Ovito di Pietrasecca – 10/07/2022

Con Federica, Luca, Angelo e Giancarlo a visitare l’Ovito di Pietrasecca.

Questa gita prende “vita” grazie al fatto che sono per qualche giorno in vacanza a Tagliacozzo e che il 9 e 10 Luglio c’e’ il “Raduno Abruzzese Grotte di Pietrasecca”. In questi giorni hanno aperto al pubblico speleologico varie grotte solitamente interdette. Potevo scegliere tra grotte bellissime come quella del Cervo, quella di Luppa e l’Ovito. La grotta del Cervo e’ stata una delle mie prime grotte, quando era ancora in esplorazione. Pero’ era a numero chiuso e probabilmente affollatissima, La grotta di Luppa, bella anche lei ma spero di poterne organizzare la visita anche in un prossimo futuro. Alla fine scelgo l’Ovito, e’ molto bella, e’ quella a cui sono piu’ affezionato e penso piacera’ anche ai miei amici.

9 luglio 2022 – visita preliminare al raduno

La mattina del 9 decido di fare un salto al raduno per verificare che i moduli di partecipazione che ho raccolto con fatica siano a posto e che per domani non ci siano problemi. Passo in segreteria per conoscere Valentina con la quale ho scambiato innumerevoli messaggi nei giorni scorsi. Appena ci vediamo ci riconosciamo a vicenda, lei lavora qua da molto tempo e probabilmente ci eravamo gia’ visti in altre occasioni. Risolti i problemi burocratici me ne vado con Luna a rivedere l’ingresso della Grotta del Cervo. E’ proprio un altro posto rispetto a quello che ricordavo, ma dagli anni ’80 in poi ne e’ passato di tempo.

Cammino per un bel pezzo, non ricordavo ci fosse tutta questa strada. Ad un certo punto il sentiero termina…e della grotta nemmeno l’ombra. Dopo aver escluso tutti i punti che mi sembrano piu’ adatti ad accogliere l’ingresso di una grotta, rivolgo la mia attenzione a quella che avevo subito identificato come una cabina della elettricita’.

Guardo meglio dentro, dopo la prima porta ce n’e’ una seconda, fosse lei che cela l’ingresso?

Entrambe le porte non sono chiuse a chiave cosi’ mi affaccio per dare un’occhiata. Non ne ricavo molto altro che un poco di refrigerio dal caldo asfissiante che c’e’ fuori. Saluto la grotta e torno sui miei passi.

Tornato alla segreteria saluto Valentina, mi fermo a fare chiacchiera con Marco mentre allestisce la vetrina di articoli speleologici e quindi torno a Tagliacozzo dove mi aspettano per il pranzo.

10 luglio 2002 – Finalmente l’Ovito!

Il giorno dopo si va in grotta! La mattina ci vediamo tutti in segreteria per la consegna dei moduli di partecipazione. Mentre siamo la’ il nostro gruppetto si arricchisce di un elemento di qualita’, Giancarlo. Una speleo di lungo corso, come ricordera’ parlandone durante l’uscita, lui era tra gli scopritori e primi esploratori della grotta del Cervo e c’era anche quando Claudio fece la risalita all’Ovito rivelando al mondo il meraviglioso ramo fossile.

Eccoci quindi al solito parcheggio. Prima di cambiarmi faccio un giro di foto. Qua abbiamo Luca e Federica. Federica annuncia subito che ieri sera e’ uscita con amici e ha fatto…oggi! Si dichiara molto stanca ma pronta per visitare questa grotta.

Questo invece e’ Angelo.

Questo invece e’ un gruppetto di speleo teramani. Di loro conosco Aurelio, che ricordo volentieri come “spacciatore” di un’ottima genziana fatta in casa con le sue proprie mani.

Mi vesto in maniera minimale, poi metto tutto nello zaino e costringo i miei amici a spostarsi all’ombra onde evitare la sublimazione per il caldo torrido. Mentre loro terminano i preparativi distribuisco della pizza presa al forno di Tagliacozzo che e’ ottima da consumare finche’ e’ fresca.

Arriviamo all’ingresso e qua finalmente trovo una temperatura adatta per indossare la muta, cosa che mi accingo a fare con sbuffi e lamenti.

Mentre io sono impegnato nella vestizione chiedo a Giancarlo di accompagnare i miei amici, alla loro prima visita, al piccolo ramo laterale. Lo chiamo “ramo fossile”, quando invece e’ piu’ che attivo, ma Giancarlo mi capisce ugualmente. Mentre termino la vestizione passa e va anche il gruppetto teramano.

Sono pronto. Vado a raggiungere i miei amici. Mi soffermo solo un attimo per immortalare lo spettacolare portale d’ingresso della grotta. Me lo chiedo ogni volta, chissa’ che cosa ha provato lo speleo che lo ha visto per la prima volta…un bel batticuore, immagino.

La visita al ramo laterale e’ interdetta quindi trovo tutto il mio gruppetto che attende paziente. Proseguiamo.

Sui resti di un tronco d’albero trovo ancora una volta la testimonianza della forza della natura, un fungo e’ nato sul legno.

Mentre ci avviamo verso la parte piu’ acquatica faccio foto ed importuno i miei amici parlando a vanvera di tutto quel che mi passa per la mente a proposito della grotta.

Inizia il meandro. Per anni l’ho detestato perche’ si percorreva facendo i traversi, molto spesso durante i corsi di speleologia. Un procedere lento e faticoso ma soprattutto causa di tanto freddo patito nelle attese. Da quando ho scoperto la muta e posso percorrerlo sguazzando nell’acqua l’ho rivalutato assai. Giancarlo non ha portato la muta quindi preferisce sorbirsi tutti i traversi. Ma e’ solo lui ed e’ veloce quindi proseguiamo assieme.

Passo per primo per la via d’acqua e costringo i miei amici a fare lo stesso. Poi riprendo con sadismo le fatiche di Giancarlo.

Pochi minuti e siamo al laghetto. Il livello dell’acqua e’ bassissimo, uno dei piu’ bassi che io ricordi. Tutto il mio gruppo si ammutina e, mentre io nuoto beato per attraversare il lago, loro prendono la via della corda. A loro piace cosi’. Li aspetto pazientemente.

Una volta riuniti riprendiamo il nostro cammino.

Alla base della monumentale colata calcitica che porta alla risalita per il ramo fossile lasciamo gli zaini. Voglio portare i miei amici a vedere la zona con il sifone finale. Il laghetto finale e’ adorno come al solito di vari reperti di civilta’, ma nemmeno tanti. Anche qua il livello dell’acqua e’ basso, talmente basso che possiamo arrivare alle zone del sifone semplicemente camminando a bordo parete. Riesce a venire anche Giancarlo.

Vado avanti per mostrare la strada e poi mi fermo a fare foto mentre loro faticano.

Ecco che arrivano.

Un cunicolo che prelude al vasto ambiente dove si trova il sifone.

Andiamo avanti. Il livello dell’acqua e’ talmente basso che oggi l’acqua scorre dal sifone verso il lago della monnezza e non viceversa come dovrebbe.

Ecco il sifone.

Una piccola medusa, le faccio una foto ma onestamente non rende molto.

Tento anche una foto a Federica e Luca ma riesco a “bruciare” Federica per la troppa luce.

Tornando indietro Luca, il nostro animalologo, ci fa notare la presenza di alcuni gamberi. Ci fermiamo per far loro della foto. Questo, il primo e’ piu’ vanitoso e si lascia fotografare fuori dell’acqua.

Il secondo e’ piu’ timido e si nasconde sotto l’acqua e un velo di fango. Luca dice di averne contati tre all’andata ma il terzo rimane ben nascosto. Fanno loro compagnia anche alcune minuscole rane che scappano veloci in acqua appena vedono le nostre luci.

Torniamo sui nostri passi. Ora devo spogliarmi della giacca della muta per poi indossare l’attrezzatura. Mi serve un poco di tempo. Ancora una volta approfitto della gentilezza di Giancarlo perche’ guidi Angelo e Luca alla risalita. Federica rimane con me a farmi da badante e darmi una mano a strapparmi da dosso la giacca della muta.

Pronto! Iniziamo anche noi a salire verso la risalita. Devo dire che con il passare degli anni la colata deve essersi resa piu’ ripida perche’ faccio una bella fatica e l’eco del mio fiatone risuona nella immensa sala.

Guardo verso la nostra meta. I nostri amici sono a buon punto e hanno gia’ impegnato la risalita.

Quando arriviamo infatti c’e’ Luca al frazionamento, un paio di minuti e tocca a noi. Federica sale per prima.

Il tempo per ricompattare il nostro gruppetto, riprendere fiato e siamo pronti per proseguire. Dobbiamo affrontare il salone di crollo prima di poter vedere le meraviglie che nasconde il ramo fossile. Troviamo anche le tracce di una bella conchiglia incastonata nella roccia. Una foto la merita sicuramente.

Proseguiamo tra gli enormi massi. Per creare suspence faccio notare ai “miei” ragazzi che questi massi, in chissa’ quale epoca, erano parte del soffitto di questi ambienti. Mi ascoltano ma non sembrano molto impressionati dalla cosa.

Inizia la parte piu’ interessante del ramo fossile, la parte con le concrezioni. Una meraviglia che non smettera’ mai di entusiasmarmi.

Il passaggio giustamente e’ delimitato dal nastro bianco e rosso, tanto per limitare i danni a queste sculture naturali.

Le parole sono inutili, quindi vi lascio a guardare per conto vostro.

A questo punto Federica si dice stanca. Fa un debole tentativo di dire: “vi aspetto qua”, ma stavolta non posso permetterle di perdersi lo spettacolo che ci aspetta poco piu’ avanti. La costringo a proseguire con bieca cattiveria.

Unica concessione alla sua stanchezza sara’ il rinunciare a vedere i 2 rami laterali. Luca e Angelo protestano un po’ ma li convinco che li potremo vedere la prossima volta. Proseguiamo beandoci delle bellezze che ci si presentano davanti agli occhi. Vi lascio di nuovo con le foto che tentano di rappresentarle.

Arriviamo al fondo. Annoio i miei amici rammentando per loro quante volte si e’ fantasticato di scavare la frana e uscire all’esterno chissa’ dove.

Troviamo un angolino simpatico dove facciamo foto. In verita’ sono anni che dico che voglio esplorare il cunicolo in fondo a questo ambiente ma ogni volta la muta che mi impaccia mi fa desistere. La prima foto e’ per Angelo.

Quindi e’ il turno di Federica.

E arriva la foto anche per Luca.

Ancora il tentativo di riprodurre qualche meraviglia.

Potevo mancare io? Mi sequestrano la fotocamera ed eccomi in posa con la mia tuta quasi nuova, in effetti oramai sono piu’ strappi che tessuto, pero’ perlomeno e’ fresca.

Ancora qualche foto alle concrezioni cercando di rendere l’idea della fantasia e la maestria della natura.

Di questa concrezione ho un ricordo, se presa con la giusta angolazione sembra la bocca spalancata di un coccodrillo (o un drago se preferite). Ho una foto “antica” in cui poso tra le fauci di questo mostro ipogeo. Peccato la foto sia su carta, da anni che la cerco senza successo.

Senza fretta e con tanta ammirazione riprendiamo la via del ritorno.

Arrivati alla sala di crollo vediamo delle luci fare capolino e venire verso di noi. E’ il gruppo degli speleo teramani guidato da Aurelio. Ci hanno messo un poco ad arrivare perche’ sono senza muta ed hanno percorso il meandro in modo classico, facendo tutti i traversi su corda.

Foto per Angelo.

Ecco Aurelio, ci salutiamo e poi ognuno per la propria direzione.

Si scende verso la risalita.

Federica ed io rimaniamo per ultimi ma siamo gia’ pronti quando Luca passa il frazionamento.

La discesa della colata ciclopica.

Alla base della colata dico a Federica che la accompagnero’ nella traversata a nuoto del lago cosi’ che eviti di stancarsi su corda. Quando pero’ arriviamo al lago ci sono molte persone, un altro gruppo entrato da poco. Giancarlo e’ fermo a scambiare qualche parola con loro. Mi scordo completamente dei miei buoni propositi e vado a farmi la nuotata da solo. La risalita della sponda opposta e’ meno difficile di quanto pensavo.

Devo dire che il saltino finale di poco piu’ di un metro mi mette un poco in difficolta’ ma dopo quattro o cinque tentativi lo passo, con molta soddisfazione. Mi metto comodo in attesa dell’arrivo dei miei amici che hanno preferito la via su corda. Il primo ad arrivare e’ Giancarlo.

Poi arriva Angelo.

Nel frattempo Giancarlo ha salito il saltino e mi passa accanto. Subito lo blocco per una foto.

Lo stesso faccio con Angelo appena arriva a tiro.

Nel frattempo si palesa Federica.

Eccola che passa il frazionamento finale, in fondo le luci indicano che l’altro gruppo ha ripreso il cammino.

Eccoli mentre si avviano verso la risalita.

Ancora Federica, al saltino.

E’ il momento di Luca, che chiude il gruppo.

Giancarlo ed Angelo affrontano la “sella” su corda. Io non me lo sogno neanche! E stavolta costringero’ Federica ad imitarmi nella nuotata.

Ecco Federica e Luca che arrivano dal passaggio precedente. Metto in atto il mio proposito e costringo Federica alla nuotata. Luca preferisce affrontare la sella su corda.

Ancora pochi minuti e siamo fuori. Lo sbalzo improvviso di temperatura e’ forte. Ci cambiamo il piu’ svelti possibile.

Federica e Luca sono pronti.

Ci spostiamo in macchina alla segreteria. Da quanto sappiamo infatti, nelle vicinanze e’ stato allestito un punto di ristoro e noi proprio di quello sentiamo il bisogno!

Strada facendo incontro un gruppo attorno ad un tavolino…mi sembra di conoscerli, mi avvicino. Ma sono Gaia, Fabio e Piero, anche loro hanno approfittato di queste giornate. Scambio con loro qualche chiacchiera ma poi mi avvio a raggiungere il mio gruppetto, la fame morde.

Al gazebo per una manciata di euro, ben spesi, riceviamo una abbondante porzione di lasagne, dei fagioli conditi, una salsiccia e abbondante pane.

Durante l’approvvigionamento il gruppo aumenta di numero, incontriamo i ragazzi del GsCaiRoma, reduci dalla grotta del Cervo. Ci uniamo a loro in un’unica tavolata festosa. Carichi di deliziose cibarie ci spostiamo ad uno dei tavoli, all’ombra per fortuna, e ci nutriamo in allegria.

Terminato il lauto pasto, soddisfatti e in pace col mondo non rimane altro da fare che salutarci. La tiriamo lunga con qualche altra chiacchiera, sembra brutto mettere fine ad una cosi’ bella giornata ma cosi’ e’. Alla fine, ognuno sulla propria macchina, ci si saluta e si parte in direzione casa. Alla prossima.

Informazioni su fato63

Pratico la speleologia da qualche anno ormai. Mi sono finalmente deciso a tenere un diario delle uscite. Approfitto del blog per renderlo consultabile e commentabile.
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