Erebus – Corso 55 GsCaiRoma – 08/05/2022

All’Erebus per una nuova uscita del 55-esimo corso del GsCai Roma.

Arrivo a Sant’Oreste con qualche minuto di anticipo. Parcheggio l’auto al solito piazzale e vado a fare qualche foto in giro. Il paese sembra prepararsi per qualche festa ma non saprei dire quale.

La mia attesa dura poco, ecco che arrivano le prime macchine.

In attesa che arrivino tutti mi unisco al gruppetto che si allontana sulla strada per i bunker del Soratte per una passeggiata.

Quando torniamo il gruppo e’ quasi al completo, io continuo a girare scattando foto.

Ecco una piccola parte dei nostri sorridenti corsari. Dopo la foto mi cimento nel riconoscerli, incrocio le dita e spero di non sbagliarne troppi. A sinistra c’e’ Matteo, poi abbiamo Mascia, quindi Lorenzo e Lorenzo. Si continua con Carolina, Francesca e buon ultima Francesca.

Partiamo verso la grotta. Linda merita una foto tutta per se’ a causa delle sue scarpe, appena rattoppate da Erika con del robusto nastro argentato.

Il grosso del gruppo prende la strada che porta in cima al monte Soratte, nel frattempo Salvo con la sua auto inizia a fare la spola tra noi e l’eremo per portare su tutti.

Allettati dal miraggio di poter evitare ulteriore salita il gruppo si ferma ad aspettare l’auto. Io ho gia’ sudato e non voglio freddarmi stando fermo, quindi proseguo.

Anche Erika e’ del mio parere e anzi mi ha preceduto, la faccio voltare per una foto con sorriso.

Siamo fortunati nella nostra scelta di proseguire. Quando Salvo scende si ferma a prenderci. In un paio di minuti siamo all’eremo dove potremo cambiarci. Salvo riparte subito per un nuovo carico. Mi preparo velocemente. Chiedo a Erika cosa serve che io faccia. La sua risposta e’ che se voglio posso unirmi alla squadra d’armo per poi tornare indietro a dare una mano con gli allievi. Accetto volentieri. Gli altri del gruppo “armatori” sono Michele e Marco, stanno ancora terminando la vestizione ed il controllo degli zaini con il materiale. Io mi aggiro tra gli allievi armato di fotocamera.

Arriva la macchina di Salvo con l’ultimo carico di speleo.

Ecco Michele, in fondo si intravede Marco, nascosto dietro Erika e Giulio.

Pochi minuti e sono stufo di aspettare Marco e Michele e poi sono sicuramente piu’ lento di loro a camminare quindi li avverto, mi carico il mio zaino sulle spalle, uno zaino di materiali davanti e parto di buon passo…fino a che il fiatone mi consiglia di rallentare.

Eccomi all’eremo in cima al monte Soratte.

Come immaginavo Michele e Marco mi raggiungono senza fatica.

Li aspetto facendo foto al panorama, sempre spettacolare.

Ancora panorama ma sul lato sinistro dell’eremo.

Oramai ci sono, tra poco attacca il sentiero in discesa che porta alla grotta.

Ancora una foto all’inizio del sentiero poi mi dirigo alla grotta senza altre distrazioni.

Alla grotta si riforma la squadra d’armo. Devo terminare di indossare l’attrezzatura. Mentre sono impegnato i miei amici sistemano la prima corda.

Quando sono pronto ricambio il favore scendendo per primo ad armare il pozzo successivo. Ci vorrebbero troppe mani e troppo tempo per armare e fare foto contemporaneamente quindi anche se a malincuore ripongo la fotocamera.

Inizio ad armare il secondo pozzo con Marco che mi da’ una mano fornendomi dadi e bulloni dalla sua scorta personale. Sceso il secondo pozzo passo al terzo, Marco mi segue per darmi una mano. Prima di iniziare gli chiedo se vuole proseguire lui con l’armo, risponde che mi cede volentieri l’onore.

Arrivano i primi corsisti e Marco viene richiamato indietro per fare assistenza. Mi trovo da solo, pero’ il materiale e le corde ce l’ho, vado avanti con l’armo. Scendo il terzo pozzo e proseguo usando la corda come “filo d’arianna” nel caso qualcuno non conoscesse bene la grotta. Mi infilo nel passaggio stretto alla base del pozzo e proseguo per la galleria successiva fino alla strettoia che prelude al pozzo successivo, il quarto.

Vorrei proseguire con l’armo, pero’ i fix sono senza dado e non c’e’ piu’ Marco a sopperire con la sua scorta. Mi guardo in giro, sono sicuro ci siano altri attacchi da cui “rubare” i dadi. Nulla. Mi sporgo verso il pozzo fino a dove c’e’ il frazionamento. Trovo 2 dadi appoggiati su una pietra. Sono ben arrugginiti ma per ora devo farmeli andare bene. Provo il primo… non va, e’ spanato. Lo butto via. Provo il secondo, questo va meglio, tiene. Ora pero’ mi manca un dado. Un ricordo mi illumina, Marco mi aveva dato 2 bulloni, uno l’ho utilizzato ma l’altro l’ho messo in tasca. Lo cerco, lo trovo e tutto soddisfatto lo uso per fissare una placchetta allo spit che c’e’ vicino al fix senza dado. La mia soddisfazione dura poco, lo spit e’ pieno di detrito e il bullone non serra la piastrina. Alla fine devo rinunciare allo spit. Sconsolato predispongo la corda con un nodo per un attacco doppio poi metto le 2 asole del nodo sul solo attacco che sono riuscito a sistemare. Devo proseguire l’armo altrimenti rischiamo l’ingorgo. Inizio a scendere ma ancora guardo le pareti nella speranza di trovare fix col dado che non ho ancora notato. Appena mi muovo e in basso, alla mia sinistra ecco la’ un paio di fix, nuovi nuovi e completi di dado! Faccio miei i dadi, ritorno alla partenza e sistemo tutto. Ora posso scendere soddisfatto.

Il frazionamento e’ un altro intoppo. Qua di solito si mette un deviatore ma non ho cordini, il mio fornitore sinora e’ stato ancora una volta Marco, che e’ ancora impegnato altrove. Metto un frazionamento semplice e proseguo, poi aggiusteremo.

Alla base del pozzo continuo ad utilizzare la corda come guida per i passaggi successivi che sono un poco intricati. I passaggi stretti mi fanno accorgere di un mio madornale errore, ho scordato di mettere le ginocchiere. Maledico la mia distrazione ma ora c’e’ poco da fare, speriamo bene.

Al pozzetto successivo devo decidere cosa fare. Le corde le ho terminate, gli attacchi pure, la via per il vecchio fondo, che inizia a meta’ del pozzo, non la conosco. Mi tengo sul sicuro e a meta’ pozzo giro “a destra” dove c’e’ la sala che porta al nuovo fondo e armo sin la’.

Fatto il meglio che posso torno indietro e vado a raggiungere i miei amici. Ritrovo il gruppo con alcuni allievi nella galleria tra il terzo ed il quarto pozzo. Mi armo di fotocamera e riprendo allegramente ad importunare tutti con i miei scatti.

Trovo Michele e insieme ci sistemiamo per far scendere gli allievi dal quarto pozzo. Per prima cosa pero’ mi informo se Michele ha un cordino e mentre scende il pozzo gli chiedo il piacere di trasformare il frazionamento in un deviatore.

Siamo pronti, che i corsari si facciano avanti. Ecco Francesca che scende intrepida e sorridente. Il deviatore non e’ semplicissimo da passare, ma nemmeno impossibile, e’ utile per far pratica. Capita che il primo tratto di corda mentre si scende vada a toccare la parete ma non mi sembra ci sia pericolo di lesionare la corda, lascio cosi’.

Francesca e Lorenzo durante un sosta dopo la discesa del quarto pozzo.

Il serpentone di persone inizia a compattarsi, ora mi trovo alla base del quarto pozzo a fare sicura a chi scende. Michele e’ avanti al pozzetto successivo.

Vengo sostituito, recupero un sacco con corda e attacchi e raggiungo Michele. Da sopra ci arriva una indicazione partita da Erika. La sosta che ho predisposto verso il nuovo fondo non va bene. Si deve armare la via per il vecchio fondo fino alla sala dei broccoletti. Michele la conosce, io ho il materiale, che problema c’e’. Facciamo.

Mentre sistemo la corda per scendere al vecchio fondo Michele si occupa di accogliere i corsisti che arrivano. In attesa che la nuova via sia armata attendono su un tratto comodo intermedio.

Sistemata la partenza per il vecchio fondo lascio a Michele l’onere di armare perche’, gli spiego, non ci sono mai stato e potrei impiegare tempo prezioso nel fare l’armo. Michele prende il necessario e va.

Non lo avevo capito, ma la sala dei broccoletti dove faremo sosta e’ alla fine del pozzo appena sceso da Michele, circa 10 metri piu’ in basso. Tutto bene. Io rimango al frazionamento a fare assistenza a chi arriva. Arriva anche Marco e si mette subito dopo di me, all’altezza di un deviatore.

La posizione che mi sono scelto e’ comoda per aiutare i nostri allievi ma disagevole per il freddo gelido che sento risalire dal fondo schiena. Per fortuna arriva il mio turno per scendere, non mi faccio pregare e in pochi secondi eccomi arrivato alla famosa sala dei broccoletti dove gia’ un buon numero di corsari e’ chiassosamente assiepato.

Chiedo lumi a Michele circa la via per il vecchio fondo e lui mi spiega che se vado in fondo alla sala dove siamo trovero’ una risalita armata e quindi un pozzo da circa 20 metri dove pero’ non c’e’ la corda.

Sono incuriosito e poi non posso perdere questa occasione per vedere un tratto di grotta che non conosco. Attraverso deciso la sala dando disturbo a tutti gli allievi.

Trovo facilmente la corda per la risalita descritta da Michele. Salgo. I 3 attacchi che tengono la corda sono molto arrugginiti, pero’ sembrano tenere.

In cima mi ritrovo su una piccola sella, di fronte a me, in basso vedo la prosecuzione, deve essere il pozzo di cui mi diceva Michele.

Giro un poco dove posso per curiosare. Vedo un paio di possibili punti dove risalire ma poi scopro che ci sono dei fix, probabilmente sono gia’ stati visti.

Per ora non posso fare molto di piu’, torno alla sella, scatto una foto ai nostri bravi allievi che intanto si apprestano a fare pranzo.

Torno giu’. Vicino a Michele trovo anche Hana, ha partecipato al corso precedente, l’avevo vista stamattina a Sant’Oreste ma non pensavo partecipasse anche lei all’uscita. Non ci incontriamo in grotta dalla fine del corso, sono contento di rivederla.

I corsari continuano a scendere, e’ la volta di Elena. La blocco subito per una foto, lei di suo ci mette un bel sorriso.

Arrivano anche Erika e gli ultimi allievi stanno cimentandosi col pozzo sopra . Quelli che sono qua sono tutti impegnati a nutrirsi, Alessia mi offre dei pezzetti di parmigiano che accetto volentieri. L’allegra compagnia e’ piacevole, ma ho un poco freddo, vorrei muovermi. Vado a rivedere il pozzo, la corda e’ impegnata ma il pozzo e’ stretto, lo posso risalire facilmente in arrampicata. Lo faccio.

Sopra trovo Giulio che assiste Carolina mentre si cimenta con l’ultimo pozzo.

Passo oltre e vado a togliere la corda che ho lasciato alla sala per il nuovo fondo. Mi fermo un solo un attimo per una foto ai broccoletti.

Sistemo la corda nel suo sacco e torno indietro, in tempo per una bella foto a Carolina e Giulio.

Carolina spera di essersela cavata con poco, ma non la mollo e continuo a farle foto durante tutto il frazionamento. Nonostante la mia importuna presenza, Carolina passa il frazionamento senza problemi e si avvia per raggiungere i suoi amici corsari.

Saluto Giulio e continuo a salire, quando faccio capolino dal passaggio stretto vedo una faccia che incombe sopra di me, silenziosa. E’ Salvo che mi sorride, ci salutiamo. Per passare oltre Salvo mi indica un passaggio che non conosco, lo provo. L’uscita non e’ comodissima, ma anche il passaggio che faccio di solito e’ alquanto scomodo, comunque trovo sempre utile imparare qualcosa di nuovo.

Sono alla base del quarto pozzo. Mi fermo a riprendere fiato e bere dell’acqua. Da sotto hanno finito con i baccanali ipogei e stanno iniziando a salire. Aspetto che arrivino allievi per far loro assistenza.

Sopra di me c’e’ Antonello a fare sicurezza a chi sale. Gli mando su Lorenzo.

Poi parte anche Francesca.

Il passaggio del pozzo e’ leggermente piu’ veloce perche’, da quanto intuisco, il deviatore e’ stato cambiato in un frazionamento, quindi l’allievo successivo puo’ partire non appena chi e’ su corda ha passato il frazionamento.

Il serpentone e’ ripartito, arrivano corsari e istruttori, iniziamo il consueto scalare per non farlo fermare.

In breve mi ritrovo alla partenza del quarto pozzo, mi incastro all’uscita della strettoia e aiuto chi passa con gli zaini, che qua impicciano sempre. Ecco Paolo mentre e’ impegnato nella salita.

In rapida successione passa pure Angelo…

…quindi Linda…

…ed infine Elena che mi regala ancora un bel sorriso.

Dopo che hanno salito il pozzo mando subito i corsari a divertirsi con la strettoia. Dopo c’e’ Antonello ad aspettarli. Quando iniziano ad essere troppi, noi istruttori scaliamo di nuovo tutti in avanti.

In breve mi ritrovo alla partenza del quarto pozzo, mi incastro all’uscita della strettoia e aiuto chi passa con gli zaini, che qua impicciano sempre. Nemmeno il tempo di accogliere tutti gli allievi che e’ gia’ il mio turno per salire il terzo pozzo.

Alla partenza del terzo pozzo non mi fermo quasi. Quando arrivo su inizia a salire un altro istruttore, Aspetto che un allievo, forse Francesca, salga il secondo pozzo e poi vado pure io.

Alla partenza del secondo pozzo mi fermo a fare assistenza, ma anche questa sosta dura poco. Oramai il serpentone e’ frenetico e avanza impetuoso.

Tra poco dovro’ scalare nuovamente in avanti, la prossima tappa sara’ all’esterno.

Giusto il tempo di seguire un allievo e poi vado.

Sono fuori, anche il resto del gruppo inizia ad assieparsi alla base del primo pozzo in attesa del proprio turno.

Fuori c’e’ Antonello che rimane a fare assistenza a chi esce. Ci sono anche Francesca, Francesca e Lorenzo. e’ inutile che noi si rimanga a prendere freddo, sistemo la mia roba nello zaino e partiamo.

Inizio ad essere sulle forze, la salita mi procura un bel fiatone rumoroso, tanto che Francesca si preoccupa offrendosi di portarmi uno zaino. Rifiuto il piu’ gentilmente possibile, pero’ mi sento proprio un catorcio! Ci vorra’ ancora parecchio per recuperare una forma fisica decente. Forse anche per questo parto di buon passo alla testa del gruppetto cercando di dissimulare il fiatone con dei respiri profondi.

In cima al Soratte, con la scusa di fare le foto mi fermo a riprendere fiato.

Arriviamo alle macchine, o meglio alla macchina di Salvo, che e’ l’unica ad essere salita. Solo negli ultimi metri di strada realizzo il fatto che la mia macchina e’ giu’, al parcheggio di Sant’Oreste.

C’e’ poco da fare, saluto con calore i miei compari di camminata, chiedo loro di salutare per me tutto il resto del gruppo e procedo per la strada.

La discesa non e’ troppo faticosa e in un quarto d’ora posso ammirare il panorama di Sant’Oreste.

Gli ultimi metri e passo la sbarra. Faccio l’ultima ripida discesa e sono alla macchina dove posso cambiarmi sotto gli gli sguardi incuriositi di chi passeggia per il paese. Il ritorno e’ tranquillo anche se trovo un poco di traffico, intanto sul cellulare mi arrivano messaggi dalla chat del corso. Credo che tutto il gruppo si stia riunendo da qualche parte per festeggiare degnamente la fine di questa uscita. Ne son contento anche se non posso partecipare. Alla prossima.

Informazioni su fato63

Pratico la speleologia da qualche anno ormai. Mi sono finalmente deciso a tenere un diario delle uscite. Approfitto del blog per renderlo consultabile e commentabile.
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