriviamo alla fonte dell’acquicciola, forse, dico forse, siamo nella zona che ci interessa, dobbiamo cercare 2 grandi doline affiancate una delle quali nasconde la nostra grotta…peccato che qua ci sia una dolina ogni 10 passi! Ci cambiamo “da grotta” e andiamo.

Giriamo un po’ senza trovare nulla. Ci fermiamo a ragionare e scavare nella memoria per trovare riferimenti che ci aiutino nella ricerca. Qualcosa troviamo. Le nostre doline erano nei pressi di un bucaccio nel terreno transennato con “cosi” metallici. Il recinto, ci sembra di ricordare, era sotto un grande albero e si vedeva dalla strada. Nei dintorni non c’e’, riprendiamo la macchina e continuiamo a salire alla ricerca del recinto. Eccolo! Parcheggiamo nuovamente, stavolta ritroveremo la nostra grotta. Ci addentriamo a piedi fuori sentiero per una nuova ricerca. Ci separiamo per abbracciare piu’ terreno nella ricerca. E’ Gabriele a trovarla, mi chiama e lo raggiungo. Si e’ proprio lei. Torniamo alla macchina, e’ a 2 passi, per prendere il materiale necessario.

Gabriele inizia ad entrare, diamo insieme uno sguardo critico alla nostra grotta, non e’ lunghissima al momento, ma i 5 metri minimi per catastarla ci sono tutti. Prendo il GPS e lo sistemo su una roccia a lato dell’ingresso perche’ si sintonizzi con il proprio comodo con tutti i satelliti che vuole e mi restituisca le coordinate della grotta.

Sistemato il GPS entro a mia volta. La nostra grotta non e’ molto alta, e’ uno scivolo tappezzato alla base da un comodo letto di foglie. Ai lati ci sono degli ambienti che vedremo poi con calma.

Sul fondo la grotta chiude con terra, sassi e pattume vario. Si intravede un buco che ci da’ qualche speranza. Peccato stia in un posto troppo stretto per entrarci. Sono capoccione quindi decido di provare ugualmente. Mi infilo nello stretto, raggiungo il buco ma poi sono talmente incastrato che non posso muovere le braccia. Con molte imprecazioni e qualche sbuffo mi cavo fuori da quella posizione scomoda.

Sempre in fondo, sulla destra c’e’ una nicchia, non sembra promettente come il pertugio stretto ma almeno qua riesco a scavare. Decido di dargli una chance e mi metto a scavare la’. Gabriele, piu’ capoccione di me, insiste sul pertugio dandosi a sua volta per vinto dopo qualche minuto. Viene a darmi una mano nella spostare sassi e pattume dove ho deciso di scavare. Quando poggiamo un sasso abbastanza pesante il pavimento vibra sensibilmente. La sensazione e’ quella di trovarsi su un diaframma di rocce di crollo miste al materiale vario scivolato giu’ nel tempo dall’ingresso.

E’ ora di pranzo, Gabriele dichiara di avere fame, le speranze di trovare una prosecuzione per oggi sono minime. Decidere per un abbandono temporaneo degli scavi e’ un attimo. Uscendo vado a sbirciare gli anfratti laterali, prima uno…

…e poi l’altro, ma entrambi non mi regalano sorprese.

Una volta fuori recupero il GPS, memorizzo le coordinate della grotta, riprendiamo il nostro materiale e usciamo dalla profonda dolina. Occupiamo ancora una mezz’ora nella dolina accanto, c’e’ un buco che potrebbe essere interessante ma in effetti non lo e’. L’idea del pranzo al ristorante riprende quota.

Dove siamo ora nemmeno l’invincibile cellulare di Gabriele riesce a prendere la linea quindi ci avviciniamo dalle parti di Pozzo Comune per chiamare il ristorante e vedere se hanno un posticino per noi. Sembra di si. Diciamo loro che arriveremo verso le 14.30. Intanto andiamo a dare uno sguardo all’ingresso di Pozzo Comune.

Eccolo, un maestoso ingresso parzialmente nascosto nella vegetazione che ogni speleologo sogna di trovare nel corso della sua “carriera”.

Ci affacciamo, dei nostri amici non c’e’ traccia.

Prima di tornare alla macchina andiamo a dare uno sguardo nel punto in cui la volta scorsa abbiamo notato sparire parte dell’acqua del fiumiciattolo che alimenta la grotta. Trovo il punto ma e’ invaso da pattume di ogni tipo. Lasciamo perdere.

Tornati alla macchina rivestiamo abiti “civili” e scendiamo svelti a Carpineto Romano dove “La Sbirra” ci attende a braccia aperte.

Eccola in tutta la sua maestosita’.

Per prima cosa i saluti ai nostri amici e una bella foto a Floriana, la impareggiabile cuoca.

Ci accomodiamo e ordiniamo le nostre fettuccine, Gabriele col tartufo ed io classiche, al sugo di spezzatino.

Ecco Luca che porta la mia mezza porzione!

Dopo il lauto pasto mi alzo per sgranchire le gambe e faccio una foto panoramica dalla finestra del ristorante.

Dopo il pranzo prendiamo commiato dai nostri amici e affrontiamo lieti e soddisfatti il ritorno a casa. Certo, la grotta non si e’ ancora voluta concedere, ma le grotte son volubili e spesso lo fanno. Noi siamo pazienti, torneremo a farle visita. Magari un giorno dara’ il suo assenso permettendoci di violare la sua intimita’, con tutto il garbo ed il rispetto che degli ospiti rispettosi devono avere. Alla prossima.

Informazioni su fato63

Pratico la speleologia da qualche anno ormai. Mi sono finalmente deciso a tenere un diario delle uscite. Approfitto del blog per renderlo consultabile e commentabile.
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